Pozzo degli Spari – 14/12/2025

Si continua a scavare a Pozzo degli spari, con Luca, Nerone, io e la partecipazione straordinaria di Luna.

La mattina Io e Luna ci incontriamo da Cicchetti con Luca e poi saliamo a Livata a raggiungere Nerone. Sono appena le 8.30, quasi un record. Raggiunto il parcheggio ci prepariamo svelti, anche perche’ stamattina l’aria e’ ben frizzante. Una volta pronti, zaini in spalla e partiamo. Nei punti in ombra uno strato di brina simula la neve.

Come sempre passiamo vicini alla grotta Silvio Gizzi, che oramai chiamo confidenzialmente “egizia”.

Proseguiamo per l’ultima collinetta da salire, ci siamo quasi.

Eccoci arrivati, Nerone predispone il necessario mentre Luca ed io ci prepariamo. Siamo un po’ a corto di partecipanti oggi, per fare tutto quel che volevamo servivano almeno altre 2 persone quindi abbiamo ridefinito e adeguato i nostri programmi. Luca andra’ solo soletto in fondo al secondo pozzo a scavare la strettoia mentre io mi fermero’ alla base del primo pozzo per riempire la cofana di terra e sassi, che Nerone provvedera’ a tirare fuori.

Prima di iniziare pero’ sistemiamo Luna, le ho portato la sua cuccia cosi’ almeno aspettera’ comoda.

Per primo scende Luca poi Nerone gli cala giu’ lo zaino con i ferri.

Dopo Luca scendo io e, come deciso, mi fermo alla base del primo pozzo dove inizio nel faticoso e ripetitivo lavoro di riempire la cofana di terra e sassi, dare l’ok a Nerone per tirarla su, attendere che la cofana ritorni vuota e ricominciare. Perche’ tanta fatica, direte voi. E’ un misto di speranza e curiosita’, la volta scorsa abbiamo visto un piccolo vuoto aprirsi tra la terra, vogliamo vedere se si tratta di qualcosa di promettente.

Ogni tanto mi prendo una gradita pausa dallo sterro per andare a dare una mano a Luca. Eccolo laggiu’ che sposta sassi per cercare di ricavarsi spazio per continuare a scavare.

Dopo almeno 3 ore di intenso lavoro con Nerone abbiamo tirato fuori almeno una cinquantina di cofane di terra e abbassato il livello del fondo del pozzo di almeno mezzo metro. Il buchetto che ci da’ speranza e’ sempre la’ che aspetta per vedere cosa riusciremo a combinare.

Alle 2 del pomeriggio mi dichiaro finito, tra l’altro ho un fastidioso mal di schiena che mi limita i movimenti. Chiedo a Luca di venire a darmi il cambio, cosa che fa in poco tempo, anche perche’ dice che sotto non aveva quasi piu’ spazio per lavorare.

Quando Luca arriva io me ne salgo su e vado a salutare Luna. Sia io che lei beviamo un poco d’acqua mentre Luca e Nerone continuano il lavoro.

Mentre Luca scava, Nerone non perde tempo, sta costruendo un muretto a secco per avere uno spiazzo comodo davanti l’ingresso della grotta.

Dopo un’altra mezz’ora anche Luca si dichiara stanco, ricompone lo zaino dei materiali e Nerone lo tira su. Una volta che siamo tutti fuori commentiamo il lavoro fatto oggi e gia’ programmiamo il prossimo. Nel frattempo ci leviamo le attrezzature e rifacciamo gli zaini per il percorso di ritorno alle auto.

Facciamo una doverosa sosta ai “tre buci” che ci ha presentato Nerone la volta scorsa. Li guardiamo solo come esercizio di curiosita’, per ora non abbiamo ne’ le forze ne’ la voglia di fare di piu’.

Anche questa volta il tratto fuori sentiero lo facciamo a casaccio, ovvero senza mai passare per la stessa via della volta precedente. Pero’ alla fine riusciamo sempre ad intercettare il sentiero e a seguirlo per tornare alle auto.

L’ultimo tratto in salita prima della discesa verso le macchine.

Ci cambiamo svelti perche’ le auto sono in una conca senza sole e con i vestiti bagnati di sudore non e’ molto rilassante stare.

Una volta cambiati e sistemati gli zaini in macchina non rimane altro che salutarci e riprendere la via di casa. Una bella giornata nonostante il mal di schiena. Alla prossima.

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Grotta degli scordati e Pozzo degli spari – 06/12/2025

Con Martina, Luca, Nerone, Gabriele e la partecipazione speciale di Elia.

La mattina, con tutta la calma possibile, Martina, io e Gabriele arriviamo all’appuntamento dove Luca e Nerone ci attendono. Al calore del tiepido sole che ci sta regalando questa giornata ci cambiamo velocemente e prepariamo gli zaini col materiale.

Zaini in spalla, si parte.

Come deciso dopo la prima volta, anche stavolta prendiamo il sentiero segnato e lo seguiamo fino a quando coincide con la nostra meta.

Quando arriviamo alla palina con l’indicazione dei sentieri dobbiamo prendere a destra.

Per ora siamo ancora sul sentiero, come testimonia questo cartellino fissato a un tronco.

Oramai siamo fuori da sentiero, facciamo una breve deviazione per un paio di foto al Pozzo Egizio. In effetti sarebbe POZZO SILVIO GIZZI(1569) ma quando ne chiedo il nome ai miei amici”egizio” e’ quello che capisco quindi lo memorizzo cosi’ sul GPS.

La foto da vicino e’ un poco nascosta dalla mia ombra, pero’ cosi’ si riescono a intuire le dimensioni.

Arrivati al bordo sassoso dove si scende per il Pozzo degli spari io mi fermo e aspetto Martina chiedendole poi il piacere di accompagnarmi alla Grotta degli scordati, non l’ho mai vista e ho deciso che oggi e’ il giorno giusto per visitarla.

Con la guida di Martina che e’ veterana di questa grotta arriviamo in cima al colle e proseguiamo dalla parte opposta, sempre tenendoci vicini al bordo sassoso. Dopo qualche metro, sulla destra Martina mi indica un punto. “La grotta e’ la’”, mi dice. Sul momento vedo nulla, ma poi guardando attentamente individuo un buco, nemmeno tanto piccolo.

In pochi passi siamo nelle vicinanze, ora il pozzo si vede benone.

Subito faccio mettere Martina vicino l’ingresso per una foto che magari inseriro’ in catasto.

Ecco l’ingresso visto da vicino.

Mentre indosso l’attrezzatura chiedo a Martina di iniziare l’armo legando la corda all’albero piu’ vicino. Quando sono pronto mi unisco a darle una mano e in breve la corda e’ pronta per la discesa.

Sono pronto anche io quindi saluto Martina, che terminera’ di prepararsi in attesa di Gabriele, e scendo.

Alla base del pozzo d’ingresso trovo uno scivolo di terra che mi porta dentro la grotta. Come i miei amici avevano anticipato ora mi trovo nella sala principale e sono sul cocuzzolo di un cumulo di sassi che digradano davanti a me e alle mie spalle. Ma quello che attira per primo la mia attenzione sono i resti di una macchinetta fotografica. Sembra una di quelle usa e getta. Chissa’ da quanto e’ qua dentro.

Mi metto seduto comodo sul cocuzzolo e mi preparo per fare la prima delle cose che avevo in mente: la calibrazione del mio DistoXble

La calibrazione e’ un lavoro che richiede pazienza, oggi solo ben disposto e cerco di farlo nel migliore dei modi. Alla fine faccio quasi 200 “tiri” di calibrazione e ottengo una copertura del 99.98%, posso ritenermi soddisfatto…anche se i parametri che ne ottengo sono fuori dai limiti ammessi!

Ho praticamente terminato la calibrazione quando sento Martina che mi chiama da fuori. Ha terminato di prepararsi, Gabriele non e’ ancora arrivato e lei ha deciso di scendere.

Mentre aspetto che Martina arrivi faccio qualche foto nei dintorni. La grotta e’ interessante.

Ecco che arriva Martina, anche lei si accomoda in sala.

Mentre Martina scendeva il pozzo d’ingresso e’ arrivato anche Gabriele, in pochi minuti anche lui e’ tra noi.

Io nel frattempo ho riposto le mie cose da calibrazione e, incoraggiato dai miei amici, riaccendo il mio DistoX evado a prendere qualche punto veloce per avere un primo rilievo approssimativo della grotta.

Scendo lungo un lato in pendenza, trovo un pertugio praticabile che porta “al piano di sotto”, nemmeno a dirlo mi inzacchero tutto con un miscuglio di latte di monte fangoso dal colore che ricorda cose piu’ spiacevoli e maleodoranti. Giro un poco prendendo qualche punto poi ritorno dai miei amici. Tocchera’ tornarci per guardare meglio.

Iniziamo a risalire per uscire a raggiungere Luca e Nerone che abbiamo lasciati soli al Pozzo degli spari. Esco io per primo subito seguito da Martina.

Mentre aspetto faccio anche una foto a questo panorama stupendo.

Di lato al pozzo c’e’ una nicchia. Dentro ci sono numerose cacche di chissa’ quale animale. Chissa’ come abbia fatto ad arrivare la’ dentro.

Ecco il turno di Gabriele. Anche a lui faccio qualche foto.

Mentre Martina e Gabriele recuperano la corda io mi avvio verso la Grotta degli spari per vedere cosa stanno combinando Nerone e Luca.

Sorpresona! Alla grotta c’e’ anche Elia, gli rubo una foto prima che se ne accorga…che poi se ne accorge ugualmente, pero’ mi perdona.

Il tempo di salutare Elia che lui gia’ e’ pronto a ripartire, vuole fare un giro da queste parti perche’ ci sono dei punti che non ha mai visitato. Martina e Gabriele che arrivano dopo qualche minuto fanno appena a tempo a salutarlo mentre si avvia.

Dentro la grotta ci sono Nerone e Luca che stanno lavorando alacremente nel secondo pozzo. Visto che uno dei lavori da fare era togliere terra e sassi dal pozzo d’ingresso, mi metto d’accordo con Martina e Gabriele per farlo. Scendo il pozzo e quando sono alla base mi sistemo. Saluto Nerone, che e’ nella saletta aldila’ del passaggio basso e assiste Luca che lavora sul fondo del secondo pozzo.

