Un incontro a Marino per l’assemblea dei delegati della Federazione Speleologica del Lazio nella nuova sede del Gruppo Grotte Castelli Romani.






Un incontro a Marino per l’assemblea dei delegati della Federazione Speleologica del Lazio nella nuova sede del Gruppo Grotte Castelli Romani.






Con Luca e Alessio per far conoscere loro una grotta interessante, con una storia esplorativa di parecchi anni che sembra iniziare a dare dei frutti.
La mattina dopo una sana colazione al solito bar Semprevisa, saliamo alla grotta. Ecco i miei amici, Luca si riconosce dalla barba e dal sorriso.

Prima di vestirci andiamo a curiosare una grotta segnata proprio vicina alla strada. Alessio trova subito un buco che sembra interessante, sara’ lei la grotta che cerchiamo? Visto l’ingresso e confrontato col nome: POZZO ALBERTA(LA571), immaginiamo di no.

Infatti poco sopra il piano strada Luca si inerpica e trova un pozzo dalle dimensioni generose. Penso sia proprio lui



Dopo la doverosa visita al POZZO ALBERTA(LA571), torniamo alla macchina per vestirci da grotta e dare inizio alla visita di POZZO DELLA FAINA(LA1172).
Durante la vestizione faccio il cambio dal vecchio discensore, oramai ridotto ai minimi termini con il nuovo. Come sempre faccio fatica ad abbandonare il vecchio attrezzo e lo faccio con un sospiro, tra noi non poteva durare oltre!

Tutti pronti? Inizia la salita.

L’indicazione che ricordo e’ quella di salire fino al terzo tasso e poi proseguire in quota sulla destra. Salendo l’aspra erta verifichiamo con fatica che l’indicazione era fallace. I tassi da contare non sono tre ma bensi’ quattro, con una sofferta differenza di almeno 20 metri di altitudine. Tra l’altro, leggendo la cartina a casa, mi sono accorto che trattasi di tassi monumentali, rispetto a loro!

Mentre recupero il fiato inizio a imperversare sui miei amici. Tiro fuori la corda che useremo per il primo pozzo e spedisco Luca all’albero che sovrasta l’ingresso della grotta perche’ lo utilizzi come partenza per l’armo.

Messa la corda vado a cercare come mettere il deviatore a livello ingresso che evita alla corda di strusciare troppo. Mi accorgo solo ora che l’armo del deviatore e’ su spit…serve un bullone. Una rapida verifica con Luca ci permette di accertare che non ne abbiamo. Ma nessuna paura, i miei amici sono giovani e forti, subito si offrono di riscendere all’auto per recuperare trapano e fix per ovviare.
Io non ce la farei a sostenere un’altra salita come quella appena fatta, dopo tutto, cerco di consolarmi, sono ancora convalescente da influenza+bronchite. Mentre li aspetto torturo una radice di belle dimensioni per farci passare sotto un cordino. In ogni caso un deviatore alternativo lo ricavo.
Tempo nemmeno venti minuti e i nostri eroi sono di ritorno con tutto il necessario. Saggio la roccia e trovo dove piantare il fix. Sistemato l’attacco armo il deviatore e siamo pronti per iniziare finalmente la nostra visita.

Per primo scendero’ io, mi seguira’ Alessio, a una delle sue prime grotte serie e chiudera’ la fila il buon Luca. Faccio una foto prima di scendere.

Il pozzo d’ingresso lo ricordavo ma una foto gliela faccio ugualmente.

Al frazionamento mi metto al riparo meglio che posso e aspetto che scenda Alessio.

Arrivato Alessio aspetto che anche Luca parta poi affronto il secondo pozzo, o meglio la prosecuzione del primo. La partenza non e’ agevolissima quindi mi perdo in raccomandazioni per Alessio. In fondo al pozzo cerco un punto con meno stillicidio possibile e attendo che arrivino i miei amici.

Alla partenza del pozzo successivo c’e’ il teschio che e’ messo come guardiano della grotta. Nella mia ignoranza abissale ho stimato possa essere il teschio di una faina, a cui si deve il nome della grotta.

Mentre aspetto faccio esperimenti. Discesa buia.

Scendendo il pozzo successivo incontro un un pipistrello con le orecchie, mi incuriosisce quindi gli faccio velocemente una foto cercando di non infastidirlo piu’ di tanto.

Andiamo avanti in fila indiana per i pozzi successivi. Qua sono dietro la pedana di legno messa a protezione dei sassi che arrivano dall’alto. La prudenza non e’ mai troppa ma devo dire che la discesa di Alessio provoca la caduta di solo un paio di sassolini.

I pozzi si susseguono, Alessio va lentamente ma senza problemi.

Un inizio di capello d’angelo che non ce l’ha fatta, l’acqua lo ha abbandonato prima che potesse formarsi completamente.

Scendendo ancora incontriamo altri pipistrelli, questi pero’ sono quelli piccini che conosco. Alla fine credo ce ne siano almeno una quindicina.

La discesa prosegue. Ho preso l’impegno con Marco di pulire dai sassi pericolanti dove ne avrei trovati e ogni tanto facciamo pausa per fare pulizia. In particolare una lunga sosta di pulizia la facciamo al pozzo dopo la sella franosa. Mentre scendo rivedo un blocco di parete formato da sassi e fango che si muove pericolosamente. Con un poco di fatica riesco a toglierlo e a pulire nei dintorni.





A luca non garba molto l’armo stile “esplorativo” che troviamo nella grotta. Addirittura mi propone di tornare una prossima volta per doppiare la partenza dei pozzi e verificare le corde. Non e’ una pessima idea, magari la proporro’ a Marco appena possibile.

Pozzo dopo pozzo arriviamo alla base di quello che fino a poco tempo fa costituiva il fondo della grotta.




Alessio mi raggiunge e gli faccio un rapido spiegone di dove siamo. Parte subito per la prosecuzione che gli indico.

Nel frattempo Luca inizia a scendere il pozzo per raggiungerci.


Mentre Alessio gironzola nella zona dove lavorai con Marco la prima volta che venni in questa grotta, con Luca cerchiamo tracce di risalita per arrivare ad un buco in alto di dimensioni generose. Dopo tanto sbirciare troviamo dei fix sul lato destro. Era un buco troppo evidente perche’ fosse rimasto da vedere.

Una volta riunito il nostro gruppetto li guido fin dove avevo lasciato la volta prima. Stavolta scendo fino alla base del meandro dove mi affaccio sul fronte esplorativo attuale. E’ ancora stretto ma urlando si sente un rimbombo che rianima.

La corda che scende alla base del meandro poi risale fino a 4 o 5 metri di altezza dove c’e’ un altro passaggio possibile.

I miei amici scendono e mostro loro il fronte esplorativo. Alessio dopo qualche minuto decide di iniziare a risalire.

Io invece rimango e convinco Luca a tentare il pertugio in alto.

Lui entra senza problemi ma poi una doppia curva a “S” lo convince a desistere. Aspetteremo nuove dagli altri amici che verranno domani a lavorare.

Con Luca torniamo indietro al vecchio fondo. Vorrei andare a visitare anche l’altro ramo, quello di destra ma Alessio si dichiara stanco quindi prendiamo la via del ritorno.




Mi fermo ad aspettare pazientemente alla sala della faina (insomma quella del teschio) e qua inganno il tempo fotografando animaletti vari.




Quando sento che i miei amici sono nei pressi parto verso l’uscita perche’ sinceramente inizio a sentire freddo e ancora non posso permettermelo.
Scendendo verso l’auto faccio foto ai tassi, monumentali di nome e di fatto. Il quarto, quello in cima, me lo scordo proprio, rimediero’ la prossima volta.



Alla macchina mi cambio indossando abiti asciutti e caldi, poi vado a passeggio lungo la carrabile a vedere di ritrovare altre grotte che mi ero segnato mentalmente. Purtroppo trovo solo un buco che non sembra interessante e poi devo tornare all’auto perche’ i miei amici sono arrivati. Contando che Luca doveva anche disarmare la corda d’ingresso non hanno impiegato molto.

Eccoli qua mentre iniziano a cambiarsi.

Strada facendo, mentre scendiamo verso Carpineto con Luca ci fermiamo a vedere un buco che mi aveva segnalato tempo fa.

Lo ritrova e insieme lo guardiamo. Mi ricordo vagamente di averlo visto anche io molti anni fa, pero’ ora sembra quasi praticabile. Ci si potrebbe tornare per ripulire l’ingresso e vedere meglio. Vedremo.


