Uscita omnibus in collaborazione con l’associazione “Sentiero Verde” per accompagnare alla GROTTA DELL’INFERNIGLIO(LA21) persone mai state in grotta. Abbiamo ingannato l’attesa dei nostri ospiti andando a fare un giro alla GROTTA DI SANTA MARIA (LA59) per vedere una breve risalita da cui arriva aria.
Con Nerone, Gabriele, Luca, Paola, Diana, Federico.
Gabriele ed io arriviamo in orario all’appuntamento presso lo spiazzo davanti alla villa di Nerone. Subito mi armo di fotocamera e vado verso Mora Zinna per fare due passi e ingannare l’attesa.
Oggi la strada che porta verso Jenne e’ molto trafficata. La bella giornata invoglia a fare gite.
Sono ancora a meta’ strada quando passa Luca con la sua macchina e mi prende con se. Arriviamo assieme a Mora Zinna dove c’e’ la partenza per chi vuole visitare il laghetto di San Benedetto…e devo dire che oggi sono proprio in tanti, gia’ non si trova parcheggio.
Sono arrivati tutti i nostri amici, i “ragazzi” di Sentiero Verde sono partiti a piedi per l’Inferniglio e noi andiamo avanti in macchina facendo sosta ai prati di San Giovanni per posare l’auto di Luca.
Ecco Paola e Federico che vengono da Rieti e ci daranno una mano oggi.
Anche nei pressi della vecchia mola dove di solito lasciamo le auto il caos di auto e’ impressionante. Anche in grotta potremmo avere un ingorgo, a fare visita ci saranno circa 40 persone di un altro gruppo.
Sul posto troviamo Nerone ed Elia col figliolo, di passaggio mentre vanno a fare un giro in mountain bike.
Formiamo il solito capannello parlando allegramente di cose speleo.
I nostri ospiti di Sentiero Verde arriveranno qua in non meno di un’ora. Propongo a Paola, Diana e Federico una visita alla vicina grotta GROTTA DI SANTA MARIA (LA59) detta anche Piccolo Inferniglio. Col pretesto di mostrar loro la grotta potro’ dare uno sguardo alla risalita dove mi incastrai la volta scorsa.
I miei amici non se lo fanno ripetere due volte e iniziano a prepararsi.
Nel frattempo il capannello di chiacchiera prosegue con chi attende i nostri speleologi “una tantum”.
Siamo quasi pronti, a meno delle ultime chiacchiere, ma fa troppo caldo per stare fermi con la tuta speleo addosso.
Partiamo. Faccio strada e cerco di ricordarmi la strada per l’ingresso della grotta. In pochi giorni i rovi hanno quasi chiuso il sentiero rendendo difficoltoso il passaggio ma nonostante queste piccole difficolta’ in breve siamo in vista dell’ingresso e del fresco che promette.
Dopo una breva ma intensa salita tra gli alberi, eccoci davanti l’ingresso. Terminiamo gli ultimi preparativi.
In quanto “esperto” della grotta vado avanti.
Terminati gli aggiustamenti ecco il nostro gruppetto che parte.
La grotta parte con un comodo scivolo di terra che pero’ dopo i primi 4 metri diventa piu’ ripido e fangoso. Per fortuna c’e’ la corda per darsi una mano.
Proseguiamo in fila indiana.
Passaggio basso con pozzanghera in uscita. Ecco Paola che lo passa facendo attenzione a non bagnarsi.
E’ poi il turno di Diana che passa senza difficolta’ il cimento fangoso.
Ora siamo alla piccola sala dove c’e’ un altro passaggio “tecnico” e dove si nasconde la risalita che voglio vedere. Per dovere di ospitalita’ chiedo a Federico ad andare a vedere e lui raccoglie volentieri il mio invito.
Purtroppo la risalita termina dopo nemmeno un metro, diventa troppo stretta. Probabilmente si tornera’ per tentare altri modi perche’ l’aria che arriva e’ interessante. Visto che avevo seguito Federico per un tratto uso la scorciatoia per andare oltre il passaggio tecnico, cosi’ posso riprendere Diana mentre e’ impegnata a passarlo.
Abbiamo ora un saltino che scendiamo aiutandoci con una corda fissa.
Ecco Paola mentre si impegna nella discesa.
Arriva festeggiando con un bel sorriso, luminosissimo.
Successivamente dobbiamo passare il saltino di 5 metri, quello piu’ lungo della grotta. Federico scende per primo poi insieme facciamo assistenza a Diana. Paola lasciamo che se la cavi da sola, tanto e’ brava.
Nelle diramazioni successive usiamo Diana per verificare che non continuino, poi proseguiamo per l’ultimo passaggio stretto e fangoso, quello che porta all’ingresso dell’Inferniglio.
Vado per primo poi attendo i miei amici. Per prima passa Diana.
Eccola che guadagna l’uscita subito tallonata da Federico.
L’ultima a fare capolino e’ Paola.
Speleo con fango luminoso.
Fuori ci attendono Nerone e Luca. Il gruppo neofiti e’ arrivato e i nostri amici stanno entrando col primo gruppetto di 8 persone. Paola ne approfitta per una foto ricordo con il presidente emerito, nonche’ fondatore, del nostro gruppo, lo shaka zulu.
Anche Diana e Federico non si sottraggono a questo piacere.
Dopo le foto prendiamo il sentiero per tornare alle auto e vestirci in maniera consona per affrontare i gelidi laghetti dell’Inferniglio.
Nei pressi della strada troviamo alcuni dei nostri ospiti, sono quelli del secondo turno che attendono pazientemente.
Gabriele e’ qua e tiene vivo l’interesse del suo pubblico parlando con entusiasmo di argomenti ipogei.
Dal canto mio saluto tutti passando, dedico un saluto meno veloce a Rita, l’accompagnatrice del gruppo, mi fermo da Gabriele per prendere le chiavi dell’auto e fuggo a indossare la muta.
Indossare la muta, soprattutto con questo caldo cocente non e’ affare da poco. Paola ne sa qualcosa ed e’ soddisfattissima quando posa dopo una faticosissima vestizione.
Anche Diana e Federico si attrezzano per la visita acquatica.
Quando siamo pronti troviamo che il primo gruppo ancora non e’ tornato e il secondo non e’ ancora pronto a partire. Per non morire sciolti nelle mute noi scappiamo dentro la grotta. Visto che i miei amici non la conoscono mi ingegno nel fare da cicerone.
La grotta oggi e’ decisamente affollata. Mentre stiamo entrando veniamo circondati dalla seconda comitiva da 20 persone dell’altro gruppo che oggi ha programmato una visita a questa grotta.
Cerco di svicolare e sorpassarli ma non ci riesco molto bene e mi ritrovo a dare una mano nel passaggio delle vaschette. Appena posso pero’ fuggo in avanti con i miei amici. Uso il laghetto successivo per rinfrescarmi un poco prima di proseguire.
Tanto per aumentare il caos mi lascio convincere da Federico a portare avanti il nostro canotto che abbiamo trovato fermo al primo laghetto.
Una sudata enorme e inutile perche’ dopo pochi metri incontriamo Nerone di ritorno col nostro primo gruppo.
Niente da fare, il canotto ora serve a lui per far uscire i nostri ospiti senza bagnarsi come pulcini. Dobbiamo riportarlo indietro facendo lo slalom tra le genti dell’altro gruppo che intanto sta cercando di passare oltre malgrado il nostro intralcio.
Portato il canotto dove l’avevamo trovato lasciamo Nerone per terminare il nostro giro conoscitivo.
In pratica riagganciamo il gruppo “foresto” e lo seguiamo fino al sifone, quello che di solito e’ solo un buco fondo un paio di metri nel pavimento della grotta. Oggi e’ nascosto dall’acqua.
Eccoci tutti qua in allegria ad ammirare il sifone.
Foto ricordo per due ragazzi.
Tornando indietro facciamo sosta per fare qualche foto.
Usiamo Diana come faretto.
Eccola nel pieno svolgimento delle sue funzioni.
Ma si, esageriamo.
Una foto al laghetto dove mi sono rinfrescato.
Foto luminosa ma comunque interessante.
Le vaschette, quelle che uscendo precedono la colata calcitica che a sua volta precede il primo laghetto.
Anche qua Federico si predispone per una sessione fotografica.
Paola e Diana vanno a fare da modelle.
Al laghetto recupero il canotto e porto Diana verso l’uscita.
Eccola pronta allo sbarco.
Fuori dalla grotta troviamo ad attenderci il nostro secondo gruppo di ospiti quindi, dopo le ultime raccomandazioni iniziamo la visita.
Dopo il passaggio del laghetto a bordo del canotto, la salita acrobatica della colata con l’aiuto delle corde e il temuto passaggio delle vaschette arriviamo in un punto tranquillo dove ci si puo’ rilassare un attimo e mostrare ai nostri ospiti il vero buio della grotta con i suoi rumori acquosi.
Qua Gabriele prende la parola e descrive brevemente quel che andremo a fare. Spegneremo tutti le luci e faremo silenzio per sperimentare un buio letteralmente mai visto e i rumori di grotta, solitamente nascosti dal nostro procedere.
Dopo la prova del buio non poteva mancare uno spiegone su stalattiti e stalagmiti.
Purtroppo senza portare avanti il canotto la gita dei nostri ospiti si conclude poco piu’ avanti, alla partenza del laghetto successivo. Magari rimarra’ loro la curiosita’ di vedere come prosegue la grotta e torneranno.
Foto di gruppo modello presepe.
Vado avanti per illuminare il laghetto che ci ostacola. Poi torniamo indietro.
Al solito posto ci riuniamo tutti. Io mi fermo poco, il caldo mi sta facendo sciogliere.
Dopo essermi cambiato il caldo rimane asfissiante ma quasi tollerabile. Torno nel cerchio dei nostri ospiti in tempo per i saluti.
Una bella giornata utilizzata per divulgare le bellezze delle grotte e la speleologia. Speriamo sia stata una giornata utile ed interessante per i nostri ospiti del “Sentiero Verde”, che ringrazio. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Inferniglio – 16/07/2023
Elia, Gabriele, io e Luna a fare una lunga ricognizione con destinazione centrale l’Abisso Nessuno.
La mattina Gabriele passa a prendermi e insieme andiamo a raggiungere Elia che ci aspetta al parcheggio dell’ospedale di Subiaco.
Dopo le consuete e rituali soste arriviamo all’appuntamento in perfetto orario, anzi addirittura in anticipo. Passiamo le nostre robe in macchina di Elia e partiamo decisi verso Livata e quindi Campo dell’Osso. Parcheggiamo nei pressi di Pozzo Vale, in corrispondenza della partenza di un sentiero.
Dopo i preparativi ci avviamo proprio sul sentiero.
Ricordo di essere gia’ stato qua una vita fa, prima del Covid e ricordo alcune grotte a fianco strada. Una la ritrovo e le vado vicino a darle uno sguardo.
Tiro fuori la luce dallo zaino per dare uno sguardo dentro. Anche se sono sicuro che la grotta e’ in catasto a vederla ora non sembra proprio granche’. L’unica nota positiva e’ data da un leggero soffio d’aria che avverto sulla mano.
Dopo questa veloce “esplorazione” proseguiamo.
Proseguiamo a sinistra verso Valle Maiura.
Sulla strada ci sono innumerevoli doline interessanti ma ora dobbiamo sbrigarci ad arrivare all’Abisso Nessuno quindi devo rimandare una visita piu’ da vicino.
Si prosegue di buon passo.
Ogni tanto incrociamo altre persone in passeggiata e alcune volte ci sono cani un poco irruenti che devo allontanare da Luna con delle urla minacciose.
Qua c’e’ qualcosa, ma ancora in via di maturazione.
Elia e Gabriele hanno messo la marcia da crociera e faccio fatica a star loro dietro.
Ancora doline.
Questo e’ un pozzo, e’ in catasto con il nome POZZETTO DI VALLE MAIURA (LA1613).
Questo e’ poco lontano e si chiama Pozzo della Carrareggia (LA2256).
Dalla nostra ultima visita il recinto e’ crollato abbastanza, non so se reggera’ un altro inverno.
Elia trova il modo di scendere a dare uno sguardo piu’ da vicino. Sembra terminare pochi metri piu’ giu’.
Gabriele oramai e’ scatenato e parte nel bosco alla ricerca di 2 grotte di cui abbiamo solo delle coordinate poco precise. Si tratta di POZZO DELL’ALBERO (LA1563) e di POZZO VESTIRE GLI IGNUDI (LA885). Li cerchiamo con passione ma non li troviamo.
Oramai siamo qua, fuori sentiero ma in direzione dell’Abisso Nessuno. Tra noi e l’abisso c’e’ un’altra grotta da vedere: POZZO DELLA NEVE (LA1616), proseguiamo verso quest’ultima.
Ancora doline con alberi.
Si sale, io arranco dietro ai miei amici. Luna si gira ogni tanto a guardare che fine ho fatto.
Saliscendi tra radure e bosco.
Altra dolina che promette ma non mantiene.
Gabriele ci trova rifugio.
Dolina immensa con alberi dentro e tanto muschio.
Se il GPS non ci inganna questa dovrebbe essere POZZO DELLA NEVE (LA1616).
Gabriele ed Elia cercano un punto dove poter scendere a dare uno sguardo.
Io e Luna ci fermiamo per riposare e bere un poco d’acqua.
Per ora lasciamo pozzo della neve al suo riposo, ci torneremo.
Si riparte, stavolta verso la nostra destinazione principe, l’Abisso Nessuno.
Funghi d’albero, chissa’ se sono buoni da mangiare!
Ancora qualche saliscendi nel bosco quando vedo i miei amici fermarsi davanti a un grosso buco nel terreno.
Pare che ce l’abbiamo fatta, ecco l’ingresso dell’ABISSO NESSUNO (LA1327). Ci fermiamo a contemplarlo.
Mentre i miei amici sono ancora in contemplazione io e Luna iniziamo a guardarci attorno con l’intenzione di trovare la grotta vicina con l’originalissimo nome: PICCOLO NESSUNO (LA1597).
L’unica cosa che somiglia ad una grotta, ma molto alla lontana e’ questo buchetto. Le coordinate puntano qua e in giro nelle vicinanze sembra esserci nulla.
Quando anche i miei amici mi raggiungono ci raduniamo vicino a questa possibilita’ di grotta e iniziamo a cercare se troviamo di meglio, nulla da fare.
Si prosegue. Ora stiamo andando spediti verso la Piana di Camposecco dove siamo stati di recente.
Il nuovo obiettivo e’ POZZO DEI TRONCHI MORTI (LA1562). La trovano Gabriele ed Elia camminando comodamente sul sentiero mentre io sono in giro per vedere se trovo altro.
Non male, ci torneremo.
Siamo ora nei pressi di Camposecco e rivediamo alcuni buchi di recente fattura.
Questo buco inutile nasconde una grotta da qualche parte, infatti dovrebbe essere POZZO NELLA DOLINA (LA1032).
Tra una dolina e l’altra proseguiamo spediti verso la piana.
Anche se il paesaggio e’ magico, si sente gia’ l’aumento della temperatura perche’ stiamo uscendo dal bosco.
Eccoci alla piana inondata dal sole torrido. Anche Luna e’ dubbiosa, non sembra convinta che convenga abbandonare l’ombra.
Arrivati alla strada facciamo sosta davanti alla mappa del parco per vedere i sentieri che abbiamo fatto e visualizzare la tanta strada che ci manca per tornare all’auto.
Una delle paline che ci indicano la via.
Un bel tratto di strada sotto il sole e’ quello che ci voleva!
Decidiamo di tagliare per il prato per avvicinarci al bosco, sicuramente piu’ fresco.