Quando Martina e Gabriele sono pronti, mi tirano giu’ la cofana legata a una corda e iniziamo il nostro fangoso lavoro.

Lavoriamo di buona lena per almeno un’ora, da fuori iniziano a lamentare dolori alle braccia e alle spalle ma li incito a continuare comunque, scavando mi sembra si inizi a intravedere un vuoto interessante.

Quando fuori si dichiarano finiti Nerone decide che e’ ora di salire su, cosi’ potra’ dare una mano a tirare su i secchi di terra e sassi. Con qualche contorcimento ci scambiamo di posto e Nerone sale. Il pozzo stretto che mi aveva bloccato la volta scorsa e’ solo un ricordo quindi Nerone in pochi minuti e’ fuori.

Di sotto intanto Luca ha risalito il secondo pozzo e mi ha raggiunto. Gli cedo il posto per riempire i secchi di terra e io scendo il secondo pozzo per vedere cosa e’ successo oggi da quelle parti.

La prima cosa che si nota e’ un bel muretto a secco fatto con i sassi tolti dal fondo della grotta.

Ci sono anche delle ossa ben lucide, Luca dice siano fresche.

Fatta la ricognizione del posto mi sistemo e inizio a scavare col trapano demolitore. Lo faccio per pochi minuti perche’ all’improvviso il trapano smette di funzionare. Chiamo Luca per sapere la risposta e’ che fuori fa freddo ed e’ ora di tornare alle auto, quindi il generatore e’ stato spento.

Rifaccio lo zaino col materiale da scavo e chiedo a Luca di tirarlo su, poi salgo anche io. Lascio a Luca l’onere di disarmare il secondo pozzo mentre io vado ad affrontare il pozzo d’ingresso che tanta fatica mi costo’ la volta scorsa. Come avevo notato prima, al passaggio di Nerone, il pozzo che mi aveva bloccato ora non esiste piu’, salgo senza difficolta’.

Quando sono fuori, nonostante il bellissimo tramonto devo sfogare il nervoso creatomi dal fatto di non essere stato avvertito che avrebbero spento il generatore. Me la prendo un po’ con tutti, probabilmente esagerando anche la gravita’ dell’accaduto. Pero’ quando sono nervoso per qualcosa devo dirlo e di solito lo faccio senza molta delicatezza. C’e’ di buono che dopo lo sfogo feroce mi passa tutto e in breve dimentico anche il motivo dell’arrabbiatura.

Mentre il tramonto inizia a farsi sempre piu’ scuro, partiamo zaino in spalla alla volta delle macchine.

La camminata di ritorno e’ quasi tutta in salita ma passo dopo passo anche lei termina. Quando arriviamo alle auto oramai e’ notte fonda.

Ci cambiamo velocemente mentre chiacchieriamo con Fabio, un amico di Martina che ha provato a raggiungerci alla grotta, senza riuscirci. Ci sarebbe l’ipotesi di cenare con un bel piatto di fettuccine ma incredibilmente sono io che devo declinare la proposta, ho un altro impegno e devo tornare a casa prima possibile. Sfumate le fettuccine non rimane altro che salutarci e prendere la via del ritorno. Alla prossima.

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Grotta degli animaletti – 23/11/2025

In una grotta “omnibus” per accompagnare persone curiose di vederne una dal vero.

Potevo andare alla grotta di Monte Fato, potevo andare alla (ex) grotta della faina ma alla fine ho deciso per una domenica diversa dal solito, quindi Betta, io e Luna partiamo di buon mattino alla volta di Subiaco per dare una mano nell’accompagnare alcune persone a conoscere una grotta e rivedere degli amici.

Dopo le colazioni di rito e una visita di cortesia a casa di Virginia e Nerone, Betta, io e Luna andiamo al parcheggio “della cartiera” ad attendere il resto dei nostri amici. Verso le 10.30 ci siamo tutti, compresi i tre ragazzi che accompagneremo.

Dopo esserci radunati tutti andiamo a prendere la strada che porta al ponte di ferro sopra l’Aniene per poi imboccare il sentiero che porta alla grotta.

Appena arrivati, mentre il resto del gruppo e’ intento nei preparativi, Gabriele raduna i nostri aspiranti speleo per un giorno (chissa’ che poi…) e inizia lo spiegone sui rischi insiti nel frequentare un ambiente ostile come e’ considerato una grotta.

I nostri tre amici ascoltano con interesse. Oltre a Gabriele anche Martina partecipa alla (non) breve lezione sul campo.

Noi nel frattempo abbiamo terminato i preparativi e possiamo entrare.

L’ingresso della grotta. Ero venuto a visitare questa grotta una sola altra volta, alcuni anni fa e sinceramente l’ingresso quasi non lo ricordavo, anzi lo ricordavo piu’ comodo. In pratica e’ costituito da uno scivolo di terra sovrastato da un arco di roccia molto irregolare che costringe a passare stando quasi distesi a terra.

Con noi oggi c’e’ anche Claudio che andra’ alla ricerca di dolicopode, un animale che studia da molto tempo.

Mentre Gabriele inizia lo spiegone io entro a dare un nuovo sguardo alla grotta. Questo e’ l’ingresso visto da dentro.

Dopo l’ingresso si arriva in un ambiente comodo se si rimane distesi a terra e proseguendo per almeno un metro, ci si trova davanti uno stretto pertugio. Devo confessarlo, avevo obliato anche questo.

Passato il pertugio, piu’ scomodo a vedersi che a farsi, mi ritrovo finalmente nella sala principale della grotta. Senza muovermi piu’ di tanto faccio qualche foto partendo dai cunicoli che partono alla mia sinistra. Non ho voglia di infangarmi troppo quindi anche stavolta rimando la visita dei cunicoli a una prossima occasione.

Mi volto indietro a fotografare anche il pertugio dall’interno. Vedo delle ombre affacciarsi all’ingresso, Sono Irene, Claudio e Luca che si apprestano a entrare.

Ancora una foto la scatto di fronte a me, al resto della sala. Il soffitto e’ adorno di molte concrezioni e delle ampie chiazze di travertino, o cardellino come e’ chiamato da queste parti.

Questo per esempio credo sia il famoso cardellino.

Devo spostarmi dalla mia postazione vicino al pertugio per far posto ai miei amici quindi vado in fondo alla sala a curiosare.

Girando trovo ben 4 pipistrelli che cerco di non disturbare troppo. Provo a fare una foto a uno di loro ma non ne viene granche’. La fauna della grotta e’ completata da almeno 3 ranocchiette grosse come l’ultima falange del mio dito indice che pero’ scompaiono tra i sassi appena le illumino. Vicino alla parete piu’ interna trovo anche un ragno con la sua tela. E’ bello grosso, mi viene da chiedere quanto sia ottimista a fare la sua tela in un posto del genere. Claudio nel frattempo e’ entrato e inizia a cercare le sue amate dolicopode…mi scordo di chiedergli se la sua ricerca ha successo perche’ vado con Luca in fondo alla sala dove troviamo uno stretto passaggio.

Il passaggio e’ ben stretto, ma forse passando in alto e con un poco di pazienza Luca puo’ farcela. Lo lascio mentre fa un tentativo, devo uscire a raggiungere Betta e magari dare una mano a Gabriele e Martina.

Uscendo faccio ancora una foto al cardellino con un chiodo malmesso ma solidamente infisso nella roccia.

Mi affaccio all’uscita, ci sono Corrado e Alvaro che si preparano a entrare per una visita.

Il gruppetto “spiegone” e’ ancora impegnatissimo, sono arrivato in tempo. Faccio subito la mia porca figura quando uno dei tre ascoltatori mi fa una domanda e io cerco di rispondere sovrapponendomi a Martina che stava spiegando altro. Mi faccio perdonare tacendo e poi, quando Martina termina, contribuisco raccontando la grotta che ho appena finito di visitare.

Finito lo spiegone i nostri amici sono pronti a iniziare la loro avventura speleologica. Nel frattempo Luca esce e ci racconta che e’ riuscito a passare la strettoia e dopo ci potrebbe essere qualcosa di interessante ma nascosto tra massi di crollo. Una forse bella notizia su cui si potra’ lavorare.

Il gruppo di nuovi esploratori inizia l’avventura in grotta mentre Betta, io e Luna prendiamo il sentiero per tornare alla macchina. Strada facendo vedo un buco che non sembra male affatto, chissa’ se e’ gia’ stato visto. Gli faccio una foto per chiedere a Nerone.

Arriviamo alla macchina che sono le 12, mi cambio e facciamo un passaggio al bar per prendere qualcosa di caldo. Dopo il bar andiamo alla piazza, quella della “COAL” mi aveva detto Virginia, dove si tiene una sorta di piccola sagra della polenta. E’ deciso che oggi mangeremo qua. Vicino allo stand della polenta ritroviamo facilmente con Virginia e Nerone. Appena iniziano a distribuire la polenta noi ce ne prendiamo una robusta porzione condita con salsiccia, spuntatura e pecorino, il tutto accompagnato da un bicchiere di vino. Dopo una mezz’ora ci raggiunge il resto del gruppo che subito si mette pazientemente in fila per avere la propria razione di polenta e condimento. Claudio, come anche Corrado e Alvaro, hanno gia’ ripreso la strada di casa rinunciando alla polenta…peccato, non potro’ chiedere a Claudio come si e’ conclusa la ricerca delle dolicopode e ad Alvaro se gli e’ piaciuta la grotta.

Eccoci tutti al classico tavolino da sagra oramai sazi e soddisfatti. Gabriele e’ gia’ al telefono perche’ nel pomeriggio ci saranno altre persone da accompagnare in grotta. Nerone ed io non potremo esserci, per fortuna Irene, Martina e Luca daranno manforte a Gabriele.

Verso le 15 il sole va a nascondersi dietro i palazzi di Subiaco e nella piazza inizia a fare seriamente freddo. Betta, io e Luna prendiamo commiato dall’allegra compagnia progettando gia’ i prossimi incontri. Un tranquillo ritorno chiude una bella giornata. Alla prossima.

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Ricognizione Carpineto Romano – 20/11/2025

Con Maria, Betta, io e Luna a passeggio per Pian della Faggeta e dintorni alla infruttuosa ricerca di ingressi.