Una visita che spero restera’ memorabile per Alessio, sicuramente con armi da brivido secondo Luca e interessante per me che gia’ inizio ad immaginare future esplorazioni. Alla prossima.
Di nuovo a scavare a Pozzo Pasqualitti con Luca, Vittorio, Elia, Nerone e Gabriele.
Sarei dovuto andare a Narni per assistere a un incontro sulla gestione del catasto ma all’ultimo non me la son sentita, ancora non sono molto in forze. Mi sono quindi ritrovato a fare da spettatore ai miei amici per un nuovo tentativo di passaggio oltre lo stretto del pozzo parallelo di (1572) POZZO PASQUALITTI.
Nella tarda mattinata Gabriele ed io arriviamo alla solita curva, quella vicina a Piccola Creta e Cretarossa, dove troviamo Elia e Nerone in paziente attesa. Elia e’ arrivato a piedi da Subiaco mentre Nerone e’ gia’ andato alla grotta per portare parte della attrezzatura che useremo oggi.

Dopo un congruo tempo dedicato ai saluti iniziamo a prepararci. All’appello mancano Luca e Vittorio. Chiedo di loro e Nerone mi informa, sono arrivati da un po’ e Luca ha portato Vittorio a conoscere Piccola creta. Sono quasi pronto per andare, dopo essermi cambiato, quando fanno ritorno e posso salutarli. Luca ha portato il necessario per fare la bruschetta, un’idea come un’altre tanto per rendere ancora piu’ interessante la giornata.

Partiamo. Gabriele si impossessa subito dell’attenzione di Vittorio impartendogli qualche nozione speleologica itinerante.

Nerone ed Elia sono gia’ avanti e si inerpicano come stambecchi.

Strada facendo ci ricompattiamo e procediamo tutti assieme verso la grotta.

Eccoci arrivati. Nerone, come aveva detto ha gia’ provveduto a liberarla dai rami che ne proteggono l’ingresso.

Ha anche acceso il fuoco, elemento indispensabile sia per la programmata bruschetta che per riscaldarci in questa giornata decisamente umida. Si, non l’ho detto, ma il tempo oggi non e’ dei migliori, alterna una pioggerella fine che a tratti tende a trasformarsi in nevischio.
Naturalmente, dopo la lunga attesa, il fuoco si e’ quasi spento, per fortuna viene prontamente rianimato grazie alle cure del fuochista Elia.

Luca e Vittorio oggi saranno il nostro reparto operativo. Dopo aver spiegato loro cosa si vuole fare oggi, o meglio, cosa desideriamo che loro facciano oggi, li incitiamo a prepararsi per entrare in grotta.

Mentre Luca termina di prepararsi, lui si occupera’ di tentare allargamento e passaggio del pozzo parallelo, io cerco di dare una mano sistemando la corda perche’ possa scendere.
Quando e’ pronto si infila dentro e inizia a scendere. Guarda con diffidenza il bel nodo che ho sistemato per lui e quando mi chiede se sono sicuro che il nodo regga gli rispondo con un rassicurante: “Spero di si!”.

Alla fine pero’ si fida e prosegue.

Intanto Nerone ed Elia fanno un consulto per far riprendere il fuoco come si deve.

Luca scende fino al punto in cui la volta scorsa mi sono fermato. Anche per lui e’ troppo stretto, ci sara’ da lavorare.

Si riavvicina cosi’ possiamo passargli gli attrezzi necessari.

Mentre Luca inizia ad organizzarsi per allargare il pozzo parallelo esortiamo Vittorio a prepararsi a sua volta per andare a visitare il pozzo principale.

Il lavoro di Luca procede a singhiozzo, purtroppo il generatore oggi non ne vuole sapere e si spegne in continuazione.

Oggi da queste parti e’ affollato, un gruppo di escursionisti passa per il sentiero sopra di noi e ci guarda con molta curiosita’. Noi ricambiamo. Un paio di loro si avvicinano per chiederci lumi su quanto stiamo facendo, nello scambio di informazioni apprendiamo che si tratta di un gruppo che sta seguendo un corso per guide escursionistiche. Dopo qualche chiacchiera ci salutiamo e loro riprendono il cammino.

Il lavoro di Luca al pozzo parallelo prosegue meglio che puo’, lo spazio per muoversi e’ davvero poco. Vittorio e’ sceso in fondo al pozzo principale e su nostra richiesta e’ intento a cercare la punta di scalpello che persi la volta scorsa. Il fuoco oramai e’ una realta’ affermata e confortante, la pioggia fine nel frattempo si e’ trasformata in neve. E’ il momento giusto per iniziare con le bruschette. Con l’aiuto di Elia fuochista prepariamo il letto di brace per ospitare la graticola e diamo il via alla bruschettatura del pane.

Dopo un primo giro di bruschette inizio a sentire freddo. Chiedo in prestito a Nerone un martello, uno di quelli da geologo con la punta da un lato, e vado a fare un giro per riscaldarmi e a cercare altri buchi.
Dopo aver scarpinato un poco trovo qualcosa di interessante.

Scavo un poco per vedere cosa c’e’ dopo lo scuro iniziale ma non ne vengo a capo. Mi serve una mano “tecnologica”, mi allontano controllando all’indietro dove ho lasciato il buco per poterlo ritrovare.

Quando sono in vista dei miei amici urlo per richiamare l’attenzione di Gabriele perche’ mi raggiunga con la sua fidata telecamera termica. Torniamo assieme al buco che ho trovato per una scansione.

Il responso della telecamera non e’ molto incoraggiante.

Gabriele regola le impostazioni della camera termica ma non cambia di molto, si vede solo un debolissimo filo d’aria piu’ calda uscire dal buco.

Anche se a malincuore abbandono la mia scoperta e mi dirigo deciso verso un altro possibile buco. Questo pero’ si rivela essere una grotta gia’ conosciuta, si tratta di (LA1610) POZZO AD EST DI POZZO PASQUALITTI, oramai ridotta ai minimi termini.

Continuo il mio giro fino a trovare un altro buco, piccino ma interessante. Inizio a scavare ma la visuale e’ impedita da un sasso enorme. Mi servono rinforzi. Per prima cosa chiamo di nuovo Gabriele per la scansione termica. Anche in questo solo un flebile soffio di aria piu’ calda, pero’ prima di abbandonarlo vorrei scavare un poco. Memorizzo il punto e poi vado alla grotta a chiamare aiuti. Nerone risponde e porta il necessario per allargare.

Mentre Nerone lavora al nuovo buco io torno indietro a vedere come procede il lavoro di Luca. Trovo che ha un poco allargato il passaggio e ora con un poco di assistenza vorrebbe provare a passare. Andrei volentieri a raggiungerlo, ma sono venuto intenzionalmente senza attrezzatura proprio per non cadere in tentazione. Visto che Vittorio nel frattempo ha concluso con successo la discesa del pozzo principale con ricerca dello scalpello, lo invito a raggiungere il suo amico per dargli una mano.

In questa nuova configurazione i nostri amici proseguono con il lavoro. Il passaggio si rivela ancora troppo stretto quindi Luca riprende a lavorarci. Io esco e vado a preparare un paio di bruschette per allietare la loro permanenza in grotta.

Mi alterno tra l’assistenza agli scavatori e un occhio a quanto sta facendo Nerone all’altro buco. Alla fine mi lascio coinvolgere e resto con lui a togliere sassi. La mia impressione e’ che il buco sia stato “appilato” molti anni fa. Dopo una buona mezz’ora di spostamento sassi Nerone desiste ma rimaniamo d’accordo che un’altra scavata la si puo’ tentare. Per ora chiudiamo il cantiere.

Nel frattempo Luca, col supporto di Vittorio, ha allargato ancora il punto stretto e ora si dice pronto a passare.

In attesa del suo tentativo ci raduniamo tutti davanti all’ingresso della grotta in trepidante attesa.

Inganno l’attesa di buone nuove con una foto al mio armo “artistico”. Da Luca arriva una prima buona notizia, e’ passato! Dopo sembra allarghi in una saletta e prosegue con una frattura strettina e ingombra di sassi. Vittorio, su richiesta di Luca scende di nuovo al fondo del pozzo principale e alla fine sembra riescano a vedersi, i due pozzi in fondo si ricollegano.

Dopo che Luca ha esaurito le sue verifiche esplorative senza riportarti novita’ entusiasmanti, decidiamo collegialmente che la giornata puo’ dirsi conclusa. Vittorio esce dal fondo del pozzo principale e Luca a sua volta esce disarmando.

Con determinazione ma senza fretta sistemiamo il materiale, ricomponiamo gli zaini, copriamo la grotta e siamo pronti al rientro verso le auto.

Ancora una breve passeggiata defatigante tra i boschi ci riporta alle auto dove posso finalmente indossare abiti asciutti e caldi. Si, sono riuscito a sudare anche senza fare nulla.

