Riprendiamo gli scavi alla grotta degli spari con Martina, Nerone e Gabriele.
Nerone e’ sempre convinto che la via giusta da seguire sia il buco che trovai fortunosamente alla base del primo pozzo. Visto che l’ultima volta lo abbiamo coperto con una massa considerevole di pietrisco oggi ci tocca un solerte lavoro di ripulitura.
La mattina Gabriele passa a prendermi a casa e Martina ci raggiunge con puntualita’ commovente.
Verso le 11 arriviamo al parcheggio e iniziamo a prepararci.

Martina sollecita un selfie prima di partire e cerco subito di accontentarla.

Si parte, io mi attardo per gli ultimi controlli ma poi mi sbrigo a raggiungere i miei amici.

Iniziamo la piacevole passeggiata fino alla grotta dove Nerone ci aspetta. Tutto il paesaggio e’ letteralmente invaso da piante dai fiori bianchi. E’ incredibile, sembra un altro posto. Provo a strapparne uno ma non odora ne’ di cipolla ne’ di aglio, chissa’ di che pianta si tratta.




La foto alla palina oramai e’ tradizione.

Passiamo il punto con la targhetta del sentiero apposta su un tronco marcescente.

Questo e’ l’albero di Corrado, e’ anche il punto in cui si abbandona il sentiero segnato per affrontare le ultime salite fino alla grotta.

Passiamo accanto alla grotta che ho rinominato come “pozzo egizio” e quindi affrontiamo l’ultima salita, ognuno col proprio passo.

Anche qua il prato, un tempo sgombro, e’ invaso dalle piante coi fiori bianchi.

Ci sono altri fiori e li fotografo approfittando di una delle soste per riprendere fiato.

Alla grotta troviamo Nerone, ha gia’ liberato l’ingresso dai tronchi di protezione e sta sistemando in giro.

La foto non rende ma queste dovrebbero essere orchidee.

Dopo i saluti iniziamo a prepararci. Nerone mi dice: “Zompa dentro che iniziamo”. Vuol dire che devo sbrigarmi a indossare l’attrezzatura, cosa che mi accingo a fare. Esorto Martina a fare lo stesso cosi’ dopo un po’ potra’ darmi il cambio.

Sono pronto, scendo. Sotto trovo quel che mi aspettavo, un consistente cono detritico ricoperto da foglie, l’accesso alla sala adiacente e’ praticamente occluso. Calcolo che ci sara’ almeno un metro cubo di sassi e terra da tirar via. Un sospiro rassegnato poi Nerone cala il “sacchio” e iniziamo questo lavoro noioso, ripetitivo ma necessario. Tanto per saperlo, “sacchio” non e’ un errore di scrittura ma e’ un termine che deriva dall’unione delle parole “sacco” e “secchio”. E’ a forma di secchio ma fatto col morbido pvc dei sacchi speleo, e’ molto utile in queste occasioni.

Perdo il conto dei sacchi che riempio e che i miei amici tirano su. Per almeno un’ora il dialogo tra dentro e fuori si limita a: “Recupera”, di solito seguito dalla protesta di Nerone: “I prossimi falli piu’ leggeri!”.
Quando sono stanco chiedo il cambio a Martina. La aspetto giu’ per spiegarle come deve operare per non rischiare di tappare il pozzetto che tanto piace a Nerone. Per scendere Martina litiga un poco col discensore e ci mette un tempo che mi sembra lunghissimo a raggiungermi. Io sono rigidamente addossato alla parete per limitare i danni in caso di caduta sassi e l’attesa mi snerva parecchio. Quando dopo parecchi minuti continuo a sentire la voce di Gabriele che con calma olimpica dice a Martina: “Fai questo, fai quello, metti il discensore cosi’ e cosa’”, sbotto in proteste dal tono incivile alquanto. Per fortuna dopo solo alcuni altri minuti Martina atterra a fianco a me. Le spiego quali sassi sono a protezione del pozzetto e quindi da non muovere, poi la saluto e salgo fuori a dare una mano con il recupero dei sacchi.

