Bucio del pensionato – 01/06/2024

La prima uscita di Nerone da pensionato. Siamo andati a vedere una grotta e abbiamo deciso di intitolarla al nostro neo-pensionato!

Con Gabriele arriviamo faticosamente sulla strada che porta al “Beato Lorenzo” (non so se sia un eremo, una chiesa, o altro) dove carichiamo il buon Nerone.

Oggi la giornata e’ dedicata a lui quindi per prima cosa gli faccio una foto. Lui ci tiene a precisare che per ora e’ in ferie e sara’ realmente in pensione dal prossimo 18 giugno. Ma l’effetto e’ lo stesso, da oggi in poi non dovra’ tornare a lavoro. Basta questo per rendere speciale la giornata.

Iniziamo a scendere il sentiero che porta alla quasi nuova grotta. In questi giorni la natura ha lavorato sodo e il sentiero e’ quasi scomparso nell’erba.

Prima ho detto grotta quasi nuova perche’ potrebbe essere il “BUCO DELLA VACCHERIA(LA1595)”, ma Nerone che la esploro’ anni e anni fa dice di non ricordarla, Gabriele, che ha visto il rilievo dice che non corrisponde. Inoltre l’ingresso e’ troppo stretto per essere stato passato senza una allargatina. Dopo averne parlato per un poco e valutato il valutabile, e’ deciso, aggiorneremo a Catasto la grotta gia’ esistente “della vaccheria” perche’ l’abbiamo cercata a lungo senza trovarla. Pero’ per celebrare la pensione di Nerone le metteremo come secondo nome “Bucio del Pensionato”.

Comunque ve la presento. Questo e’ l’ingresso prima e dopo la cura “allargatoria”.

Ora e’ abbastanza larga e si puo’ entrare. Gabriele sistema la corda sfruttando gli alberi vicini. Chi entra? Nerone rompe gli indugi, questa svolta decisiva nella sua vita lo ha caricato di entusiasmo, si offre volontario per scendere. Io documento l’entrata. Nonostante l’allargo ancora e’ strettina assai.

Dopo una lenta discesa di circa 5 metri Nerone arriva a toccare terra e inizia a perlustrare. Alla sua sinistra nulla, davanti e dietro la sua personcina, nulla. Alla sua destra invece Nerone trova un saltino da 1 metro, stretto.

Da fuori passiamo a Nerone il trapano e per un po’ lo sentiamo lavorare. Interrompe per chiedere che uno di noi pelandroni scenda a dargli una mano. La richiesta fa pensare bene perche’ vuol dire che la’ sotto c’e’ spazio almeno per 2 persone…solo che ora si deve entrare. Tirando a sorte con un incrocio di sguardi capisco che e’ il mio turno. Con un sospiro inizio a prepararmi.

Scendo. La parte iniziale del pozzo e’ ben stretta ma ora la gravita’ mi aiuta, saranno dolori per l’uscita. Arrivato alla base del pozzo trovo che lo spazio non e’ poi tanto, ma ce lo facciamo bastare. Con qualche contorsione Nerone si sposta di lato e mi lascia spazio dove dovro’ scavare. Inizio di buona lena ad allargare il passaggio in corrispondenza del saltino da 1 metro e in qualche minuto e’ abbastanza largo da potermi avventurare. Anche questo passaggio non e’ comodissimo ma comunque e’ fattibile.

Mi ritrovo in un ambiente piccino ma non stretto. Anche qua c’e’ da lavorare per renderlo piu’ comodo e cercare prosecuzioni. La stanzetta e’ un ovale lungo un metro e mezzo, largo 80 centimetri. Alle mie spalle ho roccia, quasi dietro a sinistra ho la frattura da cui sono entrato. Avanti a sinistra forse c’e’ un punto da osservare meglio. La parte piu’ promettente e’ di fronte a me, una piccola frattura da cui sembra arrivare anche un filo d’aria. Sopra la mia testa c’e’ solida roccia, ma poco piu’ avanti c’e’ un camino che sale, mi affaccio ma solo per vedere che si ricongiunge al pozzo principale, attraverso un paio di buchi in alto vedo la luce di Nerone.

Chiedo a Nerone di allargare il passaggio angusto della frattura d’ingresso per rendermi meno penosa l’uscita, subito lo sento martellare con entusiasmo. Io inizio a scavare davanti a me. Per fortuna la roccia, che sembrava compatta, si rivela formata da sassi legati dal fango, vengono via facilmente. Ogni tanto mi fermo per passare i sassi piu’ grossi a Nerone che li sistema da qualche parte.

In una mezz’ora ho creato un passaggio praticabile, la piccola frattura non esiste piu’ e lo scavo ha rivelato che si trattava di una cosa piccola, che non prosegue. Davanti a me ho quella che sembra la partenza di un altro pozzetto, ma si tratta di soli 20 centimetri. Forse era poco piu’ fondo ma l’ho riempito con i sassi. Faccio una foto per mostrarla poi ai miei amici.

Vado avanti coi piedi e sondo lo spazio di fronte a me. Sembra che ci sia spazio a salire. Con molta pazienza e piccoli, faticosi, spostamenti riesco a portare i piedi verso la frattura d’ingresso e a incastrare il corpo nel nuovo ambiente appena scavato. In effetti verso l’alto la grotta mi mostra un altro camino ma non sembra particolarmente interessante vista la vicinanza con l’esterno. Di nuovo faccio una foto per i miei amici.

Prima di iniziare le laboriose operazioni per spostarmi di nuovo in posizione comoda per uscire faccio una foto verso la frattura che dovro’ affrontare a breve. Nel buio si intravede Nerone.

Racconto a Nerone quel che ho visto e insieme decidiamo che, almeno per oggi, i lavori in questa grotta sono terminati. Nerone riempie il sacco con tutti gli attrezzi e Gabriele da fuori lo recupera, poi si prepara e inizia a salire con molti sbuffi. Quando urla la libera passo la strettoia e poi salgo pure io, anche io senza risparmiare sbuffi e lamenti mentre lo faccio. Appena fuori aggiorniamo meglio Gabriele e iniziamo a mettere a posto le nostre robe.

Appena pronti saliamo al “BUCIO A ORE OTTO(LA1557)” dove faremo pausa pranzo e possibilmente una sessione di scavo.

Un saluto a “BUCO FELICE(LA1626)” non poteva mancare.

Davanti alla grotta posiamo i sacchi e ci dedichiamo al pranzo, quindi a goderci il sole scambiando quattro chiacchiere su grotte e altri argomenti correlati.

Ecco Bucio a ore otto in tutta la sua magnificenza. Purtroppo il nostro neo-pensionato e il giovine Gabriele hanno perso interesse nel proseguire il faticoso scavo di questa grotticella. Visto che sono in minoranza, che dovrei costringere uno dei due ad entrare con me e visto anche che un po’ nella grotta precedente mi sono stancato, mi associo volentieri alla proposta di riprendere la strada di casa.

Gli zaini sono gia’ pronti quindi basta raccattarli da terra e avviarsi alla macchina. Gabriele si acconcia la maglietta come un novello Lawrence d’Arabia.

Una foto, l’ultima per la giornata, la dedico a Nerone, oggi e’ il suo giorno.

Poteva andare meglio, ma almeno ci abbiamo provato. Comunque e’ stata una bella giornata. Alla prossima.

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Bellegra e Bocale – 25/05/2024

La mattina alla grotta dell’arco di Bellegra con tanti amici, il pomeriggio a cercar grotte dalle parti di Camerata Nuova, alla fine della piana di Camposecco.

La mattina verso le 10 Gabriele ed io arriviamo alla grotta dell’arco. Appena terminati i saluti di tutti gli amici inizio a bersagliarli con le foto.

E’ l’ora di entrare…anche perche’ fa caldo.

Marione oggi e’ con i suoi allievi per iniziarli alle grotte.

Ecco Arianna che ho ritrovato oggi dopo almeno due anni. Oggi e’ qua insieme a Davide per dare una mano a Marione. Noi invece andremo avanti a controllare le nasse che mettemmo qualche settimana fa per tentare la cattura del gambero rosso della Louisiana. Visto che si tratta di una specie infestante speriamo vivamente di non trovarne in questa bella grotta.

Marione raduna i suoi allievi prima dell’ingresso in grotta per uno spiegone su quello che faranno oggi e le ultime raccomandazioni sulle regole di comportamento in grotta.