Il tempo uggioso non ci ha di certo fermati ma la nostra buona volonta’ non e’ stata premiata. Volevamo ritrovare l’ingresso di 5 grotte e siamo tornati a casa con un nulla di fatto, nessuna delle 5 si e’ fatta trovare.

Il nostro primo obiettivo e’ l’OUSO DELLA CAPANNA DI BOVETTO(LA541), secondo “l’Alberta” (il celeberrimo notiziario del CSR con tante preziose informazioni per molte grotte dei monti Lepini) si trova vicino al parcheggio subito dopo il primo tornante della strada che porta su verso il parcheggio per la piana dell’Erdigheta e oltre, rubando dal nome di una delle grotte la chiamo carrozzabile per il monte Semprevisa. Il libro l’ha portato Maria per aiutarci nelle ricerche poiche’ ricorda che spesso, piu’ che con le coordinate, hanno ritrovato delle grotte con la descrizione dell’itinerario.

Purtroppo “l’Alberta” dice anche che la grotta non e’ stata piu’ ritrovata dopo i lavori di ampliamento della strada. Io, non convinto “seguo” il mio GPS che punta alle coordinate in catasto. Mi fermo al limitare di un terreno recintato, sembra puntino proprio al recinto. Guardo un poco attorno poi torno alla strada.

Dopo questa prima sconfitta ci spostiamo a piedi verso le altre 2 grotte che cerchiamo: CATRAVASSO A CESA DI BOVETTO(LA1073) e POZZO DELLE RAGNATELE(LA1072). In catasto risultano molto vicine tra loro.

Maria si avventura alla ricerca degli ingressi mentre noi aspettiamo in strada.

Mentre aspettiamo il responso di Maria vedo arrivare una Panda grigia e fermarsi al cancello del terreno recintato di poco prima. Lo saluto e prendiamo a chiacchierare, esclude categoricamente che ci possa essere una grotta nel suo terreno. In breve mi racconta che lui gira da sempre in questi boschi per diletto o per andare a funghi, conosce Paolo da parecchi anni e ha sempre indicato a lui i buchi che trovava.

Quando Maria torna dalla sua ricerca, nuovamente con le pive nel sacco, noi ci siamo gia’ presentati, il nostro nuovo amico si chiama Angelo e lo presento a Maria. Facciamo ancora qualche parola con lui poi ci salutiamo con l’augurio di fare un giro assieme, quindi torniamo alla macchina, altre grotte ci attendono.

Naturalmente non riesco, e nemmeno provo, a esimermi dal prendere le foto delle grotte lungo strada. La prima e’ GROTTA OCCHIO DI FARFALLA(LA1500)

La seconda e’ la GROTTA SULLA CARROZZABILE PER IL MONTE SEMPREVISA(LA648)

Quella subito dopo e’ LA CANTINA DELL’ARNARA(LA561), mi affaccio a guardare dentro e trovo un allegro fiumiciattolo che vi scorre. Devo averla sempre vista d’estate perche’ e’ la prima volta che ci vedo l’acqua.

Vicino al parcheggio all’inizio del sentiero per pian dell’Erdigheta mi fermo con l’intenzone di cominciare da qui la nostra passeggiata. Appena scendo dall’auto inizia una pioggia sostenuta. Valutata la situazione decidiamo di proseguire in macchina sperando che il tempo migliori. Prima di ripartire fotografo l’ingresso di Grotta raid(LA2324)

Arriviamo al punto in cui di solito si lasciano le macchine per andare all’Abisso Lothar (gia’ grotta della Faina). Piove ancora quindi ci fermiamo solo il tempo di qualche foto a POZZO ALBERTA(LA571)

Maria mi ha detto che tra qualche giorno qua a Carpineto ci sara’ un evento in memoria di Alberta. Memore di questo la chiamo per mostrarle la grotta intitolata a questa instancabile e valente speleologa scomparsa di recente.

Continua a piovere senza sosta quindi proseguiamo ancora in macchina. Da questo punto ed entro un chilometro dovremo cercare le altre due grotte in programma, il POZZO DELLA RUSPA(LA672) e il POZZETTO SOFFIANTE A LATO DELLA CARROZZABILE DEL MONTE SEMPREVISA(LA801).

Per la prima Alberta nel suo libro ci dice che una ruspa l’ha aperta casualmente durante i lavori della strada e ancora una ruspa l’ha chiusa tempo dopo. Hanno appena fatto a tempo a esplorarla e fare il rilievo. Arrivati sul posto possiamo solo constatare che della grotta non c’e’ traccia.

La grotta successiva ci da’ da pensare, le coordinate puntano alla destra della strada, il rilievo fa pensare che la grotta sia a bordo strada ma sulla sinistra. In corrispondenza del punto in catasto, come supponevamo, troviamo nulla.

La pioggia continua a volerci impedire una bella passeggiata a tratti sembra diminuire ma basta uscire dalla macchina che lei riprende con rinnovata energia. Oramai siamo rassegnati e anzi iniziamo a pensare di andare a pranzo dai nostri amici Floriana e Luca, alla Sbirra.

Strada facendo pero’, sia all’andata che al ritorno troviamo alcuni buchi interessanti che ora vi mostro. Questo e’ il primo, addirittura ha un fix messo nelle vicinanze…sara’ catastabile?

Troviamo anche queste ma sarebbero da scavare

Anche Maria ne adocchia una interessante

Tra una sosta e l’altra si e’ fatta ora di pranzo quindi senza fretta ma con un robusto appetito ci avviamo al parcheggio di Carpineto e quindi fin su al centro del paese dove umidi di pioggia ma contenti troviamo la Sbirra dove Floriana e Luca sapranno come farci contenti con le loro prelibatezze.

Che dire, le fettuccine della Sbirra sono sempre uno spettacolo che fa tornare per forza il sorriso anche dopo aver perso 5 a zero contro le grotte di Carpineto.

Una giornata decisamente umida e poco fruttuosa ma spesa bene, in buona compagnia e conclusa alla grande con un buon pranzo. Alla prossima.

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Grotta Chiara – 15/11/2025

A fare speleologia escavatoria con Chiara, Irene, Giorgio e Mauro.

In realta’ prima di oggi il buco trovato da Chiara anni fa non poteva chiamarsi grotta e inoltre la grotta non avra’ questo nome quando la inseriremo a catasto, pero’ l’avevo chiamata cosi’ sul mio GPS e in attesa del nome definitivo penso possa andare.

La mattina, dopo tutte le soste canoniche, arriviamo alla fine della strada sterrata che ci permettera’ di arrivare alla nostra meta con un minimo di salita in meno. In una mezz’ora siamo pronti a partire.

Affrontiamo con baldanza il primo tratto di sentiero che procede quasi in piano per un lungo tratto, fino alla confluenza con quello che passa per la captazione di acqua di mezzavalle.

Arrivati alla confluenza dei sentieri inizia un tratto in salita che ci portera’ prima fuori dal bosco e quindi alla sella dell’Ardicara o Mezzavalle (cosi’ recita la palina informativa a inizio salita).

I miei amici avanzano a un passo decisamente troppo spedito per le mie possibilita’ attuali, quindi mi ritrovo a seguirli a distanza. Sono sempre stato fiero del mio passo “da montanaro” ma sempre di piu’ devo prendere atto che col passare degli anni molto e’ cambiato, devo adattarmi. Questo toglie nulla alla gioia di una bella passeggiata tra i boschi in montagna e per di piu’ alla ricerca di grotte. Rimane il fatto che devo rassegnarmi a fare l’ultimo della fila ma posso sopportarlo, anzi forse e’ pure meglio.

Usciti dal bosco incontriamo il tronco cavo dove e’ tradizione fare una foto, ne ho tante e di tanti amici, una volta di queste ne faro’ un collage.

Dopo la gradita sosta per le foto riprendiamo il cammino.

In breve riprendo il ritardo sul gruppo che avevo in precedenza ma, come ho detto, non me ne faccio un cruccio. Devo anche imparare a fermarmi quando voglio guardarmi attorno alla ricerca di buchi, per consultare il GPS o per fare una foto. Questo porta via altro tempo ma e’ diventato indispensabile perche’ altrimenti rischio rovinose cadute.

Alla sella Mauro ci saluta, lui non e’ interessato alle grotte quindi salira’ sul Semprevisa poi ci raggiungera’ alla grotta, un bel giro. Ci lasciamo con la raccomandazione di prendere il punto di eventuali grotte o buchi promettenti che dovesse incontrare.

Noi svoltiamo a destra ricordo che in questo tratto di bosco una volta con Cristian, persi nella nebbia, abbiamo trovato una possibile grotta. Ho scritto tutto nella relazione scritta a quel tempo “Grotta Pedroni – 07/02/2016“, tra l’altro ci sono anche un paio di foto della supposta grotta. Naturalmente mentre salgo non riesco a trovarla. Propongo ai miei amici di riprovarci al ritorno.

Siamo quasi in cima alla salita. Noi continuiamo a seguire il sentiero che piega a sinistra.

Mi fermo a dare uno sguardo verso destra, verso Grotta Pedroni. Solo il tempo di un rapido ricordo di quando venni qua con Gianni e Maria che mi mostrarono vari buchi, tra i quali anche quello che diventera’ grotta Pedroni (Grotta Pedroni – 11/05/2014).

Dopo la breve sosta in ricordo di Gianni riprendo il cammino, ho gia’ accumulato un buon ritardo rispetto ai miei amici e inoltre camminando mi fermo spesso ad ammirare le possenti formazioni rocciose alla mia destra. Tenendo fede al proposito di fermarmi quando osservo qualcosa, rapidamente vedo che il gruppo scompare dietro la prima curva del sentiero.

Li ritrovo che sono gia’ al buco da esplorare oggi, impegnati nei preparativi. Il punto GPS che mi aveva dato Chiara punta al lato opposto dell’ampia conca dove siamo. Commento questa cosa mentre posiziono il GPS nei pressi dell’ingresso per riprendere il punto con maggiore precisione nella speranza che da buco diventi grotta.

Ancora con la stessa speranza prendo una foto dell’ingresso.

Quella panoramica non lo e’ per niente, dovro’ rifarla.

Ne faccio anche una dentro al buco. Ci sono molte foglie e rami che intralciano il passaggio. Mentre vado a prepararmi anche io chiedo loro se intanto possono iniziare a dare una pulita.