Il bosco rimane un miraggio ma almeno ne siamo piu’ vicini.
Troviamo anche la lapide che ricorda un certo “Bocale”.
Iniziamo a rientrare nel bosco, ogni tanto incontriamo doline che per ora sembrano senza speranza.
Intercettiamo finalmente il sentiero che dobbiamo seguire, la nostra prossima meta e’ il posto chiamato “i 3 confini”.
Un saluto alla Piana di Camposecco.
Qua, proprio in questo punto dovrebbe esserci una grotta: POZZETTO DELLE PATAGNE (LA1593). I sassi sembrano essere messi a coprire l’ingresso. Nulla possiamo fare per approfondire la conoscenza con la grotta.
Facciamo qualche minuto di pausa per bere. Elia propone un sonnellino ma glielo neghiamo.
Si prosegue.
Altra palina, ma questa la lascio consultare ai miei amici.
Questo sentiero e’ un poco malandato. Elia ricorda che anni fa era percorribile con la macchina. Ora in alcuni punti c’e’ un solco creato dall’acqua profondo piu’ di un metro.
Ostacoli messi a bella posta per limitare la velocita’!
Traversata di fosso in secca.
Di nuovo in campo aperto sotto il sole cocente. Pero’ almeno siamo vicini ai tre confini.
Incrociamo una coppia di passeggianti che ci chiedono indicazioni.
Elia che e’ esperto del posto li aiuta volentieri.
Ancora pochi metri e ci siamo.
I tre confini. Una foto ricordo me la sono meritata.
Palina densa.
Ora si tratta “solo” di tornare alla macchina passando per Valle Maiura, lo stesso tratto di strada fatto all’andata.
Il bivio dove noi prendendo a destra andremo verso la valle Maiura.
Anche questa e’ una palina seria e molto densa.
Andiamo avanti sotto il sole implacabile.
Per fortuna avvicinandoci alla macchina torniamo dentro al bosco dove la temperatura e’ piu’ accettabile.
Gabriele ha messo la marcia lunga ma anche Elia non scherza. Io e Luna ce la prendiamo piu’ comoda.
Facciamo del nostro meglio ma la distanza dai nostri amici diventa notevole. Fa nulla, oramai la strada e’ questa e non ci si puo’ sbagliare.
All’incrocio con l’area picnic Elia e Gabriele si fermano a salutare delle conoscenti. Io ne approfitto per far bere Luna e rinfrescarla un poco bagnandole la testa con l’acqua. Alla fine anche lei ha consumato piu’ di un litro d’acqua.
Ancora un’ultima sgambata e siamo alla macchina.
Bella passeggiata, bella ricognizione, una bella giornata all’aria aperta. Anche Luna e’ stanca ma soddisfatta. Abbiamo tanti spunti per future grotte da visitare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Abisso Nessuno – Ricognizione – 25/06/2023
Una gita all’Inferniglio passando dal Piccolo Inferniglio, con Gabriele, Luca, Marione, Laura, Elia, Nerone e tanti altri .
La mattina dopo tutte le soste di rito Gabriele ed io arriviamo allo spiazzo della villa di Nerone (l’imperatore romano, non il presidente emerito dello Shaka zulu!) dove incontriamo Luca.
Ecco la villa di Nerone, certo ora avrebbe bisogno di una energica ristrutturazione ma fa ancora la sua figura.
Si parte! Facciamo tappa intermedia ai prati di San Giovanni dove in teoria c’era un altro punto d’incontro. Facciamo un rapido giro e poi, visto che arriva nessuno, ci avviamo verso la grotta.
Altra breve sosta lungo la strada per ammirare una pianta carnivora che cresce solo in questo punto.
Eccola…I puntini neri sulle foglie sono i resti delle sue vittime.
Alla grotta parcheggiamo al solito posto e andiamo a metterci comodi per prepararci. C’e’ anche Elia, non perdo tempo e gli scatto una foto prima che faccia in tempo a nascondersi.
Intorno a noi ci sono molte persone, sono tutti conoscenti di Mario e sono qua per una prima avventura in grotta.
Arrivano Mario e Nerone. Nerone e’ da tempo gia’ pronto con tutta l’attrezzatura e anche se ostenta tranquillita’ dentro sta sudando a goccioloni. Facciamo un rapido punto della situazione, briefing per quelli seri. Nerone e’ andato all’Inferniglio e l’ha trovato a un livello d’acqua che giudica al limite. La solita visita quindi non si puo’ fare. L’alternativa e’ fare un giro al Piccolo Inferniglio. Anche se la grotta non l’ho mai visitata, la cosa non mi sorride affatto, pensavo di sguazzare beato nell’acqua e invece mi tocchera’ infangarmi come al solito.
Quindi e’ deciso, entreremo al Piccolo inferniglio dall’ingresso alto e usciremo nell’Inferniglio.
Ecco Laura e Luca, in sorridente attesa di entrare in azione.
Anche se non ne ho molta voglia devo offrirmi “spintaneamente” per accompagnare i nostri ospiti in grotta insieme a Nerone ed Elia.
Mentre mi cambio Gabriele intrattiene tutti con il solito spiegone sui pericoli che si possono incontrare in grotta e altri argomenti allegri ma necessari.
Come sempre sono l’ultimo ad essere pronto e devo arrancare tenendo su la tuta speleo con un nodo per non perderla mentre cammino. Una breve salita ci porta all’ingresso.
Nerone entra per primo e di seguito iniziano a entrare i nostri speleo in debutto. Dopo un poco di Nerone si perdono le tracce sonore quindi entra anche Elia per fare accoglienza.
Io mi sistemo all’ingresso per disciplinare le partenze, terminare di vestirmi e gustare il fresco della grotta.
Continua la discesa dei nostri prodi e io cerco di immortalare il momento.
Quando loro terminano scendo anche io. E’ la prima volta che percorro questa grotta e nonostante la ritrosia iniziale ora sono curioso di farne la conoscenza.
Qualche stalattite dalla forma curiosa.
Dopo lo scivolo iniziale ci sono un paio di punti stretti ma non impossibili.
Arriviamo in una saletta e ci dobbiamo fermare perche’ c’e’ un passaggio un poco complesso e si e’ formata la coda.
Approfitto della sosta per fare foto in giro.
La testimonianza di precedenti esplorazioni.
Girando e curiosando trovo un bypass per il passaggio che sta creando la fila. C’e’ da aspettare quindi mi infilo dentro a curiosare. E’ interessante, mi appunto mentalmente di tornare a dare uno sguardo con piu’ calma. Praticamente sono sopra a coloro che sono gia’ passati per il punto complicato. Tra me e loro c’e’ una spaccatura che sembra praticabile. Decido di provare a passare di la’…e rimango incastrato come non mai. Che ci vuole, penso, ora mi tiro su e torno indietro. A dirla sembra semplice ma la gravita’ lavora contro di me e inizio a sbuffare in maniera rumorosa. Uno dei nostri ospiti si commuove ai miei lamenti e mi da’ una mano ad uscire dalla incresciosa situazione in cui mi sono cacciato. Appena libero scivolo indietro e mi riunisco al gruppo che trovo impegnato in selfie perche’ c’e’ ancora da attendere, poco piu’ avanti c’e’ un saltino dove serve la corda.
Con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristallerie mi faccio largo nella fila e vado a raggiungere Nerone che, mentre io giocavo all’incastrato, ha attrezzato il necessario per la discesa.
Mi metto vicino vicino a lui e visto che ho portato una carrucola sistemo il necessario per dargli una mano manovrando la corda di sicura.
Tra un passaggio e l’altro cerco di scattare qualche foto ai nostri ospiti.
Il lavoro di concetto lo lascio a Nerone, io mi limito a documentare.
La fila avanza velocemente.
Eccola, lei e’ Roberta, amica di Mario e mi e’ stata affidata quindi, almeno nelle foto, cerco di farle fare bella figura.
Abbiamo ancora qualche prode esploratore, ma siamo quasi alla fine.
Ecco, dopo di lui manchiamo solo noi.
Scendo anche io lasciando a Nerone anche l’onere di smontare e riporre la corda.
Prima di partire faccio una foto al punto dove i nostri prodi erano in attesa. Rimane solo un angoletto simpatico della grotta ora che la fila si e’ esaurita.
In fondo al saltino trovo il buon Elia che governa il gruppo.
Loro sono poco sotto di noi, impegnatissimi a fare foto e selfie per concretizzare in immagini questa esperienza inconsueta.
Fin qua ero contento di aver finalmente intrapreso la visita a questa grotticella ma l’ultimo passaggio mi fa cambiare idea. Per uscire nell’antro d’ingresso dell’Inferniglio infatti si deve strisciare nel fango per almeno 3 metri, quelli che bastano per lordarsi come non mai.
Passo prima di Roberta facendomi seguire da vicino per darci coraggio a vicenda.
Foto di gruppo luminosissima.
Gli ultimi coraggiosi affrontano il passaggio stretto e fangoso.
Gli effetti del passaggio fangoso si vedono chiaramente su tutti i partecipanti.
Al primo laghetto dell’Inferniglio sentiamo voci, scendo a dare uno sguardo. Ci sono Laura, Mario e Luca che stanno portando alcuni prodi, ancora non sazi di emozioni, a fare un rapido giro con l’aiuto del canotto.
Laura non crede ai propri occhi nel vedermi infangato come sono.
Faccio qualche foto a chi parte per la gita acquatica mentre lordo l’acqua del laghetto immergendomi fino ai fianchi per strofinare almeno un poco del fango accumulato.
Il canotto-traghetto parte.
La forza motrice e’ gentilmente offerta da Luca.
Il canotto scompare nel buio…
…e io me ne vado fuori a prendere un poco di caldo asfissiante.
Faccio un giro di foto che pere’ vengono pessime visto che come sempre scordo di ripulire l’obiettivo dopo aver gettato la fotocamera in acqua.
Nerone, finalmente con la sua fida pipa.
La mia “protetta” che torna dalle macchine con dei viveri.
Termino il giro di foto annacquate
Terminato l’ampio quanto deludente giro di foto prendo commiato e vado verso la macchina per cambiarmi.
Nell’area picnic dove abbiamo lasciato le macchinec’e’ gia’ qualcuno del gruppo che attrezza per uno spuntino.
Pian pianino lo spiazzo si popola. La festa viene un poco rovinata dall’arrivo di una fastidiosa pioggerellina con minacciosi tuoni in lontananza.
Ma i nostri eroi non si lasciano scoraggiare facilmente e, all’arrivo di Mario, si conclude con un brindisi.
La nostra giornata si conclude con un raduno piu’ intimo al solito bar di Subiaco dove prendiamo finalmente una bibita fresca prima di salutarci.
La speranza che queste uscite “omnibus” attirino qualcuno verso la speleologia non tramonta mai. Anche stavolta abbiamo seminato meglio che potevamo, se ci sara’ un raccolto solo il tempo ce lo dira’. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Inferniglio – 24/06/2023
Con Gabriele, Luca, Umberto, io e Luna. Avevo detto che sarei dovuto tornare qua alla piana di Camposecco per dare un attento sguardo alle numerose grotte e doline che ci sono. Meglio non riposare sugli allori, quindi passa solo una settimana e sono di nuovo qua per un disordinatissimo giro per rivedere le grotte conosciute e con la speranza di trovarne di nuove.
Per prima cosa vi mostro la mappa con la traccia del giro fatto. Certo a vederlo cosi’ non e’ proprio chiaro come si sia sviluppato il giro pero’ a me che c’ero aiuta parecchio. C’e’ una riga dritta che parte da Camerata Nuova (dove avevo chiuso la traccia precedente settimana scorsa) e il punto dove l’ho accesso oggi…quando saro’ bravo evitero’ anche queste brutture.
Comunque ora ve lo spiego sinteticamente. Dove ho acceso il GPS siamo stati parecchio tempo e Luca si e’ offerto “spintaneamente” per rivedere una grotta. Dopo l’esplorazione abbiamo ripreso la macchina, siamo andati fino in fondo alla piana e abbiamo fatto un anello ampio rivedendo parecchie grotte. Siamo quindi tornati indietro e fatto l’anello stretto intermedio per terminare con l’ultimo anello prima di scendere di nuovo verso Camerata Nuova con sosta per altre grotte lungo strada. All’ultima grotta visitata ho finalmente spento il GPS.
Ma ora iniziamo a raccontare il nostro giro. La mattina Gabriele passa a prendere me e Luna poi insieme andiamo a Carsoli dove abbiamo appuntamento con Luca e Umberto. Dopo una adeguata colazione ci spostiamo verso Camerata Nuova prendendo poi la strada carrabile verso la piana di Camposecco senza ulteriori soste.
La strada non e’ delle migliori ma riusciamo ad arrivare a destinazione senza grossi problemi. La prima sosta la facciamo nei pressi di Pozzo Renaud dove tra l’altro mi preparo per la passeggiata e accendo il GPS.
Le nostre macchine in sosta gia’ puntate verso la piana di Camposecco.
Luca mentre ispeziona cautamente l’ingresso di pozzo Renaud. Gabriele, che le sa tutte, ci spiega che la grotta e’ stata trovata da Nerone nel periodo in cui erano ospiti presso il nostro gruppo alcuni speleo francesi per l’esplorazione speleosub dell’Inferniglio. Renaud e’ il nome di uno di loro. Se ho capito bene hanno esplorato con lui questa piccola grotta.
Dopo la visita all’ingresso riusciamo a convincere Luca a vestire i panni dello speleologo e a scendere il pozzo.
Mentre lui termina i preparativi trovo un masso robusto dove ancorare la corda per scendere. Luca si attrezza con penna e taccuino per improvvisare un rilievo “speditivo” della grotta. PEr far meglio gli presto anche la bussola e la fotocamera.
Ecco una foto panoramica del pozzo da scendere.
Mi avvicino per dargli manforte mentre attrezza un frazionamento su naturale…che potrebbe anche reggere.
Ecco le foto fatte da Luca durante la discesa del pozzo. Per quanto ho visto io la partenza e’ abbastanza stretta e non penso che io ci sarei passato.
Uno sguardo verso l’esterno non guasta. Incuriosisce quel buio a sinistra, ma probabilmente e’ solo un’ombra ingannevole…
Spaccatura impraticabile.
Luca al suo arrivo disturba il riposo di alcuni animaletti, tritoni probabilmente.
Alla base del pozzo sembra esserci una prosecuzione.
Credo che Luca sia sceso a dare uno sguardo ma ci ho capito poco, lascio a voi interpretare le sue foto.
Ancora qualche tritone da importunare.
Si risale.
All’uscita lo accogliamo con calore e riconoscenza.
Nel punto stretto all’uscita del pozzo Luca si perde il taccuino che cade insieme alla penna a tenere compagnia ai tritoni. Per fortuna ha una memoria di ferro e si sbriga a ridisegnare il rilievo con i dati presi.
Intanto io mi dedico ai fiori, questi in particolare hanno un colore incredibile.
Terminato con pozzo Renaud riprendiamo le macchine per proseguire il giro. Facciamo una tappa imprevista per andare a vedere da vicino un nuovo buco che pero’ si rivela poco profondo e senza rocce affioranti.
Arriviamo verso la fine della piana dove lasciamo la macchina per iniziare un largo anello a piedi in senso orario per rivedere gli ingressi delle grotte dei dintorni.
Questa potrebbe essere una di quelle che cerchiamo, ma credo che non siamo riusciti a individuarla con certezza. Forse si tratta del POZZO IV DI CAMPOSECCO(LA890) che manca all’appello.
Altre doline che per ora promettono solo future meraviglie.
Il giro si interrompe quando arriviamo al buco a fianco strada con la povera mucca morta dentro.