Anche Gabriele e’ coinvolto nello spiegone per raccontare delle nasse e del gambero. Io inganno il tempo facendo foto inutili sperando siano belle.

Si entra in grotta. La prima foto non e’ male.

Il nostro gruppetto, formato da Valentina, Claudio, Gabriele ed io procede velocemente lungo le passerelle della parte attrezzata.

Suspence! Si e’ proprio Claudio!

Prima nassa…vuota. Benone.

Proseguiamo.

Seconda nassa…vuota. Di bene in meglio.

La parte di grotta non attrezzata e’ stupenda e cerco di fare qualche foto esplicativa.

Anche per la terza nassa un nulla di fatto.

Altra foto del bel meandro che stiamo percorrendo.

Un ottimo nulla anche nella quarta nassa.

Siamo vicini alla quinta nassa. Claudio va avanti e inizia a controllare.

Benon, nulla anche in questa.

Fatto il nostro dovere continuiamo a percorrere la grotta cercando di fare qualche foto degna di questo nome.

Gli ambienti sorprendentemente enormi di questa grotta non aiutano a renderne la bellezza.

Il pensatore ipogeo.

Cambio batteria.

Siamo alla strettoia, il punto in cui volevamo arrivare. Non resta altro che tornare indietro.

Sulla via del ritorno incontriamo Marione con i suoi allievi. Valentina e Gabriele si attardano a scambiare qualche chiacchiera.

Claudio ed io proseguiamo senza fretta verso l’uscita.

Affrontiamo impavidi la passerella.

Eccoci all’uscita. La porta della grotta e’ chiusa…proviamo le chiavi che troviamo ma non funzionano. Alla fine veniamo salvati da una delle gentilissime guide che torna indietro ad aprirci.

Appena fuori la grotta c’e’ un buchetto e non posso esimermi dall’andare a controllare. Sembra terminare dopo poco, in compenso e’ pieno di dolicopode.

Claudio intanto si prende un momento di relax.

Quando anche Valentina e Gabriele ci raggiungono andiamo alla biglietteria a salutare i nostri ospiti e a conclusione ci viene anche offerto un buon caffe’, che non fa mai male.

Preso commiato dalla grotta passiamo a salutare anche Valentina e Claudio che torneranno a casa. Gabriele ed io ci spostiamo invece verso Camerata Nuova per poi salire alla piana di Camposecco e attraversarla fino al punto in cui abbiamo ben tre grotte da ritrovare.

Il giro per arrivare e’ lungo quindi mentre passiamo per Subiaco ci fermiamo alla pizzeria al taglio per un veloce spuntino.

Mentre attraversiamo la piana di Camposecco facciamo sosta ad una quasi-grotta che si apri’ a bordo strada oramai mesi fa. L’ingresso e’ protetto da vari rami utili a tenere lontani gli animali che pascolano nei dintorni.

Con piacere troviamo che il vitello caduto dentro tempo fa e’ stato estratto e portato via. Meglio, dobbiamo organizzare la discesa del pozzo e controllarne se le dimensioni sono adeguate a definirla grotta e censirla nel catasto delle cavita’ naturali. Se dovesse diventare grotta ho gia’ il nome per lei: “grotta della mucchina”!

Terminiamo di attraversare la piana e arriviamo a un ponte dove la strada diventa impraticabile per la nostra auto. Parcheggiamo.

Presto, presto, che e’ tardi! Abbiamo tanto da fare e poco tempo. Ci prepariamo velocemente.

Cartellone in allestimento.

Tutti pronti, si parte.

Le istruzioni di Nerone erano chiare: “seguite la strada fino all’albero marchiato con un 21 sbiadito poi prendete il sentiero e seguitelo fino ad un enorme faggio”. Questo albero sembra portare con se’ almeno il “2”, la strada fa una curva mentre il sentiero prosegue dritto. Prendiamo il sentiero con fiducia.

Una miriade di buchi e buchetti allietano il cammino. Saremmo tentati di andare a controllare ma abbiamo gia’ troppo da fare.

Il sentiero sale decisamente. Lo zaino pesante non aiuta a rendere gradevole la salita. Di faggi caduti ce ne sono una miriade ma nessuno riesce a guadagnarsi l’appellativo di “enorme”. Gabriele sfodera il GPS del suo formidabile cellulare e prende il comando delle operazioni.

Ad un certo punto il GPS decreta che dobbiamo abbandonare il sentiero e prendere verso su, sulla massima pendenza. Con qualche sbuffo mi adeguo.

La ricerca della prima grotta e’ abbastanza semplice e la troviamo solo a costo di una bella salita.

Eccola qua in tutto il suo splendore. L’hanno trovata Aurora e Gabriele cercando pozzo Bocale. Vista la conformazione a pozzo pensavano di averla trovata ma una successiva visita con Nerone aveva chiarito l’equivoco. Abbiamo cosi’ guadagnato una bella grotta nuova. Oggi la scenderemo per la prima volta.

Mentre io mi preparo, Gabriele sistema la corda.

Scendo a esplorare con grandi speranze…che pero’ vengono ben presto deluse. Dopo un pozzetto di 4 metri atterro su un cumulo di foglie che poi si trasformano in pietre, tante pietre. Cosi’ tante pietre da non lasciare speranza di trovare una prosecuzione. Aggiorno Gabriele con la triste notizia e risalgo. Per sbadataggine, come se non bastasse, sbatto malamente una mano e mi procuro un bel livido. Un buon inizio.

Il nostro secondo obiettivo e’ ritrovare una grotticella trovata da Aurora e Gabriele mesi fa. Dobbiamo vedere se possibile andare avanti passando un sasso che intralcia il passaggio. Si chiama “grotta equa”, ma non chiedete a me il motivo, il nome e’ stato deciso dagli scopritori.

Comunque proprio ora il GPS di Gabriele inizia a fare le bizze e per trovarla giriamo in tondo per un’infinita’ di tempo. Quando perdo di vista Gabriele mi consolo iniziando a scavare uno dei tanti buchi che ci sono. Dopo una mezz’ora di scavo devo prendere atto che il buco scelto non mi portera’ in grotta. Ripongo gli attrezzi e vado in cerca di Gabriele chiamandolo a gran voce.

Una volta trovato il mio amico proseguiamo insieme la ricerca e stavolta siamo fortunati, Gabriele lo trova dopo nemmeno 5 minuti.

Lo raggiungo appena in tempo per vederlo scomparire dentro per fare la scansione 3D.

Eccolo mentre opera.

Nell’attesa prendo una foto panoramica dell’ngresso.

Terminata la scansione mi cede il posto e si allontana per cercare gli zaini che ha lasciato indietro. Vado dentro la grotta a vedere pure io di cosa si tratta. L’ingresso e’ ampio ma alto abbastanza solo per stare accovacciati. Sulla destra inizia un cunicolo stretto che dopo qualche metro e’ ostruito da un sasso. Oltre si vede un ambiente, o almeno mi sembra.

Torno fuori e mi tolgo l’imbrago e il resto della attrezzatura per stare piu’ comodo. Prendo il necessario e torno nel cunicolo a scavare tentando di distruggere il sasso occludente. Dopo non molto mi rendo conto che per oggi non riusciro’ a togliere di mezzo il sasso quindi cambio i miei piani. Mi faccio un poco indietro e inizio ad allargare il cunicolo in maniera che le prossime volte si possa lavorare al sasso stando comodi. A fine batteria del trapano esco fuori dove trovo Gabriele che e’ tornato dalla cerca degli zaini. Lo aggiorno e decidiamo che per oggi grotta equa ha avuto la sua parte.

Riprendiamo il cammino verso il terzo obiettivo della giornata, “pozzo bocale”. Scendiamo tagliando la pendenza in diagonale fino a raggiungere la grotta. Questa non si nasconde e la troviamo al primo colpo.

Si tratta di un bel pozzo, sceso anni fa da Elia e Nerone. A vederlo sono tentato di scenderlo ma inizia a essere tardi, sono un poco stanco e, cosa piu’ importante, non ho voglia di indossare di nuovo l’attrezzatura. Per questi motivi dopo le foto di rito riprendiamo la strada per tornare all’auto.

Gabriele decreta che siamo a circa 2km dalla macchina. In discesa e’ una piacevole passeggiata che in mezz’ora ci porta in vista del ponte dove abbiamo lasciato l’auto.

Eccola!

Fine di questo pomeriggio di ricerche matte e disperatissime!

