Corso 60 GsCaiRoma – Palestra + Faggeto Tondo – 11/10/2025

Un’ultima uscita di fine corso che come tradizione prende un intero fine settimana.

11.10.2025 – Palestra di roccia alla falesia della Gola del Corno del Catria

La mattina, dopo “solo” 2 ore e mezza di auto Betta, io e Luna arriviamo alla palestra. Il parcheggio non e’ propriamente ampio ma con qualche manovra si riesce a fare posto per tutti, anche per noi che arriviamo per ultimi.

La falesia che ci ospitera’ e’ formata da un’ampia rientranza nella parete della gola in cui si snoda la strada. Luciano ci ha detto che si tratta della gola del Corno del monte Catria e io riporto senza ulteriori commenti o approfondimenti.

Luciano, Giulio e Paola sono arrivati gia’ ieri e sono qua ad attrezzare gia’ dal primo mattino.

Marco e’ arrivato con Salvo poco prima di me ma non ne sembra contentissimo…o lo sguardo fulminante sara’ per le mie foto sfocate?!?

Un saluto piu’ sorridente lo ricevo da Giulio.

Arriviamo alla fine del ponte dove un sentiero scosceso ma dotato di gradini ci permette di scendere. Pochi metri ed eccoci alla palestra di roccia che inizia ad animarsi ora che sono arrivati anche i nostri corsari.

Mentre i corsisti si preparano Luciano termina di attrezzare la discesa di fianco al ponte, molto panoramica.

Gli allievi sono pronti, Luciano come direttore del corso inizia lo spiegone su quello che li attende. In pratica il programma di oggi prevede alcune manovre meno usuali e piu’ complesse rispetto a quelle che hanno gia’ appreso. Oggi infatti dovranno confrontarsi con il passaggio del nodo, i vari cambi corda, un traverso non banale e un saliscendi percorrendo una corda a “V”.

Ascoltiamo lo spiegone e l’esempio del passaggio del nodo in religioso silenzio.

Si inizia! Visto che oggi c’e’ abbondanza di istruttori e io mi trovo al momento disoccupato vado a passare il tempo e scaldare i muscoli sulla via di fianco al ponte. E’ particolarmente divertente perche’ partendo dal piano della falesia ci si puo’ lanciare in un pendolo abbastanza ampio che mi diletta assai.

Dalla mia posizione altolocata faccio una foto verso Betta e Luna che assistono alle nostre evoluzioni.

Il panorama e’ mozzafiato e inoltre si intravede, dall’altro lato della gola un interessante vuoto che si lascia immaginare come grotta.

Sempre dall’alto riprendo tutta l’allegra compagnia con i nostri corsisti impegnati nel passaggio del nodo in salita e in discesa.

Un altro saluto a Betta prima di scendere. Luna osserva quei strani tizi che fanno cose strane appesi a delle corde.

Dopo la salita pendolante vado a provare il traverso maligno. Non male.

Fatto il giro panoramico delle attrazioni della giornata vado a salutare Betta mentre i nostri corsari sono sempre impegnatissimi con le prove previste per loro.

Paolo ha deciso di provare anche lui il traverso, Luciano lo assiste per qualche consiglio tecnico.

A qualcuno e’ piaciuta la via pendolante e la sta provando. Ora che ci penso si sarebbe potuta spiegare agli allievi anche la manovra per evitare la pendolata visto che qua e’ divertente ma in grotta puo’ risultare pericolosa.

Il passaggio del nodo si e’ rivelato un osso duro da rodere per i nostri corsari ma alla fine riescono tutti con piu’ o meno fatica.

E’ il momento della manovra detta in gergo: “cambio corda”. Si tratta in pratica di cambiare corda e/o direzione in mezzo a una via. Puo’ quindi esserci un cambio salita-salita, salita-discesa, discesa-discesa e discesa-salita. Stavolta lo spiegone tocca a Giulio che mostra la manovra ai corsisti mentre io mi gingillo su un’altra corda.

Gli allievi ascoltano con attenzione le spiegazioni della nuova manovra che li impegnera’ a breve, intanto ne approfittano per riposare le braccia gia’ sforzate a dovere per il passaggio del nodo.

Mentre i nostri corsari attendono al nuovo impegno l’instancabile Luciano trasforma la via del pendolo in una nuova e insidiosa prova per loro, una via a “V” in cui si scende fino a meta’ e poi si risale per terminare la via. Serve pazienza e un buon coordinamento preciso nell’uso di discensore e bloccanti.

Nemmeno montato e gia’ qualcuno lo impegna.

Intanto pero’ prosegue l’impegno per il cambio corda in tutte le sue declinazioni.

Si e’ fatta ora di pranzo quindi raggiungo Betta per mangiare assieme. Mentre eravamo impegnati negli esercizi su corda il bel sole che illuminava la falesia al mattino e’ scomparso e devo convenire con Betta che a stare fermi si inizia a patire il freddo. Per questo motivo e visto che c’e’ per fortuna c’e’ abbondanza di istruttori dopo aver mangiato salutiamo tutti e prendiamo la strada per tornare all’auto.

Arriviamo sul ponte che sovrasta la falesia giusto in tempo per fare il tifo per il prode che per primo ha provato con successo la maligna “V”.

Ripresa la macchina facciamo la strada che ci divide dall’Ostello del volo nel quale saremo ospiti per il fine settimana e dove ci concediamo un sonnellino ristoratore.

Serata all’Ostello del volo.

Il nostro buon riposo viene interrotto dal molesto vociare dei soliti ragazzacci da bar che si divertono a giocare un’accanita partita a biliardino davanti alla finestra della nostra camera!

Un poco frastornato mi affaccio per prendere atto che si tratta dei nostri amici evidentemente tornati dalle fatiche in falesia. Il resto del gruppo e’ seduto attorno a un tavolo per una birra e qualche chiacchiera. Andiamo a unirci a loro in attesa che arrivi l’ora di cena.

Quando Alessandro ci chiama per la cena rispondiamo con premura e sincero appetito. Facciamo un’allegra tavolata mentre degustiamo l’amatriciana mirabilmente cucinata dalla moglie di Alessandro. Segue un arrosto cucinato con mele e prugne, buono anche se devo dire che non amo la commistione tra dolce e salato.

Prove materiali

Dopo cena Luciano ha organizzato una bella sorpresa, si e’ accordato con Luca per una breve presentazione del centro dove testano i materiali. Chiuso il pasto ci trasferiamo nella sala prove dove Luca ci spiega cosa fanno in questo posto.

Ascoltiamo tutti con interesse mentre ci illustra l’uso del potente dinamometro che serve per i test materiali.

Luca mostra mostra i risultati di alcuni test su corde e moschettoni.

Luciano ha portato alcuni materiali da testare e aiuta Luca nel predisporre test.

Intanto lo spiegone prosegue.

Luca mostra al suo attento pubblico il pesantissimo aggeggio quadrato per i test sui fix, spit e altri per simulare la loro infissione su una parete di roccia. Accanto c’e’ anche il cilindro per testare la tenuta di una corda senza nodi.

Qualche pezzo “a perdere” portato da Luciano.

Mentre Luca e Luciano proseguono con lo spiegone e l’attrezzamento dei test faccio un giro per la sala facendo foto.

I blocchi di roccia per i test di fix e spit, sembrano duramente provati.

Pubblicita’ per i MultiMonti, un oggetto valido che non mi pare abbia riscosso gran successo tra gli speleo.

Iniziano i test.

Per prima cosa rompiamo una corda nuova con dei nodi. Tiene fino a 1.690 Kg.

Poi tocca a una corda “anziana”, lasciata in grotta per anni. Lei si rompe a poco meno di 1.000 Kg.

Si passa poi ad alcuni test di un tratto di corda su cui e’ montato un bloccante ventrale.

Si passa poi a maglie rapide e moschettoni. Anche loro fanno il proprio dovere.

Per finire in bellezza Luca sacrifica la sua vecchia longe con una venerabile eta’ di 5 anni. Anche lei fa la sua porca figura.

Terminato questo test Betta ed io prendiamo commiato per sopraggiunta sonnolenza mentre Luca e Luciano terminano con altre spiegazioni sul lavoro svolto in questo centro.

12.10.2025 – Faggeto Tondo

La mattina mi sveglio alle 5 e mezza come al solito ma riesco a far passare il tempo senza rompere troppo le scatole a Betta e al resto del gruppo. Alle 8 facciamo colazione e poi ci si prepara per partire alla volta di Monte Cucco dove partiremo per la nostra avventura. Capitan Luciano ha stabilito di stare al “solito” parcheggio a Monte Cucco per le 9.30.

Mi preparo con calma e poi, con la falsa sicurezza di avere fatto tutto per bene, mi avvio con la macchina verso Monte Cucco. Appena arrivo incontro con piacere Mirko che saluto molto volentieri. Lui col suo gruppo, Buio Verticale, sta andando alla grotta di Monte Cucco per il corso. Ho quasi voglia di unirmi a loro perche’ amo particolarmente quella grotta ma non posso abbandonare i miei amici quindi metto da parte questo pensiero e inizio a prepararmi. Solo quando faccio mente locale a quel che devo prendere mi accorgo con sgomento e malumore di aver scordato la fotocamera.

Dopo un adeguata quantita’ di maledizioni e improperi mi rassegno al fato avverso e alla mia pertinace distrazione e vado a chiedere aiuto a due esperti fotografi del gruppo Paola e Marco, potrete vedere le foto di questa uscita solo grazie a loro. Grazie!

Ecco la foto del parcheggio, siamo quasi pronti. Giulio e’ un po’ ingrugnato perche’ ha fatto quasi meglio di me, ha scordato il discensore!

L’angelo che decora oramai da anni questo parcheggio.

Si parte.

Marco si selfa con il “serpentone” di allievi lungo il sentiero per la grotta.

Dopo una lunga passeggiata al piacevole sole autunnale arriviamo finalmente al boschetto che ospita l’ingresso della grotta.

Salvatore saluta la grotta prima di iniziare i preparativi.