Subito Chiara raccoglie l’invito entra e, con l’assistenza esterna di Irene e Giorgio, in breve rendono pulitissimo l’ingresso.

Dopo la pulizia Chiara valuta di poter passare oltre il punto stretto per vedere meglio il pozzetto che si intravede oltre. Esce un attimo per indossare l’imbragatura e rientra. Con pazienza e determinazione passa lo stretto e arriva al pozzetto, non sapendo come possa essere le facciamo sicura con una corda assicurata al vicino albero. Purtroppo l’esplorazione di Chiara non porta informazioni confortanti. Il pozzetto e’ abbastanza stretto da essere disarrampicabile, scende di circa 3 metri e poi sembra chiudere. In fondo al pozzetto Chiara trova traccia di qualcuno che ha gia’ lavorato a questo buco abbandonandolo pero’ al suo destino, ci informa anche che sul fondo un minuscolo buco soffia aria. Ci sara’ tanto lavoro da fare, ci consoliamo col fatto che almeno e’ gia’ catastabile, anche se con la misura minima.

Dopo Chiara entro io per tentare di allargare il punto stretto e renderlo piu’ comodo. Trovo quasi tutta roccia compatta, difficile da attaccare con la mazzetta. Riesco a trovare delle rocce abbastanza fratturate sulla sinistra. Saggiando con la mazzetta suonano “vuote”, le attacco usando mazzetta, scalpello e piede di porco. Riesco a staccarne alcun pezzi. Il grosso si muove ma serve ancora allentarlo meglio per riuscire a toglierlo. Mi fermo dal proseguire perche’ in uno dei tentativi mi cade a terra il piede di porco e non riesco a piegarmi abbastanza per riprenderlo. In fondo questo non e’ un male perche’ se lo tolgo dalla sua sede non e’ detto che si riesca poi a estrarlo da dove cadra’, e’ troppo grosso. Visto che ho piacere che anche Irene e Giorgio vadano a visitare la nuova grotta me ne esco con le pive nel sacco per fare posto ai miei amici.

Entra per primo Giorgio, gli cedo la fotocamera perche’ documenti il pozzetto. La strettoia lo impegna un poco ma alla fine passa.

Dopo di lui entra Irene, non credo si accorga nemmeno della strettoia! Anche a lei cedo la fotocamera per fare qualche foto.

Ecco Irene che esce sorridente dalla sua, credo, prima esplorazione in grotta.

Mentre Giorgio e Irene erano in esplorazione io me ne sono andato a fare un breve giro nei dintorni, ci sono molti punti che mi incuriosiscono. La mia curiosita’ viene premiata poiche’ trovo un buco promettente. Peccato che non ho con me la fotocamera.

Quando Irene esce sono tornato alla base e convinco tutti a venire a dare un’occhiata. Il nuovo buco appassiona anche loro, li lascio che iniziano a scavare per ripulire il buco dalle foglie e da alcuni sassi che intralciano la visuale.

Nel fare il primo giro ho trovato anche una grotta, gia’ conosciuta, a pochi passi da questo nuovo buco. Chiara mi dice che poco piu’ avanti, sul sentiero ce ne sono altre, riprendo il mio giro per vedere se le trovo.

Arrivo avanti nel sentiero per almeno 200 metri ma senza trovare alcunche’. Quando arrivo al punto piu’ in alto e vedo che il sentiero prosegue in discesa, abbandono la ricerca e torno indietro.

Ho in mente di far esercitare un poco Irene e Giorgio con l’attrezzatura e la grotta che ho trovato sembra adatta allo scopo. Giorgio ha fatto una grotta dopo aver finito il corso ma Irene ancora no, in ogni caso un ripasso non fara’ loro del male. Li chiamo entrambi e mostro loro la grotta. Chiara e Mauro, che nel frattempo ci ha raggiunti, proseguono con lo scavo di pulizia del nuovo buco. Io, mentre li aspetto, riprendo il punto di questa grotta col GPS.

Mentre Irene prende in prestito l’attrezzatura di Chiara e inizia a indossarla, mostro a Giorgio alcune cose utili per armare. Quando Irene torna tutta bardata la metto subito al lavoro per fare un bolina attorno all’albero per partire con l’armo.

Mostro poi a tutti e due il celeberrimo “nodo delle guide con frizione” detto anche “nodo Savoia” o, per gli amici, semplicemente “otto”. Spiego loro che come nodo puo’ essere ritenuto il “coltellino svizzero” per l’armo, ci puoi risolvere la gran parte delle esigenze d’armo. Mostro loro come confezionarlo e poi spedisco Giorgio in grotta a proseguire l’armo. Abbiamo solo una corda da 30 m quindi non andremo lontani, pero’ immagino che sara’ comunque una bella esperienza per loro.

Mentre sono dietro a seguire l’operato di Giorgio Irene mi chiede la fotocamera e mi scatta una foto. La ringrazio cosi’, almeno per stavolta, figuro anche io.

Giorgio scende, sistema un deviatore alla sua destra perche’ la grotta prosegue alle sue spalle piegando a sinistra.

Chiara termina il lavoro di scavo e pulizia del buco nuovo. E’ entrata a faccia in avanti con una corda legata al piede affidando la sua uscita alle capaci braccia di Mauro. Il buco, come sempre, stringe e curva a sinistra. Sembra soffi aria.

Quando Chiara ci raggiunge siamo al punto in cui Giorgio ha armato un frazionamento in cui potersi fermare in sicurezza e lasciare la corda libera per Irene. A breve potra’ scendere anche lei.

Chiara inizia a seguire le avventure dei nostri due amici e io volentieri le lascio il mio posto in prima fila perche’ possa dare una mano a Irene nella discesa. Io mi sgranchisco un poco le gambe facendo un altro rapido giro di perlustrazione.

Quando torno trovo che Irene ha fatto la sua discesa ed e’ pronta per risalire, le faccio un paio di foto ricordo.

All’ingresso della grotta c’e’ un sacchetto di carboni attivi. Probabilmente un tentativo di tracciamento fatto da chissa’ chi. Per sicurezza indico a tutti di non toccarlo per evitare di “contaminarlo”.

Ora e’ il momento di Giorgio di risalire. Lui impiega piu’ tempo perche’ deve anche disarmare.

Quando e’ quasi arrivato gli consiglio, prima di disarmare gli attacchi iniziali di provare a tirare su la corda, fosse mai si dovesse incastrare. Giorgio ha fatto tutto a puntino e in pochi altri minuti e’ fuori.

Prima di tornare alla base passo a dare uno sguardo al buco nuovo scavato da Chiara. Devo dire che ha fatto un ottimo lavoro, quasi non si riconosce. Vedremo in futuro cosa ne sara’ di lui.

Alla base Irene e Giorgio festeggiano la discesa in grotta con uno spuntino.

Sono almeno le 15.30, l’aria inizia a farsi fresca assai. E’ tempo di prepararsi per la passeggiata di ritorno alle auto.

Arrivati al tratto di discesa che porta alla sella ricordo ai miei amici il proposito di cercare “il buco della nebbia” percorrendo la cresta a bordo bosco. Evidentemente non sono stato molto chiaro perche’ loro, arrivati alla cresta come desideravo, proseguono dritti. Li guardo con un poco di disappunto, provo a chiamarli ma proseguono nella direzione per me sbagliata. Alla fine mi rassegno e scendo lungo la cresta in buona solitudine…e ancora senza trovare il buco cercato.

Quando arrivo nei pressi della sella giro verso sinistra per ritrovare i miei amici. Per fortuna non vedendomi arrivare si sono fermati ad aspettarmi altrimenti non li avrei mai ripresi. Riprendiamo a camminare e anche se non li raggiungo riesco a rimanere a vista.

Alla confluenza dei sentieri riprendiamo per quello che porta alle auto. I miei amici sostano piu’ di una volta per aspettarmi quindi l’ultimo tratto di sentiero lo percorriamo assieme.

Una volta alle auto, dopo esserci cambiati con abiti caldi e asciutti scatto una sfocatissima foto finale di questa bella giornata.

Arrivati a Carpineto Romano concludiamo la giornata bevendo qualcosa assieme prima di prendere la via di casa. Veramente una bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Chiara – 15/11/2025

Pozzo degli spari – 06/11/2025

Una nuova puntata in questa grotta con Luca, Nerone e Luca.

Stavolta con noi ci sara’ Luca, un altro Luca che e’ speciale poiche’ e’ uno dei soci storici del gruppo, un socio fondatore. Oggi e’ riuscito a liberarsi dagli impegni e venire con noi. Ne ho sentito parlare dai racconti di Nerone ma questa e’ la prima volta che lo incontro. Speriamo possa liberarsi piu’ spesso.

La mattina Con Luca (junior, direi, per non fare confusione!) ci incontriamo al bar da Cicchetti e poi proseguiamo per Livata dove per una volta arriviamo prima di Nerone e Luca (senior). Dopo i saluti proseguiamo verso lo spiazzo dove parcheggiamo di solito.

Iniziamo a prepararci al tiepido sole che ci regala la giornata.

Carichi come muli ci avviamo.

Stavolta l’avvicinamento lo facciamo seguendo il sentiero, sara’ un tragitto poco piu’ lungo ma molto piu’ comodo.

Una palina che indica i sentieri disponibili, peccato non ce ne sia uno che passa per la nostra grotta e quindi a questo punto dobbiamo deviare e proseguire a senso d’orientamento.

Nerone apre la strada.

Con Luca facciamo una breve deviazione per fotografare l’ingresso di un’altra grotta, probabilmente POZZO SILVIO GIZZI(LA1569), da guardare…chissa’ quando.

Ancora un paio di saliscendi e siamo nei pressi della grotta.

Scendiamo l’ultimo tratto e ci siamo. Iniziamo subito a liberare l’ingresso e a prepararci.

Oggi l’obiettivo principale e ‘ rendere piu’ facilmente transitabile il pozzo d’ingresso. Luca al momento e’ l’unico del gruppo abbastanza smilzo da poterci lavorare quindi si prepara alla svelta.

Nerone con fiducia si e’ portato sulle spalle il non indifferente peso del generatore che dovrebbe aiutarci parecchio nel lavoro che vogliamo fare.

