Tanto per cambiare oggi si va con Nerone e Gabriele a scavare Pozzo Pasqualitti, una grotta che Nerone ed Elia esplorarono piu’ di 20 anni fa.
La mattina verso le 11, dopo tutte le soste canoniche Gabriele e io arriviamo allo spiazzo in curva sulla strada per Jenne, vicino a Piccola Creta. Nerone e’ gia’ li’ da almeno un’ora e ci ha aspettati godendosi il sole e appestando l’aria con la sua pipa nuova.
Al piacevole tepore del tiepido sole di oggi iniziamo a prepararci.
Appena pronti Nerone col suo zaino autocostruito ci fa strada verso la grotta.
Cammina cammina arrivo nel punto dove ricordo di essere passato tempo fa (un paio d’anni?) durante una passeggiata con Alessia, Luca e Corrado. Passiamo accanto al buco che avevamo erroneamente scambiato per Pozzo Pasqualitti e proseguiamo fino a trovare il vero ingresso. A dire il vero questo buco lo aveva trovato Alessia anche al tempo della nostra passeggiata ma non ci era sembrato degno di nota…mai sottovalutare una depressione nel terreno da queste parti!
Nerone si avvicina al buco apparentemente insignificante e ci fa notare un foro nella terra da cui in effetti tira un filo d’aria.
Subito ci prepariamo e iniziamo a scavare via terra e sassi per fare spazio.
Gia’ dopo nemmeno un’ora di scavo e tanti sassi tolti il buco assume delle dimensioni confortanti anche se non ancora umanamente percorribili. Si inizia ad intravedere un pozzo che scende e alla prova dei sassi sembra piu’ lungo di una decina di metri.
Visti i bei risultati gli scavi proseguono con impegno e, dopo un’altra ora di scavo, l’ingresso appare stretto ma praticabile.
Oggi sono stato l’unico del trio a portare l’attrezzatura quindi, anche se non ho tanta voglia di lasciare il bel sole odierno, inizio a prepararmi per esplorare la ritrovata grotta. Nerone non ricorda bene ma sembra che ci fosse un pozzo di circa 6 metri. Per l’occasione ho portato la tuta “bella” e appena indossata mi faccio fare una foto per documentare.
Riprendo la fotocamera e noto che la mia bussola, quella che tenevo legata al filo della fotocamera…non c’e’ piu’. Devo averla inavvertitamente strappata via durante l’ultimo giro a Piccola Creta. Peccato. Una foto ai miei amici prima di andare.
Finisco di sistemare la corda armando fuori su un sassone e appena sulla verticale del pozzo con un fix. Entro. Il passaggio iniziale per me e’ impegnativo, ma la gravita’ aiuta, vedremo al ritorno quante imprecazioni mi fara’ consumare. Il pozzo scende verticale, inizialmente stretto ma non troppo. Dopo circa 5 metri si allarga, non in maniera eclatante ma sicuramente diventa molto piu’ comodo. Scendendo, come sempre, faccio cadere eventuali sassi pericolanti o instabili.
Alla base del pozzo un piccolo cono di terra fresco fresco, tutta roba caduta durante il nostro scavo. Il resto del piano e’ ingombro di sassi sia caduti ora che nei tempi andati. Sulla parete trovo un simpatico ragnetto che cerco di fotografare mentre lui scappa precipitosamente dalla mia luce.
Non mi sembra di sentire aria venire tra i sassi della base del pozzo. Forse in un paio di punti potrebbe esserci un buco interessante. Provo a scavare nel primo ma senza trovare alcunche’ di interessante.
Anche il secondo dopo un rapido scavo non sembra poter dare soddisfazione immediata.
Mentre sono li’ sconsolato a guardare il cumulo di sassi e terra che dovremmo tirare fuori per verificare l’esistenza di una prosecuzione sento qualcosa cadermi addosso. Con le imprecazioni adeguate al caso mi rivolgo ai miei amici fuori per raccomandare loro, con parole fiorite, di fare attenzione a non tirarmi roba da sopra. Mi risponde la vocina di Gabriele spiegando che mentre tentava di fare il rilievo col Lidar del suo fantastico cellulare gli sono caduti gli occhiali. Sono loro ad essermi caduti addosso, causandomi piu’ spavento che danno. Guardo in giro nel paio di metri quadri che sono la base del pozzo e in effetti trovo gli occhiali di Gabriele. Manca una lente. Guardo ancora con maggiore attenzione ma trovo nulla. Ripongo quel che resta degli occhiali nel taschino per riportarli al proprietario.
Avverto fuori che inizio a salire e che, una volta nei pressi dell’ingresso dovranno darmi una mano. Salgo controllando le pareti per togliere eventuali sassi pericolanti che mi fossero sfuggiti durante la discesa. Nemmeno due metri dalla base del pozzo, su una sporgenza di roccia trovo anche la lente mancante, ripongo anche lei nel taschino.
A un metro dall’ingresso trovo una bella sorpresa, una spaccatura laterale sembra portare ad un pozzo parallelo. Alla prova del sasso sembra profondo almeno come quello gia’ sceso. Cerco di dargli una allargata col mio fido martello ma ben poco riesco a fare. Anche affacciarmi sulla verticale del pozzo risulta difficile quindi mi astengo. E’ sicuramente interessante perche’ l’aria sembra uscire da la’. Per ora mi limito a fare una foto all’imboccatura del pozzo. Lo ispezioneremo la prossima volta.
Prima di sistemarmi per tentare l’uscita faccio anche una foto a un altro ragno con i suoi bozzoli, magari a qualche appassionato possono interessare.
Prima di affrontare lo stretto per uscire chiedo l’aiuto dei miei amici. Nerone si affaccia sul pozzo e gli spiego che voglio passargli tutti gli ingombri possibili prima di uscire. In rapida successione gli passo gli occhiali di Gabriele, la fotocamera e la bandoliera con gli attrezzi.
Senza orpelli addosso l’uscita e complicata ma non scomodissima, qualche sbuffo e sono fuori.
Aggiorno per bene i miei amici poi propongo un’ultima fatica, l’ulteriore allargamento dell’ingresso. La proposta viene accolta e sbrighiamo la faccenda in pochi minuti. Subito dopo iniziamo la raccolta di rami (“filagne” in sublacense) per coprire l’ingresso e fare in maniera che gli animali al pascolo evitino di caderci dentro…e anche per evitare che pastori prudenti possano decidere di chiudere di nuovo la grotta.
Fatto il nostro dovere al meglio delle nostre possibilita’ iniziamo a ricomporre gli zaini. Recuperando la corda diamo una misura approssimativa della profondita’ del pozzo sceso oggi. Si tratta di un P16.
Un ultimo saluto alla grotta riscoperta e ora di nuovo celata.
Nerone ci guida verso le auto, sinceramente non ricordo piu’ la direzione migliore da prendere per tornare indietro. So all’incirca dove troverei la strada ma sicuramente allungherei il percorso, meglio seguire Nerone.
Una veloce sgambata e siamo alla strada.
Una foto agli amici ci sta sempre bene.
Eccoci alle auto.
Visto che devo appartarmi un attimo ne approfitto anche per un saluto a Piccola Creta. Ciao, ci si vede presto.
Mentre mi cambio Nerone si gusta una pipata. Insieme commentiamo la proficua giornata odierna, ben contenti dei risultati.
Il ritorno e’ tranquillo anche se, essendo domenica, con un po’ piu’ di traffico rispetto al solito. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo Pasqualitti – 01/12/2024
Con Linda, Silvana, Angelo, Luciano e Luca per proseguire le esplorazioni. Supporto esterno di Laura, Martina, Gabriele, Claudio alla ricerca di pozzo Pasqualitti. Nerone macchina rotta.
Come sempre anche oggi entreremo in grotta insieme, siamo in 6, dividendoci poi in tre squadrette da due, ognuna in un posto differente perche’ cosi’ si evita di stare inattivi e prendere freddo. Luca ed io andremo a terminare l’allargamento del P20 nuovo, Silvana e Luciano proseguiranno il lavoro alla risalita delle stalattiti di fango mentre Linda e Angelo saranno impegnati alla risalita Tommolino.
Visto che faremo piu’ attivita’ in posti differenti, vedremo anche cose differenti, per questo motivo ho estorto ai miei amici la promessa di una breve relazione da inserire nella mia, qui presente. Le troverete continuando nella lettura!
Con una giornata cosi’ bella cosa puo’ andare storto? Qualcosa di sicuro, iniziamo subito bene, mentre facciamo colazione al bar Cicchetti mi telefona Nerone dicendo che e’ fermo con la macchina alla prima curva dopo l’ospedale perche’ il motore ha iniziato a fumare.
Noi della macchina di Claudio, cioe’ Martina, io e Claudio terminiamo velocemente la colazione e lo raggiungiamo. Purtroppo per la macchina si puo’ fare nulla, Nerone e’ in attesa del carro attrezzi per portarla dal meccanico.
Prendiamo in consegna il materiale per la giornata che ci stava portando alla grotta e a malincuore lo lasciamo.
Altro appuntamento lo facciamo a Livata per prendere del cibo.
Alla grotta troviamo il mitico quartetto GsCaiRoma che vi presento in ordine di apparizione, abbiamo Linda, Angelo, Silvana e Luciano. Sono arrivati prima di noi e sono gia’ pronti.
Senza perdere altro tempo ci prepariamo anche noi e nel termine di una mezz’ora siamo pronti, nel frattempo il resto del gruppo, formato da Martina, Laura, Gabriele e Claudio, che andranno alla ricerca di Pozzo Pasqualitti, sono arrivati e si godono il bel sole chiacchierando vicino l’ingresso della grotta in attesa che anche Luca ed io entriamo.
Scendiamo velocemente e raggiungiamo i nostri amici alla partenza del P50, ovvero raggiungiamo Silvana proprio mentre sta partendo.
Scendo in parallelo con Silvana godendomi insieme a lei l’intenso stillicidio che ci dona oggi il P50, per fortuna che anche oggi ho indossato il fido impermeabile.
Arrivo alla base del P50 che Angelo e Linda sono gia’ andati avanti verso la risalita ma in tempo per salutare Luciano che si appresta a salire per raggiungere la risalita delle stalattiti di fango.
Arriva anche Silvana che a breve raggiungera’ Luciano.
Come sempre mi prendo un momento per una foto alle stalattiti di fango.
Mentre mi diletto, arriva anche Luca.
Una volta assieme salutiamo Silvana e Luciano e andiamo alla risalita Tommolino dove andremo a scendere il P20 per finire di allargarlo.
Da questo momento in poi mi dimentico completamente della fotocamera, sempre assediati da uno stillicidio intenso lavoriamo alla strettoia che ci impedisce la discesa.
Qua sospendo il racconto del nostro lavoro sulla strettoia per inserire la relazione di Angelo e Linda di cui anche io sono curiosissimo, loro sono andati al culmine attuale della risalita Tommolino…vediamo com’e’ andata…
———————————————Relazione di Angelo e Linda ———————————————
Nuovo sabato nuova punta a Piccola Creta.
Questa volta il team GSCAI Roma non è composto solo da me e Angelo, ci sono anche Silvana e Luciano con noi. Gli abbiamo talmente parlato di questa esplorazione che li abbiamo incuriositi.
La mattinata è tra le più fredde degli ultimi giorni e non parte bene per tutti: raggiunto il bar in cui ci ricongiungiamo con Bibbo scopriamo che Nerone, e tutto il suo materiale, sono fermi poiché la macchina ha avuto un guasto.
Loro faranno una sosta per dare sostegno a Nerone e recuperare il materiale, noi intanto ci avviamo alla grotta, ci piace cambiarci con calma. Arrivati affrontiamo il freddo e ci cambiamo, nel mentre arrivano anche Bibbo e Luca, ormai coppia di lavoro inseparabile, con loro anche Gabriele e nuovi amici che conosciamo proprio mentre ci cambiamo. I compiti sono chiari: a me e ad Angelo tocca terminare la risalita Tommolino, Silvana e Luciano vanno alla risalita delle stalattiti di fango, Bibbo e Luca procedono con i lavori sul P20 stretto.
Entriamo! Questa volta sono la prima a scendere, mi fa quasi sentire la padrona di casa! Dietro di me Luciano che non è mai venuto in questa grotta, allora piano piano, come saggiamente insegnato da Bibbo, gli mostro qualche “trucchetto” per affrontare al meglio le strettoie e qualche passaggio su cui invece bisogna essere un poco più attenti per evitare di lanciare sassi a quelli sotto di noi.. meno male che io sono la prima! Come da prassi scendiamo il P25, il P50 e arrivati alla base di quest’ ultimo ci separiamo. Aspetto l’arrivo di Angelo e ci avviamo al nostro posto di lavoro. Mentre iniziamo la risalita sentiamo che anche Bibbo e Luca ci hanno raggiunti, ci siamo proprio tutti ormai. Mentre risaliamo noto con piacere che i nostri cari amici Giulio e Alessio la scorsa volta hanno proprio fatto un bel pezzetto nuovo e si sono intrufolati in quella fessura che l’ultima volta che ci sono stata mi ispirava tanto. Arriviamo dove sono arrivati i nostri amici l’ultima volta e facciamo una piccola pausa prima di cominciare a lavorare: io non ho dubbi, attacco subito due dei tre panini che mi ero portata.