Si approfitta un po’ tutti dell’ombra offerta dal boschetto per terminare la vestizione.

Siamo tutti pronti. Luciano richiama l’attenzione del gruppo e racconta con la sua solita chiarezza della genesi e della storia delle esplorazioni della grotta. Anticipa che troveremo molti depositi di gesso dovuti alle caratteristiche ipogeniche della grotta.

Lo spiegone di Luciano e’ utile anche a fare in modo che il primo pozzo, l’unico in discesa che troveremo all’andata, sia armato a dovere. Quando termina iniziamo a mettere in moto i nostri corsisti. Io entro tra i primi seguito da un paio di allievi e quindi Paola.

Dopo un saltino attrezzato con pioli in ferro infissi nella roccia c’e’ una comoda rientranza dove si possono lasciare gli zaini col cambio di vestiti.

Questi primi metri di grotta fino al pozzo in discesa non sono propriamente larghissimi. Al pozzo si forma un poco di fila per le manovre necessarie agli allievi per affrontare il primo cimento di questa grotta.

La fila scorre lentamente ma senza intoppi. Ora tocca a me a fare assistenza alla partenza del pozzo.

Dopo il primo pozzo in discesa il nostro percorso si snoda in un’ampia galleria leggermente in salita interrotta ogni tanto da alcuni pozzi, in salita anche loro. Una grotta decisamente anomala!

Vi lascio alle foto di Marco e Paola che hanno documentato egregiamente l’uscita, al massimo ne commentero’ alcune, le piu’ particolari.

Come detto da Luciano prima di entrare ogni tanto incontriamo delle masse di candido gesso che sembra avvolgere la grotta in soffice panna montata.

Siamo alla sosta sotto uno dei pozzi. Una volta tanto ci sono anche io nelle foto!

Marco, che e’ iper-tecnologico ha portato in grotta una lampada a luce ultravioletta e la usa ogni tanto per illuminare le pareti della grotta. Giulio che e’ esperto in queste cose ci spiega che quello che viene mostrato bianco e’ calcite.

Ancora in sosta, pero’ vedo che stavolta non ci sono. Probabilmente era il mio turno per salire il pozzo.

La salita di uno dei nostri formidabili corsari. Salgono tutti con lo zaino in spalla, avranno tempo per imparare quanto sia sbagliato!

A meta’ strada.

Ho terminato con le foto di Marco, ora posso presentarvi quelle di Paola che in qualche maniera riprendono la “storia” dal primo pozzo. Visto che ci sono io nella foto non potevo esimermi dal mostrarla.

Bella foto, complimenti Paola.

Altro gesso modellato come panna montata.

In attesa? O camminata? Non saprei.

Giulio e’ il protagonista di questa bella foto.

Alcune foto di uno dei pozzi visto dall’alto.

Dopo la salita di questo pozzo inizia un comodo traverso che porta avanti nella grotta. Se non erro e’ in questo punto che si trova una diramazione. Si dovrebbe proseguire a destra ma io provo ad andare a sinistra pensando che i due tratti di grotta si ricongiungano. Sbagliavo! Mi ritrovo in un settore di grotta piu’ in basso di diversi metri con almeno tre diramazioni principali, Sarebbe interessante andare a visitarle ma non sara’ questa l’occasione.

Sfilata di concrezioni varie…

Ancora una foto illuminata con la lampada di Marco.

Questo se non erro e’ l’ultimo pozzo che abbiamo salito. Luciano che e’ avanti ci informa che il “pozzo dei cristalli” e’ disarmato quindi dobbiamo interrompere qua la gita.

Io sono su con lui. Quando sento l’annuncio di Luciano chiedo dispensa per tornare indietro prima. A permesso accordato mi avvio lasciando il gruppo a terminare la salita del pozzo.

Una foto veramente bella di un “tubo” costruito nel gesso da un paziente stillicidio.

Vi lascio ad ammirare le altre foto di Paola.

Sosta. Scordavo che alla base dell’ultimo pozzo salito c’e’ stata una lunga sosta per attrezzare un deviatore. Il tempo e’ stato proficuamente impegnato per fare uno spuntino.

Foto mia di me!

Paola ha fatto qualche foto anche del percorso di ritorno alle auto, foto in cui non posso esserci in quanto fuggito in anticipo.

Panorama del versante dove iniziano le gole di Riofreddo.

Ultima uscita del corso terminata. Complimenti a tutti i nostri corsari che si sono dimostrati pronti a intraprendere il loro percorso per diventare speleologi. Bravi! Alla prossima.

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Bucio alto – 04/10/2025

Con Nerone e Gabriele per un nuovo tentativo di trasformare un buco nel terreno in una grotta.

La mattina ci incontriamo con Nerone a Fondi di Jenne e dopo i saluti iniziamo a prepararci. Scatto una foto per inaugurare la giornata ma la fotocamera non collabora…eppure ho scelto l’impostazione che la lascia libera di scegliere la modalita’ di scatto migliore. Forse tutta questa fiducia l’ha frastornata!

Partiamo alla volta del nostro buco, la fotocamera continua a non fare bene il suo mestiere.

Provo con un panorama, ancora peggio.

Vabbe’, ora pensiamo ad affrontare la salita, poi vedremo.

Arrivati in cima provo alcune altre impostazioni ma le prime non sembrano risolvere.

Alla fine ne provo una che mi sembra per nulla pertinente con gli scatti che faccio di solito. Con mia somma sorpresa la fotocamera riprende vita e colore. Fermo le prove e mi accontento.

Strada facendo troviamo di nuovo un po’ di funghi e mi fermo a immortalarli.

Fine della passeggiata, siamo alla “grotta”. Devo dire che oggi raggiungere questo punto non e’ sembrato faticoso come la volta scorsa, sara’ forse per l’aria fresca che ha reso piacevole camminare sotto il sole.

Togliamo i rami lasciati a protezione del buco e Nerone si arma di sigaro e come al solito usa il fumo pestilenziale per saggiare le correnti d’aria. Il sigaro conferma un lieve soffio d’aria in uscita.

Iniziamo di buona lena a togliere i chili di foglie che si sono accumulate nel buco durante la nostra assenza.

Si prosegue cosi’ per un bel pezzo.

Con un poco di fatica ora vediamo la parete di roccia di fronte, la nostra forse-grotta sembra proseguire sulla destra ma ancora senza rivelarsi piu’ di tanto.

Ora tocca di nuovo a Nerone. Ripete il test col sigaro…tutto uguale a prima, puzza compresa!

Ora e’ piu’ comodo affacciarsi dove la grotta sembra proseguire, abbiamo fatto un buon lavoro anche se la nostra forse-grotta non vuole darci soddisfazione.

Sono quasi le 4 del pomeriggio, Nerone decreta: “facciamo i ferri” e questo significa che dobbiamo riporre le nostre cose per tornare alle auto.

Ricopriamo di nuovo le nostre speranze in attesa del prossimo tentativo.

Ferri fatti, si parte.

Un breve tratto di salita prima di poter rivedere la piana di Fondi di Jenne.

Eccola in tutto il suo splendore di inizio autunno.

Camminando propongo a Nerone di passare a rivedere il “bucio appilato” (ovvero richiuso) di cui ci parlava all’andata, strada facendo.

Ecco il bucio appilato, poteva essere promettente perche’, Nerone ci racconta, soffiava tanta aria. Peccato che ora non sia piu’ praticabile.

Nel tornare alle auto passiamo in mezzo a un vasto appezzamento di terra pieno di queste piante oramai secche. Mi piacciono quindi decido che meritano anche loro una foto.

Eccoci arrivati alle auto, la giornata puo’ dirsi conclusa.

Nerone si prepara velocemente poi ci saluta e parte per tornare a casa. Noi vorremmo fare altro ma non ci viene in mente nulla, alla fine anche noi prendiamo la via di casa. Alla prossima.

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Corso 60 GsCaiRoma – Ovito di Petrella – 28/09/2025

Una bella giornata passata con i nuovi corsisti a rivedere, sempre volentieri, l’ovito di Petrella, sopra Tagliacozzo.

La mattina mi incontro con Blaise e Angelica, sistemiamo armi e bagagli nell’auto di Angelica e partiamo per l’appuntamento successivo a La Rustica.

A La Rustica ci incontriamo con Salvatore e Giovanni. Visto che li informo subito della mia intenzione di fare sosta a Tagliacozzo per un’ottima colazione ci accordiamo, Giovanni si aggreghera’ nella nostra macchina che partira’ subito mentre Salvatore rimarra’ ad aspettare il resto del gruppo.

A Tagliacozzo ci godiamo una meritata colazione con solo un piccolo dispiacere, il forno che produce una favolosa pizza e’ chiuso per ferie! Al bar ci incontriamo con Erika e alcuni allievi che hanno avuto la nostra stessa idea.

Dopo la pausa per la colazione riprendiamo l’auto e andiamo difilati al parcheggio vicino la grotta dove iniziamo a prepararci.

Praticamente insieme a noi arrivano anche le altre auto.

Giulio lo troviamo gia’ in loco e quasi pronto.

Mi metto d’impegno e anche io in breve sono pronto. Chiedo conferma a Giulio che Luciano e’ gia’ arrivato e che e’ alla grotta ad armare. Mentre il resto del gruppo termina i preparativi e la verifica delle attrezzature degli allievi io avverto e mi dirigo verso la grotta con tutte le mie carabattole.

Percorro con calma e gustandomi parecchio la strada che porta alla grotta. Alla scaletta la saluto come una vecchia amica.

Passando noto che il solito, enorme tronco incastrato inizia a sentire anche lui il passare del tempo, ha un aspetto un poco malandato. Pero’ penso che resistera’ ancora parecchi decenni prima di cedere. Saluto anche lui passando.

L’ultimo tratto di scala, dopo inizia il buio quindi accendo la luce del casco prima di scendere.