Prima di accenderlo Nerone ci dice con aria soddisfatta: “L’ho provato al magazzino e andava benone”. Purtroppo pero’ ora il generatore fa le bizze. Si accende subito ma appena si cerca di usare il trapano il motore si spegne. Nerone e Luca iniziano a fare varie prove ricoprendo il povero generatore recalcitrante di improperi fantasiosi…ma lui si guarda bene dal funzionare.

Per fortuna abbiamo portato anche il trapano a batteria cosi’ quando Luca e’ pronto puo’ entrare per iniziare a lavorare.

Luca lavora con impegno, io termino di prepararmi poi gli faccio assistenza da fuori dandogli consigli non necessari. Nel frattempo Nerone e Luca continuano i tentativi per far funzionare il generatore recalcitrante. Dopo un paio d’ore Luca si e’ stancato per bene ma ha ricavato uno spazio utile vicino al punto stretto affinche’ anche io ci possa lavorare.

Luca ed io ci scambiamo di posto, entro e inizio a lavorare col trapano. Prima pero’ facciamo pausa pranzo, io mangio il tramezzino preso stamane al bar che Luca integra con il suo pane e salame, un po’ di formaggio e un pezzo di cioccolata. Si, speriamo proprio riesca a venire piu’ spesso!

Oggi mi sono scordato i guanti, o meglio, ne ho solo uno, il sinistro. Entro sperando di riuscire a non farmi male. Dopo una mezz’ora trovo finalmente un punto di roccia che si lascia aggredire. L’augurio silenzioso sul non farmi male, come sempre, per la legge di Murphy, viene prontamente disatteso. Poco prima di posizionare il trapano in un punto scomodo della parete penso: “Qua se mi scappa via la punta mi faccio del male”. Nemmeno a dirlo, succede quel che temevo, la mano destra, senza guanto, sbatte con forza contro la parte scabrosa. Mi ferisco malamente un paio di dita e inizio a sanguinare a profusione. Passato il dolore e maledetta la mia sbadataggine pero’ continuo il lavoro, sono a un passo dal rendere transitabile il pozzo e non posso rinunciare. Ci lavoro ancora con accanimento e, dopo un’altra mezz’ora in cui il sasso riottoso mi da’ filo da torcere, finalmente crolla giu’ e con lui un bel pezzo di parete. Ora il passaggio del pozzo appare agevole, posso uscire.

Mentre io sono dentro la grotta, Nerone e Luca continuano con i test sul generatore. Quando io esco sembra siano riusciti a farlo funzionare per bene…peccato che ora non serva piu’!

Luca nel frattempo si e’ riposato e torna giu’. Ci conferma che ora il pozzo e’ comodo, solo che i sassi tirati alla base del pozzo hanno ostruito il passaggio per arrivare al secondo pozzo. Dobbiamo liberarlo tirando fuori un poco di sassi. Da fuori approntiamo il necessario e poi passiamo a Luca la cofana legata a una corda. Passiamo cosi’ almeno un’altra ora a tirare fuori sassi finche’ non ripristiniamo il passaggio. Il generatore e’ tristemente abbandonato al suo destino.

Per oggi la giornata e’ terminata. Nerone decreta: “Facciamo i ferri” quindi Luca esce e tutti iniziamo a prepararci per il ritorno.

Raduniamo il materiale da portare via, disarmiamo le corde e poi, come al solito, chiudiamo l’ingresso della grotta.

Sono pronto per primo, mi carico lo zaino in spalla e inizio a salire lentamente. Faccio una foto al panorama che si gode dalla grotta.

Anche i miei amici sono quasi pronti.

Lassu’ in cima dove si vede l’antenna e’ grossomodo dove dobbiamo tornare.

Faccio ancora una foto panoramica, ora si intravede anche il mare.

Nerone, Luca e Luca mi raggiungono, Nerone fa strada.

Quando arriviamo sul sentiero Luca prende la testa della fila.

La salita si sente ma gia’ molto meno rispetto alla volta scorsa.

Siamo all’ultimo tratto in salita, ora dobbiamo solo scendere alle auto.

Finalmente l’ultimo tratto, in discesa.

Altra foto panoramica in direzione di Pozzo Doli.

Siamo sulla sterrata che ci porta alle auto.

Strada facendo ci fermiamo un attimo a cercare per l’ennesima volta POZZETTO FRANSUA'(LA1560). Nerone ci dice subito che il punto in cui cerchiamo e’ sbagliato. Il pozzetto era parecchio piu’ avanti.

Dopo essermi cambiato indossando abiti asciutti vado a vedere dove Nerone ha indicato l’ingresso del pozzetto, si tratta dell’albero dietro la casupola abbandonata. Faccio un largo giro di ricognizione senza trovare alcun buco. Un’altra grotta dispersa o “appilata” come dice Nerone. Annoto le coordinate indicate da Nerone magari in futuro potrebbero essere utili: 41.933064, 13.151499.

Torno dai miei amici con le pive nel sacco. Dopo i saluti non rimane altro che andare.

Un’altra giornata infrasettimanale, “da pensionati”. Se solo fossi riuscito a non farmi male e se il generatore avesse fatto il suo dovere, sarebbe stato meglio. Siamo comunque riusciti a raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissi e gia’ quello puo’ bastare. Alla prossima.

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CapoVolta 2026 – 01/11/2025

Come ogni anno da quando ho iniziato ad andare in grotta nei primi anni ’80 e’ tradizione trovarsi in questo periodo per un allegro raduno speleologico in qualche posto d’Italia. Stavolta e’ toccato a Volta Mantovana. Devo dire che, a meno di piccole sbavature, i voltesi sono riusciti ad organizzare un ottimo raduno. Complimenti a loro!

29.10.2025 – Il viaggio

La mattina precedente l’inizio del raduno Betta, io e Luna partiamo da Tualis, il paese in Carnia da dove ha origine la mia famiglia da parte paterna (non e’ precisamente cosi’ pero’ mi piace pensare a Tualis in questi termini). Ho approfittato del raduno speleo al nord per passare a visitare dei luoghi che mi sono cari.

Arrivati a Volta Mantovana, ancora non invasa dagli speleologi, prendiamo possesso della nostra camera e poi andiamo in giro per prendere confidenza con i luoghi del raduno. Passiamo alla segreteria del raduno, accanto allo speleobar, per far registrare la nostra presenza e trovare una cartina con segnati i principali luoghi in cui si terranno riunioni e conferenze. Sono ancora alle prese con gli ultimi ritocchi per far partire il raduno ma riusciamo a combinare per il meglio. Risaliti in centro paese abbiamo qualche difficolta’ a trovare la stanza a Palazzo Gonzaga dove domani dovremo allestire il concorso rilievi ma alla fine risolviamo. La sera ci ritiriamo a riposare stanchi ma soddisfatti.

30.10.2025 – Allestimento mostra per il concorso rilievi

La mattina ci incontriamo con Marina e Marco e iniziamo ad allestire la mostra dei rilievi in concorso. Trattandosi di una stanza in un palazzo storico non potevamo appendere i rilievi al muro ma gli organizzatori hanno risolto brillantemente approntando dei pannelli neri su cui i rilievi fanno un’ottima figura.

Pian pianino la stanza viene tappezzata con i rilievi.

Riusciamo a farci entrare anche alcuni rilievi fuori concorso. Uno di questi e’ il mio e serve da confronto con gli altri, per dare una indicazione su come non si debba fare un rilievo! L’altro e’ uno dei vincitori dello scorso anno.

Una volta allestita la mostra faccio un rapido giro fotografando i rilievi in concorso.

Mentre io mi balocco con la fotocamera Marina e Marco terminano con gli ultimi ritocchi alla mostra.

Alcuni rilievi fuori concorso li sistemiamo nel corridoio che porta alla mostra. Tra di essi ci sono anche quelli di Gianni gentilmente concessi da Maria, che approfitto per ringraziare.

Marco che studia attentamente uno dei rilievi.

Arriva anche Furio uno dei tre giudici per il concorso, sembra rilassato ma posso assicurare che ha un compito ben difficile a cui adempiere, i rilievi sono tutti validi e sara’ difficile giudicare i migliori.

Terminato l’allestimento della mostra dei rilievi facciamo un salto allo stand della SSI, giusto il tempo per rinnovare l’iscrizione e comprare qualche libro.

La tappa successiva e’ per mangiare, ci tocca la non breve camminata fino allo speleobar dove dobbiamo accontentarci di quel che troviamo in quanto la maggior parte degli stand gastronomici sono ancora in via di allestimento e saranno pienamente operativi solo questa sera.

Il ritorno da pranzo ci tocca farlo sotto una sottile pioggerella che non basta a guastare il nostro buonumore.

Separatici da Marina e Marco, Betta ed io andiamo a fare una capatina alla sala dove domani pomeriggio avremo la riunione della Commissione Catasto Grotte (sarebbe “Commissione Catasto Cavità Naturali” ma visto che siamo in confidenza con lei, scelgo la forma abbreviata). .

Fatto il nostro dovere Betta ed io andiamo a rifugiarci in una saletta dove ci sono alcune presentazioni a cui vorrei assistere. Sono ben tre e le seguiamo con interesse. La prima parla del lungo percorso dai primi tentativi di foto fino allo sviluppo di una propria tecnica, per arrivare a poter intraprendere l’avventura di condensare questa esperienza lunga anni in un libro fotografico. Nella Seconda Stefano e Michele parlano in una sorta di intervista del nuovo libro scritto da Stefano (tra l’altro e’ qua che vedo, o riconosco, Michele, uno dei tre giudici del concorso rilievi di quest’anno). Della terza sul “rilievo geomorfologico” mi scordo di fare foto, ero troppo preso ad ascoltare.

Di seguito ci spostiamo a villa Bonelli, comoda perche’ vicina al nostro albergo, dove ritroviamo Marina e Marco. C’e’ una presentazione delle ultime esplorazioni fatte in Grigna, esplorazioni a cui hanno partecipato anche Marina e Marco.

Oggi giornata densa di impegni. Alle 17 ci troviamo alla sala “Buca di Bacco” per la riunione della commissione. La partecipazione tra presenti nella sala e collegati online e’ buona, chiacchiero per almeno un’ora aiutato da Marina e Marco per tirare le fila di un anno di attivita’.