Ora il buco e’ protetto da alcuni rami per avvisare chi passa. Gabriele lo misura col distanziometro laser. Per ora e’ poco piu’ di 4 metri, non e’ catastabile. Dobbiamo aspettare che la natura faccia il suo corso e la povera mucca scompaia.
Continuiamo il nostro giro senza tralasciare alcuna dolina. Da lontano sembrano tutte interessanti.
Una edicola tra gli alberi. Qualcuno ha messo la statuina della madonna a riposare a pancia in giu’.
Attraversiamo la strada per proseguire la ricerca. Io mi perdo ad ammirare questo tronco…
…intanto Luca, proprio alle mie spalle trova la grotta che stavamo cercando: POZZO III DI CAMPOSECCO(LA889)
Eccola in tutta la sua magnificenza, tra qualche anno non la troveremo piu’, sara “rappilata”, come dice Nerone.
Girovagando troviamo altri buchi che pero’ non sembrano essere degni di nota. Questo se non erro dovrebbe essere il POZZETTO DELLE COSTE DI CAMPOSECCO(LA1002)
Mi attardo un po’ e i miei amici trovano la grotta successiva: GROTTA DELL’AURORA(LA893).
Questa sembra avere un ingresso transitabile e ci fermiamo a darci uno sguardo piu’ attento.
Potremmo tentare uno sguardo piu’ avanti, ma il nostro Luca, a cui sarebbe toccata la spinosa esplorazione tra le ortiche, ha “dimenticato” di portare il casco, quindi dobbiamo accontentarci di una foto.
Giriamo a lungo alla ricerca “matta e disperatissima” della GROTTA DEGLI UCCELLI(LA892) ma nulla, non si lascia trovare.
Proseguiamo verso POZZO DEL GRILLO(LA891) e questo per fortuna lo troviamo.
Come al solito faccio le foto di rito.
Umberto e Luna osservano perplessi questo ennesimo buco.
Passo la fotocamera a Luca che scende a dare uno sguardo da vicino.
Ecco il pozzo in tutta la sua magnificenza!
Subito dopo l’eccitante esplorazione prendiamo per il bosco e iniziamo un tratto abbastanza lungo per raggiungere GROTTA DEL VENTENNALE(LA1883) che con i suoi 90 metri di profondita’ forse e’ la grotta piu’ interessante della giornata.
Si cammina senza tralasciare uno sguardo ai tanti buchi che incontriamo.
Guarda la’ in fondo sotto quella roccia, si vede scuro!
Tra un giro e l’altro eccoci finalmente alla grotta.
L’ingresso non e’ appariscente.
Ma ci sono evidenti tracce di frequentazione speleo, anche se non recentissime.
Non potendo scendere ora la grotta mi accontento di fotografare un enorme tronco marcio con dei funghi anch’essi molto andati.
Gabriele intanto e’ andato avanti alla ricerca della SPACCATURA DI CAMPITELLONE(LA1594). Lo raggiungiamo quando ci urla di averla trovata.
Boh. Il GPS gli da ragione ma qua sembra esserci nulla. Altra grotta “rappilata”.
Riprendiamo il cammino per riprendere la strada. Gabriele ritrova anche il POZZO II DI CAMPOSECCO(LA888) ma io non mi fermo a vedere, dovrebbe trattarsi di un pozzo da 6 metri.
Usciamo dal bosco e ritorniamo alla piana e ci dirigiamo verso le macchine, il tempo sembra assisterci.
Il tratto di piana da percorrere e’ maggiore di quanto pensavo.
Eccoci alla strada.
Incontriamo un pastore che ha recuperato un vitello disperso e lo sta riaccompagnando verso “casa”. Provo ad avvicinarmi ma il vitello si spaventa e per poco non vanifico il lavoro del pastore. Mi accontento di una foto da lontano. Cerchiamo anche di scambiare qualche parola col pastore ma quando fa per risponderci con voce allegra scopriamo che parla una lingua a noi incomprensibile quindi lo salutiamo a gesti e riprendiamo il cammino.
Arrivati alle macchine torniamo indietro fino all’incrocio con un altro sentiero nei pressi di un’area picnic. Qua ci fermiamo per fare pranzo e Luca mi sorprende con un bel regalo per il mio recente compleanno, un pacco di biscotti fatti con le sue mani al forno di famiglia in quel di MontePorzio Catone. Grazie Luca! Da qui, dopo il veloce spuntino prendiamo per il nuovo sentiero e ritorniamo nel bosco punteggiato da frequenti doline.
La prima grotta da ritrovare e’ POZZO NELLA DOLINA(LA1032). L’unica dolina papabile nei dintorni e’ questa, assumiamo sia lei.
Il percorso “ubriaco” della traccia testimonia che cerchiamo di guardare tutte le numerose doline che ci si presentano davanti.
Questa forse e’ la migliore, ma per ora e’ solo scavata nella terra. Ho timore si debba pazientare ancora qualche secolo perche’ sia pronta per noi.
Riprendiamo il sentiero e dal lato opposto troviamo una delle grotte che stiamo cercando, POZZO CAMPITELLONE(LA348)
Eccola, vista dall’alto.
Proviamo a tirare qualche sasso ma non ci da molta soddisfazione.
La successiva ha un nome invitante: POZZO FANGOSO(LA1070) e di lei rimane solo un infimo buco non praticabile che solo l’attento occhio di Luca riesce ad individuare tra l’erba folta.
Luna si prende del fresco inzaccherandosi tutta di fango.
Anche questo giro termina col ritorno alle auto. Ci spostiamo in vista del rifugio di Camposecco dove faremo ancora un giro.
Eccoci arrivati, Luna e’ stanca di queste salite e discese dall’auto e vorrebbe rimanere sdraiata a riposare in auto. Non posso permetterglielo, fa troppo caldo, quindi la costringo a seguirci.
In questa zona la piana e’ costellata da mucchi di mucche, speriamo bene che non si imbizzarriscano per la presenza di Luna.
La prima grotta da vedere e’ INGHIOTTITOIO DI CAMPOSECCO(LA311) che con i suoi 500 metri di profondita’ e’ la regina del posto.
Un fungo giovane…
…e i suoi nonni!
Andiamo verso il rifugio alla ricerca della grotta successiva: POZZO I DI CAMPOSECCO(LA887), la troviamo proprio accanto ad un volubro, ben protetta da un recinto.
Eccola. Purtroppo il recinto non ci permette una visione migliore.
Il volubro e’ popolato da numerose mucche e cavalli. Andrebbe tutto bene se si facessero gli affari loro. Purtroppo una mucca decide che Luna puo’ essere un pericolo e si mette a seguirla con l’aria di volerla caricare. Riusciamo a stento a farla allontanare con urla e rumori.
Per evitare guai peggiori, ci dividiamo Luna ed io torneremo alle auto con un giro largo mentre i nostri amici andranno a cercare la prossima grotta, BUCO DEL RUDERE(LA1596).
A meta’ strada io e Luna passiamo un brutto momento, 2 mucche ben piazzate si staccano da l loro gruppo e iniziano a seguirci. Me ne accorgo solo quando vedo Luna agitarsi. Mi giro e mi trovo a guardare il muso delle 2 mucche guardarmi a un metro di distanza. Per fortuna alle mie urla si fermano interdette sul da farsi e questo permette a noi di allontanarci. Quando arriviamo a distanza di sicurezza le mucche si fermano ma senza tralasciare di tenerci d’occhio. Pericolo scampato.
Strada facendo, con le mucche oramai lontane, trovo un buco interessante e mi fermo a togliere qualche sasso e sfogare cosi’ la tensione. Il buco si rivela un nulla di fatto ma il mio umore e’ migliorato.
Ancora una foto alla piana con qualche placida nuvola, poco prima di arrivare alle macchine.
Eccoci in salvo. Faccio bere Luna e poi le concedo un riposino dentro la macchina in attesa dei nostri amici.
Eccoli che arrivano.
Ci spostiamo in giu’ verso le ultime grotte da cercare. Fermiamo le macchine di fronte a Grotta Faitina(LA1798) che si rivela un buco angusto ma con un’aria interessante.
Eccola da un poco piu’ lontano.
I miei amici partono decisi alla ricerca di POZZETTO BIKE(LA1243). Li seguo finche’ sono sulla strada.
Intanto mi dedico a fotografare questi splendidi fiori.
Tra noi e la grotta c’e’ una salita impegnativa, i miei partono spediti, io, con la scusa di guardare Luna, rimasta in macchina, mi astengo dal seguirli.
Ritornano con le pive nel sacco della grotta nessuna traccia. Anche l’ultima grotta che Gabriele voleva ritrovare: POZZO DANILO(LA1757), anche se ha il punto GPS non si riesce a trovare.
Stanchi ma contenti per la bella e proficua passeggiata odierna scendiamo a Camerata Nuova per far visita al bar.
Si, quello solito, vicino alla piazza con la chiesa.
Dopo esserci adeguatamente rinfrescati con una bibita ghiacciata rimane altro che salutarci e risalire in macchina per tornare a casa. Che dire, un bel giro, abbiamo cercato molte grotte e buona parte le abbiamo trovate, non male. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ricognizione a Camerata nuova – 17/06/2023
Una bella escursione ad anello di quasi 22 km attraversando la piana di Camposecco e rientrando per Fosso Fioio. Trovata anche una quasi-grotta e molti spunti per una futura ricerca di grotte.
La mattina alle 7 meno un quarto arrivo con la metro fino alla fermata di Pietralata. Mi rendo subito conto che in quasi dieci anni che ho preso la metro per andare in ufficio non mi e’ mai capitato di uscire a questa fermata. Rimango interdetto vedendo che ci sono 2 uscite possibili, ne scelgo una e vado ad aspettare. Alle 7 ancora nessuno si palesa, mi sembra strano e decido di muovermi a vedere dall’altra parte. Pero’ non ci vado direttamente ma seguo l’indicazione per un bar che vedo davanti a me. Seguendola non trovo il bar ma un forno dove tra mille odori allettanti compro una pizzetta con cui fare pranzo. Terminando il giro arrivo in corrispondenza dell’altra uscita dove finalmente trovo il mio gruppo in attesa. Dopo i saluti vengo assegnato alla macchina di Stefano, alla fine saremo solo lui ed io. Quando i presunti ritardatari vengo dichiarati assenti, saliamo tutti in macchina e andiamo.
La prima sosta e’ appena usciti dall’autostrada a Carsoli, al bar “del bombolaro”, non lo conoscevo ma e’ una piacevole scoperta e comunque ne approfitto per fare una abbondante colazione.
Dopo la colazione si prosegue per Camerata nuova dove saliamo fino alla fontana dove iniziera’ la nostra passeggiata. Ci prepariamo velocemente.
C’e’ anche il cartellone con la mappa che mostra il parco.
Prima di partire un rapido briefing di Roberto che ci rammenta quello che faremo.
Si parte. Una prima ragazza viene nominata come guida per il primo tratto e lei, appunto, ci guida verso il sentiero che dobbiamo seguire.
Pochi metri a si prende a sinistra, dobbiamo imboccare il sentiero 664B che ci portera’ a Camerata vecchia.
Un altro cartellone che ci mostra esempi di flora e fauna che potremo incontrare. La nostra guida attuale ce le illustra.
Ogni tanto si incontra una palina con le indicazioni. Peccato la palina manchi proprio su una diramazione “critica” dove farebbero comodo delle indicazioni. Abbiamo un sentiero ampio che continua dritto e leggermente in salita ma con l’erba alta che fa pensare a scarsa frequentazione. Ne abbiamo un altro, stretto, che gira a sinistra e si inerpica su un fondo di sassi e fango. Alla fine dopo varie consultazioni decidiamo che il sentiero giusto e’ quello in forte salita fangosa che ci portera’ fino a Camerata vecchia.
La salita e’ lunga e impegnativa, le guide, di volta in volta scelte da Roberto e Marco, si avvicendano alla testa del gruppo nominando ogni volta un altro del gruppo per chiudere la fila.
Nei pressi di Camerata vecchia incontriamo uno scavernamento che in passato veniva usato come ricovero di animali se non come casa. Peccato sia piu’ largo che profondo e quindi non catastabile.
Proseguiamo costeggiando le rovine di Camerata Vecchia.
Anche tra le macerie ci sono punti che sarebbe interessante vedere ma oggi non e’ possibile. Si dovra’ tornare.
Si prosegue. Il sentiero e’ quasi chiuso dalla vegetazione rigogliosa ma noi proseguiamo senza farcene problemi.
Siamo in cima, si apre un bel panorama, stiamo per arrivare alla piana di Camposecco.
Sosta. In testa al gruppo si fermano a consultare una palina con le frecce che indicano i sentieri. Noi in fondo protestiamo vivacemente perche’ siamo rimasti al sole.
Quando la guida del momento riparte posso finalmente guardare la palina anche io.
Altra sosta a un bivio, la nostra guida prende la direzione sbagliata ma viene subito corretta dalle proteste del gruppo che giustamente indica la direzione opposta. Inizia un nuovo tratto in salita.
Altra breve sosta ad un bivio.
Altra palina che suggerisce i sentieri.
Alla fine della salita finisce anche il bosco e inizia il tratto della lunga piana di Camposecco, assolata nonostante le tante nuvole all’orizzonte.
Assolata, si, ma pur sempre uno spettacolo. Subito mi perdo nel cercare con lo sguardo doline interessanti.
Dopo un buon quarto d’ora di cammino tra le margherite arriviamo in vista del volubro (nome locale dato ai laghetti piu’ o meno artificiali utilizzati come abbeveratoio per gli animali) nei pressi dell’inghiottitoio di Camposecco.
Ci fermiamo alla fontana che si incontra sul sentiero per una veloce sosta, un sorso d’acqua e un piccolo spuntino.
Dopo la sosta lo sguardo di Roberto si ferma a guardarmi, tocca a me fare da guida, fortuna che questo e’ un tratto semplice e che, almeno di vista, gia’ conosco. Prendo in prestito la radio da uno dei miei amici di escursione, nomino Enzo come chiudi-fila e vado. Qualche metro e incrociamo il rifugio, vicino ci sarebbe da riprendere il punto di una grotta ma anche per questa devo rimandare. Roberto si raccomanda di non fare ulteriori soste e di proseguire a passo spedito per non rischiare di incappare in un possibile temporale proprio qua in mezzo alla piana. Gli confermo che faro del mio meglio e parto di buon passo.
Incontriamo un gruppo di mucche con i loro vitellini. Una voce da dietro mi indica di deviare per evitarle, ci sono molti vitellini e passare loro vicino potrebbe irritare le loro mamme inducendole a caricarci. Seguo il consiglio. Dopo un poco mi accorgo che Roberto ha proseguito sul sentiero passando in mezzo alle mucche. Mentre lo fa gli dico nulla, trovo sia sempre controproducente urlare verso qualcuno, si rischia di metterlo in agitazione e aggravare la situazione. Una volta ricongiunti, se non fosse lui, insieme a Marco, il reale capo-escursione, mi fermerei a fargli osservare di aver abbandonato il gruppo mettendosi in una possibile situazione di pericolo. Inoltre, a essere pignoli, il mio chiudi-fila avrebbe dovuto avvertirmi via radio del possibile problema e invece non ho ricevuto messaggi da lui. In fondo, penso, lui e’ lui quindi lascio perdere.
Visto che ci siamo proseguiamo col fuori pista fiancheggiando il sentiero.
Visto che Barbara mi sopravanza a passo spedito mi sfogo riprendendo bonariamente lei!
Lungo il cammino (ri)conosco uno dei ragazzi che ha fatto il corso di speleologia anni fa. Con lui ci trovammo per caso alla grotta dell’Elefante e insieme esplorammo il ramo nuovo. Mi “presenta” anche il suo amico, anche lui ha fatto il corso ma non col GSCAIRoma ma presso l’ASR. Con loro proseguo chiacchierando allegramente delle grotte del posto e di altre in giro.
