La scusa per un bel fine settimana a Carpineto Romano mi viene data dai festeggiamenti per il “compleanno” del Gruppo Speleologico CAI Roma.
Parto di venerdi’, il giorno prima, con Betta e Luna. Prendiamo alloggio al B&B Villa Olimpia e andiamo subito a festeggiare con un ottimo pranzo alla Sbirra.
Il giorno dopo mi preparo di buon’ora e arrivo in macchina allo spiazzo che viene utilizzato come parcheggio dal gruppo misto che esplora la Grotta della Faina.
Mi preparo velocemente mentre Luna aspetta con pazienza.
Prendo lo zaino, accendo il GPS e l’app OsmAnd sul cellulare. Oggi voglio ricercare gli ingressi di almeno due grotte, il Catravasso a 2 imbocchi e l’Ouso sopra la carbonaia.
Appena partiti faccio una breve pausa per un paio di foto a questa grotta (POZZO ALBERTA -LA571) a fianco strada, che meriterebbe una discesa.
Dopo questa sosta facile facile inizio ad inerpicarmi seguendo le indicazioni del GPS e di OsmAnd. La salita non e’ ne’ breve ne’ semplice, pero’ alla fine riesco ad arrivare nei pressi del CATRAVASSO A DUE IMBOCCHI(LA1282), o meglio, arrivo dove puntano le coordinate che abbiamo a catasto.
OsmAnd dice con sicurezza che sono arrivato, ma qua del catravasso nemmeno l’ombra.
Lascio il mio zaino nel punto dove mi hanno portato le coordinate e poi vado a fare un largo giro intorno per verificare se la grotta e’ nei dintorni.
Nel fare il giro rimedio anche una caduta che pero’ al momento non sembra avere conseguenze.
Dopo il giro infruttuoso vado a cercare l’altra grotta della giornata l’OUSO SOPRA LA CARBONAIA(LA1391). Anche in questo caso trovo nulla e rischio un’altra rovinosa caduta quando nel camminare incrocio un filo spinato perfidamente nascosto sotto le foglie. Anche per questa si ripete la storia gia’ vissuta per la grotta precedente. Quando arrivo sul punto indicato dalle coordinate in catasto trovo nulla.
In compenso pero’, siamo in vista della strada, vedo passare tre o quattro macchine in rapida sequenza. Tutte queste macchine sono sicuro possano avere un solo obiettivo…sono sicuramente gli esploratori della grotta della Faina, ovvero POZZO DELLA FAINA(LA1172).
Mi avvio di buon passo verso il parcheggio e infatti quando arrivo ho conferma di aver intuito correttamente, sono gli esploratori della Faina. Li raggiungo e vado a salutarli. Questo in particolare e’ Fabio che inizia a prepararsi.
Dopo i saluti alle macchine decido di accompagnarli fino all’ingresso della grotta. La salita e’ ardua, pero’ me la cavo abbastanza bene, solo un poco di fiatone.
Fabio e Alessandro mentre prendono fiato e iniziano a vestirsi.
Alessandro poi vuole fare una foto con Luna e cosi’ proviamo a convincerla ma senza troppo successo.
In primo piano abbiamo Marco e un poco piu’ lontano si vede Pino che prepara le corde. Oggi scenderanno al fondo attuale, circa -250, per armare e scendere un altro pozzo stimato almeno 50 metri.
Alessandro entra. Mi verrebbe quasi di derubarlo dell’attrezzatura per scendere in grotta al posto suo ma ancora per un poco di tempo devo stare a riposo quindi mi limito a salutarlo con una foto.
Anche Fabio e’ pronto.
Una foto per Marco e Simone. Simone torna in questa grotta dopo una lunga assenza e per l’occasione ha scelto di sfoggiare la sua tuta in PVC, la celeberrima Marbach. Sicuramente non dovra’ temere l’acqua in grotta.
Ancora una foto a Simone, seduta vicina c’e’ Ada, altra esploratrice che pero’ oggi si prende un turno di riposo.
Oramai sono tutti pronti e devono solo attendere il proprio turno per entrare. Li saluto quasi commosso…e sicuramente invidioso.
Alla fine rimaniamo fuori solo Ada ed io. Dobbiamo tornare alle auto. Lei non vorrebbe, pero’ alla fine la convinco a fare una breve deviazione per verificare il punto di una grotta, il II CATRAVASSO SOPRA CESA SCHIUMETTA(LA821) che anche se segnato in catasto come GPS (quindi abbastanza preciso), non mi convince del tutto.
Alla fine della ricerca devo ricredermi, la grotta e’ la’ dove deve essere.
Ritornati infine alle auto facciamo una breve pausa per bere poi saluto Ada che vuole scendere a piedi fino al campo, faccio salire in macchina una stanchissima Luna e poi scendo al parcheggio di Pian della Faggeta, il solito dove si lasciano le auto per andare a Pozzo Comune. Qua al parcheggio trovo il banchetto di accoglienza presidiato da Giulio. Mi fermo volentieri a fare quattro chiacchiere con lui dopo aver sistemato l’auto all’ombra poiche’ Luna si rifiuta di scendere. Dopo qualche minuto ci raggiungono anche Laura e Amoha con cui le chiacchiere si moltiplicano in simpatia. Alle 12.15 purtroppo devo lasciare la buona compagnia perche’ ho promesso a Betta che avremmo pranzato assieme.
Infatti quando mancano pochi minuti alle 13 siamo gia’ alla Sbirra con Luca pronto a prendere le nostre ordinazioni.
Prove tecniche di foto nella sala dove pranziamo, oramai abbiamo il nostro tavolo, quello entrando subito a sinistra.
Finito il pranzo iniziano i guai, quando cerco di alzarmi dalla sedia mi accorgo di non riuscire, la gamba sinistra, quella dove ho preso il colpo cadendo mi fa un male tremendo e riesco a malapena a stare in piedi. Dopo qualche minuto di adattamento al dolore riesco a camminare appoggiandomi al muro e uscire dal ristorante. Raggiungo la nostra camera facendo con stoicismo le tre rampe di scale dove mi metto subito a riposare sperando che il dolore passi in tempo per stasera quando andremo alla festa.
Verso le 20 ci avviamo per salire a Pian della Faggeta e raggiungere i nostri amici che hanno allestito un campo in un’area picnic poco lontano dalla grotta OUSO DI POZZO COMUNE(LA274).
Strada facendo ci fermiamo alcuni minuti per salutare il gruppo degli esploratori della Faina che hanno scelto di fare campo anche loro ma in un altro spazio.
Il campo del GSCaiRoma e’ allestito con luminarie, mega casse che diffondono musica, l’angolo barbecue, l’organizzatissima cucina da campo per la pasta, il tavolo per gli antipasti, insomma un campo di tutto rispetto. Ci sono anche i ragazzi che hanno terminato da poco il corso e posano per una foto con la maglietta fatta appositamente per loro.
Tra i partecipanti alla festa ci sono tanti, ma tanti amici. Impiego quasi un’ora per salutare tutti. Tra loro c’e’ anche un “fuori sede”, Andrea, piu’ conosciuto da tutti per la sua rivista online, “La Scintilena”.
Dopo i doverosi saluti Betta ed io ci dedichiamo a gustare tutte le cose buone che troviamo sui tavoli, non manchiamo di assaggiare la pasta e la carne alla brace. Tutto buonissimo.
Quando inizia a fare buio la temperatura scende sensibilmente e la mia gamba inizia a dolere sempre piu’. Quando raggiungo il limite di sopportazione prendiamo commiato dai festeggiamenti salutando un po’ tutti. Il ritorno e’ faticosamente doloroso ma ho la speranza e’ che gia’ domani andra’ meglio. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Carpineto – Festa GSCAI Roma – 05/07/2025
Si tratta di un corso per istruire gli speleologi su come trattare con il gambero rosso della Louisiana, un animale che rischia di azzerare la fauna delle nostre grotte.
Io ho partecipato parzialmente al corso poiche’ ho evitato la parte pratica di cattura del gambero che si e’ tenuta alla grotta degli Ausi. Al corso hanno partecipato anche tre ragazze del Kosovo, dipendenti di uno dei loro ministeri.
