Stiffe e Val di Varri – 12/08/2023

Con Gabriele per una visita a due bellissime grotte turistiche.

Anche questa volta sono senza fotocamera e stavolta lo dico con molto rammarico perche’ alla grotta di Stiffe e’ stata un’occasione unica, per la prima volta sono andato oltre la parte turistica e ho assistito alla preparazione di una immersione per il passaggio del sifone, uno dei tanti che separano i nostri amici dalla zona in esplorazione.

Dopo l’emozionante visita alla grotta di Stiffe con Gabriele riprendiamo la macchina facendo sosta ad un ristorante che si incontra scendendo dalla grotta. Menu a prezzo fisso, piatti semplici ma gustosi pero’…tempi incredibilmente lunghi, tanto che ci si scorda il motivo per cui si e’ seduti li’!

Dopo il lunghissimo pranzo andiamo alla grotta di Val di Varri dove passiamo un paio d’ore a parlare con la simpatica gestore, Diletta. Avevo voglia di coronare la visita con un giro in grotta e un paio di turisti me ne danno l’occasione. In verita’ la grotta’ sarebbe ancora chiusa, ma alla fine Diletta si lascia convincere e partiamo tutti assieme per un bel giro in cui un poco tutti cerchiamo di fare da ciceroni ai nostri ospiti.

Stavolta inoltre mi porto il cellulare cosi’ posso “rubare” qualche foto.

Alla prossima!

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Ricognizione Santa Severa – 09/08/2023

A spasso per i boschi vicino Santa Severa con Martina, Gabriele, io e Luna.

In questi giorni sono a Santa Severa a fare il nonno quando Gabriele ha una delle sue trovate. Quando ci sentiamo al telefono, mi dice: “Ci sono delle grotte li’ vicino da te, vogliamo andare a darci uno sguardo?”. Non posso far altro che dire di si. Detto fatto e’ organizzato. Al nostro gruppetto minimale si aggiunge anche Martina, meglio! La mattina ci incontriamo a Santa Severa e dopo la doverosa colazione ci addentriamo all’interno dalle parti di Santa Severa Nord. Dopo aver percorso una strada sterrata Gabriele decreta che siamo arrivati. Troviamo parcheggio e ci prepariamo.

Sono senza GPS e fotocamera, tra i vari spostamenti ho dimenticato dove li ho lasciati. Con un sospiro mi rassegno a farne a meno. Il nostro primo obbiettivo e’ una cava, non saprei dire se abbandonata o meno. Non seguiamo alcun sentiero quindi ci troviamo a vagare tra rovi e stracciabraghe. Alla fine la troviamo, la ammiriamo e proseguiamo. Per continuare insisto affinche’ si segua il sentiero, sono con le braccia sanguinanti e lo spirito della ricerca si e’ affievolito assai.

Guidati dal GPS di Gabriele arriviamo ad una zona che e’ una cuccagna. e’ letteralmente costellata da buchi che si aprono nel travertino. Alcune invero sono molto squadrate e sembrano casette minuscole. Sono i miei amici ad aggiornarmi, sono tombe etrusche. Cio’ non toglie che altre sono grotte vere e proprie, la cosa si fa interessante.

A questo punto mi ricordo che anche col cellulare posso prendere delle foto. Lo ritrovo dentro lo zaino e inizio a documentare.

Martina e’ la volenterosa del gruppo quindi mandiamo avanti lei quando c’e’ da infilarsi nei buchi che troviamo.

Ecco una delle tombe di cui vi parlavo.

Questa e’ naturale, ma porta da nessuna parte.

Continuiamo a vagare tra decine di buchi, e’ quasi una cuccagna. Peccato che parecchi siano stati tappati, probabilmente dai pastori.

Buco!

E ancora.

E ancora.

Cerchiamo di vederli tutti ma e’ un lavoro immane.

Altra tomba.

Ingenuamente dico:”guarda, un abbeveratoio”. Vengo subito smentito, “e’ un sarcofago” mi dicono.

Luna osserva con interesse una tomba semi-distrutta.

Altro buco naturale, ma investigabile solo dopo opera di scavo. Lo lasciamo al suo destino.

Gabriele consulta il suo fido GPS e decreta che siamo vicini al punto in cui si apre l’ingresso di una delle grotte in catasto.

Pausa di consultazione.

Di buchi ce ne sono tanti, ma nessuno promette un facile ingresso.

Questo non e’ male, ma forse serve la corda.

Da rivedere.

Eccoci alla grotta in catasto, uno scivolo di alcuni metri. Martina si infila per un tratto ma poi lo scivolo diventa troppo scosceso.

Un fungo lo vogliamo fotografare?

Riprendiamo il nostro girovagare matto e disperatissimo.

Altri buchi malamente tappati.

Di certo da queste parti non ci si annoia.

Particolare del travertino.

Altro buco in cui mandiamo Martina ad esplorare.

Anche in questo.

Qua le faccio assistenza perche’ mi sono accorto che sopra di lei c’e’ un sassone che minaccia di caderle addosso.

Abbandoniamo la piana delle meraviglie e prendiamo una direzione che dovrebbe riportarci alla macchina. Strada facendo troviamo un notevole buco nel terreno. Ci diamo uno sguardo, sembra un bel buco, ci fermiamo a valutarlo.

Come sempre, per oggi, e’ Martina che si occupa di esplorare la cavita’.

Per non farla sentire sola l’accompagno per il primo tratto mentre lei si addentra.

Il verdetto finale e’ sempre lo stesso, magari continua, ma si deve scavare.

Martina e’ scrupolosa e controlla ogni possibile pertugio.

Dopo questa bella scoperta ce ne torniamo felici, contenti e accaldati verso la macchina, stavolta pero’ riusciamo a trovare un sentiero che ci evita i rovi. Alla prossima.

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Campo Abisso Nessuno – 04/08/2023 – 06/08/2023

Il campo, organizzato dal gruppo Shaka Zulu Club Subiaco nel cuore del Parco Naturale Regionale Simbruini, ha visto la partecipazione di vari gruppi dall’Aquila, Pescara, Colleferro, Orvieto e altri gruppi romani. Nei tre giorni forse piu’ piovosi di questa estate e’ stato allestito il campo e organizzate le punte all’Abisso Nessuno (LA1327) con lo scopo di riarmare la grotta, farne un rilievo aggiornato e proseguire l’esplorazione, ferma al 1995. Il campo e’ stato un successo per i molti speleo convenuti, per l’allegria del campo e per i risultati. Tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti, l’armo e’ stato rinnovato, il rilievo fatto e la grotta ora ha una dimensione maggiore, si tratta di soli 20 metri aggiunti al rilievo originale, ma sono metri che aprono nuovi orizzonti esplorativi e solleticano la fantasia.

Seguono alcune foto di queste belle giornate.

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Inferniglio – 16/07/2023

Uscita omnibus in collaborazione con l’associazione “Sentiero Verde” per accompagnare alla GROTTA DELL’INFERNIGLIO(LA21) persone mai state in grotta. Abbiamo ingannato l’attesa dei nostri ospiti andando a fare un giro alla GROTTA DI SANTA MARIA (LA59) per vedere una breve risalita da cui arriva aria.

Con Nerone, Gabriele, Luca, Paola, Diana, Federico.

Gabriele ed io arriviamo in orario all’appuntamento presso lo spiazzo davanti alla villa di Nerone. Subito mi armo di fotocamera e vado verso Mora Zinna per fare due passi e ingannare l’attesa.

Oggi la strada che porta verso Jenne e’ molto trafficata. La bella giornata invoglia a fare gite.

Sono ancora a meta’ strada quando passa Luca con la sua macchina e mi prende con se. Arriviamo assieme a Mora Zinna dove c’e’ la partenza per chi vuole visitare il laghetto di San Benedetto…e devo dire che oggi sono proprio in tanti, gia’ non si trova parcheggio.

Sono arrivati tutti i nostri amici, i “ragazzi” di Sentiero Verde sono partiti a piedi per l’Inferniglio e noi andiamo avanti in macchina facendo sosta ai prati di San Giovanni per posare l’auto di Luca.

Ecco Paola e Federico che vengono da Rieti e ci daranno una mano oggi.

Anche nei pressi della vecchia mola dove di solito lasciamo le auto il caos di auto e’ impressionante. Anche in grotta potremmo avere un ingorgo, a fare visita ci saranno circa 40 persone di un altro gruppo.

Sul posto troviamo Nerone ed Elia col figliolo, di passaggio mentre vanno a fare un giro in mountain bike.

Formiamo il solito capannello parlando allegramente di cose speleo.

I nostri ospiti di Sentiero Verde arriveranno qua in non meno di un’ora. Propongo a Paola, Diana e Federico una visita alla vicina grotta GROTTA DI SANTA MARIA (LA59) detta anche Piccolo Inferniglio. Col pretesto di mostrar loro la grotta potro’ dare uno sguardo alla risalita dove mi incastrai la volta scorsa.

I miei amici non se lo fanno ripetere due volte e iniziano a prepararsi.