Passo lo stretto, poi la saletta buia, giro a sinistra, scendo ancora qualche gradino e vado al terrazzino che si affaccia sul maestoso pozzo d’ingresso della grotta. Guardo sotto e vedo Luciano che si muove tra varie corde. Le vie, due, per scendere fino a lui sono gia’ a posto, un buon lavoro.

Lo saluto per avvisarlo che sono arrivato e lui dopo aver ricambiato mi chiede di portargli giu’ altre corde e degli attacchi. Avrei voluto aspettare gli allievi ma in definitiva mi costa nulla scendere col necessario per dare una mano a Luciano quindi termino di sistemare la mia attrezzatura, prendo il materiale richiesto e scendo.

Una volta alla base del pozzo rinnovo i saluti a Luciano, un po’ meno urlati e poi gli passo quanto aveva chiesto. In pochi minuti lo vedo scomparire nel buoi del secondo pozzo.

Non faccio nemmeno a tempo ad annoiarmi che da sopra sento arrivare gente. A breve inizia la discesa di istruttori e allievi.

Quando i primi istruttori sono scesi vedo ricomparire anche Luciano, da bravo Direttore del corso e’ risalito dal secondo pozzo per dare disposizioni su come desidera si svolga la successiva discesa.

Nell’attesa che il serpentone parta io mi diletto a fare qualche foto, oramai rassegnato ad averle tutte decisamente sfocate, la mia povera fotocamera non ce la fa proprio piu’.

Una foto sorridente. Oggi ho imparato un nuovo termine: “campanari”, ne sentivo parlare in continuazione senza capire, quindi ho chiesto spiegazioni. In pratica sono speleo esperti che pero’ non hanno (ancora) qualifica CAI. Partecipano al corso esclusivamente per fare sicura sotto i pozzi senza interferire con gli istruttori o interagire con gli allievi. Una buona cosa per far partecipare il gruppo.

Gli istruttori iniziano a disporsi lungo il secondo pozzo.

Col supporto dei campanari i primi allievi arrivano alla base del primo pozzo. Approfitto della momentanea calma per spogliarmi e indossare un paio di magliette aggiuntive. Ora il caldo esterno e’ svanito e inizio a sentire freddo.

Quando alla base del primo pozzo ci sono abbastanza allievi e istruttori inizia anche la discesa del secondo pozzo.

Sotto il primo pozzo restano le campanare, io mi sistemo alla partenza del secondo.

Ecco un allievo pronto per la discesa del secondo pozzo, osserva con interesse chi lo sta precedendo nella discesa.

Tra poco tocchera’ a lui, il primo frazionamento e’ praticamente libero.

In una breve pausa provo a fare una foto del terrazzino usando lo zoom. Non ottima ma nemmeno troppo male. Un allievo scende sulla via di destra accompagnato da un istruttore sulla via di sinistra.

Eccoli mentre scendono.

Allievo arrivato.

Subito seguito dall’istruttore.

Nel frattempo il serpentone, la fila ordinata di discesa, si e’ mosso. Erika, che era al primo frazionamento e’ scesa al successivo e il suo posto e’ stato preso da Giulio. Io rimango dov’ero.

Giovanni viene a prendere il mio posto mentre gli ultimi allievi arrivano per cimentarsi col secondo pozzo.

Scendo saltando la fila degli istruttori e arrivo fino all’ultimo frazionamento dove la corda e’ impegnata da un allieva. Quando mi affaccio per vedere questo tratto in verticale mi accorgo che non sono sull’ultimo frazionamento ma sul penultimo. A meta’ pozzo ce n’e’ un altro che, vedo, rimane alquanto ostico da passare per gli allievi. Con l’aiuto di Paola allora sistemiamo alla meno peggio una corda di servizio per seguire da vicino gli allievi sul frazionamento difficoltoso. Visto che l’idea di mettere la corda e’ stata mia, mi tocca anche provare se regge, quindi monto il discensore e vado. Mi fermo a seguire un corsista al frazionamento e poi scendo a mia volta seguito dalle urla di chi mi avverte che la corda tocca sulla roccia. Scendo con tutta la delicatezza del caso valutando che comunque la corda tocca appena e su un tratto piano di roccia, valuto che non dovrebbe rovinarsi piu’ di tanto per una singola discesa.

Sono nella grande sala alla base del secondo pozzo. Subito faccio una foto verso l’alto, si vedono anche le corde del primo pozzo.

In fondo alla sala vedo altre corde che portano verso il fondo della grotta.

Una foto la faccio anche a chi e’ rimasto al frazionamento da cui sono appena sceso.

Visto che nessuno richiede i miei servigi ne approfitto per fare un giro turistico per la sala. Nonostante le numerose visite fatte a questa grotta, ammetto di essere sempre passato velocemente per la sala, oggi finalmente me la posso guardare con calma. Inizio il giro costeggiando i bordi della sala, ci sono tante rientranze nella roccia, interessanti ma senza prosecuzioni visibili o immaginabili. Nel completare il giro passo dietro al cono detritico del pozzo e con sorpresa mi accorgo che e’ costituito da una massa inestricabile di rami concrezionati tra loro, in pratica una futura formazione di travertino.

Nel finire il giro arrivo alle corde che portano avanti. C’e’ Erika che segue un allievo.

A questo punto vengo ingaggiato per portare Angelica avanti per la grotta. Angelica altri non e’ che la simpatica “driver” che oggi mi ha dato un passaggio, ora in sembianze da allieva speleo. Pensavo di portarla fino al fondo della grotta ma con mia delusione trovo che le corde si interrompono prima del traverso sul laghetto.

Pensavo di poter arrivare al fondo anche per dare uno sguardo alla prosecuzione che trovai un paio di anni fa. Peccato, sara’ per il prossimo anno. Mi consolo rubando una foto sorridente ad Angelica.

Dopo la breve visita verso il fondo ce ne ritorniamo alla sala dove altri allievi sono in paziente attesa.

Intanto la discesa degli allievi prosegue, al momento sono seguiti nientemeno che da Luciano.

Io impiego il tempo facendo uno spuntino e cercando foto da fare. Trovo un fungo “muffoloso” e non me lo faccio scappare.

Luciano scende quando anche l’ultimo allievo ha passato il frazionamento. Mi aveva chiesto di fare una breve chiacchierata sul rilievo e me lo ricorda proprio quando iniziavo a pensare di averla scampata!

Con qualche fatica otteniamo un poco di silenzio e l’attenzione degli allievi. Non ho preparato una lezione quindi vado a braccio. A vedere le facce degli allievi non devo essere troppo convincente, anche Luciano e Giulio devono essere dello stesso avviso poiche’ vengono in soccorso con un esempio pratico fatto con la fettuccia metrica. In qualche maniera completo il sommario spiegone sul rilievo in grotta e lascio che i nostri aspiranti speleo si riprendano. Annuncio anche che potrei fare loro una lezione in sede sul catasto. L’idea c’e’, vedremo.

A proposito di rilievo, Luciano oltre alla fettuccia metrica ha anche portato il suo disto autocostruito. Essendo un prototipo e’ di forma un poco massiccia ma sembra comunque funzionale. Oggi purtroppo non riusciamo a vederlo per bene a causa della batteria quasi scarica.

Sul cono detritico troviamo una rana, una foto la merita anche lei.

Dopo le fatiche per tenere la mia lectio magistralis sul rilievo seguo Giulio per andare a visitare la parte alta della sala, parte che mi mancava. Salendo su una enorme colata di calcite, alta quasi 10 metri dal livello base della sala si trova un cunicolo che continua verso l’alto per alcuni metri. Vistala grandezza della colata questo dovrebbe essere un arrivo oramai fossile. Diamo un rapido sguardo al cunicolo che sembra chiudere.

Nessuna novita’ eclatante, pero’ da qua in alto si vede bene la sala, ne approfitto per qualche foto panoramica.

Mentre ero nel mio gironzolare ozioso il serpentone e’ ripartito in direzione inversa, verso l’uscita.

Scendo a raggiungere il gruppo. Ora Luciano e’ di nuovo al frazionamento a sorvegliare che tutto proceda per il meglio.

Quando e’ il mio turno di lasciare la sala vedo che gia’ qualcuno e’ impegnato nella salita del primo pozzo.

Valeria rimane per ultima, Luciano rimane con lei per darle consigli e supporto.

Li lascio mentre Valeria cerca la posizione migliore per disarmare l’armo del pozzo che e’ un poco esposto.

Prendo posizione in mezzo al serpentone e attendo il mio turno per salire fino alla base del primo pozzo. Quando ci arrivo trovo ancora una bel numero di speleo in attesa, sara’ cosa lunga, mi metto comodo.

Inganno l’attesa con qualche foto.

Mi chiamano, tocca a me. Vado. a quasi meta’ con la scusa di una foto mi fermo a prendere fiato.

Al terrazzino trovo Giulio e Salvatore che danno una mano e tanti consigli agli allievi che salgono. Dopo qualche minuto inizio a sentire freddo allora prendo con me una corda, tanto per dare un contributo nel trasporto materiale, e torno alla macchina per cambiarmi.

Una bella giornata, spero che agli allievi del corso sia piaciuta almeno quanto e’ piaciuta a me. Alla prossima.

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Corso 60 GsCaiRoma – Palestra – 27/09/2025

Sono passato alla palestra di roccia vicino Palestrina per una breve visita e per vedere all’opera i nuovi corsisti.

Trattandosi solo di una breve visita, non mi dilungo, anche perche’ avrei poco da raccontare, pero’ tornando all’auto ho trovato un buco nella roccia che magari e’ interessante.

Alla prossima.

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Bucio Alto – 20/09/2025

A lavorare su una forse-grotta con Nerone, Luca e Gabriele.

Finalmente sono riuscito a convincere i miei amici a tornare a Bucio Alto. Per ora e’ meno di un buco, poco piu’ di una speranza, ancora non e’ una grotta ma spero tanto lo diventi, quindi per incoraggiarla le ho gia’ dato il nome.

Eccoci qua a Fondi di Jenne pronti a partire.