27.06.2025 – Preparativi
Per me questa avventura inizia qualche ora prima, il venerdi’ 27 poiche’ decido di partire il pomeriggio dopo pranzo. Forse non e’ stata una scelta felicissima in quanto percorro tutta l’autostrada a passo d’uomo, sono iniziati i trasferimenti per i fine settimana estivi.
Comunque, nonostante il traffico, alla fine arrivo al rifugio Calderari a Campocatino che sara’ la sede del corso. Ad aspettarmi trovo Patrizio, lui gestisce il rifugio per conto della sezione CAI di Frosinone ed e’ gia’ qua, pronto a fare gli onori di casa.
Visto pero’ che sono le 5 del pomeriggio e che i primi ospiti sono attesi per non prima delle 19, con Patrizio decidiamo per una passeggiata nei dintorni. Con la mia macchina scendiamo fino a un grande bivio sulla destra che porta a un impianto di risalita, triste ricordo di quando a Campocatino d’inverno c’era la neve. Parcheggiamo davanti all’impianto e Patrizio mi guida per una passeggiata a vedere gli ingressi di alcune grotte.
La prima sosta la facciamo a una grotta scoperta di recente e tuttora in esplorazione. Pare non abbia ancora un nome ufficiale. Visto che e’ stata trovata durante una ricognizione fatta dal gruppo sabino (G.S.S.) come appendice del corso appena terminato, tanto per fissare le idee la chiameremo “Grotta del corso GSS”.
Ci fermiamo giusto il tempo per fare qualche foto e poi proseguiamo.
Patrizio prosegue sul sentiero parlandomi delle grotte attorno, alcune semplici buchi altre di notevole interesse vista anche la vicinanza con la grotta degli Urli che sta vivendo un nuovo, intenso e proficuo periodo di esplorazione.
Un poco arrancando seguo Patrizio che cammina di buon passo tra questi sentierini che evidentemente conosce molto bene. Arriviamo infine a un’altra grotta. Patrizio mi annuncia che siamo al cospetto della Grotta dell’orso, anche questa in esplorazione e non in catasto.
Anche qua ci fermiamo giusto il tempo per farmi raccontare il perche’ del treppiede e del lungo lavoro di scavo fatto. Dopo averla ammirata riprendiamo la strada per il rifugio, gli ospiti saranno oramai in arrivo e poi si deve anche pensare alla cena.
Tornati al rifugio, prima di dare una mano a Patrizio per preparare la cena mi soffermo ad ammirare il nuovo rilievo della grotta degli Urli dove in rosso si vede la parte “vecchia” e in blu la parte nuova. Gia’ solo confrontando le dimensioni e sapendo quanto sia ampia la parte rossa si puo’ immaginare la vastita’ degli ambienti nuovi.
Dopo essermi goduto il rilievo vado in cucina a dare una mano. Insieme a Patrizio prepariamo il sugo per la pasta alla puttanesca, le salsicce affogate nel vino e una montagna di pomodori.
All’ora che ci avevano detto, i primi ospiti, tra cui Franz, arrivano al rifugio. Arriva anche Tarcisio che anima il rifugio con la sua energia.
Arriva anche Luca, con lui domani andremo a grotta Mecchia a scavare un poco mentre il resto del gruppo andra’ alla grotta degli Ausi a catturare gamberi.
Tarcisio vuole fare gli onori di casa e mostrare ai nuovi arrivati le bellezze nei dintorni del rifugio, anche Luca ed io ci aggreghiamo. Accompagnati da un vento abbastanza forte facciamo un giro ascoltando Tarcisio che racconta aneddoti di cose passate e recenti successe qua vicino.
In particolare ci racconta di quando il bacino sotto di noi non era altro che una dolina, di come il piazzale sia stato costruito colmando la valle con migliaia di metri cubi di terra e sassi. Racconta anche che ogni edificio costruito qua intorno nasconde qualche grotta. Neanche lui ha potuto vederle personalmente ma ci riporta i racconti di suoi compaesani che hanno lavorato qua per costruirli. In alcuni casi, ci racconta, loro si dovevano mettere addosso vestiti pesanti per poter lavorare nei pressi di buchi nella roccia che buttavano aria gelida. I suoi racconti mi riportano alla mente le grotte di un’altra cittadina, Cesi, nei pressi di Terni, dove usavano questi soffi gelidi per rinfrescare le case d’estate.
Durante il giro incontriamo una grotta chiusa da una grata, anche questa in esplorazione e non in catasto, deve essere una tradizione del posto.
Dopo il giro turistico andiamo a prepararci per la cena. Io torno in cucina per dare una mano a Patrizio per preparare la pasta mentre i nostri ospiti sono a tavola a consumare un allegro antipasto.
La cena prosegue poi con la pasta e quindi le salsicce e i pomodori. Tarcisio ce la mette tutta per rallegrare la cena proponendo brindisi e facendo allegria nella sua maniera.
Io intanto, prosciolto dal ruolo di aiuto-cuoco faccio giri per la tavolata a fare foto ai miei nuovi amici. Loro gia’ sanno che, anche se sono nel mio cuore, non posso ancora sperare di ricordare i loro nomi. Sono convinto pero’ che avremo altre occasioni per iniziare a impararli.
Terminata la cena facendo onore a tutto il cibo, fatte tante chiacchiere e qualche brindisi, mi accorgo che e’ quasi l’una. Visto che stamane mi sono svegliato alle 4 inizio a pensare sia opportuno che io vada a letto…domani andro’ in una grotta “vera” dopo tanto tempo.
28.06.2025 – La grotta
La mattina dopo mi sveglio alle 5 ma con un poco di sforzo riesco a rimanere a letto fino alle 7. Quando mi alzo sono ancora tutti tra le braccia di Morfeo. Per non disturbare, passare il tempo e fare qualcosa di utile vado in cucina a vedere di preparare un caffe’. Mentre sono ancora sul punto di selezionare la moka arriva Luca e mi da’ una mano. Prendo la caffettiera gigante che stava in bella vista e mentre la lavo incarico Luca di cercare il caffe’. Per prima cosa la facciamo “acclimatare” facendola bollire una prima volta con poco caffe’, tanto per farle ricordare il mestiere. Dopo la puliamo di nuovo e la carichiamo a dovere. In una decina di minuti il caffe’ e’ pronto. Patrizio arriva con puntualita’ cronometrica portando cornetti caldi e una boccia di latte. Ora si che abbiamo tutto il necessario per la colazione.
Forse svegliati dall’odore del caffe’ tutti gli ospiti pian piano si svegliano e vengono in sala per fare colazione. La caffettiera finisce in un attimo e subito la rimettiamo a lavoro per la seconda ondata.
Luca ed io saremmo pronti per andare in grotta Mecchia, pero’ ci manca il materiale, lo deve portare Nerone che solitamente arriva sempre prestissimo. Anche stavolta non si smentisce, verso le 9 lo vediamo arrivare con la sua flemma presidenziale (e’ da sempre il presidente del gruppo Shaka Zulu Club Subiaco, da lui fondato). Luca gli va incontro per prendere in consegna il materiale mentre io termino di vestirmi.
Quando abbiamo finalmente tutto il necessario salutiamo il resto del gruppo in partenza per la grotta degli Ausi e ce ne andiamo senza fretta alla grotta Gianni Mecchia.
Tanta e’ l’emozione del ritornare in grotta che porto tutta l’attrezzatura ma dimentico la mia fida fotocamera. Me ne accorgo solo dopo aver sceso il P5 iniziale quando cerco la fotocamera per fare una foto a Luca che scende. Disdetta e maledizione! Non potro’ mostrarvi le fantastiche immagini di questa uscita. Ve ne dico comunque un paio di parole.
Sceso il P5 ci togliamo l’imbrago che tanto non servira’ piu’ per oggi. Proseguiamo fino all’inizio del “meandro neronato” (l’abbiamo chiamato cosi’ perche’ Nerone l’ha allargato con pazienza certosina e non l’ha affrontato prima che fosse di dimensioni adeguate), per terra si vedono tracce di un consistente scorrimento d’acqua. All’inizio del meandro neronato facciamo sosta per mettere una corda sul soffitto, una sorta di traverso per appendere gli zaini e portarli avanti senza doversi preoccupare che cadano giu’ nello stretto. Cerco di piantare un fix ma con mio stupore e scorno quando vado a stringere il dado l’intero fix esce dalla roccia. Una roba mai accaduta prima, roccia infida. Per fortuna guardando meglio troviamo un appiglio naturale a cui legare la corda. Lo stesso facciamo dall’altro lato del meandro neronato. Facciamo anche una prova di carico appendendoci lo zaino…diciamo che non e’ l’ottimo ma un piccolo aiuto lo riesce a dare. Bene.
