Dopo tanti anni, una visita, la mia prima visita, al fondo del Vorgozzino con Barbara, Roberta, Claudio,Simone,Giuseppe.
Ci incontriamo a Civitella del Lago e poi andiamo al casolare dove i proprietari, oramai amici di Giuseppe, ci lasciano parcheggiare. Iniziamo subito prepararci.
Una volta pronti facciamo la passeggiata fino all’ingresso della grotta e attendiamo che Giuseppe sistemi la corda per l’ingresso.
Dopo aver sistemato la corda Giuseppe inizia la discesa. Io lo seguo subito per sfuggire al caldo aggressivo. Entro solo per il primo tratto, poi saluto Giuseppe e aspetto gli altri amici.
Eccoli che arrivano. Per prima arriva Roberta ma dopo il primo pozzetto si ferma per far passare avanti Barbara. Anche io mi faccio da parte per farla passare a seguire Giuseppe.
Saluto anche lei mentre inizia la discesa.
Faccio segno a Roberta che puo’ raggiungermi facendo attenzione a non tirare robe in testa a chi e’ gia’ sceso.
Intanto arriva anche Claudio, nuovo acquisto del GSCO, con l’ultimo corso fatto dal gruppo.
Ecco Roberta, pronta alla discesa.
Inizio a scendere anche io, seguito a un frazionamento di distanza da Roberta. Claudio e Simone chiudono la fila. Da sotto arriva l’informazione che ci attendono ben 12 frazionamenti per discendere questo maestoso P90. Faccio qualche foto sotto di me a Barbara e Giuseppe.
Per par condicio ne faccio anche una a Roberta che e’ sopra di me.
Proseguiamo la lenta discesa e ad ogni sosta per un frazionamento faccio qualche foto.
A meta’ pozzo la verticale del pozzo si sposta di qualche metro. Abbiamo quasi raggiunto Barbara che dopo il traverso sta riprendendo la discesa.
Proseguo la discesa con foto durante le soste.
In questo tratto della discesa incontriamo alcune diramazioni, una di queste e’ quella che porta alla risalita “storica” terminata da Giuseppe, quella che ha inaugurato il “Giro di Peppe” e la nuova stagione di esplorazioni.
Proseguiamo la discesa.
Siamo in vista del fondo, Giuseppe e Barbara sono gia’ arrivati.
Arrivo anche io. Sono quasi emozionato a toccare il fondo del pozzo dopo tanti anni. Mi ero scordato che c’e’ un altro pozzo con il sifone finale. Vado a dare uno sguardo e osservo Giuseppe mentre armeggia con la pompa per svuotare il sifone.
Rimango sopra al livello del sifone, un po’ perche’ non c’e’ troppo spazio laggiu’ e poi perche’ non mi attira troppo infangarmi, sono in vacanza anche dal fango!
I zanzaroni qua sotto?!? Boh, non dovrebbero stare vicino all’ingresso? Avranno caldo anche loro!
Scende Claudio e ne approfitto per fargli un paio di foto, finora e’ rimasto distante.
Risalgo alla base del pozzo. Risale anche Giuseppe e poi parte subito per ispezionare una risalita.
Roberta, viene nominata sul campo strettoista e viene incaricata di dare uno sguardo alla zona dopo il sifone, appena svuotato. Torna con un po’ di fango sulla tuta e un nulla di fatto, troppo stretto. C’e’ ancora tanto lavoro da fare, ma la pazienza di Giuseppe e’ infinita.
Giuseppe continua la sua risalita.
Roberta torna dal sifone svuotato.
Mentre loro operano io, che inizio a sentire freddo, mi cambio maglietta e faccio uno spuntino. Giuseppe intanto ha terminato la sua salita ed e’ arrivato ad una cengia interessante. Probabilmente sara’ oggetto di future visite da parte sua.
Terminato quel che si doveva fare sul fondo, iniziamo a risalire il P90. Un’ottima occasione per tentare qualche foto. Simone parte per primo, seguito da Roberta. Dopo di me salira’ Claudio mentre Barbara e Giuseppe da bravi padroni di casa si fermeranno a sistemare prima di affrontare a loro volta la salita.
Fotografi all’opera.
Proprio un bel pozzo, non c’e’ che dire.
Inizio a salire anche io, continuando a scattare foto durante le soste per riprendere fiato.
Mi fermo anche alla diramazione, quel buco in mezzo al pozzo. Mi sporgo dentro e scatto qualche foto che pero’ non mostrano molto.
Arriviamo alla cengia, dove la verticale del pozzo si sposta di qualche metro. Simone e Roberta si fermano a riposare.
Mentre li raggiungo ne approfitto per fare foto anche a Claudio, che mi segue.
Riprendiamo la salita con foto.
Claudio si e’ fermato alla cengia e attende che Barbara e Giuseppe lo raggiungano.
Intanto anche io arrivo in vista della partenza del pozzo. Simone e’ quasi fuori, Roberta sta passando l’ultimo frazionamento del P90.
La raggiungo mentre sale verso il pozzo d’uscita.
Il tempo di passare anche io l’ultimo frazionamento e Roberta e’ scomparsa fuori.
Nel sistemare la corda salva-Barbara tiro giu’ un sasso che prende proprio Barbara, per fortuna senza conseguenze. Mentre salgo per arrivare al pozzo d’uscita vengo raggiunto da Claudio.
Tutti fuori!
Una farfalla dalla forma particolare. Somiglia tanto alle farfalle che vidi a Rodi tanti anni fa, solo che la’ erano migliaia e formavano uno spettacolo incredibile.
Riprendiamo fiato, le nostre robe e prendiamo la strada per raggiungere le auto. Visto che Simone non l’ho importunato abbastanza, gli dedico un paio di scatti.
Una foto di gruppo ci voleva proprio.
Una visita al Vorgozzino scendendo finalmente fino al fondo. Un’uscita semplice e rilassante, adatta per questo periodo di vacanze. Mi e’ piaciuta proprio. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Vorgozzino -18/08/2024
Con Gabriele prima alla risorgenza per controllare la presenza dei gamberi rossi della louisiana e poi un giro passando per l’inghiottitoio.
Arrivati al punto dove si lasciano le auto iniziamo a prepararci, incuranti del caldo asfissiante.
Si parte, carichi come muli. Per prima cosa andremo alla risorgenza a controllare se per caso i gamberi rossi della Louisiana sono arrivati ad infestare questa grotta. Prendiamo per il sentiero in discesa.
Lungo strada troviamo anche un buco che potrebbe essere interessante ma ce lo lasciamo per dopo. A un cancello di legno prendiamo il sentiero in discesa in direzione opposta al precedente. In breve siamo sopra la risorgenza ma il sentiero per arrivarci ci sembra troppo scosceso per poter scendere senza problemi.
Qualche metro prima avevo notato una diramazione del sentiero, lo dico a Gabriele che subito va in esplorazione avvertendomi poi di raggiungerlo.
Passo tra rovi e farfalle.
Arrivo sul fondo del fosso poi giro a sinistra in direzione della risorgenza. Raggiungo Gabriele.
Ancora un poco e ci siamo. Eccoci arrivati alla risorgenza, ovvero, la risorgenza e’ a una decina di metri sopra di noi, lassu’.
Del torrentello che l’anima ora rimane solo questa pozza che non sembra recare tracce di gamberi di alcuna specie.
Esaminiamo il posto, ma sicuro che con un salto del genere i gamberi non arriveranno mai a popolare la grotta.
Un pezzo di roccia, travertino, credo.
Fatta la nostra ricognizione cerchiamo la maniera per tornare indietro, possibilmente senza rifare il giro dell’andata. La discesa impervia che ci aveva impressionato all’andata vista da sotto sembra fattibile. La tentiamo. Con qualche sforzo riusciamo a salire.
Tra uno sbuffo e un sospiro arriviamo al cancello di legno per riprendere il sentiero principale.
Ripassiamo per il buco interessante e facciamo sosta li’ per darci uno sguardo, bere e riprendere fiato.
Una rapida scavata ci fa decidere che non vale molto la pena di proseguire.
Ci dedichiamo quindi a riprendere fiato approfittando di un filo d’aria fresca che passa in questo momento.
Ripreso il cammino ritorniamo sulla strada e prendiamo dalla parte opposta dove con pochi passi siamo in vista dell’inghiottitoio.
Col miraggio di un poco di fresco scendo subito giu’ a dare uno sguardo, senza curarmi se Gabriele mi stia seguendo o meno. Arrivo alla grotta e inganno l’attesa facendo qualche foto all’ampio ingresso.
Non vedendo arrivare il mio amico poggio in terra le mie robe e vado a vedere cosa sia successo. Lo trovo disteso a terra, non sopporta questo caldo e ha deciso di riposare all’ombra. Dice che mi aspettera’ qua. Gli rubo la corda e riscendo alla grotta per un rapido giro.
Ora che ho tutto il necessario armo il pozzo e vado a fare un giro per il meandro con l’intenzione di arrivare alla risorgenza.
Alcune dolicopode belle cicciotte scappano al mio arrivo.
Lo stretto pertugio che dovrebbe portare alla parte alta della grotta, magari un altro giorno provero’ a percorrerlo.
Poco piu’ avanti si intravede l’uscita della risorgenza.
Ranocchietto per belle speleo-principesse!
La risorgenza prima e dopo la pozza.
La grotta e’ meno sporca di quel che ricordavo, ma ancora qualche rifiuto ingombrante c’e’.
Pian pianello esco e vengo di nuovo aggredito dal caldo asfissiante. Sono proprio sopra a dove eravamo poco fa.
Torno indietro verso il fresco facendo a ritroso la strada dell’andata.
Tentativo di foto artistica.
Foto sparse per il meandro con tracce di copertone di camion.
Eccomi sotto al pozzo.
Salgo veloce, disarmo e poi mi avvio, salutando con un sospiro il fresco della grotta. Vado a vedere cosa ne e’ stato di Gabriele.
Lo trovo dove l’avevo lasciato ma quasi del tutto ripreso dal colpo di calore. Meno male. Gli racconto brevemente cosa ho visto poi insieme torniamo alla macchina. Un giro breve, caldissimo ma interessante. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Scura -14/08/2024
Con Luna. Una breve ricognizione per ritrovare l’ingresso delle grotte di Roccarello e Roccarello alta e cercarne altre.
Intanto ne approfitto per mostrarvi una vecchia bozza di rilievo in pianta della grotta di Roccarello che avevo proprio dimenticato.
E ora vi racconto…approfittando del fresco della mattina io e Luna ce ne andiamo sopra Calvi a ricercare la grotta di Roccarello visto che di recente il G.S.S. ha ripreso le attivita’ in quella grotta. Per prima cosa la cerco facendo affidamento sulla mia memoria ma fallisco miseramente. Quando anche Luna inizia a guardarmi dubbiosa mi rassegno, cerco le coordinate inviatemi da Piero, le inserisco nel GPS e riprendo la ricerca.
Sono andato molto avanti, come sospettavo. Scendendo incontro un pozzo a cui dedico un paio di foto.
Trovato il sentiero d’accesso e anche l’ometto che Piero mi aveva detto di cercare. Passando in macchina non lo avevo proprio notato.
Mi preparo velocemente con Luna che mi gira intorno fremente. Davanti al sentiero mi perdo un minuto nei ricordi. Nella mia ultima visita il bosco era di querce alte e sotto il terreno era sgombro, dalla strada quasi si vedeva l’ingresso della grotta. Ora e’ una selva intricatissima, probabilmente il frutto di un disboscamento selvaggio. Complimenti per l’opera.
Meno male che i miei amici la volta scorsa hanno fatto un superbo lavoro per aprire un sentiero che portasse alla grotta. Pochi metri e ci sono. Anche qua, a parte l’angolo di roccia con l’ingresso alla grotta non c’e’ piu’ traccia del bosco che ricordavo. Ora e’ tutto un intrico di rami e spini. L’ingresso e’ sempre chiuso da una grata e soffia una bella aria fredda.
Dopo lo spiazzo dell’ingresso il sentiero continua, i miei amici avevano parlato di aver raggiunto anche la grotta di Roccarello Alta. Provo a seguire il sentiero, con Luna che e’ interessatissima.
Ecco Roccarello Alta. Anche lei soffia, con meno veemenza della sorella ma comunque ben avvertibile.