Arriviamo alla strada, quella che ho da sempre fatto in macchina per arrivare all’inghiottitoio di Camposecco. A dire la verita’ sin qua non ci sono mai arrivato. Lungo la strada troviamo una sorpresa. Da poco, credo, si e’ aperto un buco che potrebbe diventare grotta. Purtroppo dentro c’e’ una mucca morta. Mentre siamo fermi ad ammirarla ne approfitto per segnare il punto.
Dopo la sosta per la forse-grotta proseguiamo sulla strada. Dobbiamo arrivare a un bivio nei pressi di una edicola votiva o una cosa del genere. Dopo varie curve in leggera salita arriviamo in vista del bivio.
La palina del bivio e’ molto visibile, l’edicola votiva un poco meno, la trovo dopo un poco di ricerche, e’ piccina e nascosta tra la vegetazione. Prima di partire invoco a gran voce un’avvicendamento alla guida. Restituisco la radio a chi me l’ha prestata e ritorno nel gruppo.
Avevo letto male la mappa e pensavo che il raccordo da percorrere per arrivare a fosso Fioio fosse una salita di circa 50 metri di dislivello. E’ una discesa e la cosa non mi dispiace affatto.
Dopo un tratto in discesa comodo anche se alquanto fangoso arriviamo alla partenza del sentiero, piu’ strada sterrata, di fosso Fioio.
Ci fermiamo qua a fare pausa pranzo.
Stili di pranzo nettamente differenti, pero’ devo dire che il panozzo con la frittata incontra molto il mio gusto. Per il mio devo accontentarmi della pizzetta acquistata stamane e un poco di frutta secca.
Stefano, il mio gentilissimo driver odierno si accomoda vicino al cippo di confine.
Dopo il veloce pasto mi apparto per un bisognino e poi vado a fare conoscenza col cippo di confine. Rimango interdetto trovando il disegno di un giglio che avrei attribuito al granducato di toscana. Esprimo il mio dubbio ad alta voce e piu’ d’uno mi risponde informandomi che si tratta invece dello stemma del regno delle 2 sicilie. Anche oggi ne ho imparata una nuova.
Per chi volesse saperne di piu’ ho trovato alcuni siti con la storia dei cippi di confine. A questo link ne trovate uno con la storia completa. Intanto ne riporto una piccola parte:
“A partire dal dodicesimo secolo i confini rimasero pressoché gli stessi per più di sette secoli, fino al 1861 e all’unità d’Italia. Essi andavano dal Tirreno (Terracina) all’Adriatico (Martinsicuro). In queste due località avevano sede le dogane, poste rispettivamente ad occidente e ad oriente dei limiti settentrionali del Regno. […] Fu così che il 26 settembre del 1840 venne sottoscritto a Roma un trattato per poter stabilire il vero confine; si pensò quindi di installare, lungo tutto il confine, dei “termini” in granito, alti più o meno un metro, aventi una circonferenza di 35-40 centimetri e definiti “cippi”. Il loro numero complessivo risultò essere di 686, ma la numerazione cronologica iniziava con il n.1 e finiva con il n.649, in quanto molti dei cippi venivano identificati con lo stesso numero e per differenziarli veniva aggiunta una lettera al fianco del numero. Il numero 1 venne dato al cippo posto presso la foce del fiume Canneto (tra Fondi e Terracina) mentre l’ultimo termine venne contrassegnato con il numero 649 e posto quasi alla foce del fiume Tronto, nelle immediate vicinanze del ponte tra Porto d’Ascoli (Marche) e Martinsicuro (Abruzzo). “
Dall’altro lato c’e’ lo stemma dello stato pontificio, ma questo mi sembra di conoscerlo gia’.
Fine della pausa pranzo. Prima di ripartire Marco e Roberto ci riuniscono. Ci dovrebbe essere l’esame del contenuto dei nostri zaini per vedere che ci sia tutto il necessario per chi debba fare da accompagnatore. Tra le cose che ci dicono l’accenno all’avere con se’ una attrezzatura in ordine e non obsoleta mi colpisce molto. Infatti alla fine gli chiedo conferma se non facesse proprio riferimento al mio zaino. La risposta e’: “si, mi riferivo proprio a quello” mi colpisce e mi mortifica un poco. Si, il mio zaino, un Invicta da 80 litri, e’ vecchio ma e’ ancora comodo sulle spalle. Ne abbiamo passate cosi’ tante assieme che faccio fatica ad abbandonarlo per uno piu’ “alla moda”. E’ stato uno dei miei primi acquisti fatti col primo stipendio, abbiamo fatto insieme innumerevoli escursioni e ricognizioni e campeggi. Insieme abbiamo fatto tante forre e lui, anche essendo inadatto, le ha passate tutte indenne. La piu’ impegnativa forse e’ stata la Val Serviera con pernottamento in forra. Insieme a lui ho fatto 3 spedizioni speleologiche all’estero, due in Vietnam e una in Laos (se cercate sul sito ne troverete le relazioni). Tutto questo in oltre 30 anni. Non e’ solo uno zaino, e’ quasi un amico con cui ho condiviso tanto!
Comunque se essere “autorevoli” significa anche avere uno zaino nuovo e senza “esperienza”, in futuro provero’ ad adeguarmi.
Il “mio” zaino, se lui non cede le armi continuero’ a utilizzarlo per altre occasioni.
La sterrata che costeggia fosso Fioio prosegue in dolce discesa come mi aspettavo dalla mappa. Ogni tanto la strada si interrompe e si deve percorrere un tratto nel letto del fosso Fioio. In una di queste deviazioni di nuovo Roberto fa il birichino e si avventura per conto suo abbandonando il gruppo. Anche se in questo momento non sono capofila mi verrebbe di intimargli di riunirsi al gruppo…ma lui e’ lui e quindi lascio perdere.
Dopo il tratto fatto passando nel letto del fosso ci fermiamo per una breve sosta. Ora siamo tra gli alberi e inoltre il sole sembra fare capolino tra le nubi quindi il rischio temporale dovrebbe non esserci piu’. Faccio una foto indietro al tratto che abbiamo appena passato, a destra il letto del fosso, a sinistra quel che rimane della strada sterrata, invasa da alberi caduti e altra vegetazione.
Oramai mancano pochi chilometri all’arrivo, tre o quattro, Barbara chiude la fila e io la faccio attardare per aspettarmi mentre mi perdo con lo sguardo nei dintorni per scoprire i tanti tanti buchi che potrebbero promettere grotte.
La tentazione di andare a dare uno sguardo e’ tanta, ma siamo gia’ distanti dal gruppo almeno 50 metri, devo rinunciare.
Mi accontento di annoiare Barbara mostrandole gli innumerevoli buchi che incontriamo e descrivendogli quello che potrebbero nascondere.
Per alcuni che sono sulla strada devo proprio farmi violenza per non fermarmi a prendere la torcia e dare uno sguardo dentro.
Ma come dicevo siamo sempre piu’ distanti dal gruppo e non vorrei mai che Barbara venisse ripresa per questo. Poi, complice la stanchezza e il fatto che guardo a destra e a sinistra invece che dove metto i piedi, rischio la storta alla caviglia per ben tre volte. Anche Barbara se ne accorge e mi consiglia maggiore attenzione. Proseguo l’ultimo tratto di camminata guardando dove metto i piedi.
L’arrivo alle macchine si preannuncia con l’inizio della strada asfaltata. Dopo poco arriviamo alle macchine dove possiamo cambiarci e bere acqua fresca dalla fontana. Mentre riprendo fiato vedo una figura conosciuta che guarda verso di me, gli sorrido e lui sorridendo mi riconosce e urla il mio nome ad alta voce. E’ Gaetano, abbiamo lavorato assieme per molti anni e raccontavo proprio di lui a Stefano, il mio ospite di auto, durante il viaggio d’andata. Gaetano oramai da anni vive a Rocca di Botte ed e’ proprio un piacere averlo incontrato. Ci salutiamo e rinverdiamo i ricordi comuni. Purtroppo non posso trattenermi quanto vorrei perche’ Stefano e il resto del gruppo sono quasi pronti e fremono per andare al bar di Camerata nuova per rinfrescarsi con una bibita.
Prendo commiato dal mio amico ritrovato e mi cambio velocemente. Ritroviamo tutti al bar gia’ sistemati con patatine e birra, come nelle migliori tradizioni.
Io per rinfrescarmi mi accontento di una bottiglietta d’acqua di cui sento proprio necessita’. Dopo il rinfresco ci si divide riprendendo ognuno la strada di casa propria.
Devo ringraziare tutto il gruppo per la fantastica giornata passata assieme ma in particolare ringrazio Stefano per la sua gentilezza e generosita’ che spero di poter ripagare alla prossima occasione.
Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Escursione Camerata Nuova – 10/06/2023
Prosegue la lenta esplorazione di questa grotta, avara di soddisfazioni ma prodiga di fango e freddo.
Ancora una volta siamo Luca e io a sfidare freddo e fango. E’ passato un tempo adeguato a “dimenticare” quel che abbiamo sofferto le volte scorse e siamo pronti a inzaccherarci di nuovo. Gabriele ci accompagna ma andra’ a cercare per la terza volta la buca di Frassigno.
Dopo le scorse infradiciate fangose Luca e io siamo corsi ai ripari. Non possiamo evitare il fango, ma con un “plasticone” sotto la tuta possiamo almeno fare in modo che il fango non arrivi fino ai vestiti trasmettendoci freddo. Il mio riparo plastico suscita l’ilarita’ dei miei amici, tanto che si impossessano della fotocamera per farmi una foto. Somiglio a un macellaio, dicono.
Sono ancora dietro a prepararmi e loro invece sono gia’ pronti. Li invito a lasciarmi terminare in pace e ad avviarsi alla grotta per predisporre le corde. Prontamente si avviano. Appena pronto, li seguo.
Sul prato trovo un bel mucchio di funghi. Chissa’ se sono commestibili. Nel dubbio mi accontento di fotografarli.
Luca toglie la copertura che protegge la grotta mentre Gabriele inizia a sistemare la corda.
Corda messa, mi avvio. Mentre sono ancora sul ciglio della grotta si avvicina un vispo signore che viene intrattenuto da Gabriele. Prima di scendere ancora faccio in tempo a far loro una foto e a sentire il signore mentre racconta a Gabriele che in questa piana quando lui era bimbo, almeno 70 anni fa, di doline non ce n’erano. Interessante.
Scendo per proseguire con l’armo. Il nido vicino il bordo sembra abbandonato, credo abbia terminato il suo compito di rifugio per i piccoli che ospitava. Speriamo sia andato tutto bene per loro.
Ultime indicazioni per Luca prima di proseguire.
Terminata la sistemazione delle corde con un sospiro mi stendo sul fango per scendere fino alla prima saletta dove poi urlo la libera a Luca. Oramai la saletta e’ invasa dai sassi. Faccio una foto all’ingresso del ramo laterale, ora ingombro e quasi occluso, appena scoperto era percorribile per alcuni metri.
Ecco Luca che arriva. Scendendo tira giu’ un bel sasso che per fortuna mi prende solo sul tallone del piede destro senza causare danni o dolori.
La sua attenzione nell’evitare di infangarsi mi fa sorridere. Nel prossimo cunicolo sara’ inevitabile, penso, quindi tanto vale togliersi subito il pensiero!
Quando siamo insieme ci liberiamo della attrezzatura appendendola su dei comodi spuntoni di roccia che sono da tempo stati eletti ad appendiabiti. Dopo questa necessaria operazione mi infilo nel cunicolo fangoso che oggi trovo in ottima forma. Devo attendere qualche minuto mentre Luca si prepara a passarmi lo zaino coi materiali e poi seguirmi.
Per ingannare il tempo faccio una foto ai due tipi di roccia che formano le pareti della grotta. Questo e’ il primo.
E questo il secondo. Questo penso sia il nostro amico calcare, l’altro, rossastro, non saprei dire.
Sento rumori fangosi provenire dal cunicolo. E’ Luca che arriva.
Appena siamo di nuovo assieme tiriamo fuori il materiale dallo zaino e facciamo i preparativi per andare a lavorare piu’ avanti. L’obiettivo di oggi e’ allargare il passaggio che porta alla sala nuova.
Per primo vado avanti io mentre Luca mi assiste e aiuta. E’ un lavoro non semplice date le dimensioni del cunicolo e la posizione in cui si deve lavorare, pero’ alla fine sembra si riesca a fare quanto si deve.
A questo punto torno alla saletta “base” e con qualche contorsionismo ci diamo il cambio. Luca va avanti e prosegue il lavoro di allargamento finche’ gli sembra percorribile. Penso proprio che questo passaggio dovra’ avere un nome del tipo: “l’incastro di Luca”, infatti la volta scorsa ha dovuto impiegare tutte le sue forze per uscire da quel passaggio.
Ora il passaggio e’ notevolmente piu’ agevole, per lui. Visto che la sala e’ accogliente e capiente impieghiamo almeno un’ora a liberare il cunicolo da tutti i sassi che vi avevamo accumulato. Questo anche per creare un gradino alla base della nuova sala che faciliti il passaggio al ritorno.
Terminata la sistemazione dei sassi scendo pure a tentare il passaggio. Non e’ propriamente larghissimo ma nemmeno impossibile com’era prima. Una volta dentro la sala, me la gusto. Ce la siamo veramente sudata!
La prima foto che faccio e’ per la prosecuzione, stretta come le precedenti. Come sempre la grotta si concede per meno di due metri, poi le pareti sembrano girare a destra. Possiamo solo iniziare il lavoro e sperare…
Luca si e’ messo seduto in attesa.
La seconda foto e’ per il soffitto della sala. Sembra esserci un arrivo d’acqua, probabilmente saremo in corrispondenza di un’altra dolina.
La terza foto e’ per l’infame passaggio che tanto ci ha fatto penare.
Proseguo con le foto costringendo Luca a sedersi accanto alla prosecuzione per avere un riferimento dimensionale.
Passiamo ancora un’ora circa a cercare di allargare ulteriormente il passaggio ma senza troppo successo. Mi arrampico di lato per togliere di mezzo un pietrone in bilico che va con fragore ad aggiungersi al nostro gradino per facilitare l’uscita.
La stanchezza e un poco di freddo iniziano a farci desiderare l’uscita. Oltre a questo il pensiero che Gabriele e’ fuori ad attenderci ci convince che e’ ora di prendere la via del ritorno. Il passaggio in salita de “l’incastro di Luca” non e’ agevolissimo, ma nemmeno proibitivo, magari lo miglioreremo la prossima volta.
Torniamo alla ex-saletta “base”, da oggi degradata a saletta di passaggio. Oramai l’uscita prevede una serie di azioni che sono sempre le stesse, le eseguiamo velocemente condendole con un nuovo bagno di fango.
Come previsto all’uscita troviamo il nostro amico ad attenderci.
Preso tutto il materiale, recuperate le corde e chiusa la grotta, andiamo a cambiarci.
A vedere cosi’ non sembra esserci troppo fango ma vi assicuro che ce n’e’ una rispettabile quantita’, tanto che dopo imbusteremo tutto per evitare di infangare anche l’auto.
Anche oggi Luca sembra adeguatamente stanco, vuol dire che anche oggi abbiamo fatto il nostro.
Mentre ci vestiamo aggiorniamo Gabriele di quel che abbiamo fatto e lui ci informa di aver finalmente trovato la grotta di Frassigno. Luca gli racconta anche di aver raccolto un po’ di sassolini da una pozza d’acqua che in origine era alla base della nuova sala, pozza d’acqua che ora purtroppo e’ scomparsa e sostituita da un cumulo di sassi. Vuole provare ad osservarli al microscopio. Ve li mostrero’ tra poco.