Ora dovremmo solo scegliere dove andare a lavorare. C’e’ il fondo dove rimane da allargare un cunicolo in discesa. Un lavoro sicuramente scomodo e faticoso. Lo scarto, oggi non posso fare una fatica eccessiva, dopotutto sono convalescente. Potremmo andare al cunicolo di Luca, pero’ l’idea non mi sorride, e’ molto stretto e l’ultima volta che ci ho provato mi sono incastrato gia’ alla prima curva. In alternativa ci sarebbe il cunicolo subito prima del meandro neronato, ma anche quello si presenta come un lavoro immane, meglio rimandare.
Visto che siamo fermi al termine del meandro neronato, per armare il traverso da sacchi, mi ricordo di un altro arrivo che mi incuriosisce da sempre. Ce l’ho qua a sinistra, e’ un buco di un 50 cm di diametro parzialmente occluso al centro da una colonna di roccia dall’aspetto poco robusto, sembra piu’ una breccia tenuta su per scommessa che roccia compatta, insomma il distruggere questa colonna e vedere cosa c’e’ dopo potrebbe essere il lavoro giusto per questa giornata. Subito propongo la cosa a Luca che, anche se poco convinto, acconsente.
Iniziamo a lavorare col demolitore ma dopo il primo strato di roccia cedevole ne troviamo altra piu’ consistente, cosa che ci rallenta assai. Ma non ci lasciamo scoraggiare e in un’ora di buon lavoro della colonna non rimane traccia. La prima delle due batterie presto termina la sua carica, prendiamo la seconda e proseguiamo il lavoro. Ora che la colonna non c’e’ piu’ si vede avanti, pero’ dopo un metro circa la grotta sembra fare una brusca curva a sinistra e naturalmente, come sempre, non si riesce a capire come continui. Dandoci il cambio spesso con Luca ci incastriamo in avanti nel buco per allargare il passaggio e riuscire almeno ad affacciarci a vedere. Purtroppo anche la seconda batteria ci abbandona troppo presto. Mancherebbe un nulla per poter passare ma quel nulla ci frega…dovremo rimandare la verifica di come continua ad una prossima uscita.
Con le pive nel sacco rifacciamo lo zaino con gli attrezzi e passiamo in senso inverso il meandro neronato. Il traverso, come pensavamo, non fa scorrere lo zaino fino all’arrivo ma almeno impedisce che cada giu’ e lo si puo’ spingere con meno fatica. Non risolutivo ma comunque utile. Al P5 rivestiamo le attrezzature e saliamo a risentire il caldo torrido dell’esterno. Una volta fuori possiamo rallegrarci del forte vento che accompagna queste giornate poiche’ in questo frangente e’ utile per non sentire troppo il caldo.
Ritornati al rifugio lo troviamo deserto, come c’era da aspettarsi. Con calma prepariamo qualcosa da pranzo, riscaldando le salsicce avanzate da ieri e poi ce le gustiamo chiacchierando del piu’ e del meno in versione speleo.
Dopo pranzo la tentazione di andare a dormire e’ forte ma alla fine decidiamo per una passeggiata per sgranchire i muscoli. Una volta presa la decisione, partiamo. Andiamo giu’ all’osservatorio e lasciamo le auto. Prendiamo la strada sterrata che porta alla grotta del Vermicano e iniziamo a percorrerla.
Un selfie non poteva mancare a dimostrazione che la fotocamera l’ho recuperata.
Strada facendo diamo uno sguardo a ognuno degli innumerevoli buchi che incontriamo lungo la strada. Intanto allieto Luca con aneddoti e ricordi su questa strada, sul Vermicano e le grotte nei dintorni. Questa e’ proprio lungo strada e come da sigla e’ stata scoperta ed esplorata dal GSG, ovvero Gruppo Speleologico Grottaferrata.
La nostra passeggiata continua, arriviamo alla tana degli eretici e proseguiamo fino al punto dove ricordo si sale per andare al celeberrimo Abisso di monte Vermicano, o semplicemente “Vermicano” per gli amici. Quando arriviamo pero’ devo confessare a Luca di non avere energie bastanti per salire fino all’ingresso. Quindi desistiamo e prendiamo la via del ritorno. Strada facendo troviamo i poveri resti di un animale.
Questa potrebbe essere la “GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638)”, ma visto che proprio accanto sembra ce ne sia un’altra “GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314)”, tralascio di prendere le coordinate e ora me ne pento.
Ritornati alle auto saluto Luca che se ne torna a casa. Io, in compagnia di tutti i dolori muscolari possibili e immaginabili, me ne torno al rifugio, che trovo ancora deserto. Dopo aver provato il sole e trovatolo troppo intenso deciso di andare a letto per un riposino. Faccio appena a tempo a stendermi quando sento un vocione familiare echeggiare nel rifugio. Svelto scendo a vedere e mi ritrovo davanti Mario e Laura. Nella confusione da quasi sonnellino scordo di usare la fotocamera quindi risparmio loro la foto ricordo. Sono capitati qua per un giro al fresco e sono passati al rifugio pensando di trovarci Patrizio. Scambio con loro qualche chiacchiera e poi se ne vanno lasciandomi l’incarico di salutare tutti da parte loro.
Oramai l’idea del sonnellino e’ andata, vago per il rifugio per passare il tempo.
Fortunatamente dopo qualche minuto sento arrivare una macchina, sono i primi a tornare dalla grotta degli Ausi.
Sono i miei amichetti del GSCAIROMA e una foto la meritano tutta.
Assisto anche al loro tentativo di stendere i panni di grotta bagnati nonostante il tremendo vento che tira.
Pian pianino il rifugio si ripopola. Ecco Tarcisio e Giulio.
Arrivano anche due ragazzi che sono venuti apposta per mostrarci il sistema che hanno ideato per censire tutti i ritrovamenti di gambero rosso attraverso la lettura di dati online da un paio di siti (Inaturalist?) e una macchina di Intelligenza Artificiale creata da loro appositamente per gestire i dati e tentare previsioni.
Quando arrivano tutti e si accomodano in sala i nostri amici iniziano la loro presentazione. Lo fanno parlando in inglese in onore delle ragazze del Kosovo. Non posso dire di aver capito ogni parola, ma il almeno il senso del discorso penso di averlo colto. Molto interessante.
Dopo lo spiegone AI andiamo tutti a prepararci per la cena, saremo al ristorante sul colle di fronte al nostro. Il sole sta calando ma il vento non accenna a diminuire e ci accompagna facendoci freddo lungo la camminata fino al ristorante.
Dopo aver ammirato il panorama da questo nuovo punto di vista saliamo al ristorante. E’ ora di cena!
Prendiamo posto in una tavolata enorme e diamo inizio alle danze. Si mangia per niente male, devo solo chiedere un’aggiunta alla mia misera porzione di “finifini”, una fettuccina fina fina, appunto.
Dopo cena sento la stanchezza crollarmi addosso come un macigno. Pare ci sia qualche problema di pagamenti con le ragazze del Kosovo ma non riesco a seguire la cosa. Saluto chi riesco e mi dirigo al rifugio dove mi metto a letto prima che posso. Sono gia’ al primo sonno quando una decina di persone entra nella sala dormitorio accendendo la luce, incuranti della mia presenza. Anche Gabriele fa parte del gruppetto disturbatore e non sembra notare il mio sguardo di rimprovero. Fanno i loro comodi con comodo e dopo qualche minuto escono seguiti dal mio monito: “Spegnete la luce!”.
La mattina alle 4 quando mi sveglio avrei quasi l’idea di ripagare tutti con la stessa moneta per lo sgarbo della sera prima pero’ alla fine decido di fare il bravo. Mi preparo al buio per tornare a casa, la vacanza e’ terminata, oggi vado a fare il nonno. Il resto del gruppo tornera’ di nuovo alla grotta degli Ausi a caccia di gamberi per concludere degnamente il corso. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Corso Gambero Rosso – 28/06/2025
A cercare grotte nei pressi di Canterano con Maria, Luca e Gabriele.