Andare ancora in giro con tutti questi rovi non mi sembra consigliabile quindi, con rammarico di Luna, torniamo indietro. Passando una foto di saluto a Roccarello.
Riprendo l’auto e scendo di qualche centinaio di metri, fino a dove il bosco riprende una forma transitabile. Parcheggio e per la gioia di Luna andiamo a fare un giro.
Il giro termina dopo una mezz’ora quando sbuchiamo in una zona disboscata di fresco, un’altra zona destinata a diventare un intrico inestricabile di rovi. Controllo sommariamente senza trovare altro che i probabili resti di un forno per la calce.
Riprendiamo l’auto e torniamo verso casa. Sotto Calvi faccio una breve sosta per riprendere il nome dell’eremo di San Girolamo. Nel fosso qua sotto ci sono un paio di grotte di cui riprendere i punti…per chi ne avesse voglia.
Sulla strada per Montebuono incontriamo la cava, il cancello e’ aperto quindi accosto l’auto per andare a dare uno sguardo ai buchi in parete.
Sono carini ma non c’e’ un filo d’aria a renderli veramente interessanti. Riprendiamo la strada di casa.
Ecco il Pretaro, ovvero “O bucu du ventu” come lo chiamano (a meno di storpiature introdotte da me!) a Montebuono. Faccio una foto e dedico un pensiero a Mirko, che in questa grotta ha trovato pace, da speleologo. R.I.P..
Giusto una passeggiata per prendere il fresco della mattina. Alla prossima.
Con Linda, Angelo, Francesco e l’accompagnamento di Gabriele. In pratica noi andremo a continuare una risalita mentre Gabriele andra’ in ricognizione a cercare alcuni ingressi.
La relazione di Linda
Questa e’ una relazione speciale perche’ Linda ha contribuito scrivendo le sue impressioni su una uscita che l’ha portata ad una delle sue prime esplorazioni, sono molto contento abbia voluto condividere con noi le sue impressioni di un’esperienza sicuramente unica. Le foto per la sua relazione sono le sue o scattate da Angelo. Ecco cosa ci racconta:
È il 10 agosto, data che ormai abbiamo fissato con Bibbo da più di un mese, per vederci di questi tempi tocca fare cosi. Giornata esplorativa a Piccola Creta, Bibbo ci propone di finire una risalita per vedere se la grotta può continuare da qualche altra parte, accetto senza dubbi, è la mia prima risalita! La squadra è composta da me, Angelo, Bibbo, Francesco e Gabriele, che però decide di rimanere fuori a cercare e rilevare altri buchi. Non sono mai stata a Piccola Creta cosi, nei giorni precedenti, mi ero studiata il rilievo e non sembrava proprio piccola, anzi. Entriamo e i primi due o tre saltini non sono proprio comodi e i sacchi pieni di materiale non aiutano, ma niente di impossibile. Arriviamo alla base del tiro da 25, scendiamo senza non troppi problemi, e subito giù sul 50. Essendo armata in doppia io e Bibbo scendiamo romantici giu insieme, subito dietro Angelo e Francesco. Il pozzo da 50 è un pozzo buono a forma di mandorla che però sembra non finire più. Con un paio di frazionamenti, qualche deviatore e un cambio corda arriviamo giù alla base e aspettiamo l’arrivo dei nostri due compagni. Questo è il nostro punto di partenza, ignoriamo quindi l’altro tiro da 50 che si apre sotto di noi, facciamo un saltino da un paio di metri e arriviamo al piccolo ramo dove si vede ancora la corda per la risalita che Bibbo aveva iniziato qualche anno fa. Bibbo è il primo a risalire, verifica lo stato della corda e dell’armo fatto tempo prima e mi da il via per salire. Lo raggiungo, mi cede il trapano e il martello e mi chiede se me la sento di risalire un paio di metri per vedere cosa c’è sopra e piazzare un bel fix per continuare la risalita. Non mi faccio troppe domande e parto, è la mia prima risalita e l’idea di essere la prima a vedere un nuovo pezzo di grotta non mi dispiace affatto, anzi! Risalgo di un paio di metri, mi metto comoda e trovo un punto dove piazzare il primo fix. È il terzo fix con trapano che pianto in vita mia, potevo fare sicuramente di meglio nel posizionarlo ma sono soddisfatta, chiudo l’armo con un nodo, monto il discensore e guardo in alto: alla mia destra intravedo un buchetto in cui sembra ci si possa infilare comodamente e inizio a sperare che da li si possa proseguire.
Cercando di non fare troppi danni muovendomi e lanciando sassi ai miei compagni sotto di me, entro nel buco e piazzo un secondo fix per chiudere il traverso, mi metto in sicurezza e guardo in alto. Sulla mia testa sembra proprio ci sia un nuovo fuso! La parete è alta almeno una quindicina di metri e sopra sembra proprio che continui, urlo subito a Bibbo di raggiungermi. Arriva Bibbo e anche lui vede quello che vedo io. Non so cosa abbia provato esattamente perché non saprei riconoscere ancora quando una nuova strada sembra essere promettente, ma intravedo il suo sorriso e capisco che proprio male non è! Ci facciamo raggiungere dai nostri due compagni e cedo il posto ad Angelo per continuare la risalita. Angelo parte e piazza altri due fix sopra di noi salendo di altri cinque o sei metri e ci conferma anche lui che la risalita continua per un bel po’. A quel punto è quasi ora di andare via, c’è Gabriele che ci aspetta fuori e non vorremmo farlo preoccupare. Bibbo sale a dare un’ultima occhiata, la risalita sembra continuare sia verso destra che verso sinistra, ma avremo bisogno di un’altra giornata almeno per continuarla. Ci giriamo tutti abbastanza soddisfatti e ripercorriamo il percorso al contrario. Questa volta abbiamo meno materiale ma gli ultimi tre saltini prima dell’uscita non sono meno scomodi. Usciamo tutti fuori e raggiungiamo Gabriele che ci stava aspettando. Era poco fiducioso anche lui e invece gli raccontiamo che la risalita sembra proprio essere promettente. Ci cambiamo e ci avviamo verso delle meritatissime fettuccine al ragù. Finisce cosi la mia prima giornata esplorativa, torno a casa con soddisfazione, chiedendomi se sia possibile che cosi alla prima botta si possa aver trovato veramente qualcosa di promettente. Avremo bisogno di un’altra uscita per scoprirlo.
La solita relazione mia di me!
La mattina, dopo tutte le soste di rito eccoci nei pressi della grotta per la vestizione.
Pronti, fa caldissimo, via!
Pochi secondi per mettere la corda e siamo al primo pozzetto.
Da bravo “padrone di casa” scendo per primo spiegando a Linda, che mi segue, come affrontare al meglio il pozzo. Mentre aspetto che mi raggiunga faccio una foto ai numerosi “zanzaroni” ammucchiati sulla parete della sala.
Sono sicuro non abbiano alcuna difficolta’, ma visto che e’ pur sempre la loro prima visita a questa grotta, dopo la discesa di Linda attendo anche Angelo e Francesco. Inganno il tempo facendo foto a tutti mentre scendono.
Una leggerissima sfoglia di concrezione, bella quanto delicata.
Dopo il P10 andiamo decisi al P25. Anche qua faccio da cicerone ai miei amici raccontando il lungo lavoro fatto per rendere praticabile il passaggio. Spiego loro anche come e’ meglio passare la (ex)strettoia che porta al pozzo vero e proprio.
Mi fermo alla comoda cengia a meta’ del P25 e aspetto Linda.
Poco tempo e siamo alla partenza del P50, il primo. Le 2 vie ci sono ancora e sembrano a posto. Scenderemo Linda ed io, per cavalleria le lascio la scelta della corda. Lei prende quella rossa, forse perche’ si intona meglio col colore dei suoi capelli. Mentre parto faccio le ultime raccomandazioni ad Angelo e Francesco di fare molta attenzione mentre restano la’ in attesa a non buttare giu’ sassi. Riceverne uno da 50 metri puo’ essere una pessima esperienza.
Linda prende possesso della corda. Scendo un poco per non ostacolarla mentre passa il frazionamento.
Si scende. La discesa di questo bel pozzo e’ sempre piacevole. Vedremo poi al ritorno. Di buono c’e’ che oggi lo stillicidio e’ molto limitato, solo poche gocce invece della consueta doccia. Meglio per noi oggi, ma brutto sintomo per la situazione idrica di questa zona. Mentre scendiamo racconto a Linda qualcosa su questo pozzo, qualche aneddoto che mi viene in mente dei tanti che potrei ricordare. Sull’ultimo tratto la avverto di fare attenzione perche’ delle due corde ne e’ rimasta solo una. Quella che manca e’ servita per iniziare la risalita che andremo a proseguire oggi.
Arriviamo alla base, mi metto al sicuro e urlo la libera a Linda. Intanto che aspetto faccio una foto alle straordinarie stalattiti di fango. A mio avviso sono una meraviglia naturale perche’ anche se incessantemente bagnate dall’acqua che arriva dall’alto e pur essendo di un materiale che sembra fango, loro rimangono la’, senza consumarsi. Mi piacerebbe un giorno capire come questo possa accadere.
Arrivata Linda, la faccio accomodare e mi svesto per indossare una maglia piu’ pesante, sono sudatissimo e inizio a sentire freddo. Le affido la fotocamera e questo e’ il risultato.
Arriva anche Angelo.
Lo facciamo accomodare in attesa Francesco.
Con calma e pazienza arriva anche Francesco, anche lui si merita qualche foto.
Una volta che siamo tutti riuniti racconto ai miei amici come si sviluppa la grotta descrivendo brevemente il secondo P50, commento che in effetti si tratta di un P100 con un’ampia cengia in mezzo, quella dove siamo noi. Racconto loro della prima risalita fatta qua sopra, fino al fuso da dove arriva l’acqua che tiene fresche le stalattiti di fango. Passo poi alla seconda risalita, quella fatta con Elisa dove ci rendemmo conto della presenza di alcuni ambienti subito dopo. Per finire racconto dello scavo del cunicolo che porta alla diramazione laterale dove andremo a proseguire la terza risalita.
Dopo il noiosissimo spiegone, che i miei amici sopportano stoicamente, ci avviamo al cunicolo. Lo passiamo e siamo nel cuore della diramazione laterale. Anche qua mi fermo per raccontare che la diramazione prosegue dritta qualche metro, poi fa una curva a destra, si passa un punto strettino ma non troppo e si arriva dove le pareti si chiudono tra loro fino a diventare una fessura di qualche centimetro, impraticabile e praticamente senza speranze che possa essere allargata.
Racconto anche di una piccola risalita fatta in libera che vorrei che Angelo tentasse a sua volta. Per ultima mostro loro la corda “muffosa” della risalita che oggi proseguiremo. Le condizione della corda e il fatto che avessi usato dei multimonti da 6mm non ispirano molta fiducia, quindi decido che il primo tratto lo risaliro’ io per poi sistemare l’armo e far proseguire i miei baldi esploratori.
Salgo, gli attacchi sembrano reggere. Arrivato all’ultimo attacco messo mi sistemo e salgo ancora un metro fino a raggiungere una cengia dove saremo comodi per ripartire. Metto un bel fix e sistemo la corda cosi’ che Linda possa salire. Nel frattempo esorto Angelo e Francesco ad andare a vedere il fondo della diramazione e poi a tentare la risalita in libera poco piu’ avanti a dove siamo noi.
Quando Linda mi raggiunge ci sistemiamo un po’ alla meglio sulla stretta cengia poi le passo tutto l’armamentario. Mi metto buono di lato lasciandole fare in autonomia la valutazione su come e dove proseguire. Dopo averci ponzato un po’ su, Linda parte decisa e sale arrampicando di un paio di metri.
Dopo la salita mette un fix, il suo terzo mi dice, per mettersi in sicurezza. Vedo che punta il trapano un poco storto rispetto alla parete, ma la lascio fare, e’ piu’ istruttivo sbagliare da soli che fare giusto con continui suggerimenti esterni. Ad ogni modo qua la roccia e’ ottima e l’attacco reggera’ comunque. Quando termina, riprende fiato e procede con un traverso quasi orizzontale per arrivare ad un passaggio leggermente stretto dove pensiamo la grotta prosegua.
Dopo che Linda completa il traverso e sistema un altro attacco per la nostra sicurezza arriva il momento di un bel selfie celebrativo.
Chiamiamo a gran voce Francesco ed Angelo perche’ ci raggiungano. Pochi minuti e li abbiamo con noi.