Torniamo a casa stanchi ma contenti. La mattina tanti amici, il pomeriggio ben 3 grotte. Ci possiamo accontentare. Alla prossima.

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Corso 58 GsCaiRoma – Erebus – 19/05/2024

Prima, emozionantissima, esperienza in grotta per i nostri aspiranti speleo.

La mattina Francesca passa a prendermi, con noi si aggrega Josephine e tutti insieme appassionatamente andiamo a Settebagni dove ci raduniamo col resto del gruppo. Subito costringo tutti a sorridere per una foto di gruppo dove possiamo salutare Francesca, Enrico, Paolo, Claudia e Josephine.

Tappa successiva a Sant’Oreste dove incontriamo il resto del gruppo. Luisa e Marco li becchiamo davanti la pizzeria mentre si apprestano a degustare un supplemento di colazione.

Un attimo di relax sulle panchine di Sant’Oreste.

Salvatore da’ il via alla giornata caricando in auto tutti gli zaini e inizia a fare la spola tra la piazza di Sant’Oreste e l’eremo dove ci cambieremo. Noi intanto partiamo a piedi. Io inganno la camminata facendo foto ai bei fiori che incontro.

Si sale di buon passo. Ogni tanto incrociamo Salvatore che fa la spola.

Iniziamo i preparativi.

Quando siamo tutti pronti Erika prende una parte di allievi e parte alla volta della grotta. Io mi approprio di un paio di allievi e con l’aiuto di Francesca li porto ad “infrattarsi” per andare a rivedere l’ingresso di un’altra grotta, quella di San Sebastiano. Avrei voluto controllare se aspira o soffia ma purtroppo oggi e’ in stallo quindi la mia verifica la devo rimandare a tempi migliori.

Riguadagnato fortunosamente il sentiero per l’Erebus arriviamo alla grotta senza troppo ritardo. Riuniti al gruppo terminiamo anche noi i preparativi.

Inizia l’avventura! Si scende in grotta. L’emozione collettiva dei nostri corsari e’ palpabile ma appena sono su corda si districano senza problemi.

Chi e’ ancora fuori osserva con attenzione chi e’ impegnato nella discesa per un ultimo ripasso.

Io mi impegno a fare distrazione importunando tutti per delle foto.

La discesa prosegue spedita. In lontananza si distinguono le luci di chi e’ fermo al pozzo successivo.

Tra una discesa e l’altra continuo a imperversare con la fotocamera.

Siamo rimasti in pochi all’esterno. Pare che ora tocchi a me scendere. Faccio ancora una foto verso fuori prima di addentrarmi.

Pochi passi e sono al pozzo successivo.

Una concrezione a parete consumata dall’aria di grotta.

Vado in pole position a controllare la partenza di alcuni valenti corsari.

Oramai il “serpentone” del corso e’ partito e si svolge con regolarita’ lungo la grotta. Terminati gli allievi scorriamo tutti in avanti sino al pozzo successivo.

Il pozzo, un P12, viene sceso senza particolari problemi nonostante la partenza un poco esposta tutti se la cavano bene e velocemente. Facciamo avanzare di nuovo il serpentone verso l’impegno successivo. Alla base del P12 siamo in corrispondenza del primo fondo della grotta. Ci attende un passaggio strettino sotto dei giganteschi massi di crollo, poi un breve tratto di meandro, un’altra strettoia e quindi un altro pozzo.

Questo e’ il passaggio stretto tra i massi.

Al pozzo successivo c’e’ un poco di calca quindi vado a dare uno sguardo in un punto tra i massi di crollo dove non ho ancora avuto modo di curiosare. Lo faccio ma senza trovare nulla di interessante. Dall’alto si intravede il meandro che percorrero’ a breve nel proseguire. Marco e Luisa sono sotto di me in attesa.

Quando li raggiungo proviamo un selfie ma senza grandi risultati.

Qualche concrezione mentre attendiamo che la fila si assottigli.

In pochi minuti la fila termina. Affronto il secondo passaggio stretto e mi fermo ad osservare un paio di allievi che scendono il pozzo successivo. Quando e’ il mio turno scendo a mia volta. Alla base trovo Diletta ed Elena in quieta attesa di affrontare il budellino che le portera’ al pozzo dove faremo pausa pranzo.

Daria intanto inizia ad affrontare il budellino, sotto ci sono Erika e Giulietto che la attendono.

Da sopra i nostri corsari proseguono con la discesa.

Il serpentone scorre in avanti. Io arrivo a posizionarmi alla fine del budellino, Erika al frazionamento intermedio e Giulietto a fare accoglienza a fine pozzo.

Altro scorrimento in avanti e mi ritrovo al frazionamento intermedio. Una foto intermedia per proseguire.

Seguo la discesa di…non la/lo riconosco piu’!

Al mio posto precedente arriva Michele.

Seguiamo il passaggio dei valenti corsari che si affrettano per arrivare al posto deputato per una meritata quanto desiderata pausa pranzo.

Altro scossa in avanti del serpentone. Michele mi raggiunge e prende il mio posto al frazionamento. Io vado a dare uno sguardo alla sala laterale dove parte il pozzo che porta al nuovo fondo.

Ammiro un Michele insolitamente attivo nonostante la giornata sia avversa poiche’ a suo avviso il sabato serve esclusivamente per riposare.

Passa Claudia poi mi inoltro anche io per raggiungere il gruppo.

Ecco la sala da pranzo! E’ gia’ abbastanza gremita quando arrivo.

Ho portato nulla da mangiare quindi impegno il tempo libero per fare qualche foto a concrezioni varie. Faccio anche la breve risalita alla fine della sala pranzo, quella che porta al vecchio fondo. Se avessi una corda approfitterei per scendere ma non ce l’ho, provo a disarrampicare ma dopo il primo tratto sono sicuro di scendere ma non di poter poi risalire, quindi anche se a malincuore devo rinunciare. Qualche foto anche qua poi torno alla base.

Claudia ha appena scoperto il motivo per cui le banane e’ meglio non portarle in grotta.

Ancora Claudia che mi fa da modella per evidenziare i broccoletti che caratterizzano questa zona della grotta.

Viene decretata la fine della pausa pranzo, con entusiasmo inizia la risalita.

Francesca si offre per il disarmo, vuole fare questa esperienza per la prima volta. Le faro’ compagnia come porta-corde.

Aspettiamo che tutti salgano prima di iniziare il nostro ufficio. Questo altri non e’ che Michelangelo, che oltre a essere uno dei nostri corsari e’ anche un amico di Francesca. Anche per questo si e’ meritato un soprannome per questa uscita, per oggi si e’ chiamato “Pietrangelo”. Visto che parte tra gli ultimi si becca una foto tutta per lui.

Il disarmo e’ cosa veloce e senza intoppi. Francesca a parte i dubbi iniziali sul verso in cui si svitano i dadi e il modo piu’ efficiente per sciogliere un nodo se la cava egregiamente. In breve siamo di nuovo insieme al resto del gruppo alla base del P12.

Quando rimaniamo di nuovo soli possiamo riprendere con il nostro compito. Salgo per primo e attendo la mia intraprendente amica. Insieme arriviamo fino al pozzo quasi finale, quello dopo il P12 che si rivela particolarmente impegnativo.

Ecco Francesca abbarbicata alla parete mentre toglie gli attacchi dalla partenza del pozzo. L’armo e’ un poco esposto e in alto, una posizione scomoda che le mette un poco d’ansia. Ma proprio per questo non si va da soli, anche quando si disarma. Siamo in due per poterci aiutare in caso di bisogno quindi mi metto comodo e le do’ sostegno mentre completa il disarmo.

Terminato il cimento riprendiamo tutto il materiale recuperato e andiamo all’uscita dove troviamo tutti ad attenderci.

Subito una foto di gruppo e’ quello che serve.

Oggi il belvedere e’ un po’ cupo ma per dovere di cronaca lo fotografo ugualmente.

A memoria della sua vittoria sull’ostico disarmo obbligo Francesca a fare una foto mentre esibisce una “V” di vittoria con la mano. Con la scusa riesco anche a riprendere fiato prima di proseguire.

Eccoci in cima al monte Soratte. Tutto il gruppo e’ qua riunito per la foto di gruppo ufficiale. Ci uniamo ben volentieri.

Dopo la foto scendiamo all’eremo dove c’e’ il parcheggio e ci cambiamo. Anche il ritorno ci tocca farlo a piedi, una piacevole passeggiata defaticante, anche perche’ per fortuna Salvatore carica nella sua capiente auto tutti gli zaini. Lungo strada trovo una fungaia che mi sbrigo a documentare con una foto per il vostro piacere.