Dopo tutte le soste di rito arriviamo al parcheggio del ristorante Belvedere di Canterano che sara’ la nostra base. Vorremmo chiedere informazioni sui sentieri a qualcuno del ristorante ma non riusciamo.
La fotocamera, quando la accendo, non sembra voler collaborare, infatti produce solo foto “bruciate”. Smanazzo con le impostazioni finche’ non ne trovo una che sembra migliore delle altre.
Ci manca solo di prendere gli zaini e partire. Carichiamo tutto in macchina di Luca e andiamo nei pressi del sentiero che dovremo fare.
Il parcheggio e’ il solo che troviamo, Luca si accosta meglio che puo’ sperando che l’auto non dia fastidio. Ci consola che la lasciamo in compagnia di un’altra auto.
Una volta pronti ci avviamo verso il sentiero. Leggendo i cartelli messi sul sentiero scopro che stiamo andando verso una falesia. La nostra intenzione e’ ricercare, e possibilmente ritrovare, la Grotta di Iacucera(LA1194).
Arrivati alla falesia troviamo una mezza dozzina di arrampicatori (o si dice climber?) che ci salutano guardandoci strano. Dopo un rapido saluto pero’ ci ignoriamo a vicenda. Costeggiamo la falesia cercando buchi. Poco piu’ avanti delle via di arrampicata, sotto un cumulo di legna, troviamo un buco che soffia aria fredda, ne prendo il punto e uso Luca come indicatore del buco. Oggi abbiamo nulla per scavare quindi dopo aver fatto il nostro dovere lo lasciamo perdere.
Dopo il giro di falesia torniamo sui nostri passi e riprendiamo il sentiero riprendendo a scendere.
Siamo in una vasta zona di massi di crollo, alcuni veramente imponenti. Ci sono molti buchi che potrebbero essere grotte ma poi si rivelano in nulla quando le esaminiamo.
Solo una sembra meritare, Luca si addentra e scende oltre i fatidici 5 metri. Ne prendo il punto ma poi Luca ci avvisa che da li’ sotto vede qua e la’ sprazzi di luce esterna. Si tratta solo di spazi tra i massi. A malincuore cancello mentalmente l’accatastamento di una nuova grotta.
Dopo la delusione per la mancata grotta aspettiamo che Gabriele ritorni da una ricognizione sul sentiero, che continua verso il basso. Quando Gabriele torna con le pive nel sacco Luca ed io andiamo a inerpicarci tra i massi di crollo (o saranno erratici?). La via non e’ semplice quindi prima di proseguire sconsigliamo Maria di seguirci e Gabriele decide di restare con lei. Insieme andranno a cercare u’altra via per arrivare alla grotta che dobbiamo cercare (Grotta di Iacucera(LA1194)).
Ci dividiamo cosi’ in due gruppetti con l’accordo di rivederci o alla grotta o alla macchina. Passata la prima zona impervia con una miriade di massi di crollo, che nascondono insidiosissimi quanto inutili vuoti, ci troviamo in una gola dalle alte pareti che penso sia parallela alla gola che ospita la falesia.
La gola sembra andare proprio nella direzione della grotta quindi con Luca proseguiamo speranzosi. Speranze che vengono infrante quando mi trovo di fronte un piccolo dirupo.
Luca e’ rimasto indietro a guardare un paio di buchi, tanto per non perdere l’abitudine. Mentre lo aspetto valuto la discesa. Non e’ semplice ma con un po’ di attenzione…
Quando Luca mi raggiunge decido di aver studiato fin troppo la discesa quindi mi avventuro con prudenza e utilizzando tutti gli appigli studiati in precedenza. Con una scivolata di sedere su un piano inclinato di pietra liscia termino la mia discesa senza problemi. Luca, vista la mia discesa, non si fida troppo quindi gli lascio la corda che porto legata sulla schiena perche’ possa aiutarsi nella discesa.
Luca sistema la corda in doppia passandola attorno a un robusto ramo d’albero poi me ne tira i capi. Prima di scendere aggancia alla corda il suo pesantissimo zaino che cala sino a me senza problemi. Dopo si cala anche lui. Una volta riuniti recupero la corda e lui ricompone la matassa che cosi’ riprende posto sulla mia schiena.
Siamo ora alla base della parete di roccia. Un rapido esame nella direzione dove dovremmo andare per trovare la grotta ci sconsiglia vivamente di proseguire, e’ un intrico di quei tenacissimi spini che chiamo “stracciabraghe”. E’ impossibile passare oltre.
Si tratta quindi di tornare indietro a raggiungere i nostri amici. Si potrebbe ripetere al contrario la strada appena fatta ma l’idea non ci sorride. Alla fine optiamo per seguire la parete con la speranza che ci porti al sentiero che abbiamo lasciato. Questa soluzione ci piace anche perche’ cosi’ possiamo vedere eventuali buchi lungo la parete.
Pochi passi e gia’ possiamo rallegrarci di aver fatto la scelta giusta. Troviamo una spaccatura che sembra proprio grotta. Butta fuori tanta aria gelida e ci sono anche dei pipistrelli. Luca, che e’ l’atleta del gruppo si addentra a visionare la possibile nuova grotta.
Quando torna e’ contento e porta buone notizie. La spaccatura va avanti per una dozzina di metri poi c’e’ un salto da 4 metri da scendere con la corda. Al lancio del sasso sembra prosegua sulla destra per almeno altri 5 metri. Abbiamo la nostra nuova grotta! Faccio le foto all’ingresso.
Mentre Luca riprende fiato vado avanti in perlustrazione lungo la parete poi mi giro verso di lui per una foto panoramica.
La fortuna ci assiste stavolta, riusciamo a sbucare sul sentiero, circa nel punto dove era arrivato Gabriele nella sua perlustrazione. Bene cosi’, la prossima volta potremo esplorare la grotta senza penare troppo per arrivarci.
Strada facendo troviamo altri buchi che potrebbero dare un contributo al panorama delle grotte del luogo ma non ci fermiamo tanto, dobbiamo raggiungere i nostri amici.
Intermezzo floreale! Mentre risaliamo per il sentiero Gabriele mi chiama al telefono. Loro stanno andando verso la macchina, ci rivedremo la’.
Ritornati alla strada ricevo un’altra chiamata di Gabriele, invece di arrivare alla macchina, in salita, hanno deciso di andare verso il ristorante, camminando in discesa. Sono tentato di seguirli ma poi decido di accompagnare Luca a riprendere l’auto.
Quando scendiamo al ristorante con la macchina troviamo Maria e Gabriele ad aspettarci al parcheggio. Raccontiamo loro della nuova grotta e il mancato ritrovamento della strada per arrivare a quella che volevamo ritrovare.
Comunque una nuova grotta e’ gia’ un ottimo bottino. Ora possiamo dedicarci a un buon pasto, e’ giusto ora di pranzo.
Oggi il signore che di solito ci accoglie e’ assente. La signora che gestisce il ristorante in sua assenza e’ gentile, ci fa accomodare e promette delle porzioni di fettuccine ben generose.
Pranziamo con allegria e parlando come sempre di grotte e di prossime uscite. La signora mantiene la promessa e non ci possiamo lamentare delle fettuccine, veramente ottime e abbondanti. Alla fine del pasto riprendiamo la via di casa sazi e contenti. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Canterano – 07/06/2025
Una bella passeggiata alla ricerca di grotte nei pressi di Vulci, con Irene, Maria, Linda e Gabriele.
Stavolta e’ Maria che passa a prendermi, Irene si aggrega a noi mentre Gabriele prende un passaggio da Linda. Abbiamo appuntamento al ristorante “Da Isolina”, vicino Canino, perche’ Gabriele ha appuntamento con delle persone del posto che ci vogliono mostrare una grotta. L’appuntamento e’ lasco, 9.30-10 e noi arriviamo senza fretta alle 10.05. Troviamo Linda e Gabriele ad aspettarci. Le nostre guide invece, cosi’ ci dice Gabriele, sono andate avanti a sistemare meglio il sentiero che porta alla grotta.