Li aggiorniamo su quanto fatto, piu’ che altro glielo mostriamo, e poi loro ci raccontano di aver visitato il fondo della diramazione e quindi di aver fatto la risalita in libera che avevo chiesto loro di fare. Nella risalita Angelo e’ riuscito a passare il punto che aveva fermato me. Purtroppo pero’, come testimonia la sua foto, poco sopra la salita diventa impossibilmente stretta.
Foto di Angelo Fabbrizi
E’ il momento gloria e fatica per Angelo. Linda gli cede tutto l’armamentario e lui sale per un tratto in libera poi si mette comodo per piantare un fix e sistemare un attacco per poi mettersi in sicurezza.
Dopo quel primo tratto Angelo sale ancora per un paio di metri e mette un nuovo fix. Dopo decide che per ora basta. Francesco passa la mano. Vado avanti io a dare uno sguardo. Mi sposto di lato, le pareti in quel punto si stringono e sembra piu’ sicuro salire. Da sopra si vede bene anche il tratto risalito finora, non male.
Trovo un posto comodo dove incastrarmi e butto giu’ alcuni sassi cercando di non uccidere Francesco che e’ quasi sotto di me. Tolti di mezzo i sassi pericolanti mi guardo intorno e intanto pianto un fix e sistemo ancora un attacco per mettermi in sicurezza. Una volta allongiato finalmente posso tentare delle foto a quel che vedo. La frattura che stiamo seguendo sembra proseguire leggermente in salita con punti in cui si intuiscono pozzi che magari si ricollegano con la sottostante diramazione, magari anche con la risalita in libera appena fatta da Angelo.
La tentazione di proseguire e’ tanta, ma sono quasi le 5 del pomeriggio e fuori c’e’ Gabriele che ci aspetta. Il tempo di un veloce spuntino quindi riprendiamo le nostre cose e prendiamo la via del ritorno.
La salita romantica del P50 la lascio a Linda e Angelo. Per primo sale Francesco e poi lo seguo io.
Arrivo un poco prima di Francesco quindi mi metto comodo per fare qualche foto al pozzo e alla sua salita, visto che chiudeva la fila non ho avuto molte occasioni di fotografarlo. Alla fine viene fuori quasi un reportage minuto per minuto.
Eccolo arrivato al frazionamento.
Le ultime pedalate per uscire dal pozzo mentre io ripeto le raccomandazioni di non tirare giu’ sassi se non vuole far fuori Linda e Angelo, che nel frattempo hanno iniziato la salita.
Passo oltre con la dovuta attenzione e cautela e mi sistemo comodo alla base del P25. Quando Francesco mi raggiunge non gli lascio un attimo di respiro e gli chiedo di iniziare a salire il pozzo. Io aspetto gli altri e inganno il tempo facendo qualche foto a queste rocce artistiche.
Quell’innocente vuoto davanti a me nasconde la vera partenza del P50. Non l’abbiamo sfruttata per evitare di rovinare quell’angolo di grotta.
Arriva Linda, Angelo e’ subito dietro di lei, sono due “frecce”.
Un bel sorriso per la pazienta attesa me lo son meritato!
Linda si mette a riposare, io continuo a importunarla fotograficamente, qualcosa nel suo sguardo mi consiglia di smetterla!
Francesco urla il libera dal frazionamento intermedio. Inizio a salire io.
Mi fermo anche io al punto intermedio e urlo a Linda di salire.
Faccio una foto agli attacchi di questo pozzo, il secondo andrebbe cambiato, e’ molto arrugginito.
Intermezzo. Sembra parte di un pupazzo di neve a cui e’ stata tolta la testa.
Da sopra arriva il libera da Francesco. Inizio a salire e lo raggiungo. Proseguiamo insieme la salita passandoci gli zaini.
Alla base del P10 lascio che Francesco vada avanti e rimango ad aspettare Linda e Angelo. Nemmeno un minuto e Linda fa capolino. Riprendo la sua salita del saltino che precede (in uscita) il P10.
Arrivo con doppio sorriso.
Arriva la libera da Francesco e io inizio a salire il P10 mentre Linda aspetta l’arrivo di Angelo.
Francesco ha sentito l’aria di fuori, e io mi sono scordato di avvertirlo di aspettare, quindi lui continua ad uscire e mi fa una bella doccia di terra, fango, sassolini e foglie mentre sono sul P10. Gli urlo di fermarsi un attimo e cosi’ riesco a terminare la salita senza ulteriori docce terrose.
Una volta su, urlo a Francesco che pu’ uscire e mi metto seduto davanti all’imbocco del P10 per parare almeno in parte quello che Francesco tirera’ giu’ tra poco.
Riprendo con dovizia di particolari la salita di Linda e prima di partire a mia volta per l’uscita indico a Linda come sistemarsi per parare un poco della terra che mandero’ giu’ a mia volta.
Vado a salire il pozzetto d’uscita con qualche urlo verso Francesco che, pur da fuori, riesce a mandarmi giu’, non so come, delle allegre manciate di terriccio che mi entrano dal collo con un piacere infinito.
Fuori trovo anche il buon Gabriele, tornato da parecchio dalla sua ricognizione.
Sento un caldo asfissiante dopo il fresco della grotta. Inizio a togliermi l’attrezzatura mentre i nostri ultimi due esploratori escono a loro volta.
Sfruttiamo subito la presenza di Gabriele per una foto del gruppo esplorante.
E poi subito a cambiarci facendo nel contempo la conta del materiale lasciato in grotta per poi relazionare il magazziniere del gruppo.
Per concludere degnamente la giornata non poteva che esserci una bella cena da Antonia a Marano Equo.
Dopo cena, felici, sazi e soddisfatti da questa bella giornata ci salutiamo per tornare ognuno a casetta propria. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Piccola Creta – 10/08/2024
Una tre giorni di grotte e amicizia resa possibile dal grande impegno di tante persone che hanno contribuito a renderlo possibile e piacevole.
Sicuramente non puo’ mancare un ringraziamento a Gioia, Presidente della sezione CAI di Frosinone che ha partecipato attivamente e allegramente al campo. Ma soprattutto a tutta la sezione che ci ha concesso in uso lo splendido rifugio Calderari permettendo che il campo diventasse realta’.
Non da meno sono stati Patrizio e Tarcisio che hanno passato lunghe giornate a sistemare il rifugio, e Gabriele che ha orchestrato magistralmente il ricevimento di chi e’ intervenuto e ha fatto la supervisione su tutto per tutta la durata del campo.
Menzione speciale a Virginia e Claudio e a tutti coloro che hanno sgobbato in cucina per sfamare una torma di speleo famelici.
Grazie a Maria che con la sua presenza ci aiuta a mantenere vivo il ricordo di Gianni.
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato, anche venendo da lontano, come Giuseppe e i suoi amici.
Indistintamente a tutti, anche a chi non e’ potuto venire, un brindisi!
2 agosto – Apertura del campo
Noi, Gabriele, Alessia ed io arriviamo a meta’ mattina e troviamo gia’ il rifugio aperto e pronto ad accoglierci. Ci mettiamo comodi ad attendere che i partecipanti a questo campo arrivino a popolarlo.
Mentre si avvicina ora di pranzo e nel rifugio si inizia a sentir parlare di amatriciana e altre leccornie Alessia ed io decidiamo di sfuggire alla tentazione e iniziamo a prepararci per andare in grotta agli “Urli”. Spargiamo la voce delle nostre intenzioni tra i convenuti ma nessuno pare interessato. Iniziamo a prepararci ma solo dopo un bel selfie.
Facciamo l’avvicinamento sotto un sole rovente col miraggio del sicuro fresco della grotta.
Ecco l’ingresso della grotta.
Iniziamo a prepararci, Alessia stoicamente si prepara completamente prima di entrare, io invece mi vesto in maniera minimale e poi mi butto giu’ per il primo pozzetto per terminare di prepararmi al fresco.
Un paio di farfalle nere riposano vicino a me. Alessia mi raggiunge e le passo la fotocamera per riprenderle. Saranno farfalle trogofile o solo accaldate?
Quando termino di prepararmi vado avanti ad armare il primo pozzetto, sistemo la corda in partenza su un “naturale”, ovvero un anello di roccia che sembra essere robusto poi scendo il paio di metri che mi separano dal breve scivolo che precede il P7. Mi affaccio alla partenza del pozzo e Alessia mi raggiunge. Mentre sono impegnato a sistemare la corda, da bravo cicerone la intrattengo raccontando che mia cugina, Daniela, e’ stata una delle prime esploratrici di questa grotta e che purtroppo ha avuto un incidente proprio mentre saliva questo pozzo per il cedimento di un attacco, un racconto sicuramente rilassante per lei!
Voglio fare le cose per bene e quindi cerco di sistemare due attacchi prima di mettere la corda. Il primo attacco ha un fix in buone condizioni e quindi nessun problema, nel secondo invece hanno messo un multiMonti, uno di quelli con la “testa” da 10mm. Naturalmente non ho con me una chiave da 10mm e quindi devo faticare e imprecare parecchio per poter sistemare l’attacco.
Mentre sistemo e sacramento rendo edotta la povera Alessia circa la mia scarsa considerazione e stima per chi utilizza attacchi che prevedano l’utilizzo di chiavi differenti da quella da 13mm normalmente utilizzata per i fix da 8mm e gli spit.
Mi sembra assurdo che per andare in grotta in sicurezza ci si debba portare dietro una mezza ferramenta, quindi almeno una chiave da 13mm, quella “canonica”, una da 10mm, una da 17mm per chi ama i fix da 10mm, oltre naturalmente a placchette col foro di dimensioni adeguate, almeno una manciata di bulloni per i pochi spit ancora operativi e un numero congruo di dati per ovviare alla cleptomania di alcuni speleo che se li portano sistematicamente a casa. Per questi ultimi non ho particolare simpatia, pero’ sarei curioso di chiedere loro che cosa mai ci facciano con tutti i dadi che recuperano.
Dopo un buon quarto d’ora in cui la povera Alessia deve sopportare le mie esternazioni termino di sistemare la corda. Scendo e la attendo documentando la sua discesa.
Dopo il P7 passiamo velocemente la strettoia successiva e dopo un paziente strisciare arriviamo alla partenza del P25.
Anche in questo caso passo prima io e poi attendo l’arrivo di Alessia.
Recuperata la corda e gli attacchi necessari parto per armare il pozzo. Alessia si chiede perche’ non utilizzare le corde gia’ presenti ma illuminando meglio davanti a noi le mostro che quelle sono corde fisse che non scendono ma bensi’ vanno dall’altro lato del pozzo dove e’ in esplorazione una diramazione.
Quando sono pronto inizio a scendere e ne approfitto per una foto al “canapone”, quello che leggenda narra sia stato utilizzato dal primo esploratore, speleo improvvisato, per scendere il pozzo a forza di braccia. Naturalmente non posso esimermi dal raccontare la cosa ad Alessia, che ascolta con pazienza infinita i miei sproloqui.
Passo il frazionamento e aspetto che Alessia parta e lo affronti a sua volta prima di scendere.
Arrivo svelto alla base del pozzo e mentre riprendo fiato faccio una foto alla partenza della famosa galleria Andrea Doria che percorreremo a breve.
Mentre aspetto trovo nulla di meglio da fare che documentare la discesa di Alessia.
Dopo trovo anche un ragno da disturbare e passo del tempo nel cercare di riprenderlo in maniera chiara anche se lui non collabora muovendosi in continuazione.
Alessia arriva. Lei vorrebbe arrivare alla fine della galleria, al salone del trentennale e proseguire verso la Santa Barbara e oltre. Le devo dare una, spero, piccola delusione dicendole che non me la sento, siamo all’inizio del campo e vorrei conservare qualche energia anche per le attivita’ dei giorni seguenti.
Lei annuisce a malincuore e inizia a levarsi l’attrezzatura poiche’ per la nostra passeggiata non servira’ piu’.
Per farmi perdonare pero’ le propongo di andare a visitare i rami laterali che troveremo lungo la galleria, quelli che ricordo io sono almeno un paio. Iniziamo a scendere la galleria fino alla strettoia intermedia.