Dopo esserci cambiati arriva il momento dei saluti. Nerone ed Elia vanno via per primi. Vittorio e Luca tornano di corsa a casa perche’ si devono preparare per il sabato sera. Gabriele ed io siamo quasi pronti per andare a dormire! Ancora una bella giornata, anche se passata a vedere gli altri fare, va bene lo stesso, almeno finche’ si potra’ pensare…alla prossima.
A ritrovare grotte con Patrizio e Gabriele dalle parti di Pastena.
Visto che dopo l’influenza sono riuscito a prendermi anche una bella bronchite e sono ancora sotto antibiotici devo limitare al minimo l’attivita’ e cercare di fare il bravo. Per questo motivo quando Gabriele mi propone di accompagnare Patrizio in un facile giro, non posso far altro che aderire alla proposta con entusiasmo. Andremo dalle parti di Pastena a ritrovare un paio di grotte che Patrizio col suo gruppo, GSCaiFrosinone, aveva trovato oltre 20 anni fa. Per fortuna almeno lui ha una buona memoria. Le foto di oggi sono merito di Gabriele visto che sono riuscito a dimenticare nuovamente la fotocamera.
La mattina Gabriele ed io ci incontriamo con Patrizio e dopo un caffe’ andiamo a cercare le grotte. Patrizio ci guida con sicurezza per stradine di cui non saprei dire altro, alla seconda ero gia’ perso. Dopo una buona mezz’ora di girovagare Patrizio ci fa segno che siamo arrivati.
Scendiamo dalle auto e ci prepariamo alla passeggiata. Prendiamo un sentiero quasi carrabile, forse piu’ “trattorabile”, e dobbiamo quasi discutere con un paio di cani pastore che ci abbaiano dietro mentre passiamo. Per fortuna sono ligi al dovere e non si allontanano del gregge che devono difendere. Continuano ad abbaiare ancora per un paio di minuti poi ci perdiamo di vista.

Ad un certo punto Patrizio lascia il sentiero e prende a sinistra per un prato che a vederlo sembra insignificante. Mai dire mai, proprio in mezzo al prato, quasi completamente nascosto dall’erba si apre un buco che Patrizio ci presenta col nome di “Pozzo Arcobaleno”. Ci fermiamo giusto il tempo per prendere il punto e fare qualche foto. Essendo profondo piu’ di 20 metri oggi non e’ l’occasione giusta per scenderlo. Magari ci torneremo con l’attrezzatura e qualche corda.

Qualche minuto di sosta e Patrizio riprende a camminare tra i massi calcarei affioranti. Dobbiamo sbrigarci a seguirlo per non perderlo. Per qualche minuto ci districhiamo tra rami, qualche rovo e tanti sassi, anche di notevoli dimensioni. Alla fine, con l’aiuto di qualche urlo raggiungiamo Patrizio ai bordi di una dolina. In fondo alla dolina si intravede un buchino che Patrizio ci presenta come “Grotta Arcobaleno”.
Dopo la presentazione andiamo a dare uno sguardo da vicino.

A una prima occhiata oltre il buco d’ingresso si vede uno scivolo di un metro, un piccolo ambiente con in fondo un altro buco, troppo piccolo e troppo verticale per essere passato. Patrizio scende in avanscoperta e ci dice che dopo questo secondo buco si vede la grotta proseguire in maniera incoraggiante.

A essere sinceri non dovrei entrare in grotta, ma oramai son qua, la tuta e il casco ce l’ho…quasi quasi uno sguardo vado a darlo anche io.

Mentre controllo quanto riferito da Patrizio poco prima, Gabriele mi passa il suo cellulare per fare un paio di foto alle concrezioni di questo primo ambiente.

A prima vista in questa minuscola saletta l’unico passaggio sembra essere il piccolo buco evidente che ho di fronte. A sinistra un sasso di buone dimensioni nasconde un saltino di un metro che a prima vista sembra stretto e senza prosecuzioni.
Esco a raggiungere i miei amici e mentre siamo sul bordo della dolina Patrizio si dice sicuro che quando col suo gruppo trovarono la grotta, scesero senza corde. Quanto dice mi fa pensare che forse ho fatto male a non controllare meglio il passaggio stretto a sinistra.
Vado a guardare nuovamente. Stavolta mi infilo nel passaggio stretto e…trovo il passaggio!
Si passa sotto un masso che e’ parte del pavimento della saletta iniziale e si arriva senza problemi un paio di metri piu’ in basso. Ora il minuscolo buco che ci irrideva lo posso vedere da dentro, con molta soddisfazione.

Dopo aver urlato ai miei amici la scoperta, vado a fare un giro veloce per vedere come prosegue questa grotta. E’ una frattura alta che prosegue a meandro in discesa comoda con alla base vari sassi di crollo. Passo un passaggio appena stretto e poi l’ambiente si allarga di nuovo. Qua trovo tracce dei primi esploratori, una lampada “antica” con ancora la lampadina a incandescenza e uno spezzone di corda consumatissimo.
Terminata la mia sommaria esplorazione porto con me la lampada e torno dai miei amici. Mentre risalgo incontro a meta’ strada il buon Patrizio. Consegno a lui la lampada-reperto poiche’ si dice sicuro di sapere a chi apparteneva.
Fuori commentiamo la riscoperta e dopo qualche tentennamento alla fine mi decido, tornero’ dentro a fare il rilievo. Recupero il DistoX, accendo il cellulare, apro TopoDroid e lo imposto per il nuovo rilievo dove raccogliere i dati. Parto con la poligonale dal bordo della dolina, dove all’arrivo avevo preso le coordinate. Un saluto ai miei amici e parto.
Mentre prendo i punti noto la presenza di almeno una dolicopode ben nutrita e un pipistrello.

Proseguo velocemente ma senza fretta nel rilievo.

Ecco il passaggio strettino ma sicuramente non impossibile.

Quando arrivo al fondo odierno della grotta termino la poligonale con un tiro nel pozzo che per ora e’ troppo stretto per essere sceso. Tiro un paio di sassi che rotolano per poco. Ci si dovra’ tornare.

Guardando verso il soffitto la grotta sembra proseguire, ma anche per questo ci sara’ tempo la prossima volta. Lasciamo che la grotta si mostri poco per volta.

Terminato con soddisfazione il rilievo ripongo tutto e torno a raggiungere i miei amici all’esterno. Visto che la frattura prosegue anche in alto, ci viene la curiosita’ di verificare la presenza di un’altro ingresso. Prendiamo la direzione approssimativa della frattura e andiamo alla ricerca. Qualcosa troviamo, ma si tratta di buchi piccoli e da scavare. Anche per loro rimandiamo alla volta prossima.
Dopo un po’ di girovagare a casaccio senza altre scoperte decidiamo di tornare alle auto. Ci muoviamo tornando indietro perche’ vogliamo cercare “GROTTA PERSICONE(LA167)” quindi arrivati nelle vicinanze ci disperdiamo tra gli olivi per cercarla. Io mi inoltro fino a raggiungere un canalone dove mi sembra di intravedere un buco “grottesco”. Probabilmente sarebbe utile una corda per scendere a controllare. Torno indietro per dirlo ai miei amici che nel frattempo sono tornati alle auto senza aver trovato la fantomatica grotta. Delle persone che lavoravano agli olivi ci hanno detto che “Persicone” e’ il cognome di molti abitanti dei dintorni e ci indica anche la villa di uno di loro. Peccato non se ne cavi nessuna informazione utile. Comunque, tornato dai miei amici li aggiorno della mia possibile scoperta ma li trovo in aria di chiusura attivita’. Concordo subito con loro, anche io inizio a essere stanco. Patrizio ci deve lasciare subito per alcune commissioni, noi sistemiamo le nostre robe e partiamo alla ricerca di un posto dove mangiare.
Non troviamo molto, alla fine Patrizio, che ci seguiva per un tratto di strada ci consiglia di arrivare alle grotte di Pastena. Seguiamo il suo consiglio e in effetti troviamo un ristorante aperto dove riusciamo a mangiare un piatto di pasta, tanto per chiudere degnamente la giornata.
Visto che oramai ci siamo facciamo un rapido passaggio alle grotta di Falvaterra con la speranza di poter incontrare Augusto e dargli un saluto. Purtroppo troviamo nessuno quindi dopo qualche minuto riprendiamo la strada di casa.

Non ho fatto molto, ma non avrei potuto fare molto di piu’, quindi sono contento della bella giornata. Alla prossima.
Con Martina, Luca, Vittorio e Gabriele per una visita esplorativa a questa simpatica grotta.
Oggi sono andato solo per esorcizzare definitivamente l’influenza che mi ha funestato l’ultima settimana. Faccio ancora fatica a reggermi in piedi ma non ce la facevo a stare fermo ancora. Armato quindi di buona volonta’ mi sono unito agli amici per una nuova avventura.
In verita’ dovevamo andare a proseguire l’esplorazione di pozzo Pasqualitti ma la mattina Nerone, andato avanti in perlustrazione, ci ha riportato la sconfortante notizia di una tempesta di neve su a Livata. Apprendere del meteo avverso e cambiare al volo la destinazione e’ stato un attimo. Il da fare non manca mai.
Durante la sosta per la colazione definiamo la nuova destinazione, andremo alla Bucia dell’Ortaia in quel di Rocca di mezzo, quella nel Lazio, vicino a Rocca Canterano.
Dopo una ventina di minuti di strada arriviamo alla nostra meta, il parcheggio del paese vicino la chiesa. I miei amici si cambiano vestendo i panni da speleo mentre io mi limito a cambiare gli scarponi.