Tutti insieme ci spostiamo dove iniziera’ la nostra passeggiata. Trovato parcheggio ci riuniamo tenendoci rigorosamente all’ombra, gia’ fa un caldo notevole.
Iniziamo ad andare per boschi, per fortuna sotto gli alberi il sole e’ meno cocente.
Intorno a noi niente calcare ma pareti di tufo e ogni tanto un qualcosa scavato dall’uomo.
Arriviamo davanti a un passaggio particolare, sempre scavato nel tufo. Linda, che e’ archeologa, sentenzia che questa e’ una “tagliata”. Prendo per buono il termine anche se a me riporta alla mente solo cose commestibili.
Accanto alla tagliata un simpatico buco, ma oggi nessuno ha voglia di sporcarsi piu’ di tanto. Irene si affaccia ma abbandona subito.
Bella questa tagliata, mi chiedo il perche’ della sua esistenza ma credo rimarra’ un mistero misterioso.
Gabriele, col suo cellulare che prende anche in grotta, contatta le nostre guide per chiedere lumi circa la direzione da prendere.
Nel frattempo con Irene facciamo un giro nei dintorni scoprendo altre stanze ricavate nel tufo.
Le nostre guide lontane ci danno indicazione di scendere la tagliata e proseguire per il sentiero. Questo ci avviamo a fare.
Intorno a noi solo tufo, speleologicamente poco interessante.
Linda e’ in uniforme completa, pronta a esplorare.
Ci avviciniamo a un fiumiciattolo che scorre una decina di metri sotto di noi. Dobbiamo cercare il modo di scendere e intanto cercare un arco crollato. Troviamo questo e lo diamo per buono.
Riusciamo anche a scendere a livello del fiumiciattolo e proseguiamo con fiducia.
Dopo ancora qualche centinaio di metri tra le fresche, ma non troppo, frasche, arriviamo finalmente a incontrare le nostre guide. Sono in tre, tutti attrezzati con machete e molto entusiasmo. Ci raccontano che sono anni che girano da queste parti e amano molto farlo. Bene, penso, potrebbero essere un’ottima soluzione per delegare loro la ricerca di grotte in questa zona. Mi scordo di dir loro del mio “aggrottiamoci” quindi per non turbarli evito di far loro delle foto, magari recupereremo la prossima volta.
Decisi e compatti ci avviamo verso la grotta che hanno trovato. Strada facendo costeggiamo una parete di tufo con scavate alcune stanze che in un passato abbastanza recente sono state adibite a riparo per gli animali.
Camminiamo per un sentiero che sembra ricavato da poco tra rovi, ortiche e altre piante spinose. Le nostre guide ci raccontano che e’ una gradita sorpresa anche per loro, la settimana scorsa il sentiero non esisteva. A proposito, una delle nostre guide si chiama Gabriele e ha anche fatto il corso speleo qualche anno fa, poi pero’ ha preferito appendere il discensore al chiodo e andarsene in giro coi suoi amici.
Fotografo Irene che fotografa uno dei ripari scavati nel tufo.
Dopo qualche minuto di cammino arriviamo a uno spiazzo dove ci indicano un passaggio seminascosto tra le frasche. Mi addentro e inizio a vedere la fantomatica grotta.
Purtroppo per noi questa non e’ grotta ma ancora un altro riparo, un bel riparo, ricavato nel tufo. Siamo un poco delusi ma cerchiamo di non darlo a vedere, anzi. Linda sicuramente trova qualche spunto di interesse intorno alle pareti.
Irene uscendo dal riparo mi fa notare l’orma di un animale, una capretta forse.
Dopo la mancata grotta facciamo un rapido scambio di idee su come proseguire la giornata. Le nostre guide sono decise, vogliono andare a cercare un’altra grotta un poco lontana da dove siamo ora, Grotta Misa se ricordo bene. Linda invece e’ categorica, avevamo in programma di visitare le grotte nei dintorni e dobbiamo finire il “lavoro”. Gli altri, me compreso, non osano opporsi alla veemenza di Linda quindi dopo un rapido scambio di vedute con le nostre guide si decide che proseguiremo la giornata dividendoci. Le nostre guide alla ricerca di Grotta Misa e noi qua in giro a ritrovare un paio di grotte.
Pian pianino torniamo sui nostri passi fino al fiumiciattolo, accompagnati dalle nostre guide che devono tornare alle auto per spostarsi verso la loro grotta.
Al fiumiciattolo mi lascio tentare e vado a fare un rapido giro lungo il suo corso alla ricerca di buchi interessanti, trovo nulla ma in compenso mi respiro un paio dei moscerini dal nugolo che si alza in volo al mio passaggio. Devo proprio togliermi il viziaccio di respirare a bocca aperta!
La mia deviazione ci ha fatto perdere contatto con le nostre ex-guide che sono scattate in avanti, non ho fatto a tempo a dar loro nemmeno un arrivederci, sicuramente Gabriele avra’ fatto gli onori di casa anche per me.
Senza fretta e sempre curiosando qua e la’ torniamo alla tagliata.
Facciamo una breve pausa per bere un sorso d’acqua e riprendere fiato.
Arrivati alle auto scopro che anche noi dobbiamo spostarci per la prossima grotta. Riprendiamo le auto, imbocchiamo una strada che poi lasciamo per una sterrata, fino a uno spiazzo dove parcheggiamo. Nelle vicinanze qualcuno ha costruito un teepee, una foto se la merita.
Riprendiamo al nostra passeggiata con ricerca.
Dopo numerosi giri tra i rovi e altre difficolta’ tra cui qualche passaggio impervio, arriviamo alla grotta. Stavolta e’ grotta, e’ formata nel travertino, e’ anche bella a vedersi ma…non raggiunge le misure minime per poter essere inserita a catasto. Ce la guardiamo a lungo ma non troviamo prosecuzioni che ci permettano di dire che e’ catastabile. La salutiamo con un sospiro e proseguiamo.
Proseguiamo, si, ma per dove? Linda non ha dubbi, e’ quasi ora di pranzo e lei vuole tornare a Roma prima del caos del rientro. In effetti non ha tutti i torti, e’ un lunedi’ di festa, l’ultimo giorno di un fine settimana lungo, oggi per le strade ci sara’ il panico. Forse ha ragione, ma sembra un peccato andarsene cosi’ di fretta e a digiuno.
Intanto senza fretta torniamo alle macchine, poi prenderemo una decisione.
Alle auto rimandiamo ancora la decisione dandoci di nuovo appuntamento al ristorante “Da Isolina”. Una volta arrivati al piazzale del ristorante facciamo concilio. Linda e’ categorica, vuole andare subito verso casa. Gabriele, che e’ con lei, annuisce con rassegnazione. Noi della macchina di Maria invece decidiamo di sfidare la sorte e il traffico del rientro. Annunciamo che ci fermeremo al ristorante per mangiare un boccone. Tempo un paio di minuti e Linda con Gabriele si avviano mentre noi andiamo a sperimentare questo ristorante.
Un buon piatto di pasta ci riconcilia col mondo ma poi anche noi prendiamo commiato e partiamo per tornare a casa. In circa tre quarti d’ora abbiamo pranzato e ora il rientro e’ sicuramente piu’ lieto. Irene trova anche il modo di fare un pisolino mentre io intrattengo Maria che guida. Di traffico alla fine ne prendiamo nemmeno tanto a conclusione di una bella giornata anche se senza grotte. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Vulci – 02/06/2025
Vado a conoscere i nuovi aspiranti speleo che oggi iniziano a prepararsi per le grotte, qua alla palestra di roccia di Poggio Catino.
La mattina arrivo presto al parcheggio dove parte il sentiero che porta alla palestra di roccia, anche detta falesia, dove i nostri corsari si eserciteranno con l’attrezzatura speleo.
Come immaginavo ancora c’e’ nessuno, sono appena le 8.30 e di sicuro ci sara’ da attendere prima che il gruppo si faccia vivo. Il fatto che la parete sia gia’ attrezzata con le corde speleo mi da’ confidenza che perlomeno non ho sbagliato posto!
Passo la prima mezz’ora a fare un giro nei dintorni, fosse mai riuscissi a trovare qualche buco interessante. Trovo solo questa nicchia nella roccia, meglio che niente.