Subito dopo, sulla destra trovo una freccia disegnata a vernice sulla parete che mi invita a guardare in basso verso uno stretto pertugio che sembra interessante. Provo a passarlo ma lo trovo troppo stretto per i miei gusti e quindi ne esco proponendo ad Alessia di tentare anche lei il passaggio. Lei riesce senza difficolta’ e sparisce qualche minuto in esplorazione. Tornata mi racconta che c’e’ un ambiente che continua sia in salita che in discesa ma giustamente da sola non si e’ addentrata troppo. Successivamente, guardando il rilievo abbiamo ipotizzato che l’infido pertugio fosse la partenza del ramo laterale chiamato “dei nuovi cavalieri”.
Alessia esce dal pertugio infangata ma contenta e proseguiamo la discesa. Scendo lentamente cercando possibili punti interessanti da guardare. Sulla sinistra, vicino la parete della galleria, vedo un piccolo buco che mi incuriosisce. Mi avvicino per sbirciarci dentro e trovo con sorpresa che avanti sembra esserci un piccolo ambiente a misura d’uomo.
Inizio a spostare sassi per procurare un passaggio e Alessia mi raggiunge incuriosita e quando vede cosa c’e’ dopo il pertugio inizia a spostare sassi come un piccolo bulldozer. L’occasione e’ ghiotta per rovinarle l’entusiasmo con una breve ma intensa lezione sulla attenta valutazione della situazione e di quali sassi spostare per non minare la stabilita’ dei massi di crollo che ci sovrastano. Dopo un intenso lavoro per crearci un passaggio ancora una volta lascio andare avanti Alessia ma stavolta non la lascio sola, passo anche io. Verso l’alto l’ambiente prosegue poco, solo alcuni metri. Verso il basso c’e’ ancora da spostare sassi ma poi si intravede un buio interessante. Ci dedichiamo con entusiasmo a creare un passaggio e ancora una volta Alessia passa a vedere. Dopo il suo passaggio faccio ancora qualche aggiustamento ad un sassone che intralcia assai e poi passo anche io.
Arriviamo in un ambiente piu’ piccolo di quanto sperassimo, avanti, sempre tra massi di crollo forse si potrebbe andare avanti ma non sembra un lavoro ne’ fattibile ne’ consigliabile per via dei massi di crollo che ci sovrastano. Con un poco di delusione prendiamo la via del ritorno e ritorniamo alla galleria.
Sara’ che sono oramai tre settimane che non vado in grotta per fare il nonno (ciao Tommaso, spero un giorno i miei racconti ti appassionino e ti facciano venire voglia di essere speleo anche te!). Magari sara’ che sono sotto antibiotici per una fastidiosa otite, ma inizio gia’ a essere stanco quindi dopo un altro tratto di galleria propongo ad Alessia di fare ritorno. Per alleviare la sua delusione pero’ le propongo una perlustrazione per i due rami laterali che troveremo sulla destra salendo.
Si tratta di diramazioni ampie ma sicuramente poco frequentate poiche’ di solito le si passa di fretta per andare verso la fine della galleria e oltre. Una delle due termina con la solita frana, l’altra con un muro levigato di terra, fangosa in basso e piu’ sabbiosa in alto. Proviamo anche a grattare via un po’ di quella terra ma dopo una mezz’ora desistiamo.
Tornando indietro da una delle diramazioni rimaniamo incuriositi da una colata di calcite che ha rinsaldato fortemente un cumulo di breccia. Ancora una volta sfrutto ignobilmente l’entusiasmo di Alessia per convincerla a salire verso l’alto per vedere se ci siano condotte percorribili dove si origina la colata.
Mentre lei sale io cerco di fotografare alcune concrezioni visto che in questa parte di grotta sono assai rare.
Alessia scende con un nulla di fatto, riprendiamo per la galleria e saliamo fino alla strettoia intermedia.
Eccoci in vista del P25.
Iniziamo a rivestirci…
…e quindi saliamo, io come al solito sbuffando come un mantice e Alessia senza nemmeno la traccia di un poco di fiatone.
Solo ora mi accorgo che in salita l’uscita dal pozzo sarebbe stata piu’ agevole se avessi lasciato un lasco maggiore. Tanto, penso tra me, sicuramente nei prossimi giorni la grotta sara’ frequentata e ancora piu’ sicuramente l’armo verra’ modificato, quindi non me ne preoccupo e vado su ad attendere Alessia.
Urlo la libera e inganno il tempo fotografando la salita di Alessia.
Dopo il pozzo rifacciamo all’indietro le simpatiche strettoie, che tanto amo e apprezzo.
Pero’ devo dire che stavolta mi risultano meno strette, sara’ magari che qualcuno ci abbia dato una levigata in vista delle nuove esplorazioni in atto? Dalla base del P7 attendo che anche Alessia passi la strettoia.
Una volta di nuovo assieme proseguo salendo il P7 non senza annoiare la mia amica con alcune raccomandazioni tecniche. Arrivato sopra al pozzo mi metto comodo ad attenderla.
Siamo in vista della saletta d’entrata. Salgo l’ultimo passaggio e attendo Alessia.
Gia’ il caldo ci aggredisce quindi saliamo il pozzetto d’ingresso consapevoli dell’imperversare del sole. Ma questo non ci toglie il sorriso.
Ci svestiamo piu’ svelti possibile, una foto al tramonto e siamo pronti per il ritorno al rifugio.
Alessia parte come un camoscio e io le arranco dietro.
Al rifugio iniziamo a incontrare facce nuove di chi e’ arrivato mentre eravamo in grotta. Salutiamo tutti con allegria.
Sorpresa! E’ arrivato anche Giuseppe. Lui, Gabriele ed io siamo stati un trio affiatatissimo finche’ ha potuto rimanere a Roma. Ora da qualche tempo e’ tornato nella sua regione, in Puglia. Devo dire che ancora ci manca e ho proprio piacere di rivederlo.
Sorpresa, Giuseppe ha portato dal suo paese un bel caciocavallo. E’ uno di quelli che si gusta “impiccato”. C’e’ tutta una storia che va avanti da anni sul celeberrimo quanto gustoso “caciocavallo impiccato”. Dovete sapere che anni fa andammo a Ruvo di Puglia per fare il gemellaggio tra il gruppo nativo di Giuseppe e quello acquisito, lo Shaka Zulu. La sera prima della nostra partenza Giuseppe e gli altri soci del gruppo ruvese organizzarono una cena. Quando arrivammo c’era a tavola ogni bendidio. Noi, pensando che quella fosse la cena iniziammo a mangiarne in abbondanza e con gusto…solo per scoprire poco piu’ tardi che quello era solo un magro antipasto! La serata prosegui’ con una carrellata infinita di squisitezze alla brace che noi sprovveduti riuscimmo a malapena ad assaggiare. A completamento della prima parte della cena era previsto il caciocavallo impiccato ma noi oramai eravamo boccheggianti e satolli. Facemmo loro quasi pena e i nostri ospiti si decisero, benche’ a malincuore a non preparare anche il caciocavallo. La cena termino con un’abbondante carrellata di dolci vari che riuscimmo appena ad assaggiare. L’allegria e il piacere di stare in ottima compagnia ci aiutarono a sopportare il disagio dello stomaco gonfio a dismisura e ricordo ancora con piacere quella bella cena e la cortesia dei nostri amici. L’unico rammarico fu quello di non poter assaggiare il famoso caciocavallo impiccato. Giuseppe, memore di questo mio cruccio, ha avuto il pensiero stupendo di portarlo con se’ come graditissimo regalo per tutti noi.
La foto riporta il montaggio del trespolo che deve ospitare il caciocavallo da impiccare.
Mentre i preparativi per la cena fervono arriva un bel tramonto a completare il meraviglioso panorama di cui si gode da qua.
Virginia tra poco sara’ impegnata in cucina e cosi’ le rubo una foto al tramonto.
Tra i nuovi arrivati c’e’ anche una simpaticissima bimba, Anna, che cattura l’attenzione di tutti.
Arriva la notte, Patrizio si occupa della cottura della carne alla brace.
Intanto nella sala comune del rifugio si inizia a mangiare qualcosa di antipasto. Ho una bella fame, quindi mi approprio subito di pane, formaggio e pomodori in quantita’ sufficiente a placare il mio stomaco. Soddisfatto questo bisogno primario faccio un bel giro di foto per la tavolata.
Fuori intanto Giuseppe si e’ nominato officiante al caciocavallo impiccato e distribuisce questa delizia paradisiaca man mano che il fuoco fa il suo dovere rendendo il caciocavallo caldo e filante.
La serata e la cena proseguono e io faccio la spola tra dentro e fuori facendo foto a casaccio.
Una foto non potevo non dedicarla alla simpaticissima Anna e alla sua mamma, Federica.
Nel post cena si iniziano festeggiamenti vari. Per prima cosa viene proiettato un video con i saluti di tutti gli amici e parenti di Nerone con i migliori auguri per il recente pensionamento e il felice inizio di una nuova fase della sua vita.
Come intermezzo una foto ad Alessia e Gabriele.
La cucina ora, dopo cena, tornata calma.
Si prosegue di fuori con il festeggiamento a sorpresa dei compleanni di Flavia e di Giorgio.
Finiti i festeggiamenti, soddisfatta la fame con un buon pasto, ora sento proprio che e’ l’ora della nanna. Anche il resto del gruppo sembra essere della mia idea quindi pian pianino la compagnia si scioglie e ognuno si avvia al proprio giaciglio.
3 agosto – In ricordo di un amico
Dopo una bella dormita mi sveglio pronto per un’altra intensa giornata di questo campo speleo. Visto che sono le 5.30 e ancora quasi tutti dormono vado in giro silenzioso a fare qualche foto. La prima la dedico alla targa che ricorda il rifugio che ci ospita.
La sala comune e’ ancora deserta e silenziosa, quasi non si riconosce.
Esco fuori a vedere l’alba e trovo Marione che se la dorme della grossa su un letto improvvisato.
Panorama con bandiera.
Il bel rilievo artistico del complesso del Vermicano.
Passo almeno un’ora a gironzolare finche’ non ricapito nella sala comune che nel frattempo si e’ popolata.
La giornata parte ufficialmente e vari gruppetti iniziano ad organizzarsi. Un gruppetto si organizza per un giro agli Urli. Alessia e Mariella organizzano un giro dalle parti di Campovano per rivedere gli ingressi di alcune grotte. Anche io nel frattempo mi sono organizzato e ho deciso di andare a lavorare alla grotta Gianni Mecchia. Subito trovo gradita compagnia in Fabio e Giuseppe. Nerone da bravo pensionato rimane al rifugio con Virginia.
Rimediamo il materiale che serve rompendo le scatole a Nerone che ha portato buona parte del magazzino del gruppo nel suo camper e poi partiamo verso la grotta.
O meglio, Giuseppe parte, Fabio si attarda leggermente al rifugio per i preparativi e io faccio avanti indietro piu’ volte perche’ mi scordo pezzi. Alla fine riesco ad avere con me tutto il necessario e raggiungo Giuseppe all’ingresso della grotta.
Il tempo di sistemarci e arriva anche Fabio. Ora la squadra e’ al completo e si puo’ andare. Io come al solito mi vesto alla meno peggio e vado avanti fino alla partenza del pozzo dove col fresco finiro’ di vestirmi.
Almeno questa era l’intenzione…fatto sta che quando arrivo al passaggio strettino prima dello scivolo che porta al pozzo lascio andare lo zaino senza ricordare che non avendo indossato l’imbrago non l’ho assicurato a nulla. Lui si lascia andare allegramente e altrettanto allegramente rotola fino al bordo del pozzo e poi lo discende precipitevolissimevolmente!
Oggi decisamente non e’ la mia giornata migliore. Guardo sconsolato il mio zaino in fondo al pozzo con tutta l’attrezzatura e intanto penso a come togliermi da questa situazione imbarazzante. Visto che i miei amici sono ancora presi nei preparativi mi prendo del tempo per studiare bene il pozzo. In effetti non mi ero mai reso conto che con la dovuta attenzione lo si puo’ scendere per buona parte in contrapposizione tra le due pareti. Solo l’ultimo mezzo metro non offre appoggi ma non dovrebbe essere un problema. Lo studio e lo ristudio fino a convincermi che la “discesa in libera” e’ fattibile. Giuseppe e Fabio ancora non si vedono, decido di provare.
Vado, in effetti non e’ cosa difficile e in breve sono alla base del pozzo. Mi metto comodo e sistemo l’attrezzatura dove la lascio di solito visto che, per fortuna o purtroppo, per il resto della grotta ancora non serve.