In una ventina di minuti siamo a Sant’Oreste.

Finalmente incontro di nuovo Luisa e Marco.

Il resto del gruppo e’ alla piazza, li raggiungo per un saluto e per recuperare il mio maxi-zaino.

Mentre istruttori e allievi si rifocillano con la pizza della locale pizzeria sento che stanno decidendo per completare la fase relax in birreria, quella in fondo al paese, andando verso il percorso salute. Purtroppo Francesca, la mia cortese driver per oggi, ha impegni a Roma per la serata quindi dobbiamo declinare l’offerta per la birra di chiusura giornata.

Dopo un adeguata dose di saluti e arrivederci prendiamo commiato dal resto del gruppo e prendiamo la via di casa.

Allievi tutti svelti e bravi, una grotta a cui sono affezionato, insomma una bella giornata di corso. Penso che per i nostri corsari questa prima grotta sia stata un’esperienza positiva e indimenticabile, spero che lo spiritello della speleologia abbia iniziato a catturarli. Alla prossima.

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Corso 58 GsCaiRoma – Palestra Poggio Catino – 18/05/2024

Seconda giornata di esercitazione in parete per i nostri aspiranti speleo.

L’arrivo e’ di buon mattino al bivio dove si parte per andare alla parete.

Questo e’ il gruppo mattiniero, provvederanno ad armare la parete in attesa dell’arrivo dei corsari.

Breve passeggiata per arrivare. Ci siamo quasi, manca l’ultima erta, breve per fortuna.

Preparativi.

Si inizia ad armare, un’ottima occasione per Paola di fare esperienza con l’aiuto di Erika.

Eccola che parte.

Luisa, Giulio e Francesco attendono per fare la loro parte.

Siamo gia’ a buon punto.

Dall’altro lato della parete Salvatore e Giulietto armano la “via lunga”.

Qua da noi si inizia a scendere dopo aver approntato il traverso di collegamento.

Vado avanti io, mi e’ stata assegnata la terza via. Ancora non ho capito quale sia ma lo scopriro’ presto.

Era qua, subito prima della quarta!

Francesco si apposta sulla seconda. Anche lui vuole fare allenamento d’armo, sara’ seguito da Giulio che attrezzera’ la prima. Luisa per ora si deve accontentare di fare la supervisione.

Paola si avvia.

Anche Francesco e Giulio partono senza indugi.

Paola lavora alacremente.

Dall’altra parte, sulla lunga i nostri hanno quasi terminato.

Vista d’insieme degli armatori.

Anche io termino e scendo a basso.

Mentre noi eravamo in parete sono arrivati gli allievi e il resto degli istruttori. Da notare l’eccezionale presenza di Michele, presenza sorridente nonostante l’attivita’ di sabato vada contro i suoi principi.

Giulio abbranca un allievo e va subito ad impegnare la via lunga.

Li raggiungo alla base della via, da qua si gode un bel panorama.

L’aveva promessa e la fa. Qualche goccia di pioggia per rinfrescare l’aria. Ma dura poco, per nostra fortuna, giusto uno sgrullone.

A pioggia terminata si riprende.

Diletta che si diletta su corda con sguardo audace di sfida all’impervia parete e al fotografo che la importuna in questo momento delicato.

La giornata prosegue alacremente. Tutti gli esercizi che i nostri corsari devono affrontare sono precisamente annotati sulle loro schede. Tutti si disimpegnano senza problemi.

Tra i vari esercizi c’e’ anche l’equivalente del “ponte tibetano”, il passaggio della “V” dove si scende da un lato della corda e si risale dall’altro facendo attenzione a non intricarsi tra corda e attrezzi. Un buon esercizio per affinare il coordinamento nell’utilizzo della attrezzatura.

Il buon Luca che segue un valente corsaro.

L’attivita’ prosegue…

Tra una salita, una discesa, un panino e qualche chiacchiera arriva il pomeriggio. L’attivita’ si esaurisce pian pianino e arriva il momento di smontare tutto.

Un’altra lieta giornata di iniziazione per i nostri futuri speleologi termina con tanta fatica ma anche tanta soddisfazione. Ora sono pronti per affrontare le grotte. Alla prossima.

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Bucio Nero’ – 11/05/2024

Ancora a scavare con Luca e un Gabriele errante da ricognizione.

Con l’arrivo del bel tempo decidiamo che e’ ora di tornare a Bucio Nero’. Messo insieme il solito trio di irriducibili la mattina ci avviamo verso Livata prima e fondi di Jenne poi.

A Livata facciamo sosta davanti la chiesa per monitorare il buco creatosi mesi fa. Troviamo una novita’, e’ stato recintato.

Luca si incarica di andare a vedere come sta.

Da un rapido esame sembra non essere ne’ migliorato ne’ peggiorato. Solo terra, nessun affioramento di roccia a farci sperare nella nascita di una nuova grotta.

Risaliamo in auto e ci dirigiamo a fondi di Jenne dove iniziamo a prepararci, senza fretta e godendoci il bel sole.

Andiamo alla grotta. Come sempre il dado del fix di partenza e’ mancante e come sempre qualcuno si e’ divertito a lanciare sassi dentro la grotta, per fortuna i piu’ grandi sono stati fermati dalla copertura di rete che mettiamo a protezione dell’ingresso.

Gabriele non si e’ preparato, strada facendo ha deciso di non essere bendisposto nei confronti del fango di Bucio Nero’ e ha deciso di andare in ricognizione alla ricerca di grotte nei dintorni. Luca si occupa di sistemare la corda d’ingresso.

Mentre lui inizia a scendere io termino la vestizione.

Pochi minuti e da sotto arriva la libera. Ultimi preparativi poi saluto Gabriele e scendo pure io.

Appena arrivo trovo una sorpresa, un pietrone di rispettabili dimensioni e’ caduto giu’ da chissa’ dove e per nostra fortuna si e’ fermato poco prima del budellino in cui prosegue la grotta dopo la saletta. Con un poco di fatica Luca ed io riusciamo ad incastrarlo in una posizione abbastanza stabile prima di proseguire.

Col solito passaggio dello zaino tramite corda arriviamo fino in zona scavo dove ci mettiamo subito all’opera. Inizio io poi dopo un’oretta cedo il posto a Luca. Documento la sua entrata nel cunicolo dove c’e’ il fronte di scavo.

Ancora un poco di fatica e Luca riesce ad avanzare abbastanza da fare spazio anche a me. Vado giu’ anche io a dargli una mano per sgombrare la zona in scavo dai sassi. In un momento di pausa passo la fotocamera a Luca che documenta quello che ha davanti. In effetti si vede poco ma sicuramente si capisce che e’ stretto.

Inizio a pensare che Bucio Nero’ ha rotto seriamente le scatole ma proprio in quel momento Luca riesce a farsi abbastanza avanti da guardare avanti. Gli sembra che un metro circa avanti a lui lo spazio si allarga un po’, vede anche una colata di calcite bianca immacolata. Ho capito, dovremo continuare lo scavo.

Luca continua a scavare ma io che sto fermo inizio a sentire freddo, molto freddo. Dopo un’altra mezz’ora sono congelato e tremo come una foglia. E’ decisamente ora di ritornare al sole. Iniziamo a recuperare gli attrezzi e ci avventuriamo nei budelli fangosi che ci porteranno di nuovo al sole.

Alla base del pozzo di uscita rimaniamo interdetti sentendo una mucca che muggisce sopra di noi. Se dovesse cadere dentro anche noi rimarremmo intrappolati dentro!

Quando esco trovo la spiegazione, qualche simpatico visitatore curioso ha aperto il cancello del recinto, magari per guardare meglio l’ingresso della grotta, ma poi non si e’ preso l’incomodo di richiuderlo. A lui vanno i nostri sentiti ringraziamenti e qualche pensiero troppo poco urbano da esprimere per scritto. Appena fuori dal recinto un folto gruppo di “mucchini curiosi” mi guarda con sospetto.

Urlo la libera a Luca che inizia a salire. Inganno l’attesa riprendendo la sua salita.

Mentre lui finisce di togliere la corda io mi avvio all’auto.

