Vado a conoscere i nuovi aspiranti speleo che oggi iniziano a prepararsi per le grotte, qua alla palestra di roccia di Poggio Catino.
La mattina arrivo presto al parcheggio dove parte il sentiero che porta alla palestra di roccia, anche detta falesia, dove i nostri corsari si eserciteranno con l’attrezzatura speleo.
Come immaginavo ancora c’e’ nessuno, sono appena le 8.30 e di sicuro ci sara’ da attendere prima che il gruppo si faccia vivo. Il fatto che la parete sia gia’ attrezzata con le corde speleo mi da’ confidenza che perlomeno non ho sbagliato posto!
Passo la prima mezz’ora a fare un giro nei dintorni, fosse mai riuscissi a trovare qualche buco interessante. Trovo solo questa nicchia nella roccia, meglio che niente.
Torno alla parete, provo a trovare un posto comodo dove aspettare ma la temperatura resa bassa da un venticello freddo, mi sconsiglia di rimanere alla base della parete. Per fortuna di lato c’e’ una spaccatura profonda alcuni metri dove il vento arriva meno. Arrangio un posto dove sdraiarmi e mi metto comodo, in paziente attesa dei miei amici.
Eccoli arrivati!
Ben presto l’organizzazione della giornata parte con decisione. Erika, il direttore del corso, riunisce gli allievi per riprendere con uno spiegone i concetti di una delle lezioni teoriche che hanno seguito nei giorni scorsi sulle attrezzature speleo.
Dopo aver regolato e indossato l’attrezzatura con l’aiuto degli istruttori, iniziano le prove. Ci si divide in piu’ gruppetti, chi sale in parete, chi si impegna col traverso e chi prova il montaggio e il blocco del discensore.
Io mi aggiro tra i gruppi facendo foto.
Anche in parete l’attivita’ ferve.
Angelo con un’allieva. Stanno partendo per una salita di prova.
Ritorno in zona discensori.
Ecco il traverso, e’ montato sul lato sinistro della parete ed e’ sicuramente impegnativo per gli allievi che si cimentano con lui per la prima volta. Ora c’e’ Linda che spiega e mostra ad un corsaro come affrontare i vari passaggi.
Mi sposto di nuovo, ancora un giro a vedere come procede in parete.
Tra un giro e l’altro all’improvviso sento di aver terminato le energie e decido che e’ il momento buono per tornare a casa. Saluto un po’ tutti alla buona, da lontano, poi perdo un paio di minuti a convincere Luna che e’ ora di andare e quindi mi avvio.
Complimenti a tutti i nuovi aspiranti speleo, siete all’inizio di un percorso entusiasmante, godetevelo e divertitevi. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Corso 59 GsCaiRoma – Palestra – 25/05/2025
In compagnia di Luca, un breve giro. Il mio e’ un ritorno in grotta dopo un periodo lungo e abbastanza difficile quindi meglio non esagerare.
La mattina, prima di andare in grotta, e’ prevista anche una presentazione di Gaia e alcuni suoi colleghi sulla fauna di grotta e in particolare su una simpatica farfallina oggetto dei suoi studi.
La mattina siamo in parecchi ad attendere l’inizio della presentazione.
Tra i convenuti c’e’ anche la mia nipotina, Flaminia, che ha portato degli amici. In particolare con lei c’e’ Si ming, una sua amica che non vedevo dal 15.06.2014, giorno in cui accompagnai le mie nipoti e le loro amiche alla grotta del Pretaro, vicino Montebuono. Ho recuperato una loro foto dalla relazione di quel tempo e l’ho affiancata a quella fatta oggi. Nella foto “d’epoca”, quella a dastra, Si ming e’ la piu’ piccina. Sono passati 11 anni ma sono contento di averla rivista e spero che il genietto della speleologia riesca a catturarla definitivamente dopo questa nuova esperienza.
Una foto insieme a Giuseppe e’ doverosa, oramai e’ un caro amico e ho sempre piacere di incontrarlo.
Inizia la presentazione di Gaia sulla farfallina, credo si chiami Triphosa Dubitata, ma per sicurezza chiedete a lei!
Mentre ascolto gironzolo per la sala dove sono esposti vari reperti ritrovati nella grotta.
La presentazione continua e il pubblico ascolta con interesse.
Dopo Gaia parlano i suoi amici su altri animali di grotta, tra cui l’immancabile proteo.