Nel frattempo il capannello di chiacchiera prosegue con chi attende i nostri speleologi “una tantum”.

Siamo quasi pronti, a meno delle ultime chiacchiere, ma fa troppo caldo per stare fermi con la tuta speleo addosso.

Partiamo. Faccio strada e cerco di ricordarmi la strada per l’ingresso della grotta. In pochi giorni i rovi hanno quasi chiuso il sentiero rendendo difficoltoso il passaggio ma nonostante queste piccole difficolta’ in breve siamo in vista dell’ingresso e del fresco che promette.

Dopo una breva ma intensa salita tra gli alberi, eccoci davanti l’ingresso. Terminiamo gli ultimi preparativi.

In quanto “esperto” della grotta vado avanti.

Terminati gli aggiustamenti ecco il nostro gruppetto che parte.

La grotta parte con un comodo scivolo di terra che pero’ dopo i primi 4 metri diventa piu’ ripido e fangoso. Per fortuna c’e’ la corda per darsi una mano.

Proseguiamo in fila indiana.

Passaggio basso con pozzanghera in uscita. Ecco Paola che lo passa facendo attenzione a non bagnarsi.

E’ poi il turno di Diana che passa senza difficolta’ il cimento fangoso.

Ora siamo alla piccola sala dove c’e’ un altro passaggio “tecnico” e dove si nasconde la risalita che voglio vedere. Per dovere di ospitalita’ chiedo a Federico ad andare a vedere e lui raccoglie volentieri il mio invito.

Purtroppo la risalita termina dopo nemmeno un metro, diventa troppo stretta. Probabilmente si tornera’ per tentare altri modi perche’ l’aria che arriva e’ interessante. Visto che avevo seguito Federico per un tratto uso la scorciatoia per andare oltre il passaggio tecnico, cosi’ posso riprendere Diana mentre e’ impegnata a passarlo.

Abbiamo ora un saltino che scendiamo aiutandoci con una corda fissa.

Ecco Paola mentre si impegna nella discesa.

Arriva festeggiando con un bel sorriso, luminosissimo.

Successivamente dobbiamo passare il saltino di 5 metri, quello piu’ lungo della grotta. Federico scende per primo poi insieme facciamo assistenza a Diana. Paola lasciamo che se la cavi da sola, tanto e’ brava.

Nelle diramazioni successive usiamo Diana per verificare che non continuino, poi proseguiamo per l’ultimo passaggio stretto e fangoso, quello che porta all’ingresso dell’Inferniglio.

Vado per primo poi attendo i miei amici. Per prima passa Diana.

Eccola che guadagna l’uscita subito tallonata da Federico.

L’ultima a fare capolino e’ Paola.

Speleo con fango luminoso.

Fuori ci attendono Nerone e Luca. Il gruppo neofiti e’ arrivato e i nostri amici stanno entrando col primo gruppetto di 8 persone. Paola ne approfitta per una foto ricordo con il presidente emerito, nonche’ fondatore, del nostro gruppo, lo shaka zulu.

Anche Diana e Federico non si sottraggono a questo piacere.

Dopo le foto prendiamo il sentiero per tornare alle auto e vestirci in maniera consona per affrontare i gelidi laghetti dell’Inferniglio.

Nei pressi della strada troviamo alcuni dei nostri ospiti, sono quelli del secondo turno che attendono pazientemente.

Gabriele e’ qua e tiene vivo l’interesse del suo pubblico parlando con entusiasmo di argomenti ipogei.

Dal canto mio saluto tutti passando, dedico un saluto meno veloce a Rita, l’accompagnatrice del gruppo, mi fermo da Gabriele per prendere le chiavi dell’auto e fuggo a indossare la muta.

Indossare la muta, soprattutto con questo caldo cocente non e’ affare da poco. Paola ne sa qualcosa ed e’ soddisfattissima quando posa dopo una faticosissima vestizione.

Anche Diana e Federico si attrezzano per la visita acquatica.

Quando siamo pronti troviamo che il primo gruppo ancora non e’ tornato e il secondo non e’ ancora pronto a partire. Per non morire sciolti nelle mute noi scappiamo dentro la grotta. Visto che i miei amici non la conoscono mi ingegno nel fare da cicerone.

La grotta oggi e’ decisamente affollata. Mentre stiamo entrando veniamo circondati dalla seconda comitiva da 20 persone dell’altro gruppo che oggi ha programmato una visita a questa grotta.

Cerco di svicolare e sorpassarli ma non ci riesco molto bene e mi ritrovo a dare una mano nel passaggio delle vaschette. Appena posso pero’ fuggo in avanti con i miei amici. Uso il laghetto successivo per rinfrescarmi un poco prima di proseguire.

Tanto per aumentare il caos mi lascio convincere da Federico a portare avanti il nostro canotto che abbiamo trovato fermo al primo laghetto.

Una sudata enorme e inutile perche’ dopo pochi metri incontriamo Nerone di ritorno col nostro primo gruppo.

Niente da fare, il canotto ora serve a lui per far uscire i nostri ospiti senza bagnarsi come pulcini. Dobbiamo riportarlo indietro facendo lo slalom tra le genti dell’altro gruppo che intanto sta cercando di passare oltre malgrado il nostro intralcio.

Portato il canotto dove l’avevamo trovato lasciamo Nerone per terminare il nostro giro conoscitivo.

In pratica riagganciamo il gruppo “foresto” e lo seguiamo fino al sifone, quello che di solito e’ solo un buco fondo un paio di metri nel pavimento della grotta. Oggi e’ nascosto dall’acqua.

Eccoci tutti qua in allegria ad ammirare il sifone.

Foto ricordo per due ragazzi.

Tornando indietro facciamo sosta per fare qualche foto.

Usiamo Diana come faretto.

Eccola nel pieno svolgimento delle sue funzioni.

Ma si, esageriamo.

Una foto al laghetto dove mi sono rinfrescato.

Foto luminosa ma comunque interessante.

Le vaschette, quelle che uscendo precedono la colata calcitica che a sua volta precede il primo laghetto.

Anche qua Federico si predispone per una sessione fotografica.

Paola e Diana vanno a fare da modelle.

Al laghetto recupero il canotto e porto Diana verso l’uscita.

Eccola pronta allo sbarco.

Fuori dalla grotta troviamo ad attenderci il nostro secondo gruppo di ospiti quindi, dopo le ultime raccomandazioni iniziamo la visita.

Dopo il passaggio del laghetto a bordo del canotto, la salita acrobatica della colata con l’aiuto delle corde e il temuto passaggio delle vaschette arriviamo in un punto tranquillo dove ci si puo’ rilassare un attimo e mostrare ai nostri ospiti il vero buio della grotta con i suoi rumori acquosi.

Qua Gabriele prende la parola e descrive brevemente quel che andremo a fare. Spegneremo tutti le luci e faremo silenzio per sperimentare un buio letteralmente mai visto e i rumori di grotta, solitamente nascosti dal nostro procedere.

Dopo la prova del buio non poteva mancare uno spiegone su stalattiti e stalagmiti.

Purtroppo senza portare avanti il canotto la gita dei nostri ospiti si conclude poco piu’ avanti, alla partenza del laghetto successivo. Magari rimarra’ loro la curiosita’ di vedere come prosegue la grotta e torneranno.

Foto di gruppo modello presepe.

Vado avanti per illuminare il laghetto che ci ostacola. Poi torniamo indietro.

Al solito posto ci riuniamo tutti. Io mi fermo poco, il caldo mi sta facendo sciogliere.

Dopo essermi cambiato il caldo rimane asfissiante ma quasi tollerabile. Torno nel cerchio dei nostri ospiti in tempo per i saluti.

Una bella giornata utilizzata per divulgare le bellezze delle grotte e la speleologia. Speriamo sia stata una giornata utile ed interessante per i nostri ospiti del “Sentiero Verde”, che ringrazio. Alla prossima.

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Abisso Nessuno – Ricognizione – 25/06/2023

Elia, Gabriele, io e Luna a fare una lunga ricognizione con destinazione centrale l’Abisso Nessuno.

La mattina Gabriele passa a prendermi e insieme andiamo a raggiungere Elia che ci aspetta al parcheggio dell’ospedale di Subiaco.

Dopo le consuete e rituali soste arriviamo all’appuntamento in perfetto orario, anzi addirittura in anticipo. Passiamo le nostre robe in macchina di Elia e partiamo decisi verso Livata e quindi Campo dell’Osso. Parcheggiamo nei pressi di Pozzo Vale, in corrispondenza della partenza di un sentiero.

Dopo i preparativi ci avviamo proprio sul sentiero.

Ricordo di essere gia’ stato qua una vita fa, prima del Covid e ricordo alcune grotte a fianco strada. Una la ritrovo e le vado vicino a darle uno sguardo.

Tiro fuori la luce dallo zaino per dare uno sguardo dentro. Anche se sono sicuro che la grotta e’ in catasto a vederla ora non sembra proprio granche’. L’unica nota positiva e’ data da un leggero soffio d’aria che avverto sulla mano.