Il tempo non e’ dei migliori, ma abbiamo visto di peggio, speriamo regga.

Una volta pronti prendiamo il sentiero che porta al campo di calcio del paese. Ora il sentiero e’ stato adornato con un cancello ma supponiamo sia li’ per tenere fuori mucche e altri animali. Visto che e’ aperto non ci poniamo troppe domande e andiamo verso la grotta.

Dopo qualche pozzanghera fangosa arriviamo all’ingresso della grotta.

Mentre i miei amici fanno gli ultimi preparativi prima di entrare io faccio un giro per cercare qualcosa di utile per sfoltire i rovi che impediscono il passaggio.

Trovo aiuto in un robusto palo di legno preso a prestito dalla vicina recinzione, lo sfilo con delicatezza, sfoltisco e lo rimetto in sede senza danni. Ora l’ingresso e’ transitabile, c’e’ da togliere solo il rudere metallico, una panca forse, che avevo messo dopo l’ultima visita.

Ecco Luca e Vittorio, le nostre giovani speranze. Per loro, come pure per Martina, questa e’ la prima visita. Magari vedendo la grotta con occhi nuovi troveranno qualcosa che a me e Gabriele finora e’ sfuggito.

Alla fine la curiosita’ ha la meglio sulla debolezza quindi entro pure io. Purtroppo dopo pochi metri c’e’ un passaggio scomodo che costringerebbe a sporcare i miei abiti non da grotta. Visto che non ho portato alcun ricambio di abiti con molto dispiacere faccio un paio di foto a Martina e Gabriele e poi faccio spazio per il passaggio di Vittorio e Luca.


Me ne torno quindi all’esterno dove impiego la successiva mezz’ora a curiosare nei dintorni.

Rientro anche per il primo metro per un paio di foto.


Nel frattempo i miei amici, mi aiuto con una foto di Gabriele, raggiungono il punto in cui la volta scorsa avevamo trovato una possibile prosecuzione da esplorare, mettono una corda per sicurezza e poi Luca scende a dare uno sguardo. Anche lui riesce a far poco ma ricava l’impressione che dopo lo stretto ci sia un ambiente piu’ ampio. Varra’ la pena di fare una nuova visita.

Foto: Gabriele Catoni
Mentre i miei amici sono impegnati nella esplorazione io cerco di passare il tempo trasportando sassi alle pozze di fango per rendere meno “sporchevole” il passaggio al ritorno. Quando il freddo inizia ad avere la meglio decido di rientrare ancora in grotta per chiedere a Gabriele di darmi le chiavi dell’auto.
Metto subito in atti il mio proposito e per fortuna ottengo quel che mi serviva. Raccolgo quindi le mie cose e vado in macchina dove indosso una maglietta asciutta e mi metto seduto al calduccio per un sonnellino.
L’arrivo dei miei amici mi desta dal torpore da attesa nullafacente. Mentre si cambiano mi faccio aggiornare su quanto hanno fatto…forse hanno trovato una prosecuzione fangosa che la volta scorsa non avevamo notato. Per il resto hanno portato con se’ solo l’intenzione di tornare a proseguire l’esplorazione nel pozzetto stretto.
Visto che sono le 13.30 e l’appetito inizia a farsi sentire, viene naturale puntare al locale ristorante “Bell’orizzonte” dove delle belle fettuccine sembrano attendere solo noi.

In attesa del pasto andiamo a riscaldarci ai caloriferi davanti alle ampie finestre. Ancora non sazi di avventura fantastichiamo di nuove ricerche ammirando il paesaggio con affioramenti calcarei che abbiamo davanti.

Dopo un lauto pasto riprendiamo le auto e torniamo a casa, anche per questa volta siamo stati bene e abbiamo fatto cose piacevoli in buona compagnia…gia’ questo e’ tanta roba. Alla prossima.
Con Nerone e Gabriele di nuovo a lavoro per conoscere meglio questa grotta.
Come sempre Nerone e’ arrivato alla grotta con largo anticipo e noi con comodo ritardo quindi lo troviamo a fumare la sua fida pipa appoggiato al guardrail gustandosi il tiepido sole di oggi.

Neve in giro nemmeno a parlarne, dalla temperatura sembra gia’ primavera, per noi una giornata gradevolissima, per chi ama la neve e vorrebbe sciare forse un po’ meno.
Gabriele ci presenta con orgoglio il suo nuovo “aggeggio” tecnologico, una telecamera termica. Sembra molto interessante, potrebbe essere utile per scovare nuovi ingressi di grotte. Va subito a scansionare l’area vicino a Piccola Creta per vedere se e’ possibile ricavarne qualcosa.

Quando torna siamo pronti a partire e ne approfitto per fare a Gabriele una serie di foto col suo nuovo strumento.



Nerone, che evidentemente non ce la faceva piu’ ad aspettare si e’ caricato come un mulo e ha preso di buon passo il sentiero che porta alla grotta.

Io mi sbrigo a seguirlo mentre Gabriele cammina piu’ lentamente per proseguire con la scansione “termica” dei dintorni.

A meta’ della prima salita sono gia’ col fiatone e Nerone e’ ancora lontano.

Sul piano riesco a recuperare terreno e alla fine arriviamo quasi insieme alla grotta. Gia’ non ricordavo piu’ dove fosse e non ricordavo nemmeno questo cespuglio di…ora non mi viene il nome…che puo’ essere un buon riferimento.

La nostra grotta e’ ancora qua con tutto il mucchio di tronchi che avevamo messo a protezione dell’ingresso. Per ora va bene cosi’ ma Nerone decreta che a breve anche questa grotta avra’ il suo bravo recinto.

Togliamo di mezzo tutti i tronchi di protezione e diamo inizio ai lavori. Non potevamo non iniziare con una bella scansione termica, cosa di cui Gabriele si occupa subito.

Nerone intanto prepara gli attrezzi necessari mentre io, dopo essermi messo l’imbrago, mi godo il sole e faccio foto.

Sembra che tocchi a me entrare. Per iniziare allarghiamo un po’ l’ingresso per arrivare con maggiore facilita’ al pozzo parallelo. Quando l’ingresso e’ un poco piu’ largo mettiamo la corda e scendo di un metro fino all’imbocco del nuovo pozzo. Anche qua con il supporto dei miei amici che mi passano il necessario quando e’ necessario procedo ad allargare. Quando reputo l’accesso abbastanza comodo entro finalmente nel nuovo pozzo. Proseguo con l’allargamento del pertugio d’accesso, bonifico il pozzo dai sassi pericolanti che ho creato e quelli che erano gia’ in loco, fortemente impastati con tenace fango.
Quando intorno a me e la situazione sembra sicura mi faccio passare il necessario per piantare un fix e poi procedo nel farlo. Non e’ semplice trovare roccia compatta in mezzo a questi massi posticci. Alla fine trovo un punto consono. Non e’ in alto come mi sarebbe piaciuto, ma tutti i massi piu’ adatti hanno un suono “fesso” alla prova del martello.
Sistemato l’attacco metto il discensore e scendo un ulteriore metro dove ci sono ancora tanti sassi posticci da buttare giu’. Lavoro con impegno per almeno un’ora. Da fuori ogni tanto reclamano aggiornamenti ma ho veramente poco da dire.
Quando mi sembra di aver pulito abbastanza provo a scendere ancora ma subito mi incastro. Devo tornare su un poco e crearmi lo spazio per poter allargare sotto di me. Come sempre piu’ si sta scomodi a lavorare piu’ la roccia che crea impedimento e’ compatta e decisa a restare dove e’ nata.
Con una buona mezz’ora di lavoro scomodissimo e senza sosta riesco a levare i principali spuntoni che ostacolavano il passaggio. Proverei anche a scendere ma da fuori reclamano che la temperatura sta scendendo e iniziano a sentire freddo. Faccio quindi una foto per documentare quello che vedo e poi con la dovuta fatica torno su a raggiungere i miei amici.

Una volta fuori non rimane altro che rifare gli zaini mentre racconto la situazione ai miei amici. Terminiamo i preparativi rimettendo a posto i tronchi di protezione e poi ci avviamo per tornare alle auto.

Qualche minuto e siamo alla strada.