Poco prima che la presentazione termini prendo accordi con Augusto, storico gestore della grotta e oramai amico, perche’ si prenda cura di Luna mentre sono in grotta. Solo un paio d’ore, gli prometto. Per non sprecare nemmeno un minuto vado subito a prepararmi, per fortuna oggi la temperatura non e’ troppo alta quindi mettersi la muta non causa troppa sofferenza e sudore. Appena pronto saluto tutti, avverto Luca che intanto vado ad acclimatarmi e mi avvio.
Tanto per fare qualcosa durante l’avvicinamento riprendo vari punti dello stradino che percorro in religioso silenzio e con un poco di emozione.
Eccomi arrivato. Oggi l’acqua e’ torbida, peccato, deve esserci stata una piccola piena che ha mosso limo e lo ha fatto tracimare oltre il sifone che solitamente fa da barriera per la sporcizia che arriva dall’ingresso naturale della grotta, ovvero l’inghiottitoio, anche conosciuto con il nome di grotta di Pastena. Sembra strano ci possano essere due nomi per la stessa cavita’, ma andando a vedere la storia della loro scoperta ed esplorazione se ne capisce facilmente il perche’.
Con calma termino di vestire la muta e ne approfitto per un selfie.
Preparandomi mi guardo intorno. In alto, tra la vegetazione si intravede la parete di roccia…mi sembra ci sia un “nero” interessante, provo a inquadrarlo con lo zoom ma non risolvo molto. Mi annoto mentalmente di chiedere ad Augusto se sono mai stati cercati buchi su questa parete, potrebbero esserci rami fossili della grotta o magari una risorgenza di “troppopieno” che fa, o faceva, defluire le acque in eccesso durante le piene piu’ intense.
Messa la muta inizio un lento e graduale adattamento all’acqua, mi immergo a step dando il tempo al corpo di abituarsi. L’acqua non sembra eccessivamente fredda.
Mentre sono intento ad acclimatarmi arriva una coppia di ragazzi che volevano vedere l’ingresso della grotta, mentre scambiamo quattro chiacchiere, sempre sulla grotta, chiedo loro il piacere di una foto, mi accontentano con piacere poi ci salutiamo e io proseguo con la preparazione.
Mi sembra bene, non noto reazioni negative. Tanto per iniziare a muovermi vado nuotando fino all’ingresso originale, quello con il sifone, passato tanti anni fa dal primo esploratore della grotta. E’ un evento che qua alla grotta di Falvaterra festeggiano ogni anno con un’uscita in grotta aperta a tutti. Solitamente si tiene a giugno, intorno alla data della ricorrenza.
Il primo test sembra ben riuscito, inizio ad avventurarmi verso la grotta. Questo e’ il cancello che ne protegge l’ingresso.
Questo primo tratto di galleria e’ artificiale, e’ stato scavato per oltrepassare il tratto iniziale di grotta con i sifoni che non sono transitabili senza attrezzatura da sub. Anche se non naturale fa comunque un bell’effetto, ci manca solo un cartello con: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”!
Vado avanti ancora un poco a fotografare le diramazioni laterali, la prima a destra che riporta verso la zona coi sifoni e l’altra a sinistra che sembra andare verso la galleria artificiale che costituisce l’ingresso della parte turistica.
Alle mie spalle sento dei rumori, vado a vedere, e’ arrivato Luca, bene. Lo aspetto e intanto passo il tempo facendogli foto.
Luca poi ricambia il favore facendone una a me.
Entriamo insieme per un giro. La prima parte della galleria e’ costellata da piccole rane.
Su un mucchio di detriti legnosi e fango un seme e’ riuscito a germogliare ugualmente, nonostante il buio e le condizioni decisamente avverse. Sono sempre ammirato da queste dimostrazioni di forza da parte della natura.
Un arrivo laterale di acqua con un greto di sassi di fiume.
Altro ranocchio.
Tanto per non perdere l’abitudine, con Luca cerchiamo qualche buco verso l’alto che magari porti verso un ramo fossile.
Proseguiamo per la galleria iniziale. Oggi l’acqua, oltre a essere torbida e’ anche piu’ alta del solito di almeno una settantina di centimetri, le due cose rendono piu’ faticoso camminare, io mi arrangio mettendomi a nuotare ogni volta che posso.
Eccoci quasi arrivati al primo laghetto, da qua si inizia a intravedere la parte turistica con le passerelle in metallo.