Torno alla parete, provo a trovare un posto comodo dove aspettare ma la temperatura resa bassa da un venticello freddo, mi sconsiglia di rimanere alla base della parete. Per fortuna di lato c’e’ una spaccatura profonda alcuni metri dove il vento arriva meno. Arrangio un posto dove sdraiarmi e mi metto comodo, in paziente attesa dei miei amici.
Eccoli arrivati!
Ben presto l’organizzazione della giornata parte con decisione. Erika, il direttore del corso, riunisce gli allievi per riprendere con uno spiegone i concetti di una delle lezioni teoriche che hanno seguito nei giorni scorsi sulle attrezzature speleo.
Dopo aver regolato e indossato l’attrezzatura con l’aiuto degli istruttori, iniziano le prove. Ci si divide in piu’ gruppetti, chi sale in parete, chi si impegna col traverso e chi prova il montaggio e il blocco del discensore.
Io mi aggiro tra i gruppi facendo foto.
Anche in parete l’attivita’ ferve.
Angelo con un’allieva. Stanno partendo per una salita di prova.
Ritorno in zona discensori.
Ecco il traverso, e’ montato sul lato sinistro della parete ed e’ sicuramente impegnativo per gli allievi che si cimentano con lui per la prima volta. Ora c’e’ Linda che spiega e mostra ad un corsaro come affrontare i vari passaggi.
Mi sposto di nuovo, ancora un giro a vedere come procede in parete.
Tra un giro e l’altro all’improvviso sento di aver terminato le energie e decido che e’ il momento buono per tornare a casa. Saluto un po’ tutti alla buona, da lontano, poi perdo un paio di minuti a convincere Luna che e’ ora di andare e quindi mi avvio.
Complimenti a tutti i nuovi aspiranti speleo, siete all’inizio di un percorso entusiasmante, godetevelo e divertitevi. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Corso 59 GsCaiRoma – Palestra – 25/05/2025
In compagnia di Luca, un breve giro. Il mio e’ un ritorno in grotta dopo un periodo lungo e abbastanza difficile quindi meglio non esagerare.
La mattina, prima di andare in grotta, e’ prevista anche una presentazione di Gaia e alcuni suoi colleghi sulla fauna di grotta e in particolare su una simpatica farfallina oggetto dei suoi studi.
La mattina siamo in parecchi ad attendere l’inizio della presentazione.
Tra i convenuti c’e’ anche la mia nipotina, Flaminia, che ha portato degli amici. In particolare con lei c’e’ Si ming, una sua amica che non vedevo dal 15.06.2014, giorno in cui accompagnai le mie nipoti e le loro amiche alla grotta del Pretaro, vicino Montebuono. Ho recuperato una loro foto dalla relazione di quel tempo e l’ho affiancata a quella fatta oggi. Nella foto “d’epoca”, quella a dastra, Si ming e’ la piu’ piccina. Sono passati 11 anni ma sono contento di averla rivista e spero che il genietto della speleologia riesca a catturarla definitivamente dopo questa nuova esperienza.
Una foto insieme a Giuseppe e’ doverosa, oramai e’ un caro amico e ho sempre piacere di incontrarlo.
Inizia la presentazione di Gaia sulla farfallina, credo si chiami Triphosa Dubitata, ma per sicurezza chiedete a lei!
Mentre ascolto gironzolo per la sala dove sono esposti vari reperti ritrovati nella grotta.
La presentazione continua e il pubblico ascolta con interesse.
Dopo Gaia parlano i suoi amici su altri animali di grotta, tra cui l’immancabile proteo.
Poco prima che la presentazione termini prendo accordi con Augusto, storico gestore della grotta e oramai amico, perche’ si prenda cura di Luna mentre sono in grotta. Solo un paio d’ore, gli prometto. Per non sprecare nemmeno un minuto vado subito a prepararmi, per fortuna oggi la temperatura non e’ troppo alta quindi mettersi la muta non causa troppa sofferenza e sudore. Appena pronto saluto tutti, avverto Luca che intanto vado ad acclimatarmi e mi avvio.
Tanto per fare qualcosa durante l’avvicinamento riprendo vari punti dello stradino che percorro in religioso silenzio e con un poco di emozione.
Eccomi arrivato. Oggi l’acqua e’ torbida, peccato, deve esserci stata una piccola piena che ha mosso limo e lo ha fatto tracimare oltre il sifone che solitamente fa da barriera per la sporcizia che arriva dall’ingresso naturale della grotta, ovvero l’inghiottitoio, anche conosciuto con il nome di grotta di Pastena. Sembra strano ci possano essere due nomi per la stessa cavita’, ma andando a vedere la storia della loro scoperta ed esplorazione se ne capisce facilmente il perche’.
Con calma termino di vestire la muta e ne approfitto per un selfie.
Preparandomi mi guardo intorno. In alto, tra la vegetazione si intravede la parete di roccia…mi sembra ci sia un “nero” interessante, provo a inquadrarlo con lo zoom ma non risolvo molto. Mi annoto mentalmente di chiedere ad Augusto se sono mai stati cercati buchi su questa parete, potrebbero esserci rami fossili della grotta o magari una risorgenza di “troppopieno” che fa, o faceva, defluire le acque in eccesso durante le piene piu’ intense.
Messa la muta inizio un lento e graduale adattamento all’acqua, mi immergo a step dando il tempo al corpo di abituarsi. L’acqua non sembra eccessivamente fredda.
Mentre sono intento ad acclimatarmi arriva una coppia di ragazzi che volevano vedere l’ingresso della grotta, mentre scambiamo quattro chiacchiere, sempre sulla grotta, chiedo loro il piacere di una foto, mi accontentano con piacere poi ci salutiamo e io proseguo con la preparazione.
Mi sembra bene, non noto reazioni negative. Tanto per iniziare a muovermi vado nuotando fino all’ingresso originale, quello con il sifone, passato tanti anni fa dal primo esploratore della grotta. E’ un evento che qua alla grotta di Falvaterra festeggiano ogni anno con un’uscita in grotta aperta a tutti. Solitamente si tiene a giugno, intorno alla data della ricorrenza.
Il primo test sembra ben riuscito, inizio ad avventurarmi verso la grotta. Questo e’ il cancello che ne protegge l’ingresso.
Questo primo tratto di galleria e’ artificiale, e’ stato scavato per oltrepassare il tratto iniziale di grotta con i sifoni che non sono transitabili senza attrezzatura da sub. Anche se non naturale fa comunque un bell’effetto, ci manca solo un cartello con: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”!
Vado avanti ancora un poco a fotografare le diramazioni laterali, la prima a destra che riporta verso la zona coi sifoni e l’altra a sinistra che sembra andare verso la galleria artificiale che costituisce l’ingresso della parte turistica.
Alle mie spalle sento dei rumori, vado a vedere, e’ arrivato Luca, bene. Lo aspetto e intanto passo il tempo facendogli foto.
Luca poi ricambia il favore facendone una a me.
Entriamo insieme per un giro. La prima parte della galleria e’ costellata da piccole rane.
Su un mucchio di detriti legnosi e fango un seme e’ riuscito a germogliare ugualmente, nonostante il buio e le condizioni decisamente avverse. Sono sempre ammirato da queste dimostrazioni di forza da parte della natura.
Un arrivo laterale di acqua con un greto di sassi di fiume.
Altro ranocchio.
Tanto per non perdere l’abitudine, con Luca cerchiamo qualche buco verso l’alto che magari porti verso un ramo fossile.
Proseguiamo per la galleria iniziale. Oggi l’acqua, oltre a essere torbida e’ anche piu’ alta del solito di almeno una settantina di centimetri, le due cose rendono piu’ faticoso camminare, io mi arrangio mettendomi a nuotare ogni volta che posso.
Eccoci quasi arrivati al primo laghetto, da qua si inizia a intravedere la parte turistica con le passerelle in metallo.
La sporcizia portata dalla piena crea delle sacche di schiuma dall’aspetto ben poco salubre.
La prima cascatella.
La risaliamo con l’aiuto della corda fissa.
Ancora un laghetto…
…e altra schiuma, per fortuna sparira’ nel giro di pochi giorni.
Un dolmen di grotta.
Un primo scorcio di meraviglia.
