Piccola Creta – 10/11/2024

Doveva essere una gita all’Erebus a dare supporto per l’esame dei nuovi ISS del GSCaiRoma ma alla fine ho dovuto rinunciare mio malgrado. Mi sono consolato andando a fare un po’ di “manutenzione” a Piccola Creta.

Eccomi vicino alla grotta, ancora alla macchina ma vicino all’ingresso. Sono quasi le 9 e mezza.

Oggi per il pozzo d’ingresso faccio un armo fantasioso e al risparmio, la corda che ho portato e’ corta.

Sono al P10, inizia l’avventura.

Senza fretta arrivo al P25, scendendo faccio sosta al buco da scavare, tanto per fargli capire che non mi scordo di lui.

Eccomi al P50, come al solito uso la corda bianca, oramai ci sono affezionato.

Per par condicio faccio una foto anche alla corda rossa perche’ non si senta esclusa…

…e una anche al pozzo che mi accingo a scendere.

Ancora una volta procrastino il cambio dell’armo per l’ultimo deviatore. Prima o poi lo faro’ ma non oggi. Arrivo alla base del P50 e faccio una foto verso le concrezioni di fango e quella che oramai chiamero’ la “risalita di Peppe”, ancora incompiuta ma in serena attesa del suo ritorno.

Non poteva mancare una foto di dettaglio alle concrezioni di fango. Chissa’ se ricordero’ mai di chiedere a un geologo come possano formarsi e mantenersi nonostante il continuo scorrere dell’acqua su di loro.

Passo il cunicolo. Inizia la risalita.

La mia nuova maniglia inizia ufficialmente la sua carriera. La vecchia l’ho riposta nel cassetto perche’ si incastrava il clicchetto nella gola dove passa la corda costringendomi ad una fatica ulteriore ad ogni pedalata per sbloccarla e spingere la maniglia verso l’alto.

Arrivo infine al nostro attuale “campo base”, la cengia dove inizia il pozzo in discesa in cui stiamo lavorando. La prossima volta pero’, oggi voglio andare a vedere la risalita. Faccio una foto di saluto al bucaccio infame dove inizia il pozzo mentre svuoto lo zaino delle cose che lascero’ qua. Rimetto nello zaino solo il trapano, alcuni cordini e gli attacchi.

Inizio la risalita. Sono proprio curioso di vedere l’attuale frontiera della grotta.

Non vado solo a curiosare, il mio intento e’ anche quello di dare una sistemata alla corda, salendo ne abbiamo “sprecata” parecchia e vorrei recuperarne quanta possibile. Sul primo armo a fionda faccio il pigro e non recupero quel paio di metri di corda che potrei. Mi rifaccio sul secondo che smonto del tutto trasformandolo in un deviatore dalla doppia funzione, scosta la corda dalla roccia e permette, se un domani servisse, di arrivare all’attacco del deviatore da cui, volendo, dove iniziare un’altra risalita.

Lavoro d’impegno allo smontaggio dell’armo a fionda per almeno una mezz’ora condendo il tutto con sospiri, borbottii e qualche imprecazione. Alla fine posso ritenermi soddisfatto del risultato, me lo guardo un’ultima volta prima di proseguire.

All’attacco successivo trovo la fine della corda dove sono risalito finora e una nuova corda parzialmente ammatassata che continua la salita. Ora pero’ togliendo la “fionda” ho recuperato almeno 15 metri di corda, posso quindi modificare l’armo per utilizzarla. Occupo il quarto d’ora successivo a sciogliere nodi e rifarli. Recupero una piastrina lasciata abbandonata poco piu’ in alto e poi proseguo nella salita portandomi appresso sia la matassa della nuova corda che il capo libero della vecchia.

Nemmeno 10 metri sopra di me vedo l’armo su naturale fatto da Giulio la volta scorsa col suo bel cordino in kevlar, La corda la vedo poi proseguire in alto in un punto decisamente piu’ stretto rispetto alle dimensioni della grotta nel punto in cui sono ora.