Dopo questa veloce “esplorazione” proseguiamo.

Proseguiamo a sinistra verso Valle Maiura.

Sulla strada ci sono innumerevoli doline interessanti ma ora dobbiamo sbrigarci ad arrivare all’Abisso Nessuno quindi devo rimandare una visita piu’ da vicino.

Si prosegue di buon passo.

Ogni tanto incrociamo altre persone in passeggiata e alcune volte ci sono cani un poco irruenti che devo allontanare da Luna con delle urla minacciose.

Qua c’e’ qualcosa, ma ancora in via di maturazione.

Elia e Gabriele hanno messo la marcia da crociera e faccio fatica a star loro dietro.

Ancora doline.

Questo e’ un pozzo, e’ in catasto con il nome POZZETTO DI VALLE MAIURA (LA1613).

Questo e’ poco lontano e si chiama Pozzo della Carrareggia (LA2256).

Dalla nostra ultima visita il recinto e’ crollato abbastanza, non so se reggera’ un altro inverno.

Elia trova il modo di scendere a dare uno sguardo piu’ da vicino. Sembra terminare pochi metri piu’ giu’.

Gabriele oramai e’ scatenato e parte nel bosco alla ricerca di 2 grotte di cui abbiamo solo delle coordinate poco precise. Si tratta di POZZO DELL’ALBERO (LA1563) e di POZZO VESTIRE GLI IGNUDI (LA885). Li cerchiamo con passione ma non li troviamo.

Oramai siamo qua, fuori sentiero ma in direzione dell’Abisso Nessuno. Tra noi e l’abisso c’e’ un’altra grotta da vedere: POZZO DELLA NEVE (LA1616), proseguiamo verso quest’ultima.

Ancora doline con alberi.

Si sale, io arranco dietro ai miei amici. Luna si gira ogni tanto a guardare che fine ho fatto.

Saliscendi tra radure e bosco.

Altra dolina che promette ma non mantiene.

Gabriele ci trova rifugio.

Dolina immensa con alberi dentro e tanto muschio.

Se il GPS non ci inganna questa dovrebbe essere POZZO DELLA NEVE (LA1616).

Gabriele ed Elia cercano un punto dove poter scendere a dare uno sguardo.

Io e Luna ci fermiamo per riposare e bere un poco d’acqua.

Per ora lasciamo pozzo della neve al suo riposo, ci torneremo.

Si riparte, stavolta verso la nostra destinazione principe, l’Abisso Nessuno.

Funghi d’albero, chissa’ se sono buoni da mangiare!

Ancora qualche saliscendi nel bosco quando vedo i miei amici fermarsi davanti a un grosso buco nel terreno.

Pare che ce l’abbiamo fatta, ecco l’ingresso dell’ABISSO NESSUNO (LA1327). Ci fermiamo a contemplarlo.

Mentre i miei amici sono ancora in contemplazione io e Luna iniziamo a guardarci attorno con l’intenzione di trovare la grotta vicina con l’originalissimo nome: PICCOLO NESSUNO (LA1597).

L’unica cosa che somiglia ad una grotta, ma molto alla lontana e’ questo buchetto. Le coordinate puntano qua e in giro nelle vicinanze sembra esserci nulla.

Quando anche i miei amici mi raggiungono ci raduniamo vicino a questa possibilita’ di grotta e iniziamo a cercare se troviamo di meglio, nulla da fare.

Si prosegue. Ora stiamo andando spediti verso la Piana di Camposecco dove siamo stati di recente.

Il nuovo obiettivo e’ POZZO DEI TRONCHI MORTI (LA1562). La trovano Gabriele ed Elia camminando comodamente sul sentiero mentre io sono in giro per vedere se trovo altro.

Non male, ci torneremo.

Siamo ora nei pressi di Camposecco e rivediamo alcuni buchi di recente fattura.

Questo buco inutile nasconde una grotta da qualche parte, infatti dovrebbe essere POZZO NELLA DOLINA (LA1032).

Tra una dolina e l’altra proseguiamo spediti verso la piana.

Anche se il paesaggio e’ magico, si sente gia’ l’aumento della temperatura perche’ stiamo uscendo dal bosco.

Eccoci alla piana inondata dal sole torrido. Anche Luna e’ dubbiosa, non sembra convinta che convenga abbandonare l’ombra.

Arrivati alla strada facciamo sosta davanti alla mappa del parco per vedere i sentieri che abbiamo fatto e visualizzare la tanta strada che ci manca per tornare all’auto.

Una delle paline che ci indicano la via.

Un bel tratto di strada sotto il sole e’ quello che ci voleva!

Decidiamo di tagliare per il prato per avvicinarci al bosco, sicuramente piu’ fresco.

Il bosco rimane un miraggio ma almeno ne siamo piu’ vicini.

Troviamo anche la lapide che ricorda un certo “Bocale”.

Iniziamo a rientrare nel bosco, ogni tanto incontriamo doline che per ora sembrano senza speranza.

Intercettiamo finalmente il sentiero che dobbiamo seguire, la nostra prossima meta e’ il posto chiamato “i 3 confini”.

Un saluto alla Piana di Camposecco.

Qua, proprio in questo punto dovrebbe esserci una grotta: POZZETTO DELLE PATAGNE (LA1593). I sassi sembrano essere messi a coprire l’ingresso. Nulla possiamo fare per approfondire la conoscenza con la grotta.

Facciamo qualche minuto di pausa per bere. Elia propone un sonnellino ma glielo neghiamo.

Si prosegue.

Altra palina, ma questa la lascio consultare ai miei amici.

Questo sentiero e’ un poco malandato. Elia ricorda che anni fa era percorribile con la macchina. Ora in alcuni punti c’e’ un solco creato dall’acqua profondo piu’ di un metro.

Ostacoli messi a bella posta per limitare la velocita’!

Traversata di fosso in secca.

Di nuovo in campo aperto sotto il sole cocente. Pero’ almeno siamo vicini ai tre confini.

Incrociamo una coppia di passeggianti che ci chiedono indicazioni.

Elia che e’ esperto del posto li aiuta volentieri.

Ancora pochi metri e ci siamo.

I tre confini. Una foto ricordo me la sono meritata.

Palina densa.

Ora si tratta “solo” di tornare alla macchina passando per Valle Maiura, lo stesso tratto di strada fatto all’andata.

Il bivio dove noi prendendo a destra andremo verso la valle Maiura.

Anche questa e’ una palina seria e molto densa.

Andiamo avanti sotto il sole implacabile.

Per fortuna avvicinandoci alla macchina torniamo dentro al bosco dove la temperatura e’ piu’ accettabile.

Gabriele ha messo la marcia lunga ma anche Elia non scherza. Io e Luna ce la prendiamo piu’ comoda.

Facciamo del nostro meglio ma la distanza dai nostri amici diventa notevole. Fa nulla, oramai la strada e’ questa e non ci si puo’ sbagliare.

All’incrocio con l’area picnic Elia e Gabriele si fermano a salutare delle conoscenti. Io ne approfitto per far bere Luna e rinfrescarla un poco bagnandole la testa con l’acqua. Alla fine anche lei ha consumato piu’ di un litro d’acqua.

Ancora un’ultima sgambata e siamo alla macchina.

Bella passeggiata, bella ricognizione, una bella giornata all’aria aperta. Anche Luna e’ stanca ma soddisfatta. Abbiamo tanti spunti per future grotte da visitare. Alla prossima.

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Inferniglio – 24/06/2023

Una gita all’Inferniglio passando dal Piccolo Inferniglio, con Gabriele, Luca, Marione, Laura, Elia, Nerone e tanti altri .

La mattina dopo tutte le soste di rito Gabriele ed io arriviamo allo spiazzo della villa di Nerone (l’imperatore romano, non il presidente emerito dello Shaka zulu!) dove incontriamo Luca.

Ecco la villa di Nerone, certo ora avrebbe bisogno di una energica ristrutturazione ma fa ancora la sua figura.

Si parte! Facciamo tappa intermedia ai prati di San Giovanni dove in teoria c’era un altro punto d’incontro. Facciamo un rapido giro e poi, visto che arriva nessuno, ci avviamo verso la grotta.

Altra breve sosta lungo la strada per ammirare una pianta carnivora che cresce solo in questo punto.

Eccola…I puntini neri sulle foglie sono i resti delle sue vittime.

Alla grotta parcheggiamo al solito posto e andiamo a metterci comodi per prepararci. C’e’ anche Elia, non perdo tempo e gli scatto una foto prima che faccia in tempo a nascondersi.

Intorno a noi ci sono molte persone, sono tutti conoscenti di Mario e sono qua per una prima avventura in grotta.

Arrivano Mario e Nerone. Nerone e’ da tempo gia’ pronto con tutta l’attrezzatura e anche se ostenta tranquillita’ dentro sta sudando a goccioloni. Facciamo un rapido punto della situazione, briefing per quelli seri. Nerone e’ andato all’Inferniglio e l’ha trovato a un livello d’acqua che giudica al limite. La solita visita quindi non si puo’ fare. L’alternativa e’ fare un giro al Piccolo Inferniglio. Anche se la grotta non l’ho mai visitata, la cosa non mi sorride affatto, pensavo di sguazzare beato nell’acqua e invece mi tocchera’ infangarmi come al solito.