Ecco i primi, sul beige.
Ci sono poi questi “smeraldi”.
E poi ancora questi.
Interessanti. Chissa’ che un giorno qualcuno piu’ “studiato” di noi non possa dirci di cosa si tratta.
Ancora una giornata fangosissima ma interessante. La speranza che la grotta un giorno si sveli non ci abbandona. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 03/06/2023
Una giornata dedicata ai gamberetti di grotta ospiti della grotta di Falvaterra.
Oggi con Betta e Luna ci siamo trovati al punto di accoglienza della grotta di Falvaterra e insieme a Gabriele abbiamo seguito un seminario sui Niphargus e altri interventi.
Inizia a parlare Augusto come padrone di casa.
Segue poi l’intervento per alcuni aggiornamenti sulla tutela dei chirotteri per conto della Regione Lazio
Si prosegue con l’intervento sui Niphargus.
Ecco l’avvio della presentazione.
Si chiude con la presentazione di un bel libro…che naturalmente parla di grotte e dei suoi frequentatori, di tutte le specie!
Al termine delle presentazioni la gran parte dei convenuti si avvia alla grotta per una veloce visita alla parte turistica. Io Per questa volta me ne astengo. Vado invece a dare uno sguardo ai sentieri che si trovano poco lontano.
Al ritorno dalla visita alla grotta ci troviamo ancora tutti assieme per uno spuntino a base di prodotti locali. Dopo l’allegro pasto riprendiamo la via di casa.
Una bella giornata dedicata ad istruirci su aspetti poco conosciuti delle grotte e chi le abita. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Falvaterra – Seminario Niphargus – 21/05/2023
Ho partecipato a una escursione del CAI per visitare il Monte Aurunzo prima e Grotta Cola poi. Visto che in parte si parla anche di grotta…eccoci qua.
La mattina Marco mi preleva alla fermata metro e insieme andiamo all’appuntamento dove incontriamo Luisa e faccio la conoscenza con Paolo.
Dopo i saluti ci sistemiamo tutti nella macchina di Paolo e partiamo alla volta di Petrella Liri. Con il resto del gruppo abbiamo appuntamento al bar ristorante “Il Grifone”.
Dopo le presentazioni, i saluti e una colazione suppletiva ci spostiamo con le macchine vicino alla partenza del sentiero, ci prepariamo e via, zaino in spalla per la prima tappa della nostra escursione, la vetta del monte Aurunzo.
La salita parte subito decisa e si formano spontaneamente 2 sottogruppi, i giovani e allenati davanti, guidati da Luisa. Il resto del gruppo, tra cui io, leggermente indietro con un passo adeguato alle nostre possibilita’. Paolo e Marco potrebbero tranquillamente raggiungere il gruppo di Luisa ma gentilmente si alternano tra i due gruppi.
Il sentiero di dipana lungo il fianco della montagna e noi procediamo sotto il sole che oggi si annuncia scottante.
Arriviamo a una parete dentro un boschetto, ci fermiamo a tirare il fiato.
Via, si prosegue.
Ogni tanto faccio una foto al paese che si allontana.
In fila indiana saliamo verso la vetta.
Breve sosta per ricompattarci.
Lontano ancora qualche traccia di neve, forse sono le cime di Campo Staffi che arrivano a 1.800 metri o forse quelle del Monte Viglio che arriva a 2.150 metri, ma posso sbilanciarmi nelle ipotesi solo ora, a posteriori, curiosando sulle mappe online.
Il sottogruppo “veloce” si ferma ogni tanto per aspettare i “lento pede”, ora e’ Marco a guidarlo.
Uno degli innumerevoli massi che costellano il panorama e’ stato utilizzato per indicare le direzioni.
Arriviamo sulla cresta. Ora possiamo vedere anche l’altro lato che si affaccia sulla piana dove dovrebbero esserci tra gli altri anche Tagliacozzo e Avezzano.
Qua il sole e’ tutto per noi pero’ c’e’ un piacevole vento che ne stempera il calore.
Mi fermo a fare ancora una foto ai monti innevati provando ad avvicinarli con lo zoom della fotocamera.
Da queste parti devono essere molto affezionati alle croci, ogni tanto se ne incontra una, piu’ o meno in buono stato.
Il sottogruppo veloce e’ arrivato in vetta ma oramai anche a noi manca poco.
Si fa sosta, chi mangia un panino, chi riposa, chi lascia una firma nel “diario di vetta” conservato sulla croce. Io, dopo essermi cambiato la maglietta fradicia, mi lancio in qualcuno dei miei canti, ma le mie qualita’ canore non vengono apprezzate come si deve quindi mi rifaccio con una foto di gruppo a grande richiesta.
Vicino a Marco c’era la statua di una madonna. E’ stata abbattuta dalle intemperie o dalle intemperanze di qualche gitante, cosi’ Marco si presta a sostituirla per qualche momento.
Dopo la sosta si riparte.
Altra croce, questa messa forse perche’ cosi’ si vede dal paese sottostante.
In fila indiana si scende tutti assieme, ora e’ piu’ semplice tenere il passo!
Il sasso indicatore visto all’andata.
Breve sosta in una delle rare zone d’ombra.
Si prosegue, sempre in una ordinata fila indiana.
Alt, breve deviazione per prendere un sentiero alternativo che passa un poco piu’ in alto.
Ci siamo tutti? Ok, si prosegue.
Lungo il cammino trovo una penna dai bei colori, una delle ragazze che partecipa alla gita, Federica, ne riconosce la specie e me la dice. In cambio le consegno la penna in regalo.
La parete che costeggiamo ora e’ molto popolata da climber e ogni tanto facciamo sosta per scambiare qualche parola con loro.
Siamo di nuovo in paese.
Via rapina, forse non e’ il caso di passare di notte da queste parti…
Si scende lungo una strada e a quanto capisco ora ci stiamo dirigendo verso la seconda meta di questa escursione, grotta Cola.
Eccoci all’inizio del sentiero. Anche se sono anni che ne sento parlare non sono mai stato a grotta Cola quindi sono curioso di scoprirla.
Ma la grotta si fa desiderare e bisogna sudarsela in tutti i sensi. Il sentiero per arrivarci e’ in forte pendenza, inoltre il sole ha iniziato a scaldare l’aria e in alcuni tratti scotta per bene. Fatto sta che uno del gruppo a tre quarti della salita decide di non potercela fare e molto a malincuore, partecipava all’escursione proprio per la grotta, chiede di poter tornare indietro. Paolo ed io lo accompagniamo.
Lo faccio con piacere ma avrei dovuto essere piu’ accorto e fare una sosta intermedia per bere e mangiare qualcosa. La seconda salita per andare alla grotta la soffro parecchio e quando mi ricongiungo al resto del gruppo devo assolutamente provvedere a dissetarmi.
Mentre riprendo fiato il resto del gruppo, che nel frattempo ha fatto pausa pranzo, si arma di casco e parte per l’esplorazione ipogea.
Per parte mia cambio la seconda maglia, ne metto una terza asciutta, bevo un buon mezzo litro d’acqua, mangio qualcosa e poi mi sento pronto a raggiungere il gruppo. Indosso il casco e vado.
Come detto, non conosco la grotta e per ora del gruppo non vedo traccia. Vado avanti lentamente per il percorso che mi sembra il piu’ probabile fermandomi spesso a fare foto. Dopo l’ingresso la grotta sembra svilupparsi in salita, probabilmente e’ una risorgenza fossile. Ogni tanto l’orma fresca di uno scarpone mi conferma che sono nella giusta direzione.
Concrezioni ce ne sono, peccato che la maggior parte siano polverose e coperte dal grigio del tempo. Alcune stalagmiti hanno i segni piu’ chiari di una stillicidio ancora presente.
Proseguo camminando e fotografando.
Arrivati su in cima sento voci amiche. Eccoli. Subito faccio una foto anche a loro.
Non ho tempo per guardarmi in giro, Marco mi dice che ci sono alcuni cunicoli piu’ stretti che oggi non visiteremo ma ora torniamo indietro per andare al secondo ramo.
Durante la discesa ne approfitto per mettermi in coda al gruppo e tentare qualche foto.
Lassu’ c’e’ un vuoto e un buio interessante, sara’ stato visto?
Per arrivare al secondo ramo si scende da dove siamo saliti tornando verso l’ingresso poi si prende a destra nei pressi della parete e si inverte direzione continuando a scendere. Questo ramo sembra piu’ recente del precedente e forse e’ un nuovo percorso preso dall’acqua nel corso della genesi della grotta.
Le concrezioni anche se sempre ingrigite hanno un aspetto meno polveroso.
Un passaggio basso porta all’ambiente dove ci fermeremo.
Eccoci arrivati.
Intorno a noi qualche bella pozza d’acqua.
Una bella colata con colonna.
Capelli d’angelo in via d’accrescimento.
Provo a fare sfoggio delle mie scarse conoscenze ipogee illustrando al gruppo quello che stanno osservando. Mi ascoltano ma senza replicare con domande o curiosita’, probabilmente Luisa e Marco li hanno gia’ resi edotti in materia.
Ancora una vaschetta.
Un gruppo di concrezioni dalla forma bizzarra, eccentrica direi.
Terminata anche la visita al secondo ramo si ritorna verso l’ingresso.
Breve briefing prima di ripartire. Intanto io ricompongo lo zaino ritirando le maglie bagnate che avevo lasciate stese al sole. Il ragazzo, perche’ siamo tutti ragazzi, alla mia destra ne approfitta per annunciare che oggi e’ il suo compleanno e che tornati al paese vorrebbe festeggiare con noi. La nostra approvazione e’ corale.
Si scende.
Ecco Luisa, anche se siamo stati a pochi metri tutto il giorno ho avuto poche occasioni per importunarla con la fotocamera.
L’immancabile quanto utile cartello che ci dice dove siamo.
Eccoci dunque al bar per festeggiare il compleanno con birra e patate fritte a volonta’. Ne approfitto per un giro di foto di tutto il nostro allegro gruppo.
Il festeggiato lo riprendo due volte…e’ il festeggiato!
Purtroppo per me ricordare i nomi e’ sempre un problema e una sola escursione non basta per impararli…
…quindi posso solo testimoniarvi simpatia e il piacere che ho avuto di “escursionare” con voi, sperando di rivedervi presto e spesso.
Un bel giro con tante belle persone, la visita a posti che non conoscevo e anche una grotta interessante.
In conclusione una bella giornata, grazie a tutti per averla resa speciale. Alla prossima.
Angelo, Gabriele, Linda, Luca ed io all’annuale campo di vicino alla grotta della Sibilla.
Venerdi’ 28 Aprile – Il viaggio d’andata
La sera del venerdi’ si parte, o meglio Gabriele, Luca ed io partiamo mentre Linda e Angelo ci raggiungeranno domattina.
Gabriele passa a casa da me e Luca ci raggiunge. Stavolta non mi sono regolato ed esco di casa con il solito zaino piu’ 4 bustone piene zeppe. Una volta stipato il mio bagaglio nei sedili posteriori dell’auto rimane appena lo spazio per Luca. Per sentirmi meno in colpa una delle buste la tengo davanti, ma serve a poco.
Il viaggio e’ lungo, alla fine impiegheremo quasi 2 ore e mezza. Con mia somma sorpresa ad un certo punto del viaggio passiamo per le terme di Cotilia. Davanti alle terme c’e’ una allegra sfilata di chioschi e molti di questi vendono generi alimentari tra cui anche la porchetta. Visto che e’ quasi ora di cena propongo di fare una sosta per mangiare qualcosa.
La proposta viene prontamente accettata quindi fermiamo l’auto davanti al chiosco piu’ promettente. In breve siamo muniti di succulenti panini con la porchetta e prendiamo posto ad un tavolo.
Luca procrastina la cena per andare a dare uno sguardo alle terme. Lo seguo.
Luca, che ne sa tante, mi dice che questi laghetti di acque termali sono chiuse perche’ ci sono emissioni di gas venefici o comunque pericolosi. In effetti lo stato rugginoso del guardrail sembra confermare che qua l’aria perlomeno e’ corrosiva.
Dopo aver fatto conoscenza con le terme torniamo al tavolino dove Gabriele ci ha atteso pazientemente sbocconcellando il suo panino. Lo imitiamo senza perder altro tempo.
Dopo cena ripartiamo e accompagnati dalla sera che scende arriviamo alla zona del campo. Una volta parcheggiato vicino a dove monteremo le tende andiamo dove e’ stato allestito il tendone-mensa che sara’ il cuore del campo nei prossimi giorni.
Qua incontriamo alcuni amici che hanno appena terminato il montaggio dei tendoni e subito si parte con saluti e chiacchiere speleo.
Ecco il tendone-mensa, in fondo se ne esce per entrare in quello che funge da cucina, piena di tante cose buone.
Tra una chiacchiera e l’altra parliamo anche della visita che faremo domani in grotta. Dentro al tendone-mensa c’e’ un pannello con il rilievo della grotta e ne parliamo a lungo consultandolo. Non conoscendo molto bene la grotta avevo ipotizzato di fare una traversata entrando dall’ingresso basso e uscendo dall’ingresso alto. Pero’ Carlo, che la conosce bene me lo sconsiglia, la parte di grotta vicino all’ingresso alto e’ stretta e i pozzi scaricano parecchio.
In alternativa propone il “Giro del ghiro” che e’ piu’ tranquillo. Me lo mostra sul rilievo, e’ disegnato staccato dal resto, in alto a sinistra. Carlo lo descrive e poi aggiunge che non e’ sicuro che sia completamente armato, conclude con un profetico “al massimo ritornerete indietro per dove siete venuti”. Mi lascio convincere, quindi e’ deciso, domani sara “Giro del ghiro”.
Dopo altre chiacchiere speleo condite con un aperitivo a base di vino, qualche fetta di lonza e pane di Terni rigorosamente senza sale prendiamo commiato e torniamo alla macchina per poi montare le tende e goderci un buon sonno.
Sabato 29 Aprile – Inizio ufficiale del campo, andiamo in grotta
Non dormo benissimo, mi sveglio in piena notte per il freddo, non posso credere alle mie ossa ma devo prendere atto che il mio caldissimo sacco a pelo dopo oltre trent’anni di onorato servizio inizia a cedere le armi.
Alle 6 e’ oramai giorno e io sono sveglissimo. Esco dalla tenda e do’ inizio alla giornata. Subito recupero la fotocamera per immortalare le nostre tende, per ora quasi le sole. In lontananza si vede un monte parzialmente rischiarato dal sole ma qua da noi il sole, se arrivera’, non lo fara’ prima di qualche ora.
Mi avvicino al tendone e continuo a fare un giro di foto. La prima per inquadrare la zona della grotta. E’ in quella zona di bosco dove si vedono molti alberi abbattuti, l’ingresso, mi hanno detto, e’ nei pressi del bordo sinistro della zona di alberi crollati.
La valle a sinistra, la grotta si sviluppa sul fianco destro, chissa’ dove.
Ancora la montagna “assolata”, ora la striscia di luce che la rischiara e’ salita parecchio.
Facendo tutti i preparativi vicino alla tenda ho fatto rumori vari cosi’ anche Gabriele si e’ svegliato. Ha resistito in tenda ancora per un’ora ma ora e’ qui, gia’ pronto per la passeggiata di ricognizione che intende fare. Luca invece continua a resistere in tenda.
Pian pianino il campo si anima. Il capo-cuciniere detto Pota ancora manca ma per consenso popolare ottengo il via libera per preparare il caffe’, quindi mi attivo. Entro in cucina e mi impossesso della enorme moka, la apro, la pulisco e vado alla fontana a riempirla d’acqua. Strada facendo saluto Alessio e Manuel che stanno uscendo ora dalla tenda.