All’auto c’e’ nessuno, Gabriele deve ancora rientrare dalla sua ricognizione. Attendo Luca. Quando anche Luca arriva alla macchina dobbiamo decidere cosa fare in attesa che Gabriele arrivi. Oramai e’ pomeriggio, sono quasi le 5 e la temperatura inizia a scendere. E’ impensabile rimane fermi alla macchina. Prendiamo le nostre cose e andiamo nei dintorni a controllare alcuni buchi in speranza di diventare grotte.

Il primo veramente promettente lo ritroviamo a un 200 m dall’auto. Luca scende a guardare da vicino,

Per ora nulla da fare, ma promette.

La forza della natura, quel ramo laterale e’ stato tagliato alla base e lui si e’ saldato di nuovo al tronco principale dandosi nuova vita.

Finalmente nel nostro girovagare vediamo Gabriele uscire dal bosco. Ci avviamo alla macchina dove finalmente possiamo cambiarci.

Anche questa volta non siamo riusciti a capire se questa grotta un giorno ci lascera’ passare oppure no. Torneremo. Alla prossima.

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Bucio a ore otto – 27/04/2024

Ancora una giornata di speranzoso scavo con Gabriele, Luca, Nerone.

La mattina arriviamo in zona grotta e iniziamo a cambiarci sotto un bel sole caldo.

Pochi minuti e siamo davanti all’ingresso. Durante la nostra assenza qualche ragno ha lavorato sodo, purtroppo per lui, invano. Per passare dovremo distruggere le sue trappole per insetti incauti.

L’inizio del lavoro di scavo e’ affidato a Luca che ha energie da vendere. Prima che scenda metto un multimonti scaramantico e propiziatorio sulle rocce dell’ingresso, tanto per far capire alla grotta che abbiamo intenzione di scendere ben piu’ giu’ di quanto lo siamo ora. Non sono granche’ come rocce ma l’attacco sembra tenere.

Gabriele si mette comodo per il recupero dei sacchi che Luca riempira’. Accanto a Gabriele il “sacchio” (e’ un riuscito connubio tra secchio e sacco, anche se mi piacerebbe chiedere a Bruno di irrigidire leggermente il bordo). Io faccio la mia parte documentando.

Per il recupero del sacchio proviamo a deviare la corda su un moschettone, ma dopo una prova desistiamo, e’ piu’ comodo da tirare su ma scomodissimo per tirare fuori il pesante sacchio quando arriva a battuta sul deviatore.

Dopo un altro paio di sacchi Luca reclama un aiuto quindi termino il lavoro di documentazione esterna e scendo per dargli una mano. In pratica mi metto seduto sullo scalino posticcio che ho creato la volta scorsa e agevolo il passaggio del sacchio. Dopo un paio di volte capisco che svolgo un altro compito involontario, mi prendo tutta la terra e i sassi che arrivano da sopra e che altrimenti sarebbero destinati a Luca.

In mezzo agli scavi troviamo un “bacarozzo”. Proviamo a salvarlo piu’ volte ma ogni volta lui si ributta a capofitto in zona scavo correndo il serio rischio di essere schiacciato. Alla fine lo metteremo nel sacchio per tirarlo fuori.

Intanto i lavori proseguono, lenti ma inesorabili.

Faccio cambio con Luca, lui a prendere sassi sulla schiena e io a scavare.

Tanto per vedere provo a conficcare il “pie’ di pork” in mezzo ai sassi che stiamo scavando. Scende giu’ per tutta la sua lunghezza senza troppi problemi. Ancora tanto scavo ci attende.

Scava scava si fa ora di pranzo e il buon Luca reclama cibo. Decidiamo di uscire a fare quel che si deve.

Strada facendo per guadagnare l’uscita fotografo un paio di visitatori occasionali della grotta.

Gabriele e’ sempre assiso sul suo trono portatile.

Come aveva promesso, a ora di pranzo arriva Nerone e senza troppi convenevoli si prepara per fare la sua parte di scavo.

Intanto Luca pasteggia a pizza e mortadella. Visto che non ho nulla di mangereccio con me lo blandisco esortandolo a regalarmi una parte del suo pranzo. Non e’ proprio convintissimo ma alla fine cede.

Alcune ossa di qualche povera mucca che ha terminato i suoi giorni in questa grotta.

Dopo la pausa pranzo inizia il nuovo turno di scavo. Nerone si butta dentro e io lo seguo per agevolare il passaggio del sacchio.

Nerone scava senza soste apprezzabili fino a quasi le 5 del pomeriggio quindi usciamo dando fine allo scavo. Luca sistema le corde.

Un saluto alla grotta, sperando ci dia fiducia e si apra con noi! Nerone esce e inizia a preparare le sue cose per tornare a casa. Pochi minuti e si avvia alle macchine.

Lo scavo e’ terminato ma la giornata ancora no. Gabriele una mezz’ora prima che Nerone ed io uscissimo dalla grotta e’ scomparso nel bosco sotto e quando usciamo e’ ancora a zonzo. Dopo molti richiami finalmente risponde e ci da’ una buona notizia, ha ritrovato la “grotta della vaccheria”. Ci dice di raggiungerlo e portare una corda. La grotta e’ data per una profondita’ di 5 metri e da quanto e’ stretto l’ingresso non sembra sia stato sceso. Prendiamo il punto e le foto quindi risaliamo.

Un saluto anche a Bucio felice che non manchiamo di presentare a Luca.

Pochi passi, tanto fiatone e siamo all’auto. Nerone non vedendoci arrivare e’ gia’ partito per andare a casa.

Con le grotte non si puo’ mai sapere quindi continuiamo a dare speranza anche a questa. Alla prossima.

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Grotta dell’arco di Bellegra – 20/04/2024

Gita a caccia di gamberoni della Louisiana con Claudio, Valentina, Gabriele,Claudio e Mauro. Con la partecipazione concomitante di Fabio con i suoi allievi nonche’ Tanit e Federico che gli hanno dato una mano.

Tempo fa Gabriele e’ venuto a conoscenza di un avvistamento del temutissimo gambero della Louisiana nella grotta dell’arco in quel di Bellegra. Presi accordi e avuti i permessi necessari, oggi siamo qua per mettere le trappole e catturarne un po’.

Quando Gabriele ed io arriviamo al parcheggio davanti all’ingresso turistico della grotta troviamo tutti i nostri amici e una moltitudine di ragazzi. Subito intuisco trattarsi degli studenti di geologia di Fabio. Aveva detto che li avrebbe accompagnati in visita alla grotta ma avevo obliato la cosa.

Tanto per iniziare faccio un giro di saluti con foto. Qua abbiamo Valentina, Mauro, Claudio, Claudio e uno dei gestori della grotta di cui purtroppo non conosco il nome.

Ecco Claudio, gia’ pronto a entrare, come al solito ha molteplici impegni per questa giornata quindi si deve sbrigare.

Io, ricordando nulla della grotta, nei giorni scorsi avevo chiesto lumi a Gabriele il quale mi aveva detto: “Non ti preoccupare non ci si bagna, non servono gli stivali di gomma”…e cosi’ faccio. Qualche dubbio inizia a venirmi quando lo vedo indossare gli stivaloni da pescatore, quelli alti fino all’ombelico! Magari aveva solo quelli, penso.

Mentre io mi vestivo il gruppo dei ragazzi si e’ spostato all’ingresso vero e proprio della grotta. Li raggiungiamo mentre le loro guide stanno dando loro le ultime istruzioni su come comportarsi in grotta.

Il minuscolo laghetto all’ingresso.

Ecco il buon Fabio che chiude la fila dei suoi studenti. Lo saluto e poi svicolo avanti al gruppone.

Vado avanti svelto sulla passerella della parte turistica seguito dai miei amici.

Alla fine della passerella inizia la parte speleologica. Da qua in poi iniziamo a cercare punti buoni dove mettere le trappole. Ne troviamo subito uno e iniziamo il paziente lavoro per installare la trappola. Per ancorarla abbiamo scelto i multiFix cosi’ a lavoro terminato li potremo togliere senza lasciare traccia.

Mentre Claudio opera col trapano il suo omonimo prende il valore del PH dell’acqua.

Nerone intanto torna dalla sua perlustrazione…

…e illumina d’immenso la grotta!

Messa la prima trappola ci spostiamo con tutto l’armamentario. Poco piu’ avanti troviamo un’altro punto buono e Claudio si attiva di nuovo.

Mentre i miei amici lavorano alacremente io vado un poco in giro a curiosare.

Quando torno indietro hanno quasi finito di posare la seconda trappola.