Iniziamo la camminata sulla piana di Fondi di Jenne, dobbiamo andare verso Dolina Rea e poi salire l’altura antistante costeggiando a destra il boschetto a forma di cuore che abbiamo davanti.

Luca ed io in cinque minuti siamo al boschetto, il sole bollente ci convince a costeggiare il boschetto stando sulla parte in ombra, decisamente meglio.

Nerone, carico come un mulo ci segue a pochi passi, anche lui opta per l’ombra.

Arrivati in cima svalichiamo e iniziamo a scendere dal lato opposto in diagonale verso destra. Strada facendo incontriamo parecchi funghi, questo in particolare lo riconosco come una superba “mazza di tamburo”, la lascio la’ per i gruppi di fungaioli che oggi ho visto popolare questi boschi.

Anche se con qualche difficolta’ alla fine ritrovo la forse-grotta. Iniziamo a prepararci per lo scavo.

Ecco qua la mia speranza di grotta, non sembra granche’, pero’ rimane sempre il fatto che l’ho scoperta in inverno perche’ aveva bucato uno strato di neve di almeno 30 cm, quindi forse nasconde qualche sorpresa.

Dopo Luca anche Nerone fa un sopralluogo.

Si inizia con gli scavi.

Visto che Gabriele oggi si vuole dedicare al riposo contemplativo gli porgo la fotocamera e gli chiedo di scattare qualche foto mentre scaviamo. Non si applica molto, pero’ la foto porta la sua firma di indice!

Sasso dopo sasso il buco prende forma.

Facciamo a turno Luca, Nerone ed io, lavoriamo con impegno per farci lo spazio necessario.

Almeno un metro l’abbiamo approfondita.

E’ il mio turno, la forse-grotta sembra proseguire li’ sotto, avanti a me. Facciamo ancora qualche turno di scavo con l’intento di poterci infilare a dare uno sguardo.

Luca fa un ultimo turno a spostare terra poi riesce a infilarsi, ci parla di due piccoli pozzi di cui non riesce a intravedere la fine. Il lancio del sasso non sembra dare grandi esiti, rotolano per un paio di metri. Preso dalla curiosita’ mi infilo anche io, provo a prendere delle foto del pozzetto piu’ lontano ma non riesco piu’ di tanto.

Per uscire dal buco stretto e insidioso devo faticare un poco, per facilitarmi nei movimenti passo la fotocamera a Luca che, appena termino le mie fatiche, ne approfitta per farmi la foto che ora sfoggio.

Gabriele circa un’ora fa aveva decretato terminata la giornata, noi l’abbiamo tirata lunga ma ora e’ proprio ora di andare. Gabriele aspetta che ci prepariamo facendo qualche foto del lavoro fatto.

Meraviglie della natura, mentre noi eravamo intenti a rendere grotta quel buco poco collaborativo quasi accanto a noi e’ nata tra le foglie un’altra mazza di tamburo. Una foto la merita.

Terminiamo velocemente i preparativi e iniziamo il ritorno alle auto.

Strada facendo troviamo un sacco di varieta’ di funghi, c’e’ anche la mazza di tamburo che avevamo incontrato stamane. Tanto per simpatia faccio loro qualche foto.

Nerone e Gabriele hanno tirato dritti verso le auto, Luca ed io facciamo un’ampia deviazione verso destra per passare a rivedere Dolina Rea, Bucio Nero’ e tutte le varie doline in mezzo.

Ecco infatti Dolina Rea col suo alberello in mezzo. Ci fermiamo un paio di minuti e racconto la grotta a Luca che ancora non la conosce.

Strada facendo per raggiungere Bucio Nero’ facciamo parecchie soste e brevi deviazioni per dare uno sguardo alle doline e i svariati buchi che incontriamo.

Ultima sosta la facciamo a Bucio Nero’ per vedere se e’ ancora aperta o se la terra superficiale e’ collassata dentro chiudendo di nuovo la grotta.

Meno peggio di quanto temevamo, anche se il recinto e’ caduto giu’ da un lato (forse “spintaneamente”) e qualche sasso ingombra la rete di protezione, la grotta sembra ancora accessibile. Prima di ripartire diamo una sistemata al recinto sperando duri ancora per un po’.

Finito il nostro giro di controllo arriviamo finalmente alla strada e saliamo alle auto dove Gabriele e Nerone ci attendono.

Una giornata faticosa ma non completamente avara di soddisfazioni, certo il minimo per mantenere accesa la speranza, pero’ chissa’! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Alto – 20/09/2025

Grotta Stoccalma – 06/09/2025

Una visita a questa grotta per rivedere alcuni punti in sospeso e sistemare l’armo insieme a Nerone, Luca, Emilio e il supporto esterno di Gabriele.

La mattina Gabriele passa a casa da me e andiamo assieme fino al bar Cicchetti a Madonna della pace dove incontriamo Emilio, facciamo colazione e proseguiamo con la sua macchina verso la piana di Campaegli.

Arrivati al solito parcheggio troviamo Nerone, arrivato da Subiaco, e Luca, che ha approfittato per fare una notte di campeggio wild qua a Campaegli. Appena arrivati, nemmeno il tempo dei saluti che arrivano delle persone in bici e si fermano a scambiare qualche parola. Magari li conosco ma non mi ricordo di loro quindi faccio finta di nulla e inizio a prepararmi per la grotta.

Appena pronto mi accorgo che il sole ancora e’ abbastanza in forze da farmi sudare copiosamente quindi lascio a Luca il compito di comporre gli zaini con i materiali, mi approprio della corda per il primo pozzo, di qualche attacco e mi avvio. Emilio e Gabriele mi seguono.

L’armo iniziale ci prende un poco di tempo, ognuno dice la sua idea e si discute insieme come meglio fare, peccato solo per il caldo.

Nerone inizia a scendere quando ancora stiamo approntando il deviatore, lo saluto con una foto.

Dopo qualche minuto riusciamo ad armare coralmente la partenza, nonostante il tempo speso e un rivolo di sudore dietro la schiena devo dire che viene benone. Sistemata la partenza del pozzo saluto Gabriele che oggi andra’ in giro nei dintorni a fare ricognizione e ricerca di ingressi e scendo per raggiungere Nerone. Dopo i primi 5 metri faccio sosta a sistemare il frazionamento ma devo attendere che Luca mi raggiunga poiche’ ho scordato di prendere un cordino per farlo.

Mentre aspetto Luca cerco animaletti da fotografare per alimentare la “scheda fauna” del catasto. Trovo una sonnolenta farfalla e mi sbrigo a immortalarla.

Quando Luca mi raggiunge e mi fornisce di cordino faccio quel che devo fare e proseguo la discesa. Prendo con me anche lo zaino di Nerone, se lo era scordato fuori e ora soffre per la mancanza della sua amata pipa. Luca lo porta giu’ per il primo tratto e io mi occupo di consegnarlo . A meta’ faccio un’ulteriore sosta per mettere un deviatore e poi finalmente arrivo alla base del pozzo e consegno il sacco con la pipa a Nerone che subito si gode una fumata, maleodorante come al solito.

Dopo la mia discesa ci raggiungono velocemente sia Luca che Emilio. Nel proseguire la grotta, fatta da una sequenza di meandri stretti e piccoli pozzi mi dimentico completamente della fotocamera anche perche’ sono impegnato a fare il cambio delle corde nei pozzi che incontriamo. Chiedo a Nerone, memoria storica della esplorazione di questa grotta, da quanto tempo siano qua le corde e quando mi risponde che avranno almeno 20 anni non posso far altro che concordare circa l’opportunita’ di cambiarle.

Scendendo e sistemando, arriviamo alla sala dove tempo fa iniziai con Luca una risalita. Approfittando di un attimo di riposo tutti assieme prendo a ricordare l’episodio a Nerone per avere una conferma. La risalita non l’abbiamo mai terminata a causa del freddo e perche’ Gabriele, che in quella occasione era con noi, insisteva nel dire che Nerone ed Elia l’avevano gia’ fatta in arrampicata. Dopo aver raccontato l’antefatto chiedo conferma a Nerone, con mia sorpresa Nerone nega con decisione di aver mai fatto alcuna risalita in quel punto. Bisognera’ tornarci, perbacco!

Dopo la sosta vado avanti mentre Luca ed Emilio terminano l’armo del pozzo. Dopo l’ennesimo meandrino fangoso c’e’ il celeberrimo traverso sospeso che tanti grattacapi e fatica elargisce a chi si cimenta con lui. Sotto al traverso c’e’ un pozzo di circa 5 metri dove Gabriele, sempre nella stessa occasione, ando’ avanti con Elisa mentre Luca ed io facevamo la risalita. Trovarono tutto allagato e notarono che gran parte dell’acqua andava a sparire nel pozzetto facendo anche un simpatico gorgo.

Oggi Gabriele, prima di salutarci e partire per la sua ricognizione, si e’ raccomandato molto di dare uno sguardo in fondo al pozzo in questione. Potevamo deluderlo? Sicuramente no!

Per il momento rimango in contemplazione sopra il pozzo, vicino al traverso malefico. Quando Luca mi raggiunge mi approprio di una corda, la sistemo sul primo ancoraggio utile del traverso e scendo a guardare. In effetti sono proprio curioso, nonostante le ripetute visite a questa grotta non ho mai sceso questo pozzo.

Arrivato alla base del pozzo mi guardo attorno, ci sono sassi caduti dall’alto e una pozza d’acqua profonda una decina di centimetri. Inizialmente non vedo alcunche’ di interessante ma completando il giro devo ricredermi, proprio alle mie spalle rispetto a quando sono sceso c’e’ una bella spaccatura, quasi percorribile.

Quando Luca mi raggiunge iniziamo a darci da fare per dare uno sguardo dentro alla spaccatura. Mentre aspetto faccio una foto a qualche stalattite.

Per prima cosa rompo a martellate un piccolo diaframma di marciume vario che faceva da diga alla pozza d’acqua alla base del pozzo. Rotto l’argine in pochi minuti la pozza si svuota gorgogliando allegramente dentro la spaccatura.