Caffe’ fatto, lo degusto continuando ad ammirare il panorama, ecco laggiu’ le nostre tende.
Dopo il caffe’ e qualcosa di colazione torniamo alle tende a vedere se Luca e’ sveglio. Lo troviamo pronto, ora non rimane che attendere l’arrivo di Linda e Angelo.
Eccoli! Intorno alle 9, come promesso, arrivano i rinforzi. Sono in viaggio da parecchio ma sono carichi e pronti al cimento ipogeo.
Senza perdere altro tempo ci prepariamo pro-grotta e torniamo al campo tutti bardati. Nel frattempo sono arrivati altri speleo e anche loro si sono preparati. Tra l’altro il nostro gruppetto del “Giro del ghiro” ha acquisito un componente, anche Alessio verra’ con noi.
Prima di partire c’e’ una lunga sosta. Non si riesce a capire se il pozzo d’ingresso sia armato o meno. Dopo una consulenza telefonica viene appurato che non e’ armato e dopo una ricerca corale troviamo il materiale per armare. Affibbio lo zaino con il materiale a Luca, che deve fare allenamento, e partiamo. Anche Gabriele viene con noi, poi all’ingresso proseguira’ per la sua ricognizione.
La salita in verita’ me la ricordavo meno in salita, parto sparato e infatti a nemmeno un terzo ho gia’ un fiatone da record e sbuffo come un mantice bucato. Mi fermo a fare foto per recuperare almeno una parvenza di dignita’.
Fedele alle indicazioni ricevute raggiungo la macchia di alberi abbattuti e mi tengo alla loro destra. Mentre arranco verso la parete una voce amica da dietro ci indica che l’ingresso e’ piu’ a sinistra. Correggo la direzione.
Angelo e Luca in virtu’ della loro giovanile prestanza fisica arrivano prima di me. Visto che stranamente ne ho ricordo, descrivo loro meglio che posso cosa devono cercare per trovare l’ingresso.
Ancora pochi metri seguendo la parete e troviamo finalmente l’ingresso. Mi siedo a recuperare il fiato e a sbollire un poco dal sudore. Anche gli altri man mano arrivano e iniziano i preparativi.
Ancora Luca e Angelo sono i primi a essere pronti.
In attesa che il sudore la finisca di colare giu’ per la mia schiena prendo la corda ed inizio ad attrezzare per scendere. Uno dei ragazzi che e’ salito con noi mi dice che solitamente armano la partenza in alto a destra, fanno un deviatore esterno a sinistra, un frazionamento dopo circa 3 metri e poi fino a giu’. Lo ascolto e poi…faccio come mi pare! In pratica faccio la partenza a sinistra poi metto un deviatore dentro quasi alla stessa altezza. Mi sporgo per controllare, la corda non tocca e arriva fino in fondo, andra’ bene?
Mando giu’ Angelo per primo per controllare. Il deviatore non e’ semplicissimo da passare ma poi si arriva giu’ senza problemi. Anche Angelo conferma che la corda non tocca. Andata.
Nel frattempo arriva anche il gruppo degli esploratori tra cui riconosco Federico e Paolo. Andranno a lavorare in una zona della grotta di cui ho gia’ scordato il nome.
Si inizia a fare la fila per entrare. Vado allo zaino per terminare la vestizione e sostituire la maglia fradicia con una asciutta.
Gabriele e’ ancora con noi e fa da comitato d’accoglienza ai nuovi arrivati.
Intanto io mi preparo e poi torno vicino all’ingresso. Linda sta partendo ora e ne approfitto subito per una foto.
Anzi, visto che ci sono gliene scatto una sequenza durante la discesa.
Eccola mentre passa nella zona oscura.
Arrivata.
Visto che son la’ e sono pronto rubo il posto a chi era in attesa e scendo anche io. Alla base del pozzo c’e’ una saletta, che non ricordavo affatto, poi un pertugio laterale che porta alla sala terminale del pozzo. Proprio la sala che ricordavo, quella dove c’e’ la temutissima strettoia in salita. Noi pero’ oggi non la affronteremo perche’ anche il “Giro del ghiro” parte da la’ ma va verso il basso. Una simpatica mappa con il classico “voi siete qua” ci permette di ripassare il percorso.
Dalla saletta sopra sono sceso senza corda. Il passaggio e’ facilmente disarrampicabile ma una corda e’ sempre meglio ci sia. Un’anima buona si occupa di sistemarla al mio posto.
Rapidamente il nostro gruppetto si compatta e partiamo per il giro. Dalla saletta si va verso il basso per un pertugio a lato sul pavimento. Quando lo passo penso sia stretto ma solo perche’ non so cosa viene dopo! Scendiamo lungo un meandrino stretto fino alla partenza di un bel pozzo da 25 metri circa. Il pozzo e’ grande, e’ maestoso, ma la partenza e’ un buco infimo dove anche con l’aiuto della gravita’ entro a fatica. Penso oziosamente, per fortuna non dovro’ ripassarlo in salita altrimenti sarebbero guai.
Al frazionamento subito dopo lo stretto mi fermo ad ammirare un chiodo da roccia piu’ vecchio di me e aspetto che arrivi Linda per darle una mano se serve.
Eccola che arriva. Passa senza problemi. Intanto io passo il frazionamento.
Quando siamo vicini le chiedo di aspettare al frazionamento, dare assistenza a chi la segue e di dirgli di seguire il suo esempio a sua volta. Dopo queste raccomandazioni parto per la discesa.
Quasi in fondo al pozzo trovo un deviatore con un moschettone di quelli ovali da ferramenta che deve avere la stessa eta’ del chiodo da roccia visto sopra. E’ arrugginito per bene, devo lottare con lui almeno un minuto per farlo aprire ma alla fine lo convinco. Il pozzo prosegue in appoggiata sulla mia destra. Pochi metri e sono arrivato, urlo la libera e mi guardo attorno. Sono in una sala allungata col soffitto che si perde nel buio. In fondo, dalla parte opposta rispetto a dove sono arrivato parte una corda in risalita. Nel frattempo vedo Linda che arriva al deviatore domato.
Eccola arrivata. Attendiamo gli altri.
Per ingannare l’attesa Linda mi offre un poco di frutta secca che accetto volentieri.
Quando siamo riuniti alla base della risalita prendo atto che e’ arrivato il momento di affrontarla. Non mi fido molto delle risalite di cui non conosco la “storia” per cui ho approfittato dell’attesa del resto del gruppo per studiarla. Saranno un 15 metri, il primo tratto di circa 10 metri porta ad un frazionamento doppio, non ne vedo lo stato ma il fatto che sia doppio gia’ mi rincuora. La corda non sembra messa male. Vabbe’, andiamo, magari la sfango pure questa volta!
Al frazionamento vedo gli attacchi, sia l’asta dei fix che i dadi e le placchette sono molto molto arrugginiti. Il bello e’ che proprio accanto ci sono 2 fix quasi nuovi. Per qualche istante sono tentato di svitare i dadi e spostare gli attacchi ma non sono certissimo che la cosa sia fattibile, il rischio e’ che mi rimanga in mano qualcosa. Meglio non rischiare. Avverto i miei amici che gli attacchi non sono al meglio delle condizioni e di non sollecitarli troppo.
Continuo a salire fino alla fine della risalita. Urlo la libera e aspetto i miei amici.
La grotta prosegue stretta fino a un pozzetto di 5 metri. Gli attacchi sono a posto ma il nodo “tira” su un attacco solo, mi sistemo per alzarmi e poterlo assestare, poi scendo, subito seguito da Linda.
Visto che son comodo mi sistemo per fare una foto a chi arriva.
Ecco Angelo.
Arrivato anche lui.
E’ il turno di Alessio.
Mentre faccio le foto chiedo ad Angelo di dare uno sguardo intorno. In effetti c’e’ poco da cercare perche’ a qualche metro da noi fa bella mostra una corda che risale. Deve essere la seconda risalita di cui parlava Carlo ieri sera. Mi perdo nel contemplarla e il povero Luca ne fa le spese perche’ mi dimentico di fargli le foto.
Questa risalita e’ piu’ breve e mi sembra che gli attacchi siano in migliori condizioni rispetto a quelli della risalita precedente. Salgo. Al frazionamento faccio una foto ai miei amici.
Mi sistemo e aspetto che arrivi Linda.
Lo spazio all’arrivo della risalita non e’ molto quindi vado avanti a dare uno sguardo. Non dovremmo essere lontani dal punto in cui incontreremo il pozzo Eku.
Dopo un saltino da un metro facilmente arrampicabile mi ritrovo alla base di un ambiente, una spaccatura il cui soffitto si perde nel buio, chissa’ se e’ gia’ stata esplorata. Una freccia indica la direzione da prendere.
Anche da qua riesco ad intravedere chi e’ ancora sotto la risalita.
Anche Linda e’ arrivata e si mette comoda ad aspettare gli altri.
In rapida sequenza salgono tutti, questo se non erro e’ Angelo.
Come dicevo il soffitto si perde golosamente nel buio e mi mette gran curiosita’.
Ecco Angelo che supera la piccola arrampicata per arrivare dove siamo noi.
Questo indubbiamente e’ un punto di rilievo e sospetto si tratti del caposaldo numero 13! Peccato che la numerazione dei capisaldi non sia stata riportata sul rilievo.
Arriva anche Alessio.
…e buon ultimo Luca. A Luca come sempre ho mollato il mio zaino, con la scusa che lui e’ giovane e deve fare esperienza gli lascio volentieri questa incombenza, almeno finche’ non mi mandera’ a quel paese.
Quando siamo tutti vado avanti per il pertugio indicato dalla freccia in nerofumo. Ci ritroviamo in un’ampia sala con stillicidio e una simpatica mappa a ricordarci dove siamo. Come pensavo, siamo nelle vicinanze del pozzo Eku, sembra fatta, si scende un altro poco, si risale fino ad intercettare il pozzo e poi si prosegue verso l’ingresso. Facile.
Una datata freccia indica la direzione. Prima di ripartire Linda decreta che e’ l’una passata, e’ ora di pranzo e conviene mangiare qualcosa. Tutti noi possiamo far altro che concordare, cerchiamo un posto comodo e ci sediamo. Linda gentilmente condivide due mezzi panini con me, per una volta che avevo comprato cibo da portare in grotta…l’ho lasciato fuori, al sicuro dentro la tasca del giacchetto.
La sala ha pareti verticali che scompaiono in alto. Da un lato pende una corda, non raggiungibile, che sembra troncata malamente, chissa’ da dove viene.
Luca approfitta della pausa pranzo per fare qualche foto, cosi’ anche io ho l’occasione per fare finalmente una foto a lui.
Dopo il lauto pasto (grazie Linda!) ripartiamo. Come indica la mappa iniziamo a scendere.
La giustezza della direzione presa ci viene confermata dalla presenza di una corda. Vado a tirarla a me per montare il discensore ma non riesco. La corda e’ tesa. Metto la luce al massimo e controllo, si e’ incastrata alla base del pozzetto da scendere. Provo a scuoterla con vigore ma lei resiste, nulla da fare. Non posso dargliela vinta cosi’, riguardo il pozzetto con occhio critico e mi rendo conto che posso disarrampicare facilmente. Avverto i miei amici di attendere e poi vado. In effetti e’ abbastanza semplice, arrivo dove la corda e’ incastrata, la libero e urlo la libera ai miei amici.
Ben presto siamo una sala con il pavimento fangoso e un camino che scompare verso l’alto.
La parete da salire per arrivare al pozzo Eku e’ qua, davanti a noi pero’…non c’e’ la corda!
Cerchiamo ovunque ci sembra possibile trovare un passaggio alternativo. Non ne troviamo. Luca ci indica delle pedate impresse nel fango delle pareti a picco ad un paio di metri d’altezza, le seguiamo con lo sguardo sconsolato, sono la conferma che li’ doveva esserci una corda che non c’e’.
Risalgo il pozzetto appena sceso per valutare soluzioni alternative. C’e’ un passaggio in alto che permetterebbe di avvicinarsi alla fine della risalita e quindi al pozzo Eku ma ci sono almeno un paio di metri di passaggio orizzontale, esposto e senza appigli che sconsigliano vivamente il tentativo.
Guardiamo ovunque, io vado per un pertugio laterale, Luca per un altro. Ci ritroviamo ad illuminarci reciprocamente ma ne risulta nulla di utile per noi.
Dopo una mezz’ora di “studio matto e disperatissimo” nella ricerca di un passaggio che ci permettesse di completare il “Giro del ghiro” dobbiamo arrenderci all’evidenza. Lo dico ad alta voce per renderlo reale: “Ragazzi, dobbiamo tornare indietro”. Questo vuol dire che dovremo gustarci di nuovo tutte le strettoie fatte all’andata ma con l’aggravante di doverle fare in salita. Un sospiro, un ultimo sguardo al pozzo Eku di cui vediamo la corda irraggiungibile e poi via.
Anche se non proprio allegramente affrontiamo con rassegnazione i “comodi” passaggi che avevamo salutato poco prima.
Il divertimento non manca di certo.
Ecco Angelo in uno dei pochi punti in cui c’e’ spazio a sufficienza per non stare in fila indiana.
Scendo la ex-risalita facendo sempre attenzione a non forzare troppo sugli attacchi “ruzzinosi”.
Aspetto che arrivino gli altri, intanto vado col pensiero al P25 da salire con il suo arrivo stretto.
Tutto sommato fino al pozzo da 25 va benone. Il percorso ancorche’ stretto e’ facile da seguire. Quando arrivo al pozzo da salire aspetto che il gruppo si ricompatti poi mi metto l’anima in pace e vado. All’arrivo in cima al pozzo come pensavo mi ritrovo a faticare per trovare il modo di passare. Gia’ per far passare lo sterno oltre lo stretto devo rimanere in apnea forzata. Tento prima in un verso, poi mi giro, finalmente dopo molti tentativi trovo dei buoni appoggi per i piedi e forzando parecchio riesco a passare col petto. Anche il croll contribuisce non poco nell’ostacolarmi ma con qualche strattone ad arte passa pure lui. Ne sono fuori!
Preso dal passaggio della strettoia non me ne sono accorto ma e’ passata piu’ di mezz’ora da quando sono partito per salire il pozzo. I miei amici ora sono preoccupati dal mio prolungato silenzio e mi urlano di dare loro notizie. Li tranquillizzo mentre termino di riprendere fiato e urlo loro la libera. Mi metto comodo ad aspettare che arrivino.
Per prima sale Linda.
Ne approfitto per farle alcune foto.
Eccola nel momento del passaggio, non ha particolari problemi nel passare la strettoia.
Le dico di aspettare che arrivi Angelo e di aiutarlo con lo zaino. Le chiedo anche di dire ad Angelo di fare la stessa cosa con Alessio e di dirgli di aiutare a sua volta Luca.
Mi sposto piu’ in alto e li vedo tutti passare la strettoia senza difficolta’. Ne sono sollevato nonostante un piccolo principio di invidia.
Siamo vicini al punto da cui siamo partiti. Da sopra inizio a sentire voci di altri speleo che molto probabilmente aspettano il loro turno per affrontare la strettoia in salita.
Un ultimo passaggio fetente prima di arrivare al punto di partenza. Linda cerca di affrontarlo come meglio puo’ ed io magnanimamente la lascio provare.
Quando vedo che non riesce le consiglio mettersi a pancia in giu’, di sollevarsi fino a incastrare una gamba in una spaccatura laterale che le permetta di mettersi in orizzontale rispetto al passaggio. Una volta capito il metodo il passaggio e’ piu’ semplice. Le dico di aiutare chi arriva mentre io vado nella saletta a vedere a chi appartengono le voci che sento.