Mentre riprendiamo gli abiti civili chiacchieriamo della grotta e delle prossime esplorazioni, come sempre. Alla prossima.
Continuano i lavori in questa grotta, importante per molti motivi sia affettivi che di aspettative. Stavolta con Nerone, Luca e il prezioso supporto esterno di Tarcisio e Patrizio.
La mattina ci incontriamo a Guarcino per un veloce saluto a Tarcisio poi ci stipiamo tutti e tre nella macchina di Nerone e saliamo a CampoCatino dove, per fortuna, oltre alla neve un vento gelido e un freddo considerevole, ci attende Patrizio per ospitarci nel rifugio CAI. Potersi cambiare al caldo non ha prezzo. Ci cambiamo nella sala dei letti perche’ quella principale e’ gia’ occupata, oggi il rifugio ospita anche un corso di sci di fondo.

Una volta cambiati, salutiamo il nostro amico, l’allegra comitiva del corso e partiamo alla volta della grotta. Appena fuori dal rifugio mi accorgo di un errore madornale, non ho indossato il cappelletto e mi ritrovo in un secondo con le orecchie ridotte a due ghiaccioli. Nerone che e’ piu’ previdente ha il passamontagna, gli faccio una foto per invidia! Quando le orecchie iniziano a dolere per il freddo mi decido e tolgo il casco recuperando il cappelletto che custodisco dentro e me lo metto con molto sollievo. Litigo quasi un minuto per riallacciare il casco ma ora va molto meglio.

Iniziamo a scendere nel canalone dove si trova l’ingresso della grotta. Dobbiamo stare attenti, sotto un apparentemente innocente straterello di neve fresca c’e’ un solido quanto insidioso strato di ghiaccio. Andiamo avanti a piccoli passi saggiando la tenuta del piede prima di avanzare.

L’ingresso e’ laggiu’, con la neve si intravede appena.

Eccoci arrivati, da vicino e’ meno peggio di quanto non sembrasse da lontano.

C’e’ neve ma la grotta si e’ fatta valere e di lato l’ha sciolta.

Togliamo il cancello di protezione per controllare meglio. C’e’ neve solo per il primo metro, non male.

Mentre Nerone termina i preparativi per l’ingresso inganno il tempo facendo una foto a Luca che riesce a sorridere nonostante il vento ghiaccio che ci fustiga con insistenza.

Tutto pronto. Si entra. Andiamo in fila indiana verso il primo (e per ora unico) pozzo. Nerone per primo, io lo seguo e Luca chiude la fila.

Guardando Nerone affrontare il pozzo mi viene da pensare che forse ci sara’ bisogno di dargli ancora un’allargata. Nerone infatti ci si deve infilare a forza.

Alla fine il peso e l’esperienza hanno la meglio e Nerone scompare verso la base del pozzo.

Subito lo raggiungo e nell’attesa di Luca lo importuno con una foto.

Alla base del pozzo togliamo l’attrezzatura che per ora (solo per ora, speriamo!) non serve piu’. Ancora un poco di strisciare e divincolarsi nello stretto e siamo al trivio dove Luca prendera’ per la diramazione sinistra e noi quella destra. Luca si prepara per portare lo stretto necessario, dove andra’ lui lo spazio e’ ancora piu’ esiguo di quello dove staremo noi…che vi assicuro non e’ molto.

Nerone ed io arriviamo in zona scavo. Il lavoro si presenta arduo, esattamente come l’avevamo lasciato, nessun miracolo e’ occorso nel frattempo. Sistemiamo le nostre cose e iniziamo.

Nerone prova a infilarsi di testa ma dopo pochi secondi deve rinunciare, troppo faticoso.

Nelle pause di lavoro sentiamo distintamente il rumore del trapano di Luca, sembra vicinissimo ma la grotta inganna e illude. Dopo circa tre ore di lavoro siamo ben stanchi, anche Luca ha abbandonato il suo cantiere e ci ha raggiunti. Visto che ho fame e che serve posto per far entrare Luca in zona lavori io me ne torno indietro e gli faccio spazio. Lui e’ lo smilzo del nostro gruppetto e magari riesce ad affacciarsi avanti e vedere se c’e’ un ambiente disposto ad accoglierci. Passando mi approprio del suo trapano e lo porto con me. Dopo il frugale pasto a base di cubetti di coppiette e di parmigiano annaffiati con una gradevolissima acqua gelida metto mano al trapano e cerco di rendere piu’ confortevole, ovvero “nerorato”, il passaggio per tornare indietro.

Ogni tanto interrompo il lavoro per dare una voce ai miei amici e sentire cosa combinano, pero’ poco capisco, mi rassegno ad aspettare un altro momento per avere aggiornamenti. Dopo un’altra mezz’ora li sento avvicinarsi, e’ l’ora di tornare al gelo esterno. Mi raggiungono e insieme in fila indiana prendiamo la via per uscire.

Stavolta sono io ad aprire la fila, Nerone in mezzo e Luca ancora a chiudere. Sono quindi il primo a godere del gelo che viene dall’esterno quando sono nel cunicoletto iniziale.

Per non prendere troppo freddo stando fuori aspetto che NErone mi raggiunga prima di prendere coraggio e uscire.

Fuori vento e freddo non sono cambiati per nulla, il vento anzi sembra rinforzato sia in velocita’ che come “gelidezza”. Arrivo in cima piu’ veloce che posso e mi riparo vicino al muro che costeggia la strada…ancora una volta ho scordato di indossare il cappelletto. I miei amici arrivano in un paio di minuti, giusto il tempo di iniziare a sentire freddo.

Ecco una piacevole sorpresa, Tarcisio era al rifugio ad aspettarci e ora ci ha raggiunti.

Il piacere di vederlo e’ doppio, sia per la simpatia sia perche’ questo significa che il rifugio e’ aperto e potremo cambiarci al caldo.

Dopo aver salutato Tarcisio Luca ed io ci avviamo a piedi verso il rifugio mentre Nerone e Tarciso vengono con le auto.

Nella sala principale del rifugio, ora libera, ci aspetta il caminetto acceso, una delizia incommensurabile!

Fuori anche il gelo ha invidia di noi!

Un paio di minuti per riprendere fiato sono necessari.


Metto anche la tuta accanto al fuoco e la viziosa prende a fumare come non mai, tanto che devo riprenderla severamente!

Dopo il cambio con gli abiti asciutti e l’aiuto del caminetto facciamo un poco di relax mentre Tarcisio si alterna tra il parlare con noi e alimentare le stufe che aiutano a stemperare il gelo.

Quando siamo adeguatamente scongelati e rifocillati con uno spuntino dobbiamo prendere la decisione di tornare verso casa. Esco all’esterno ma stavolta non ho scordato di indossare il cappelletto quindi il vento gelido non mi disturba piu’ di tanto. Una foto al panorama cupamente bello e poi ci avviamo alle macchine per dare via al ritorno a casa.

A Guarcino salutiamo Nerone e poi andiamo con Tarcisio al bar per un caffe’ prima di prendere commiato. Recuperata l’auto prendiamo anche noi la strada di casa, lascio Luca a meta’ strada e proseguo.
Guidando in solitaria ripenso a questa giornata. Ancora tanto lavoro ci attende in questa grotta caparbia che promette ma senza concedere piu’ di tanto. Noi abbiamo pazienza, speriamo la grotta apprezzi e si conceda, finalmente. Alla prossima.
Con Vittorio, Luca, Gabriele. Una visita a questa interessante grotta per fare un poco di pratica.
La mattina Gabriele ed io, dopo tutte le soste canoniche, arriviamo alla fontana del gatto e una volta tanto non siamo gli ultimi e ci tocca aspettare l’arrivo di Luca e Vittorio.

Ecco i nostri giovani amici, sorridenti e pronti a tutto. Per Vittorio e’ la prima esperienza in grotta, un’occasione preziosa per fare pratica con l’attrezzatura. Luca invece si cimentera’ con l’armo.

