Ovido di Petrella – 3/09/2022

Gabriele, Luca ed io una bella aggrottata per una piccola esplorazione che pregustavo dallo scorso anno.

Questa uscita ha anche un altro motivo per essere e restare memorabile…vi presento la prima (e speriamo non l’ultima) relazione di Luca!!! Sono sempre contento di ospitare la relazione di un amico, e’ bello e interessante confrontare i modi diversi in cui piu’ persone vedono la stessa esperienza.

Ve la presento subito dopo una breve introduzione alla giornata che andremo a raccontarvi.

Lo scorso anno, proprio di questo periodo venni a visitare la grotta e sul fondo trovai una possibile prosecuzione che necessitava pero’ di un poco di lavoro per renderla transitabile. Tornai una seconda volta in ottobre ed iniziai a lavorarci ma senza riuscire a passare. Mese dopo mese il tempo e’ passato e oggi torniamo per dare corpo alle mie fantasie esplorative e tentare il passaggio della strettoia che impedisce il passaggio.

Per prima cosa devo ringraziare Valerio che ci ha ospitati dandoci accesso alla grotta.

La relazione di Luca

Eccomi di sabato mattina a scroccare l’ennesimo passaggio per andare in grotta, guida Gabriele e Fabrizio fa da secondo passeggero.

Arrivati sul posto tempo di prepararci, fare due chiacchiere e intorno a mezzodì siamo all’accesso della grotta, mentre Fabrizio prepara la discesa per il primo pozzo mi faccio spiegare un pochino come funziona l’allestitura di una via. Sceso Fabrizio rimango con Gabriele, lui mi racconta di come l’intera grotta si riempie d’acqua nella stagione invernale, descrivendo cascate e getti a pressione accompagnati da rumori assordanti; ecco, questa è l’immagine che mi porto dietro per tutta la grotta, ad ogni stanza o passaggio cerco di immaginarmi l’ambiente colmo d’acqua e quali moti turbolenti possano andare ad incastrare tronchi d’albero anche sulla volta della grotta.

Qui abbiamo Gabriele nel secondo passaggio dopo il pozzo iniziale.

Proseguendo abbiamo sempre Bibbo davanti ad armare, io nel mezzo, e Gabriele a chiudere mentre mi racconta delle varie bombole, ruote di trattore e quant’altro rimosse a mano dal fondo della grotta.

Ecco Fabrizio che, sfruttando le “chiappe prensili” dello speleologo, arma la via anche trovandosi dal lato della mano sfavorita.

Il passaggio armato da Fabrizio è semplice, la parte un po’ più rognosa è il saltello con laghetto che ci aspetta poco sotto, dobbiamo prendere bene le misure per non finire in acqua, Fabrizio passa con tranquillità, io ci metto un pochino di più perché non voglio assolutamente bagnarmi sulla via dell’andata.

Nel mentre che Gabriele ci raggiunge seguo Bibbo per osservarlo armare, fino ad oggi non mi era mai capitato di stare avanti nella coda di progressione, quindi osservo con curiosità. A un certo punto mi chiede di andare a recuperare la corda nello zaino di Gabriele, torno indietro fino al laghetto, mi faccio passare lo zaino e porto la corda a Bibbo, nel frattempo Gabriele armeggia per scendere il saltello, si vede che qualcosa è andato storto perché sentiamo *SPLASH*… torno nuovamente indietro e trovo Gabriele nell’acqua fino a mezzo busto, lui mi fa: “tranquillo, tranquillo, ci sono abituato”, bah… per me l’acqua di grotta rimane sempre fredda.

La discesa fino al fondo è priva di intoppi, proseguiamo con tranquillità. Giunti al fine ci liberiamo dell’attrezzatura per la discesa e risalita, nonché degli zaini, per proseguire carponi nella zona di accumulo dei detriti. L’anno passato Fabrizio ha scorto una possibile prosecuzione della grotta, quindi torniamo sul punto per indagare; effettivamente si scorge un passaggio dietro ai detriti accumulati, ci mettiamo a lavoro per spostare tutto il materiale e creare una via di accesso, non appena lo spazio lo consente Fabrizio passa e inizia a lavorare la prosecuzione, io continuo a sistemare i detriti per rendere “più comodo” l’ambiente. Dopo un po’ ci diamo il cambio, Fabrizio si riposa ed io subentro al suo posto, nel frattempo Gabriele sta controllando la via già conosciuta.