Mi metto il mio caro amico piumino e addirittura mi cambio i guanti!!! Niente potrà fermarmi questa volta. Il mio caro Angelo, più sportivo, decide che sta bene cosi (ricordatevi di queste parole più avanti) e si infila subito nel buchetto che Giulio aveva intravisto l’ultima volta. A parte qualche bella concrezione, purtroppo chiude! Iniziamo allora la risalita, notando che a destra comunque c’è un bel pozzetto che la prossima volta potremmo provare a scendere. Inizio a far sicura ad Angelo che si muove lento lento perché la roccia non è delle migliori, scavalca l’arco di roccia sopra la mia testa e lo perdo per qualche istante mentre cerca una buona base per mettere il primo fix. Piazzato l’armo in sicurezza lo raggiungo anche io cosi da potergli fare più comodamente sicura.
Arrivo su e quello che trovo è un bel fuso di almeno una ventina di metri sopra di noi con un abbondante stillicidio e un Angelo infreddolito che appena arrivo mi dice “piove troppo torniamo giù”. Io ero pronta con il mio assetto da guerra con piumino e guanti e di tornare giu proprio non avevo voglia, allora gli dico “ ma mettiamo almeno un paio di fix, cosi da non buttare la giornata!!”.
Mi da ascolto, inizia la risalita, ma al secondo fix lo vedo ormai zuppo. Decidiamo che non possiamo continuare, si torna indietro.
Lenti lenti eravamo arrivati e lenti lenti ce ne andiamo fino ad incontrare una bella scenetta: all’inizio della risalita ( che ora stavamo ripercorrendo al contrario) sentiamo Bibbo e Luca che lavorano per allargare il loro P20… ma li sentiamo troppo….vicini!! sono praticamente sopra le nostre teste! Ahime, il P20 ricollega proprio sopra l’inizio della risalita.. un bel po di lavoro vano, ma vabbe’! Sarà per il prossimo pozzo!!
Riprendiamo il nostro percorso verso l’uscita, ad attenderci fuori qualche grado sotto lo zero, non ricordo di aver mai avuto cosi freddo fuori da una grotta. Ci cambiamo più in fretta che possiamo e nel mentre escono anche i nostri compagni. Qualche minuto di convivialità bevendo del buonissimo vin brulè e ci avviamo, prima verso l’aperitivo, e poi verso le nostre case.
Mio caro Angelo, la prossima volta avrai bisogno di un bel piumino!!!
——————————————-Fine relazione di Angelo e Linda ——————————————
Ora che sappiamo cosa e’ successo ai nostri amici possiamo riprendere col mio racconto.
Quando finalmente siamo pronti per tentare il passaggio della strettoia, Luca mi ferma perche’ ha sentito delle voci da sotto. Faccio silenzio e mi affaccio nel passaggio appena allargato. In effetti, si sentono voci. Proviamo a chiamare e…ci risponde Angelo! Linda e Angelo stavano scendendo e arrivati alla base della risalita ci hanno sentito distintamente parlare. Incuriositi sono andati verso la fonte delle nostre voci arrivando fino a quella risalita da fare in arrampicata che avevo fatto io senza poter passare e che poi avevo fatto ripetere sia a Luca che ad Angelo. In pratica il nostro P20 arriva proprio la’. Una delusione tremenda!
Preso atto della deludente realta’ con Luca ci siamo guardati in faccia poi abbiamo salutato i nostri amici di sotto e abbiamo subito iniziato a sbaraccare completamente il “cantiere”.
Raccogliamo la poca “monnezza” prodotta, riprendiamo gli attrezzi. Sistemiamo alla meno peggio tutto quel che entra nello zaino e il resto, sostanzialmente l’enorme telo che avevamo messo a protezione, lo portiamo su legato alla corda. Mentre Luca sale io disarmo i due attacchi di stazionamento che avevamo messo ad inizio lavori. Quando Luca urla la libera, salgo anche io. Vicino all’uscita passo a Luca la corda e gli faccio tirare su il telo legato in fondo, quindi esco a mia volta, non senza aver disarmato il deviatore. Come saluto di commiato smonto anche le due placchette di partenza e ammatasso la corda che sara’ sicuramente utile per altro.
Per attenuare il pizzico di delusione causato dall’inaspettata quanto indesiderata conclusione della esplorazione del pozzo, prima di rifare gli zaini facciamo un veloce spuntino e beviamo qualche sorso d’acqua. Facciamo poi uno zaino pesantissimo per Luca con trapano, batterie e ferraglia varia e uno solo voluminoso per me con il telo e poco altro.
Nel frattempo i rumori e il vocio dei nostri amici si e’ spento, probabilmente stanno risalendo il P50 per uscire. Anche per noi e’ ora di andare, siamo bagnati fradici e Luca, che e’ stato piu’ fermo di me inizia ad avere brividi per il freddo.
Senza fretta scendiamo alla base della risalita e passiamo il cunicolo. Quando arriviamo alla base del P50 troviamo solo il silenzio e uno stillicidio se possibile ancora piu’ intenso che all’andata. Urliamo verso l’alto ma ci arrivano solo delle voci indistinte. Dopo alcuni tentativi in cui non ci capiamo a vicenda, da sopra arrivano 3 fischi. Al mio sorriso Luca rimane interdetto cosi’ gli spiego che 3 fischi stanno a sostituire le 3 sillabe di “Li-Be-Ra” e si utilizzano quando non si riesce a comunicare altrimenti.
Qua sospendo di nuovo il mio racconto della nostra uscita per inserire la relazione di Luciano e Silvana che sono andati alla risalita delle stalattiti di fango…anche per loro vediamo com’e’ andata…
——————————————–Relazione di Luciano (e Silvana)——————————————
Dopo un anno speleologico dedicato quasi interamente alla didattica, finalmente, torno in grotta a fare la cosa più bella: trasformarmi in un essere fangoso alla ricerca di nuove possibilità!Tra l’altro dovevo anche “varare” il nuovo imbrago, quale migliore occasione?
Come tutte le giornate speleo c’è l’appuntamento al “solito bar” dove, dopo il terzo caffè e i saluti, si fa un primo briefing e, puntualmente, ci si accorge di aver dimenticato qualcosa. Inaspettatamente abbiamo con noi tutto ma… paghiamo il prezzo di tanta precisione scoprendo che Nerone ha avuto un problema con l’auto, ancora non sappiamo che la cosa gli imporrà di non potersi unire a noi. Bibbo e Luca corrono a tentare di assisterlo e io, Silvana, Angelo e Linda, ci avviamo alla grotta.
La mattina è fredda. Ci cambiamo rapidamente e, nel frattempo, ci recuperano Bibbo con Luca seguiti da Gabriele ed altri amici che faranno un giro esterno. La macchina dei Nerone, come anticipato, non ce l’ha fatta e ha dovuto aspettare l’assistenza stradale. Purtroppo non sarà dei nostri.
Formiamo le squadre: Bibbo e Luca allo scavo, Linda e Angelo andranno a completare una risalita mentre io e Silvana proveremo a farci strada sulla sommità del pozzo delle stalattiti di fango, sulla cui testa sembra esserci un passaggio “che va verso il basso”. Ognuno prende il materiale per la propria avventura. Mobilis in mobile.
Bibbo mi avverte di una insidiosa strettoia all’imbocco del pozzo: lo ha costretto, nelle scorse puntate, a passare togliendosi l’imbrago. Essendo di corporatura simile ma avendo, lui, molta più esperienza di me, mi preparo all’idea che sarà un passaggio “divertente”. Partiamo. Linda, da prima, attrezza velocemente l’ingresso e mi ritrovo, dopo tante uscite in cui il cicerone tessitore delle vie sono stato io, ad essere felice di vedere che è lei, come Silvana e Angelo, ad essere diventata a sua volta guida e tessitrice. Superiamo i primi pozzetti: “passa di qui”, “metti il piede là”, “occhio che questo scarica” sono le indicazioni che ricevo da Linda, che mi precede. Dietro di noi, Angelo e poi Silvana. In breve ci troviamo all’attacco del P50. Con poca sorpresa accettiamo che il pozzo sia percorso da un pesante stillicidio: la discesa sarà almeno umida e la risalita sarà più che bagnata. Nei nostri discensori si alternano i frazionamenti ed i deviatori del pozzo e, quando tutti e 4 siamo “piedi a terra”, ci salutiamo per andare alle nostre aree di lavoro.
Qualche minuto dopo aver salutato Angelo e Linda, arriva Bibbo. Lo informo che ragazzi sono andati avanti e in cambio mi indica la nostra risalita e la sua strettoia ad attenderci. “Ho dovuto togliere l’imbrago”, ripete nel breve racconto del suo primo passaggio attraverso l’ostacolo, mi indica le graziose piccole stalattiti di fango che danno nome all’area, ci da l’appuntamento di fine giornata e ci salutiamo.
Una corta cordella in salita, poco più di un paio di metri, consente di raggiungere un primo terrazzino e poi, pochissimo più su oltre, la strettoia. Lì per lì la mia attenzione non è per l’angusto passaggio ma per il buon flusso d’acqua che, con fare sbarazzino, fuoriesce dalla crepa che dobbiamo attraversare. Aggiungo mentalmente “interessante” all’aggettivo “divertente”. Proteggo il trapano e approccio la prima breve risalita per fare in modo di non toccare, neanche per sbaglio, le delicate stalattiti di fango. E poi eccola lì: una crepa diagonale poco più larga dell’asse maggiore di un casco, dal profilo sbeccato e contorto e da affrontare arrampicando aiutati da una corda. Ci ostacola per una buona metrata. Sono evidenti i segni del duro lavoro di cesello fatti dal primo che è passato per portarla ad una dimensione “umana”. Ricerco il punto dal quale avrei più facilità a passare e, sfruttando come sicura mentale la corda che l’attraversa, tento. Passo per qualche decina di centimetri ma mi blocco contro una spalla di roccia che se la prende con il mio imbrago. Forzo un po’ ma la strettoia non mi vuol lasciar passare. Cocciutamente, senza retrocedere e senza togliere l’imbrago, decido di muovermi meno di velocità e più di pazienza. Con l’aiuto di qualche orazione supero con velocità centimetrica lo sperone che mi bloccava e salgo oltre il punto peggiore.
Silenziosamente Silvana mi aveva ben osservato. Ci passiamo i sacchi, che si incastrano dispettosamente non appena deviano di poco dal percorso ideale, poi si approccia anche lei.
Primo tentativo nulla… Secondo tentativo, provo a sistemare la corda di aiuto spostandola in avanti e collocandola per quanto possibile sullo stesso asse del “punto buono”. Nulla… Terzo tentativo, si aggiunge qualche orazione e un maggior lavoro di pazienza, nulla… Lei purtroppo non passa. La crepa ha parlato. Nonostante sia fradicia marcia e nonostante il mio invito a non prendere freddo, mi aspetterà giù mentre vado a vedere il passaggio “verso il basso”.
Raccolgo le mie cose e risalgo velocemente il pozzo sulla cui sommità c’è il passaggio da ispezionare. Un lato del pozzo è sotto una caduta di acqua, la stessa che poi alimenta il flusso che attraversa la strettoia, ma la risalita è stata fatta dal lato opposto. Sulla sommità del pozzo cerco il passaggio che mi avevano indicato e del quale mi erano state mostrate delle foto. Lo trovo: una crepa, laterale al di sotto del pozzo non più larga di una spanna nei suoi primi 30-40cm di sviluppo, che continua allargandosi a dimensioni quasi umane per zigzagare via nel buio dopo un paio di metri, lasciando supporre che oltre ci sia un altro piccolo ambiente. È da dove arriva tutta l’acqua: di sicuro non va verso il basso, di sicuro va cesellata la frattura di ingresso – mentre rifletto Silvana è al freddo che mi aspetta – di sicuro non è il giorno giusto per forzare il passaggio che è praticamente a tetto, approcciandolo dal basso e in solitaria.
Prima di tornare giù mi fermo ad ascoltare l’acqua. Se ci fosse qualche rumore di scroscio… ma percepisco solo il gorgogliare dell’acqua che scorre su una superficie irregolare. Qualunque altra cosa di eventualmente praticabile è al di là della portata dei miei sensi. Scendo. In breve tempo torno alla strettoia, devo dire che è più facile superarla in salita che in discesa, e racconto ad una infreddolita Silvana quanto ho visto.
Come ci fossimo dati appuntamento, Angelo e Linda ci precedono di pochissimo sulla risalita di uscita e dal fondo percepiamo che anche Bibbo e Luca stanno impacchettando le loro cose.