Ho piacere che chi incontra le grotte per le prime volte racconti le proprie impressioni, quindi a fine giornata ho chiesto a Vittorio di scrivere di questa uscita. Lascio quindi la parola a lui prima di proseguire col mio racconto:
—————————————– Relazione di Vittorio ————————————————–
In data 12/01/2025 ho conseguito la mia prima uscita in grotta col Gruppo Shaka Zulu.
Eravamo in 4 io, Luca, Fabrizio detto Bibbo e Gabriele e la grotta nella quale siamo discesi è quella dell’arcaro.
Ci siamo incontrati alla fontana del Gatto verso le 10 del mattino e subito si è iniziato a scaricare e predisporre l’attrezzatura, il compito assegnatomi da Bibbo in questo frangente, vista la mia totale mancanza di esperienza, è stato quello di sciogliere 3 nodi su un cordino praticamente pietrificati, operazione poi completata e conclusa da Luca.
Una volta predisposto il tutto ci siamo avviati e sul tragitto Gabriele ha risposto in maniera molto esaustiva a diversi dubbi e domande che avevo e ci ha tenuto a spiegarmi in maniera precisa e dettagliata diverse nozioni geologiche e di speleologia, cosa che poi è continuata con mio grande interesse e piacere per tutta l’uscita anche all’interno dell’ ipogeo.
Arrivati dinanzi all’entrata Luca ha iniziato ad “armare” la nostra via di entrata, il primo pozzo era di circa 4 metri e anche qui Gabriele e Bibbo sono stati molto esaustivi nello spiegare come si può armare una via, facendomi vedere come sia possibile anche tramite altri metodi rispetto a quello messo in opera da Luca.
Una volta armata la via ci siamo preparati alla discesa, non so bene spiegare le mie sensazioni al momento, sicuramente c’era molta curiosità e voglia di conoscere e vedere, ma anche una specie di timore, quasi reverenziale per la grotta, la curiosità era tanta ma anche il pensiero di ciò che sarebbe potuto andare storto mi ha sfiorato diverse volte prima di entrare. Luca è stato il primo a scendere, io il secondo, montato il discensore con la supervisione di Gabriele e Bibbo ho effettuato la mia prima discesa in un vero pozzo, molto meno spaventoso e più semplice di quanto pensassi. Smontato il discensore e accesa la luce mi sono messo ad osservare il luogo in cui mi trovavo, una grande spaccatura sotto terra, costituita interamente da colate di sedimento che andavano a creare tra le più particolari conformazioni.
Luca e Bibbo hanno iniziato ad armare la seconda discesa mentre Gabriele mi istruiva sulla differenza tra stalattiti e stalagmiti, come tali conformazioni si formassero, del perché esse assumessero colori diversi in base alle impurità e alla profondità, sugli animali che vivono nella grotta e altre nozioni interessanti. Armata la seconda discesa, ci siamo calati nel secondo pozzo e qui le conformazioni diventavano sempre più presenti e tendevano a schiarire e diventare più bianche, qui abbiamo visto anche le prime vele o “fette di prosciutto”; delle conformazioni che spuntano dalla roccia, di forma piatta e larga, le quali sono quasi trasparenti se illuminate e che se colpite molto delicatamente emettono un suono molto particolare quasi come se si andasse a colpire una lastra di vetro. Anche qui le spiegazioni sono state numerose e ricordo di essere rimasto affascinato dal fatto che un ambiente così ostile e apparentemente morto sia in realtà pieno di vita, non solo per i numerosi residenti tra insetti e pipistrelli, ma anche perché esso cresce, si espande, muta e come se fossimo entrati in un enorme organismo con le sue regole e i suoi processi vitali nel quale anche il tempo sembra seguire le proprie regole.
Superato il secondo pozzo abbiamo camminato per un po’ tra spaccature e conformazioni di concrezioni sempre più chiare e incredibili. Effettuata l’ultima discesa siamo arrivati al punto più basso della grotta. Il punto dei “tortellini in brodo” come lo ha chiamato Gabriele ricordando un aneddoto molto divertente.
Qui io e Luca siamo stati invitati da Bibbo a salire in una saletta piena di cristalli, alla quale si accede salendo con delle corde già presenti. Abbiamo montato croll e maniglia e siamo saliti fino a un “piano” intermedio dal quale siamo scesi nella sala dei cristalli; qui per la prima volta ho avuto qualche problema a montare il discensore. Essendo seduto lateralmente rispetto alla corda infatti, non riuscivo a montarlo da una prospettiva diversa da quella frontale. Per fortuna grazie alle indicazioni di Luca alla fine sono riuscito a montarlo e siamo entrati nella sala più meravigliosa della grotta. Completamente ricoperta da sedimentazioni di cristalli e di vele enormi che si estendevano dalla parete per diversi centimetri. Una vista incredibile e sicuramente insolita.
Il mio stupore è stato interrotto da Bibbo che non ci aveva seguito sulla stessa via bensì aveva esplorato alcune aperture alternative sbucando da una fessura al lato opposto rispetto a quello da cui eravamo entrati. Qualche risata e qualche altro minuto ad osservare i cristalli e siamo scesi dalla saletta iniziando così la risalita verso la superficie.
Avevo timore che le risalite dai pozzi tramite il croll e la maniglia sarebbero stati sfiancati ma non è stato così, certo non è sicuramente un attività riposante ma non è così distruttiva come avevo immaginato.
Io ho proseguito seguendo Bibbo mentre Gabriele e Luca smontavano le corde dai vari pozzi. Alla penultima corda invece Bibbo e Luca si sono fermati a smontare mentre io e Gabriele abbiamo effettuato l’ultima risalita essendo così i primi ad uscire seguiti poi da Bibbo e Luca.
Insomma un’esperienza unica, all’insegna della conoscenza, della meraviglia e della passione per le grotte, lo studio e l’esplorazione.
———————————— FINE della relazione di Vittorio ——————————————-
Ringrazio Vittorio per aver condiviso le sue impressioni e proseguo con la mia relazione…dove ci eravamo lasciati? Ah si, Luca e Vittorio sono appena arrivati alla Fontana del Gatto…e’ la prima volta che si si vede dall’inizio dell’anno quindi ci soffermiamo per qualche chiacchiera ci sta sempre bene.

Dopo esserci reciprocamente aggiornati circa gli accadimenti dallo scorso anno ad oggi illustriamo brevemente ai nostri amici cosa faremo e iniziamo a prepararci.

Vittorio si cimenta con la sistemazione dell’imbrago, si e’ un poco intrecciato e gli serve impegno e tempo per renderlo indossabile.

Mi sono completamente scordato di dover cambiare il discensore. In verita’ gli avevo promesso di cambiarlo al termine della esplorazione di Piccola Creta, ma dalle sue condizioni credo dovro’ abbandonarlo prima.

Lo confronto con uno nuovo, quello di Vittorio e la differenza sembra evidente.

Una volta pronti partiamo per raggiungere l’ingresso della grotta. Alla prima salita fatico un po’ ma raggiunto il falsopiano successivo recupero. Luca va avanti di buon passo.

Come sempre me lo sono detto ma poi non l’ho fatto. Dovevo portare delle forbici per potare eventuali rovi fino all’ingresso e me ne sono dimenticato. Per fortuna qualche anima buona lo ha fatto per noi abbastanza di recente.

Ecco l’ingresso basso, quello da cui entriamo solitamente.

Poggiamo le nostre robe nel cunicolo d’ingresso e poi Luca inizia ad armare. Per prima cosa sposta un multifix (lo avevo piantato io una delle volte scorse) da destra a sinistra.

Mentre Luca opera Gabriele intrattiene Vittorio con qualche nozione di base, poi mi impossesso della sua attenzione per fargli serrare i dadi delle due piastrine di partenza dell’armo.

Sistemo la corda per permettere a Luca di proseguire con l’armo. La corda messa in questa maniera, oltre a non toccare la parete penso sia utile come sbarramento, o punto di “allongiamento”, per chi si volesse affacciare sul pozzo.

Dopo Luca parte Vittorio, cosi’ veloce che non faccio a tempo a fargli una foto. Rimedio quando oramai e’ arrivato.

Ora scendo io, Gabriele intanto fa gli ultimi preparativi.

Mentre scendo il P6 d’ingresso, il nostro armatore, seguito dal suo allievo, scende verso il pozzo successivo.

Arrivato alla base del pozzo urlo la libera a Gabriele e poi aspetto che mi raggiunga.

In un paio di minuti siamo tutti all’inizio della spaccatura dove inizia il pozzo successivo, non ricordo quanto sia profondo ma diciamo sia un P12. Gabriele continua ad istruire Vittorio con nozioni di tecnica e aneddoti speleologici vari, io vado a seguire Luca nel suo operato.

Luca ha gia’ armato il traverso iniziale e ora e’ sulla verticale del pozzo per sistemare gli attacchi e la corda per poterlo scendere. Dopo un paio di metri gli dico di cercare un posto comodo dove posizionare il deviatore e dopo aver scrutato la parete per un poco trova un attacco naturale che sembra fatto apposta per i nostri bisogni.

Sistema il cordino, ci mette un moschettone a completare il deviatore e poi prosegue fino alla base del pozzo. Anche se Luca e’ gia’ stato nella grotta dice di non ricordarla per nulla. Lo dimostra subito scendendo il pozzo tenendosi sempre sulla verticale fino ad arrivare alla base in un punto stretto senza sbocchi. Pone rimedio alla cosa risalendo qualche metro e spostandosi poi lateralmente fino all’approdo solito. Completa l’armo legando il finale della corda a una concrezione compiacente. Dopo di lui scende Vittorio che si districa, anche col deviatore, senza problemi.