Piu’ avanti il livello dell’acqua sale e mi devo bagnare leggermente i piedi. Inizio a capire che Gabriele stavolta mi ha fregato, gli stivali avrebbero fatto comodo eccome.

Messa la seconda procediamo in avanti. Alla curva successiva del meandro troviamo il punto buono per mettere la terza. E’ sempre Claudio ad operare.

Proseguendo in avanti troviamo una serie di corde che partono dall’alto. Mi incuriosiscono parecchio ma non ho con me l’attrezzatura quindi posso solo ammirarle.

In un anfratto i Claudii trovano il punto buono dove posare la quarta trappola.

E’ ancora Claudio a operare.

Nerone prepara i cordini.

Valentina fa da cavalier servente a Claudio.

Mentre io ancora una volta mi trovo disoccupato e vado in giro a casaccio a far foto.

La quarta trappola e’ quasi pronta, i “trappolai” si radunano ad ammirarla.

Si sentono voci avvicinarsi. Il tempo di girarsi a guardare e siamo raggiunti dal gruppo degli studenti di Fabio. Un saluto fugace, una foto a Fabio, e gia’ scompaiono dopo la curva successiva del meandro.

Poco piu’ avanti l’acqua diventa decisamente troppo alta per chi, come me, non aveva intenzione di bagnarsi troppo. Decido quindi che la mia esplorazione oggi termini qua. Trovo un punto piu’ in alto, mi metto comodo e saluto chi passa.

Pian piano mi sfilano davanti studenti e amici.

Rimasto solo inizio a tornare indietro incontrando studenti ritardatari.

Non li avevo notati prima, sulle pareti ci sono dei punti di rilievo appena accennati!

In un’ansa del meandro trovo anche tracce di “paleospeleologia” sotto forma di un mucchietto di polvere di carburo esausto.

Tanto per rendere piu’ interessante il ritorno indietro cambio l’impostazione della fotocamera e metto quella per scattare foto con tempi di esposizione lunghi. Per farle bene ci vorrebbe il cavalletto ma riesco a divertirmi ugualmente.

Strada facendo vengo raggiunto da due ragazze. Una di queste e’ una delle guide. Visto che facciamo la stessa strada inizio ad andare con loro e intanto scambiamo qualche parola. Le spiego che facevo parte della “squadra gamberoni” e che mi sono fermato per la mancanza degli stivali di gomma. Lei allora mi dice: ” ma potevi dirlo all’ingresso, possiamo dartene noi un paio”. Rallegrato dalla possibilita’ di proseguire l’esplorazione della grotta raggiungendo i miei amici arriviamo all’ingresso dove posso indossare con soddisfazione un bel paio di stivali di gomma.

Soddisfatto mi avvio per rientrare in grotta. Sono camminando mi accorgo di aver chiesto un numero di stivale un poco troppo grande. Non sono scomodi ma sento che gli stivali potrebbero anche scivolarmi via dal piede. Fa nulla, andiamo.

La ruota da mulino all’ingresso.

Oramai ho la fotocamera impostata per i tempi lunghi, nel primo tratto di grotta ho pure dove poggiarla in maniera stabile, rallento per fare qualche foto.

Gia’ che ci sono rifaccio una foto alla quarta trappola.

Anche il telefono, questa grotta ha tutte le comodita’!

Ho perso troppo tempo, sono ancora a meta’ strada quando incontro i miei amici che stanno tornando indietro. Li saluto, mostro loro gli stivali e li avverto che intendo proseguire per andare a vedere piu’ avanti. Ci salutiamo nuovamente e proseguo facendo foto.

Lungo la strada verso il fondo (ma sara’ il fondo?) della grotta incontro gruppetti di studenti che fanno ritorno.

Passo il punto con l’acqua alta e vado avanti. Attraverso punti del meandro veramente maestosi ed enormi che mi lasciano a bocca aperta, non ricordavo e non mi aspettavo uno spettacolo simile. Proseguendo il meandro inizia a restringersi fino a diventare impegnativo. Incontro Tanit e Federico che tornano proprio dallo stretto. Ci salutiamo e proseguo.

Il primo tratto anche se stretto non e’ troppo scomodo, vado avanti. Poco piu’ avanti dovrei impegnarmi di piu’. L’acqua sotto di me e’ torbida, provo ad immergere uno stivale, l’acqua e’ sicuramente piu’ fonda di quanto lui possa sopportare. Forse potrei passare senza fatica e senza bagnarmi…oppure no. Gli stivali mi sono larghi e potrebbero scivolare via stando in acqua. Non sono i miei, meglio non rischiare. Inoltre una raffica di starnuti mi ricordano che se non mi bagno troppo e’ meglio anche per me. Con un sospiro torno indietro, rimandando mentalmente la prosecuzione a tempi migliori.

Visto che son qua e la fotocamera collabora, strada facendo faccio altre foto.

Una curva del meandro, non riuscitissima, ma interessante.

Vermicolazioni giganti?

Una scritta incomprensibile.

Anche altre scritte, ne faccio foto per Gabriele che ha fatto il corso per eliminarle e da allora e’ accanito sul tema.

Dopo l’ennesima curva trovo un gruppetto fermo. Vado subito a curiosare.

Sono Tanit e Federico con un paio di studenti di Fabio che hanno trovato dei reperti, un dente di un ruminante e forse altre ossa. Lasciano una freccia per indicare il punto del ritrovamento.

Quando ripartono mi aggrego a loro per il ritorno all’ingresso.

Faccio ancora qualche foto ma poche e frettolose.

Eccoci all’ingresso.

Ciao grotta dell’arco, questo e’ un arrivederci.

Fuori trovo tutti, chi cambiato chi no. Gabriele sta commentando con entusiasmo quanto fatto in grotta oggi, con chiunque gli dia retta.

Io dopo aver restituito gli stivali vado a cambiarmi, come mio solito ho sudato tantissimo e sono fradicio. Valentina e Claudio sono gia’ partiti per altri lidi, per fortuna ci siamo gia’ salutati in grotta.

Alla fine dopo aver degnamente commentato la nostra avventura Gabriele si lascia convincere da Mauro e Claudio ad andare a pranzo. Io non posso far altro che seguirlo. Questi fiori c’entrano nulla ma son proprio belli.

Cosi’ la giornata del gamberone termina degnamente a tarallucci e vino, o meglio a fettuccine. Il ristorante “Trattoria da Emilio”, sulla strada per tornare a Bellegra paese non e’ per nulla male, forse appena un pelino troppo caro ma diciamo che si tratta di un peccato trascurabile.

Sarei voluto andare a scavare a Bucio Nero’ quindi la visita alla grotta dell’arco a Bellegra e’ stato un ripiego. Devo dire pero’ di essermi ricreduto. Una bella giornata e una bella grotta. Alla prossima.

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Corso 65 SCR – Chiavica di Jack – 13/04/2024

Una bella uscita di corso con Netta, Aurora, Massimiliano, Fabio, Lino e Marco. Con delle apparizioni straordinarie di Debora.

Per onorare questo corso stavolta mi son trasferito con tutta la famiglia a Terracina. Nei giorni scorsi ho avuto un potente mal di gola quindi potro’ fare poco o nulla per aiutare. Pero’ sicuramente riusciro’ ad importunare tutti con la mia fotocamera.

La mattina ci incontriamo tutti al “rifugio” dove si tengono le lezioni teoriche per questo corso. Io mi imbarco in macchina con Lino e tutti in fila indiana andiamo allo spiazzo dove lasceremo le auto per andare alla grotta. Per prima cosa iniziamo a prepararci senza fretta godendo il sole di questa calda primavera.

Debora ha accompagnato Aurora e prima di lasciarcela in custodia fa qualche foto.

Tutti pronti? Si parte. Il percorso per arrivare alla grotta non ha un vero e proprio sentiero e probabilmente da solo mi perderei irrimediabilmente. Massimiliano pero’ c’e’ stato oramai molte volte e in qualche maniera ci guida verso la meta.

Arrivati. Per prima cosa si deve togliere la rete che protegge l’ingresso.

Se ne occupa Massimiliano.

Noialtri smaltiamo un poco il sudore e iniziamo a completare la vestizione, senza fretta.

Ecco la Chiavica di Jack. Sembra un semplice buco nel terreno ma nasconde delle bellezze inattese.

Mentre Massimiliano sistema corde e attacchi noi tiriamo fuori gli imbraghi e ci vestiamo da grotta.