In attesa di essere tutti insieme mi fermo a salutare gli speleo che stanno affrontando la strettoia in salita. Almeno uno di loro lo conosco di vista e scambiamo qualche parola. Intanto arriva Angelo e poi tutti gli altri.
Siamo di nuovo tutti assieme e alla partenza del nostro giro incompleto. Valutiamo il da farsi, tra una cosa e l’altra siamo in grotta da appena 5 ore e potremmo fare un altro giro. Se ne parla. Linda dice che anche se non e’ stanca per lei basta cosi’. Angelo dice che continuerebbe volentieri ma prima deve uscire a fumare. Luca e Alessio sono freschi come fossero appena entrati in grotta e sarebbero disponibili a continuare. Per parte mia penso che se esco ora difficilmente rientrero’.
Alla fine e’ deciso, usciamo tutti.
Manca solo il pozzetto d’ingresso. Per fare bella figura in uscita, riprendo lo zaino a Luca. Vanno avanti Linda e Angelo e salendo mi confermano quello che avevo immaginato…chi e’ sceso dopo di noi ha completamente cambiato l’armo riportandolo “come doveva essere”, col suo frazionamento intermedio e la partenza dal lato opposto. Lo dico solo per dovere di cronaca, il mondo e’ bello perche’ e’ vario e ognuno puo’ sistemare le cose come piu’ gli danno sicurezza, a patto di non dare disagio ad altri.
Siamo fuori. Quello che segue succede per caso e sono contento che sia successo.
Come dicevo, siamo fuori a riprendere fiato quando vediamo delle persone, indubbiamente speleo, che si avvicinano alla grotta. Li accogliamo pensando debbano entrare ma sbagliamo, l’allegra comitiva e’ diretta a un posto chiamato “Orecchio”, poco piu’ in alto, ci dicono. Ne avevo gia’ sentito parlare ieri ed ero rimasto incuriosito. Sentire la loro destinazione e decidere di seguirli e’ tutt’uno. Anche i miei amici si convincono facilmente quindi partiamo in coda al gruppetto. I nostri accompagnatori arrivano alla parete poi girano verso destra dove questa digrada offrendo un passaggio per salire e superarla. Si perde qualche minuto perche’ le nostre guide non riescono a mettersi d’accordo sulla via migliore da seguire e se mettere una corda o meno. Da bravi ospiti aspettiamo pazientemente che decidano il da farsi poi proseguiamo. La salita non e’ semplicissima ma nemmeno proibitiva e in qualche minuto siamo oltre la parete.
Qua con mio stupore arriviamo ad un tratto in piano, dopo una decina di metri la parete riprende con pareti verticali che si aprono a formare una imponente insenatura la cui apertura e’ parzialmente nascosta da un parallelepipedo di roccia che emerge in mezzo al tratto in piano…con molta fantasia probabilmente l’insieme puo’ ricordare un orecchio. In ogni caso e’ una struttura maestosa e molto interessante.
Entriamo subito a dare uno sguardo all’interno.
Sulla destra c’e’ un bel buco, chiaramente scavato da qualche speleo e dentro si puo’ vedere un ampio ambiente. Uno dei nostri accompagnatori mi dice che oltre all’ambiente che ho visto hanno trovato nulla. Visto che per scendere probabilmente servirebbe una corda mi rassegno a lasciarlo perdere.
Continuando a girare in senso antiorario lungo le pareti incontro un passaggio alto in cui Angelo sta cercando di arrivare in arrampicata, vado oltre. Arrivo al buco successivo appena in tempo per vedere Alessio che vi scompare dentro. Incuriosito gli chiedo se continua e lui, quasi scomparso alla vista, mi risponde di si.
Che fare? Ci penso su un decimo di secondo e poi lo seguo. Il posto e’ strettino ma riesco a passare abbastanza facilmente, chi ha allargato qua ha fatto un buon lavoro togliendo ne’ troppo ne’ troppo poco. Raggiungo Alessio e proseguiamo assieme. Scendiamo una trentina di metri in questo cunicolo fino ad arrivare ad un punto in cui si restringe a diventare una fessura abbastanza stretta. Sotto di noi c’e’ un tratto verticale di circa 3 metri e poi si intravede la partenza di un meandro con dimensioni ragionevoli. Per passare la fessura verticale troviamo una corda e una scaletta. Gia’ questo ci fa capire che volendo proseguire, al ritorno la risalita di questo punto sarebbe una prova impegnativa, almeno per me. Vedo pero’ che anche Alessio e’ titubante. Dopo un rapido consulto decidiamo di tornare indietro.
La salita per uscire e’ meno agevole dell’andata. In un punto particolarmente stretto riesco a dare una sonora botta al casco, sul davanti. Sento un rumore strano ma lo attribuisco alla roccia che mi circonda. Avanzo ancora un poco districandomi dallo stretto. Al passo successivo vado ad appoggiare la mano in prossimita’ di un appiglio quando noto un frammento di vetro che brilla illuminato dal mio led. Lo scanso pensando che e’ proprio una cosa curiosa trovare un minuscolo vetro in grotta.
E’ quando arrivo fuori che realizzo. Per abitudine, quando devo spegnere la luce poggio un dito sul vetro della lampada poi lo sposto all’interruttore. Serve a poco ma e’ un modo come un altro per farlo anche se dovessi trovarmi al buio. Faccio come sono abituato, questa volta pero’ trovo la sorpresa, al posto del vetro che protegge il led trovo un buco. Subito realizzo che i frammenti di vetro visti in grotta li avevo prodotti io! La visita al condotto uditivo dell’orecchio mi e’ costata cara. Con un sospiro rassegnato archivio la cosa e continuo la perlustrazione del posto.
Tornando indietro trovo che Angelo e’ arrivato su, ha trovato un buco non praticabile e ora vuole scendere con la corda. Visto che l’ha gia’ sistemata mi offro come contrappeso legandomi all’imbrago un capo della corda.
Pochi secondi e siamo di nuovo tutti assieme a commentare la bellezza del posto.
Bello si, pero’ ora inizia a fare freddo, e’ ora di tornare. Avevo chiesto a Luca di prendere il punto all’ingresso dell’orecchio, visto che lo rivedo ora gli chiedo conferma. L’ha fatto, ottimo. Possiamo avviarci.
Tornando, sulla parte terminale della parete vedo un’altro buco. Uso Linda come riferimento per documentarlo con una foto. Dopo mi avvicino a curiosare, dentro sembra esserci un pozzo, nemmeno tanto piccino. Si sente pero’ un leggero tanfo di putrefazione. Le nostre guide dicono che e’ stato esplorato ma conduce da nessuna parte.
Siamo al limite della cengia, dobbiamo solo scendere giu’, un ultimo sguardo all’Orecchio e via.
Laggiu’, lontano, il tendone-mensa promette cose buone, c’e’ anche un timido raggio di sole a rendere il tutto ancora piu’ desiderabile.
Seguo Manuel che scende veloce come una capra di montagna.
Ci avviciniamo al campo.
Linda e Angelo hanno i piedi che vanno da soli.
Anche il resto del gruppetto dell’Orecchio ci segue in ordine sparso.
Dopo essersi cambiato Luca si concede un bisognino, potevo non disturbarlo con una foto?
Messi gli abiti asciutti siamo pronti per affrontare la serata di baldoria. Sotto il tendone ritrovo Gabriele, Roberto e tanti altri. Si formano aggregazioni spontanee che poi si sciolgono per riformarsi poco piu’ in la’, il tutto accompagnato da bei bicchierozzi di vino.
Appena fuori dal tendone alcuni valorosi stanno attrezzando la copertura per il fuoco dove verra’ cotta la carne alla brace. Con piacere vedo anche il “coso” per cuocere gli arrosticini, il mio stomaco brontola di approvazione.
Federico torna dalla esplorazione, subito lo raggiungo, dobbiamo fare una foto da mandare a Sgrunge tanto per farle venire voglia di andare in grotta. Ciao Sgrunge, a presto!
Ritorno al tendone dove mi aggiro ascoltando qua e la’.
Tra uno stuzzichino e qualche bicchiere di vino scende la sera, arriva ora di cena. Per la pasta riesco a far mio un generoso piatto che mi sazia alquanto. Purtroppo la carne arriva tardi, quando oramai la stanchezza e il vino mi hanno finito. Iniziano a passare gli arrosticini e riesco ad abbrancarne uno al volo. Dopo l’arrosticino consolatorio pero’ mi dichiaro finito e me ne vado alla tenda. Fine della giornata.
Domenica 30 Aprile -Ricerca Buca di Terzone e rientro.
Visto il freddo sofferto la notte precedente stavolta vado in tenda con un supplemento di copertura e devo dire che dormo molto meglio, complice forse anche il vino e la stanchezza. Naturalmente alle 6.30 sono in piedi e dopo aver sbrigato le mie faccende mattutine mi dedico al laborioso smontaggio della tenda. La mia tenda e’ una di quelle malefiche che chiamano 2″ (due secondi). In pratica ci metti si 2 secondi ad aprirla ma poi mediamente un 2 ore per chiuderla, una vera dannazione! Oggi pero’ affronto il cimento con cuore leggero, qua vicino c’e’ Angelo che e’ esperto di queste tende e so che in caso di disperazione posso chiedere aiuto.
Invece inaspettatamente la tenda si lascia chiudere senza troppa fatica e quasi al primo tentativo. Alla fine faccio una foto contemplando il posto sgombro tra la tenda di Gabriele e quella di Luca dove poco prima c’era la mia.
Il rumore che faccio nello smontaggio sveglia Gabriele, benone, cosi’ posso chiedergli le chiavi della macchina e riporre tutti i miei bagagli.
Oggi il tempo non promette bene. Gabriele che e’ informatissimo sul meteo dice che a ora di pranzo piovera’. Intanto le nuvole basse sembrano voler arrivare fino a noi. Faccio un giro di foto per paragonarle a quelle di ieri.
Nuvoloni grigi, bassi e compatti.
Intanto il campo inizia a risvegliarsi. I cucinieri non sono ancora in attivita’ quindi mi faccio coraggio e preparo il caffe’ con la solita moka gigante. Un corroborante bicchiere abbondante di caffe’ bollente e’ il mio premio, lo accompagno con una bella fetta di pane e nutella che non guasta. Anche Angelo e’ sveglio, tra poco lui e Linda si uniranno con Manuel e Alessio per tornare in grotta. Luca preferisce fare una passeggiata mentre Gabriele ed io andremo a cercare la “buca di Terzone”, ma solo dopo aver trovato un bar per fare colazione.
Pian pianino il campo si popola di speleo pronti a partire.
Il braciere per ora e’ inattivo pero’ magari per pranzo riaccenderanno il fuoco.
Prima di andare via con Gabriele prendiamo accordi con Luca per rivederci a mezzogiorno qua al campo, poi passiamo ai saluti. Passando faccio foto ai nuovi amici, pero’ solo di Katia ricordo il nome.
Sulla strada per le tende fermo Linda e Angelo per un saluto e una foto, per oggi difficilmente ci incontreremo di nuovo.
Una foto anche a Elena, l’unica partecipante in rappresentanza dello GSCO il gruppo di Orvieto.
Dopo i saluti Gabriele ed io partiamo. La ricerca del bar e’ piu’ laboriosa del previsto e giriamo almeno un’ora alla sua ricerca. Tanto per la cronaca il bar e’ vicino al locale birrificio, ben fuori da Cittareale. Sono cosi’ contento di averlo trovato che lo saluto con una foto. Cosi’ ho pure l’occasione di mandare un saluto a Silvana.
Terzone dove dobbiamo cercare la grotta e’ proprio dalla parte opposta rispetto al bar per cui dopo la colazione dobbiamo tornare indietro.
Ripassando per Cittareale ne approfitto per fare qualche foto al castello.
Lungo il tragitto ci fermiamo spesso, ogni volta che ci sembra di vedere un buco promettente che poi si rivela un nulla di fatto. Mi consolo con le foto ai fiori.
Ecco la “Buca di Terzone”!
Riprendiamo il punto e facciamo le foto dell’ingresso.
Gabriele che si e’ documentato mi dice che questo e’ un pozzo da 40 metri. Mi affaccio a curiosare ma non ne ricavo molto.
Con la grotta abbiamo terminato cosi’, riprendo con i fiori.
Il posto pero’ ci sembra interessante quindi diamo uno sguardo proseguendo a piedi lungo la strada. Qualcosa troviamo ma nulla di umanamente percorribile.
Gabriele documenta tutto.
Un buco non male ma e’ protetto dalla rete.
Altri piccoli buchi che degniamo di uno sguardo appena.
E’ Gabriele a trovare qualcosa di promettente.
Entro dentro a guardare ma dopo nemmeno 2 metri il passaggio stringe inesorabilmente. Peccato. Ne prendiamo le coordinate per segnalarla ai nostri amici del gruppo di Terni. Loro sono piu’ vicini di noi e capitano piu’ spesso di noi da queste parti.
Concludiamo la ricognizione con la foto di un bel “bacarozzo”.
Ritornati in macchina Gabriele deve prestarmi una delle sue magliette perche’ la mia e’ zuppa di sudore. Fatto il cambio maglia ce ne torniamo al campo dove finalmente identifico Pota, il capo-cuciniere, colui che ci ha sfamato in questi giorni. Lo ringrazio con una foto, anche se non viene un granche’.
Al campo ritroviamo anche Luca, e’ vicino al fuoco e sta cercando di scongelare i piedi e asciugare le scarpe. Pare che durante la passeggiata abbia incontrato anche la neve e le scarpe che aveva non erano adatte.
Con Gabriele si era detto: “Se non piove rimaniamo per pranzo poi partiamo”. Non piove, quindi visto che e’ mezzogiorno passato e Pota ci ha detto che per l’una sara’ pronto, ci fermiamo.
Per ingannare il tempo mi dedico a sfoltire bruciandoli un cumulo di rami verdi e altre robe simili a liane. E’ una cosa meno facile del previsto ma alla fine coinvolgo anche gli altri e quando arriva ora di pranzo il cumulo e’ quasi sparito.
Arriva la pasta, anzi ne arrivano due tipi, pero’ faccio a tempo a prenderne solo un tipo, l’altra termina prima che io arrivi a lei. La carne alla brace e’ prevista solo per la sera quindi mi consolo con qualche fetta di salame. Oggi il vino lo evito, meglio non esagerare.
A fine pranzo prendiamo commiato dall’allegra compagnia, ringraziamo coralmente gli organizzatori e i convenuti poi andiamo alla macchina per il lungo viaggio di ritorno verso casa.
Bel campo, bella gente. Grazie ancora a tutti. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Campo Cittareale – 29/04/2023
Una nuova puntata dell’avventura a Bucio Nero’ che ci regala piccole soddisfazioni ed enormi delusioni. Con Luca a proseguire l’esplorazione.
Gabriele questo fine settimana ha impegni non grotteschi quindi chiedo a Luca se ha voglia di andare in grotta. Quando mi risponde di si alzo la posta proponendogli di tornare alla fredda e fangosissima Bucio Nero’ per continuare lo scavo. Con mia sorpresa Luca risponde ancora di si. E’ fatta!
Il sabato mattina passo a prendere Luca al casello di Tivoli, che gia’ abbiamo rinominato come “il solito posto”. Proseguiamo con la mia macchina saltando la consueta sosta per la colazione da “Cicchetti”. Andiamo direttamente al magazzino dove troviamo anche Nerone. Chiacchierando con lui facciamo il materiale poi salutiamo e partiamo per la grotta.