Dopo qualche minuto ho terminato i preparativi e vedo arrivare Giuseppe.
Subito dopo arriva anche Fabio e insieme proseguiamo. Al campo base anche loro si disfano dell’attrezzatura. Nel meandro neronato ci mettiamo scaglionati per passare gli zaini senza fare troppa fatica. Nel frattempo io chiacchiero a ruota libera facendo da cicerone ai miei amici che visitano la grotta per la prima volta.
Arrivati sul fronte di scavo troviamo il nostro cunicolo stretto e in discesa che vorremmo tanto allargare. Iniziamo a lavorare alacremente. All’inizio utilizziamo il trapano a batteria poiche’ per quello elettrico dovevano ancora portare il generatore. Siamo rimasti d’accordo di attaccarlo comunque alla linea provandolo ogni tanto. E in effetti la nostra pazienza viene premiata perche’ dopo nemmeno un’ora di tentativi anche il trapano elettrico prende vita.
Riusciamo a lavorare senza problemi e lo facciamo con entusiasmo ma solo per poco, il trapano elettrico senza preavviso diventa inerte e inutile. Tentiamo piu’ volte ma lui rimane sempre tristemente silente. Quando sembra oramai certo che il generatore esterno si e’ spento mi armo di santa pazienza e di buona volonta’ per tornare fuori a vedere cosa e’ successo. Con un sospiro lascio i miei amici a proseguire il lavoro col trapano a batteria e lemme lemme tornoo verso l’ingresso.
Percorro a ritroso la grotta facendo sosta alla base del pozzo per indossare l’attrezzatura che finora pensava di essersela cavata. Salito il pozzo inizio a sentire voci venire dall’esterno. Incuriosito mi affretto verso l’ingresso e quando mi affaccio trovo un sacco di amici in quieta chiacchiera. C’e’ Max, Gabriele, Luca, Giorgio e Patrizia. In particolare sembra che Giorgio e Patrizia si stiano preparando per venire in grotta con noi. Ora il generatore ronfa bonario facendo allegri borbottii quando da dentro i nostri amici gli richiedono sforzo per azionare il trapano.
Mi fermo con loro a scambiare qualche parola finche’ il caldo diventa asfissiante. Entro di nuovo in grotta e mi fermo al fresco ad attendere che Giorgio e Patrizia mi raggiungano. La cosa sara’ lunga perche’ Giorgio vuole fare delle belle foto (non raffazzonate come le mie!) e la cosa richiede tempo e pazienza. Mentre lui opera con l’aiuto di Patrizia io scendo il pozzo e aspetto che mi raggiungano.
Quando siamo insieme alla base del pozzo spiego loro brevemente come prosegue la grotta e poi scappo avanti a raggiungere Fabio e Giuseppe, sono curioso di vedere cosa hanno combinato.
Quando arrivo mi infilo nello stretto ambiente dove si attende il proprio turno per scavare. Il buco e’ sempre stretto e sempre fastidiosamente in discesa. Al momento c’e’ Giuseppe al lavoro.
Quando chi e’ nello stretto si dichiara stanco ci si avvicenda con qualche contorsionismo. E infatti dopo poco tocca a Fabio e poi entro anche io nel giro.
Di Giorgio e Patrizia non vediamo traccia, pero’ dopo un poco arriva Max, magari si e’ incuriosito della grotta dedicata al nostro comune amico ed e’ venuto a dare uno sguardo. Aumentando non di poco i contorsionismi per l’avvicendamento in zona scavo accogliamo ben volentieri anche lui.
Proseguiamo di buona lena fino a quando il generatore ci tradisce di nuovo. Facciamo ancora qualche tentativo col trapano a batteria ma la verita’ e’ che siamo tutti stanchi. Anche stavolta, come sempre e la grotta che ha vinto. Con un pizzico di tristezza per non poter portare buone nuove al campo, proprio stasera che si ricordera’ Gianni, riprendiamo le nostre cose e facciamo ritorno.
Il momento piu’ difficile della grotta in questo periodo e’ quello in cui si deve portare il generatore fin su alla strada. Per fortuna che Giuseppe e Fabio hanno ancora qualche energia per sopportare egregiamente anche questa fatica.
Il rifugio ci attende con la promessa di cibo, bevande fresche e tanti amici.
Foto panoramica con il lago di Canterno. Non so perche’ l’ho fatta, ma c’e’ e ve la mostro.
Al rifugio trovo una bella sorpresa. Come aveva promesso Giuseppe, del gruppo di Orvieto, e’ riuscito a raggiungerci al campo. Sono proprio felice di poterlo abbracciare dopo un lungo periodo in cui non ci siamo visti.
Anche Tarcisio viene subito conquistato dalla simpatia di Giuseppe.
Ecco qua la fantastica Virginia che devo inquadrare di nascosto poiche’ detesta le foto e il neopensionato Nerone che si gusta la sua pipa.
Giro in giro facendo foto a casaccio. Qua abbiamo Valentina, Max, un simpatico ragazzo che conosco ma di cui non ricordo ancora il nome e quindi Claudio.
Con il ritorno delle varie squadre dalle grotte e luoghi visitati oggi il rifugio si anima di speleo affamati di cibo e di notizie. Si formano e si disfano capannelli spontanei dove circolano le informazioni su quanto fatto oggi. Ma quando si viene chiamati per la cena ci precipitiamo in blocco nella sala comune.
La sera di questa giornata e’ dedicata interamente al ricordo del nostro amico Gianni Mecchia. Dopo cena viene proiettata una serie di foto che lo ritraggono in vari anni e diverse situazioni. Seguono poi i ricordi di Max e Nerone che aiutano a farlo sentire ancora tra noi. Un saluto Gianni, ovunque tu sia.
Dopo la commemorazione del nostro amico, forse per spezzare la malinconia viene proiettato un film che imita 007 ma in versione speleo. Cerco di seguirlo ma improvvisamente mi sento piu’ che stanco, faccio quasi fatica a camminare. Decido che devo andare a letto. Cosi’ termina per me la seconda giornata del campo.
4 agosto – Ultimo giorno del campo
La mattina mi sveglio tardissimo, alle 7.30! Faccio una bella colazione assaggiando il caffe’ alla cicoria di Netta e una bella fetta di pane con la nutella, erano anni che non ne mangiavo.
Oggi mi sento di non avere abbastanza forze per andare in grotta e quindi decido di fare ricognizione. Ancora non so dove ma esterno la mia intenzione per raccogliere suggerimenti. Purtroppo devo deludere Giuseppe che voleva andare a visitare la grotta degli Urli, mi dispiace proprio tanto ma oggi rischierei di rimanerci dentro se andassi con lui. Giuseppe, cerchero’ di fare meglio la prossima volta, promesso.
Alla fine e’ Alessia a fare la proposta giusta, ritornare dalle parti di Campovano e scendere le piccole grotte (ri)trovate da lei e Mariella. La cosa mi alletta e la sento alla portata delle mie poche forze. Il nostro gruppo di ricognizione prende forma, almeno sembra. Alcuni si aggregano ma poi cambiano idea. Alla fine dovermmo essere in cinque e preso da Nerone il materiale necessario facciamo gli zaini e partiamo.
Sulla piana di Campocatino troviamo altri amici in passeggiata. Li convinciamo a salire con noi lameno fino alla vela.
La piana assolata di Campocatino.
La attraversiamo a passo allegro, tanto e’ in piano e non si fatica. Ad Alessia, che e’ sicuramente piu’ allenata di me ho affibbiato lo zaino pesante con il trapano e la ferraglia. Lei lo porta con noncuranza.
Inizia la salita.
A meta’ salita incontriamo un alpinista, che col suo zaino di ben 30 kg sta andando a attrezzare una falesia. Facciamo chiacchiera con lui fino a scoprire che e’ una vecchia conoscenza di Max.
La salita continua a salire ma noi la affrontiamo senza paura, giusto un po’ di sete.
In cima, alla vela, troviamo tra gli altri anche Max.
Cosi’ posso riavvicinare il nostro amico alpinista e Max.
Ci fermiamo alla vela a riprendere fiato, a bere e a scambiare qualche parola prima di riprendere il cammino.
Un bel sasso con tanti fossili.
Intanto arriva anche il resto del nostro gruppo misto, queste vicine sono Cecilia e Netta.
Anche Barbara arriva a chiudere la fila.
Quando ripartiamo ognuno prende per la propria meta. Noi rimaniamo ancora in cinque e pensavo che il gruppo fosse oramai consolidato. Invece avevo capito proprio nulla perche’ al bivio per il “Pozzotello” (che non conosco), Mariella e gli altri due amici prendono quella direzione lasciando Alessia e me soli soletti a proseguire per Campovano.
Dopo i saluti, proseguiamo spediti. Visto che non abbiamo tantissimo tempo prendiamo la strada piu’ veloce per raggiungere le grotte che vogliamo rivedere. Per questo motivo mi devo accontentare di vedere il rifugio Enel solo da lontano. Lo saluto con una foto.
Panoramica della piana di Campovano.
Andiamo avanti fino a raggiungere il Passo del diavolo dove ricominciamo a salire.
Questa e’ una zona dove arrivo per la prima volta, quindi mi perdo ad ammirare questi stupendi panorami.
Una zona che mi piacerebbe guardare bene, ma non oggi.
Un selfie ogni tanto ci puo’ stare.
Finalmente arriviamo alla prima delle grotte da vedere. In totale sono tre, una di esse ancora da rintracciare.
Facciamo le foto di rito per il catasto e poi iniziamo a prepararci. O meglio, Alessia inizia a prepararsi, visto che io non ho portato l’attrezzatura!
Approfittiamo del fatto di doverla armare ex-novo per uno spiegone su come funziona un fix e come si pianta. Dobbiamo penare un po’ a trovare un posto dove piantarlo perche’ qua gli strati di roccia sono orizzontali e molto sottili. Alla fine pero’ riusciamo e Alessia scende per esplorare.
Mentre e’ giu’ a scavare sassi le passo anche la fotocamera cosi’ puo’ documentare quello che trova. La sento che lavora con accanimento per spostare delle pietre che sembrano nascondere una prosecuzione. Trova anche le immancabili ossa di qualche povero animale.
Mi stufo presto di stare senza far nulla quindi avverto Alessia che vado a fare un giro. Sono fortunato perche’ appena tornato sul sentiero che corre in cresta e affacciato dal lato opposto scorgo in lontananza un paio di buchi che sembrano interessanti. Scendo nella valletta sottostante per verificare. Le mie speranze sono deluse. Forse erano grotte ma sono malamente ostruite da massi enormi e non si sente un filo d’aria. Li lascio al loro destino e ritorno verso la “nostra” grotta.
Mi e’ successo raramente perche’ ho sempre avuto un buon senso dell’orientamento ma stavolta succede. Torno indietro ma la grotta non la trovo piu’! Inizio a girare prima lungo il sentiero guardando in basso poi scendo a valle e cammino parallelamente al sentiero guardando in alto, ma della grotta dove Alessia sta lavorando nessuna traccia.
In compenso nel girovagare trovo le altre due grotte e prendo mentalmente nota della loro posizione. Torno di nuovo nella zona del sentiero da cui ero partito e riprendo la ricerca. Sono un poco preoccupato per aver lasciato Alessia da sola per troppo tempo quindi, anche per sentire che va tutto bene, inizio a chiamarla a gran voce. Per fortuna Alessia mi sente e risponde, con questo aiutino in un minuto ritrovo la grotta e raggiungo Alessia che nel frattempo ha concluso i suoi scavi ed e’ pronta ad uscire.
La grotta potrebbe dare qualche sorpresa ma sicuramente c’e’ tanto da scavare. Per il momento l’esplorazione termina cosi’.
Prendiamo le nostre cose e ci spostiamo alle altre grotte. La seconda di questo gruppetto purtroppo ha subito un crollo importante ed e’ completamente ostruita. Ci limitiamo a farle qualche foto.
La terza va meglio, e’ frequentabile e gia’ parzialmente armata con un attacco. Alessia si prepara a scendere.
Sembra uno scivolo ripido, al limite del verticale.
Le faccio sicura per il primo tratto fino a che raggiunge l’attacco e sistema la corda. Scende un poco, potrebbe scendere ancora ma il cunicolo si stringe. Le passo la fotocamera per documentare l’interno ma lo spazio e’ esiguo e non si capisce molto. Pero’ alla fine questa sembra essere la piu’ promettente del trio odierno.