La sporcizia portata dalla piena crea delle sacche di schiuma dall’aspetto ben poco salubre.
La prima cascatella.
La risaliamo con l’aiuto della corda fissa.
Ancora un laghetto…
…e altra schiuma, per fortuna sparira’ nel giro di pochi giorni.
Un dolmen di grotta.
Un primo scorcio di meraviglia.
Ma si, facciamola una foto sotto al dolmen.
Qualche bottiglia e lattina che la forza dell’acqua ha incastonato nella roccia.
Ci fermiamo a fare qualche foto.
Luca si presta a farmi da illuminatore per le foto e poi si dedica alla ricerca di sassolini particolari.
Toh! cos’e’?!? Una paperella di plastica…chissa’ perche’ e’ qua…
Mistero subito risolto, e’ una paperella termometro! Ne approfitto per apprendere che la temperatura dell’acqua e’ di ben 16 gradi, piu’ che buona.
Proseguiamo facendo foto fino alla cascata.
Preso dall’allegria mi tuffo in acqua per raggiungere la cascata solo che dimentico di non avere le lampade impermeabili. Ovvero, almeno una delle due, quella che sto usando (la seconda e’ di scorta) sembra decisamente non esserlo. Infatti dopo il tuffo lei accusa il colpo e inizia a lampeggiare per manifestare la sua contrarieta’ al contatto con l’acqua. Mi spiace per lei, la prossima volta evitero’ di portarla. Esco all’asciutto e faccio una foto a Luca che si appresta a raggiungermi.
Saliamo la cascata con l’aiuto delle corde.
Una foto da sopra la cascata verso le luminarie della parte turistica che tra pochi metri scomparira’ dalla nostra vista.
Inizia il nostro giro nella meraviglia.
Piccole meduse crescono.
Ancora un laghetto prima di una cascatella.
Ecco la piccola cascata, sara’ un metro, non di piu’, ma si fa rispettare!
Proseguiamo.
Ma senza tralasciare uno sguardo verso l’alto alla ricerca di diramazioni laterali da scoprire o riscoprire.
Un tratto di grotta armato con corde fisse messe molto in alto, da utilizzare quando l’acqua e’ veramente troppa.
Ancora schiuma.
Ogni tanto costringo Luca a una sosta per illuminare punti della grotta che mi piacciono, lui ha una torcia molto potente e invece la mia lo e’ meno e inoltre e’ ancora offesissima per l’inzuppata e continua a lampeggiare con sdegno.
Nonostante tutto Luca riesce anche a proseguire la sua ricerca di sassolini particolari, ricerca infruttuosa visto che non ne prende su nemmeno uno.
Ancora qualche meraviglia indegnamente rappresentata dalle mie foto.
Questa concrezione la chiamo confidenzialmente “doccione” perche’ e’ cava all’interno e sparge acqua come fosse una doccia.
Proseguiamo la nostra passeggiata continuando a cercare diramazioni laterali e sassolini interessanti. La mia lampada e’ sempre piu’ offesa e spesso si spegne lasciandomi al buio. Chiedo l’ora a Luca, sono le 12.15, tra un quarto d’ora dobbiamo riprendere per l’uscita, le 2 ore promesse ad Augusto stanno avviandosi alla fine.
Una possibile diramazione ci impegna gli ultimi minuti a disposizione.
Luca sale un poco piu’ in alto per illuminare meglio il lato opposto, dice che sembra proseguire. Sara’ da vedere con piu’ calma. Ora dobbiamo tornare…e non solo perche’ il tempo stringe, sinceramente inizio ad accusare stanchezza, e’ prudente ritirarsi per tempo.
Appena partiamo per tornare all’ingresso incontriamo il nutrito gruppetto dei ragazzi che hanno partecipato alla presentazione sulla fauna di grotta, c’e anche Gaia, la relatrice, nonche’ Flaminia e la sua amica. Ci fermiamo un minuto per salutare tutti poi proseguiamo. Strada facendo la mia lampada decide di essere troppo indignata per il trattamento subito e si spegne definitivamente. Accendo l’altra che risulta piu’ tollerante e affidabile.
Strada facendo facciamo altre brevi soste per alcune foto, in particolare troviamo un fungo che, dopo aver “colonizzato” un pezzo di legno si e’ diramato sulla roccia in cerca d’altro nutrimento.