Arrivo al cordino di Giulio. E’ intorno ad un’ampia “lama” di roccia alta piu’ di un metro, sembra robusta. Mentre faccio i miei controlli metto la longe sulla maglia rapida che chiude il cordino e mi metto comodo. Nel farlo pero’ muovo il cordino in una maniera che piace poco alla lama perche’ se ne stacca un bel pezzo di almeno una decina di chili. Per fortuna il cordino fa piu’ del proprio dovere, ne rallenta la caduta, evita che mi venga addosso e mi da’ il tempo di bloccarlo. Davvero un bel blocco di roccia, improvvisamente l’emozione per lo scampato pericolo mi fa quasi sentire caldo! Con attenzione lo sposto in un punto dove non puo’ fare danni dandogli anche qualche martellata che lo spezza in piu’ pezzi, per sistemarlo meglio e…per vendetta!

Ora pero’ la lama non mi piace piu’ tanto, e poi a Giulio farebbe sicuramente piacere recuperare il cordino, quindi mi armo del necessario e pianto due fix coi relativi attacchi sistemandoci poi la corda recuperata. A lavoro fatto stimo ne avanzi abbastanza per arrivare fino al prossimo attacco.

Tolgo ancora qualche sasso pericolante, meno martellate a destra e a manca per togliere spuntoni fastidiosi o pericolosi poi continuo la salita. Questo tratto e’ un poco stretto, sopra di me vedo una nuova cengia che sembra ampia e comoda. Vedo anche il doppio attacco predisposto da Giulio con l’aiuto di Alessio.

La corda salendo tocca brutto brutto su uno spuntone di roccia , non posso lasciare cosi’. Tolgo il frazionamento intermedio lasciato da Giulio e metto un fix per montare un deviatore. Stavolta sono io a sacrificare un moschettone e il mio cordino in kevlar, pero’ alla fine posso ritenermi soddisfatto.

Arrivo finalmente sulla cengia, finisco di sistemare la corda vecchia liberando completamente quella nuova che cosi’ potremo usare per la successiva risalita. Soddisfatto di quanto fatto inizio a guardarmi attorno. In alto alla mia sinistra c’e’ un passaggio, stretto ma passabile. Mi affaccio a guardare, la nostra risalita non termina qua ma dopo un paio di metri leggermente stretti sembra proseguire di nuovo verso l’alto. Provo una foto ma a quanto vedo non rende molto l’idea, la salita prosegue dove c’e’ lo scuro piu’ intenso. La prossima volta vedremo. Non provo a salire piu’ in alto anche se sarebbe agevole, mi accontento di togliere qualche sasso pericolante e dare qualche martellata per saggiare le altre.

Sulla cengia, in basso, trovo anche il pertugio di cui raccontava Giulio. Anche quello lo si vedra’ la prossima volta.

Ancora una foto prima di andare la faccio al tratto stretto dove sono appena risalito.

Scendo giu’ al campo base e ricompongo lo zaino con tutto il materiale da riportare fuori. Il cordino di Giulio lo lascio in bella vista cosi’ che possa recuperarlo alla sua prossima visita.

Prendo la strada del ritorno. Alla base del P50 saluto velocemente le stalattiti di fango e poi vado.

Il primo frazionamento, anche questo e’ da doppiare, mi riprometto di farlo una di queste volte.

Inizio il P25 e lungo la salita incontro uno dei “bacarozzi” che frequentano il posto, anche lui sta tentando una difficile risalita.

Il deviatore del P25, la foto serve come spunto per riprendere fiato.

Alla saletta dove parte il P25 mi siedo a riprendere fiato, oramai sono quasi fuori.

Sono fuori, tolgo la corda d’ingresso col nodo di fantasia, una foto di saluto alla grotta e vado alla macchina.

Mentre mi cambio passano gli immancabili escursionisti che mi vedono tutto infangato e non mancano di incuriosirsi, scambio volentieri qualche parola con loro sulle grotte dei dintorni e poi ci salutiamo.

Prima di partire per il ritorno a casa guardo l’orologio, sono quasi le 2 del pomeriggio. Sono stato meno di quanto avessi previsto ma e’ stata un’uscita intima e rilassante. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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