Terminata anche questa visita possiamo ritenerci soddisfatti. Ricomponiamo gli zaini e nel farlo annoio Alessia con un altro spiegone, stavolta su come rifare una corda in “modalita’ speleo”.
Da questo punto il lago di Canterno si vede molto bene. Senza che me lo chieda spiego ad Alessia che sono affezionato a quel lago perche’ da bimbo ci andai a pesca alcune volte. Allora era una vera avventura col trenino Roma-Fiuggi e qualche chilometro a piedi per arrivare al lago. In pratica tra andata e ritorno quasi 9 ore di viaggio per pescare meno di un’ora.
Ecco Alessia col suo zaino pesanterrimo. Da un calcolo spannometrico abbiamo valutato che pesa circa 10 kg.
Riprendiamo la strada per il rifugio. A Campovano faccio questa foto dove indico il punto dove c’e’ il pilone numero 61 che da’ il nome alla grotta.
Al bivio per il Pozzotello tiriamo dritti con cautela poiche’ c’e’ una mucca che ci squadra con diffidenza.
Alla vela iniziamo la discesa per Campocatino. Alessia, che ha l’occhio allenato, avverte che e’ meglio affrettarsi perche’ sembra debba iniziare a piovere.
Nemmeno a dirlo a meta’ della piana di Campocatino iniziano a scendere giu’ dei bei goccioni d’acqua che in breve tempo ci inzuppano come pulcini.
Arriviamo al rifugio che ora sembra deserto. Quasi tutti i convenuti sono oramai partiti o sono in procinto di farlo. Solo nella sala comune troviamo un po’ di amici ancora a tavola a condire con qualche chiacchiera uno spuntino aperitivo. Con la fame e la sete che ho non mi faccio pregare e approfitto mischiando pezzi di torta a bocconi di formaggio col pane e un paio di bicchieri di vino. Mentre ci rifocilliamo ci aggiorniamo reciprocamente sugli accadimenti odierni e qualche primo commento sulla bella riuscita di questo campo.
Dopo aver soddisfatto fame e sete vado verso il mio letto per mettermi vestiti asciutti e sistemare le mie cose. Il campo e’ terminato e si deve tornare a casa. Passando faccio una foto al profilo dei monti, magari riuscissi a imparare qualche nome.
Ancora qualche saluto con Patrizio poi Gabriele, Alessia ed io terminiamo di caricare la macchina e siamo pronti a partire.
Chiudo con questa foto regalatami da Martina, che ringrazio.
Una bella esperienza, faticosissima ma altrettanto intensa. Un grazie tutti coloro che hanno partecipato e tanta riconoscenza per tutti coloro che lo hanno reso possibile. Grazie e alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Campocatino – Campo speleo – 01/08/2024
Con Nerone, Luca e Alessio a continuare l’esplorazione lenta ma inesorabile di questa grotta.
Oggi una bella novita’, insieme a Luca e’ venuto un suo amico per provare ad andare in grotta. Eccoci al parcheggio vicino la grotta per una foto di benvenuto con Luca, Nerone e Alessio.
Luca si occupa della vestizione del suo amico.
Intanto Nerone fuma la pipa e medita sul gran caldo.
Incredibilmente sono il primo a essere pronto e scendo subito alla grotta…anche perche’ ho bisogno di appartarmi un attimo!
Quando torno, molto soddisfatto, alla grotta trovo ancora nessuno. Visto il gran caldo decido di iniziare a scendere il primo tratto. Scendo cosi’ come sono, mezzo vestito, tanto prima del pozzo c’e’ spazio e fresco adatti a terminare di indossare l’imbrago e il resto della ferraglia senza soffrire troppo.
Faccio appena a tempo a terminare di vestirmi che arrivano in miei amici. Nerone va subito avanti, poi scende Luca e insieme caliamo Alessio visto che ancora non sa usare gli attrezzi.
Conclusa la discesa di Alessio, loro vanno avanti mentre io mi fermo a fare qualche aggiustamento al pozzo. Cambio ancora un poco l’armo mettendo il secondo attacco piu’ in alto e poi scendo un il pozzo per un paio di metri e allargo il tratto da scendere in corrispondenza di due fastidiose gobbe di roccia. Non ci riesco completamente ma qualcosa tolgo. Fatto il lavoro di “aggiustaggio” risalgo il pozzo per provare il mio operato. Non male. Prima di raggiungere i miei amici sistemo corda e carrucola con cui al ritorno tireremo su Alessio contrappesandolo. Quando mi sento soddisfatto scendo completamente il pozzo e pian pianino raggiungo i miei amici. Strada facendo, proprio prima del “meandro neronato”, trovo la traccia inconfondibile della presenza di Nerone in grotta. Dei miei amici pero’ nessuna traccia. Vuoi vedere che Nerone ha preso il coraggio a due mani ed e’ passato per il temibile meandro? Pare proprio di si, quindi proseguo anche io.
Li trovo tutti in corrispondenza del tratto in scavo-esplorazione. Luca e’ sul fronte di scavo, Nerone gli fa assistenza e Alessio segue i lavori e alla bisogna da una mano.
Dopo una paziente attesa di almeno un paio di minuti riesco a intrufolarmi in zona scavi. I miei amici intanto hanno fatto un ottimo lavoro, il passaggio proibitivo della volta scorsa e’ diventato abbastanza largo da far passare anche un Nerone in versione intraprendente.
Quando anche io riesco ad arrivare in zona scavo, Luca si ritira a fare compagnia ad Alessio mentre Nerone ed io ci alterniamo per allargare il prossimo passaggio stretto. Sopra di noi Luca e Alessio danno dei ritocchi ai passaggi gia’ allargati.
Dopo un paio d’ore di alternanza con Nerone si inizia a intravedere un passaggio che forse Luca puo’ tentare.
Stringendoci un poco facciamo scendere Luca per andare a verificare il passaggio. Nulla da fare, troppo stretto. Nerone si dichiara stanco e poi, dice che il trapano sta scaldandosi troppo, rischiamo di fonderlo, e’ meglio sospendere il lavoro.
Nerone raggiunge Alessio e insieme iniziano a salire verso il “campo base”. Luca ed io ci prendiamo ancora qualche minuto per un ultimo tentativo di passaggio. Dopo una mezz’ora desistiamo anche noi e iniziamo a tornare indietro per raggiungere i nostri amici.
Li troviamo calmi e tranquilli e pronti a partire. Nerone ha ingannato l’attesa dando ad Alessio i primi rudimenti per l’utilizzo della attrezzatura speleo, gli torneranno utili se vorra’ continuare.
Senza fretta arriviamo tutti al pozzo. Salgo prima io, poi arriva Alessio contrappesato da Luca, quindi Luca e buon ultimo Nerone.
Naturalmente a Luca lascio il compito di smontare l’accrocco che ho fatto per il contrappeso del suo amico.
Fuori troviamo altri due amici, Patrizio e Tarcisio.
Tarcisio mi ruba la fotocamera e mi scatta un paio di foto. Ci doveva essere anche Alessio ma un pezzo di lui non e’ rientrato nella foto.
Esageriamo, ancora un’altra!
Una volta recuperata la fotocamera, per sicurezza un foto ad Alessio gliela faccio io.
Tarcisio che aspetta il suo amico Nerone.
Ed ecco che arriva anche Nerone. Con Tarcisio si scambiano subito una serie di battute scherzose, molte incentrate sulla pipa di Nerone che oggi si e’ rotta mentre eravamo in grotta.
Mi sento buono, faccio una foto anche a Luca.
Ultimo atto per questa giornata di grotta, la chiusura dell’ingresso.
Per la salita alle macchine appioppo ad Alessio il mio zaino “diversamente leggero”, lui lo tira su con disinvoltura e sale l’erta come un camoscio mentre io gli arranco dietro.
Eccoci tutti alle macchine per riprendere i vestiti civili.
Patrizio ci ha invitato a visitare il rifugio CAI e noi accettiamo volentieri. Io salgo a piedi per prendere un poco di sole.
Strada facendo scatto qualche foto panoramica.
Arrivo praticamente assieme a Luca e Alessio.
Patrizio e Tarcisio fanno gli onori di casa e ci mostrano le ultime migliorie apportate al rifugio. Ora ci sono dei letti, la cucina e’ funzionante e la sala comune e’ accogliente.
Facciamo un allegro spuntino a base di pane, formaggio e birra offerto dai nostri amici e poi ci rilassiamo con qualche chiacchiera.
Quando si fa l’ora di tornare a casa salutiamo i nostri amici e partiamo. Una bella giornata conclusa splendidamente. La grotta ancora non si concede come desideriamo ma continua ad alimentare le nostre speranze. Non molliamo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Gianni Mecchia – 13/07/2024
Con Tarcisio e Luca a continuare la lenta esplorazione di questa grotta.
Eccoci all’ingresso.
Luca va per primo, Tarcisio lo segue a ruota. Io come al solito sono ancora indietro coi preparativi. Pero’ e’ un ritardo giustificato, devo fare una sosta alla partenza del primo pozzo per sistemare l’armo. Il deviatore che ho messo le volte scorse non mi sembra una buona soluzione e ho deciso di toglierlo.
Sono pronto, prima di entrare una foto di saluto alle fragoline che sono nate proprio sopra l’ingresso.
Arrivo alla partenza del pozzo. Impiego del tempo a trovare un posto buono per montare un secondo attacco ma alla fine riesco. Sistemo la corda e posso scendere a raggiungere i miei amici.
Al “campo base” la candela e’ spenta perche’ Nerone, che e’ solito portarle in grotta, oggi non c’e’ per delle meritate vacanze al mare.
I miei amici hanno gia’ posato le loro attrezzature e si sono avviati verso l’attuale fondo della grotta.
Devo andare di la’. Traversare il meandro delle “ginocchia peste” per arrivare al “campo base avanzato” per poi affrontare il “meandro neronato” fino alla “sala delle grandi speranze” per poi affrontare il “saltino impestato”. Nel passare il meandro arrivato a meta’ temo di non farcela con il peso dello zaino quindi chiamo a gran voce i miei amici. Tarcisio con molta pazienza risale il saltino impestato ma quando potrebbe raggiungermi sono gia’ arrivato alla sala. Qua prima di proseguire recupero una cazzuola che spero sia utile ai miei amici. E’ divertente dare un nome a tutti i punti della grotta, la fa sembrare piu’ grande, anche se sono tutti racchiusi in una manciata di metri. Visto pero’ che in ognuno abbiamo passato parecchie ore, il nome se lo meritano.
Dopo il saltino inizia la parte nuova della grotta, quella allargata la volta scorsa. Tarcisio e’ tornato indietro per aiutare Luca che e’ impegnato nello scavo. Scambio qualche parola da lontano con loro perche’ non ricordo se dove sono loro ci sia spazio per tre persone. Alla loro conferma che lo spazio c’e’, o lo si trova, li raggiungo.
Lo spazio non e’ tanto, pero’ prima della zona di scavo odierna c’e’ una minuscola saletta che sul pavimento ha dei pozzi che vanno chissa’ dove, troppo stretti per poterci togliere la curiosita’. Nella ore seguenti ci alterniamo spesso allo scavo per non distruggerci troppo. Alla fine decidiamo di aver allargato abbastanza e Luca, il piu’ smilzo del gruppo, tenta il passaggio con Tarcisio che gli fa assistenza.
Io passo il tempo facendo foto quasi inutili e poi per tornare indietro a prendere una batteria carica per il trapano…ancora non serve ma penso servira’. Subito dopo torno al saltino impestato per bere un goccio d’acqua e controllare se li abbiamo uno scalpello. Non lo trovo e ritorno con le pive nel sacco.
Durante la mia breve assenza Luca passa la strettoia appena allargata e, come prevedevo, la batteria del trapano si e’ esaurita e l’hanno cambiata. Luca e’ arrivato in una ennesima, minuscola sala. Gli chiedo se ci sia posto anche per me e se la strettoia sia praticabile anche da me che sono piu’ corpulento di lui. La risposta e’ si ad entrambe le domande quindi faccio a scambio di posto con Tarcisio e mi avventuro.
La nuova saletta non porta ai vasti ambienti sperati e sognati ma solo a 2 buchi, uno a livello del pavimento che stringe dopo circa un metro e un secondo piu’ in alta a destra che e’ sempre stretto ma sembra piu’ promettente.