Verso le 19 terminiamo la riunione e ci dedichiamo all’impegno successivo, un incontro con la “commissione giudicante” per il concorso rilievi di quest’anno. Sono Furio, Michele e Daniele. E’ solo un pretesto per vedersi e stare qualche minuto assieme poiche’ i nostri giudici, scrupolosi e bravissimi, si sono gia’ visti nella sala dove i rilievi sono in mostra e hanno fatto le loro valutazioni. Hanno anche fatto la relazione per presenteranno domani all’assemblea SSI per la premiazione dei vincitori.

Terminiamo la riunione conviviale con una cena al ristorante. Dopo, Betta, io e Luna, ci ritiriamo in camera. Anche se con una punta di rammarico saltiamo lo speleobar serale.

01.11.2025 – La giornata principale del raduno

Anche oggi giornata piena. Iniziamo la mattina a villa Bonelli con la “Mattinata Catastale”, una serie di incontri nata da un’idea di Marco che ha trovato chi potesse intervenire su temi connessi al catasto.

Prima dell’inizio ci vediamo nella sala per controllare che ci sia tutto quel che serve e che sia anche funzionante.

Inizia Danilo con una presentazione molto interessante di rilievi riportati su una mappa utilizzando vari strumenti quali Qgis, Csurvey e altri.

Io ascolto con interesse e intanto mi aggiro per la sala tentando qualche foto sfocata.

Il secondo intervento e’ a cura di Alessandro che parla del tracciamento tramite il suo N.A.S.O., molto interessante come sempre.

Anche stavolta tento una foto verso il pubblico con maggiore successo, ma non di molto.

Il terzo intervento e’ quello di Marco sulla obsolescenza degli apparati e delle tecniche per fare rilievi. Purtroppo non posso seguirlo perche’ nel frattempo alla “Buca di Bacco” e’ iniziata una riunione tra le federazioni speleologiche a cui vorrei partecipare.

Dopo aver assistito a una parte della riunione tra le poche federazioni intervenute, Betta ed io facciamo un salto allo speleobar dove consumiamo un rapido pranzo prima di tornare alla sala della mostra dei rilievi per chiudere le votazioni del pubblico e fare lo spoglio insieme a Marina e Marco.

Alla sala infatti troviamo Marina e Marco gia’ pronti per l’esame dei voti del pubblico. Facciamo lo spoglio delle schede dei voti e troviamo ben 201 voti. Purtroppo alcune schede, poche, le dobbiamo escludere perche’ non valide ma possiamo dirci soddisfatti della partecipazione avuta.

La sera verso le 18 andiamo a partecipare all’assemblea annuale della SSI.

Sta terminando la sua relazione Luca, il responsabile della biblioteca.

Dopo di lui inizia la relazione delle commissioni, per prima quella delle cavita’ artificiali, poi quella degli speleosub e quindi tocca a quella delle cavita’ naturali…quindi tocca a me. Cedo la fotocamera a Marina che subito ne approfitta.

La mia relazione fila liscia quasi fino alla fine quando vengo interrotto bruscamente a 2 slide dal termine per un perentorio “time-out”. A questo punto, gia’ spiacevole per il forzato termine di un lavoro per cui ho perso diverse serate di preparazione, si presenta uno speleo, probabilmente in rappresentanza della Federazione Speleologica Marche che polemizza su alcune cose che ho esposto. In aggiunta chiama a parlare anche il presidente della suddetta federazione il quale parla di me dandomi del “tizio che gli ha scritto una mail”. Me ne vado, furioso e borbottando circa la villania di costui. Torno al mio posto dimentico di dover presenziare alla premiazione del concorso.

Probabilmente la giusta risposta alle critiche sarebbe stata: “Ieri c’e’ stata la riunione di Commissione, la relazione era condivisa da oltre un mese, la sede per eventuali rimostranze era durante la riunione, non ora.”. Purtroppo pero’ le risposte giuste le penso solo quando oramai e’ tardi.

Viene annunciata la premiazione del concorso rilievi. Dalla rabbia che mi agita nemmeno lo sento e rimango seduto. Marco nota la situazione anomala e va lui a prendere il mio posto. Michele, il portavoce della commissione giudicante, inizia a leggere la relazione a supporto delle loro decisioni.

Ve le riassumo: La commissione giudicante dopo una attenta valutazione ha assegnato una menzione speciale al rilievo n.6 di Francesco Serafin. Il secondo premio va al rilievo n.1 di Andrea Maconi e il primo premio al rilievo n.3 di Felicita Spreafico.

Letta la relazione della commissione giudicante e assegnati i due premi in carico alla giuria, prende la parola Marco, informa l’assemblea che il premio del pubblico va al rilievo n.10 di Marco Frau.

Un grande e meritato applauso saluta i vincitori.

Questa sarebbe la sera piu’ importante da passare allo speleobar ma la serrata sequenza di “accidenti” vissuti all’assemblea SSI mi ha tolto ogni voglia di festeggiare. Me ne vado a dormire.

02.11.2025 – Si torna a casa

La mattina presto vado a fare una passeggiata con Luna, a salutare Volta Mantovana mentre ancora dorme.

Dopo colazione ci incontriamo con Marina e Marco per fare il punto su quanto detto e fatto durante il raduno, probabilmente proporremo di nuovo il concorso rilievi anche l’anno prossimo, sempre che SSI acconsenta. Per il resto vedremo nel corso del 2026 per finalizzare il tutto a Costacciaro, durante il prossimo raduno. Alla prossima.

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Corso Materiali Villa Scirca – 23/10/2025

Un corso sempre molto interessante e anche in buona compagnia.

23.10.2025 – Viaggio

Giorno di viaggio, il corso iniziera’ domani. Siamo Betta, io e Luna a partire con largo anticipo.

Ne approfittiamo per fare una sosta a Todi, il tempo di visitare il centro e poi ripartiamo. Per un soffio manchiamo di incontrare Maurizio che abita a Todi, proprio vicino al centro. Peccato.

24.10.2025 – Inizio del corso

La mattina l’abbiamo ancora libera quindi con Betta decidiamo di andare a fare un giro. Dopo la colazione prendiamo la macchina per andare in gita a Gubbio.

Dopo pranzo torniamo a Villa Scirca dove nel frattempo sono arrivati tutti e si puo’ iniziare il corso.

Negli anni scorsi ne ho gia’ seguiti di corsi a Villa Scirca e almeno uno di essi mi sembra fosse simile a questo ma finora tutti quelli passati erano stati tenuti da Checco. Ora invece il corso sara’ tenuto da Marco con il supporto di Luca e Nico. Un segno del tempo che passa inesorabile.

Dopo un lungo spiegone di Marco sul tema “materiali” che andremo ad approfondire in questi giorni Marco cede la parola a uno di noi corsisti. Nemmeno a dirlo non ricordo il suo nome ma questo non toglie che faccia un intervento molto interessante. Infatti lui lavora, credo, in un laboratorio dove testano materiali di vario genere e ci ha portato i risultato di alcuni esperimenti che ha fatto su dei moschettoni e altri attrezzi speleologici.

L’argomento dei suoi test e’ molto interessante, ha usato dei particolari sensori che permettono di misurare le forze in piu’ punti differenti di un dato attrezzo. Questo metodo permette uno studio fine delle forze che agiscono sui materiali e apre certamente nuovi fronti di ricerca.

Un altro strumento testato e’ il croll. Con i suoi sensori il nostro collega di corso e’ riuscito a capire come agiscono le forze su questo attrezzo quando e’ sottoposto a trazione. Molto interessante.

Dopo il primo nostro collega anche un altro di sicura esperienza ci mostra uno studio piu’ teorico per spiegare perche’ i moschettoni hanno la forma che hanno. Della sua spiegazione ricordo solo i termini “momento aprente” e “momento chiudente”.

Altra cosa interessante la dice sulla differenza tra moschettoni con ghiera e senza. Ci dice che la ghiera serve solo a evitare che il clicchetto di apertura del moschettone si ribalti. La ghiera non partecipa, ci dice, a una maggiore resistenza del moschettone. Ne prendo atto ma non credo che abbandonero’ i moschettoni a ghiera per questo!

Esauriti i lunghi interventi della giornata ci spostiamo al laboratorio per qualche test pratico.

Tanto per sgranchirci iniziamo rompendo una serie di corde da 10mm, con un nodo a ogni capo, sia nuove che usate, alcune antiche addirittura con una permanenza in grotta per decenni.

25.10.2025 – Prosegue il corso

La mattina Marco riprende le redini del corso e inizia a parlare di nuovo di corde e della loro parte nella catena di sicurezza.

Ci spiega poi come e’ fatta una corda al suo interno.

Passa poi a parlare dell’usura delle corde.

Prima di pranzo interrompiamo l’impegnativa parte teorica per andare di nuovo in laboratorio a rompere qualche corda. Stavolta Marco ha con se’ una termocamera con cui puo’ fare video che documentano con precisione le temperature che si hanno in una corda sottoposta a trazione.

Facciamo dei test simili a ieri sera, ovvero con corde annodate ai due capi.

Passiamo poi a dei test su corde senza nodi per vedere l’impressionante differenza di tenuta della corda.

Le varie corde maltrattate poi vengono passate di mano in mano tra noi corsisti. Ne approfitto per fare la foto a una striscia, che si trova interna a ogni corda e mostra dei dati importanti della corda stessa a beneficio di noi che la usiamo.

Tanto per saperlo leggendo da sinistra troviamo: il produttore e la norma di riferimento, l’anno di fabbricazione e il materiale utilizzato.

Cercando su internet ho trovato che la normativa EN 1891:1998 si riferisce alle corde tessili a basso allungamento con anima e calza (kernmantel) progettate per la prevenzione delle cadute dall’alto, utilizzate per accesso su fune, posizionamento sul lavoro, salvataggio e speleologia.

Le corde di Tipo A sono corde a basso allungamento che offrono prestazioni superiori, a differenza di quelle di Tipo B che hanno prestazioni inferiori.

Mi sembra manchi solo una informazione in questa striscia. Non e’ specificato se si tratta di nylon 6.0 o nylon 6.6. Sono entrambi dei poliammidi ma basterebbe poco per essere piu’ precisi.