Lavorando la via riesco a crearmi un passaggio, giusto giusto per infilarmici e dare modo a Bibbo di raggiungere la sua precedente postazione di lavoro mentre io proseguo. Passa il tempo senza che ce accorgiamo, decidiamo di ricominciare la salita consapevoli di aver allungato la grotta di qualche metro e trovato due possibili prosecuzioni.

Fatta la prima risalita Fabrizio mi consegna la chiave da 13 dicendomi: “oggi disarmi tu, ora ti spiego come si fa”, quindi riacquisto il mio solito posto in fondo alla fila e mi metto al lavoro. All’atto pratico non è difficile, ogni tanto bisogna assumere qualche strana posizione per rimanere in equilibrio ed armeggiare con i dadi, a livello mentale mi perseguita il terrore di far cadere qualcosa, soprattutto la chiave di Bibbo.

La risalita fila liscia come l’acqua che sgocciola dalla tuta di Gabriele, giusto al laghetto si è presentato un imprevisto, intanto vi mostro l’ambiente di cui vi sto parlando:

Ecco cosa è successo: arriviamo tutti e tre al laghetto, Gabriele si prepara a passare, Fabrizio attende sul bordo, io finisco di sistemare il materiale recuperato nella risalita; salendo Gabriele perde l’equilibrio e fa un “tarzanata” verso la parete, in qualche modo si porta appresso Fabrizio (forse aveva la corda tra i piedi) che barcollando va ad infilare una gamba nell’acqua se non anche parte del bacino; ristabilita la situazione Gabriele ricomincia la salita, alla prima pedata si sente *PLOFF*, qualcosa si è staccato da Gabriele ed è caduto nell’acqua, dopo una breve verifica scopriamo che è il suo pedale ad essersi inabissato… a detta di Gabriele è il terzo pedale che gli si rompe in poco tempo, insieme a Fabrizio improvvisano un nuovo pedale e proseguiamo verso l’uscita.

All’ultimo pozzo, invece di far salire uno zaino alla volta, Fabrizio (forse non soddisfatto dal mio lavoro?) dice di caricarmi i due zaini con le corde e portarli su insieme… con un po’ di fatica e una non indifferente sudata lo raggiungo all’uscita.

Fine della relazione di Luca – Devo proprio ringraziarlo sentitamente. Sono mesi che gli rompo le scatole chiedendogli di scrivere una relazione, Luca e’ un tipo di poche parole sia parlate che scritte! Per questo la sua relazione vale doppio e doppiamente lo ringrazio…Ad ogni modo ti confermo che sono soddisfattissimo del tuo “lavoro” (anche se non lo considero lavoro), farti portare 2 zaini e’ stato un gioco…di fiducia, ero sicuro che ce l’avresti fatta. E infatti cosi’ e’ stato. Tutto allenamento, e poi come hai visto il mio zaino pesava quanto i tuoi 2!

Ma torniamo a noi e iniziamo dall’inizio (pensavate di esservi risparmiati la mia relazione, eh!).

La mattina Gabriele passa a prendermi a casa, sono carico come un mulo, oltre al solito zaino enorme con l’attrezzatura, ho 2 zaini con corde ed attacchi e buste varie con il demolitore e altre cose utili. Stipato tutto in macchina passiamo alla Metro di La Rustica a prendere Luca. Caricate anche le sue cose, partiamo verso Tagliacozzo. In autostrada dobbiamo fare attenzione per non uscire, come da abitudine, a Vicovaro Mandela!

A Tagliacozzo facciamo sosta per prendere qualcosa da mangiare e poi saliamo alla grotta. Quando arriviamo al cancello lo troviamo senza lucchetto ma solo parzialmente aperto. Passiamo e rimettiamo il cancello come lo abbiamo trovato. Allo spiazzo dove si trova la segreteria della grotta per le visite alla parte turisticizzata troviamo ancora nessuno. Iniziamo a cambiarci.

Siamo a meta’ preparazione quando arriva anche Valerio, sospendiamo per i saluti ma poi riprendiamo perche’ con tuta e sottotuta stiamo iniziando a sudare.

Quando siamo pronti Luca ed io iniziamo ad andare alla grotta, Gabriele e Valerio si trattengono a parlare di GPS.

Eccoci alla grotta. Il primo pozzo visto dal terrazzino e’ sempre uno spettacolo.

Terminiamo i preparativi.

Siamo pronti, arriva anche Gabriele. Tirate fuori le corde e gli attacchi inizio ad armare. Gabriele mi scatta una foto mentre sono in partenza.

…e io ricambio subito.