Tolta la noiosa pozza che impediva di lavorare all’asciutto iniziamo a togliere sassi da dentro la spaccatura finche’ Luca riesce a infilarsi dentro.

Arriva anche Emilio a darci una mano. Con il suo aiuto togliamo un masso di generose dimensioni grazie a un fix messo in testa al masso e a una corda per tirarlo fuori con tanta fatica di tutti e tre.

Senza il masso Luca ora riesce a intravedere quello che c’e’ avanti. Sembra ci sia una prosecuzione comoda ma solo dopo un blocco di roccia. Gli passo la fotocamera ma non riesce a fare una foto che spighi cosa ha visto.

Nel frattempo arriva anche Nerone il quale ha passato con perizia il traverso malefico ed e’ andato alla sala del laghetto poco piu’ avanti a lasciare lo zaino.

Luca, ancora impegnato nella spaccatura.

Con Nerone e uno dei suoi sigari pestilenziali proviamo a vedere il passaggio d’aria nella spaccatura. In verita’ non ce n’e molta ma vista la velocita’ con cui si e’ svuotata la vaschetta d’acqua e il gorgo testimoniato da Gabriele si puo’ ipotizzare la presenza di un sifone. Dovremo tornare per vedere meglio.

Fatto tutto il possibile in questo punto Nerone insiste per andare avanti a dare uno sguardo al meandro dove per ora termina la grotta. Risaliamo tutti verso la sala del laghetto.

Ecco il laghetto, la foto e’ condita da una macchia di fango sull’obiettivo di cui non mi sono accorto.

Le candele accese testimoniano la presenza di Nerone, possiamo dire che sono la sua firma.

Dopo una breve sosta al laghetto proseguiamo il meandro fino al pozzo successivo dove, su una comoda cengia a 5 metri dalla partenza del pozzo si puo’ arrivare grazie a un traverso alla prosecuzione del meandro. Il traverso in un punto ha un moschettone in condizioni non buone, anzi pessime, per fortuna e’ stato doppiato con una robusta maglia rapida.

Luca va avanti sul traverso, doppia un attacco con uno dei nostri moschettoni e si avvia verso la prosecuzione del meandro. Mentre mi accingo a seguirlo dietro di me sento arrivare Nerone.

La ripresa del meandro non e’ propriamente agevole, anzi e’ strettina assai. Dopo aver passato il primo tratto stretto c’e’ una mini sala dove mi fermo a valutare la situazione mentre Luca prosegue.

Faccio un paio di foto, la prima verso il pozzo e la strettoia appena passata, la seconda verso avanti, dove e’ appena sparito Luca.

Non so se ho voglia di seguire Luca…forse anche no. Tra l’altro devo stare attento a non stancarmi troppo, sono ancora convalescente. Appena ripreso fiato quindi avverto Nerone che torno indietro a raggiungerlo. Con qualche grugnito e molti sbuffi passo in senso contrario la meandrica strettoia per tornare al pozzo in compagnia di Nerone.

Ecco la strettoia vista dal lato del pozzo. Da questa posizione piu’ comoda diciamo a Luca che lo aspettiamo qua e di andare lui a vedere piu’ avanti.

Quando Luca torna dalla sua perlustrazione ci aggiorna dicendo che anche qua c’e’ del lavoro da fare per proseguire. Torniamo insieme alla sala del laghetto. Salgo per primo il pozzo e arrivo alla sala dove Emilio e’ rimasto ad aspettarci facendo esperimenti incendiando il fango impregnato di cera (paraffina?) delle candele.

Ha anche raccolto una pietra che sembra di origine vulcanica che mi chiede di fotografare.

Una volta tutti assieme iniziamo la lenta risalita verso l’esterno. Emilio parte per primo poiche’ si e’ infreddolito aspettandoci fermo alla sala del laghetto.

Devo dire che si riscalda subito affrontando il traverso malefico che lo impegna non poco. Vista la fatica fatta da lui decido di semplificarci la vita anche per le prossime visite e sistemo la corda con un fix messo piu’ in alto possibile in maniera da facilitare l’uscita dal traverso. Naturalmente faccio tutto solo grazie all’assistenza di Luca che si mette pazientemente a meta’ traverso e mi passa di volta in volta il trapano, la mazzetta e tutto il resto del necessario.

Una volta sistemato il nuovo armo lasciamo che sia Nerone a provarlo. Sembra sia migliorativo rispetto a prima. Sicuramente e’ da completare ma intanto accontentiamoci.

Dopo il meandro malefico proseguiamo lentamente verso l’uscita, Emilio sempre per primo, poi io quindi Nerone e Luca buon ultimo a chiudere la fila.

Il meandro prima di arrivare al penultimo pozzo devo dire che riesce a provarmi abbastanza, mi fermo seduto su un sasso comodo a riprendere fiato e aspettando il resto della banda.

Nell’attesa cerco bestiole di grotta da fotografare e finalmente ne trovo una. A prima vista mi sembra un vermetto bianco di nemmeno 2 centimetri ma poi a guardare meglio noto che forse si tratta di un minuscolo millepiedi. Gli faccio un intero reportage fotografico ma ve lo risparmio!

Quando vedo Nerone sbucare dal meandro interrompo il set fotografico e riprendo la salita.

Ancora un piccolo sforzo e siamo alla sala alla base del pozzo d’ingresso. Quando ci arrivo Emilio e’ gia’ salito. Ad aspettarmi c’e’ solo lo storico teschio immusonito.

Nerone e Luca mi seguono da vicino e infatti dopo nemmeno un minuto li vedo spuntare dall’ultimo tratto di meandro. Inizio a salire il pozzo per guadagnare l’uscita a mia volta.

Fuori rivedo Emilio che impegna il tempo d’attesa nel contemplare un nutrito gruppo di scout che dall’altro lato della piana stanno smontando il loro campo.

Sono scout organizzatissimi e anche facoltosi, hanno addirittura un container dove mettere al sicuro i loro materiali.

Ecco Nerone che arriva.

Nell’attesa faccio anche una foto al nostro fantasioso quanto efficace armo iniziale.

Ecco Nerone, stanco ma soddisfatto.

Ridendo e scherzando siamo usciti quasi al tramonto.

Ecco Luca, da bravo ultimo si e’ anche occupato di disarmare il pozzo iniziale quindi si merita un mucchio di foto.

Rifatto il materiale passo a salutare la roccia “punciottata” e poi mi avvio insieme a Luca per l’ultimo tratto di salita che ci separa dalle auto.

Alle macchine ritroviamo anche Gabriele e ci raccontiamo a vicenda le nostre giornate, lui la ricognizione con l’incontro di altri speleo a Campo Buffone e noi con le poche nuove riportate dalla grotta.

Dopo aver salutato Nerone noi altri terminiamo la bella giornata andando al ristorante “Da Antonia” vicino Marano Equo per un buon piatto di pasta in allegria. Alla prossima.

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Grotta Stoccolma – 10/08/2025

Con Elena, Paola, Francesco, Emanuele e Giulio a rivisitare la grotta Stoccolma. Una visita di cortesia, tanto per mantenersi attivi. La mattina parto da Anzio e mi reco al parcheggio Metro di La Rustica dove mi incontro con Paola, Francesco ed Emanuele. Giulio ci attende gia’ in loco. Fatte le debite valutazioni su chi dopo la grotta rimarra’ per un aperitivo e chi no, facciamo 2 macchine, io in macchina di Emanuele e Francesco in macchina di Paola.

Giulio ci aveva avvertito di una interruzione sulla strada principale e ci aveva anche detto che era di pochi metri e aggirabile, quindi quando il navigatore ci indicava un’enorme deviazione passando per Livata noi, Emanuele ed io, semplicemente lo ignoriamo e in breve arriviamo a destinazione dove possiamo salutare Giulio.

Non sapevo che oggi ci sarebbe stata anche Elena ma la saluto comunque con un allegro “buongiorno” e una foto.

Anche Paola e Francesco sapevano della interruzione “aggirabile” quindi diamo per scontato di vederli apparire da un momento all’altro…ma dopo un buon quarto d’ora d’attesa capiamo che forse non era cosi’ scontato. Per fortuna i cellulari prendono quindi possiamo contattarli. Loro si sono fidati del navigatore e ora sono a Livata! Spieghiamo loro come prendere la sterrata che porta a Campaegli e rimaniamo d’accordo di attenderli.

Dopo alcuni minuti di attesa vana ci richiamano loro lamentando il pessimo stato della sterrata che abbiamo indicato loro. Noi trasecoliamo, io soprattutto visto che la percorro spesso con Gabriele quando andiamo a visitare la grotta Stoccalma. Alla fine Elena si offre volontaria e, con la macchina di Giulio li va a prendere.

Mentre attendiamo che arrivino noi, oramai tutti bardati nonostante il caldo torrido, decidiamo di andare alla grotta per armare almeno il primo pozzo. Avevo detto a Giulio che il primo pozzo puo’ essere armato in 2 punti differenti e quindi lui, previdente, ha portato una corda in piu’.

Alla grotta iniziamo con l’armo della prima via. Giulio fa e noi commentiamo.

Emanuele, fa da raccordo tra la sacchetta dei materiali d’armo e il Giulio armatore…io guardo loro che lavorano.

Dopo un poco mi stufo di stare a guardare quindi agguanto la corda in piu’, un paio di attacchi, qualche dado e me ne vado dalla parte opposta del pozzo ad armare la seconda via.

Giulio ed Emanuele nel frattempo terminano l’armo della loro via, mi avvertono che stanno per scendere e che proseguiranno con l’armo della grotta. Li saluto e torno a quanto stavo facendo.

Oggi la mia attrezzatura e’ in gentile prestito dal magazzino del gruppo, la tuta me la presta Paola che pero’ deve ancora arrivare. Inizio ad armare la partenza con un doppio naturale/fix poi metto un altro attacco un paio di metri piu’ sotto. Il mio armo termina qua poiche’ non ho piu’ materiali per proseguire e inoltre mentre ero intento sono arrivati Elena, Paola e Francesco e con loro anche la tuta in prestito. Interrompo quindi le mie fatiche armatorie e risalgo a prendere possesso e indossare la tuta.