Quindi e’ deciso, entreremo al Piccolo inferniglio dall’ingresso alto e usciremo nell’Inferniglio.

Ecco Laura e Luca, in sorridente attesa di entrare in azione.

Anche se non ne ho molta voglia devo offrirmi “spintaneamente” per accompagnare i nostri ospiti in grotta insieme a Nerone ed Elia.

Mentre mi cambio Gabriele intrattiene tutti con il solito spiegone sui pericoli che si possono incontrare in grotta e altri argomenti allegri ma necessari.

Come sempre sono l’ultimo ad essere pronto e devo arrancare tenendo su la tuta speleo con un nodo per non perderla mentre cammino. Una breve salita ci porta all’ingresso.

Nerone entra per primo e di seguito iniziano a entrare i nostri speleo in debutto. Dopo un poco di Nerone si perdono le tracce sonore quindi entra anche Elia per fare accoglienza.

Io mi sistemo all’ingresso per disciplinare le partenze, terminare di vestirmi e gustare il fresco della grotta.

Continua la discesa dei nostri prodi e io cerco di immortalare il momento.

Quando loro terminano scendo anche io. E’ la prima volta che percorro questa grotta e nonostante la ritrosia iniziale ora sono curioso di farne la conoscenza.

Qualche stalattite dalla forma curiosa.

Dopo lo scivolo iniziale ci sono un paio di punti stretti ma non impossibili.

Arriviamo in una saletta e ci dobbiamo fermare perche’ c’e’ un passaggio un poco complesso e si e’ formata la coda.

Approfitto della sosta per fare foto in giro.

La testimonianza di precedenti esplorazioni.

Girando e curiosando trovo un bypass per il passaggio che sta creando la fila. C’e’ da aspettare quindi mi infilo dentro a curiosare. E’ interessante, mi appunto mentalmente di tornare a dare uno sguardo con piu’ calma. Praticamente sono sopra a coloro che sono gia’ passati per il punto complicato. Tra me e loro c’e’ una spaccatura che sembra praticabile. Decido di provare a passare di la’…e rimango incastrato come non mai. Che ci vuole, penso, ora mi tiro su e torno indietro. A dirla sembra semplice ma la gravita’ lavora contro di me e inizio a sbuffare in maniera rumorosa. Uno dei nostri ospiti si commuove ai miei lamenti e mi da’ una mano ad uscire dalla incresciosa situazione in cui mi sono cacciato. Appena libero scivolo indietro e mi riunisco al gruppo che trovo impegnato in selfie perche’ c’e’ ancora da attendere, poco piu’ avanti c’e’ un saltino dove serve la corda.

Con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristallerie mi faccio largo nella fila e vado a raggiungere Nerone che, mentre io giocavo all’incastrato, ha attrezzato il necessario per la discesa.

Mi metto vicino vicino a lui e visto che ho portato una carrucola sistemo il necessario per dargli una mano manovrando la corda di sicura.

Tra un passaggio e l’altro cerco di scattare qualche foto ai nostri ospiti.

Il lavoro di concetto lo lascio a Nerone, io mi limito a documentare.

La fila avanza velocemente.

Eccola, lei e’ Roberta, amica di Mario e mi e’ stata affidata quindi, almeno nelle foto, cerco di farle fare bella figura.

Abbiamo ancora qualche prode esploratore, ma siamo quasi alla fine.

Ecco, dopo di lui manchiamo solo noi.

Scendo anche io lasciando a Nerone anche l’onere di smontare e riporre la corda.

Prima di partire faccio una foto al punto dove i nostri prodi erano in attesa. Rimane solo un angoletto simpatico della grotta ora che la fila si e’ esaurita.

In fondo al saltino trovo il buon Elia che governa il gruppo.

Loro sono poco sotto di noi, impegnatissimi a fare foto e selfie per concretizzare in immagini questa esperienza inconsueta.

Fin qua ero contento di aver finalmente intrapreso la visita a questa grotticella ma l’ultimo passaggio mi fa cambiare idea. Per uscire nell’antro d’ingresso dell’Inferniglio infatti si deve strisciare nel fango per almeno 3 metri, quelli che bastano per lordarsi come non mai.

Passo prima di Roberta facendomi seguire da vicino per darci coraggio a vicenda.

Foto di gruppo luminosissima.

Gli ultimi coraggiosi affrontano il passaggio stretto e fangoso.

Gli effetti del passaggio fangoso si vedono chiaramente su tutti i partecipanti.

Al primo laghetto dell’Inferniglio sentiamo voci, scendo a dare uno sguardo. Ci sono Laura, Mario e Luca che stanno portando alcuni prodi, ancora non sazi di emozioni, a fare un rapido giro con l’aiuto del canotto.

Laura non crede ai propri occhi nel vedermi infangato come sono.

Faccio qualche foto a chi parte per la gita acquatica mentre lordo l’acqua del laghetto immergendomi fino ai fianchi per strofinare almeno un poco del fango accumulato.

Il canotto-traghetto parte.

La forza motrice e’ gentilmente offerta da Luca.

Il canotto scompare nel buio…

…e io me ne vado fuori a prendere un poco di caldo asfissiante.

Faccio un giro di foto che pere’ vengono pessime visto che come sempre scordo di ripulire l’obiettivo dopo aver gettato la fotocamera in acqua.

Nerone, finalmente con la sua fida pipa.

La mia “protetta” che torna dalle macchine con dei viveri.

Termino il giro di foto annacquate

Terminato l’ampio quanto deludente giro di foto prendo commiato e vado verso la macchina per cambiarmi.

Nell’area picnic dove abbiamo lasciato le macchinec’e’ gia’ qualcuno del gruppo che attrezza per uno spuntino.

Pian pianino lo spiazzo si popola. La festa viene un poco rovinata dall’arrivo di una fastidiosa pioggerellina con minacciosi tuoni in lontananza.

Ma i nostri eroi non si lasciano scoraggiare facilmente e, all’arrivo di Mario, si conclude con un brindisi.

La nostra giornata si conclude con un raduno piu’ intimo al solito bar di Subiaco dove prendiamo finalmente una bibita fresca prima di salutarci.

La speranza che queste uscite “omnibus” attirino qualcuno verso la speleologia non tramonta mai. Anche stavolta abbiamo seminato meglio che potevamo, se ci sara’ un raccolto solo il tempo ce lo dira’. Alla prossima.

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Ricognizione a Camerata nuova – 17/06/2023

Con Gabriele, Luca, Umberto, io e Luna. Avevo detto che sarei dovuto tornare qua alla piana di Camposecco per dare un attento sguardo alle numerose grotte e doline che ci sono. Meglio non riposare sugli allori, quindi passa solo una settimana e sono di nuovo qua per un disordinatissimo giro per rivedere le grotte conosciute e con la speranza di trovarne di nuove.

Per prima cosa vi mostro la mappa con la traccia del giro fatto. Certo a vederlo cosi’ non e’ proprio chiaro come si sia sviluppato il giro pero’ a me che c’ero aiuta parecchio. C’e’ una riga dritta che parte da Camerata Nuova (dove avevo chiuso la traccia precedente settimana scorsa) e il punto dove l’ho accesso oggi…quando saro’ bravo evitero’ anche queste brutture.

Comunque ora ve lo spiego sinteticamente. Dove ho acceso il GPS siamo stati parecchio tempo e Luca si e’ offerto “spintaneamente” per rivedere una grotta. Dopo l’esplorazione abbiamo ripreso la macchina, siamo andati fino in fondo alla piana e abbiamo fatto un anello ampio rivedendo parecchie grotte. Siamo quindi tornati indietro e fatto l’anello stretto intermedio per terminare con l’ultimo anello prima di scendere di nuovo verso Camerata Nuova con sosta per altre grotte lungo strada. All’ultima grotta visitata ho finalmente spento il GPS.

Ma ora iniziamo a raccontare il nostro giro. La mattina Gabriele passa a prendere me e Luna poi insieme andiamo a Carsoli dove abbiamo appuntamento con Luca e Umberto. Dopo una adeguata colazione ci spostiamo verso Camerata Nuova prendendo poi la strada carrabile verso la piana di Camposecco senza ulteriori soste.

La strada non e’ delle migliori ma riusciamo ad arrivare a destinazione senza grossi problemi. La prima sosta la facciamo nei pressi di Pozzo Renaud dove tra l’altro mi preparo per la passeggiata e accendo il GPS.

Le nostre macchine in sosta gia’ puntate verso la piana di Camposecco.

Luca mentre ispeziona cautamente l’ingresso di pozzo Renaud. Gabriele, che le sa tutte, ci spiega che la grotta e’ stata trovata da Nerone nel periodo in cui erano ospiti presso il nostro gruppo alcuni speleo francesi per l’esplorazione speleosub dell’Inferniglio. Renaud e’ il nome di uno di loro. Se ho capito bene hanno esplorato con lui questa piccola grotta.