Ma si, facciamola una foto sotto al dolmen.
Qualche bottiglia e lattina che la forza dell’acqua ha incastonato nella roccia.
Ci fermiamo a fare qualche foto.
Luca si presta a farmi da illuminatore per le foto e poi si dedica alla ricerca di sassolini particolari.
Toh! cos’e’?!? Una paperella di plastica…chissa’ perche’ e’ qua…
Mistero subito risolto, e’ una paperella termometro! Ne approfitto per apprendere che la temperatura dell’acqua e’ di ben 16 gradi, piu’ che buona.
Proseguiamo facendo foto fino alla cascata.
Preso dall’allegria mi tuffo in acqua per raggiungere la cascata solo che dimentico di non avere le lampade impermeabili. Ovvero, almeno una delle due, quella che sto usando (la seconda e’ di scorta) sembra decisamente non esserlo. Infatti dopo il tuffo lei accusa il colpo e inizia a lampeggiare per manifestare la sua contrarieta’ al contatto con l’acqua. Mi spiace per lei, la prossima volta evitero’ di portarla. Esco all’asciutto e faccio una foto a Luca che si appresta a raggiungermi.
Saliamo la cascata con l’aiuto delle corde.
Una foto da sopra la cascata verso le luminarie della parte turistica che tra pochi metri scomparira’ dalla nostra vista.
Inizia il nostro giro nella meraviglia.
Piccole meduse crescono.
Ancora un laghetto prima di una cascatella.
Ecco la piccola cascata, sara’ un metro, non di piu’, ma si fa rispettare!
Proseguiamo.
Ma senza tralasciare uno sguardo verso l’alto alla ricerca di diramazioni laterali da scoprire o riscoprire.
Un tratto di grotta armato con corde fisse messe molto in alto, da utilizzare quando l’acqua e’ veramente troppa.
Ancora schiuma.
Ogni tanto costringo Luca a una sosta per illuminare punti della grotta che mi piacciono, lui ha una torcia molto potente e invece la mia lo e’ meno e inoltre e’ ancora offesissima per l’inzuppata e continua a lampeggiare con sdegno.
Nonostante tutto Luca riesce anche a proseguire la sua ricerca di sassolini particolari, ricerca infruttuosa visto che non ne prende su nemmeno uno.
Ancora qualche meraviglia indegnamente rappresentata dalle mie foto.
Questa concrezione la chiamo confidenzialmente “doccione” perche’ e’ cava all’interno e sparge acqua come fosse una doccia.
Proseguiamo la nostra passeggiata continuando a cercare diramazioni laterali e sassolini interessanti. La mia lampada e’ sempre piu’ offesa e spesso si spegne lasciandomi al buio. Chiedo l’ora a Luca, sono le 12.15, tra un quarto d’ora dobbiamo riprendere per l’uscita, le 2 ore promesse ad Augusto stanno avviandosi alla fine.
Una possibile diramazione ci impegna gli ultimi minuti a disposizione.
Luca sale un poco piu’ in alto per illuminare meglio il lato opposto, dice che sembra proseguire. Sara’ da vedere con piu’ calma. Ora dobbiamo tornare…e non solo perche’ il tempo stringe, sinceramente inizio ad accusare stanchezza, e’ prudente ritirarsi per tempo.
Appena partiamo per tornare all’ingresso incontriamo il nutrito gruppetto dei ragazzi che hanno partecipato alla presentazione sulla fauna di grotta, c’e anche Gaia, la relatrice, nonche’ Flaminia e la sua amica. Ci fermiamo un minuto per salutare tutti poi proseguiamo. Strada facendo la mia lampada decide di essere troppo indignata per il trattamento subito e si spegne definitivamente. Accendo l’altra che risulta piu’ tollerante e affidabile.
Strada facendo facciamo altre brevi soste per alcune foto, in particolare troviamo un fungo che, dopo aver “colonizzato” un pezzo di legno si e’ diramato sulla roccia in cerca d’altro nutrimento.
Arrivati finalmente all’ingresso con Luca tentiamo un selfie, ma con scarsi risultati.
Un saluto prima di andare, lui rientra e va a raggiungere gli altri amici, io, sfinito ma soddisfatto, esco al caldo.
Di nuovo in grotta dopo un periodo abbastanza lungo, sono soddisfatto. Lo sono anche di poter dire ancora una volta…alla prossima!
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Falvaterra – 24/05/2025
Un gran bel ripasso delle tecniche per costruire paranchi e teleferiche sotto la guida di un preparatissimo e appassionato Luciano nella sua nuova veste di Istruttore.
Un corso molto interessante che consiglio un po’ a tutti coloro che si avventurano in grotta o in forra. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su CAI Corso Paranchi – palestra – 12/04/2025
Stavolta vi racconto di una ricognizione solo tentata, avevamo studiato tutto a puntino ma il meteo ci ha messo del suo arrivando a far nevicare.
Per noi oramai il tornante col fontanile sulla strada che porta a Livata da Subiaco si chiama “i Cofacchi”, nome dato da Nerone ed Elia ad uno sgrottamento vicino. Avevamo deciso un bel percorso ad anello partendo dal tornante dei cofacchi per poi arrivare alla strada per Campaegli fino alla sella per prendere un sentiero che passa vicino a due grotte da rivedere (puntini rossi) per poi tornare al tornante dei cofacchi seguendo la curva di livello. Probabilmente sarebbe stata una passeggiata ardua ma di soddisfazione.
Com’e’ andata in realta’? La mattina ci vediamo sotto casa mia con Martina, Laura e Gabriele. Dopo i saluti partiamo comodamente stipati nell’auto di Laura. Dopo la sosta canonica al bar Cicchetti proseguiamo con fiducia verso il tornante dei cofacchi. Fin qua il tempo e’ decisamente nuvoloso ma sembra reggere.
Arrivati al nostro tornante non facciamo a tempo a scendere dall’auto che inizia a piovere con forza e decisione. La nebbia inoltre rende tutto il nostro percorso per nulla visibile. La nostra bella ricognizione sfuma nella nebbia piovosa.
Ancora una speranza l’abbiamo. Si decide di arrivare con l’auto fino alla sella di Campaegli con la speranza di trovare che lassu’ non piove.
Quando arriviamo alla sella ci accorgiamo di aver valutato bene, qua non piove…ma nevica! Certo e’ nevischio mischiato ad acqua ma la delusione resta. Tristi ma non del tutto domi scendiamo con l’auto fino al parcheggio per andare alla grotta Stoccolma e da li’ partiamo per una breve ricognizione dopo esserci bardati con kway e ombrelli. Passiamo insieme vicino al BUCO A DUE ENTRATE (LA916) e controlliamo se si riesce a trovare il POZZETTO DI CAMPAEGLI(LA1069), senza successo come gia’ le volte precedenti. Poi in pochi minuti ci spargiamo per la piana, Laura e Martina vanno a conoscere la grotta Stoccolma mentre Gabriele ed io vaghiamo, ognuno per proprio conto, in cerca di buchi vecchi e nuovi.
Personalmente ne trovo uno che sembra d’interesse, pero’ ha un aspetto terribilmente fangoso quindi mi limito a fargli una foto.
Dopo un largo giro per doline senza altre scoperte arrivo alla grotta Stoccolma ma trovo nessuno. Faccio per tornare alla macchina quando in lontananza vedo Gabriele che sembra intenzionato a raggiungermi. Lo aspetto e poi gli racconto della mia scoperta e lo porto a vederla. Anche a lui sembra interessante e infatti si ferma a prendere bene il punto GPS.
Tornati all’auto continuiamo a guardare fuori lo sconsolante nevischio che cade pigramente, quasi a volerci prendere in giro. Alla fine e’ deciso, ripartiamo e andiamo a vedere una grotta scoperta da Nerone settimana scorsa sulla strada che da Cervara porta a Subiaco.
Ci mettiamo un sacco di tempo perche’ ogni pochi metri costringiamo Laura ad una sosta per vedere un buco che notiamo passando. Lei, nonostante la delusione per la giornataccia, la prende bene e sopporta stoicamente le continue soste.
Arrivati finalmente al km 11-IV della strada da Cervara a Subiaco troviamo finalmente il buco che cercavamo. Andiamo a poggiare l’auto in corrispondenza del tornante duecento metri piu’ sotto e torniamo indietro a piedi per ammirarlo.