Dalla cima del P50 arriva il libera. Delle due linee di salita, per motivi affettivi scelgo quella sotto lo stillicidio – non che l’altra fosse di molto più asciutta – e vengo premiato con la rottura improvvisa, con un botto clamoroso, del laccio che regge il croll. Segue una colorita imprecazione, il confezionamento di un pettorale di emergenza e il recupero dallo spavento improvviso. Il tutto sotto la parte peggiore dello stillicidio. Superiamo il P50, affrontiamo i diaframmi e i restringimenti da li all’uscita della grotta. La mia sacchetta personale, di sua spontanea volontà, si allea con il sacco trapano per incastrarsi ovunque. Non capisco cosa gli abbia fatto per ricevere un simile trattamento… Ancora un po’ e siamo fuori. Angelo e Linda si sono già cambiati e il freddo è sufficientemente intenso da ghiacciare le tute bagnate in pochi minuti.
Rapidamente ci cambiamo, e quando anche Bibbo e Luca sono pronti recuperiamo Gabriele e gli altri, rimasti in esterno, per andare a scambiarci le informazioni davanti ad una cioccolata calda (troppo freddo per la classica birra). Ci scambiamo le informazioni e ci si comincia ad organizzare per cenare “al solito posto”, nota località presente nei pressi di ogni grotta. Per questa volta decliniamo l’invito a cena, Linda e Angelo sono in macchina con noi e devono tornare per prepararsi ad un’altra giornata di esplorazione l’indomani. Promettendo battaglia alla prossima occasione, salutiamo la compagnia.
——————————————Fine relazione di Luciano e Silvana —————————————-
Terminato il loro racconto possiamo riprendere col mio.
La salita del P50 e’ letteralmente una doccia fredda, nonostante l’impermeabile sono fradicio fino alle mutande inoltre ho la scarpa sinistra zuppa d’acqua, un altro regalo del P20 inutile.
Nonostante la mia lentezza in risalita salgo il P50 piu’ velocemente di Luca. Lui da’ la colpa a me che gli rifilo sempre zaini pesantissimi che lo rallentano troppo. Questo mi convince ancora di piu’ sul fatto che faccio bene, il ragazzo ha bisogno di allenarsi!
Alla base del P25 inizio subito a salire per non far aspettare troppo Luca ma dopo pochi metri decido che devo assolutamente spostare piu’ in alto il deviatore messo frettolosamente la volta scorsa. Metto subito in azione il mio proposito, ma lo faccio male poiche’ mi faccio cadere di mano il kevlar del deviatore. Per evitare di dover scendere mi sistemo su una cengia poco sopra di me e chiedo a Luca il piacere di recuperarlo e portarmelo.
Arrivando alla cengia noto la corda con la calza severamente lesionata, si vede che mettere il deviatore non e’ bastato, qualcuno e’ salito senza l’accortezza di tenere la corda lontana dalla roccia. Mea culpa, avrei dovuto mettere meglio il deviatore gia’ la volta scorsa, non sempre chi sale si accorge di sfregamenti evitabili ma da’ completa fiducia all’armo. Tra l’altro ho pure dimenticato di avvertire preventivamente i miei amici di fare attenzione in questo punto.
Come dicevo, mi sistemo comodo sulla cengia e libero la corda. Mentre aspetto che Luca mi raggiunga col cordino scelgo il nuovo anello naturale di roccia dove posizionare il deviatore. Ne trovo uno ottimo, me lo segno mentalmente per poterlo ritrovare e poi volgo la mia attenzione a Luca che in questo momento transita nel tratto di corda lesionato. La maniglia passa oltre senza problemi ma poi lo vedo che si blocca con uno sguardo preoccupato. “Si e’ rotta la calza della corda” mi dice. Gli dico di continuare a salire facendo chiudere il croll sui trefoli, dovrebbe tenere ugualmente. Lui esegue ma lo fa frettolosamente e un po’ troppa energia. Un paio di trefoli si tranciano aumentando notevolmente l’ansia del mio amico che si appende con decisione alla sola maniglia. Un paio di secondi di stordimento per la situazione incresciosa poi Luca si riprende e cerca appoggi per i piedi sulla parete togliendo il peso dalla corda e riuscendo poi a spostare il croll sopra la parte lesionata e raggiungermi.
Passato il momento di crisi, in pochi secondi Luca e’ accanto a me e mi restituisce il cordino caduto, che pero’ a questo punto serve a ben poco, oramai questa corda e’ da cambiare. Per fargli riprendere fiato e coraggio distraggo il mio amico facendogli delle foto con la corda lesionata che ha attentato alla sua vita.
Sistemo comunque il cordino del deviatore, servira’ sicuramente in futuro. Cerco il coltellino e con un sospiro taglio la corda in maniera che a nessuno venga in mente di utilizzarla cosi’ malridotta. Il capo a valle lo attacco al cordino del deviatore, al capo a monte faccio un bel nodo per impedire che chi dovesse scendere termini la discesa con una caduta.
A questo punto manca solo di riprendere la salita. Luca, ancora un poco scosso, reclama il diritto di partire per primo. Non glielo posso negare. Mi risistemo comodo e aspetto che arrivi al frazionamento successivo per salire a mia volta.
Dopo questo “piccolo” incidente il nostro viaggio verso l’aria aperta prosegue senza altri problemi. Dalla partenza del P25 in poi la nostra uscita e’ accompagnata da una forte corrente di aria gelida che proviene dall’esterno, una vera manna per noi che siamo completamente zuppi e gia’ infreddoliti. Oramai anche io tremo senza ritegno per il freddo. Gli ultimi metri fino a fuori li facciamo praticamente insieme. Appena fuori togliamo la corda d’ingresso e prendiamo un’ulteriore dose di freddo per un paio di foto, prima a Luca, poi all’ingresso, quindi a me.
Salutata la grotta, probabilmente ci si rivedra’ in primavera, andiamo alle auto dove ci attendono i nostri amici ma soprattutto vestiti asciutti.
Mentre ci cambiamo tremando come foglie arrivano anche le macchine dei nostri ricognitori cosi’, anche per ingannare il freddo che ci attanaglia, iniziamo a scambiarci informazioni su com’e’ andata la giornata
Ancora una volta sospendo il mio racconto per inserire la relazione di Martina. Lei con Laura, Gabriele e Claudio sono andati comunque alla ricerca del pozzo Pasqualitti senza l’aiuto di Nerone…per loro vediamo cosa ci racconta Martina…
——————————————– Relazione di Martina ——————————————-
Siamo partiti da Roma Io Bibbo e Claudio, e ci siamo incontrati lungo la strada per una prima tappa al bar con tutti gli altri. Poi siamo andati a prendere i materiali dallo sventurato Nerone che è rimasto con la macchina in panne. Comunque il punto di ritrovo proprio con tutti è stato davanti a piccola Greta, dove c’erano già Linda, Angelo, Luciano e Silvana che si stavano cambiando.
Successivamente sono arrivati anche Gabriele Laura e Luca. Abbiamo atteso che Luca, Bibbo e il gruppo CAI entrassero in grotta.
Ci siamo divisi in due gruppi, uno esplorativo in grotta e uno esplorativo in superficie, infatti io Claudio Gabriele e Laura siamo andati a fare una ricognizione superficiale per trovare una grotta segnalata da Nerone che sarebbe stata da ricontrollare anche per fare il rilievo.
Siamo stati prima a Pozzo della neve, accompagnati anche da Elia che nel frattempo passava in bicicletta. Claudio e Laura sono scesi fino all’entrata principale ma c’era troppo ghiaccio e quindi Claudio ha valutato che non fosse il caso di scendere anche perché non avevamo corde dietro.
Siamo poi andati a cercare questo famoso pozzo Pasqualitti indicato da Nerone, con tanto di GPS. Abbiamo girato per circa 4 ore e 5 km di doline su e giù non trovando niente. Nerone avrebbe dovuto indicarci il punto esatto ma la sua assenza ha determinato il fallimento della nostra missione.
Noi però non ci lasciamo mai prendere dallo sconforto e ovviamente ci siamo imbattuti in altre grotte che non c’entravano nulla con quella che stavamo cercando, come per esempio il sud di Pozzo Pasqualitti, e pozzo Saverio.
Comunque è stata una bellissima passeggiata nella faggeta, tutta ghiacciata, in cui ci siamo divertiti più che altro a scivolare sul ghiaccio delle pozzanghere come i bambini.
A fine giro siamo tornati dai ragazzi, che nel frattempo erano usciti dalla grotta, e con loro abbiamo condiviso un bel bicchiere di vin brulè per scaldarci dal gelo. Poi siamo andati anche a bere qualcosa di caldo al Livata, concludendo la serata da Antonia con un bel piatto di fettuccine, ovvero il giusto lieto fine di una giornata impegnativa.
Come sempre ci siamo divertiti tantissimo, la compagnia è stata super piacevole è la giornata fantastica all’insegna dell’amicizia e dell’esplorazione.
——————————————– Fine relazione di Martina ——————————————-
Grazie a tutti i miei amici per il loro contributo, ma ora riprendiamo col mio racconto.
Una volta cambiati anche Luca ed io, passiamo a sistemare i materiali da riportare indietro poi prendiamo le auto dirigendoci decisi e compatti a Livata per una sosta al bar. Urge bere qualcosa di caldo. Strada facendo Claudio si ferma per ammirare il tramonto e scattare qualche foto, lo imito.
Al bar ci sediamo dopo aver ordinato ognuno quello che desidera. Personalmente mi prendo conforto con una tisana bollente, c’e’ chi va sulla cioccolata calda con panna e i piu’ arditi si rifocillano con birra e patatine.
Tra una chiacchiera e l’altra terminiamo di aggiornarci reciprocamente sulla giornata appena passata. In questo momento approfitto per estorcere le promesse di una relazione. Rimane solo da decidere come concludere la giornata. Gira insistente la proposta di andare a Marano Equo al ristorante da Antonia ma Linda e Angelo andranno in grotta anche domani quindi rinunciano, di conseguenza devono rinunciare a malincuore anche Silvana e Luciano poiche’ sono in una sola macchina, peccato. Il resto del gruppo pero’ decide compatto, concluderemo con un bel piatto di fettuccine!
Prima di uscire dal bar telefoniamo al ristorante e prenotiamo il tavolo quindi usciamo al gelo, salutiamo i nostri amici rinunciatari e partiamo verso il ristorante. Gabriele e Luca fanno una deviazione al magazzino a posare il materiale. La cena come sempre e ‘allegra e ottima. Sazi e soddisfatti torniamo a casa gia’ pensando ai prossimi impegni. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Piccola Creta – 23/11/2024
Ancora una volta a Piccola Creta a continuare l’avventura, stavolta con Giuseppe.
La mattina verso le 10 arriviamo alla grotta. Subito metto in azione la fotocamera per riprendere il cordiale saluto di Giuseppe.
Appena pronti lo costringo anche a un selfie prima di entrare in grotta.
Ci avviamo alla grotta e, dopo aver affrontato l’arduo avvicinamento di quasi 20 metri, io inizio a mettere la corda per il saltino d’ingresso mentre Giuseppe controlla di non aver dimenticato qualcosa. Grazie al controllo trova che non ha preso il martello quindi fa un salto in macchina a prenderlo.
Ecco il meraviglioso, nuovo recinto della nostra grotticella. La corda e’ pronta, dobbiamo solo andare.
Un saluto al bel sole di questa fredda giornata e via, si entra. La corda del primo pozzo, il P10 e’ molto secca. Ipotizzo che nei giorni scorsi la grotta abbia aspirato aria secca dall’esterno. Ora sembra in stallo.
Alla partenza del P25 mi fermo un attimo, giusto il tempo di fare una foto.
Alla partenza del P50 aspetto Giuseppe e lo importuno di foto mentre passa il punto critico per la caduta sassi.
Appena arriva sul terrazzino vado avanti sulla “mia” corda, quella bianca. Aspetto con pazienza che Giuseppe si sistemi sulla corda rossa e intanto tento l’ennesima foto al sottilissimo strato di calcite che adorna la parete accanto a me.
Eccolo che arriva.
All’ultimo tratto di discesa del P50 mi fermo qualche minuto per mettere un altro fix e disaccoppiare i deviatori delle due vie che ora insistono su un attacco solo.
Giuseppe intanto prosegue e quando arrivo alla base del P50 faccio appena a tempo a salutarlo e fargli un paio di foto mentre scompare nella sala sospesa per proseguire la risalita che ha iniziato la volta scorsa.
Da questo momento in poi ci separiamo, io saliro’ fino alla cengia nella parte nuova, oggi lavorero’ la’.
Vi anticipo la foto che ho ricevuto da Giuseppe, che ringrazio. In pratica alla fine della sua salita ha trovato un qualcosa di interessante che sicuramente valuteremo meglio durante le prossime uscite.
Foto di Giuseppe Paolini
Come detto, dopo aver salutato Giuseppe scendo il saltino che porta al cunicolo scomodo, lo passo con qualche sbuffo a contorno e finalmente mi affaccio alla risalita.
Oggi il mio obiettivo e’ quello di allargare la partenza del pozzo P20 nuovo. La volta scorsa, anzi due volte fa, ho predisposto tutto togliendo la corda dal pozzo. Ora sono pronto a cominciare il lavoro di aggiustaggio.
Dopo un paio d’ore di lavoro ho terminato la prima batteria e ho fiaccato parecchio la seconda. Ho anche le braccia a pezzi ma in fin dei conti posso ritenermi soddisfatto. E’ sempre un buco infame, ma molto meno di prima.