Dopo la visita all’ingresso riusciamo a convincere Luca a vestire i panni dello speleologo e a scendere il pozzo.

Mentre lui termina i preparativi trovo un masso robusto dove ancorare la corda per scendere. Luca si attrezza con penna e taccuino per improvvisare un rilievo “speditivo” della grotta. PEr far meglio gli presto anche la bussola e la fotocamera.

Ecco una foto panoramica del pozzo da scendere.

Mi avvicino per dargli manforte mentre attrezza un frazionamento su naturale…che potrebbe anche reggere.

Ecco le foto fatte da Luca durante la discesa del pozzo. Per quanto ho visto io la partenza e’ abbastanza stretta e non penso che io ci sarei passato.

Uno sguardo verso l’esterno non guasta. Incuriosisce quel buio a sinistra, ma probabilmente e’ solo un’ombra ingannevole…

Spaccatura impraticabile.

Luca al suo arrivo disturba il riposo di alcuni animaletti, tritoni probabilmente.

Alla base del pozzo sembra esserci una prosecuzione.

Credo che Luca sia sceso a dare uno sguardo ma ci ho capito poco, lascio a voi interpretare le sue foto.

Ancora qualche tritone da importunare.

Si risale.

All’uscita lo accogliamo con calore e riconoscenza.

Nel punto stretto all’uscita del pozzo Luca si perde il taccuino che cade insieme alla penna a tenere compagnia ai tritoni. Per fortuna ha una memoria di ferro e si sbriga a ridisegnare il rilievo con i dati presi.

Intanto io mi dedico ai fiori, questi in particolare hanno un colore incredibile.

Terminato con pozzo Renaud riprendiamo le macchine per proseguire il giro. Facciamo una tappa imprevista per andare a vedere da vicino un nuovo buco che pero’ si rivela poco profondo e senza rocce affioranti.

Arriviamo verso la fine della piana dove lasciamo la macchina per iniziare un largo anello a piedi in senso orario per rivedere gli ingressi delle grotte dei dintorni.

Questa potrebbe essere una di quelle che cerchiamo, ma credo che non siamo riusciti a individuarla con certezza. Forse si tratta del POZZO IV DI CAMPOSECCO(LA890) che manca all’appello.

Altre doline che per ora promettono solo future meraviglie.

Il giro si interrompe quando arriviamo al buco a fianco strada con la povera mucca morta dentro.

Ora il buco e’ protetto da alcuni rami per avvisare chi passa. Gabriele lo misura col distanziometro laser. Per ora e’ poco piu’ di 4 metri, non e’ catastabile. Dobbiamo aspettare che la natura faccia il suo corso e la povera mucca scompaia.

Continuiamo il nostro giro senza tralasciare alcuna dolina. Da lontano sembrano tutte interessanti.

Una edicola tra gli alberi. Qualcuno ha messo la statuina della madonna a riposare a pancia in giu’.

Attraversiamo la strada per proseguire la ricerca. Io mi perdo ad ammirare questo tronco…

…intanto Luca, proprio alle mie spalle trova la grotta che stavamo cercando: POZZO III DI CAMPOSECCO(LA889)

Eccola in tutta la sua magnificenza, tra qualche anno non la troveremo piu’, sara “rappilata”, come dice Nerone.

Girovagando troviamo altri buchi che pero’ non sembrano essere degni di nota. Questo se non erro dovrebbe essere il POZZETTO DELLE COSTE DI CAMPOSECCO(LA1002)

Mi attardo un po’ e i miei amici trovano la grotta successiva: GROTTA DELL’AURORA(LA893).

Questa sembra avere un ingresso transitabile e ci fermiamo a darci uno sguardo piu’ attento.

Potremmo tentare uno sguardo piu’ avanti, ma il nostro Luca, a cui sarebbe toccata la spinosa esplorazione tra le ortiche, ha “dimenticato” di portare il casco, quindi dobbiamo accontentarci di una foto.

Giriamo a lungo alla ricerca “matta e disperatissima” della GROTTA DEGLI UCCELLI(LA892) ma nulla, non si lascia trovare.

Proseguiamo verso POZZO DEL GRILLO(LA891) e questo per fortuna lo troviamo.

Come al solito faccio le foto di rito.

Umberto e Luna osservano perplessi questo ennesimo buco.

Passo la fotocamera a Luca che scende a dare uno sguardo da vicino.

Ecco il pozzo in tutta la sua magnificenza!

Subito dopo l’eccitante esplorazione prendiamo per il bosco e iniziamo un tratto abbastanza lungo per raggiungere GROTTA DEL VENTENNALE(LA1883) che con i suoi 90 metri di profondita’ forse e’ la grotta piu’ interessante della giornata.

Si cammina senza tralasciare uno sguardo ai tanti buchi che incontriamo.

Guarda la’ in fondo sotto quella roccia, si vede scuro!

Tra un giro e l’altro eccoci finalmente alla grotta.

L’ingresso non e’ appariscente.

Ma ci sono evidenti tracce di frequentazione speleo, anche se non recentissime.

Non potendo scendere ora la grotta mi accontento di fotografare un enorme tronco marcio con dei funghi anch’essi molto andati.

Gabriele intanto e’ andato avanti alla ricerca della SPACCATURA DI CAMPITELLONE(LA1594). Lo raggiungiamo quando ci urla di averla trovata.

Boh. Il GPS gli da ragione ma qua sembra esserci nulla. Altra grotta “rappilata”.

Riprendiamo il cammino per riprendere la strada. Gabriele ritrova anche il POZZO II DI CAMPOSECCO(LA888) ma io non mi fermo a vedere, dovrebbe trattarsi di un pozzo da 6 metri.

Usciamo dal bosco e ritorniamo alla piana e ci dirigiamo verso le macchine, il tempo sembra assisterci.

Il tratto di piana da percorrere e’ maggiore di quanto pensavo.

Eccoci alla strada.

Incontriamo un pastore che ha recuperato un vitello disperso e lo sta riaccompagnando verso “casa”. Provo ad avvicinarmi ma il vitello si spaventa e per poco non vanifico il lavoro del pastore. Mi accontento di una foto da lontano. Cerchiamo anche di scambiare qualche parola col pastore ma quando fa per risponderci con voce allegra scopriamo che parla una lingua a noi incomprensibile quindi lo salutiamo a gesti e riprendiamo il cammino.

Arrivati alle macchine torniamo indietro fino all’incrocio con un altro sentiero nei pressi di un’area picnic. Qua ci fermiamo per fare pranzo e Luca mi sorprende con un bel regalo per il mio recente compleanno, un pacco di biscotti fatti con le sue mani al forno di famiglia in quel di MontePorzio Catone. Grazie Luca! Da qui, dopo il veloce spuntino prendiamo per il nuovo sentiero e ritorniamo nel bosco punteggiato da frequenti doline.

La prima grotta da ritrovare e’ POZZO NELLA DOLINA(LA1032). L’unica dolina papabile nei dintorni e’ questa, assumiamo sia lei.

Il percorso “ubriaco” della traccia testimonia che cerchiamo di guardare tutte le numerose doline che ci si presentano davanti.

Questa forse e’ la migliore, ma per ora e’ solo scavata nella terra. Ho timore si debba pazientare ancora qualche secolo perche’ sia pronta per noi.

Riprendiamo il sentiero e dal lato opposto troviamo una delle grotte che stiamo cercando, POZZO CAMPITELLONE(LA348)

Eccola, vista dall’alto.

Proviamo a tirare qualche sasso ma non ci da molta soddisfazione.

La successiva ha un nome invitante: POZZO FANGOSO(LA1070) e di lei rimane solo un infimo buco non praticabile che solo l’attento occhio di Luca riesce ad individuare tra l’erba folta.

Luna si prende del fresco inzaccherandosi tutta di fango.

Anche questo giro termina col ritorno alle auto. Ci spostiamo in vista del rifugio di Camposecco dove faremo ancora un giro.

Eccoci arrivati, Luna e’ stanca di queste salite e discese dall’auto e vorrebbe rimanere sdraiata a riposare in auto. Non posso permetterglielo, fa troppo caldo, quindi la costringo a seguirci.

In questa zona la piana e’ costellata da mucchi di mucche, speriamo bene che non si imbizzarriscano per la presenza di Luna.

La prima grotta da vedere e’ INGHIOTTITOIO DI CAMPOSECCO(LA311) che con i suoi 500 metri di profondita’ e’ la regina del posto.

Un fungo giovane…

…e i suoi nonni!

Andiamo verso il rifugio alla ricerca della grotta successiva: POZZO I DI CAMPOSECCO(LA887), la troviamo proprio accanto ad un volubro, ben protetta da un recinto.

Eccola. Purtroppo il recinto non ci permette una visione migliore.