Arrivati finalmente all’ingresso con Luca tentiamo un selfie, ma con scarsi risultati.
Un saluto prima di andare, lui rientra e va a raggiungere gli altri amici, io, sfinito ma soddisfatto, esco al caldo.
Di nuovo in grotta dopo un periodo abbastanza lungo, sono soddisfatto. Lo sono anche di poter dire ancora una volta…alla prossima!
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Falvaterra – 24/05/2025
Un gran bel ripasso delle tecniche per costruire paranchi e teleferiche sotto la guida di un preparatissimo e appassionato Luciano nella sua nuova veste di Istruttore.
Un corso molto interessante che consiglio un po’ a tutti coloro che si avventurano in grotta o in forra. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su CAI Corso Paranchi – palestra – 12/04/2025
Stavolta vi racconto di una ricognizione solo tentata, avevamo studiato tutto a puntino ma il meteo ci ha messo del suo arrivando a far nevicare.
Per noi oramai il tornante col fontanile sulla strada che porta a Livata da Subiaco si chiama “i Cofacchi”, nome dato da Nerone ed Elia ad uno sgrottamento vicino. Avevamo deciso un bel percorso ad anello partendo dal tornante dei cofacchi per poi arrivare alla strada per Campaegli fino alla sella per prendere un sentiero che passa vicino a due grotte da rivedere (puntini rossi) per poi tornare al tornante dei cofacchi seguendo la curva di livello. Probabilmente sarebbe stata una passeggiata ardua ma di soddisfazione.
Com’e’ andata in realta’? La mattina ci vediamo sotto casa mia con Martina, Laura e Gabriele. Dopo i saluti partiamo comodamente stipati nell’auto di Laura. Dopo la sosta canonica al bar Cicchetti proseguiamo con fiducia verso il tornante dei cofacchi. Fin qua il tempo e’ decisamente nuvoloso ma sembra reggere.
Arrivati al nostro tornante non facciamo a tempo a scendere dall’auto che inizia a piovere con forza e decisione. La nebbia inoltre rende tutto il nostro percorso per nulla visibile. La nostra bella ricognizione sfuma nella nebbia piovosa.
Ancora una speranza l’abbiamo. Si decide di arrivare con l’auto fino alla sella di Campaegli con la speranza di trovare che lassu’ non piove.
Quando arriviamo alla sella ci accorgiamo di aver valutato bene, qua non piove…ma nevica! Certo e’ nevischio mischiato ad acqua ma la delusione resta. Tristi ma non del tutto domi scendiamo con l’auto fino al parcheggio per andare alla grotta Stoccolma e da li’ partiamo per una breve ricognizione dopo esserci bardati con kway e ombrelli. Passiamo insieme vicino al BUCO A DUE ENTRATE (LA916) e controlliamo se si riesce a trovare il POZZETTO DI CAMPAEGLI(LA1069), senza successo come gia’ le volte precedenti. Poi in pochi minuti ci spargiamo per la piana, Laura e Martina vanno a conoscere la grotta Stoccolma mentre Gabriele ed io vaghiamo, ognuno per proprio conto, in cerca di buchi vecchi e nuovi.
Personalmente ne trovo uno che sembra d’interesse, pero’ ha un aspetto terribilmente fangoso quindi mi limito a fargli una foto.
Dopo un largo giro per doline senza altre scoperte arrivo alla grotta Stoccolma ma trovo nessuno. Faccio per tornare alla macchina quando in lontananza vedo Gabriele che sembra intenzionato a raggiungermi. Lo aspetto e poi gli racconto della mia scoperta e lo porto a vederla. Anche a lui sembra interessante e infatti si ferma a prendere bene il punto GPS.
Tornati all’auto continuiamo a guardare fuori lo sconsolante nevischio che cade pigramente, quasi a volerci prendere in giro. Alla fine e’ deciso, ripartiamo e andiamo a vedere una grotta scoperta da Nerone settimana scorsa sulla strada che da Cervara porta a Subiaco.
Ci mettiamo un sacco di tempo perche’ ogni pochi metri costringiamo Laura ad una sosta per vedere un buco che notiamo passando. Lei, nonostante la delusione per la giornataccia, la prende bene e sopporta stoicamente le continue soste.
Arrivati finalmente al km 11-IV della strada da Cervara a Subiaco troviamo finalmente il buco che cercavamo. Andiamo a poggiare l’auto in corrispondenza del tornante duecento metri piu’ sotto e torniamo indietro a piedi per ammirarlo.