Quando siamo nuovamente radunati ci spostiamo al pozzetto successivo, un P10, diciamo, avanzando di una ventina di metri nella frattura che compone la grotta. Qua troviamo quella che penso sia un’antica testimonianza dei primi esploratori.
L’armo del pozzo in se’ non porta via molto tempo, pero’ Luca e io impieghiamo almeno mezz’ora di fatica e impegno per togliere un attacco alla partenza del pozzo con un fix ballerino che gira su se stesso. Dopo aver lottato a lungo entrambi, io tenendolo fermo attacco e fix e Luca cercando di togliere il dado, finalmente veniamo premiati. Recuperiamo la piastrina facendola nostra come “premio di guerra” e con molta soddisfazione mi occupo di martellare il fix malandrino dentro la parete in maniera che a nessuno possa riuscire di utilizzarlo di nuovo.

I nostri amici infreddoliti dall’attesa accolgono con sollievo il nostro trionfo e con esso il termine dell’armo del pozzo. In pochi minuti Luca, Vittorio ed io siamo alla base del pozzo e proseguiamo. Gabriele si attarda un poco nella discesa.

Passando Luca mostra a Vittorio una stalattite in formazione, gliene aveva parlato poco prima Gabriele. Ne approfitto per farle una foto.

Mentre proseguiamo nella frattura per arrivare alla piccola risalita R2 armata con corda fissa sento il rumoreggiare di Gabriele mentre scende il pozzo. Tutto bene quindi. Proseguiamo lungo la frattura. Dopo la R2 noto, girandomi nella direzione da cui provengo un buio interessante. “Un giorno o l’altro dovro’ andare a vedere dove porta” mi dico.

Ancora una decina di metri di frattura e siamo alla base della risalita R15 (stimata) che porta alla parte alta della frattura con ambienti molto concrezionati. Gabriele ci raggiunge ma decide di fermarsi alla base della risalita per riposare. In effetti anche io mi sento un poco stanco oggi, sara’ il tempo. Senza troppo sforzo, in verita’, convinco Luca e Vittorio a salire per non perdersi lo spettacolo della parte alta della frattura. Io decido di fermarmi a fare compagnia a Gabriele e per fare uno spuntino.

Mentre mi rifocillo con i bocconcini di parmigiano e coppiette scatto foto ai nostri giovani amici che salgono alla parte alta.

Faccio una foto alla parete della frattura in questo punto. Mi incuriosisce perche’ si tratta di un mucchio di piccoli sassi (clasti?) che sembrano pronti a cadere ma sono immobilizzati in questa posizione apparentemente instabile da un successivo concrezionamento, avvenuto chissa’ quando. La frattura si e’ auto-riparata, mi sembra affascinante.

Termino le mie speculazioni speleo-filosofiche, e finisco lo spuntino. Mi impegno anche a fotografare una simpatica muffa che si e’ sviluppata qua, magari grazie a qualche briciola di cibo lasciata in passato da chissa’ chi.

Vedo che Gabriele si e’ appisolato, Luca e Vittorio sono arrivati sani e salvi in cima alla risalita…quasi quasi vado a vedere il pertugio individuato poco prima. Dico a Gabriele che torno subito, dubito mi abbia sentito, ma meglio cosi’.
Torno indietro di qualche metro fino al punto che voglio investigare. In pratica e’ un nuovo punto in cui la frattura si divide in due parti. Parte con una salita facile e piu’ avanti diventa verticale ma arrampicabile, mi sembra.
Ripongo la fotocamera e vado alla ventura. Sono sicuro che anche questo punto sia gia’ stato visto, ma per me e’ un’esplorazione nuova, la cosa mi affascina e mi incuriosisce.
Salgo facilmente la prima parte e arrampico la parte verticale senza troppe difficolta’.

Un’altra testimonianza dei primi esploratori.

Sono attorniato da concrezioni di un bianco candido appena screziate da poche righe di fango testimonianza di pochi passaggi pregressi. La salita prosegue facile ma sempre piu’ stretta, sopra di me vedo delle righe nella concrezione, probabilmente lasciate dallo sfregamento del croll di un qualche speleo che mi ha preceduto. Il punto e’ alquanto stretto e sono quasi tentato di mollare e tornare indietro quando in alto alla mia sinistra vedo il bagliore di luci. Valuto velocemente le posizioni dei miei amici, concludo che possono essere solo quelle di Luca e Vittorio. Alla fine decido di imitare chi mi ha preceduto e tento il passaggio stretto. Anche il mio croll lo sento raschiare sulla concrezione mentre forzo per passare.


Strada facendo trovo anche un millepiede. Non credo che questo sia il suo ambiente ma ad ogni modo cerco di dargli il meno fastidio possibile nel passare.

Quando sono in un punto non larghissimo ma decisamente piu’ comodo chiamo i miei amici. Mi rispondono subito, non mi ero ingannato, sono proprio loro. Guidato dalle loro voci mi avvicino fino ad incontrarli e in pochi minuti siamo insieme. Ho appena (ri)trovato un bypass alla risalita.

Scambio qualche parola con loro mentre diamo uno sguardo attorno. Troviamo una serie di graffiti che troviamo sinceramente evitabili e ne prendo una foto.

Le spettacolari concrezioni impreziosite di cristalli, le trovo bellissime anche se la foto non rende loro giustizia.

Da sotto sento Gabriele chiamare, forse e’ preoccupato dalla mia sparizione. Lo chiamo per fargli sapere che va tutto bene e poi scendo a raggiungerlo lasciando Vittorio e Luca a godersi la zona alta della grotta.

Da sopra sentiamo i nostri amici che si apprestano a raggiungerci. Urlo a Luca qualche consiglio per sorvegliare la discesa di Vittorio, che si e’ dimostrato bravo, ma e’ pur sempre alla sua prima grotta.

Dopo qualche minuto ecco Vittorio che scende sotto il vigile sguardo di Luca dall’alto…

…e Gabriele che gli fa sicura dal basso.

Eccolo che arriva.

Quando Vittorio e’ a un metro da terra Gabriele tira la corda per fargli provare come funzioni la sicura dal basso.

Corda libera, Luca ci raggiunge velocemente.

Una volta riuniti Vittorio e Luca reclamano una sosta per rifocillarsi. Anche io mi associo terminando le mie scorte di viveri. Dopo lo spuntino riprendiamo le nostre cose e ci avviamo per ripercorrere la strada percorsa e raggiungere l’ingresso. Visto che Luca e’ addetto anche al disarmo e Gabriele evitera’ P12 prendendo per il bypass, siamo Io e Vittorio ad andare avanti.

Arriviamo ancora tutti assieme alla base del P10 e ci apprestiamo a salirlo.






Dopo il pozzo Gabriele prende per il bypass.


Mentre Luca sale il pozzo e si appresta a disarmarlo noi proseguiamo verso il P12.

Eccoci arrivati. Salgo prima io e poi sale Vittorio.

Quando Vittorio arriva su alla partenza del P12 viene preso in consegna da Gabriele che intanto e’ arrivato dal bypass. Ci ha messo piu’ tempo del previsto perche’ il passaggio era ostruito da sassi.
Insieme si avviano verso il pozzetto d’uscita.

Io aspetto Luca, che intanto e’ arrivato e sta disarmando il P12. Come si dice: “Io amo il lavoro, starei ore a guardare le persone che lavorano!”.

Mentre attendo che Luca finisca, da lontano fotografo Gabriele che esce.

L’ultima fatica per Luca, il disarmo del pozzetto d’ingresso.

Vittorio e Gabriele attendono pazientemente commentando la giornata.

Disarmo terminato. Luca finisce di sistemare la corda nello zaino, Vittorio e Gabriele si avviano.

Fuori c’e’ foschia ma e’ ancora chiaro, sono passate le 5 da poco.

Quando Luca e’ pronto raggiungiamo gli altri.

E tutti insieme riprendiamo la sterrata che ci riportera’ alle macchine

La giornata si chiude qua, un bel giro in grotta che spero sia stato proficuo per Vittorio e Luca. Alla prossima.
Una rilassante passeggiata alla ricerca di grotte nella parete che costeggia il fiume Fiora nei pressi di Vulci, in compagnia di Maria, Linda, Martina, Gabriele, Claudio e la partecipazione straordinaria di Betta e Luna.















































Una uscita multi-gruppo in una grotta nuova per me.
La mattina ci si incontra tutti al parcheggio di Pian della Faggeta e si lascia la’ qualche macchina. Siamo un nutrito gruppo di speleo appartenenti a vari gruppi. Una volta radunati tutti saremo ben 11 speleo ad entrare in questa capiente grotta.
La grotta e’ in esplorazione sin dagli anni ’90 del millennio scorso e da qualche anno e’ Marco a prendersene cura chiamando a se’ tutti gli speleo che ne abbiano voglia. Marco potrei di re di conoscerlo da una vita, e’ uno di quei personaggi di cui nell’ambiente speleo si sente spesso parlare…ma credo che questa sia la prima volta che andremo in grotta assieme. Oggi sono stato invitato da Fabio a far parte di questo eterogeneo quanto nutrito gruppo, e credo di doverlo proprio ringraziare per la bella giornata offertami.

Con un poco di ritardo arrivano anche Tullio e Ada che si sistemano per iniziare a prepararsi.