Il volubro e’ popolato da numerose mucche e cavalli. Andrebbe tutto bene se si facessero gli affari loro. Purtroppo una mucca decide che Luna puo’ essere un pericolo e si mette a seguirla con l’aria di volerla caricare. Riusciamo a stento a farla allontanare con urla e rumori.

Per evitare guai peggiori, ci dividiamo Luna ed io torneremo alle auto con un giro largo mentre i nostri amici andranno a cercare la prossima grotta, BUCO DEL RUDERE(LA1596).

A meta’ strada io e Luna passiamo un brutto momento, 2 mucche ben piazzate si staccano da l loro gruppo e iniziano a seguirci. Me ne accorgo solo quando vedo Luna agitarsi. Mi giro e mi trovo a guardare il muso delle 2 mucche guardarmi a un metro di distanza. Per fortuna alle mie urla si fermano interdette sul da farsi e questo permette a noi di allontanarci. Quando arriviamo a distanza di sicurezza le mucche si fermano ma senza tralasciare di tenerci d’occhio. Pericolo scampato.

Strada facendo, con le mucche oramai lontane, trovo un buco interessante e mi fermo a togliere qualche sasso e sfogare cosi’ la tensione. Il buco si rivela un nulla di fatto ma il mio umore e’ migliorato.

Ancora una foto alla piana con qualche placida nuvola, poco prima di arrivare alle macchine.

Eccoci in salvo. Faccio bere Luna e poi le concedo un riposino dentro la macchina in attesa dei nostri amici.

Eccoli che arrivano.

Ci spostiamo in giu’ verso le ultime grotte da cercare. Fermiamo le macchine di fronte a Grotta Faitina(LA1798) che si rivela un buco angusto ma con un’aria interessante.

Eccola da un poco piu’ lontano.

I miei amici partono decisi alla ricerca di POZZETTO BIKE(LA1243). Li seguo finche’ sono sulla strada.

Intanto mi dedico a fotografare questi splendidi fiori.

Tra noi e la grotta c’e’ una salita impegnativa, i miei partono spediti, io, con la scusa di guardare Luna, rimasta in macchina, mi astengo dal seguirli.

Ritornano con le pive nel sacco della grotta nessuna traccia. Anche l’ultima grotta che Gabriele voleva ritrovare: POZZO DANILO(LA1757), anche se ha il punto GPS non si riesce a trovare.

Stanchi ma contenti per la bella e proficua passeggiata odierna scendiamo a Camerata Nuova per far visita al bar.

Si, quello solito, vicino alla piazza con la chiesa.

Dopo esserci adeguatamente rinfrescati con una bibita ghiacciata rimane altro che salutarci e risalire in macchina per tornare a casa. Che dire, un bel giro, abbiamo cercato molte grotte e buona parte le abbiamo trovate, non male. Alla prossima.

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Escursione Camerata Nuova – 10/06/2023

Una bella escursione ad anello di quasi 22 km attraversando la piana di Camposecco e rientrando per Fosso Fioio. Trovata anche una quasi-grotta e molti spunti per una futura ricerca di grotte.

La mattina alle 7 meno un quarto arrivo con la metro fino alla fermata di Pietralata. Mi rendo subito conto che in quasi dieci anni che ho preso la metro per andare in ufficio non mi e’ mai capitato di uscire a questa fermata. Rimango interdetto vedendo che ci sono 2 uscite possibili, ne scelgo una e vado ad aspettare. Alle 7 ancora nessuno si palesa, mi sembra strano e decido di muovermi a vedere dall’altra parte. Pero’ non ci vado direttamente ma seguo l’indicazione per un bar che vedo davanti a me. Seguendola non trovo il bar ma un forno dove tra mille odori allettanti compro una pizzetta con cui fare pranzo. Terminando il giro arrivo in corrispondenza dell’altra uscita dove finalmente trovo il mio gruppo in attesa. Dopo i saluti vengo assegnato alla macchina di Stefano, alla fine saremo solo lui ed io. Quando i presunti ritardatari vengo dichiarati assenti, saliamo tutti in macchina e andiamo.

La prima sosta e’ appena usciti dall’autostrada a Carsoli, al bar “del bombolaro”, non lo conoscevo ma e’ una piacevole scoperta e comunque ne approfitto per fare una abbondante colazione.

Dopo la colazione si prosegue per Camerata nuova dove saliamo fino alla fontana dove iniziera’ la nostra passeggiata. Ci prepariamo velocemente.

C’e’ anche il cartellone con la mappa che mostra il parco.

Prima di partire un rapido briefing di Roberto che ci rammenta quello che faremo.

Si parte. Una prima ragazza viene nominata come guida per il primo tratto e lei, appunto, ci guida verso il sentiero che dobbiamo seguire.

Pochi metri a si prende a sinistra, dobbiamo imboccare il sentiero 664B che ci portera’ a Camerata vecchia.

Un altro cartellone che ci mostra esempi di flora e fauna che potremo incontrare. La nostra guida attuale ce le illustra.

Ogni tanto si incontra una palina con le indicazioni. Peccato la palina manchi proprio su una diramazione “critica” dove farebbero comodo delle indicazioni. Abbiamo un sentiero ampio che continua dritto e leggermente in salita ma con l’erba alta che fa pensare a scarsa frequentazione. Ne abbiamo un altro, stretto, che gira a sinistra e si inerpica su un fondo di sassi e fango. Alla fine dopo varie consultazioni decidiamo che il sentiero giusto e’ quello in forte salita fangosa che ci portera’ fino a Camerata vecchia.

La salita e’ lunga e impegnativa, le guide, di volta in volta scelte da Roberto e Marco, si avvicendano alla testa del gruppo nominando ogni volta un altro del gruppo per chiudere la fila.

Nei pressi di Camerata vecchia incontriamo uno scavernamento che in passato veniva usato come ricovero di animali se non come casa. Peccato sia piu’ largo che profondo e quindi non catastabile.

Proseguiamo costeggiando le rovine di Camerata Vecchia.

Anche tra le macerie ci sono punti che sarebbe interessante vedere ma oggi non e’ possibile. Si dovra’ tornare.

Si prosegue. Il sentiero e’ quasi chiuso dalla vegetazione rigogliosa ma noi proseguiamo senza farcene problemi.

Siamo in cima, si apre un bel panorama, stiamo per arrivare alla piana di Camposecco.

Sosta. In testa al gruppo si fermano a consultare una palina con le frecce che indicano i sentieri. Noi in fondo protestiamo vivacemente perche’ siamo rimasti al sole.

Quando la guida del momento riparte posso finalmente guardare la palina anche io.

Altra sosta a un bivio, la nostra guida prende la direzione sbagliata ma viene subito corretta dalle proteste del gruppo che giustamente indica la direzione opposta. Inizia un nuovo tratto in salita.

Altra breve sosta ad un bivio.

Altra palina che suggerisce i sentieri.

Alla fine della salita finisce anche il bosco e inizia il tratto della lunga piana di Camposecco, assolata nonostante le tante nuvole all’orizzonte.

Assolata, si, ma pur sempre uno spettacolo. Subito mi perdo nel cercare con lo sguardo doline interessanti.

Dopo un buon quarto d’ora di cammino tra le margherite arriviamo in vista del volubro (nome locale dato ai laghetti piu’ o meno artificiali utilizzati come abbeveratoio per gli animali) nei pressi dell’inghiottitoio di Camposecco.

Ci fermiamo alla fontana che si incontra sul sentiero per una veloce sosta, un sorso d’acqua e un piccolo spuntino.

Dopo la sosta lo sguardo di Roberto si ferma a guardarmi, tocca a me fare da guida, fortuna che questo e’ un tratto semplice e che, almeno di vista, gia’ conosco. Prendo in prestito la radio da uno dei miei amici di escursione, nomino Enzo come chiudi-fila e vado. Qualche metro e incrociamo il rifugio, vicino ci sarebbe da riprendere il punto di una grotta ma anche per questa devo rimandare. Roberto si raccomanda di non fare ulteriori soste e di proseguire a passo spedito per non rischiare di incappare in un possibile temporale proprio qua in mezzo alla piana. Gli confermo che faro del mio meglio e parto di buon passo.

Incontriamo un gruppo di mucche con i loro vitellini. Una voce da dietro mi indica di deviare per evitarle, ci sono molti vitellini e passare loro vicino potrebbe irritare le loro mamme inducendole a caricarci. Seguo il consiglio. Dopo un poco mi accorgo che Roberto ha proseguito sul sentiero passando in mezzo alle mucche. Mentre lo fa gli dico nulla, trovo sia sempre controproducente urlare verso qualcuno, si rischia di metterlo in agitazione e aggravare la situazione. Una volta ricongiunti, se non fosse lui, insieme a Marco, il reale capo-escursione, mi fermerei a fargli osservare di aver abbandonato il gruppo mettendosi in una possibile situazione di pericolo. Inoltre, a essere pignoli, il mio chiudi-fila avrebbe dovuto avvertirmi via radio del possibile problema e invece non ho ricevuto messaggi da lui. In fondo, penso, lui e’ lui quindi lascio perdere.

Visto che ci siamo proseguiamo col fuori pista fiancheggiando il sentiero.