Con molta calma sistemo le mie cose, mangio un boccone veloce a base di frutta secca e rifaccio lo zaino con quanto devo portare indietro. Concludo con un sorso d’acqua e poi mi muovo per andare a curiosare dove sta lavorando Giuseppe.
Qualche minuto dopo sono alla base del P50 in vista della breve risalita che porta alla base del camino dove sento Giuseppe lavorare alacremente.
Prima di andare poggio a terra tutto il materiale che non mi serve e poi salgo. Passando una volta tanto vicino alle stalattiti di fango ne approfitto per omaggiarle come si deve.
Dopo la breve risalita c’e’ ancora un metro da salire, vedo che Giuseppe ha messo la corda quindi mi ci appendo fiducioso e inizio a salire. Ho fatto male, anzi malissimo i calcoli! Il passaggio e’ stretto, troppo stretto per me. Mi incaponisco a provare pensando tra me: “se Giuseppe e’ passato devo riuscire anche io”. Provo e riprovo fino a che prendo una decisione, scendo giu’, recupero il trapano, risalgo e allargo il passaggio. In qualche minuto metto in atto il mio proposito ma dopo nemmeno 5 minuti di lavoro il trapano mi lascia, anche la seconda batteria e’ andata. Provo di nuovo a salire ma senza riuscire. Non posso dargliela vinta quindi mi levo da dosso tutta l’attrezzatura e riprovo.
Senza attrezzi riesco finalmente a passare! Ho le braccia distrutte e sono sudato come una spugna immersa nell’acqua, pero’ ce l’ho fatta. Resto fermo qualche secondo per riprendere fiato e godermi il successo.
Avverto Giuseppe del mio arrivo in modo che eviti di tirarmi robe addosso. Con qualche passo, ancora incerto per la fatica, raggiungo la sala alla base del camino. Su, su in cima, vedo la luce di Giuseppe.
Ha ancora un poco da fare, mi aggiorna su cosa ha trovato ma poco ci capisco. Mi chiede di passargli i due attacchi per chiudere in sicurezza il nuovo tratto di risalita e prontamente glieli passo legandoli alla corda.
Giuseppe come al solito e’ organizzatissimo, ha con se’ il necessario per fare il caffe’. Quasi mi tenta, ma il freddo la stanchezza iniziano ad avere il sopravvento. Faccio una foto al piccolo ambiente da cui sembra uscire l’acqua poi avverto Giuseppe che inizio a tornare indietro e che probabilmente mi fermero’ a piantare ancora un fix sul frazionamento del P50.
Scendo alla base del P50, provo a vedere se una delle due batterie ha ancora qualcosa da dare ma loro si negano recisamente. Rassegnato ricompongo nuovamente lo zaino e inizio a salire. Appena inizio mi accorgo che rispetto a stamane lo stillicidio e’ aumentato di molto.
Al deviatore doppiato oggi mi fermo a fare una foto ricordo.
Salgo ancora verso il frazionamento. Salendo mi accorgo per la prima volta di un buco. Dall’altra parte, sono quasi certo, affaccia sul camino dove sta lavorando Giuseppe. Probabilmente ora lo vedo meglio rispetto al solito perche’ e’ rischiarato dalla luce di Giuseppe. Tento di fare un esperimento chiamando Giuseppe e chiedendogli di spegnere la sua luce e osservare se vede la mia. Ottengo nulla, magari riprovero’ la prossima volta.
Nel primo tratto del P25 mi fermo di nuovo per sistemare (finalmente!) un deviatore che eviti alla corda di strusciare sulla roccia. E’ anche un’ottima occasione per prendere fiato. Ma non posso attardarmi molto, gia’ sento Giuseppe che armeggia al frazionamento iniziale del P50 (quando poi mi raccontera’ che prima di partire si e’ fatto anche il caffe’ mi sono sentito meno di un bradipo!).
Tra ansimi, sbuffi e soste per riprendere fiato arrivo al P10. Anche qua mi fermo, ufficialmente per una foto al deviatore. Sorrido tra me ripensando a quando, eravamo nel 2016, l’ho montato. Uno speleo che era con me ebbe a dire che un simile deviatore, montato su una concrezione cosi’ malmessa, sarebbe durato da Natale a Santo Stefano. Ogni volta che vedo il deviatore ancora la’ a fare il suo mestiere, ignaro della scarsa fiducia accordatagli, mi viene spontaneo sorridere.
Usciamo che e’ ancora giorno, non male. Lascio a Giuseppe l’onore di togliere la corda e lui imperturbabile come sempre opera svelto e preciso.
Una foto di saluto a Piccola Creta, prendo nota mentalmente che ora la grotta soffia decisamente.
Visto che comunque la sera e’ in arrivo e con lei un brusco calo della temperatura, iniziamo a cambiarci senza perdere tempo.
Giusto una brevissima sosta per un selfie simile a quello fatto all’ingresso.
Ancora una giornata con un lavoro preparatorio per me e una piccola esplorazione per Giuseppe.
Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Piccola Creta – 17/11/2024
Doveva essere una gita all’Erebus a dare supporto per l’esame dei nuovi ISS del GSCaiRoma ma alla fine ho dovuto rinunciare mio malgrado. Mi sono consolato andando a fare un po’ di “manutenzione” a Piccola Creta.
Eccomi vicino alla grotta, ancora alla macchina ma vicino all’ingresso. Sono quasi le 9 e mezza.
Oggi per il pozzo d’ingresso faccio un armo fantasioso e al risparmio, la corda che ho portato e’ corta.
Sono al P10, inizia l’avventura.
Senza fretta arrivo al P25, scendendo faccio sosta al buco da scavare, tanto per fargli capire che non mi scordo di lui.
Eccomi al P50, come al solito uso la corda bianca, oramai ci sono affezionato.
Per par condicio faccio una foto anche alla corda rossa perche’ non si senta esclusa…
…e una anche al pozzo che mi accingo a scendere.
Ancora una volta procrastino il cambio dell’armo per l’ultimo deviatore. Prima o poi lo faro’ ma non oggi. Arrivo alla base del P50 e faccio una foto verso le concrezioni di fango e quella che oramai chiamero’ la “risalita di Peppe”, ancora incompiuta ma in serena attesa del suo ritorno.
Non poteva mancare una foto di dettaglio alle concrezioni di fango. Chissa’ se ricordero’ mai di chiedere a un geologo come possano formarsi e mantenersi nonostante il continuo scorrere dell’acqua su di loro.
Passo il cunicolo. Inizia la risalita.
La mia nuova maniglia inizia ufficialmente la sua carriera. La vecchia l’ho riposta nel cassetto perche’ si incastrava il clicchetto nella gola dove passa la corda costringendomi ad una fatica ulteriore ad ogni pedalata per sbloccarla e spingere la maniglia verso l’alto.
Arrivo infine al nostro attuale “campo base”, la cengia dove inizia il pozzo in discesa in cui stiamo lavorando. La prossima volta pero’, oggi voglio andare a vedere la risalita. Faccio una foto di saluto al bucaccio infame dove inizia il pozzo mentre svuoto lo zaino delle cose che lascero’ qua. Rimetto nello zaino solo il trapano, alcuni cordini e gli attacchi.
Inizio la risalita. Sono proprio curioso di vedere l’attuale frontiera della grotta.
Non vado solo a curiosare, il mio intento e’ anche quello di dare una sistemata alla corda, salendo ne abbiamo “sprecata” parecchia e vorrei recuperarne quanta possibile. Sul primo armo a fionda faccio il pigro e non recupero quel paio di metri di corda che potrei. Mi rifaccio sul secondo che smonto del tutto trasformandolo in un deviatore dalla doppia funzione, scosta la corda dalla roccia e permette, se un domani servisse, di arrivare all’attacco del deviatore da cui, volendo, dove iniziare un’altra risalita.
Lavoro d’impegno allo smontaggio dell’armo a fionda per almeno una mezz’ora condendo il tutto con sospiri, borbottii e qualche imprecazione. Alla fine posso ritenermi soddisfatto del risultato, me lo guardo un’ultima volta prima di proseguire.
All’attacco successivo trovo la fine della corda dove sono risalito finora e una nuova corda parzialmente ammatassata che continua la salita. Ora pero’ togliendo la “fionda” ho recuperato almeno 15 metri di corda, posso quindi modificare l’armo per utilizzarla. Occupo il quarto d’ora successivo a sciogliere nodi e rifarli. Recupero una piastrina lasciata abbandonata poco piu’ in alto e poi proseguo nella salita portandomi appresso sia la matassa della nuova corda che il capo libero della vecchia.
Nemmeno 10 metri sopra di me vedo l’armo su naturale fatto da Giulio la volta scorsa col suo bel cordino in kevlar, La corda la vedo poi proseguire in alto in un punto decisamente piu’ stretto rispetto alle dimensioni della grotta nel punto in cui sono ora.
Arrivo al cordino di Giulio. E’ intorno ad un’ampia “lama” di roccia alta piu’ di un metro, sembra robusta. Mentre faccio i miei controlli metto la longe sulla maglia rapida che chiude il cordino e mi metto comodo. Nel farlo pero’ muovo il cordino in una maniera che piace poco alla lama perche’ se ne stacca un bel pezzo di almeno una decina di chili. Per fortuna il cordino fa piu’ del proprio dovere, ne rallenta la caduta, evita che mi venga addosso e mi da’ il tempo di bloccarlo. Davvero un bel blocco di roccia, improvvisamente l’emozione per lo scampato pericolo mi fa quasi sentire caldo! Con attenzione lo sposto in un punto dove non puo’ fare danni dandogli anche qualche martellata che lo spezza in piu’ pezzi, per sistemarlo meglio e…per vendetta!
Ora pero’ la lama non mi piace piu’ tanto, e poi a Giulio farebbe sicuramente piacere recuperare il cordino, quindi mi armo del necessario e pianto due fix coi relativi attacchi sistemandoci poi la corda recuperata. A lavoro fatto stimo ne avanzi abbastanza per arrivare fino al prossimo attacco.
Tolgo ancora qualche sasso pericolante, meno martellate a destra e a manca per togliere spuntoni fastidiosi o pericolosi poi continuo la salita. Questo tratto e’ un poco stretto, sopra di me vedo una nuova cengia che sembra ampia e comoda. Vedo anche il doppio attacco predisposto da Giulio con l’aiuto di Alessio.
La corda salendo tocca brutto brutto su uno spuntone di roccia , non posso lasciare cosi’. Tolgo il frazionamento intermedio lasciato da Giulio e metto un fix per montare un deviatore. Stavolta sono io a sacrificare un moschettone e il mio cordino in kevlar, pero’ alla fine posso ritenermi soddisfatto.
Arrivo finalmente sulla cengia, finisco di sistemare la corda vecchia liberando completamente quella nuova che cosi’ potremo usare per la successiva risalita. Soddisfatto di quanto fatto inizio a guardarmi attorno. In alto alla mia sinistra c’e’ un passaggio, stretto ma passabile. Mi affaccio a guardare, la nostra risalita non termina qua ma dopo un paio di metri leggermente stretti sembra proseguire di nuovo verso l’alto. Provo una foto ma a quanto vedo non rende molto l’idea, la salita prosegue dove c’e’ lo scuro piu’ intenso. La prossima volta vedremo. Non provo a salire piu’ in alto anche se sarebbe agevole, mi accontento di togliere qualche sasso pericolante e dare qualche martellata per saggiare le altre.
Sulla cengia, in basso, trovo anche il pertugio di cui raccontava Giulio. Anche quello lo si vedra’ la prossima volta.
Ancora una foto prima di andare la faccio al tratto stretto dove sono appena risalito.
Scendo giu’ al campo base e ricompongo lo zaino con tutto il materiale da riportare fuori. Il cordino di Giulio lo lascio in bella vista cosi’ che possa recuperarlo alla sua prossima visita.
Prendo la strada del ritorno. Alla base del P50 saluto velocemente le stalattiti di fango e poi vado.
Il primo frazionamento, anche questo e’ da doppiare, mi riprometto di farlo una di queste volte.
Inizio il P25 e lungo la salita incontro uno dei “bacarozzi” che frequentano il posto, anche lui sta tentando una difficile risalita.
Il deviatore del P25, la foto serve come spunto per riprendere fiato.
Alla saletta dove parte il P25 mi siedo a riprendere fiato, oramai sono quasi fuori.
Sono fuori, tolgo la corda d’ingresso col nodo di fantasia, una foto di saluto alla grotta e vado alla macchina.
Mentre mi cambio passano gli immancabili escursionisti che mi vedono tutto infangato e non mancano di incuriosirsi, scambio volentieri qualche parola con loro sulle grotte dei dintorni e poi ci salutiamo.
Prima di partire per il ritorno a casa guardo l’orologio, sono quasi le 2 del pomeriggio. Sono stato meno di quanto avessi previsto ma e’ stata un’uscita intima e rilassante. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Piccola Creta – 10/11/2024
Un’allegra mattinata con tanti amici e un paio di volenterosi allievi portati da Luca.