Mentre Luca e Tarcisio si occupano di rendere piu’ comoda la strettoia per arrivare alla sala dove siamo Luca ed io, prendo possesso del trapano e inizio ad allargare il buco piu’ in alto.
Lavoro con pazienza e impegno fino a quando anche la seconda batteria del trapano dice di essere stanca e scarica. Proseguo ancora con il martello fino a quando mi sembra di aver creato uno spazio passabile, se non da me, almeno da Luca.
Lo avverto e ci scambiamo i posti, gli cedo il martello e lui prova il passaggio. Io mi sposto per fargli spazio e vado ad aiutare Tarcisio nella rifinitura della strettoia precedente.
Luca riesce a passare! Subito gli passo la fotocamera per documentare quello che occhi umani vedono per la prima volta. Eccone il risultato. Questo tubicino di roccia credo sia quello da cui Luca e Tarcisio riescono a parlarsi anche a distanza. Supponiamo sia l’uscita del piccolo buco sul pavimento nella sala dove abbiamo fatto base.
Questa e’ la spaccatura diagonale, quella dove Luca dice di intravedere del “nero” in fondo.
Ma quella che forse merita piu’ attenzione sembra essere un passaggio basso, a livello del pavimento. Per ora non si riesce a saperne di piu’ dobbiamo rassegnarci ad attendere la prossima uscita.
Dopo aver terminato di aiutare Tarcisio con il modellamento della strettoia tento di dare una mano a Luca per allargare il passaggio che deve fare per uscire dal nuovo fondo appena scoperto. Ha lui la fotocamera e ne approfitta per riprendermi in posa martellante.
Prima di tentare il passaggio a ritroso Luca fa ancora una foto alla strettoia diagonale come arrivederci.
Questa e’ la saletta dove sono arrivato anche io. Luca riesce a fare una foto che riprende i 2 buchi. Dimenticavo, il buco basso si ricongiunge con quello alto giusto nella saletta successiva, se n’e’ accorto Luca vedendo la mia luce da la’.
Io mi allontano per iniziare a far uscire gli zaini dai primi passaggi fino al saltino impestato. La fotocamera resta a Luca, quindi deduco che questa foto che lo ritrae mentre esce dalla strettoia modellata e’ scattata da Tarcisio.
Luca ricambia il favore immortalando Tarcisio mentre affronta il meandro neronato.
In un’ora siamo fuori. Accidenti, un’ora! Sta diventando una grotta vera!
Fuori c’e’ ancora un bel sole e ci prendiamo del tempo per alcune foto. Ho appena recuperato la mia fida fotocamera da Luca.
Visto che ci sono tento anche un selfie, che non guasta.
L’avventura continua, la grotta non si rivela ancora ma noi abbiamo pazienza. Alla prossima.
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Di nuovo a scavare cercando di convincere la grotta a svelarsi. Stavolta siamo Nerone ed io, un selfie alla partenza ce lo meritiamo.
Si scende alla grotta.
Nerone entra, io aspetto qualche minuto per terminare di prepararmi e anche perche’ mi fermero’ al pozzo per mettere un deviatore.
Eccomi al pozzo. Nerone urla la libera e cosi’ mi attrezzo per sistemare il deviatore. Cerco di fare in maniera che faccia il suo lavoro senza rompere troppo le scatole. Vedremo al ritorno.
Arrivati al “campo base” mi tolgo l’attrezzatura e raggiungo Nerone che sento gia’ rumoreggiare col demolitore. Sistemiamo le nostre cose nell’esiguo spazio che abbiamo, mostro a Nerone il lavoro fatto con Luca settimana scorsa alla diramazione laterale e poi decidiamo il da farsi. Presto fatto, io prendero’ il demolitore e andro’ avanti ad allargare la “via dell’acqua”, quella che sembra piu’ promettente. Nerone restera’ sul posto ad allargare ancora il meandro “neronando”.
Con qualche difficolta’ riesco a portare tutto il necessaire al di la’ del meandro ed inizio subito a lavorare. Nerone inizia la sua parte e per un po’ restiamo impegnati e senza comunicare. Durante una pausa Nerone mi urla di fare una pausa ogni tanto cosi’ posso sentire se lui ha qualcosa da dirmi. Da quel momento cerco di rispettare le “pause comunicative”, cosi’ che anche il demolitore possa avere una breve tregua.
Lo scavo procede e mi prende parecchio, sono curioso di verificare se i pozzetti visti da Luca la volta scorsa esistono davvero. Di prendere delle foto mi scordo proprio!
Allargo per bene la curva dove eravamo fermi, mi faccio prima spazio per i piedi poi con calma e pazienza allargo l’immancabile stretto dopo la curva. Dopo una mezz’ora e’ ancora stretto ma lo valuto passabile. Provo una prima volta ma la fotocamera si vendica e si posiziona a far spessore dove proprio non serve. Riesco fuori sacramentando e la sistemo dove non puo’ nuocere…e alla fine passo.
Lo spazio dopo non e’ tanto e ci metto un poco per trovare la posizione giusta per girarmi. Verifico meglio, sotto i piedi ho un vuoto al momento non ispezionabile, pero’ sicuramente e’ stretto. Oltre il vuoto sento uno spazio dove infilare i piedi, bene, ora posso girarmi verso l’ingresso di questo piacevole e confortevole ambientino e recuperare il demolitore con il quale, per prima cosa allargo la via di ritorno…per assicurarmi di poter uscire.
Dopo aver provveduto a un sicuro ritorno cerco di ricavarmi un poco di spazio per potermi muovere piu’ agevolmente. Inizialmente devo tenere la punta del demolitore vicina al corpo, ma la roccia decide di collaborare e in qualche minuto riesco a girarmi e osservare la prosecuzione.
Il vuoto sotto di me forse era un pozzo ma uno di quelli stretti non piu’ di 20 centimetri. Ora e’ parzialmente ostruito dalle rocce che mi ostacolavano fino a poco fa. Di fronte a me la grotta prosegue ma naturalmente con una leggera curva a sinistra che al momento, date le scarse possibilita’ di movimento non mi permette di vedere oltre.
Inizio ad allargare. Ancora una volta sono fortunato, la roccia si rivela ben disposta nei miei confronti e in un quarto d’ora o poco piu’ riesco a dare uno sguardo.
Avanti a me si presenta un piccolo ambiente oblungo e obliquo rispetto alla direzione della grotta. Ancora qualche ritocco e riesco a passare.
L’ambiente non e’ grande ma almeno posso stare in piedi, cosa gia’ notevole. C’e’ un altro pozzetto, questo e’ abbondantemente largo, e’ almeno di 30 centimetri e scende almeno di 5 metri. Lo guardo sconsolato perche’ a prima vista non mi sembrano esserci altre vie e solitamente l’allargare uno spazio in discesa e’ un lavoro lento e faticosissimo.
Mi guardo attorno con piu’ attenzione. In effetti in corrispondenza della direzione della grotta, in quello che a prima vista sembrava solida parete, ci sono una serie di piccoli buchi e affacciandomi riesco a vedere un altro ambiente.
Senza voler togliere meriti al pozzetto, con un sospiro di sollievo inizio a lavorare ai buchetti, prima attacco quello sotto e quando lui sembra voler opporre strenua resistenza porto la mia attenzione verso quello piu’ in alto.
Anche il buco sopra sembra non volersi concedere. Un po’ sconsolato mi fermo a riposare e approfitto per fare una foto alla via di ritorno che forse mi tocchera’ prendere a breve.
Dopo aver ripreso fiato mi giro di nuovo verso l’ostacolo attuale e me lo studio per bene…possibile che debba averla vinta lui? Alla fine trovo il suo punto debole! Tra i 2 buchi quella che sembra essere solida roccia e’ invece un piccolo diaframma che nasconde un riempimento di sassi levigati, sembrano di fiume, e fango. Con solerzia e allegria tolgo il diaframma e ripulisco il tutto da sassi e fango. Ora i 2 buchi sono collegati da una spaccatura che si rivela estremamente semplice da allargare.
Mi ci metto con impegno e in un’altra intensa mezz’ora ottengo uno spazio bastevole per affacciarmi avanti. Come sempre succede una leggera curva, a sinistra, mi ostacola la visuale ma anche lei capitola in poco tempo.
Mi stendo in avanti per vedere cosa ci offre la grotta. Non riesco a vedere molto perche’ ora davanti a me c’e’ una finestrella di roccia a occultare la prosecuzione. Inizio ad allargare anche la finestrella ma vengo richiamato all’ordine da Nerone che inizia a sentire stanchezza. Sarei stanco anche io, ma le novita’ vissute me l’hanno fatto dimenticare…per ora.
Prima di lasciare provo a fare qualche foto che non rendono troppo l’idea. In pratica subito avanti a me ho un saltino di meno di un metro, andando avanti con lo sguardo si vede il tondo di una “pignatta” che potrebbe essere un pozzo. Provo a lanciare qualche sasso ma non raccolgo rumori che facciano pensare ad una verticale. Vedremo.
Prima di andare faccio una foto ricordo all’ex-muro.
Anche il pozzetto, che ho quasi riempito con le macerie del muro, merita una foto.
Una foto di commiato al tratto che ancora ci nasconde la grotta.
In pratica questo e’ il nuovo tratto di grotta esplorato oggi.
Con molti sbuffi e poche imprecazioni faccio a ritroso il percorso appena allargato. Mi fermo solo qualche minuto a rendere “neronabile” lo scivolo iniziale.
Neronik! Solo al suo provvidenziale aiuto riesco a passare il meandro “neronando”. Infatti al momento di passare tenendo sollevato lo zaino coi materiali mi accorgo di avere le braccia distrutte, praticamente senza forza residua. Nerone si veste da supereroe e viene a salvarmi recuperando lo zaino e portandolo in salvo.
Il meandro neronando in tutta la sua belta’.
Una volta riuniti facciamo un veloce spuntino poi impieghiamo le ultime energie per fare qualche lavoro utile prima di riprendere la via di casa. Nerone va ad allargare la diramazione laterale mentre io mi tengo al caldo andando a dare il mio contributo al meandro neronando.
Impiegate anche le ultime energie rifacciamo gli zaini raccogliendo tutti i materiali e ci dirigiamo all’uscita. Per fortuna ancora per uscire da questa grotta serve poco piu’ di un quarto d’ora. Tra l’altro, in salita del pozzo proviamo il deviatore. Funziona ma rompe un poco le scatole. La prossima volta sistemeremo.
All’uscita trovo che la grotta ha voluto regalarci delle belle fragoline e subito ne approfitto.
Ecco il nostro supereroe che esce, stanco ma contento.
Il ritorno, con la compagnia di Nerone fino a Subiaco e poi solitaria fino a casa e’ tranquillo e senza problemi. Una bella giornata, quasi emozionante. Alla prossima.
Oggi e’ il mio compleanno e ho deciso di festeggiarlo in maniera inconsueta andando in grotta con Luca.
La mattina ci incontriamo di buon ora a Guarcino, una breve sosta al bar e poi saliamo a Campocatino. Una volta tanto e’ Luca a scarrozzare me, una piacevole novita’.
Oggi c’e’ una festa a Campocatino e Tarcisio e’ impegnato con lo stand della speleologia, pero’ gentile come sempre ci raggiunge per portarci del materiale che ci mancava. Ci consegna tutto, un saluto veloce e scappa via.
Davanti all’ingresso terminiamo di prepararci poi ci avviamo. Luca va avanti con lo zaino pesante, deve fare allenamento, e io lo seguo con lo zaino leggero, devo fare alcuni lavori di sistemazione lungo la discesa.
Mi sono portato le viti per fissare meglio il cavo in maniera che non stia in mezzo ai piedi quando si scende. Ci metto un poco anche perche’ ho da rimediare ad una sbadataggine. Ho lasciato il cavo del trapano troppo lungo e, quando mi scivola di mano, cade andando a toccare per terra con la punta. La punta e’ finissima, da 4mm, per fortuna non si spezza ma si piega parecchio. Con qualche sassata data ad arte rimedio al danno e posso terminare il lavoro.
Nel frattempo Luca e’ arrivato al “campo base”, si e’ tolto l’attrezzatura ed ha proseguito verso la zona lavori. Oggi cercheremo di allargare la diramazione a destra, quella subito prima del meandro in “neronazione”,quello che Nerone vuole allargare fino a poterci camminare con comodo.