Visto che Barbara mi sopravanza a passo spedito mi sfogo riprendendo bonariamente lei!

Lungo il cammino (ri)conosco uno dei ragazzi che ha fatto il corso di speleologia anni fa. Con lui ci trovammo per caso alla grotta dell’Elefante e insieme esplorammo il ramo nuovo. Mi “presenta” anche il suo amico, anche lui ha fatto il corso ma non col GSCAIRoma ma presso l’ASR. Con loro proseguo chiacchierando allegramente delle grotte del posto e di altre in giro.

Arriviamo alla strada, quella che ho da sempre fatto in macchina per arrivare all’inghiottitoio di Camposecco. A dire la verita’ sin qua non ci sono mai arrivato. Lungo la strada troviamo una sorpresa. Da poco, credo, si e’ aperto un buco che potrebbe diventare grotta. Purtroppo dentro c’e’ una mucca morta. Mentre siamo fermi ad ammirarla ne approfitto per segnare il punto.

Dopo la sosta per la forse-grotta proseguiamo sulla strada. Dobbiamo arrivare a un bivio nei pressi di una edicola votiva o una cosa del genere. Dopo varie curve in leggera salita arriviamo in vista del bivio.

La palina del bivio e’ molto visibile, l’edicola votiva un poco meno, la trovo dopo un poco di ricerche, e’ piccina e nascosta tra la vegetazione. Prima di partire invoco a gran voce un’avvicendamento alla guida. Restituisco la radio a chi me l’ha prestata e ritorno nel gruppo.

Avevo letto male la mappa e pensavo che il raccordo da percorrere per arrivare a fosso Fioio fosse una salita di circa 50 metri di dislivello. E’ una discesa e la cosa non mi dispiace affatto.

Dopo un tratto in discesa comodo anche se alquanto fangoso arriviamo alla partenza del sentiero, piu’ strada sterrata, di fosso Fioio.

Ci fermiamo qua a fare pausa pranzo.

Stili di pranzo nettamente differenti, pero’ devo dire che il panozzo con la frittata incontra molto il mio gusto. Per il mio devo accontentarmi della pizzetta acquistata stamane e un poco di frutta secca.

Stefano, il mio gentilissimo driver odierno si accomoda vicino al cippo di confine.

Dopo il veloce pasto mi apparto per un bisognino e poi vado a fare conoscenza col cippo di confine. Rimango interdetto trovando il disegno di un giglio che avrei attribuito al granducato di toscana. Esprimo il mio dubbio ad alta voce e piu’ d’uno mi risponde informandomi che si tratta invece dello stemma del regno delle 2 sicilie. Anche oggi ne ho imparata una nuova.

Per chi volesse saperne di piu’ ho trovato alcuni siti con la storia dei cippi di confine. A questo link ne trovate uno con la storia completa. Intanto ne riporto una piccola parte:

“A partire dal dodicesimo secolo i confini rimasero pressoché gli stessi per più di sette secoli, fino al 1861 e all’unità d’Italia. Essi andavano dal Tirreno (Terracina) all’Adriatico (Martinsicuro). In queste due località avevano sede le dogane, poste rispettivamente ad occidente e ad oriente dei limiti settentrionali del Regno. […] Fu così che il 26 settembre del 1840 venne sottoscritto a Roma un trattato per poter stabilire il vero confine; si pensò quindi di installare, lungo tutto il confine, dei “termini” in granito, alti più o meno un metro, aventi una circonferenza di 35-40 centimetri e definiti “cippi”. Il loro numero complessivo risultò essere di 686, ma la numerazione cronologica iniziava con il n.1 e finiva con il n.649, in quanto molti dei cippi venivano identificati con lo stesso numero e per differenziarli veniva aggiunta una lettera al fianco del numero. Il numero 1 venne dato al cippo posto presso la foce del fiume Canneto (tra Fondi e Terracina) mentre l’ultimo termine venne contrassegnato con il numero 649 e posto quasi alla foce del fiume Tronto, nelle immediate vicinanze del ponte tra Porto d’Ascoli (Marche) e Martinsicuro (Abruzzo). “

Dall’altro lato c’e’ lo stemma dello stato pontificio, ma questo mi sembra di conoscerlo gia’.

Fine della pausa pranzo. Prima di ripartire Marco e Roberto ci riuniscono. Ci dovrebbe essere l’esame del contenuto dei nostri zaini per vedere che ci sia tutto il necessario per chi debba fare da accompagnatore. Tra le cose che ci dicono l’accenno all’avere con se’ una attrezzatura in ordine e non obsoleta mi colpisce molto. Infatti alla fine gli chiedo conferma se non facesse proprio riferimento al mio zaino. La risposta e’: “si, mi riferivo proprio a quello” mi colpisce e mi mortifica un poco. Si, il mio zaino, un Invicta da 80 litri, e’ vecchio ma e’ ancora comodo sulle spalle. Ne abbiamo passate cosi’ tante assieme che faccio fatica ad abbandonarlo per uno piu’ “alla moda”. E’ stato uno dei miei primi acquisti fatti col primo stipendio, abbiamo fatto insieme innumerevoli escursioni e ricognizioni e campeggi. Insieme abbiamo fatto tante forre e lui, anche essendo inadatto, le ha passate tutte indenne. La piu’ impegnativa forse e’ stata la Val Serviera con pernottamento in forra. Insieme a lui ho fatto 3 spedizioni speleologiche all’estero, due in Vietnam e una in Laos (se cercate sul sito ne troverete le relazioni). Tutto questo in oltre 30 anni. Non e’ solo uno zaino, e’ quasi un amico con cui ho condiviso tanto!

Comunque se essere “autorevoli” significa anche avere uno zaino nuovo e senza “esperienza”, in futuro provero’ ad adeguarmi.

Il “mio” zaino, se lui non cede le armi continuero’ a utilizzarlo per altre occasioni.

La sterrata che costeggia fosso Fioio prosegue in dolce discesa come mi aspettavo dalla mappa. Ogni tanto la strada si interrompe e si deve percorrere un tratto nel letto del fosso Fioio. In una di queste deviazioni di nuovo Roberto fa il birichino e si avventura per conto suo abbandonando il gruppo. Anche se in questo momento non sono capofila mi verrebbe di intimargli di riunirsi al gruppo…ma lui e’ lui e quindi lascio perdere.

Dopo il tratto fatto passando nel letto del fosso ci fermiamo per una breve sosta. Ora siamo tra gli alberi e inoltre il sole sembra fare capolino tra le nubi quindi il rischio temporale dovrebbe non esserci piu’. Faccio una foto indietro al tratto che abbiamo appena passato, a destra il letto del fosso, a sinistra quel che rimane della strada sterrata, invasa da alberi caduti e altra vegetazione.

Oramai mancano pochi chilometri all’arrivo, tre o quattro, Barbara chiude la fila e io la faccio attardare per aspettarmi mentre mi perdo con lo sguardo nei dintorni per scoprire i tanti tanti buchi che potrebbero promettere grotte.

La tentazione di andare a dare uno sguardo e’ tanta, ma siamo gia’ distanti dal gruppo almeno 50 metri, devo rinunciare.

Mi accontento di annoiare Barbara mostrandole gli innumerevoli buchi che incontriamo e descrivendogli quello che potrebbero nascondere.

Per alcuni che sono sulla strada devo proprio farmi violenza per non fermarmi a prendere la torcia e dare uno sguardo dentro.

Ma come dicevo siamo sempre piu’ distanti dal gruppo e non vorrei mai che Barbara venisse ripresa per questo. Poi, complice la stanchezza e il fatto che guardo a destra e a sinistra invece che dove metto i piedi, rischio la storta alla caviglia per ben tre volte. Anche Barbara se ne accorge e mi consiglia maggiore attenzione. Proseguo l’ultimo tratto di camminata guardando dove metto i piedi.

L’arrivo alle macchine si preannuncia con l’inizio della strada asfaltata. Dopo poco arriviamo alle macchine dove possiamo cambiarci e bere acqua fresca dalla fontana. Mentre riprendo fiato vedo una figura conosciuta che guarda verso di me, gli sorrido e lui sorridendo mi riconosce e urla il mio nome ad alta voce. E’ Gaetano, abbiamo lavorato assieme per molti anni e raccontavo proprio di lui a Stefano, il mio ospite di auto, durante il viaggio d’andata. Gaetano oramai da anni vive a Rocca di Botte ed e’ proprio un piacere averlo incontrato. Ci salutiamo e rinverdiamo i ricordi comuni. Purtroppo non posso trattenermi quanto vorrei perche’ Stefano e il resto del gruppo sono quasi pronti e fremono per andare al bar di Camerata nuova per rinfrescarsi con una bibita.

Prendo commiato dal mio amico ritrovato e mi cambio velocemente. Ritroviamo tutti al bar gia’ sistemati con patatine e birra, come nelle migliori tradizioni.

Io per rinfrescarmi mi accontento di una bottiglietta d’acqua di cui sento proprio necessita’. Dopo il rinfresco ci si divide riprendendo ognuno la strada di casa propria.