Non era previsto potessimo andare ma alla fine la raccolta delle olive prevista per questo fine settimana e’ stata procrastinata ed essendo vicini, a Palombara, siamo andati a fare una scappata.
Mentre qualcuno si veste da speleo Nerone bada al pratico e accende il fuoco per fare la brace dove cuoceremo salsicce e altre leccornie.
Luca e’ gia’ pronto quindi lo spedisco subito a preparare le vie dove far esercitare i suoi amici aspiranti speleo.
Per i suoi amici intanto mettiamo una corda su due attacchi a circa 3 metri da terra e iniziamo a farli esercitare sulle manovre base. Intanto ho imparato i loro nomi, Alessio e Vittorio. Alessio lo abbiamo gia’ portato in grotta alla Mecchia e in quella occasione e’ stato portato su e giu’ dai pozzi dal suo amico Luca. Vittorio invece e’ alle primissime armi ma in compenso arrampica quindi anche lui non e’ completamente a digiuno. Per raggiungere gli attacchi a 3 metri da terra sfrutto senza vergogna le abilita’ di Vittorio.
Una volta sistemata la corda iniziamo con gli esercizi, in salita e in discesa.
Le lezioni proseguono e ci alterniamo a martoriare i poveretti. Al momento ci sono Gabriele e Claudio.
Luca intanto prosegue col suo lavoro.
Nel frattempo l’area picnic si e’ ben popolata. Sono arrivati Isabella e Domenico portando anche Franco e la moglie.
Nerone e Franco hanno esplorato tanto assieme e si rivedono sempre con piacere.
Oggi la palestra non e’ tutta per noi, vicino all’entrata c’e’ un nutrito gruppo di persone, Nerone si e’ informato e ci riferisce che stanno facendo un corso di arrampicata a dei bimbi. Noi a malincuore quindi ci accontenteremo della parete piu’ interna.
Parete interna dove ferve l’attivita’.
Claudio spiega qualcosa a Vittorio, probabilmente il passaggio del frazionamento.
Luca intanto la sopra ha creato una vera e propria ragnatela di corde per far felici i suoi amici.
Anche l’area picnic e’ animata. Io spezzo l’impegno alla parete con la preparazione di alcuni pomodori a pezzi conditi con abbondante aglio. Franco contribuisce con dei salami comperati a Caselle in Pittari durante il recente raduno, Syphonia2024. In attesa della carne alla brace facciamo onore a tutto quello che viene preparato.
Luca e Alessio intanto fanno esercizio.
Claudio decide di rischiare e sale sulla corda messa li’ non si sa da chi. Vorrebbe sistemare l’armo mettendo un fix in piu’ ma il nostro trapano non collabora, sembra avere il mandrino bloccato.
Mentre la brace per cuocere la carne va ad accumularsi il tavolino con le provviste deve essere controllato a vista da tutti perche’ abbiamo un ospite indesiderato. E’ un pastore maremmano magrissimo e molto molto affamato. Gia’ una volta si e’ fregato un intero incarto di fette di pancetta, recuperato per miracolo. Ora plachiamo le sue incursioni dandogli dei bocconi ogni tanto. Per fortuna e’ tanto mansueto quanto affamato ma altrettanto determinato ad avere la sua parte di cibo quindi nonostante i nostri sforzi per allontanarlo torna spesso alla carica.
L’attivita’ in parete procede senza soste da parte dei nostri nuovi allievi, sono ignari del pericolo che sta correndo il loro pranzo.
Quando finalmente le salsicce vengono messe a cuocere anche i nostri giovani eroi lasciano tutto per venire a mangiare un boccone. Riesco a tenerli assieme solo un attimo prima che si sparpaglino alla ricerca di cibo.
Rimangono in parete Corrado e Claudio per un supplemento di fatica che giustifichi l’abbuffata che seguira’.
Vado a vedere cosa combinano e arrivo giusto in tempo per prenderli un po’ in giro prima che scendano.
Corrado in posa estatica in attesa delle salsicce. Isabella se lo guarda torva, ha paura che se le mangi tutte lui.
Alessio e Domenico prendono il controllo della cottura della seconda tornata di salsicce, la prima e’ terminata in un batter d’occhi.
Gabriele fa capannello con Nerone e Franco mentre degusta un panino salsicciato.
Io faccio la mia parte e senza fretta ma metodicamente assaggio un poco di tutto. Concludo il pasto con un goccio di genziana offerta da Franco poi chiamo Betta per prendere commiato dai nostri amici. Scatto ancora una foto e poi via verso casa.
Una mattinata imprevista quanto piacevole. Un saluto agli amici incontrati oggi. Alla nuova triade LAV (Luca, Alessio, Vittorio) un augurio di rivederci presto in grotta. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Palestra Montecelio – 09/11/2024
Un bel raduno, come tutti gli anni. Caselle in Pittari ci ha accolti con tanti sorrisi e un bellissimo sole. Tutto era ben organizzato. Stand materiali, speleobar e le varie aule erano a portata di pochi metri di cammino.
Nonostante la mia ferma convinzione di godermi alcuni giorni di riposo anche grazie all’allegra compagnia di tanti amici, alla fine ho dovuto capitolare e seguire gli impegni assunti.
Mi sono trovato infatti a seguire l’allestimento la prima edizione del Concorso “Rilievo: tra Arte e Tecnica” e devo ringraziare l’aiuto di Marina e Marco senza i quali non sarei assolutamente riuscito.
Ho tenuto poi una relazione tentando di convincere gli speleo presenti nell’aula Consiliare dell’opportunita’ di diffondere la “cultura del Catasto”.
Non contento, ma sempre con il provvido aiuto di Marina e Marco, ho seguito, e tentato di guidare, l’annuale riunione della Commissione Nazionale Cavita’ Naturali della SSI ETS di cui ho l’onore di essere l’attuale Coordinatore. Ancora sulla scia di questo ruolo ho esposto l’operato della Commissione nel corso della assemblea dei soci SSI.
Gli impegni sono stati chiusi in bellezza col concorso rilievi. Il pomeriggio con Marina e Marco lo passiamo assistendo il difficile lavoro di Norma, Graziano e Luca, ovvero la nostra Commissione Valutatrice, che ringrazio per l’immane fatica a cui sono stati costretti. La sera completiamo con la premiazione dei vincitori del Concorso. Anche in questo caso devo ringraziare Marina e Marco per il supporto…senza di loro non avrei saputo nemmeno chi premiare!
A proposito del Concorso vi giro il link dell’articolo pubblicato da Marina su “la Scintilena”: https://www.scintilena.com/concorso-rilievo-tra-arte-e-tecnica-ecco-i-nomi-dei-vincitori-della-prima-edizione/11/06/ . Nell’articolo ci sono i ringraziamenti ai partecipanti al Concorso, a Sergio che ha premiato personalmente i vincitori e a tutti coloro che l’hanno reso possibile, non ultima la SSI ETS che ha sostenuto le spese vive dei premi. Ne approfitto per associarmi ai ringraziamenti. Grazie a tutti, di cuore.
Insomma alla fine dei conti in questa maniera non ho mai avuto un giorno libero da impegni e devo dire che stanchezza e “ansia da palcoscenico” ci sono state in abbondanza quindi le mie visite serali allo SpeleoBar, cuore alcolicamente pulsante del raduno, sono state poche e brevi…figuriamoci che non sono riuscito ad assaggiare nemmeno un arrosticino!
La mia fotocamera e’ rimasta per tutto il tempo in camera a riposare. Concludo quindi con una piccola rassegna di foto “rubate” a vari amici, che ringrazio.
La simpatica scalinata che accoglie chi ritorna dallo SpeleoBar.
La piazza principale di Caselle, molto tranquilla in quanto zona pedonale. Per 4 giorni e’ stata assediata dagli speleo. Il palazzo a destra e’ detto “sede Tetide”, ospitava la mostra dei rilievi in concorso.
La simpatica confusione dello SpeleoBar…e non ci sono parole da aggiungere!
Il mio amico Stefano che affetta la porchetta. In poco tempo ne sono finite 2, si vede che erano buone!
Ma passiamo alle relazioni, molte tenute nel’aula Consiliare. Qua abbiamo Franz, uno degli organizzatori del raduno piu’ attivi (sempre presente per risolvere eventuali problemi, un grazie enorme anche a lui) , che fa gli onori di casa.
La relazione di Martina e Gabriele che raccontano della nostra ricerca del Gambero Rosso della Louisiana nelle grotte del Lazio.
Passiamo ora al Concorso rilievi. Questa e’ una foto panoramica della sala che ha ospitato i rilievi partecipanti. E’ abbastanza ampia ma la foto e’ sin troppo generosa facendola apparire enorme.
Non volevo, ma alla fine Marco mi ha convinto a posare per una foto ricordo.
La Commissione Valutatrice al lavoro. E’ stata dura e con tempi ristretti ma se la sono cavata egregiamente.
Qualche rilievo esposto.
La premiazione.
La relazione finale con i nomi dei partecipanti al Concorso.
Come sempre il raduno e’ stato un evento piacevole e memorabile.
Il prossimo raduno e’ gia’ stato annunciato nei pressi di Mantova, a Volta Mantovana, ci si vede la’! Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Syphonia 2024 – 01/11/2024
Addirittura tre gruppi per proseguire una esplorazione che si dirama sempre piu’. Con Barbara, Giuseppe, Giulio, Alessio ed io.
Arrivati al giorno designato siamo una squadretta di 5 persone ma di ben tre gruppi speleo. Ci sono Giulio e Alessio del GSCaiRoma, Barbara e Giuseppe del GSCaiOrvieto e io in rappresentanza dello Shaka Zulu Club Subiaco. Vista la verticalita’ della grotta siamo gia’ un buon numero, ma in zona lavori ci sara’ da fare per tutti.
Arrivo in macchina con Giulio e Alessio e iniziamo subito a prepararci.
Qualche minuto piu’ tardi arrivano anche Barbara e Giuseppe, in giustificato ritardo visto da quanto lontano arrivano. In breve siamo tutti pronti.
Prendo il mio zaino, oggi particolarmente pesante e mi avvio alla grotta. Oggi in mezzo alle foglie c’e’ un vasto e abbondante assortimento di funghi, a conoscerli sarebbero un buon bottino. Prendo solo una foto di questo simpatico trio.
Come padrone di casa faccio le presentazioni tra la grotta e i miei amici, le ultime raccomandazioni sui punti dove fare attenzione poi iniziamo a scendere. Per primi entrano Giulio e Alessio, poi va avanti Barbara.
Subito seguita da Giuseppe. Mentre si avvicina all’ingresso lo aiuto con lo zaino e devo sicuramente ricredermi circa la pesantezza del mio zaino. Il suo non riesco nemmeno a sollevarlo!
Dopo entro io a chiudere la fila. Al primo pozzetto, quello che chiamo P10, con Giuseppe attendiamo la libera da Barbara. Giuseppe vedendo l’accesso angusto al P10 decide che forse e’ meglio alleggerire il proprio zaino quindi lascia alcune cose nella saletta. Dico nulla pero’ mi sembra una scelta saggia.
In una veloce fila indiana arriviamo alla partenza del P25. Giulio e’ gia’ sceso mentre Alessio inizia ora a impegnare la strettoia iniziale. Quando sentiamo la sua libera al primo frazionamento Barbara inizia la sua discesa.
Se preso nella maniera dovuta non e’ un passaggio complesso quindi seguo il passaggio di Barbara cercando di dargli utili consigli su come affrontarlo.
Il nostro “serpentone” speleo si snoda lungo la grotta. In breve con Giuseppe siamo al frazionamento intermedio del P25. Giulio, Alessio e Barbara sono gia’ alla partenza del P50.
Una delicatissima trama di calcite che mi diverto a fotografare in attesa del mio turno per scendere.
In un paio di minuti siamo tutti assiepati nel minuscolo spazio alla partenza del P50. Ho talmente martoriato le scatole ai miei amici che parlano addirittura sottovoce per evitare il pericolo di far cadere sassi!
Quando arrivo io Alessio e Giulio sono gia’ sulle corde e iniziano a scendere. Appena passano il primo frazionamento, una trentina di metri piu’ in basso, danno la libera in maniera che Barbara e Giuseppe possano partire.
Barbara sceglie la corda rossa quindi Giuseppe avra’ la bianca. Ho spiegato a tutti loro il perche’ del deviatore apparentemente inutile sulla corda rossa, messo per evitare che la corda si incastri sugli spuntoni di roccia mentre si manovra per uscire dal pozzo, al ritorno. L’ho messo dopo la disavventura di Linda qualche uscita fa.
Alla libera scendo anche io. Lo stillicidio c’e’ ma non troppo abbondante. Arrivo fino al punto in cui le due corde diventano una sola. Stavolta ho tenuto fede al proposito di rimettere la corda mancante e a tal proposito ho portato una corda da 25m. Impiego qualche minuto a togliere la corda vecchia e mettere la nuova, ad attrezzare il secondo rinvio e nel frattempo mi ricredo un poco sullo stillicidio. Infatti quando arrivo alla base del P50 sono ben fradicio.