Dopo una mezz’ora di alacre lavoro la discesa del pozzo d’ingresso e’ pronta. Possiamo iniziare la discesa. Visto che nessuno si offre di andare per primo Massimiliano rompe il ghiaccio andando lui.

Lo seguira’ Lino che intanto si interroga su cosa sia quell’attrezzo metallico rosso che ha attaccato addosso e perche’ la corda debba essere passata al suo interno con passaggi astrusi e contorti.

Il resto del gruppo aspetta senza dare suggerimenti.

Quando Lino decide di potersi fidare del suo discensore lo monta con perizia e affronta il temibile frazionamento di partenza.

Marco lo osserva con attenzione e un po’ di scetticismo.

Pochi secondi e il frazionamento e’ superato con successo. Dopo di lui tocca a Marco che passa talmente veloce che mi ricordo di fargli la foto solo quando e’ gia’ a meta’ pozzo.

E’ il turno di Aurora, mi rifaccio con lei delle foto mancate con Marco.

Netta osserva compiaciuta la destrezza di Aurora.

I nostri allievi sono tutti scesi. Ora tocca a noi. Scende il buon Fabio. Anche a lui faccio un servizio fotografico invidiabile.

Dopo Fabio scende Netta, riprendo anche lei ma in maniera piu’ contenuta.

Ora tocca a me. Affronto con spavalderia il temibile frazionamento e inizio la discesa.

Alla base del pozzo trovo ad attendermi Fabio.

Sono in una vasta sala, atterrato su un cono detritico che va digradando verso i lati della sala. Scendo a raggiungere il resto del gruppo che sta esplorando la grotta.

Massimiliano ha con se’ una fotocamera speciale, fa foto (credo) a 360 gradi. La sistema su cavalletto e poi ci chiede di girarci intorno un paio di volte. Promette meraviglie che ci mostrera’ tra qualche giorno dopo un opportuno “montaggio”, checche’ questo voglia dire.

Inizio a sentire la differenza di temperatura rispetto al caldo torrido dell’esterno. Devo stare attento a non prendere freddo ma sono molto incuriosito da questa grotta, anche se in maniera meno maestosa mi ricorda vagamente la sala principale di grotta Sbardy. Faccio qualche foto prima di tornare fuori.

Guardo in su verso l’ingresso della grotta. L’effetto del sole che entra nella sala e’ spettacolare.

Arrivo alla corda e inizio a salire, lentamente, senza fretta, ogni tanto mi fermo a fare foto.

Sono fuori. Dopo di me sale Netta ma e’ talmente veloce che manco di farle una foto di benarrivata. Ci mettiamo comodi ad aspettare che il resto del gruppo inizi la ritirata. Il primo a farsi avanti e’ Lino. Lo seguo documentando in abbondanza il passaggio del frazionamento fetente.

Dopo di lui arriva Massimiliano. Anche se la mia attenzione e’ piu’ sui nostri allievi qualche foto la faccio anche a lui per par condicio.

Arriva Marco. Riprendo anche la sua salita con molte foto. Marco simula difficolta’ nel passare il frazionamento e nello specifico nello sganciare il croll. Non avrebbe bisogno di aiuto ma lo fa per permettere a noi istruttori di divertirci un po’ con varie prove di sblocco che terminano con un allegro paranco improvvisato.

Marco riprende fiato mentre Massimiliano sistema qualcosa.

E’ il turno di Aurora. Anche alla sua salita dedico molte foto.

Buon ultimo sale Fabio. Oramai la fotocamera e’ bollente dopo il reportage fatto ad Aurora quindi viene facile continuare anche con lui.

Mentre terminiamo di smontare le corde e richiedere la grotta arriva dal bosco la salvifica Debora. Salvifica perche’ nel suo zaino porta dell’acqua fresca di cui avevo proprio bisogno. Improvvidamente me ne ero portato solo mezzo litro e con questo caldo e’ servito a poco.

Una volta tolta l’attrezzatura da dosso, riposti i materiali negli zaini e caricata Aurora con uno zaino piu’ grande di lei (per tenerla allenata!), prendiamo la strada per le auto. Debora, che conosce bene la zona ci guida fuori dello pseudo sentiero fatto all’andata ma alla fine arriviamo sani e salvi. Strada facendo faccio sosta per fotografare questi bei fiori.

Eccoci arrivati.

Siamo un poco in ritardo per la lezione quindi ci cambiamo velocemente e torniamo al rifugio da cui siamo partiti dove ci attende Maria per la lezione di rilievo.

Ci accomodiamo nella saletta per le lezioni. La prima sara’ tenuta da Fabio.

Inganno l’attesa facendo una foto nel giardino sottostante approfittando per salutare Patrizia.

Inizia la lezione di Fabio. La terra’ “Topografia e Cartografia” seguendo una presentazione del nostro caro Gianni, scomparso troppo presto.

Ecco Fabio che intrattiene noi e i nostri corsari sulle ostiche nozioni di topografia.

Alla fine della lezione mi accorgo che si e’ fatto tardi e con dispiacere devo rinunciare alla lezione di Maria. Devo tornare a Terracina e preparami per l’allegra cena tutti assieme che concludera’ la bella giornata. Alla prossima.

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Corso 65 SCR – Pozzo Comune – 07/04/2024

La prima uscita in grotta per i nostri ardimentosi allievi. Con Aurora, Lino, Marco, Netta, Stefano, Fabio e Massimiliano.

Di buon mattino esco da casa col mio maxi-zaino e arrivo con la metro a Garbatella dove vengo prelevato da Stefano. Insieme arriviamo a Pian della Faggeta dove incontriamo il resto del gruppo. Purtroppo ci sono state alcune defezioni e dei sei allievi che ieri hanno imparato i rudimenti della progressione su corda ne son rimasto solo tre, Aurora, Lino e Marco.

Col caldo sole primaverile di questa giornata iniziamo a prepararci. Stefano ed io, che ancora non conosciamo gli allievi andremo avanti ad armare lasciandoli alle amorevoli cure di Netta, Fabio e Massimiliano.

In breve siamo davanti alla grotta, la solita, insostituibile Pozzo Comune. Pensate che Stefano in piu’ di 40 anni di speleologia ha contato di aver percorso i suoi vuoti almeno 90 volte!

Subito dobbiamo risolvere il problema della mancanza di dadi e bulloni. Qualcuno si diverte sistematicamente a toglierli. Per fortuna che Stefano se ne e’ portato una discreta quantita’ da casa. Iniziamo ad armare.

Sistemata la prima corda entro nel salone principale e faccio la foto di rito all’ingresso visto da dentro.

Stefano mi raggiunge e in pochi passi siamo alla partenza del P19. Lascio a lui l’onore di armarlo.

Anche stavolta mettiamo il deviatore che tanto imbarazza gli allievi, e’ una sorta di “battesimo del fuoco” per loro non mi sembra bello che ci rinuncino.

Raggiungo Stefano al restringimento a meta’ pozzo e insieme armiamo il frazionamento. Pochi minuti e sono al salto successivo. Stefano si attarda un po’ perche’ nel frattempo il resto del gruppo e’ arrivato alla partenza del P19. Mi raggiunge alla “pozzetta malefica” che prosegue poi col pozzo che porta alla sala del teschio. Anche qua Stefano va avanti e sistema l’armo. Visto che abbiamo abbastanza corda predispone una corda tesa a fare da teleferica ed evitare l’acqua mentre si scende con l’altra posizionata subito accanto. Non posso che approvare e sfrutto subito l’armo per beffare la pozzetta ed evitare di bagnarmi.

Siamo alla sala del teschio. Non rimane altro che aspettare l’arrivo dei nostri allievi. Stefano si siede a fare uno spuntino.

Io vado in giro a fare qualche foto. Mi incuriosisco di queste escrescenze grigio-violacee sulla roccia. Non saprei dire cosa possano essere.

Intanto prosegue la nostra paziente attesa.

Da sopra si iniziano a sentire delle voci.

Ci sistemiamo per poter fare sicura agli allievi che scenderanno.

Massimiliano si palesa per primo e si mete in corrispondenza del deviatore a meta’ pozzo.

La prima degli allievi a scendere e’ Aurora.

Subito dopo e’ il turno di Marco.

Appena arriva Marco parte Lino.

Riprendo anche la sua discesa.

Ora che siamo tutti riuniti e abbiamo fatto conoscenza e’ arrivato il momento di uno spuntino veloce prima di proseguire.