Ecco altri tre componenti, spero di non sbagliare troppi nomi, veramente troppi per la mia povera memoria. In ordine di lettura quindi vi presento Fabio, Alessandro e Simone

Un primo gruppetto e’ pronto e inizia ad inerpicarsi verso la grotta. Il verbo inerpicarsi come potr’ constatare e’ l’unico adatto alla salita che mi aspetta. Visto che sono pronto anche io, li seguo cercando di non farmi distanziare troppo.

Fabio, che mi precede di poco, dice che il riferimento sono i 4 tassi che troveremo l’ungo l’erta. Al quarto si deve girare a destra procedendo in quota fino a raggiungere la grotta. Guardo verso l’alto cercando speranzoso i tassi, ne scorgo 3, il quarto purtroppo e’ troppo lontano per essere individuato. Richiamo forze e buona volonta’ e proseguo ad arrancare per la salita.

Quando gia’ iniziavo a perdere fiato e speranza una nuova immagine mi rasserena. Qualcuno del gruppo si e’ fermato levandosi lo zaino dalle spalle. Il mio sconsiderato ottimismo mi fa sperare che non sia una sosta tecnica a meta’ strada ma il tanto agognato ingresso. Certo mi manca ancora un bel tratto di salita, ma gia’ sapere che la meta e’ in vista non e’ male.

Il mio ottimismo una volta tanto era nel giusto, si e’ formato un gruppo in quel punto, si tratta proprio dell’ingresso e la distanza non e’ piu’ tantissima.

Ci sono quasi!

Sono arrivato. Nel frattempo i miei amici di questa giornata hanno iniziato a scendere il pozzo d’ingresso.

Ecco Fabio, una foto di saluto mentre iniziamo a vestire l’attrezzatura.

Arriva Marco, subito seguito da Gaetano.

Mi affaccio sul pozzo per vedere dove sto andando. Non male, mi pare.

Arrivano anche Ada e Tullio.

Arriva il mio turno per scendere. Alla base del primo pozzo trovo il teschio di un povero animale che ha terminato i suoi giorni qua dentro. Magari si tratta proprio della faina che da’ il nome alla grotta.

Un piccolo tratto col pavimento bagnato mi portera’ al prossimo pozzo. Attendo fuori il mio turno perche’ pare che il pozzo scarichi.

Inganno l’attesa riprendendo la discesa di chi mi segue, non sono certo ma credo sia Marco.





Il pozzo successivo e’ dotato di una paratia di legno a protezione dai sassi che possono provenire dall’alto.

Oggi provo per la prima volta la nuova lampada che ho comprato. L’ho presa perche’ ha la possibilita’ di zoomare. Alla base di uno dei pozzi, sempre in attesa del mio turno per scendere il successivo, provo lo zoom. Fa una curiosa luce a rombo ma a parte questo sembra fare bene il suo mestiere.

La sequenza di pozzi ogni tanto si interrompe per qualche cunicolo visibilmente “artificiale” ma poi si riprende la discesa.



Ancora un pozzo.


A forza di scendere perdo il conto dei pozzi ma alla fine arriviamo a quella che e’ stata nominata “Sala del Multiverso”, forse perche’ da qua partono diverse diramazioni, due sicuramente, forse una terza che sara’ esplorata oggi da Ada e Tullio.

Quando arrivo alla sala del Multiverso ci trovo Fabio che oggi si occupera’ del rilievo della parte nuova nella diramazione “destra”. Io per ora credo mi fermero’ qua. Gironzolo per la sala e trovo un angoletto dove un accumulo di fango mi inpedisce di vedere oltre. Incuriosito mi faccio prestare un maleppeggio e vado a scavare un po’ di fango. Come sempre mi lordo in maniera incredibile e mi scordo di riporre la fotocamera dentro la tutta che quindi diventa una palletta di fango. Lavoro a togliere fango finche’ si spezza il manico dell’arnese avuto in prestito quindi devo desistere.
Pero’ nel frattempo siamo stati raggiunti da Marco e Gaetano che subito si organizzano per il lavoro che vogliono fare oggi, allargare la diramazione di “sinistra”. Decido di rimanere con loro a dare una mano. Saluto Fabio che prosegue nel rilievo della diramazione destra per poi dare una mano al gruppetto che lavorera’ in quel punto.
La sala del Multiverso e’ a due livelli e per raggiungere la diramazione di sinistra si deve scendere di un paio di metri. Marco e Gaetano sono gia’ li’ a preparare.


Ci sono dei pipistrelli ma non molti, lungo la discesa credo di averne contati 7. Cercando di non disturbare troppo faccio la foto a uno di loro.

Iniziamo a lavorare per l’allargamento del passaggio nella diramazione sinistra. Il tempo passa veloce ma la fatica si sente e ci alterniamo spesso a lavorare col trapano, con mazzetta e scalpello e a spostare i sassi che produciamo.










Di posto nel punto in cui si lavora non ce n’e’ molto. In un momento in cui sono sfaccendato decido di andare a visitare la diramazione destra. Avviso i miei amici e mi avvio. Dopo un breve scivolo arrivo ad un primo pozzo, non molto largo, ma senza essere troppo scomodo. Dopo ne incontro un altro e scendo pure lui. Ancora qualche metro camminando e in lontananza intravedo una corda arancione, troppo nuova e pulita per essere qua da molto tempo. Deve essere la partenza del nuovo pozzo di cui mi parlava Fabio. Arrivo alla partenza del pozzo e mi affaccio. Sotto vedo una sala di dimensioni generose, forse la piu’ grande incontrata finora e il gruppo di speleo che stanno lavorando in un punto che non riesco a vedere. Chiedo se posso scendere ma ricevo come risposta un “Attendi un attimo”. Mi metto comodo e aspetto. Quando mi sembra di aver aspettato un tempo congruo ripeto la richiesta di poter scendere…la risposta e’ sempre la stessa: “Aspetta un attimo”. Lo confesso, non amo aspettare, pero’ se proprio devo cerco di essere paziente. Mi rimetto in attesa. Dopo qualche altro minuto ripeto la richiesta di poter scendere. Al terzo “Aspetta un attimo” confesso di aver perso il poco di pazienza che avevo racimolato quindi decido che e’ il momento di tornare indietro. Il pozzo nuovo lo vedro’ la prossima volta se ci sata’ occasione e un attimo meno fuggente.

Ritorno alla sala del Multiverso in tempo per vedere l’arrivo di Ada e Tullio che hanno terminato la loro esplorazione, con un nulla di fatto, purtroppo.



Riprendo a lavorare con Marco e Gaetano e gli altri mentre Ada e Tullio, dopo aver dato uno sguardo alla “nostra” diramazione, scendono a tentare la fortuna col pozzo “AspettaUnAttimo”, sicuramente con maggior fortuna di me.
Il lavoro alla diramazione e’ andato avanti alla grande. Ora ci si puo’ affacciare a dare uno sguardo al fondo del pozzo, in fondo sembra proseguire il meandro e si vede l’acqua scorrere fino a perdersi in corrispondenza dell’immancabile curva. Riprendo a dare una mano e allarghiamo ancora un pezzo, il minimo indispensabile per far passare qualcuno smilzo. La prescelta e’ Ada, che nel frattempo e’ ritornata dalla visita al pozzo “AspettaUnAttimo”. Marco mette una corda e lei si intrufola nello stretto fino alla base del pozzo. Per un poco scompare alla nostra vista ma sentiamo la sua voce che descrive il meandro che purtroppo dopo la curva a sinistra diventa stretto. Ada pero’ ci da’ speranza, urlando verso lo stretto si sente un eco, sintomo che probabilmente dopo allarga. Termina la sua esplorazione mentre io completo l’armo mettendo un deviatore in modo che la corda non tocchi. Termino il mio lavoro e risalgo lasciando spazio ad Ada perche’ possa risalire.
Saziata la nostra curiosita’ di sapere cosa ci aspetta dopo decidiamo di chiudere il cantiere per questa volta.
Pian pianino iniziamo a formare il lungo serpentone per tornare in superficie. Faccio qualche foto qua e la ma solo per ingannare il tempo tra un pozzo e l’altro.

Penultimo pozzo credo, questo credo sia Massimiliano, non ho molte certezze in questo momento!

Agli ultimi pozzi mi investe una corrente d’aria ghiaccia che mi fa temere molto per l’uscita. Per fortuna quando finalmente esco a riveder le stelle la temperatura non e’ cosi’ rigida come sembrava da dentro. Aspetto l’uscita di Tullio e insieme aspettiamo che Ada ci raggiunga quindi insieme partiamo per raggiungere le macchine…e i vestiti asciutti.
La bella giornata termina con un’allegra cena tutti insieme. Che altro dire se non: Alla prossima.
io cerco di veder nel mondo buio, quell'affascinante voglia d'esplorare...
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
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