Sistemo il deviatore e poi scendo. Mentre aspetto i miei amici inizio ad attrezzare il pozzo successivo. Scende per primo Luca portando lo zaino con la corda che devo utilizzare. Gabriele nel suo zaino porta le altre.

Questo e’ Gabriele, si muove troppo per la mia fotocamera quindi viene una macchia al posto della sua figura. In effetti ho tolto la selezione automatica delle impostazioni nella fotocamera ed l’ho settata per le foto notturne con tempi lunghi. Con queste impostazioni i soggetti in movimento non vengono…

Scendo anche il pozzo successivo, scelgo un armo “minimalista”, me la cavo con 6 attacchi. Subito dietro di me scende Luca.

A chiudere il gruppo c’e’ Gabriele, lo aspettiamo nella sala sottostante, non abbiamo particolare fretta e poi e’ lui che ha le corde per proseguire!

Luca in attesa nella sala, per lui e’ la prima visita a questa grotta, quindi immagino se la stia guardando con attenzione.

Quando arriva Gabriele prendo la corda che mi serve e proseguo con l’armo. Metto una corda anche sullo scivolo arrampicabile subito dopo la sala, la volta scorsa era scivolosissimo e non voglio faticare al ritorno. Sul traverso subito dopo sistemo la corda evitando di mettere l’ultimo attacco quindi devo fare un pendolo sul laghetto. Appena passato lego l’estremita’ della corda per rendere il passaggio piu’ agevole per i miei amici. Luca passa e viene a curiosare su quello che faccio, ne son contento, la curiosita’ a mio avviso e’ un bene. Quando sentiamo arrivare Gabriele lo mando a prendere la corda. Appena torna vado avanti per armare il salto successivo. Questo e’ l’ultimo pozzo, una volta sceso aspetto i miei amici.

Siamo tutti assieme all’inizio del meandro terminale. Come sempre e’ ingombro di tronchi e rami d’albero ma per fortuna e’ ancora transitabile. Visto che non serve piu’ ci togliamo di dosso buona parte della attrezzatura cosi’ avremo meno ingombri mentre lavoriamo.

Terminati i preparativi ci addentriamo nel meandro, in fondo ritrovo senza troppa fatica il punto dove lo scorso anno ho trovato la possibile prosecuzione.

Per farvi capire il lavoro da fare, ho ritrovato un paio di foto dello scorso anno, la prima che vi mostro e’ di settembre, col passaggio ancora chiuso.

Foto di settembre 2021

Questa invece e’ di ottobre, sempre dello scorso anno, mostra sempre lo stesso punto ma a lavoro iniziato.

Foto di ottobre 2021

Ma ritorniamo a noi, la prosecuzione e’ ben nascosta da abbondante legname ma siamo in tre e tutti determinati quindi con un buon quarto d’ora di lavoro riusciamo a liberare il passaggio. Mi infilo per primo io, Luca rimane a farmi assistenza mentre Gabriele va a fare un giro verso la sala del bombolone per vedere com’e’ la situazione.

Questo e’ la frattura dove entro, con un poco di fatica.

Lo scorso anno ero entrato da qua, ma ora mi sembra ci sia troppo lavoro da fare per rendere agibile il passaggio.

Come dicevo, entro a piedi in avanti e devo fare una fatica immane per girarmi a faccia avanti. Dopo un paio di tentativi devo desistere. Torno sui miei passi e chiedo a Luca una mano per liberare il passaggio dello scorso anno, a vederlo da dentro non sembra il lavoro immane che immaginavo. In pochi minuti infatti anche questo pertugio e’ transitabile, esco come sono entrato e rientro dal passaggio “vecchio”. Molto meglio, ora sono gia’ nella direzione giusta. Luca mi passa mazzetta e demolitore ed inizio a lavorare di buona lena.

La buona volonta’ non mi manca ma il fisico difetta, dopo una ventina di minuti in cui mi accanisco sul punto da allargare sento che le forze iniziano a mancarmi. A malincuore cedo il posto a Luca che mi ha aspettato pazientemente.

Esco io, entra lui, mi affaccio per spiegargli il da farsi poi torno fuori mentre lui inizia a lavorare alacremente di mazzetta. Nel frattempo torna Gabriele dal suo giro nella sala del bombolone. Mi informa che il dannato bombolone e’ tornato al suo posto, incastrato nella strettoia. Non ci posso credere! Lo avevamo disincastrato a settembre e seppellito sotto una catasta di tronchi. Avverto Luca che mi allontano qualche minuto e vado a vedere insieme a Gabriele.

