A provare le radio in grotta con Fabrizio, Giuseppe, Augusto ed io.
A dirla tutta, siamo arrivati a Falvaterra sin dal sabato, ma abbiamo fatto poco oltre che guardare la pioggia che cadeva incessantemente. Eccoci appena arrivati alla sede/segreteria/biglietteria della grotta. Giuseppe e’ in piedi a fare gli onori di casa, Fabrizio, ovvero il radiologo e’ seduto a ponzare. Di schiena la mia dolce meta’.
Il centro di Falvaterra con il bar-ristorante, al ristorante un ottimo per bonta’ e simpatia.
La piazzetta col monumento ai caduti. Gia’ teatro di un epico pasto questa estate.
Sotto la pioggia battente decidiamo di andare a provare le radio nella parte turistica della grotta.
Ecco il radiologo che porta il necessario.
Fuori la pioggia non accenna a smettere ma noi siamo ben al coperto. Mentre i nostri armeggiano con la tecnologia io mi armo di radio e vado lungo il percorso turistico per verificare che le radio smettano di funzionare dopo tot metri. Non devo camminare molto che la radio diventa muta, all’ingresso non mi ricevono piu’. Torno indietro e mi armo di cavo coassiale. Giuseppe e Fabrizio mi seguono prontamente. Lo stendiamo fino alla fine della passerella in pochi minuti, poi loro tornano all’ingresso per fare le prove. Io, sempre armato di radio mi aggiro per la grotta cercando di comunicare con loro. Nel frattempo inganno l’attesa con qualche foto.
Colonna in formazione, se avete qualche migliaio di anni di pazienza potrete vederla terminata!
Le radio, ora con il marchingegno di Fabrizio, funzionano egregiamente. Il test puo’ dirsi concluso con successo. Quando arrivo all’ingresso trovo che si e’ unito a noi anche Augusto.
I 3 parlano a lungo di come sia possibile adattare la soluzione radiologica alle loro esigenze. Parlano si, ma si muovono anche in continuazione. Mi aggiro invano tra di loro cercando di ricavarne una foto a fuoco, ma invano.
E’ ora di tornare. Dopo la prova generale, domani continueremo lungo la grotta.
Un ultimo giro per mostrare anche ad Augusto il cavo messo, ne approfitto per qualche altra foto.
A Falvaterra piove. Betta ed io con Luna, la cana di casa, siamo ospiti di Augusto. Questa e’ la vista che si gode dalla finestra.
Dopo cena una lunga passeggiata con Luna mi permette di tentare qualche foto.
Anche di sera il panorama dalla finestra di casa non e’ male.
Il giorno dopo…e’ il momento di prepararsi.
Ci sono dei gruppi da accompagnare quindi Augusto e’ impegnato. Giuseppe sta smaltendo un malanno quindi ci assistera’ stando alla radio vicino all’ingresso.
Il radiologo mentre appronta tutta la radiologia!
Mentre lui armeggia con i suoi macchinari misteriosi io mi rendo utile andando a calare di sotto quel che resta del cavo.
Il passaggio del gruppo guidato da Augusto.
Fatto quel che dovevo torno a prendere Fabrizio e lo trovo intento a sollazzare il simpatico cagnone che abbiamo conosciuto alla biglietteria.
Arriva anche Giuseppe e ci accompagna. Partiamo.
La natura porta la vita nei posti piu’ strani. Un fungo ha avuto il coraggio di nascere qua.
Andiamo avanti nella stesura del cavo.
Al laghetto un piccolo intoppo…mentre sono in acqua lascio andare lo zaino con il cavo, probabilmente nella assurda convinzione che debba galleggiare…lui non lo sa e se ne va a fondo in un batter d’occhio. Senza la muta sarebbe uno scherzo recuperarlo ma con lei indosso non riesco a scendere piu’ di un paio di metri. Dopo un paio di infruttuosi tentativi desisto. Ci prova anche Fabrizio con un tuffo degno di nota ma ottiene nulla. Non possiamo fermarci ora, siamo appena partiti! Salgo sopra alla cascata che sovrasta il laghetto in cerca di una soluzione. La trovo in un bel sassone ovale di un paio di chili abbondanti. Me lo infilo dentro alla muta e riscendo. Ora arrivo allo zaino con facilita’ mentre devo nuotare con energia per risalire! Solo dopo i festeggiamenti per il recupero, e solo dopo che ho buttato il mio fido sassone nel laghetto il buon Fabrizio si accorge di aver perso gli occhiali. Una rapida ricognizione visiva in acqua e li troviamo adagiati sul fondo. Oramai pero’ ho gettato via la mia fida zavorra, magari li riprenderemo al ritorno. Per fortuna a Fabrizio gli occhiali servono solo per i lavori di fino e da molto vicino.