Devo ringraziare tutto il gruppo per la fantastica giornata passata assieme ma in particolare ringrazio Stefano per la sua gentilezza e generosita’ che spero di poter ripagare alla prossima occasione.

Alla prossima.

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Bucio Nero’ – 03/06/2023

Prosegue la lenta esplorazione di questa grotta, avara di soddisfazioni ma prodiga di fango e freddo.

Ancora una volta siamo Luca e io a sfidare freddo e fango. E’ passato un tempo adeguato a “dimenticare” quel che abbiamo sofferto le volte scorse e siamo pronti a inzaccherarci di nuovo. Gabriele ci accompagna ma andra’ a cercare per la terza volta la buca di Frassigno.

Dopo le scorse infradiciate fangose Luca e io siamo corsi ai ripari. Non possiamo evitare il fango, ma con un “plasticone” sotto la tuta possiamo almeno fare in modo che il fango non arrivi fino ai vestiti trasmettendoci freddo. Il mio riparo plastico suscita l’ilarita’ dei miei amici, tanto che si impossessano della fotocamera per farmi una foto. Somiglio a un macellaio, dicono.

Sono ancora dietro a prepararmi e loro invece sono gia’ pronti. Li invito a lasciarmi terminare in pace e ad avviarsi alla grotta per predisporre le corde. Prontamente si avviano. Appena pronto, li seguo.

Sul prato trovo un bel mucchio di funghi. Chissa’ se sono commestibili. Nel dubbio mi accontento di fotografarli.

Luca toglie la copertura che protegge la grotta mentre Gabriele inizia a sistemare la corda.

Corda messa, mi avvio. Mentre sono ancora sul ciglio della grotta si avvicina un vispo signore che viene intrattenuto da Gabriele. Prima di scendere ancora faccio in tempo a far loro una foto e a sentire il signore mentre racconta a Gabriele che in questa piana quando lui era bimbo, almeno 70 anni fa, di doline non ce n’erano. Interessante.

Scendo per proseguire con l’armo. Il nido vicino il bordo sembra abbandonato, credo abbia terminato il suo compito di rifugio per i piccoli che ospitava. Speriamo sia andato tutto bene per loro.

Ultime indicazioni per Luca prima di proseguire.

Terminata la sistemazione delle corde con un sospiro mi stendo sul fango per scendere fino alla prima saletta dove poi urlo la libera a Luca. Oramai la saletta e’ invasa dai sassi. Faccio una foto all’ingresso del ramo laterale, ora ingombro e quasi occluso, appena scoperto era percorribile per alcuni metri.

Ecco Luca che arriva. Scendendo tira giu’ un bel sasso che per fortuna mi prende solo sul tallone del piede destro senza causare danni o dolori.

La sua attenzione nell’evitare di infangarsi mi fa sorridere. Nel prossimo cunicolo sara’ inevitabile, penso, quindi tanto vale togliersi subito il pensiero!

Quando siamo insieme ci liberiamo della attrezzatura appendendola su dei comodi spuntoni di roccia che sono da tempo stati eletti ad appendiabiti. Dopo questa necessaria operazione mi infilo nel cunicolo fangoso che oggi trovo in ottima forma. Devo attendere qualche minuto mentre Luca si prepara a passarmi lo zaino coi materiali e poi seguirmi.

Per ingannare il tempo faccio una foto ai due tipi di roccia che formano le pareti della grotta. Questo e’ il primo.

E questo il secondo. Questo penso sia il nostro amico calcare, l’altro, rossastro, non saprei dire.

Sento rumori fangosi provenire dal cunicolo. E’ Luca che arriva.

Appena siamo di nuovo assieme tiriamo fuori il materiale dallo zaino e facciamo i preparativi per andare a lavorare piu’ avanti. L’obiettivo di oggi e’ allargare il passaggio che porta alla sala nuova.

Per primo vado avanti io mentre Luca mi assiste e aiuta. E’ un lavoro non semplice date le dimensioni del cunicolo e la posizione in cui si deve lavorare, pero’ alla fine sembra si riesca a fare quanto si deve.

A questo punto torno alla saletta “base” e con qualche contorsionismo ci diamo il cambio. Luca va avanti e prosegue il lavoro di allargamento finche’ gli sembra percorribile. Penso proprio che questo passaggio dovra’ avere un nome del tipo: “l’incastro di Luca”, infatti la volta scorsa ha dovuto impiegare tutte le sue forze per uscire da quel passaggio.

Ora il passaggio e’ notevolmente piu’ agevole, per lui. Visto che la sala e’ accogliente e capiente impieghiamo almeno un’ora a liberare il cunicolo da tutti i sassi che vi avevamo accumulato. Questo anche per creare un gradino alla base della nuova sala che faciliti il passaggio al ritorno.

Terminata la sistemazione dei sassi scendo pure a tentare il passaggio. Non e’ propriamente larghissimo ma nemmeno impossibile com’era prima. Una volta dentro la sala, me la gusto. Ce la siamo veramente sudata!

La prima foto che faccio e’ per la prosecuzione, stretta come le precedenti. Come sempre la grotta si concede per meno di due metri, poi le pareti sembrano girare a destra. Possiamo solo iniziare il lavoro e sperare…

Luca si e’ messo seduto in attesa.

La seconda foto e’ per il soffitto della sala. Sembra esserci un arrivo d’acqua, probabilmente saremo in corrispondenza di un’altra dolina.

La terza foto e’ per l’infame passaggio che tanto ci ha fatto penare.

Proseguo con le foto costringendo Luca a sedersi accanto alla prosecuzione per avere un riferimento dimensionale.

Passiamo ancora un’ora circa a cercare di allargare ulteriormente il passaggio ma senza troppo successo. Mi arrampico di lato per togliere di mezzo un pietrone in bilico che va con fragore ad aggiungersi al nostro gradino per facilitare l’uscita.

La stanchezza e un poco di freddo iniziano a farci desiderare l’uscita. Oltre a questo il pensiero che Gabriele e’ fuori ad attenderci ci convince che e’ ora di prendere la via del ritorno. Il passaggio in salita de “l’incastro di Luca” non e’ agevolissimo, ma nemmeno proibitivo, magari lo miglioreremo la prossima volta.

Torniamo alla ex-saletta “base”, da oggi degradata a saletta di passaggio. Oramai l’uscita prevede una serie di azioni che sono sempre le stesse, le eseguiamo velocemente condendole con un nuovo bagno di fango.

Come previsto all’uscita troviamo il nostro amico ad attenderci.

Preso tutto il materiale, recuperate le corde e chiusa la grotta, andiamo a cambiarci.

A vedere cosi’ non sembra esserci troppo fango ma vi assicuro che ce n’e’ una rispettabile quantita’, tanto che dopo imbusteremo tutto per evitare di infangare anche l’auto.

Anche oggi Luca sembra adeguatamente stanco, vuol dire che anche oggi abbiamo fatto il nostro.

Mentre ci vestiamo aggiorniamo Gabriele di quel che abbiamo fatto e lui ci informa di aver finalmente trovato la grotta di Frassigno. Luca gli racconta anche di aver raccolto un po’ di sassolini da una pozza d’acqua che in origine era alla base della nuova sala, pozza d’acqua che ora purtroppo e’ scomparsa e sostituita da un cumulo di sassi. Vuole provare ad osservarli al microscopio. Ve li mostrero’ tra poco.

Ecco i primi, sul beige.

Ci sono poi questi “smeraldi”.

E poi ancora questi.

Interessanti. Chissa’ che un giorno qualcuno piu’ “studiato” di noi non possa dirci di cosa si tratta.

Ancora una giornata fangosissima ma interessante. La speranza che la grotta un giorno si sveli non ci abbandona. Alla prossima.

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Falvaterra – Seminario Niphargus – 21/05/2023

Una giornata dedicata ai gamberetti di grotta ospiti della grotta di Falvaterra.

Oggi con Betta e Luna ci siamo trovati al punto di accoglienza della grotta di Falvaterra e insieme a Gabriele abbiamo seguito un seminario sui Niphargus e altri interventi.

Inizia a parlare Augusto come padrone di casa.

Segue poi l’intervento per alcuni aggiornamenti sulla tutela dei chirotteri per conto della Regione Lazio

Si prosegue con l’intervento sui Niphargus.

Ecco l’avvio della presentazione.

Si chiude con la presentazione di un bel libro…che naturalmente parla di grotte e dei suoi frequentatori, di tutte le specie!

Al termine delle presentazioni la gran parte dei convenuti si avvia alla grotta per una veloce visita alla parte turistica. Io Per questa volta me ne astengo. Vado invece a dare uno sguardo ai sentieri che si trovano poco lontano.

Al ritorno dalla visita alla grotta ci troviamo ancora tutti assieme per uno spuntino a base di prodotti locali. Dopo l’allegro pasto riprendiamo la via di casa.

Una bella giornata dedicata ad istruirci su aspetti poco conosciuti delle grotte e chi le abita. Alla prossima.

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