Alle 11 siamo pronti per entrare. Prendo lo zaino del materiale e mi avvio mentre Luca termina i suoi preparativi. Nerone ci aveva detto: “Durante la settimana ho fatto un salto alla piana di fondi di Jenne, c’erano almeno 10cm di neve”. Per nostra fortuna oggi troviamo nessuna traccia di neve e in sua vece abbiamo un bel sole, anche troppo caldo mentre attendiamo alla vestizione.
Come al solito uno sguardo alla dolina vicina a Bucio Nero’. Il disgelo non ha portato nuove notevoli.
Invece qualche gitante si e’ esercitato a costruire manufatti con rami e corda per poi abbandonare tutto sul prato. Luca che ha esperienza afferma che si tratta di scout che probabilmente avevano dei capi-squadra (o come si chiamano in gergo scoutesco) poco attenti a lasciare il luogo visitato come lo avevano trovato. Comunque i manufatti sono graziosi, una via di mezzo delle ciaspole e dei acchiappasogni. Li lasciamo dove sono, magari piaceranno a qualche bimbo in gita.
Ecco Luca che arriva passando anche lui accanto alla dolina intermedia.
Davanti alla grotta sfido definitivamente il caldo indossando il resto della attrezzatura. Oggi sperimento, sotto la tuta ho indossato una giacca di plastica assolutamente impermeabile, vediamo se sara’ utile a soffrire meno il freddo. Anche alla grotta troviamo qualche sorpresa attribuibile a gitanti poco rispettosi. Molti sassi sono sopra la rete che poniamo a protezione della grotta, molti dei ferri che aveva portato Nerone per fare una copertura all’ingresso che limitasse la circolazione d’aria sono spariti (poi scopriremo che sono stati tirati giu’ in grotta. Come se non bastasse questi simpatici individui hanno fatto sparire il dado del fix di partenza…che simpatici giocherelloni, col pensiero auguro che un giorno qualcuno vada a trovarli a casa e una volta la’ si comporti come loro qua.
Per prima cosa entro nel recinto che dovrebbe proteggere la grotta per togliere i numerosi sassi che sono incastrati nella rete poi finalmente tiro da parte la rete per il nostro passaggio. Per mettere la corda non possiamo utilizzare il fix perche’ non abbiamo portato dadi di scorta. Luca trova un attacco naturale abbastanza solido e utilizziamo quello. Il secondo fix per fortuna non ha subito atti di incurante vandalismo. Monto il discensore e scendo. Luca poco prima aveva visto un uccellino volare via dall’ingresso della grotta, gli avevo sorriso con scetticismo. Ora vedo che aveva ragione lui, accanto al frazionamento c’e’ un nido! Non mi ci avvicino per guardare se ci sono uova, non vorrei creare involontariamente danni. Appena sistemato il primo frazionamento interno, un metro sotto la quota d’ingresso, mi metto comodo per far scendere Luca cosi’ che possa sottrarsi anche lui al caldo sole, infatti qua gia’ si sta al fresco.
Scendo e termino di sistemare la corda. Dopo l’ultimo frazionamento manca da affrontare “solo” lo scivolo di fango. Mi stendo con rassegnazione nella melma e scendo nella prima saletta. Urlo la libera a Luca e attendo il suo arrivo. Nell’attesa inizio a togliermi parte dell’attrezzatura per non infangarla troppo e poi mi dedico a fotografare un “bacherozzo” che traffica nella melma.
Per quando arriva Luca sono quasi pronto per la seconda parte del fango odierno, il cunicolo successivo. Recupero la corda di servizio che avevamo lasciato in grotta la volta scorsa, la lego al capo terminale di quella su cui siamo scesi e ne prendo l’altro capo per portarlo con me nel cunicolo cosi’ una volta nella minuscola saletta che chiamo pomposamente “campo base” potro’ recuperare lo zaino dei materiali.
Mentre Luca inizia a levare l’attrezzatura io mi distendo di nuovo nel fango con il solito sospiro rassegnato. Dannaz…Malediz…anche stavolta ci sono dei sassi ad ingombrare il passaggio. Avverto Luca e poi con pazienza, sempre ben immergo nel corroborante limo di grotta, mi tolgo i sassi piu’ grandi da dietro la schiena e li passo a Luca. Per fortuna sono solo 4 o 5 quindi in una decina di minuti ce la sbrighiamo. Gli altri son piccini e li trascino con me fino alla saletta.
Sono finalmente al nostro attuale campo da dove partiamo per aggredire il cunicolo successivo nella speranza ci porti avanti nell’esplorazione. Urlo a Luca di legare lo zaino alla corda e poi lo recupero fino ad averlo con me. Luca mi avverte che prima di raggiungermi vuole sistemare meglio i sassi che nel tempo abbiamo accumulato nella prima saletta. Gli rispondo che e’ ok, intanto io rovisto nello zaino per fare di nuovo l’inventario di quel che abbiamo portato. Sistemo un po’ in giro per la saletta tutto il necessario poi prendo il trapano, ci inserisco una delle due batterie, prendo la punta lunga e la inserisco nel mandrino…o almeno cerco di farlo…la punta nel mandrino non ci vuole proprio entrare. Con un adeguato numero di imprecazioni reitero il tentativo, nulla da fare. Aumento la luce per vedere meglio dentro al foro del mandrino. Boh, non sembra esserci roba che possa impedire alla punta di prendere il suo posto. Forse la punta? Nel dubbio la pulisco meglio che posso. Tento di nuovo, nulla. Riesco ad inserirla per poco piu’ di meta’ ma poi si blocca. Punto la punta della punta su una roccia e “accendo” il trapano facendo girare la punta e contemporaneamente spingendo. L’espediente fa l’effetto che mi aspettavo, ora la punta e’ innestata per intero. Ora si deve far fare uno scatto al mandrino per bloccare la punta. Pare semplice a dirlo ma il mandrino a fare il suo dovere non ci pensa proprio. Passo il successivo quarto d’ora a combattere con lui mentre in lontananza sento Luca che sposta sassi con molta energia. Ho fiducia nella sua maestria nel costruire muretti a secco ma il pensiero che possa crollare tutto e bloccarmi la via del ritorno mi attraversa la mente per almeno un decimo di secondo.
Alla fine il primo round lo vince il mandrino, mi arrendo, per ora. Prendo quel che mi serve e vado col trapano nel cunicolo, fino al punto dove stiamo allargando. Mi metto comodo, per quanto possibile in un cunicolo meno largo delle mie spalle, e inizio a lavorare col trapano. Naturalmente fare buchi nella roccia con la punta non bloccata si rivela molto difficoltoso. Ogni tanto si deve tirare il trapano verso l’alto per fare in modo che la punta uscendo tiri fuori la polvere che ha prodotto. Peccato che la punta in questo caso non sia bloccata quindi tende ad uscire dal mandrino. Fare due buchi in questa maniera e’ quasi snervante. alla fine mi accontento del magro risultato e lavoro con quel poco che sono riuscito a fare. Quando fatto torno strisciando nella saletta per avvertire Luca che mi servirebbe il suo aiuto. Mentre aspetto che arrivi torno in zona scavi dove decido di riprendere la mia lotta contro il mandrino malefico. Prendo il trapano, tolgo la punta malmessa, prendo la mazzetta. Quando sono pronto poggio il mandrino sulla roccia e do corrente al trapano per farlo girare, allo stesso tempo con la mazzetta assesto dei colpetti al mandrino. Gli faccio questo servizio per un paio di minuti poi riprovo a far fare lo scatto al mandrino…funziona! Con molta, moltissima soddisfazione innesto di nuovo la punta e finalmente riesco a bloccarla. Ora si puo’ lavorare con meno problemi.
Da quel momento in poi Luca ed io ci alterniamo allo scavo. La prima batteria del trapano termina la carica dopo solo 6 o 7 buchi. Poco male, la cambiamo e proseguiamo. Con la nuova batteria facciamo ancora un paio di buchi poi sospendiamo perche’ Luca spostando sassi ha creato un pertugio da cui si intravede un ambiente e dice di voler provare a passare.
Luca prova…ma non passa, ancora troppo stretto. Facciamo per l’ennesima volta il laborioso cambio di posto tornando al “campo base” e vado io avanti per tentare di allargare ulteriormente. Sto molto nello stretto ma ci provo. Faccio un primo buco ma non va bene, ho preso poca roccia e son sbucato dall’altro lato dello spuntone da eliminare. Mi sposto per quanto posso e punto il trapano piu’ in la’. Inizio a bucare ma nemmeno a meta’ buco la batteria mi tradisce facendo fermare il trapano quasi senza avvisaglie. Cosi mi trovo nei guai. Sono incastrato nello stretto con il trapano in mezzo alle gambe, fermo e con la punta solidamente piantata nella roccia. Provo a togliermi dallo stretto ma nulla da fare, il trapano e’ la mia chiave di volta, mi tiene ancorato dove sono. Aspetto con pazienza un paio di minuti nel caso la batteria si riprendesse un minimo. Nulla da fare. Potrei provare a staccare la punta dal trapano, liberarmi poi dell’ingombro del trapano e uscire dallo stretto. E’ complicato arrivare con una mano al mandrino per sbloccarlo e poi non voglio dargliela vinta al malefico trapano che oggi vuol farmi dannare. Trovo lo spazio per ruotare un poco il corpo del trapano in maniera da poter usare le gambe per fare forza verso l’alto. Bene! La punta si sblocca e va verso l’alto per alcuni centimetri, poi si blocca di nuovo. Non male, tecnica che funziona non si cambia inoltre ora ho qualche centimetro di gioco per dare maggiore impulso quando tiro su le gambe per estrarre il trapano. Una decina di tentativi e riesco nel mio intento, la punta esce dalla roccia e io sono di nuovo libero. Luca, rimasto pazientemente in attesa che io terminassi di smoccolare recupera il trapano poi insieme torniamo al “campo base” per scambiarci di posto ancora una volta. Stavolta Luca va avanti e io rimango a guardare cosa combina.
Alla fine i 2 buchi parziali che sono riuscito a fare non sono stati completamente inutili, Luca con delle sonore mazzettate riesce a rompere lo spuntone che impediva il passaggio. Si affaccia per guardare cosa c’e’ dopo e quello che vede ci elettrizza. Poco piu’ avanti c’e’ un vuoto molto piu’ grande rispetto a quello che ci ha proposto Bucio Nero’ finora. Piu’ avanti Luca vede “nero”. I sassi che tira sembrano fermarsi subito e molte volte nell’acqua. Che si fa? Bisogna scendere!
Torniamo al “campo base”, Luca torna alla prima saletta per mettersi l’attrezzatura, passando scioglie la corda di servizio e io la recupero. Mentre aspetto che torni striscio di nuovo nel cunicolo portando con me la corda. Cerco un armo naturale poiche’ non abbiamo ne’ fix ne’ trapano. Bene, poco piu’ avanti c’e’ uno spuntone di roccia che fa al caso nostro. Faccio un nodo alla corda e la incastro nello spuntone di roccia. Con la mazzetta stacco un bel pezzo di roccia che incastro per fare in maniera che la corda non possa uscire dalla sede che le ho imposto. Appena fatto faccio un bel nodo in fondo alla corda e la butto giu’.
Luca intanto e’ tornato al “campo base” attrezzato per la discesa su corda. Con la tecnica acquisita dopo i molti scambi di posto lo faccio passare avanti velocemente poi mi distraggo a guardare le vermicolazioni disegnate dall’acqua sulla paretina d’accesso al “campo base”. Vedo le gocce d’acqua scivolare a caso tra le piccole macchie di fango. Questo comportamento dell’acqua mi ricorda un gioco composto da una parete verticale lastricata di chiodi disposti a intervalli regolari. Dall’alto di lasciano cadere delle monete che girano intorno ai chiodi in maniera casuale arrivando in fondo sempre in maniera casuale ma statisticamente prevedibile. Gia’ mi immagino impegnato in un esperimento che consiste nel mettere tanti contenitori del medesimo volume affiancati in fondo alla paretina in maniera che possano raccogliere l’acqua che arriva. Se alla fine i livelli di acqua raggiunti nei recipienti formassero una curva gaussiana potrebbe essere un dato interessante.
Dopo le mie filosofiche riflessioni circa le vermicolazioni vado a raggiungere Luca, intento nel tentativo di passaggio. Nonostante ora con l’attrezzatura il passaggio risulti piu’ ostico il buon Luca sembra fiducioso di poterlo passare.
Io posso far altro che osservare con fiducia e speranza i suoi sforzi. Fiducia ben riposta perche’ in effetti in un paio di minuti Luca passa.
Passa ed inizia la discesa appeso al discensore. Purtroppo un “Ah” di disappunto infrange i nostri sogni di nuovi pozzi profondissimi. In totale la sua discesa e’ solo di due metri. In compenso si trova in una sala abbastanza ampia e con la possibilita’, finalmente, di stare in piedi.
Visto che si tratta di un saltino da nulla decido di provare anche io a passare. Nulla da fare, dopo qualche centimetro di speranza mi incastro inesorabilmente col bacino compresso tra le pareti di roccia. Non mi resta altro che rassegnarmi e passare la fotocamera a Luca perche’ documenti la nostra scoperta.
Ecco le foto di Luca. Si trova in una sala lunga piu’ di 3 metri e larga altrettanto. Da un lato il meandro prosegue, stretto naturalmente.
Sopra di lui il soffitto sale restringendosi. Sara’ da vedere.
Questo e’ il pertugio con la corda da cui e’ sceso Luca.
Terminata l’esplorazione del nuovo ambiente Luca mi ripassa la fotocamera e si organizza per uscire. Ripassare in salita la strettoia non e’ affare da poco. Si rivela infatti un passaggio molto tecnico e impegnativo tanto che Luca deve fare almeno un paio di tentativi prima di averla vinta. Lo aspetto nei pressi per dargli manforte ma devo confessare che a forza di stare fermo il freddo mi vince ed inizio a tremare come una foglia.
Quando vedo Luca che esce vittorioso dalla sua tenzone contro la strettoia gli lascio detto di recuperare la corda e fuggo in avanti fino al “campo base” per sistemare il materiale dentro lo zaino. Quando Luca mi raggiunge con la corda ne prendo un capo e vado avanti a godermi un nuovo, sano e freddissimo, bagno di fango. Arrivato nella prima sala dico a Luca di legare lo zaino alla corda e quindi lo recupero.
Mentre attendo che Luca mi raggiunga rivesto l’attrezzatura, quando arriva monto gli attrezzi sulla corda che porta all’esterno e salgo piu’ velocemente che posso. Come sempre il fango rende difficile la salita e spesso devo aiutare la maniglia a far presa sulla corda altrimenti lei scivola giu’ incurante del mio desiderio di salire.
Appena fuori mi spoglio delle mie cose nascoste in uno spesso strato di fango e le porto vicino alla macchina poi torno ad aspettare l’arrivo di Luca.
Eccolo che arriva al frazionamento, gli ho lasciato sia lo zaino che da disarmare quindi mi sento vagamente in colpa quindi lo ricompenso con tante foto.
Eccolo pronto per l’ultimo tratto.
Il sole inizia ora a tramontare, ancora non fa freddo ma ogni tanto c’e’ una folata di vento che mi da’ i brividi.
Fuori tutti!
Richiuso l’imbocco della grotta ci avviamo verso l’auto dove ci rivestiamo con abiti puliti ed asciutti e imbustiamo a dovere tutto l’ammasso di fango che e’ la nostra attrezzatura.
Che dire, questa grotta e’ avara di soddisfazioni, ce ne da’ poche alla volta e non lesina il lavoro pero’ oggi e’ stata una giornata in cui era in vena e si e’ concessa ancora un poco, quel tanto che ci spingera’ ad andare avanti…ma non troppo presto, non appena ci saremo dimenticati di fango e freddo e la curiosita’ prendera’ di nuovo il sopravvento! Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 22/04/2023