Riprendiamo le nostre cose e partiamo.
Ogni tanto mi diletto in qualche foto.
La stesura dei 200 metri di cavo contenuti nello zaino procede veloce. In breve siamo in uno slargo detto della “spiaggetta”. Il cavo e’ terminato. Facciamo delle prove con Giuseppe che e’ all’ingresso della grotta, la ricezione e’ perfetta. L’esperimento puo’ dirsi concluso con successo!
Ora posso sfogarmi con le foto e quindi martirizzo Fabrizio costringendolo a pose immobili, ad illuminare qua e la ed altro ancora.
Di queste ne ho una sequenza abbastanza nutrita, pero’ saro’ buono e mi limitero’ ad una.
Proviamo anche con l’autoscatto.
Riprendiamo il cammino. Strada facendo incontriamo Augusto che torna indietro col primo gruppo. Ci assicura che a breve ci incontreremo nuovamente quando arrivera’ con il secondo gruppo.
Sarebbe bella se mi fossi ricordato di pulire l’obiettivo.
Arriviamo alla medusa. E’ strano vederla senza acqua. Comunque non mi perdo d’animo e costringo Fabrizio a nascondersi dietro per tentare una foto carina.
Fabrizio mentre, giustamente, si presenta alla medusa.
La medusa in solitaria con strani effetti in alto a destra.
Anche io mi accosto timidamente alla medusa per una foto.
Come promesso arriva Augusto con un gruppo di signorine che a loro volta si prestano simpaticamente per una foto ricordo con medusa.
Dopo l’incontro le nostre strade si dividono, loro tornano indietro, noi proseguiamo ancora qualche metro. Strada facendo una sorpresa, molte piantine hanno avuto il coraggio di spuntare qui, e’ incredibile!
Il solito buco scavato dall’acqua, mi piacciono, quindi li ripropongo sempre!
Ancora qualche esperimento fotografico.
Arriviamo al lago lungo. Da qui ci sarebbe da nuotare per circa 150 metri. La prostettiva non ci sorride poi tanto. Ci fermiamo quel che serve a fare qualche foto poi riprendiamo la via del ritorno.
Le ranocchie che cercano di sbarcare il lunario in questi luoghi ameni.
Fabrizio prova col bacio, ma non trova alcuna principessa trasformata da un sortilegio.
Sulla strada del ritorno ancora qualche foto e’ d’obbligo.
Fabrizio pazientemente si presta.
Provo pura qualcosa con le luci della parte turistica.
Quasi quasi vi lascio con loro senza altre parole.
Siamo di nuovo al laghetto. Cerco un’altro sasso compiacente. Memore della volta prima ne metto nella muta uno piu’ piccolo e ne tengo uno in mano da mollare per agevolare la risalita. Mi tuffo. Nulla da fare, gli occhiali sono troppo piccoli, quando sono in acqua non li vedo. Ci vorrebbero gli occhiali! Ma io li ho! Ho gli occhialini da piscina che porto da sempre proprio per evenienze simili. Li prendo dallo zaino e li indosso. Un tuffo, qualche bracciata e afferro finalmente gli occhiali. Mollo il sasso da mano e torno su. Con Fabrizio festeggiamo con una foto sotto la cascatella.
Ancora qualche foto al laghetto e continuiamo col nostro lavoro di recupero.
Da sopra ci ha raggiunti Giuseppe che ci aiuta col cavo. Saluto il laghetto con un paio di allegri e rumorosi tuffi a bomba.Terminato il recupero del cavo a livello “basso” saliamo a raggiungere Giuseppe e terminiamo di insaccare quello messo sulla passerella il giorno prima. Intanto chiacchieriamo animatamente dell’esperimento radiologico terminato con soddisfazione di tutti. Una volta all’ingresso con calma raduniamo tutto il materiale e torniamo alla biglietteria. Di fuori ci accoglie il sole ed un bel caldo. Salutato Giuseppe e tutti gli altri, ci avviamo verso Falvaterra. Sono da poco passate le 2 del pomeriggio, forse al ristorante si fa ancora a tempo a mangiare qualcosa. Fabrizio opta per il tentativo, io decido di prendere tutto e tornare subito a Roma. Non staro’ certo a tediarvi con il resoconto del rientro, quindi accontentatevi del solito: “Alla prossima”!