Proseguiamo con dei test su corde con i nodi che alla fine sono quelli piu’ interessanti per noi.

Dopo tante nozioni e tanti test una bella cena ci sta tutta! Per fortuna La moglie di Alessandro nel frattempo ha cucinato cose buone per il nostro pasto serale.

Dopo la cena scendiamo di nuovo in laboratorio per altre “rotture”, tutte molto interessanti.

Al termine dei test ci ritroviamo in pochi nel laboratorio. Viene a farci visita Checco ed e’ un piacere scambiare qualche chiacchiera con lui che ha dato vita a questo laboratorio ed e’ stato sicuramente tra i protagonisti della speleologia umbra del secolo scorso.

26.10.2025 – Fine del corso

La mattina dopo colazione ci si rivede tutti in classe per un’altra lezione.

Oggi Marco ci parla degli attrezzi che usiamo comunemente in grotta. Ci parla in particolare anche dei discensori visto che e’ fresco un suo articolo su Speleologia proprio su questo tema.

Ci parla diffusamente dell’interazione tra corde e discensori e delle temperature che ne derivano. Questo mi porta a ricordare quando in passato ho cercato invano di dissuadere alcuni amici dal fermarsi a meta’ discesa di pozzo lungo per fare foto. Quando senti parlare di modifiche permanenti alle corde e perdite di tenuta dovute al riscaldamento del discensore durante una discesa, dovrebbe passarti la voglia di sostare su corda durante una discesa.

Dopo la teoria come sempre passiamo in laboratorio per la parte pratica.

Faremo delle prove su alcuni croll, in particolare ne proviamo uno nuovo, concepito per l’uso professionale.

Il risultato non e’ tra i piu’ confortanti.

Faccio provare anche un moschettone molto rovinato preso a Grotta Stoccalma tempo fa. Se ben ricordo, nonostante il pessimo stato, regge ancora circa 300Kg.

Le nostre fatiche vengono premiate con un buon pranzo e con la consegna degli attestati di partecipazione.

Tutte le cose di questo mondo, sia belle che brutte, prima o poi finiscono. In questo caso si e’ trattato di una bella esperienza con tante belle persone. Marco non ha di certo fatto rimpiangere la mancanza di Checco. Nico e Luca hanno fatto la loro parte per rendere piacevole il corso. Tutti noi corsisti siamo stati ragionevolmente attenti e interessati. Bravi tutti insomma! Alla prossima.

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Pozzo degli spari – 18/10/2025

Con Martina, Nerone, Luca ed Emilio a rivedere il pozzo degli spari e il pozzo degli scordati.

Stavolta, visto che siamo tanti, tutti agguerriti e desiderosi di esplorare, faremo due squadre, Luca ed io al pozzo degli spari, Martina, Nerone ed Emilio a quello degli scordati.

La mattina dopo tutte le consuete soste per colazioni e spuntini vari arriviamo al prato dove parcheggiamo le macchine. E’ quello che usavamo per andare a pozzo Doli…prima che un altro gruppo iniziasse a lavorarci…con le nostre corde…

Il materiale da portare e’ veramente tanto e pesante. Cerchiamo di ripartirlo equamente tra tutti. Naturalmente la parte piu’ pesante va a Luca, che deve fare allenamento!

Si parte.

Nerone guida il gruppo e io gli arranco dietro. Ho il mio zaino sulle spalle e un secondo lo porto sul davanti, quando iniziamo a fare saliscendi su un prato sassoso me ne pento perche’ per evitare cadute devo poter guardare a terra spostando di continuo lo zaino davanti e questo porta a una doppia fatica.

Saliamo e scendiamo tra sassi malfermi svalicando almeno tre volte, al secondo svalico vediamo in lontananza qualcuno che cammina spedito in direzione della grotta, altri non e’ che Luca, evidentemente deve aver preso un’altra strada, migliore quasi sicuramente. Alla fine Nerone si ferma e mi indica la grotta, il pozzo degli spari, mancano solo pochi metri di discesa e ci siamo. Luca e’ gia’ la’ e ha provveduto a liberare l’ingresso dai rami che lo proteggono.

Eccolo in tutta la sua grandezza. Mi avevano detto che il pozzo iniziale e’ stretto, ma non mi aspettavo lo fosse in maniera cosi’ decisa.

A guardarlo meglio sembra fattibile anche se di stretta misura.

Inizio a prepararmi e subito mi accorgo di aver perso un guanto. Faccio allora un tratto di strada a ritroso per cercarlo. Il guanto non lo trovo ma in compenso posso ammirare ben 4 funghi, sono mazze di tamburi in pieno rigoglio. Quando torno indietro Emilio mi mostra il guanto perso, lo ha trovato vicino la grotta…con un poco di attenzione mi sarei risparmiato il supplemento di passeggiata. Riprendo la vestizione.

Nel frattempo Luca ha terminato di prepararsi e, insieme a Emilio e Nerone, ha completato l’armo del primo pozzo. E’ pronto a entrare.

Quando Luca urla la libera prendo lo zaino dei materiali e lo raggiungo. Il pozzo, dopo il primo metro relativamente comodo si restringe decisamente. La fatica che faccio a passare il successivo metro, anche con l’aiuto della gravita’, mi fa presagire che la salita sara’ tutt’altro che semplice.

Arrivato alla base del pozzo trovo un ambiente poco spazioso, al massimo puo’ contenere due persone affiancate. Atterro su un cono detritico di terra che digrada verso la successiva saletta dove Luca e’ in attesa. Per raggiungerlo devo stendermi, passare sotto un basso diaframma e trovare a tentoni (e l’aiuto di Luca) il punto dove poggiare i piedi senza finire in una buca.

Una volta insieme, Luca mi racconta questo punto della grotta, ci sono alcune diramazioni laterali non praticabili, la buca a cui accennavo prima e’ la prosecuzione piu’ abbordabile. E’ stretta ma la roccia e’ fortemente fratturata, dovrebbe essere abbastanza facile allargare.

Passiamo l’ora successiva a lavorarci con martello e scalpello, ci viene in aiuto il fatto che gli strati sembrano disposti praticamente in verticale, questo fa si’ che se si individua il punto giusto con pochi colpi viene via una bella fetta di roccia.

Il lavoro procede ma e’ ben faticoso. Ci diamo il cambio almeno un paio di volte prima di essere soddisfatti. Organizziamo l’armo piantando un fix (stortissimo!) e sfruttando un arco di roccia. Bene! La corda “spiomba” a dovere. Offro a Luca di scendere per primo ma lui declina, vado prima io che sono avanti cosi’ non dobbiamo fare contorcimenti per scambiarci di posto.

Quando arrivo alla base del pozzo mi ritrovo su un cumulo di sassi, purtroppo e’ formato dai sassi che abbiamo buttato giu’ aprendo il pozzo. Ora dovremo fare pulizia. Urlo la libera a Luca e mentre lui raduna il materiale prima di scendere io inizio a sistemare i sassi per fare spazio.

Quella che sembra la prosecuzione e’ quasi occlusa da questi sassi, ci sara’ parecchio da fare prima di poter vedere cosa ci riserva di nuovo questa grotta. Sbuffo pensando a quanto siano sempre avare di spazio le nostre grotte, sembra una gara a chi sia piu’ cocciuto, noi o loro. Nella maggior parte dei casi sono loro a vincere ma ogni tanto ci concedono qualche soddisfazione. Speriamo che stavolta la grotta sia benevola.

Quando Luca arriva ho gia’ spostato i sassi piu’ grandi e ora posso entrare in una nicchia dove la grotta sembra proseguire, strettissima.

Iniziamo subito a lavorare spostando sassi. Alla base del pozzo ne ricaviamo un paio di muretti a secco che formano altrettanti gradoni.

Luca scavando trova un frammento adorno di “broccoletti”.

Ora e’ di nuovo il mio turno per incunearmi nella nicchia, ora comoda, per spostare sassi e trovare il modo di allargare avanti. Dal piccolo buco che alimenta le nostre speranze arriva una decisa aria fredda.

Un animaletto cerca rifugio sulla mia tuta, non sa che cosi’ rischia lo schiacciamento, lo metto in salvo prima di proseguire. In mezzo ai sassi troviamo anche un piccolo rospo, vorrei portarlo fuori ma lui va a nascondersi in fondo al pietrame e devo abbandonare il mio proposito di salvezza.

Ora tocca a Luca. Dopo un paio d’ore di mazzetta e scalpello la stanchezza inizia a farsi sentire, decidiamo che faremo ancora un cambio e poi inizieremo a salire verso l’ingresso.

Come stabilito faccio ancora un “turno di scavo” e poi, come dice Nerone, “facciamo i ferri” per tornare fuori. La prosecuzione e’ stretta, strettissima direi, sembra un nuovo pozzo. Comunque l’aria continua ad uscire fredda e “speranzifera”.

Salgo il pozzo per primo senza incontrare difficolta’. Mentre aspetto Luca faccio una foto all’armo cosi’ da ricordarmi per la prossima volta.

So che oggi Martina e’ andata a grotta degli scordati anche per le dolicopode, ne trovo un po’ incastrate in una crepa. Provo a far loro una foto ma non si capisce molto di loro…in compenso la crepa si vede bene!

Luca e’ quasi su, io passo il diaframma stretto e sono sulla verticale del pozzo d’ingresso. Da fuori sento delle voci. Mi faccio sentire e Nerone mi risponde che sta’ per tirare giu’ una corda di servizio per issare lo zaino dei materiali.

Luca e’ arrivato in cima al secondo pozzo e inizia a disarmarlo. Lo avviso della corda viola dove legare il sacco e poi proseguo la salita.