In effetti il bombolone e’ ancora la’, incredibile! Non puo’ averla vinta lui. Mi armo di pazienza e mi attrezzo per toglierlo di nuovo. Sistemo dei legni sotto al bombolone per avere una base solida, poi con l’aiuto di Gabriele prendo un tronco lungo circa 3 metri e piu’ pesante di me e lo sistemo tra la base lignea e il bombolone. Una botta secca et voila’, il bombolone ora e’ libero. Lo trascino fuori dalla strettoia, ora manca solo di trovare un punto dove sistemarlo. Con Gabriele decidiamo di trasportarlo nella saletta adiacente dove provo ad incastrarlo meglio che posso. Vedremo se ce la fara’ a liberarsi nuovamente.

Sento Luca chiamare, torno subito da lui. Trovo una meravigliosa sorpresa, Luca ha fatto proprio un bel lavoro, ora la strettoia quasi non esiste piu’. E’ avanzato almeno un metro quindi valuto che c’e’ spazio anche per me. Lo avverto e passo fino a trovarmi dietro di lui. Gli dico di lavorare sull’ultimo tratto stretto con la mazzetta mentre io mi impossesso del demolitore per fare dei lavori di rifinitura dove e’ gia’ largo.

Tempo qualche minuto e Luca passa! Avanza di circa 3 metri dove la roccia restringe nuovamente. C’e’ spazio anche per me, vado avanti anche io. Subito dopo la ex-strettoia c’e’ una diramazione sulla sinistra, per ora la lascio perdere e seguo il lavoro di Luca tenendomi impegnato col demolitore. Mentre lui allarga la strettoia successiva io rendo piu’ semplice il passaggio di quella appena passata.

Luca dice che avanti chiude, sono un poco deluso, speravo, e gia’ immaginavo, di trovare un meandro lungo e spazioso che andasse avanti per chilometri! Gli passo la fotocamera e questo e’ il risultato. E’ indubbio che l’acqua transita per di qua. Ci attende altro lavoro, ma sara’ per l’anno prossimo.

Lascio Luca alle ultime martellate per addomesticare la nuova strettoia e intanto vado a vedere la diramazione. Il passaggio non e’ larghissimo ma con qualche sbuffo ci passo. Devo mettere i piedi in un buco di cui non riesco a vedere la forma, lo saggio coi piedi ma non trovo il fondo…fosse un pozzo? Vado avanti cercando appigli da usare nel caso stessi scendendo un pozzo ma quando esco col busto e posso guardare mi accorgo (con un poco di delusione) che si tratta di un saltino di un metro. Alla base riprende un breve meandro che va nella stessa direzione di quello dove c’e’ Luca. Il passaggio e’ impedito da una pozza d’acqua. Non ho voglia di bagnarmi per investigare oltre, faccio una foto e torno dai miei amici.

Nel frattempo anche Gabriele si e’ avventurato per raggiungerci, rimane disteso lungo la ex-strettoia. Luca e’ ancora preso nell’allargamento della nuova strettoia. Racconto loro quel che ho trovato.

Luca smartella, Gabriele riposa disteso, io mi dedico alle foto, questa e’ una piccola concrezione che mi trovo proprio di fronte.

Luca osserva il proprio operato prima di iniziare ad uscire. Tornare indietro ora e’ una passeggiata, la strettoia non esiste piu’ e anche l’uscita e’ agevole.

Facciamo ancora un ultimo lavoro per preservare il passaggio, rimettiamo a posto tutti i tronchi tolti in precedenza in maniera, o con la speranza, di creare un filtro efficace che eviti l’intasamento della nostra zona esplorativa. Fatta questa ultima fatica riprendiamo la via del ritorno.

Quando siamo alla fine del meandro, alla base del pozzo, riprendiamo le nostre attrezzature. Gabriele dichiara di avere freddo, ma c’e’ un motivo, io non ho assistito perche’ ero avanti ad armare, ma Gabriele scendendo il traverso sul laghetto ha pensato fosse opportuno fare un bagno per tenere pulita la tuta. Sicuramente lo stare fermo per parecchio tempo non lo ha aiutato a riscaldarsi. Ci organizziamo cosi’, lui inizia a risalire, un poco di movimento lo riscaldera’, Luca ed io facciamo uno spuntino prima di ripartire.