Nella sala d’aspetto trovo Barbara e Giuseppe che gia’ stanno iniziando a lavorare, si vede che le mie descrizioni sono state abbastanza precise. Consegno a Giuseppe la corda appena recuperata. Loro oggi saliranno alla saletta con l’arrivo d’acqua, sistemeranno l’armo per arrivare alla saletta e poi valuteranno se vale la pena iniziare la risalita del camino.
Alessio e Giulio attendono pazienti. Pochi minuti ancora per mostrare a Giuseppe come eventualmente raggiungerci e poi andiamo, tanto “lavoro” ci attende.
Alla fine Barbara e Giuseppe decideranno che la risalita valeva la pena farla. Approfitto ora per mostrarvi un paio di foto regalatemi da Giuseppe, le ha scattate dopo una ventina di metri di paziente salita, sembrano interessanti.
Salutati i nostri amici riprendiamo le nostre robe e andiamo verso la risalita nuova. Vado avanti per primo per mostrare la strada ad Alessio e Giulio. Arrivato alla cengia dove facciamo “campo base” aspetto i miei amici e riprendo la loro salita.
Qua abbiamo Giulio.
E subito di seguito Alessio.
Qua anche le nostre strade si dividono. Io andro’ sul fondo del pozzo laterale a scavare per ricavare un passaggio mentre loro andranno ad affrontare la risalita cercando di arrivare in cima e vedere come prosegue. Con disappunto scopro che Alessio ha lasciato il suo zaino alla base del P50. Nel suo zaino c’era una parte della attrezzatura che mi serviva per lavorare. Il mio borbottio contrariato lo induce subito a proporsi per tornare a prenderlo pero’ nel frattempo ho verificato di avere anche altro materiale utile al mio lavoro quindi gli evito questa fatica aggiuntiva. Speriamo pero’ che questo inconveniente gli serva di “lezione”, lasciare uno zaino con materiale comune senza avvertire puo’ vanificare un’intera uscita. Stavolta si poteva rimediare ma non sempre e’ possibile.
Radunate le mie cose saluto Alessio e Giulio con le ultime raccomandazioni, un sentito augurio di trovare cose belle e poi mi ficco nell’angusto pertugio che porta al pozzo. Il passaggio della strettoia mi convince che la prossima volta dovremo allargare il passaggio prima di proseguire sotto, cosi’ com’e’ ora e’ quasi punitivo!
Scavo in solitaria per circa tre ore e alla fine il risultato non e’ da disprezzare. Ancora una giornata e si potra’ passare. Cerco di affacciarmi sotto ma ancora riesco a vedere poco. Mi sembra di intravedere un pavimento di roccia a una decina di metri ma non ve lo do’ per certo.
Risalgo avendo l’accortezza di slegare la corda e togliere tutti i nodi per poterla poi recuperare. Anche l’uscita dal pozzo e’ assai laboriosa ma alla fine riesco, ansimante ma vittorioso. Una volta al campo base lancio un urlo ai miei amici. Di rimando loro mi rispondono che sono arrivati in cima alla risalita, che ci sono belle novita’ e che ora stanno attrezzando una calata. Questa ultima parte me la faccio ripetere piu’ volte in quanto mi sembra ovvio debbano avere una “calata” se vogliono tornare a casa! Alla terza volta che chiedo, un “vaffa” di Alessio mi convince che stavano proprio parlando di di calata.
Li aggiorno dicendo che sto per spostarmi a vedere come stanno Barbara e Giuseppe poi mi occupo di recuperare la corda del P20, rifare lo zaino e poi scendere verso la base del P50.
Strada facendo trovo un cristallo di mica che mi piace assai quindi mi fermo a fotografarlo. Purtroppo il brilluccichio dorato non riesco a catturarlo, ma il cristallo ve lo propino lo stesso.
Quando arrivo alla base del P50 noto per prima cosa che lo stillicidio e’ passato da moderato a intenso, cosa non buona. Trovo poi Barbara sotto al telo termico e semi-assiderata. Purtroppo per vari motivi che cerca di spiegarmi le mi ripetute esortazioni a non stare troppo fermi sono servite a poco e ora Barbara e’ quasi al limite di sopportazione del freddo…e devo dire che anche io inizio ad avere dei brividi.
Per porre rimedio alla situazione prima che diventi pericolosa decidiamo che la cura migliore possibile al momento e’ la salita di un bel P50, che casualmente abbiamo disponibile. Avvertiamo Giuseppe che e’ ancora impegnato con la risalita e poi partiamo.
Ora abbiamo il lusso di ben due corde complete per la salita del P50. Faccio solo attendere un poco Barbara perche’ devo regolare meglio il deviatore messo all’andata. Fatto quello che dovevo la avverto che puo’ salire. Al primo frazionamento la aspetto, oramai lo stillicidio somiglia piu’ a una doccia fredda quindi mi inzuppo ancora di piu’. Quando inizio a sentire acqua scivolarmi lungo la schiena decido di proseguire lentamente verso l’alto. Barbara mi segue gia’ meno infreddolita rispetto alla partenza.
Quando arrivo in cima al pozzo mi metto comodo per fare un reportage della salita di Barbara. Mentre Barbara esce dal pozzo veniamo raggiunti dal fulmineo Giuseppe. E’ salito come un razzo e portandosi dietro ben tre zaini!
Giuseppe ci aggiorna del fatto che prima di partire ha scambiato qualche frase smozzicata con Giulio e Alessio. Anche loro sono sulla via del ritorno.
Il passaggio successivo e’ l’uscita dal P25. Salgo per primo e mi fermo ad aspettare Barbara per darle qualche consiglio. Quando arriva al frazionamento le dico: “passalo come al solito ma poi non salire, spostati invece all’indietro dove potrai salire con piu’ facilita’” al suo “ok” mi metto in attesa di eventi. Barbara dopo aver passato il frazionamento come prima cosa inizia a salire ma un urlo ben assestato la ferma prima che vada ad incastrarsi! Dopo questo aggiustamento passa la strettoia senza problemi, mi passa il suo zaino e mi raggiunge.
Pur iniziando a tremare per il freddo, aspetto con pazienza Giuseppe che a sua volta cerca di contattare Giulio e Alessio di cui abbiamo perso traccia. Inganno il tempo e il freddo facendo una foto ad una goccia.
Quando Giuseppe arriva su propino anche a lui le stesse istruzioni e poi recupero i suoi tre zaini. Finalmente riuniti tutti e tre insieme proseguiamo la salita. A ogni salto successivo facciamo passamano con gli zaini fino a fuori.
Esco per secondo, dopo Barbara. Avvicinandomi all’uscita vengo investito dal freddo esterno e comprendo di aver commesso un errore madornale. I miei vestiti asciutti sono nella macchina di Giulio, Giulio e’ ancora in grotta e io non so dove siano le chiavi della sua auto!
Per ingannare il freddo faccio un salto alla vicina Creta Rossa dove lo SCR sta concludendo una allegra uscita di corso. Li raggiungo per un saluto e aggiorno Andrea sui nuovi sviluppi della grotta. Dopo un paio di minuti pero’ devo rinunciare alla loro compagnia, mi risulta difficile parlare con i denti che battono come nacchere! Torno alle auto dove Barbara e Giuseppe stanno iniziando a cambiarsi. Mi ricordo che per fortuna ho con me un pile di ricambio e una giacca a vento smanicata. Le recupero dallo zaino di grotta e mi cambio velocemente. La situazione migliora notevolmente.
Una volta placato il freddo posso tornare all’ingresso della grotta dove con piacere noto la corda tesa. Qualcuno sta salendo. Lancio un paio di urla ma non ho risposta. Riprovo dopo un paio di minuti e stavolta Giulio mi risponde. Appena fuori lo fotografo subito, se l’e’ meritato.
Per Alessio devo accontentarmi di una foto durante il cambio abiti, mi sono perso in chiacchiere con Giulio e mi son dimenticato di lui.
Tutti cambiati, tutti riconciliati col freddo sistemiamo gli zaini in auto e partiamo alla volta di Livata alla ricerca di un bar. Li troviamo tutti e due chiusi ma in quello in basso accettano ordinazioni le pizze tonde da asporto. Con una occhiata Giulio ed io siamo d’accordo per ordinarla. Alessio decide che preferisce cenare a casa mentre Barbara e Giuseppe, che devono fare tanta strada per tornare a casa, decidono di avviarsi. Ci salutiamo ringraziandoli e poi ci dedichiamo alla pizza.
Una giornata interessante in buona compagnia e con confortanti risultati che fanno venire voglia di tornare alla grotta gia’ domani, e questo nonostante le condizioni che promettono di diventare ancora piu’ severe andando avanti con l’inverno. Devo prendere delle maglie ancora piu’ calde! Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Piccola Creta – 27/10/2024
Giornata di scavo con Martina, Luca e il supporto esterno di Gabriele. La sera un incontro con il gruppo di Alessia che stanno affrontando il Cammino dei Lupi.
La mattina siamo Martina, Gabriele ed io ad arrivare all’appuntamento dove Luca ci attende da un paio d’ore. Abbiamo avuto qualche inconveniente per strada e abbiamo fatto un giro largo per passare in magazzino a Subiaco…ma alla fine siamo arrivati.
Ecco Luca gia’ pronto per entrare. Riprende oggi dopo una lunga pausa per lo studio.
Gabriele aiuta Martina a prepararsi per questa avventura.
La giornata appare splendida, pare quasi un peccato andare a prendere buio…ma chissa’ che la grotta apprezzi il “sacrificio” e si conceda.
Tutti pronti. Una foto di gruppo e si va.
Scendiamo verso la grotta. Come di consueto lo zaino pesanterrimo lo lasciamo portare a Luca che deve riallenare i muscoli dopo la sosta per lo studio.
Un saluto a Gabriele, un appuntamento di massima per le 6 del pomeriggio e si parte. Nemmeno un minuto e siamo al pozzetto, l’unico per il momento. Scendo per primo e poi faccio foto alla discesa dei miei amici.
Proseguiamo oltre.
Poco prima del “campo base”, lo spazietto dove lasciamo gli imbraghi, faccio una foto a dei sassi lucidati dal tempo e dall’acqua.
Proseguiamo per il meandrino dopo il campo base fino a sbucare al primo bivio dove prendiamo decisi per il meandro “neronato”. Qua partiamo in formazione compatta, io per primo, Martina di seguito e Luca con il pesantissimo zaino a chiudere la fila. Martina, che ha l’esplorazione nel sangue, vuole provare il passaggio basso del meandro neronato ma l’esperimento si rivela troppo impegnativo anche per lei quindi passiamo qualche minuto tutti e tre vicini vicini per il disincastro della nostra amica.
A fine esperimento siamo tutti e tre fuori dal meandro neronato e facciamo una foto ricordo.
Ora ci manca solo di decidere come impiegare le prossime ore. Martina decide subito di voler smussare un paio di protuberanze di roccia che le impedivano il passaggio durante il suo esperimento.
Con Luca valutiamo la situazione. Possiamo andare al ramo principale e proseguire lo scavo ma non ne abbiamo soverchia voglia. Alla fine scegliamo il nuovo, ovvero di iniziare l’allargo del meandro di Luca, quello che parte da qua, davanti a noi e che per ora solo Luca ha visto.
Lasciamo Martina a imperversare sul meandro neronato con la mazzetta e noi andiamo a lavorare al meandro di Luca. Dobbiamo iniziare sin dalla prima curva perche’, se Luca passa agevolmente, io non riesco nemmeno ad affacciarmi.
Dopo un paio d’ore di lavoro e un cambio di batteria del trapano finalmente sono in grado di entrare nel nuovo cunicolo.
Gia’ affacciarmi e’ cosa di grande soddisfazione, ma ancora il passaggio mi e’ precluso, quindi anche se a malincuore lascio trapano e fotocamera a Luca perche’ vada avanti a documentare la famosa stalattite che gli aveva sbarrato il passo durante la sua prima visita a questo meandro.
Ecco finalmente la famosa stalattite! E’ sicuramente bella e sicuramente riusciremo ad allargare in maniera conveniente per poterla conservare al suo posto.
Il panorama avanti non lascia vedere molto, solo la nostra fantasia sfrenata “vede” sale nuove, pozzi e tante altre delizie speleologiche.
Luca ritorna indietro dalla sua missione documentaristica e ci coglie impegnati ad allargare un’ulteriore diramazione interessante appena fuori dal meandro neronato. Mentre aspettavamo Luca ho convinto Martina a venire con me a salutare l’attuale fondo della diramazione principale, anche per verificare se laggiu’ abbiamo lasciato uno scalpello che ci sarebbe utile.
Luca prima di restituirmi la fotocamera si diletta nella fotografia dei “zanzaroni”.
Ora la fotocamera e’ di nuovo in mio possesso e inizio a usarla mentre Luca visiona la diramazione che ho iniziato ad allargare.
Sono quasi le 5 del pomeriggio, il freddo si inizia a far sentire, le batterie del trapano sono miseramente morte e noi siamo quasi stanchi. E’ il momento giusto per prendere la via per il sole. Al ritorno Martina affronta il meandro neronato con piglio deciso e lo passa in un soffio.