Arrivato al punto stretto iniziano i guai. Oltre allo stretto mi capita l’impensabile (in tanti anni e’ la seconda volta), il cordino del pedale mi entra nel croll e blocca tutto. Non posso andare in su, non posso aprire il croll e sono tutt’uno con la roccia, un bel caos insomma. Con molta pazienza tolgo il cordino del pedale dal moschettone che lo lega alla maniglia, fatto questo trovo un appiglio per i piedi e mi sollevo a togliere il peso dal croll. Accompagnando il tutto con qualche insolenza riesco a liberare finalmente il cordino e rimetterlo al suo posto nel moschettone della maniglia. Ora potrei uscire ma sono decisamente stanco, soprattutto ho le braccia sfatte dopo ore di mazzettate. Sono sempre ben incastrato, si tratta di pochi centimetri e con un poco di riposo so per certo che ce la farei a salire. Pero’ sotto di me c’e’ Luca che aspetta e mi si e’ messo sotto ai piedi per aiutarmi a spingere, sopra di me ci sono Nerone ed Emilio che vogliono aiutare e propongono di tirarmi su di peso. Alla fine mi arrendo e acconsento a che mi recuperino. Come pensavo la loro fatica dura per circa mezzo metro, superata la parte strettissima urlo a Nerone ed Emilio che posso continuare in autonomia. Dopo aver assaggiato il mio dolce peso li sento tirare un sospiro di sollievo mentre smontano le loro maniglie dalla corda e mi consentono di completare la salita. Comunque grazie a loro e a Luca per l’aiuto.

Dopo un paio di minuti dal mio “libera” arriva anche Luca, fresco come una rosa. Mi comunica che sono salito dal verso sbagliato, lui di solito sale il pozzo ruotato di 180 gradi rispetto a come stavo io e trova tanti appigli per i piedi. Gli credo sulla parola ma, appigli o meno, non credo che quel punto stretto lo rimarra’ ancora per molto. Mi riprometto di “addolcirlo” alla prossima occasione.

Mi allontano di qualche metro per fatti miei e trovo anche il quinto fungo, sempre una mazza di tamburo, questa non completamente schiusa.

Quando torno sono quasi tutti pronti, Luca termina di disarmare la corda esterna e poi partiamo a seguire Martina ed Emilio che hanno superato la prima breve erta e ci aspettano.

Anche al ritorno ho due zaini di rispettabile peso ma stavolta sono piu’ accorto e sistemo il secondo di traverso sopra al primo, li lego bene tra loro e li metto in spalla. Il peso si sente ma almeno cammino vedendo dove metto i piedi.

Mi faccio attendere qualche minuto perche’ ho uno scarpone pieno di terra e sassolini appuntiti.

Al ritorno facciamo il sentiero, lo riconosco, e’ quello che passa vicino a pozzo Doli, lo abbiamo fatto spesso, anche in inverno con la neve (se a Corrado capitera’ di leggere, se ne ricordera’ sicuramente).

Strada facendo incontriamo dei simpatici escursionisti che vedendoci carichi come somari si offrono di portare qualche zaino anche loro, tanto hanno la macchina nello stesso punto in cui abbiamo lasciato le nostre. Martina ed Emilio ne approfittano con piacere.

Eccoci in vista delle auto.

La foto per chiudere questa uscita non poteva essere altra se non questa, con Martina che sorride.

Chiudo invece la relazione con un rilievo “esplorativo” (ovvero non strumentale, fatto a memoria) della grotta che con Luca abbiamo esplorato oggi.

Mi piacerebbe inserire anche una relazione di Martina ed Emilio su pozzo degli scordati e non e’ detto che non ci riesca prossimamente. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Pozzo degli spari – 18/10/2025

Grotta Verdecchia – 16/10/2025

Con Nerone e Tarcisio a rivedere alcuni ingressi dalle parti dell’Innola (o fosso di Capo Cosa, credo).

Quella che vi mostro e’ la traccia “semplificata” del giro che abbiamo fatto, Dal parcheggio in basso a destra siamo scesi per 200 metri e poi li abbiamo risaliti. Il tutto cercando grotte vecchie e nuove.

Si parte.

Passiamo vicino a tanti tanti buchi ma i miei amici spengono il mio entusiasmo per loro anticipandomi che sono gia’ visti e non proseguono. Nonostante i loro avvertimenti ogni tanto mi avventuro a vederne qualcuno.

Iniziamo a camminare lungo il fosso, ogni tanto il cammino e’ ostacolato dai tronchi di alberi caduti.

Funghi d’albero!

Dopo un primo tratto di sentiero nel fosso ne saliamo il lato destro. Le grotte che cerchiamo, quelle vicine alla Verdecchia, si trovano su questo lato. Come scopriro’ piu’ avanti il fosso tende a “inforrarsi”, ovvero a diventare profondo e in alcuni punti risulta complicato passare da un lato all’altro.

Eccoci alla nostra prima “preda”, la grotta Verdecchia 2. Sono anni che e’ conosciuta ma non ancora in catasto. Prendo la posizione e le foto per colmare questa lacuna.

Tarcisio mi spiega che la loro speranza e’ che questa grotta vada a congiungersi con la grotta Verdecchia ma dopo i sifoni che ne rendono difficoltosa l’esplorazione. L’ipotesi sembra ghiotta e da verificare.

Proseguiamo il nostro giro.

Andando verso la Verdecchia passiamo al lato sinistro del fosso dove trovo un buco che sembra interessante ma per ora completamente ostruito da terra e radici. Gli affibbio il nome temporaneo “Verdec3” come incoraggiamento perche’ si sforzi a diventare grotta nel prossimo futuro.

Eccoci di fronte alla grotta Verdecchia

Il fosso in questo punto e’ attraversabile, cosa che facciamo subito.

Eccoci all’ingresso della grotta.

Con Tarcisio diamo uno sguardo all’interno mentre intanto mi racconta un poco delle esplorazioni, come detto rese complicate dalla presenza di almeno 3 sifoni.

Nerone ne approfitta per una fumatina, tanto per riprendere fiato.

Tarcisio intanto raccoglie un poco di spazzatura da dentro la grotta.

Dopo aver preso il punto GPS anche di questa grotta proseguiamo tornando di nuovo sul lato sinistro. Qua, a mezza costa troviamo un paio di buchi che a dire di Tarcisio sono stati trovati da Stefano, l’attuale presidente del CSR. Prendo il punto e proseguiamo.

La risalita verso il sentiero e’ abbastanza pendente, anche Luna col 4×4 ha la sua bella difficolta’ a salire.

Ci siamo meritati una breve sosta per un sorso d’acqua, Luna apprezza.

Proseguiamo con la nostra passeggiata.

Cammin facendo arriviamo a delle captazioni, un cartello ci informa che siamo alla sorgente Capo Cosa.

Facciamo ancora una sosta per mangiare un boccone e bere dell’acqua poi Tarcisio controlla l’orologio e ci dice che sono le 14. Propone di iniziare a tornare indietro poiche’ la salita sara’ impegnativa. Mi manca di individuare la grotta di Capo Cosa ma per questa volta e’ meglio rinunciare. Prendiamo la via del ritorno, stavolta seguendo il sentiero segnato, senza troppe deviazioni.

Camminando vedo una briglia poco sopra la sorgente di Capo Cosa, serve a rallentare l’acqua di superficie…quando ce n’e’.

Stavolta i buchi mi limito a fotografarli da lontano!

Come preannunciato da Tarcisio la salita e’ ben impegnativa.

Seguiamo sempre il sentiero segnato scavalcando i numerosi tronchi che cercano di sbarrarci il cammino.

Dopo abbondanti 3/4 d’ora di cammino il sentiero continua a sinistra ma Tarcisio mi avvisa di prendere a destra se voglio tornare alla macchina. Ancora qualche minuto di cammino nel bosco e ci siamo.

Con la macchina torniamo indietro lungo la strada bianca fino al ponticello che ricordo essere il punto dove si sale per andare all’abisso del monte Vermicano, semplicemente “Vermicano” per gli amici!

Qua costringo i miei amici a una ulteriore scarpinata per andare a rivedere l’ingresso del Vermicano, grotta che ho frequentato spesso negli anni ’80.

Lasciata l’auto provo a convincere Luna a venire, quando nonostante l’incitazione a scendere rimane a fissarmi sul sedile della macchina, capisco che e’ stanca e la lascio a riposare. Noi invece saliamo verso la grotta facendo a zigozago poiche’ l’erta non e’ banale. Per chi ce la fa la grotta si trova camminando sulla massima pendenza costeggiando il fosso che ci si ritrova sulla destra. Dopo una cinquantina di metri di dislivello finalmente si incontra l’ingresso della grotta.

Eccolo, non sembra granche’ a vederlo, pero’ si tratta di un rispettabilissimo pozzo da 115 metri circa.

Tarcisio ci racconta che questa e’ stata una delle sue prime grotte subito dopo il corso, una foto ci sta bene.

Nerone ne approfitta per una fumata.

Scesi nuovamente alla macchina provo di nuovo a far uscire Luna ma nulla da fare. Io voglio fare ancora un breve giro per visitare gli ingressi di altre due grotte, la tana degli Eretici e l’abisso Gianfranco Trovato (gia’ tana degli Erotici)

Tarcisio e Nerone fanno il giro lungo passando sotto al ponte, mi sembra un poco scomodo come giro ma se preferiscono cosi’…

Dopo gli Eretici andiamo agli Erotici, la grotta e’ stata dedicata, e quindi rinominata, a Gianfranco Trovato dopo la congiunzione con il complesso del Vermicano che ora conta 5 ingressi.

Eccolo la’…

Dopo un rapido saluto alla grotta facciamo ancora un giro nei dintorni prima di tornare alla macchina.

Tornando indietro, poco prima della sbarra si incontra una grotta. Non sono sicuro di quale grotta si tratti, forse e’ la GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638) oppure la GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314).

Consultando il catasto e la speleometria delle grotte propendo per la seconda. Chissa’, visto quanto sono vicine potrebbero essere la stessa grotta.

Continuiamo a scendere in macchina ma dobbiamo fare sosta ad un buco che si e’ aperto di recente a bordo strada.

Eccolo. Tarcisio non e’ sicuro sia di dimensioni tali da essere catastabile quindi lasciamo perdere.

Continuiamo a scendere. Lungo strada altro buco, altra sosta.

Nerone ci si tuffa dentro per vedere di cosa si tratta ma poi rimanda a tempi migliori.

Tornato a casa ho sistemato i dati presi prima di dimenticare quanto fatto. Con un poco di fatica ho anche estratto la traccia del nostro giro in zona “Verdecchia”. Ora ci sono due nuovi “punti verdi” che indicano altrettante grotte le cui coordinate d’ingresso sono state prese col GPS.

Una bella passeggiata con i miei amici in un posto magico e pieno di possibili grotte, quasi un paese della cuccagna per speleologi! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Verdecchia – 16/10/2025