In pratica c’e’ poco da fare, Nerone ci mette la fatica e li tira fuori a forza di braccia, Gabriele recupera la corda via via che Nerone la tira e io mi occupo di svuotare i sacchi cercando di utilizzarli per rifinire lo spiazzo comodo davanti all’ingresso.

Quando Martina e’ stanca ma soddisfatta del proprio lavoro ci annuncia che sta per uscire cosi’ sospendiamo le attivita’ in attesa che risalga. Visto che ci sono le faccio un centinaio di foto.









Nerone approfitta della sosta per farsi una pipata. Devo dire che oggi ha trovato un tabacco davvero pestilenziale!

Martina arriva e si prende ancora un attimo di respiro prima dell’ultimo sforzo per uscire.

Non ci sono altri scavatori volontari quindi tocca nuovamente a me scendere. Quando arrivo alla base del pozzo trovo che Martina ha fatto davvero un ottimo lavoro, ha tolto un grosso strato di pietrisco e terra lasciando solo sassi grandi. Mi sistemo meglio che posso e inizio a “lavorare” i sassi a mazzettate per romperli in pezzi piu’ maneggevoli. Per fortuna si tratta di una roccia che risponde bene e in pochi colpi i sassi si spezzano. Trattandosi di pezzi comunque grossi faccio presto a riempire il sacchio. Sottopongo il buon Nerone a un superlavoro, tanto che a un certo punto chiede il cambio a tirare la corda e cede il posto a Martina. Quando anche Martina e’ finita Nerone ha recuperato le forze e riprende il suo posto a recuperare i sassi. Li faccio affaticare parecchio me alla fine i nostri sforzi vengono premiati, il pozzetto ora e’ praticamente libero.

Sono quasi le 4 del pomeriggio e mi avvertono che minaccia pioggia. Decidiamo che e’ ora di “fare i ferri” e tornare alle auto. Esco e trovo Martina che festeggia degustando una barretta ai cereali, gentilmente me ne regala una che mangio con gusto.

Gabriele parte per primo ma si ferma ad aspettarci alla fine della salita iniziale.

Io sono praticamente pronto mentre Martina e Nerone stanno terminando gli ultimi preparativi.


Martina parte a raggiungere Gabriele, io la seguo ma preferisco aspettare Nerone, nel caso avesse bisogno di aiuto nel caricare sulle spalle il suo pesantissimo zaino. Quando lo vedo partire con passo deciso, riparto anche io.

Pochi passi e raggiungo Martina e Gabriele in attesa tra i fiori.

Aspettando Nerone fotografo un’orchidea in compagnia di altri simpatici fiorellini.

Nerone e’ quasi arrivato, mi avvicino al gruppetto di viandanti.

Si parte. Passiamo in mezzo al mucchio di piante con i fiori bianchi che sembrano un mare verde.

Dopo tante volte che ho percorso questo sentiero l’ho come assimilato, ora non mi pesa piu’ come le prime volte. Vado avanti di buon passo ma ogni tanto mi fermo per riprendere fiato e fare foto ai miei amici.


Siamo alla palina. Qua inizia la salita “seria”.


Proseguo a passo spedito ancora per un po’ poi mi fermo e lascio passare avanti Nerone



Col suo passo lento ma implacabile arriva anche Martina, aspetto anche lei, tanto per non far torto a nessuno.


Alle macchine iniziamo a cambiarci suscitando la curiosita’ di un gruppo di ragazzi che stanno facendo picnic nella vicina area attrezzata. Uno di loro che dichiara essere il festeggiato, auguri per il suo 25esimo compleanno, si avvicina per chiederci delle grotte e per invitarci a bere e mangiare assieme a loro. La cosa mi tenta un po’, ma vedo che i miei amici non sono intenzionati, quindi rinuncio subito anche io per solidarieta’. Non perdo l’occasione per ingaggiarlo come aspirante speleologo ma purtroppo il ragazzo e’ di Roma ma abita in Calabria. Subito Gabriele gli elenca tutti i posti della Calabria dove potra’ trovare grotte mentre io lo saluto e riprendo a cambiarmi. Il tempo di una foto a Martina poi termino di ricomporre lo zaino.

Una giornata dedicata a un lavoro poco interessante ma necessario per proseguire una faticosa esplorazione. Speriamo bene. Alla prossima.