Pochi minuti e siamo al pozzetto. Mi rivesto della attrezzatura e lo salgo mettendomi poi in attesa dei miei amici. Per prima dopo di me salira’ Martina e a lei dedico tutta una sequenza di foto.
All’arrivo di Martina mi muovo verso l’uscita curando di tirare a Luca solo sassi piccoli! Una volta fuori ammiro il sole, saluto Gabriele che ci aspettava e mi metto comodo per riprendere l’uscita dei miei amici.
Un arrivederci alla grotta e poi saliamo alle macchine. Mentre ci cambiamo viene a trovarci l’inossidabile Tarcisio che mi sbrigo a fotografare insieme a Gabriele.
Dopo esserci cambiati salutiamo Luca che deve ritornare subito a casa e noi ci spostiamo al rifugio CAI per la seconda parte della giornata, un incontro conviviale con il gruppo di escursionisti guidato dalla nostra amica Alessia. Troviamo il gruppo appena arrivato al rifugio dove faranno tappa per la notte. Alessia ci accoglie festosamente con un abbraccio.
Dopo i saluti e le presentazioni entriamo nel rifugio dove la stufa e il caminetto hanno creato un piacevole tepore che stempera la temperatura esterna, ora bastevolmente fredda.
Gabriele si ferma subito al caminetto a salutare Mauro, un nostro amico speleo che per l’occasione si e’ unito al gruppo di Alessia.
Passo qualche minuto vicino al fuoco per riprendere sensibilita’ alle mani poi seguo il flusso degli eventi per cercare di dare una mano. In breve mi ritrovo in cucina dove mi impossesso del tegame dove bolle allegramente il sugo all’amatriciana e lo seguo con l’amore che merita fino al momento di sposarlo con la pasta.
Prima della cena avremmo dovuto fare una breve presentazione della speleologia ai nostri amici escursionisti pero’ il PC di Gabriele inizia a fare le bizze quindi dobbiamo accontentarci di raccontare loro un po’ di aneddoti e storie speleo senza ausilio di immagini.
La cena e’ buona e abbondante. La condiamo ulteriormente con numerosi brindisi allegri. Io faccio la mia parte girando con la fotocamera a riprendere la cena e i suoi partecipanti. Per noi la serata si chiude con un brindisi. Lo facciamo con la “grappa del lupo” portata da Alessia. Chiudiamo con dei cordiali saluti al bel gruppo di escursionisti che abbiamo avuto l’onore di conoscere oggi.
Il ritorno e’ sonnacchioso ma tranquillo. Anche per tenere sveglio Gabriele, durante il viaggio commentiamo la piacevole giornata appena passata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Mecchia e Lupi escursionisti – 12/10/2024
La prima uscita in grotta per i nostri allievi aspiranti speleologi.
La mattina Andrea passa a prendermi sotto casa e io per sdebitarmi prometto di fargli tante foto, lui sicuramente le apprezza. Dopo tutte le soste canoniche arriviamo a Pian della Faggeta al parcheggio dove lasceremo le macchine. Un incidente da nulla, la fotocamera che non si accende, rischia di rovinarmi la giornata, per fortuna uno dei nostri ha un powerbank che rianima prontamente la batteria della mia fotocamera.
Max mette subito gli allievi al lavoro per filare le corde dentro gli zaini.
Ecco Andrea, nonostante il cipiglio sono sicuro che sia molto soddisfatto e contento di tutte le foto che potro’ fargli.
La filatura delle corde si svolge senza inconvenienti.
Intanto noi proseguiamo con la vestizione, qua abbiamo Netta e…Alessandro? Ma si , diciamo Alessandro, almeno per oggi. Gli devo essere molto grato perche’ e’ lui che ha salvato la mia fotocamera dall’inattivita’, pero’ si vede che la gratitudine non giova alla memoria.
Max ha deciso che oggi fara’ un corso nel corso, infatti Alessandro ha espresso il desiderio di imparare ad armare e oggi ne fara’ una prima esperienza. Scendiamo noi tre alla sala che affaccia sul primo saltino della grotta e mentre attendiamo l’arrivo del resto del gruppo Max inizia la sua lezione di armo impartendo ad Alessandro i primi rudimenti da mettere subito in pratica.
Alessandro alle prese con la sistemazione della sua prima piastrina.
Si mette la corda prima di procedere oltre.
Iniziano ad arrivare i nostri corsari. Mi metto comodo per immortalarli. Il primo a passare e’ Matteo.
Subito dietro di lui arriva Dario che sfoggia un sorriso degno di nota.
Gli altri seguono con piu’ calma e prudenza sulla ripida e scivolosissima discesa.
In rapida sequenza arrivano quindi Riki, detto “K” e Marta, anche lei sfoggiando un bel sorriso.
E’ il turno poi di…Patrizia? Si mi pare proprio Patrizia, anche per lei vale quanto detto per Alessandro, in ogni caso per oggi sara’ Patrizia.
Buon ultimo arriva lui, sicuramente e’ il piu’ simpatico del gruppo ma non ricordo il suo nome. Facciamo conto sia Francesco. Anche lui passa veloce a raggiungere gli altri corsari suoi colleghi.
Si ammucchiamo a lato della sala obbedienti alla nostra indicazione di tenersi lontani dal salto su cui i nostri “armaioli” stanno approntando la via di discesa.
Io continuo a documentare, qua abbiamo Netta e Francesco.
Il gruppo corsaro in paziente attesa, in effetti il corso d’armo improvvisato prende un poco di tempo.
Buon ultimo, a chiudere la fila arriva Fabio, lo fotografo in controluce, ma fidatevi, e’ lui.
Intanto l’armo del primo saltino procede, lento ma inesorabile.
In breve il saltino e’ armato, Max e Alessandro vanno avanti velocemente, io scendo alla base del saltino per fare sicura agli allievi che si apprestano a scendere.
Inizia ufficialmente l’avventura in grotta. Qua c’e’ Patrizia che affronta il saltino.
Il serpentone di allievi e istruttori e’ avviato e procede senza intralci. Ora sono andato avanti e sono nella sala del matrimonio a prendere tanta acqua di stillicidio.
Quando ho raccolto attorno a me tre allievi mi accordo per portarli avanti. Li raduno e andiamo fino alla saletta antistante il celeberrimo quanto temuto P19. Qua troviamo i nostri armatori che sono gia’ partiti e stanno attrezzando i frazionamenti intermedi. Per oggi avremo il lusso di poter scendere in parallelo su due vie, robe di lusso.
Intanto la saletta si popola con tutti i partecipanti dell’odierna uscita.
Quando da sotto arriva la libera prontamente mi fiondo ad appropriarmi di una delle due vie, quella piu’ facile, con il deviatore, e arrivo al punto intermedio del pozzo, dove c’e il restringimento prima della seconda parte della discesa. Mi metto comodo per poter fare sicura a chi scendera’.
Assisto alla discesa degli allievi stando comodamente seduto. Questo credo sia Riki.
Viene seguito da Francesco.
Quindi arriva Fabio carico di zaini, per la fatica espressa merita molteplici foto.
Ma se prima erano Riki e Francesco, questi chi sono? Non lo so quindi non lo dico.
Dopo gli unidentified di poco prima arrivano Marta e Andrea in tandem.
Dopo di loro tocca a me scendere fino alla base del P19 per raggiungere il saltino successivo, quello della pozza maledetta. Dopo la pozza c’e’ un discreto assembramento di speleo in attesa quindi mi metto comodo e predisposto anche io all’attesa.
Devo dire che l’attesa dura poco, la pozza maledetta oggi e’ in buona e riesco a passarla indenne e senza troppa fatica. In breve sono alla sala del teschio in compagnia di Fabio.
Vista l’acqua che c’e’ oggi e’ praticamente certo che non scenderemo altri pozzi, quindi faccio una rapida sosta per liberarmi dell’attrezzatura superflua prima di andare ad affacciarmi allo scivolo di fango.
Torno subito indietro, a curiosare della discesa di Dario impegnato col pozzo dopo la pozza maledetta. Per evitare l’abbondante acqua che scende proprio dalla pozza oggi i nostri armieri hanno attrezzato di lato, una soluzione che di rado ho visto utilizzata.
Fabio e Netta sorvegliano l’operato di Dario dandogli consigli e indicazioni.
Ecco il nostro giovane corsaro che scende con soddisfazione il pozzo arrivando anche lui nella sala del teschio.
Possiamo proseguire andando ad affrontare il bel meandro di Pozzo Comune, oggi ben fornito di acqua corrente.
Come sempre mi fermo un attimo a prendere una foto del tratto che trovo piu’ affascinante, quello che sembra creato a mano da una squadra di abili scalpellini.
Una foto al nostro armatore in progress, colui che, ricordiamolo, ha permesso alla mia fotocamera di riprendere questa uscita.
Mi gusto il meandro con le sue pozze intermedie che riesco a passare senza incidenti. Sull’ultima mi arrampico sulla consueta cengia in alto per riprendere Andrea e Max che sistemano la corda per far affacciare gli allievi sul pozzo Marilu’. Per oggi l’uscita termina qua.
Dalla mia postazione alta riprendo chi, come Fabio, affronta impavido l’ultima pozza per raggiungere il pozzo Marilu’.
Inizio a sentire un poco freddo, abbandono la mia postazione e torno indietro. Ne approfitto per fare qualche foto ai corsari in attesa.
Fatta la doverosa visita al pozzo Marilu’ si prende la via del ritorno in fila indiana. Nel tornare indietro Marta decide di provare l’ebbrezza del tuffo nella pozza, purtroppo non mi avverte delle sue intenzioni quindi non faccio a tempo a riprendere il suo elegante carpiato. Esce dall’acqua per nulla turbata e, a suo dire, nemmeno infreddolita.
Appena ne ho l’occasione cerco di mantenere la promessa di fare molte foto riconoscenti ad Andrea.
Intanto si prosegue nel meandro.
Oggi la risalita che si incontra per la via ospita anche un’abbondante arrivo d’acqua che non ispira a visitarla.
In breve tempo siamo di nuovo tutti alla sala del teschio dove ci mettiamo comodi per pranzare assieme, chi con panini, chi con barrette energetiche o altro. Max si dedica alla preparazione di una tazza di brodo bollente che poi fara’ girare tra tutti i presenti. A proposito di presenti e’ da un po’ che sono arrivato alla consapevolezza di una mancanza. Tra noi non vedo piu’ la corsara Patrizia! Chiedo di lei e mi viene spiegato che il suo desiderio d’avventure ipogee si e’ infranto alla vista del P19. Insomma, non si e’ sentita di scenderlo e ha preferito tornare indietro verso l’uscita e il bel sole della giornata. Peccato, speriamo ci ripensi.
Dopo il frugale pasto tutti assieme inizio di nuovo a sentire il fresco della grotta. E’ il momento giusto per ripartire. Convinco Marta a seguirmi e insieme andiamo ad affrontare il pozzo che porta alla pozza maledetta. Mentre Marta sale faccio foto panoramiche al gruppo di sotto.
Il serpentone riparte ordinatamente verso l’uscita. Marta ed io saliamo assieme il P19 e poi ci mettiamo tranquilli in attesa dell’arrivo del resto del gruppo. Appaiono due luci nel buio del pozzo, sono Fabio e Riki.
Sono subito seguiti da Netta e Dario che si liberano del P19 in salita in poco tempo.
Quando nella saletta siamo diventati un discreto numero arruolo Marta, Dario e Riki per andare verso l’uscita. Prendiamo il meandrino che ci porta alla sala grande da cui la luce del giorno ci saluta.
Il tempo che impiego a salire il saltino successivo permette al resto del gruppo di raggiungerci. Inizia la salita verso la luce e il caldo.
Questo, fidatevi, e’ Andrea che mi raggiunge alla saletta iniziale.
Fuori il caldo ci aggredisce ma non e’ asfissiante e risulta quasi gradevole dopo la tanta acqua presa. Qualche fungo ci saluta.
Una breve sosta nei dintorni dell’ingresso per ricompattarci e poi torniamo tutti assieme alle auto guardati con curiosita’ dalle persone che passeggiano godendosi la bella giornata.
Un puledro, non potevo non fargli una foto.
Alle auto ci cambiamo e rimettiamo a posto i materiali negli zaini. Max intanto contatta i nostri amici de “la Sbirra” il nostro ristorante di riferimento quando siamo da queste parti.
Eccoci tutti a tavola per un allegro pranzo. I nostri amici della Sbirra non hanno avuto cuore di abbandonarci affamati anche se ci siamo presentati a ora di merenda. Grazie!
Manca una foto di commiato per Marta che dopo questa uscita ci lascia per iniziare una nuova avventura con l’Erasmus in giro per l’Europa. Ciao Marta, speriamo di rivederti al tuo rientro, le grotte e noi ti aspettiamo!
Ancora una foto ad Andrea non poteva mancare, visto che ci sono riprendo anche Netta, oggi l’ho un po’ trascurata fotograficamente.
Per terminare come si deve ecco il prima e il dopo del mio “piattino” di fettuccine. Ringrazio Alessandro che ha immortalato questi lieti momenti.