Mentre inizio il completamento della vestizione Paola prende il mio posto per proseguire l’armo della seconda via.

Ecco Francesco, anche lui pronto al cimento.

La driver Elena, anch’essa pronta e decisa.

Terminata la vestizione della tuta e rimontata l’attrezzatura sono pronto anche io. La tuta e’ bellissima e immacolata…non so perche’ mi faccia difetto sulla parte bassa del torace, quella che viene detta comunemente pancia, non riesco proprio a chiuderla in quel punto!

Per qualche minuto importuno Paola e Francesco dando loro consigli inutili su come armare la seconda via pero’ il caldo ora e’ opprimente, devo entrare in grotta prima di subito quindi saluto e vado per la corda sistemata da Giulio.

Subito dopo di me scende Elena, cosi’ mi metto comodo per aspettarla.

Il secondo pozzo lo troviamo gia’ armato quindi scendiamo senza indugi. Anche il successivo meandro in discesa ripida ma non troppo e’ armato. In fondo, al pozzo successivo troviamo i nostri amici intenti a decidere come armarlo. Come al solito mi impiccio e propongo di utilizzare un fix piuttosto in alto, anzi faccio sfoggio di voglia di collaborare andando a mettere l’attacco anche se in posizione disagiata. Giulio conclude l’armo ridendo sotto i baffi mentre pensa alla reazione di Paola quando si trovera’ a disarmare questo pozzo.

Sceso il pozzo appena armato proseguiamo il meandro fino al pozzo successivo. Prima c’e’ un saltino di un metro dove Giulio non trova attacchi adeguati. Io ho la sensazione di dover sapere come armare ma non ricordo come e perche’. Alla fine qualcosa ci inventiamo per proseguire fino al pozzo successivo, il penultimo.

E’ sempre Giulio che va avanti ad armare il pozzo. Mentre attendiamo che termini sentiamo arrivare anche Paola e Francesco. In pochi minuti Giulio finisce il suo lavoro e scende. Lo seguo.

Ora manca solo l’ultimo pozzo, ne parliamo un poco prima di armarlo poi decidiamo di partire da un naturale in alto, un frazionamento a meta’ pozzo termina il lavoro. Quando anche l’ultimo pozzo e’ armato iniziamo la discesa. Siamo tutti qua tranne Paola e Francesco, loro si sono fermati al pozzo precedente e stanno decidendo come migliorare l’armo fatto da Giulio.

Lascio scendere in sequenza Giulio, Emanuele ed Elena. Dopo inizio a scendere anche io. Dopo il frazionamento pero’ mi accorgo di sentire un gran freddo quindi avverto sotto che inverto la marcia e inizio a risalire. Al frazionamento mi incontro con Paola che ci stava raggiungendo. Mi fermo sulla comoda cengia subito sotto il frazionamento per farla passare. Paola pero’, confusa dalla mia sosta sotto di lei scende troppo e deve fare qualche manovra aggiuntiva per riguadagnare il frazionamento. nulla di male, una buona occasione per scambiare qualche parola.

Terminata la mia salita incontro nuovamente anche Francesco. Ci salutiamo e proseguo.

Al pozzo successivo posso ammirare l’armo modificato da Paola e Francesco. Hanno sostituito l’armo singolo di Giulio con una fionda su due attacchi, il secondo su naturale con l’immancabile cordino in kevlar. Abbastanza buono, giusto un poco basso come armo. Manca anche un moschettone al vertice del nodo per facilitare il passaggio del frazionamento. Ne ho uno in piu’ nella mia attrezzatura, ce lo metto.

Nel punto subito dopo, per l’uscita dal pozzo mi accorgo che ora la corda struscia sulla roccia. Mi guardo in giro e scopro perche’. Probabilmente per recuperare un attacco per la fionda Paola e Francesco hanno smontato un deviatore che evitava proprio lo strusciamento. Poco male, ma non troppo bene.

Salito il saltino da un metro mi fermo a riposare, il freddo e’ passato ma sento una spossatezza innaturale per la poca fatica fatta. Guardandomi intorno finalmente ricordo…tempo prima, durante un’altra uscita in questa grotta avevo creato un armo naturale per poter doppiare il fix utilizzato da Giulio. Ora che ho ricordato tutto si sistema nella mia testa e quasi tornerei indietro per aggiornare tutti ma poi mi dico che non e’ cosi’ importante e decido di proseguire.

Risalito il pozzo successivo mi fermo nuovamente a riprendermi da questa spossatezza innaturale. Mentre mi guardo attorno cercando non so cosa trovo in effetti qualcosa. In alto, sulla verticale del pozzo c’e’ un arrivo che sembra interessante. Devo proporre a Luca una visita per una risalita.

Percorrendo il meandro ripido mi fermo a fare foto cercando di cogliere qualche animaletto da riportare nella scheda fauna in catasto. Faccio una foto anche a un grosso osso tutto nero.

Ancora un pozzo e sono in vista della luce.

Esco al caldo asfissiante utilizzando la corda della via approntata da Paola e Francesco. Appena fuori cerco un riparo con un poco di ombra e mi sistemo per attendere l’uscita degli altri. Mi metto tranquillo ma non riesco a rilassarmi sento nausea e nella pancia mi fa male assai.

Dopo una ventina di minuti di dolorante attesa i miei amici iniziano a fare capolino.

Pian pianino e disarmando escono tutti.

A Francesco piace particolarmente la via del pozzo d’ingresso che ha armato insieme a Paola quindi si inventa di lasciare il suoi averi alla base del primo pozzo per poterlo scendere e salire ancora una volta!

Quando siamo tutti e il materiale e’ stato sistemato e contato dall’inflessibile Giulio, ci avviamo per andare alle auto. Io arranco con fatica, ho sempre piu’ nausea e un inferno nella pancia. Decisamente mi sento poco bene. Mi cambio in qualche maniera ma nulla cambia, anzi. Alla fine anche se a malincuore devo chiedere a Emanuele di rinunciare all’aperitivo promesso da Giulio per portarmi al piu’ presto a casa prima di collassare. Emanuele capisce quindi salutiamo e andiamo. Passo il viaggio di ritorno in quasi silenzio e gran disagio. A casa scopriro’ di avere anche la febbre a 38 e mezzo. Una bella influenza intestinale ci voleva proprio. Almeno pero’ sono riuscito ad andare in grotta. Alla prossima…sicuramente migliore.

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Castello della Badia – 02/08/2025

A cercare vecchie e nuove grotte nei pressi del castello della Badia, con Gabriele, Vittorio e due suoi amici.

Dopo i saluti, le presentazioni con gli amici di Vittorio e qualche chiacchiera per definire il da farsi, terminiamo di prepararci e partiamo.

Dal parcheggio giriamo attorno al castello per arrivare al ponte, che stavolta attraverseremo.

Uno scorcio con vista sul ponte.

Un rivolo d’acqua, gli amici di Vittorio, molto esperti di questi luoghi ci dicono che proviene da una fonte poco lontana, me ne dicono anche il nome…che prontamente dimentico!

Il ponte!

Davanti a me ho l’inizio del ponte, alla mia sinistra c’e’ l’ingresso del museo ospitato nel castello.

Sotto di noi, ben inforrato, scorre il Fiora.

Oggi andremo a cercare e vedere alcune cavita’, forse grotte, trovate da Vittorio e i suoi amici nel girovagare in questi luoghi.

Appena traversato il ponte inizia un sentiero, sulla sinistra vediamo dei ruderi, sembra sia stata una locanda famosa ai suoi tempi.

Solitudine riarsa.

Mantenendoci al limitare di un campo arato proseguiamo per un po’.

Alla nostra sinistra la valle del Fiora con le sue pareti scoscese, in molti punti formate da travertino.

Travertino che sembra nascondere’ qua e la’ dei buchi interessanti.

Rapido consulto. Siamo nei pressi di uno dei punti dove si puo’ scendere a livello del fiume senza rischiare l’osso del collo.

Trovato, possiamo andare.

Arrivati al fiume dobbiamo trovare un punto dove guadare, la nostra meta si trova sulla sponda opposta. Io non voglio bagnare gli scarponi “buoni” quindi a ogni attraversamento mi fermo per cambiare gli scarponi con le scarpette da spiaggia e fare il cambio contrario ad attraversamento fatto. Una cosa laboriosa e noiosa ma necessaria.

Fatto il guado ci avviciniamo al punto in cui poter salire fino alla cavita’ che abbiamo visto a meta’ circa della parete.

Trovato il punto giusto la salita e’ impegnativa ma non difficilissima.

Il posto sembra interessante.

Primi sentori di grotta.

La vista e’ spettacolare.

Un bel nido di calabroni, abbandonato per fortuna.

Ecco la grotta.

Inizia con una saletta con finestrone panoramico.

Continua con un passaggio appena stretto, poi gira a destra e prosegue con una sala larga circa 3 metri e profonda almeno 5. In fondo c’e’ una possibile prosecuzione ma la sala e’ letteralmente invasa da moscerini e non ho voglia di respirarne alcuni per andare a vedere…lo faro’ una prossima volta. Sulle pareti laterali della sala si vedono i segni che mostrano come la sala abbia ospitato, chissa’ quando, un bel laghetto.

Mostro questi segni a Vittorio e ai suoi amici che scoprono questo aspetto della grotta per la prima volta.

Da lontano faccio una foto alla possibile prosecuzione.

Torno alla sala con finestra panoramica per fare spazio al resto del nostro gruppetto.

Arriva anche Gabriele, lo aggiorno e lui si prepara per la scansione 3D.

Gabriele ha piu’ intraprendenza di me rispetto ai moscerini quindi arriva a dare uno sguardo alla prosecuzione a dispetto dei moscerini. Dice che il passaggio e’ stretto ma dopo si intravede un’altra sala.

Mi allontano per lasciargli spazio per il rilievo.

Naturalmente lo chiamo quando si affaccia al finestrone.