Bella grotticella, non c’e’ che dire. Nerone e’ entrato e dice che prosegue per circa 10 metri poi chiude in frana. Gabriele prende foto e punto GPS per inserirla in catasto.
Dopo questa ultima sosta dichiariamo chiusa la ricognizione e andiamo al ristorante di Antonia a Marano Equo per onorare comunque l’uscita e stemperare la delusione con un buon pasto.
Dopo il pranzo, ancora sotto la pioggia, facciamo un salto alle risorgenze vicino al ristorante, tanto per controllare che stiano bene.
Un sonnacchioso ritorno a Roma chiude la giornata. Stavolta non e’ andata come speravamo ma l’importante e’ averci provato. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ricognizione Cofacchi – 29/03/2025
Partecipo ancora una volta con molto piacere ad una uscita corale in questa grotta che promette belle avventure e buona compagnia.
La mattina ci si incontra tutti a Pian della faggeta, ci sono tante facce note, c’e’ anche Francesco che da poco ha terminato il corso e ben due Fabii uno di fronte all’altro.
Arriva anche Marco, e’ un po’ lui che tira le fila per l’esplorazione di questa grotta che ha il pregio di far incontrare molti speleo di tanti gruppi. Con lui c’e’ Marco, sempre sorridente, sono contento di rivederlo, non ci si incontrava per una grotta insieme da tanti tanti anni.
Dopo i saluti ci compattiamo per muovere meno auto possibili e andiamo al parcheggio vicino la grotta. Senza troppa fretta iniziamo a prepararci. Alice e Alessandro prima e dopo la vestizione.
Eccezionalmente sono pronto prima del resto del gruppo, ne approfitto per partire prima, voglio fare un giro largo a prendere le foto di una grotta vicina al pozzo della faina. Si tratta del II CATRAVASSO SOPRA CESA SCHIUMETTA (LA821), finora non lo avevo mai notato negli avvicinamenti alla faina e stavolta voglio proprio trovarla.
Salendo ne approfitto per fare una foto anche ai tassi, li ammiro di piu’ dopo aver scoperto dalla mappa che si tratta di alberi monumentali. Questi sono rispettivamente il secondo e il terzo.
Per non fargli torto mi giro a fare una foto anche al primo.
Questi sono il quarto e il quinto, visto che sono vicinissimi vengono contati per uno.
La grotta che cerco deve essere nelle vicinanze di questi tassi, salendo sulla loro sinistra. Quando finalmente avvisto la grotta mi accorgo di aver abbondato troppo con lo spostamento a sinistra. Mentre mi avvicino, ne approfitto per guardare alcuni punti interessanti. Gratifico la grotta ritrovata con una serie di foto poi mi avvio verso la faina.
Nel frattempo i miei amici hanno percorso velocemente l’erta fino all’ingresso e ora stanno seduti a riprendere fiato. Li raggiungo e faccio subito una foto con Federico, da mandare a Sgrunge.
Federico e’ scatenato, dopo quella con me si fa una foto anche con Marco.
Arriva anche Marco, mentre lui finisce di sistemare le sue cose i primi del nostro nutrito gruppetto iniziano ad entrare.
Alice tra le fresche frasche e Fabio, pronto e sorridente.
In breve mi trovo a entrare pure io. Scendo il primo pozzo dove ritrovo Fabio e Francesco. Fabio vuole attendere l’arrivo di Marco quindi mi affida Francesco che e’ alla sua prima visita alla grotta.
Scendiamo assieme di poco preceduti da Alessandro. Francesco al pozzo con la sella franosa riesce a fare tutto il contrario di quanto gli avevo raccomandato ma il suo angelo custode ci mette una buona parola e per questa volta se la cava, anzi praticamente nemmeno si accorge di aver rischiato una caduta, se non brutta perlomeno fastidiosa. Al pozzo successivo, quello subito dopo la sella, parto prima io e gli dico di stare fermo perche’ rischia di tirare sassi. Mi risponde di si ma per prudenza aspetto a scendere al frazionamento successivo. Come temevo, dopo qualche secondo Francesco fa cadere inavvertitamente un sasso di almeno 10 chili proprio dove sarei stato se avessi proseguito. Francesco sicuramente ci mette passione e impegno ma, come per tutti, qualche margine di miglioramento c’e’. Andiamo avanti.
Ancora qualche pozzo e siamo alla sala Multiverso, quella del vecchio fondo. Quando arrivo trovo Alessandro che ammira una strana roccia che ha trovato in un angoletto della sala, quello dove alla mia prima visita avevo tentato di scavare un cumulo di fango senza grossi risultati. Il sasso che ha trovato, una volta ripulito dal fango si rivela essere pirite, e’ bello e brilluccicante quindi decide di tenerselo.
Arriva Marco. Anche oggi ci divideremo in due squadre. Una, quella del ramo destro, composta dai Fabii, Francesco, Alice e Alessandro. Noi altri, i Marchi, Federico ed io andremo al ramo sinistro, quello dove andai anche la prima volta.
Arrivati al punto dove il meandro ridiventa impraticabile iniziamo a lavorarlo dandoci spesso il cambio. Sotto di noi, nel punto che stiamo cercando di allargare si sentono le voci dei nostri amici della squadra “destra”, evidentemente i due rami si incontrano di nuovo. Lavoriamo con impegno nella speranza di ricongiungerci.
Passano delle ore, ce ne accorgiamo anche dal fatto che l’aria, dapprima ferma, ad un certo punto inizia a soffiare da noi verso i nostri amici “destri”. A pomeriggio inoltrato l’altra squadra decide che e’ ora di rientrare ma non mancano di farci una visita di cortesia. Fabio si ferma con noi fino a quando decidiamo di terminare la giornata per fine carica delle batterie.
Inizio per primo a risalire verso l’uscita. Sono preceduto da Fabio e seguito da Federico. Saliamo a un frazionamento di distanza e tutto sembra filare liscio. In un pozzo intermedio pero’ Fabio incontra un sasso instabile e senza accorgersi lo stacca dalla parete. Quello non trova di meglio da fare che venirmi addosso sul dorso della mano destra. Vedo tutte le stelle del firmamento e consumo almeno un paio di calendari nominandone tutti i santi. Quando il dolore si calma controllo la situazione. La mano e’ dolorante ma le dita le muovo. Il sasso ha impattato sulla mano di piatto quindi la violenza del colpo si e’ un po’ distribuita. Forse me la cavero’ con qualche livido. Proseguiamo la salita.
In breve arriviamo in vista dell’uscita, nella sala dove c’e’ l’oramai celeberrimo teschio della faina.
Mentre Fabio sale aspetto Federico e gli faccio un paio di foto mentre esce dal pozzo.
Fabio intanto arriva alla base dell’ultimo pozzo. Gli diciamo di aspettarci per evitare che caschino altri sassi ma forse non ci sente perche’ non si ferma e sale verso l’esterno, per fortuna senza altri inconvenienti.
Quando arrivo anche io all’ultimo pozzo il buon Fabio e’ gia’ fuori a godersi il primo fresco della sera.
Esco a mia volta e mi fermo ad aspettare Federico.
Dopo Federico sale Fabio, aspettiamo che esca anche lui approfittando per riprendere fiato.
Dopo esserci cambiati, la compagnia un poco si assottiglia, ma il gruppetto che rimane si dirige allegro e compatto verso il ristorante per un meritato pasto.
Durante la cena si parla della grotta, naturalmente, ma poi la discussione cade sullo strano sasso di pirite trovato da Alessandro. Fabio, che studia i minerali da molti anni, dice che e’ impossibile che della pirite di questo tipo possa essersi formata nella nostra grotta. Pero’ di contro Alessandro professa tutta la sua buona fede e dichiara con passione di aver trovato la pietra tra i mucchi di fango che avevo scavato io la volta scorsa. Il dubbio rimarra’ fino alla prossima visita, magari se ne troveremo altri Fabio potrebbe ricredersi. Vedremo.
Dopo la cena, allegramente condita dal “mistero piritico”, ci salutiamo gia’ pensando alla prossima gita alla faina, con chissa’ quali scoperte da fare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo della faina – 23/03/2025