Il ritorno e’ tranquillo e senza troppo del paventato traffico. Una giornata allegra in compagnia di nuovi aspiranti speleo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su SCR 66° corso – Pozzo Comune – 06/10/2024
Ancora una volta, come tutti gli anni, il corso dello SCR inizia con la palestra di roccia dove i nostri ardimentosi corsari, ovvero partecipanti al corso, fanno conoscenza con l’attrezzatura che useranno in grotta. Una bella giornata di inizio autunno, ne’ calda, ne’ fredda, soleggiata il giusto e in buona compagnia.
La mattina verso le 8 Betta, io e Luna arriviamo al solito punto, quello dove si lasciano le auto e si prende a piedi il sentiero che porta alla grotta di S. Michele e all’adiacente parete che usiamo per fare esercizi speleo su corda. Dopo il parcheggio Netta ci viene incontro, anche lei venuta in anticipo. Scambiamo qualche parola mentre mi cambio.
Sono pronto! Carico il mio amato quanto mastodontico zaino sulle spalle e tutti insieme appassionatamente prendiamo il sentiero che ci condurra’ alla meta.
Arrivati alla parete ci sistemiamo con le sedie pieghevoli “spiegate” in posizione panoramica e attendiamo con pazienza. Peccato che siano ancora le 9 e che, da una stima fatta con Netta, e’ possibile che non vedremo il resto del gruppo prima delle 9.30. Ci resta altro che aspettare. Visto che la mia pazienza e’ incompatibile con l’attesa, dopo meno di 5 minuti mi alzo per fare qualcosa. In mancanza di meglio inizio a indossare l’imbrago e il resto della attrezzatura.
Quando sentiamo rumoreggiare sotto di noi, Netta, che si e’ assunta l’oneroso compito di cronometrista della giornata ci avverte che sono le 9.28. Visto che ci metteranno ancora un paio di minuti per arrivare concludiamo con soddisfazione che sono in perfetto orario!
Vado alla fine della salita per veder sfilare i miei amici e i nuovi corsisti. Il primo allievo arriva giustamente per primo, con Massimiliano che lo segue.
Un’altra carrellata arriva subito dopo con Fabio che chiude la fila. Scambio un saluto con ognuno di loro.
Arriva anche la mia nipotina, Flaminia, accolta festosamente da Luna.
Tra gli ultimi il buon Fabio, anche lui omaggiato dei saluti festosi di Luna e, a chiudere la fila un ultimo corsista.
Insieme al nostro gruppone sembra siano arrivati anche alcuni arrampicatori. Speriamo che anche oggi si riesca a passare la giornata in tranquilla condivisione degli spazi in parete.
Un’ultima chicca, arrivano anche Luisa e Stefano, ancora non vedo Rosa ma sicuramente arrivera’ anche lei a breve.
Massimiliano prende in mano la situazione e inizia a organizzare le attivita’ necessarie. Io sono gia’ imbragato quindi mi tocca, e non mi dispiace di certo, andare ad armare le vie dove ci eserciteremo.
Raccatto il materiale, arruolo al volo Fabio come aiutante e saliamo le scale che portano alla grotta di S. Michele.
Con mia grande sorpresa alla grotta troviamo il cancello aperto. E’ la prima volta in tanti anni che mi capita una cosa del genere, curioso come una gazza mi affaccio per dare uno sguardo.
Dalla grotta fa subito capolino una simpatica persona che si presenta come incaricato del comune (non capisco quale, ma peso si tratti di Poggio Catino) per un progetto di valorizzazione di questo e altri luoghi della Sabina. Nel frattempo vengo raggiunto da Fabio, Flaminia e Luisa.
Dopo uno scambio di convenevoli probabilmente il nostro cicerone nota che “friggiamo” dalla voglia di entrare e gentilmente ci invita a farlo. Dopo nemmeno un secondo dalla sua ultima parola sono gia’ dentro a scattare foto e a esplorare l’interno della grotta.
Con mio stupore trovo che dopo l’altare nella sala principale, la grotta si sviluppa in un altra piccola sala dal soffitto basso con almeno tre arrivi che sarebbero da esaminare con piu’ attenzione.
Il nostro cicerone ci raggiunge e ci racconta che in questo piccolo ambiente c’era una statua della dea Vacuna ricavata da una stalagmite, che purtroppo e’ stata rubata. Inizia a raccontarci del culto della dea e di come il cristianesimo lo abbia “inglobato” nel tempo. Pero’ io inizio a essere sulle spine. Immagino che sotto la parete i nostri corsari siano pronti e inizio a sentire il senso di colpa per il prolungarsi della loro attesa. Faccio ancora una foto poi ritorno alla sala principale con l’intenzione di andare a fare il mio dovere.
Il nostro cicerone non si perde d’animo, ci raggiunge nella sala principale e inizia a raccontarci il come, il perche’ e la storia della grotta. E’ interessantissimo e starei un’altra ora ad ascoltare, ma sento sempre piu’ il pungolo del dovere che mi ricorda cosa sto mancando di fare. Mi aggiro ancora un poco ascoltando e facendo foto quindi mi scuso con la nostra guida e mi dileguo.
Qualche minuto per sistemare i materiali che useremo poi parto per sistemare il traverso che colleghera’ tutte le vie. Fabio abbandona anche lui la grotta e mi segue per dare una mano. Sopra di noi abbiamo anche Luisa, Pierleonida e Flaminia che fanno il tifo.
L’armo del traverso prende piu’ tempo di quanto credessi. Cedo allora alcuni attacchi a Fabio che con la seconda corda inizia ad armare la prima via per i nostri alllievi.
Vedo che sotto di me il prato antistante la parete si e’ animato. Mi tranquillizza vedere che gli allievi hanno terminato la vestizione e completato le laboriose regolazioni dell’imbrago e della attrezzature. Ora sono alle prese con le prove “basiche” con le attrezzature, ovvero il loro montaggio sulla corda ed esempi pratici sul loro utilizzo.
Fabio arriva a terra, il suo lavoro e’ terminato, io sono ancora a meta’ traverso. I primi istruttori iniziano a fare una salita di prova. Sale prima Fabio e poi Netta. C’e un piccolo problema su un tratto di corda che struscia sulla roccia. Probabilmente si dovra’ fare qualche cambiamento. Quando arriva Fabio guardo di nuovo verso la grotta e ne approfitto per salutare Maria, non sapevo venisse anche lei ma ne son contento.
Termino di armare il traverso e Fabio mi raggiunge nuovamente su con un’altra corda da sistemare per i nostri allievi. E’ una corda da 40m, proviamo a utilizzarla per armare ben 2 vie. Purtroppo poi ci accorgeremo che siamo stati troppo ottimisti e dovremo inventarci soluzioni alternative e fantasiose giunzioni per terminare il lavoro.
Com’e’, come non e’, termino di armare la via che avevo scelto e arrivo a terra giusto in tempo per salutare Barbara e importunarla con una foto.
Lo spiazzo intanto si e’ animato con intere famiglie di arrampicatori che reclamano spazio per il proprio svago. Per ora sembra che tutto vada per il meglio, c’e’ posto per tutti.
Massimiliano intanto, tra un allievo e l’altro va su e giu’ sulle corde tentando di mettere riparo agli errorucci d’armo che trova sulle vie. Visto che tra gli altri convenuti alla palestra ci sono anche alcuni allievi del precedente corso, mentre vado a vedere se a Betta serve qualcosa, passo anche a salutarli. Come sempre faccio la mia solita figura da niente dovendo confessare loro che non ricordo assolutamente i loro nomi, peggio del peggio nemmeno quello di Luana e Alice che pazientemente me lo ripetono, per fortuna lo scorso anno le avevo avvertite della mia disdicevole (s)memoria.
Dopo i saluti vengo incaricato di armare una via per loro, i nostri affezionati ex-corsisti. Prendo su il necessario e salgo per l’irta scala. A meta’ della scala incontro Maria e Rosa che prendono fiato prima di affrontare il secondo tratto della salita. Le saluto e proseguo.
Sopra sento un “‘Nun me ne po’ frega de meno” e anche senza guardare so chi vedro’ una volta in cima alla scala.
Ecco in tutto il suo splendore il nostro inossidabile Giorgio, per gli amici Nonno Signore Anziano Pintus. Naturalmente mi fermo per un saluto anche a lui.
Lui e’…mi vergogno come un ladro, perche’ il suo nome non me lo ricordo, se non temessi di offenderlo gli direi che mi ricorda uno dei due comici “Babudoio” che incontro ogni tanto sfogliando i social…pero’ meglio lasciar perdere e non aggravare la mia gia’ precaria situazione. In compenso dietro di lui posso citare senza tema di smentita, Tanit e, semi-nascosta in fondo a sinistra, anche Stefania.
Dopo i saluti a tutti parto per fare quel che devo fare. Alla fine scelgo di scendere giu’ lungo il limite destro della parete. Sarebbe anche una buona idea se ogni tanto non scivolassi di lato tra le fresche frasche.
Mentre scendo, incontro Massimiliano con uno degli allievi, tengo fede alla mia fama e naturalmente per par condicio non ricordo il suo nome. Pero’ sono sicuro che nel nome c’e’ una “K” e che gentilmente si era offerto di darmi un passaggio in macchina per venire alla palestra. Un buon inizio, no?!?
Quando arrivo giu’ trovo Luana pronta e decisa a tutto. A breve aggredira’ una corda.
Prendo una foto di un’allieva in una posizione che non credo sia fisicamente possibile, sara’ sicuramente colpa della mia fotocamera che si e’ presa qualche liberta’ di troppo. Subito dietro di lei c’e’ Stefano a seguirla quindi puo’ esserci nessun problema.
Ancora uno sguardo verso l’alto, Massimiliano e “K” sono quasi arrivati.
Salgo di nuovo sulla via appena armata “rubandola” a Luana che sta litigando con le fibbie dei cosciali. Mentre sono in parete prendo qualche foto.
Salgo fino in cima, col cordino gentilmente prestatomi da Massimiliano quando ci siamo incrociati sistemo un deviatore quindi decido di scendere di nuovo. A meta’ trovo che la via e’ impegnata da Alice. Per fortuna sono fermo accanto a una placchetta non utilizzata, mi organizzo una sosta e faccio passare l’indomita Alice.
Intanto dall’altra parte Massimiliano continua a “consumare” un corsaro dietro l’altro.
La fotografo con piacere, e’ un’altra corsara, lo so, ma di piu’ non vi saprei dire.
Mi riprendo andando sul sicuro, questa e’ Luana.
Ritorno alla base della parete e trovo un quartetto non da poco, partendo dall’alto abbiamo Fabio, Stefano, “Corsara” e “Corsaro”.
Qua abbiamo la corsara anti-gravita’ e il nostro “K” tenuti sotto controllo da Fabio.
Passo di nuovo a vedere se nell’angolino di Betta vada tutto bene e trovo la sua postazione desolatamente deserta. Mi affaccio allo spiazzo subito sotto, quello dove abbiamo deciso di fare cambusa e cucina. Noto con piacere che l’organizzazione del pranzo e’ in pieno svolgimento. Con molto interesse e piacere vado subito a raggiungere quell’allegra combriccola.
Quando li raggiungo trovo anche Maria, Betta e Rosa che danno una mano. Anche Luna vorrebbe partecipare alla grigliata ma il suo interesse non trova appoggio.
Alla faccia della fiatella selvaggia inizio il pranzo con una bruschetta al pomodoro con tanto, tanto aglio. Proseguo poi assaggiando in sequenza ravvicinata il formaggio, la pancetta cotta alla brace e infine una gustosissima salsiccia. Condisco il tutto con un ottimo bicchiere di Cannonau.
Pian pianino le pareti si svuotano, speleo e aspiranti tali vengono a partecipare al festino prandiale.
Sto seriamente valutando una seconda salsiccia quando Betta mi ricorda che nel pomeriggio abbiamo un altro impegno e che e’ ora di tornare a Roma. Con somma tristezza abbandono i miei sogni pantagruelici e torno al prato della parete a ricomporre lo zaino. Sara’ che non volevo proprio abbandonare il festino anzitempo quindi devo tornare giu’ almeno 3 volte per recuperare i pezzi scordati.
Mentre termino di fare quel che devo faccio una foto a Cecilia e a un futuro speleo che credo, vista la somiglianza, sia figlio di Barbara…
Sistemato lo zaino me lo carico sulle spalle, saluto una simpaticissima bimbina arrampicatrice e i suoi genitori, quindi scendo con mestizia a raggiungere il luogo dei bagordi per un saluto agli amici e un triste addio a tutte le delizie accumulate sul tavolo.
A rendere meno triste la passeggiata di ritorno alla macchina contribuiscono Betta e Luna, ma anche e soprattutto Flaminia, la mia nipotina che ci accompagnera’ fino a Settebagni.
Alla macchina trovo la nostra di fronte a quella di Stefano, sono identiche, cambia solo il colore. In effetti devo a Stefano questo azzeccatissimo acquisto.
Il ritorno e’ tranquillo, al limite del sonnacchioso. La palestra e’ finita, ora per i nostri corsari inizia la vera avventura. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su SCR 66° Corso – Palestra – 29/09/2024