Nuova grotta vista, avanti un’altra.

Tornando indietro troviamo anche un simbolo strano ma di fattura recente.

Scendiamo di nuovo a livello del fiume.

Forse dietro questa vegetazione c’e’ un altro buco ma non abbiamo modo di arrivarci per verificare. Lo indico a Vittorio, magari ci dara’ uno sguardo in un prossimo dei suoi giri.

Foto di saluto alla nuova grotta.

Arrivo per primo al fiume, faccio qualche foto al Fiora mentre aspetto.

In acqua c’e un serpentone decisamente poco in salute…non ha la testa.

Tento la foto a dei pesciolini intrappolati in una vaschetta. Spero resistano all’estate.

Riprendiamo il nostro peregrinare lungo la sponda del fiume.

Vittorio e i suoi amici ci presentano un tronco a cui hanno dato il nome di un animale che non ricordo.

Cammina cammina arriviamo alla cavita’ successiva. Nuovo guado e nuovo cambio di scarpe per me.

La cavita’ e’ decisamente bella…peccato non abbia le caratteristiche necessarie per essere inserita in catasto, peccato.

Salutiamo anche la mancata grotta e proseguiamo.

Il basalto su cui scorre il fiume ogni tanto prende delle forme spettacolari e ci fermiamo ad ammirarle.

Altra meraviglia, incontriamo anche un laghetto. In fondo ci sono dei pescatori.

Foto di gruppo sulla sponda del lago.

Mentre osservo il lago intravedo un animale strano, guardo meglio…ma e’ una tartaruga! Vittorio ci dice che una razza rarissima di tartaruga che vive quasi esclusivamente in questo laghetto. Gli avvistamento sono rari.

Un saluto silenzioso al laghetto e noi riprendiamo il nostro giro.

Risaliamo la sponda del fiume seguendo la traccia di una via tracciata da un cavo d’acciaio. Arriviamo alla piana arida che sovrasta e circonda il fiume.

Abbiamo fatto un giro in tondo, ora stiamo tornando verso il castello.

Ecco anche il ponte.

Dobbiamo vedere qualche buco nei dintorni.

Per prima cosa un paio si trovano sulla parete a destra, guardando verso il castello.

C’e da guadare nuovamente quindi io mi attardo per l’ennesimo cambio scarpe. Quando raggiungo i miei amicili trovo che hanno gia’ terminato la perlustrazione. Bei posti ma nulla che possa essere considerato una grotta.

Un altro saluto al castello mentre ce ne allontaniamo.

Per andare alla grotta successiva Vittorio ci porta per un doppio guado. Lo seguo ma sinceramente mi innervosisco un poco poiche’ avevo appena terminato di cambiare le scarpe. Alla fine mi rassegno a passare il fiume con gli scarponi. Per fortuna trovo un punto dove passare con l’acqua sufficientemente bassa e riesco a non bagnare l’interno degli scarponi, la cosa che mi premeva di piu’. Dopo un’arrampicata mal fatta e conclusa con l’aiuto di Gabriele mi ricongiungo col gruppo. Vittorio, nonostante lo scambio di battute salaci di poco prima ci ha gentilmente aspettato per indicarci la strada. Da soli non credo l’avremmo trovata, all’inizio sembra quasi un sentieroscavato nella vegetazione da un branco di cinghiali.

Passato il blocco di vegetazione si arriva a un lungo terrazzamento in salita. Alla base ci sono numerose vaschette calcitiche ricoperte di muschio. Sono carine e inoltre facilitano la salita.

Vado avanti a fare foto mentre Gabriele e Vittorio salgono con piu’ calma.

Per andare all’interno della grotta dovrei passare in una vaschetta ampia e profonda quindi rinuncio e lascio questo onore a Gabriele. Io vado avanti fino a uscire dal terrazzamento e arrivare a un passaggio delimitato da mancorrente dall’aspetto poco robusto. Io tento un percorso alternativo suscitando allarme e sdegno negli amici di Vittorio che manifestano sonoramente la disapprovazione per il mio esperimento. In maniera forse un po’ villana li ignoro e completo il percorso senza incidenti. Arrivato al sicuro appendo lo zaino a un ramo e torno alla grotta per la via canonica.

Nel frattempo Gabriele e Vittorio sono entrati nella grotta, li sento parlottare mentre riprendo le vaschette.

Questa e’ una delle grotte “conosciute da tutti” ma non in catasto. Ne chiediamo il nome e ne prendiamo nota mentalmente. Terminata l’esplorazione riprendiamo la salita per poi prendere il sentiero che riporta al castello.

Il giro mi permette di scoprire anche il lato opposto del castello, contornato da un canale allagato che ospita delle carpe enormi.

Ancora una volta un giro interessante e proficuo a scoprire grotte tra i travertini del Fiora. Un ringraziamento a Vittorio e ai suoi amici che ci hanno permesso queste scoperte. Alla prossima.

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Ficoncella – 26/07/2025

A ritrovare la grotta della Ficoncella nei pressi delle omonime terme, con Vittorio e Gabriele.

Il viaggio per arrivare inizia presto per me poiche’ parto da Anzio, il luogo dove passo le mie vacanze questa estate. Un rapido passaggio a prendere Gabriele e poi andiamo assieme verso Civitavecchia e le terme di Ficoncella dove incontriamo Vittorio.

Dopo aver preso visione delle terme e anche un poco di acqua fresca ci armiamo di zaini e buona volonta’ per iniziare la ricerca della grotta.

Iniziamo traversando un prato che costeggia le terme.

Ben presto il prato brullo termina e dobbiamo inoltrarci nella sterpaglia secca.

Terminata la muraglia che protegge le terme nemmeno fosse un fortino, passato anche il sito archeologico adiacente, giriamo a sinistra, sempre nella sterpaglia secca.

Un grosso fico attira la nostra attenzione, la grotta potrebbe essere nei pressi. Anche il fido GPS di Gabriele lo conferma. Vittorio ed io andiamo a dare uno sguardo all’ombra del fico, Gabriele lo aggira sulla sinistra.

Sotto al fico c’e’ nulla ma proseguendo il giro verso la destra troviamo infine una cavita’, molto probabilmente e’ quella che stiamo cercando.

Vittorio entra a esplorarla mentre io faccio qualche foto.

Terminato con le foto esterne entro anche io. Nel frattempo anche Gabriele termina la sua perlustrazione e ci raggiunge. La grotta e’ parzialmente antropizzata, in particolare vicino all’ingresso ci sono un paio di colonne posticce che sorreggono la volta.

In pratica e’ un’ampia sala, un unico ambiente. In fondo alla sala c’e una possibile prosecuzione ma e’ da allargare quindi desistiamo.

Continuo a girare per la sala facendo foto senza significato mentre Gabriele e Vittorio disquisiscono sulle origini e l’utilizzo della grotta.

Una foto fatta dal fondo della sala verso l’esterno. Si vedono le due colonne costruite sicuramente utilizzando pezzi di colonna presi in prestito dal vicino sito archeologico.

Faccio una foto anche a quello che sembra un muretto.

Gabriele, dopo aver ampiamente commentato la grotta con Vittorio, si appresta a fare il rilievo 3D col suo fido cellulare.

Dopo l’esplorazione ci sediamo sul muretto che delimita l’ingresso della grotta per una sosta al fresco mentre decidiamo cosa fare dopo. Vittorio e’ deciso, da dove siamo si vedono delle rovine avanti sulla destra, vuole andare a vedere di cosa si tratta. Noi non abbiamo proposte migliori quindi lo seguiamo volentieri.

In mezzo a tanta erba secca un albero che ce la fa a sopravvivere merita una foto.

La costruzione in rovina era forse una casa, nulla di particolare. Andando avanti vediamo un masso e andiamo senza meno a vedere da vicino di cosa si tratta.

Troviamo dei sassi per terra, detto cosi’ alla buona sembra sia un travertino con infiltrazioni di ferro, ma lascio agli esperti la corretta definizione con i termini adatti!

Nel masso grande troviamo una simpatica nicchia che sembra creata da strati di roccia ripiegati su se stessi.

Che si fa ora? Davanti a noi si vede un sentiero sterrato quasi carrozzabile. Intorno a noi sembra essere l’unica particolarita’ degna di nota. Decidiamo di raggiungerlo e seguirlo.

Una foto di saluto ai ruderi.

Il sentiero sul lato sinistro termina dopo pochi metri, sulla destra prosegue e sembra fare una larga curva che potrebbe riportarci nei pressi delle auto.

C’e’ un caldo torrido e una salita raffredda, per cosi’ dire, i nostri entusiasmi esplorativi. Nonostante questo continuiamo caparbiamente a seguire il sentiero.

Un folto condominio di lumachelle.

Archeologia industriale, un vecchio pilone per l’elettricita’, dietro di lui svetta il sostituto.

Terminata la salita arriviamo a un trivio con delle costruzioni di cui non capiamo l’utilizzo. Prendiamo il sentiero a destra, quasi in piano e che va nella direzione che serve a noi.

Ancora pochi minuti di cammino e siamo di nuovo alle auto. Il tempo di cambiarci, di scambiare qualche chiacchiera sul giro appena fatto poi Gabriele ed io prendiamo commiato da Vittorio dandoci appuntamento per successivi giri, sempre alla ricerca di grotte.

Un giro breve ma interessante, abbiamo ritrovato una grotta, rivisto le terme e siamo stati in buona compagnia. Non male! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ficoncella – 26/07/2025

Ischia di Castro – 19/07/2025

Con Maria, Martina, Gabriele e altri amici del posto in giro per i boschi nei pressi di Ischia di Castro a cercare alcune grotte. (gabriele e francesco(bimbo), Andrea, Vittorio rimane all’auto)Grotta Baragliu(LA2466)-GROTTA DI CARLI(LA1650)-grotta nuova.