Approfitto del loro assembramento luminoso per qualche foto della sala del teschio che in alto scompare nel buio.

Ancora una, ci ho preso gusto.

Ci siamo rifocillati, si puo’ ripartire. Visto lo scorrimento d’acqua gia’ alla base del P19 decidiamo che non e’ il caso di scendere il pozzo Marilu’ e quindi lasciamo qua la corda, senza rimpianti. Affrontiamo lo scivolo di fango. In attesa del mio turno faccio una foto alle gocce d’acqua che brillano sul soffitto.

E’ il mio turno, vado.

Inizia il meandro, e’ fantastico e anche dopo tante, tante volte riesce ancora ad affascinarmi.

Arriviamo al pozzo Marilu’, io mi sistemo comodo su una cengia sopra il passaggio. Massimiliano va avanti e sistema una corda per fare in modo che gli allievi possano affacciarsi ad ammirare il pozzo in sicurezza.

Li facciamo passare uno per volta, Fabio li aiuta e consiglia nel passaggio della pozza d’acqua da superare per poter ammirare Marilu’. Il primo e’ Marco.

Lo segue Aurora che guarda con diffidenza la pozza d’acqua.

Io intanto passo il tempo a fotografare una minuscola stalattite in formazione.

Quando tutti hanno fatto conoscenza con Marilu’, torniamo indietro. Mi fermo a fare una foto di resti archeo-speleologici di carburo esausto abbandonati tanti anni fa da un ignoto visitatore. La grotta diligentemente, con i suoi tempi, li sta riconvertendo in candida calcite.

Ancora qualche foto al tratto di meandro che mi affascina di piu’, sembra fatto da un paziente scalpellino invece che da semplici gocce d’acqua.

Proseguiamo spediti tra queste meraviglie. I nostri allievi magari le avranno notate ma penso le apprezzeranno davvero in occasione di prossime visite, quando saranno piu’ esperti.

In breve siamo vicini allo scivolo di fango.

Un attimo di riposo alla sala del teschio, ma non troppo, per non sentire freddo ci si deve muovere.

Aurora si prepara a salire il pozzo.

Eccola che va.

Massimiliano la segue per fermarsi al frazionamento.

E’ il turno di Lino.

Quindi salgo io e prendo il posto di Massimiliano.

Aspetto che Marco arrivi e poi lo assisto nel passaggio del semplice frazionamento.

Nel frattempo Lino arriva su e libera la corda per Massimiliano.

Sale anche Netta, per ultima poiche’ si e’ offerta per fare il disarmo di questo pozzo.

Mentre il resto del gruppo si avvia verso il P19 io rimango a far compagnia a Netta che disarma.

Sono velocissimi! Quando arrivo con Netta e’ rimasto solo Marco. Mi chiede delle foto della sua salita e io ci provo volentieri ma senza grandi risultati.

E’ il mio turno, mi fermo al restringimento a meta’ pozzo. Netta sale ancora per ultima.

Da sopra sentiamo Massimiliano che impreca contro il deviatore. Probabilmente Marco ha avuto difficolta’ a passarlo pero’ ora sembra tuttto andato per il meglio.

Stavolta e’ Stefano ad offrirsi per disarmare il P19. Quindi Netta sale subito seguita da me che rimango a far compagnia anche a Stefano.Eccolo impegnato nel rendere inoffensivo il deviatore nefasto.

Rifatte le corde e sistemate negli zaini ci avviamo all’uscita. Stefano disarma anche l’ultima corda.

Si esce. Al bordo esterno della grotta si viene subito catturati da una sensazione di caldo asfissiante. Quasi da rimpiangere il freddino della grotta.

Fuori troviamo i nostri amici che si cambiano. Consegniamo loro gli zaini del materiale per un controllo veloce che ci sia tutto.

Fabio si cambia nella sua mitica Jimny.

I nostri allievi, in “borghese” quasi non li ricooscevo.

Sistemato tutto il materiale senza alcuna perdita Massimiliano telefona speranzoso a Luca, il gestore della Sbirra. Nonostante siano quasi le 5 del pomeriggio Luca accetta di nutrirci dopo le fatiche ipogee quindi scendiamo veloci in paese spinti dalla dolce prospettiva di un buon pasto.

Come sempre faccio foto al paese durante il tragitto, questa e’ la piazza principale.

Fine della piazza e inizio del vicolo che porta alla Sbirra.

Altra foto alla piazza con i nostri in arrivo.

L’ingresso della mitica e salvifica “la Sbirra”.

Ed ecco Luca, sorridente nonostante gli facciamo fare gli straordinari.

Arriva anche la sua sorellina, Floriana. E’ lei che cucina, il mio vero mito!

In meno di un minuto siamo a tavola e ordiniamo. Le facce gia’ sorridenti anticipano le delizie che gusteremo.

A fine pasto, dopo caffe’ e ammazza-caffe’ andiamo alla cassa per il conto e per i saluti. Grazie anche alle ragazze che lavorano qua e nonostante l’ora tarda ci hanno sfamato col sorriso.

La piu’ classica uscita di corso e’ terminata anche questa volta, e non ha deluso. Alla prossima.

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Grotta Gianni Mecchia – 06/04/2024

Con Gabriele, Nerone, Tarcisio a proseguire lo scavo e Patrizio che passa a salutare.

Nerone prepara il materiale necessario.

Tarcisio e Gabriele non si vedevano da un po’ e si attardano a fare chiacchiera.

Si parte per la grotta.

Nerone apre il cancello.

Mentre terminano di sistemare cose io vado avanti, tanto mi fermero’ appena sotto il primo pozzo. Devo distruggere un arco di roccia che disturba assai la progressione. Aspetto alla base del pozzo. Nerone passa e va avanti verso il fondo attuale.

Aspetto ancora. Da fuori arriva la luce del sole sin qua.

Arriva anche Tarcisio e va avanti. Gabriele rimane per ultimo ed entrera’ con calma, vuol provare a fare il rilievo 3D.

Ecco l’arco di roccia da eliminare. Mi armo di demolitore e inizio.

Dopo una mezz’ora l’ho indebolito ma ancora non vuole cedere.

Arriva Gabriele. Nel frattempo dell’arco di roccia e’ rimasto solo il ricordo. Scendiamo assieme a raggiungere Tarcisio e Nerone.

Al “campo base” ci liberiamo dell’attrezzatura, per ora, superflua e percorriamo il meandro gattonando fino a raggiungere i nostri amici.

Ecco anche Gabriele che arriva.

Tarcisio e Nerone stanno lavorando sodo per rendere comodo il passaggio del tratto di meandro successivo. Io pero’ gia’ ci passo, quindi vado avanti a vedere. Dopo una decina di metri scarsi arrivo in una zona piu’ larga con molti arrivi. In fondo nemmeno a dirlo restringe e si intuisce un saltino di meno di due metri.

Inizio a lavorare col demolitore in corrispondenza del pozzetto ma non riesco a combinare nulla. Trovo un possibile bypass un paio di metri prima e provo anche la’. Riesco ad allargare la partenza ma poi piu’ avanti non riesco a scendere. Quando termina anche la seconda batteria del demolitore torno indietro dai miei amici.

Loro hanno avuto problemi col demolitore a 220 che improvvisamente ha smesso di funzionare. Gabriele si e’ offerto di uscire per controllare il generatore ma nulla si e’ risolto. Nerone e Tarcisio sono rimasti ad aspettare me. Nel frattempo hanno misurato la temperatura e hanno rilevato un 6,3 gradi. Ben fresco!

Dichiarato defunto il demolitore elettrico la decisione e’ presto presa. Si esce. Facciamo il materiale e lo riponiamo negli zaini. Parto per primo. In pochi minuti sono in vista dell’esterno dove trovo Gabriele che chiacchiera con Patrizio, arrivato per un saluto.

Naturalmente li costringo a mettersi in posa per una foto.

Arriva Nerone col suo berretto da battaglia.

Giornata terminata, ci si avvia verso le macchine.

Arrivati. Io come al solito con un fiatone che sembro un treno a vapore in corsa.

Tarcisio si cambia mentre Nerone si gusta la pipa ripensando alla giornata. Alla fine il problema del demolitore si e’ rivelato essere nel cavo elettrico. Per la prossima volta si dovra’ sistemare perche’ non faccia piu’ scherzi del genere.

Grotta Gianni Mecchia, una piccola grotta per un grande speleologo ed amico che ci ha lasciati troppo presto. Speriamo gli piaccia. Alla prossima.

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