Una volta nutriti, rimontiamo l’attrezzatura e ci muoviamo per raggiungere Gabriele. Luca si offre “spintaneamente” per disarmare. Pero’ sono buono, questo primo pozzo lo faro’ io. Arrivati al traverso del laghetto troviamo Gabriele che ci aspetta per prendere in carico la corda che abbiamo appena tolto. Cedo la mia chiave a Luca poi tengo la corda a Gabriele che sta iniziando a salire. Mi distraggo a parlare con Luca e non mi accorgo che Gabriele parte “alla Tarzan” facendo un pendolo sul laghetto. Mi coglie del tutto impreparato e mi trascina con se’. Cosi’ anche io posso avere la splendida esperienza di un bagno nel laghetto. Con un giusto numero di imprecazioni esco dall’acqua mentre Luca se la ride sotto i baffi. Gabriele intanto movimenta la salita a modo suo, gli si rompe il pedale, una parte cade nel laghetto ma non riusciamo a vederla, il mio bagno ha intorbidato l’acqua. Rimedia salendo salendo a braccia poi si ferma ad aspettarci.

Salgo anche io, vorrei farlo elegantemente ma poi un poco mi stufo, un poco perdo l’equilibrio e imito Gabriele nella pendolata. Luca continua a ridere sotto i baffi.

Passato il traverso aiuto Gabriele a confezionare un pedale d’emergenza col cordino che uso per inanellare gli attacchi. Alla fine sembra funzionare.

Luca intanto procede con il disarmo del frazionamento, imprecare non e’ nel suo stile, ma penso che il traverso lo stia mettendo a dura prova, vado a vedere. Alla fine se la cava egregiamente anche se, mi dice, e’ stato impegnativo. Gabriele nel frattempo e’ andato avanti, ci attende alla sala grande. Salgo anche io mentre Luca recupera e sistema la corda. Lo aspetto dopo il saltino, quando arriva mi faccio tirare la corda e la porto a Gabriele.

Alla sala grande si rivede la luce, non abbiamo fatto poi tanto tardi.

Aiuto Gabriele a sistemare la corda nello zaino poi inizia a salire.

Quando urla la libera vado pure io, intanto Luca e’ arrivato alla sala e attende con pazienza il suo turno. Salgo il primo tratto poi mi fermo per dargli manforte mentre disarma.

Prima che Luca termini inizio a salire la seconda parte del pozzo per non intralciarlo. Non lesino consigli su come disarmare anche questa parte, la parete e’ leggermente inclinata a sinistra e se si perde l’equilibrio si rischia una fastidiosa pendolata.

Sopra trovo Gabriele, e’ disteso a riposare ed e’ completamente mimetizzato tra le rocce, mi fa’ sobbalzare quando mi saluta.

Gabriele ha deciso di voler partecipare al disarmo quindi aspetta Luca per il passaggio di consegne. Io inizio a salire l’ultimo pozzo.

Mi fermo spesso con la scusa di fare foto e riprendere fiato, ho lo zaino che pesa come un pupo grosso.

Altra sosta, il terrazzino e’ lassu’, perso nella luce.

Arrivato! Mi sporgo subito per vedere la situazione sotto. Stanno disarmando le ultime cose. Luca prende in carico il suo zaino e quello di Gabriele. Un poco sul serio, un poco per scherzo gli dico di portarli su tutti e due…e lui lo fa senza particolari problemi (pero’ una volta arrivato mi dice che stavolta ha sudato!).

Inganno l’attesa con una foto panoramica dal terrazzino mentre cerco di immaginare cosa nascondano i “neri” che ho di fronte.

Aiuto Luca a liberarsi degli zaini poi attendiamo pazientemente che salga anche Gabriele.

Eccolo che parte.

Continuo a fare foto panoramiche, Luca mi rende edotto del fatto che le piante sulla parete sono delle felci e che sono crittogame. Archivio l’informazione.

Mentre io mi acculturo, Gabriele arriva al frazionamento e lo toglie.

Nel termine di qualche minuto anche lui e’ sul terrazzino. Togliere le ultime placchette e’ compito di Luca.

Gabriele assiste Luca ed io immortalo l’evento.

Sono le 19 quando usciamo per tornare alle macchine. Valerio e’ gia’ andato via, peccato, lo salutero’ poi con un messaggio. Ci cambiamo.

Foto finale prima di ripartire.

Decisamente una bella e proficua giornata. Certo, non abbiamo trovato il meandro chilometrico che sognavo, ma abbiamo aggiunto una quindicina di metri alla grotta e aperto un nuovo fronte esplorativo che merita qualche speranza. Alla prossima.

Informazioni su fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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