La mattina verso le 10.30 arriviamo finalmente al luogo dell’appuntamento e ritroviamo i nostri amici del posto che per diletto girano per questi boschi. Oggi hanno da mostrarci delle grotte, un paio conosciute e una nuova. Dopo i saluti ci prepariamo svelti e poi facciamo un paio di foto di gruppo. Oggi Vittorio purtroppo non potra’ accompagnarci, pero ‘ ci lascia nelle capaci mani di Gabriele, Andrea e Francesco che ci guideranno in questo dedalo di sentierini.

Si parte!

Passiamo un primo cancello in legno, un cartello ci informa che la zona era in via di riqualificazione. Opera meritoria che forse, viste le condizioni del cartello, e’ gia’ terminata!

Ad ogni modo il sentiero e’ in buone condizioni e soprattutto in buona parte all’ombra. Ogni tanto passiamo dei ponti in legno che ci evitano di traversare dei piccoli corsi d’acqua.

Arriviamo alla parete dove cercheremo le grotte. A sinistra il sentiero porta ad un eremo che magari andremo a visitare dopo. Noi proseguiamo a destra per poi prendere per il bosco e salire sopra alla parete.

Qua il sentiero e’ appena accennato e qualche volta nemmeno quello. Per fortuna pero’ almeno abbiamo l’ombra che limita un poco, ma non troppo, il caldo di questa giornata.

Cammina cammina arriviamo a un primo buco che da lontano sembra interessante.

Da vicino pero’ si rivela non percorribile senza uno scavo preventivo.

Martina, che oggi e l’esploratrice titolare, cerca di verificare una eventuale prosecuzione. Purtroppo trova nulla. Peccato, l’aria fredda che esce da questo buco sembrava promettere bene.

Proseguiamo fino alla prima grotta obiettivo della giornata, la 1650.

Entriamo a dare uno sguardo.

Ci sono due livelli, dal piano all’ingresso si scende di circa tre metri per arrivare al secondo. Andiamo a vedere cosa ci riserva.

Non troviamo prosecuzioni interessanti ma almeno qualche insetto buono per alimentare la nuova scheda fauna in catasto.

Rimango un poco a vedere i nostri nuovi amici che si ficcano con entusiasmo in tutte le possibili prosecuzioni ma senza trovarne.

Alla fine usciamo tutti ad acclimatarci di nuovo al caldo dopo il fresco quasi eccessivo trovato nelle parti interne della grotta.

La grotta successiva, la 2466 e’ piu’ piccolina infatti io entro per poco ma poi esco quasi subito per fare spazio al resto del gruppo. Per ultimo entra Gabriele per fare il rilievo con il suo fido lidar.

Ora abbiamo collezionato gia’ due successi sui tre che avevamo. Manca solo l’ultimo, la possibile grotta nuova. Una volta riuniti Maria ci annuncia che per lei la salita e’ terminata, ha un ginocchio dolorante e preferisce non sforzarlo troppo. Rimaniamo d’accordo che ci aspettera’ nei pressi del primo buco con aria, quello che ci ha illuso poco fa.

Mentre aspetto che il gruppo riparta io vado un poco piu’ in alto e mi fermo incuriosito a vedere delle simpatiche bacche dall’aspetto invitante. Mi guardo bene dall’assaggiarle, pero’ son proprio carine e meritano una foto.

Il gruppo riparte ma segue un sentiero piu’ in basso rispetto a quello preso da me. Alla fine pero’ mi raggiungono quando siamo nei pressi di un pianoro. Fuori dal bosco c’e’ un’ampia radura da cui si sentono arrivare rumori di un trattore. La cosa e’ curiosa non pensavamo di essere su un terreno privato. Ci avviciniamo circospetti, anche perche’ improvvisamente sentiamo un cane che inizia ad abbaiarci contro.

Torniamo indietro di qualche metro per concertare il da farsi. Stiamo ancora la’ a parlarne quando dalla radura vediamo sbucare un ragazzo che si presenta come il proprietario del terreno dove siamo. I nostri amici del posto lo conoscono gia’ e infatti si riconoscono reciprocamente.

In breve gli spieghiamo che stiamo cercando una grotta e lui replica che non sa di grotte nei dintorni. Pero’ per fortuna si dichiara anche disponibile a farci dare uno sguardo.

Prendiamo coraggio e si addentriamo nella radura sotto un sole cocente.

Inizialmente seguo la direzione puntata dal GPS di Gabriele, verso destra, pero’ quando mi accorgo che il Gabriele locale, ovvero colui che ha trovato la grotta, prende decisamente a sinistra cambio anche io direzione e lo seguo insieme al resto del gruppo.

Siamo in una zona che e’ stata disboscata da poco e si iniziano a vedere dei buchi dall’aspetto interessante.

A un certo punto i due Gabriele si addentrano in una zona ancora da disboscare mentre io rimango nella zona assolata ma pulita a guardarmi attorno. Tra un buco e l’altro trovo anche questo che e’ palesemente stato riempito con un tronco e coperto con svariati rami.

A me sembra un buco comunque interessante, peccato per il tronco, dall’aspetto pesantissimo, che ostruisce il passaggio.

Insieme a Martina, che nel frattempo mi ha raggiunto, chiamiamo a gran voce i Gabriele perche’ ci raggiungano a vedere quello che abbiamo scoperto. Quando Gabriele locale arriva riconosce nel buco la grotta che aveva trovato tempo fa.

Valutiamo se vale la pena tentare di estrarre il tronco che ostruisce l’ingresso. Io sono scettico ma Gabriele non si da’ per vinto e inizia a spostare i rami. Io cerco di dare una mano ma riesco solo ad ottenere di cadere di nuovo e procurarmi l’ennesimo quanto indesiderato livido.

Quando Gabriele prova a smuovere il tronco ci accorgiamo con sollievo che e’ molto meno pesante di quanto non sembrasse. Tanto leggero che Gabriele riesce a sollevarlo da solo.

Finalmente l’accesso alla grotta e’ libero!

Martina, la nostra esploratrice titolare inizia a prepararsi mentre il “nostro” Gabriele recupera una corda da assicurare al vicino albero per facilitare ingresso e uscita dalla grotta.

Ecco il buco in tutta la sua maestosita’ e avvenenza!

Alla fine non resisto e decido di scendere a dare uno sguardo, ne approfitto per fare qualche foto.

Nel frattempo Martina ha terminato di prepararsi e puo’ entrare. Esco cosi’ da non intralciarla, nel frattempo le chiedo di osservare con cura alcune zone che ho visto da lontano.

Durante la nostra esplorazione ci raggiunge anche il ragazzo proprietario del terreno cosi’ il “nostro” Gabriele puo’ entrare in modalita’ public relation e spiegargli nei minimi dettagli cosa stiamo facendo.

Terminata l’esplorazione con l’uscita di Martina dalla grotta ricopriamo nuovamente la grotta con tronco e rami, salutiamo il nostro gentile ospite e riprendiamo la via del ritorno per poter recuperare Maria.

Stavolta prendiamo un sentiero che passa leggermente piu’ in basso rispetto a quello dell’andata e, strada facendo, vediamo altri buchi dall’aspetto interessante pero’ Gabriele locale ci dice di averli gia’ visti lui e che non sono realmente interessanti. Visto il caldo opprimente e la sete incombente, ho terminato l’acqua che mi ero portato, evito di fare faticose deviazioni per verificare, anche la mia curiosita’ ha un limite.

Vicino al punto convenuto ritroviamo Maria e insieme scendiamo la china fino al sentiero attrezzato da cui siamo partiti.

Al bivio salutiamo i nostri amici che vanno a riprendere Vittorio in paziente attesa alle auto mentre noi facciamo un’ulteriore deviazione per andare a visitare l’eremo di Poggio Conte. Questo il cartello che ci avvisa della sacralita’ del luogo.

Ecco Maria che arriva, ha gia’ visitato l’eremo ma lo rivede volentieri.

Traversiamo ancora qualche ponte di legno che facilita il transito.

Fino ad arrivare allo spiazzo dove inizia la salita verso l’eremo vero e proprio. Maria prosegue mentre io decido di fermarmi qua alla base, la mancanza di acqua e l’abbondante sudore versato hanno ridotto al lumicino le mie forze, non me la sento proprio di affrontare quest’ultima salita.

Anche Gabriele si ferma con me, Martina invece segue Maria nella salita fino all’eremo.

Inganno l’attesa facendo qualche foto, In alto a sinistra si intravede l’eremo, sulla destra la formazione nera tra il verde della vegetazione segna il passaggio dell’acqua. Gabriele mi conferma che nei periodi meno caldi da li’ scende una bella cascata.

Un albero che ha fatto di tutto per cercare l’acqua spedendo le sue radici a cercarla per metri e metri.

Faccio un breve giro per passare il tempo e intanto faccio foto per documentare questo bel posto.

Quando Maria e Martina scendono dalla visita all’eremo torniamo insieme alla nostra macchina. Prima di partire recupero la bottiglia d’acqua da 1,5 litri che avevo lasciato in auto e me la scolo quasi tutta di un fiato. Mi sento subito meglio, dovevo proprio reintegrare i liquidi.

Sono le 14.30 passate, non sara’ facile trovare qualcuno che ci faccia da mangiare…Comunque ci proviamo. Andiamo decisi verso Ischia di Castro perche’ Gabriele vuole visitare il locale museo. Visto che apre alle 15 siamo giusti giusti in orario.

La fortuna aiuta gli audaci, appena entrati nella cittadina nostra meta troviamo l’insegna di un ristorante. Ci fermiamo ed entro a chiedere se possiamo mangiare qualcosa, la risposta e’ un inaspettato quanto ben accolto “si”.

Pranziamo in allegria quindi andiamo anche a visitare il museo. Qua, durante la visita, vengo anche edotto circa il significato dell’arcano termine “sincretismo”. Una parola che sinceramente non conoscevo e che colpisce molto la mia fantasia. Cosi’ inizio a usarla a sproposito in ogni frase, fino al sopraggiungere di esplicite minacce da parte dei miei esasperati amici.

Una giornata caldissima ma in buona compagnia e allietata dalla “nascita” di una nuova grotta. Alla prossima.

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