La diramazione inizia con un tratto dritto di un metro, non largo ma transitabile, prosegue con una curva a destra ad angolo retto e va avanti altri 2 metri prima di fare una curva a sinistra che per ora possiamo solo sbirciare da lontano. Per prima cosa affrontiamo l’ingresso della diramazione, gli diamo una aggiustata per poter lavorare meglio alla prima curva. Dopo un’ora di scavo la prima curva e’ domata. Per arrivare alla seconda si deve allargare un poco ma anche per quello non ci vuole molto. Alla curva successiva lavora Luca perche’ e’ piu’ smilzo e riesce a districarsi meglio.
Dopo uno strenuo lavoro anche la seconda curva e’ domata quanto basta da affacciarsi e guardare oltre.
Luca addirittura riesce pure a passarla ma poi non trova spazi per sistemarsi. Scattiamo una foto della deludente e stretta prosecuzione trovata.
Mentre Luca lavora io lo guardo e passo il tempo a fare foto poco utili.
Torniamo fuori dalla diramazione appena allargata e facciamo il punto. Luca si e’ stancato per nulla, io magari si ma ancora non troppo. Abbiamo ancora tutta l’attrezzatura necessaria quindi decidiamo di passare il meandro in fase di “neronazione” e andiamo a fare visita al tratto passato da Luca la volta scorsa. E’ forse il piu’ promettente per ora poiche’ segue la via dell’acqua.
Stavolta scendo per primo io. Il passaggio e’ stretto ma non impossibile. Mi faccio passare il trapano da Luca e lavoro un buon quarto d’ora a renderlo piu’ comodo, riuscendoci solo in parte.
Dopo essermi assicurato una via d’uscita mi giro verso la prosecuzione possibile. Anche lei e’ da allargare. Inizia stretta e poi fa una curva a sinistra, per ora non ispezionabile. Dopo un’ora buona di lavoro Luca riesce a fare capolino quel tanto che basta per fare delle foto e valutare la prosecuzione.
Passo la fotocamera a Luca che cosi’ scatta delle foto a quel che vede. Non si capisce molto dalle foto ma lui mi parla di un paio di saltini da due metri e poi un “buio” da valutare. In totale, da dove siamo ora un dislivello visibile di almeno 7 metri. C’e’ ancora tanto da lavorare ma la speranza di entrare nella grotta “vera” aumenta.
La fine delle batterie del trapano decreta la fine dei lavori. Pian pianino riprendiamo le nostre cose e facciamo all’indietro il meandro in “neronazione”. Ricomponiamo poi gli zaini, scordando purtroppo di recuperare la mia bella mazzetta.
Il ritorno e’ semplice, per ora. Mi fermo solo per un paio di foto a Luca mentre esce dal pozzetto iniziale. Nota di buoni propositi, la prossima volta dobbiamo mettere un deviatore sul pozzo per evitare che salendo la corda strusci sulla roccia.
Fuori dalla grotta torniamo all’auto e ci cambiamo. Una volta pronti andiamo alla piana di Campocatino per restituire le attrezzature prestateci da Tarcisio. Come ci aveva detto lo troviamo allo stand speleologico insieme ad altri amici.
Dopo i saluti a tutta l’allegra compagnia, aver aggiornato Tarcisio su quanto fatto oggi e qualche chiacchiera supplementare prendiamo commiato e torniamo all’auto per riprendere la strada di casa.
Il ritorno e’ parecchio trafficato, mi ero scordato fosse domenica. Sono un poco offeso che il giorno del mio compleanno si permettano di farmi fare la coda in auto…ma devo farmene una ragione! Un compleanno speciale, sicuramente da ricordare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Gianni Mecchia – 16/06/2024
Luca ed io avevamo programmato di andare alla grotta Doppio Rum ma quando il sabato pomeriggio Nerone chiama dicendo che con Tarcisio hanno deciso di andare alla grotta Gianni Mecchia cambiamo subito programmi e la domenica mattina di buon ora siamo a Guarcino.
Dopo aver preso un caffe’ salutiamo Tarcisio che rimane ad aspettare Nerone e ci avviamo per arrivare a Campocatino, voglio far vedere a Luca alcune grotte sulla piana.
La prima che gli mostro e’ DOLINA SFONDATA A CAMPOCATINO(LA1028), avvicinandomi sembra la stessa di sempre.
Quando siamo nei pressi dell’ingresso inizio a vedere qualcosa di strano.
Da vicino ne ho la conferma, l’ingresso e’ quasi ostruito da un mucchio di sassi e pattume vario. Forse la grotta si e’ salvata grazie alla grata che lasciammo l’ultima volta. Volendo andare a verificare com’e’ la situazione all’interno ci sara’ da fare un bel lavoro di pulizia prima di poter accedere.
Presentata Dolina Sfondata a Luca con un paio di parole a descrivere i lavori fatti ci spostiamo in fondo alla piana, sul lato opposto al parcheggio per andare a visitare grotta Novella. Anche qua troviamo un’amara sorpresa, un imponente crollo ha completamente ostruito la grotta, peccato, e pensare che dopo tutta la fatica fatta nemmeno l’abbiamo inserita a catasto…una premonizione?!?
Prima di andare via faccio una foto al sasso col teorema di Pitagora disegnato sopra.
Tornati al piazzale riprendiamo la macchina e andiamo al solito parcheggio vicino alla grotta. I nostri amici ancora non si vedono ma sicuramente stanno per arrivare. Iniziamo a cambiarci con fiducia.
In fondo sulla destra il rifugio del CAI dove forse riusciremo ad organizzare il campo estivo.
Ecco, arrivano anche i nostri amici, Tarcisio e Nerone.
Subito dopo i saluti iniziano a cambiarsi anche loro.
Luca e’ pronto, l’ho gia’ quasi convinto a scendere in grotta per riportare su il cavo elettrico da aggiustare quando Nerone decide che preferisce fare l’elettricista in grotta quindi desisto con gran sollievo di Luca. Lo schema della prima parte della giornata e’ deciso, Nerone e Tarcisio andranno al fondo a fare gli elettricisti. Io scendero’ fino al primo pozzo per allargarlo e Luca attendera’ fuori per accendere il generatore una volta aggiustato il cavo elettrico.
Per tentare la difficile impresa di stancare Luca gli chiedo di andare sotto al primo pozzo per tagliare la corda unica tra il primo e il secondo pozzo in maniera da poterla togliere dal primo pozzo quando staro’ lavorando per allargarlo.
Come stabilito Luca libera la corda poi risale e resta vicino a me per darmi una mano alla bisogna. Io mi posiziono alla partenza del primo pozzo e aspetto che Tarcisio e Nerone passino per andare al fondo, anzi approfitto del loro passaggio per studiare dove si incastrano di piu’ e vedere dove allargare. Quando finalmente sono passati e non rischio di tirar loro addosso dei sassi inizio a lavorare col demolitore per allargare la partenza del pozzo e rendere meno ostica l’uscita al ritorno.
Dopo un’ora buona di lavoro posso valutare con soddisfazione quel che ho combinato. Ora il passaggio sembra molto piu’ comodo e mi sembra che basti cosi’. Nel frattempo anche i nostri elettricisti devono aver finito con l’aggiustaggio del cavo perche’ sento rumori e poi la voce di Tarcisio che urla di accendere il generatore. Avverto Luca che si precipita fuori e lo accende prontamente. Da sotto sento piu’ nulla, Tarcisio e’ tornato da Nerone. Luca mi raggiunge e insieme aspettiamo un poco nel caso tornassero a dirci che c’e qualche cosa che non va.
Quando, passato un tempo congruo, sentiamo nulla, scendiamo anche noi al fondo attuale della grotta.
In breve siamo al “campo base” dove ci accoglie la calda luce di una candela, segno distintivo del passaggio di Nerone.
Con Luca ci togliamo l’attrezzatura, ancora non necessaria, e andiamo a raggiungere i nostri amici.
Nerone e Tarcisio stanno lavorando sodo per allargare un tratto di meandro che anche se passabile per me e Luca, per loro risulta scomodo. Dove sono loro ora che siamo in quattro non rimane molto posto quindi con Luca prendiamo le nostre cose e andiamo avanti per lavorare alle due possibili prosecuzioni.
Una volta passati faccio una foto del meandro che Nerone e Tarcisio vogliono allargare.
Ora possiamo attivarci anche noi. Abbiamo ben tre possibilita’, un cunicolo stretto sulla destra, un altro al centro e un altro ancora leggermente in alto sulla sinistra. C’e’ solo l’imbarazzo della scelta.
Ci sistemiamo per lavorare ed esplorare. Per prima cosa chiedo a Luca di tentare il passaggio stretto sulla destra. Lui pazientemente prova entrando piedi in avanti ma e’ troppo stretto anche per lui. Entra anche di testa per vedere se il cunicolo centrale e quello dov’e’ infilato lui sono collegati ma quando mi incastro in quello centrale per illuminare in avanti lui non riesce a vedere la mia luce quindi, anche se mi sembra improbabile, per ora devo concludere che non sono collegati.
Mentre io inizio a lavorare per allargare il cunicolo centrale Luca sceglie di andare a guardare al meandrino a sinistra. Mentre scavo sento i suoi commenti, sembra che andando avanti un paio di metri il meandro “meandrizza” verso destra con una curva ad angolo retto. Sembra sia possibile proseguire, dico a Luca di provare a vedere ma con prudenza. Io continuo a scavare il passaggio centrale.
Dopo una mezz’ora Nerone, che ha seguito da lontano i nostri scambi di parole, non vedendo tornare Luca inizia a preoccuparsi e mi urla di andare a vedere dove sia. Per fortuna faccio appena a tempo ad alzarmi in piedi che Luca fa capolino dal meandro. Ci racconta molto soddisfatto che il meandro continua, stretto ma percorribile da uno smilzo come lui. Dice che e’ andato avanti circa 20 metri e che si e’ fermato a causa di una stalagmite cresciuta proprio in mezzo al passaggio. Non volendo romperla ha cercato per un poco soluzioni alternative poi ha desistito ed e’ tornato indietro. Sembra promettente, vedremo…sperando che i passaggi non siano proibitivi per me.
Per il cunicolo centrale non sono riuscito a fare molto. La svolta arriva quando Nerone decide di riposare un po’ e mi presta gentilmente il demolitore elettrico. Una volta in possesso dello strumento giusto in un’ora circa di lavoro accanito riesco a creare un pertugio transitabile da Luca.
In pratica davanti a noi si palesa un saltino. Luca prova a incunearsi nel passaggio appena creato. E’ strettino ma il saltino risulta scendibile anche senza corda. Una volta giu’ non sembra esserci molto spazio ma Luca scopre un paio di cose interessanti. Il cunicolo di destra e quello centrale nonostante le prove precedenti con la luce sono effettivamente collegati, come mi sembrava. Inoltre dal lato opposto al saltino il meandro sembra proseguire.
Io ricevo le descrizioni di Luca e le rimando verso Nerone e Tarcisio. Finalmente mi ricordo di avere la fotocamera e la passo a Luca perche’ documenti quel che vede. Il risultato sono le foto che vi mostro.
Ecco il nostro prode esploratore in un momento di nebbia. Si, a tratti si forma un bel nebbione, perche’ la grotta respira, a momenti soffia aria ghiacciata, a momenti aspira e in altri ancora rimane in stallo avvolgendoci in questa nebbia incomprensibile.
Fatte le foto alla prosecuzione centrale, quella che segue l’acqua, vorrei stare ancora un po’ per rendere piu’ comodo il passaggio pero’ dall’altra parte del meandro ci sono Nerone e Tarcisio che stanno fermi da parecchio e ora sentono freddo assai. E’ l’ora di rimettere a posto i ferri e rientrare alla base. Con il loro aiuto passiamo il materiale oltre il meandro verso di loro e poi pian pianino torniamo al “campo base” dove a turno ci vestiamo e iniziamo a uscire.
Tornati alle auto commentiamo con soddisfazione la proficua giornata che ci ha regalato qualche piccola soddisfazione e tante grandi speranze.
Tornando indietro finalmente ritrovo l’ingresso della grotta “dei punciotti” cosi’ ci fermiamo a prendere il punto e fare le foto.
Che dire, sicuramente ci sara’ ancora da lavorare e penare ma le prospettive sono buone. Vedremo. Intanto come sempre, alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Gianni Mecchia – 09/06/2024