Bella grotticella, non c’e’ che dire. Nerone e’ entrato e dice che prosegue per circa 10 metri poi chiude in frana. Gabriele prende foto e punto GPS per inserirla in catasto.
Dopo questa ultima sosta dichiariamo chiusa la ricognizione e andiamo al ristorante di Antonia a Marano Equo per onorare comunque l’uscita e stemperare la delusione con un buon pasto.
Dopo il pranzo, ancora sotto la pioggia, facciamo un salto alle risorgenze vicino al ristorante, tanto per controllare che stiano bene.
Un sonnacchioso ritorno a Roma chiude la giornata. Stavolta non e’ andata come speravamo ma l’importante e’ averci provato. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ricognizione Cofacchi – 29/03/2025
Partecipo ancora una volta con molto piacere ad una uscita corale in questa grotta che promette belle avventure e buona compagnia.
La mattina ci si incontra tutti a Pian della faggeta, ci sono tante facce note, c’e’ anche Francesco che da poco ha terminato il corso e ben due Fabii uno di fronte all’altro.
Arriva anche Marco, e’ un po’ lui che tira le fila per l’esplorazione di questa grotta che ha il pregio di far incontrare molti speleo di tanti gruppi. Con lui c’e’ Marco, sempre sorridente, sono contento di rivederlo, non ci si incontrava per una grotta insieme da tanti tanti anni.
Dopo i saluti ci compattiamo per muovere meno auto possibili e andiamo al parcheggio vicino la grotta. Senza troppa fretta iniziamo a prepararci. Alice e Alessandro prima e dopo la vestizione.
Eccezionalmente sono pronto prima del resto del gruppo, ne approfitto per partire prima, voglio fare un giro largo a prendere le foto di una grotta vicina al pozzo della faina. Si tratta del II CATRAVASSO SOPRA CESA SCHIUMETTA (LA821), finora non lo avevo mai notato negli avvicinamenti alla faina e stavolta voglio proprio trovarla.
Salendo ne approfitto per fare una foto anche ai tassi, li ammiro di piu’ dopo aver scoperto dalla mappa che si tratta di alberi monumentali. Questi sono rispettivamente il secondo e il terzo.
Per non fargli torto mi giro a fare una foto anche al primo.
Questi sono il quarto e il quinto, visto che sono vicinissimi vengono contati per uno.
La grotta che cerco deve essere nelle vicinanze di questi tassi, salendo sulla loro sinistra. Quando finalmente avvisto la grotta mi accorgo di aver abbondato troppo con lo spostamento a sinistra. Mentre mi avvicino, ne approfitto per guardare alcuni punti interessanti. Gratifico la grotta ritrovata con una serie di foto poi mi avvio verso la faina.
Nel frattempo i miei amici hanno percorso velocemente l’erta fino all’ingresso e ora stanno seduti a riprendere fiato. Li raggiungo e faccio subito una foto con Federico, da mandare a Sgrunge.
Federico e’ scatenato, dopo quella con me si fa una foto anche con Marco.
Arriva anche Marco, mentre lui finisce di sistemare le sue cose i primi del nostro nutrito gruppetto iniziano ad entrare.
Alice tra le fresche frasche e Fabio, pronto e sorridente.
In breve mi trovo a entrare pure io. Scendo il primo pozzo dove ritrovo Fabio e Francesco. Fabio vuole attendere l’arrivo di Marco quindi mi affida Francesco che e’ alla sua prima visita alla grotta.
Scendiamo assieme di poco preceduti da Alessandro. Francesco al pozzo con la sella franosa riesce a fare tutto il contrario di quanto gli avevo raccomandato ma il suo angelo custode ci mette una buona parola e per questa volta se la cava, anzi praticamente nemmeno si accorge di aver rischiato una caduta, se non brutta perlomeno fastidiosa. Al pozzo successivo, quello subito dopo la sella, parto prima io e gli dico di stare fermo perche’ rischia di tirare sassi. Mi risponde di si ma per prudenza aspetto a scendere al frazionamento successivo. Come temevo, dopo qualche secondo Francesco fa cadere inavvertitamente un sasso di almeno 10 chili proprio dove sarei stato se avessi proseguito. Francesco sicuramente ci mette passione e impegno ma, come per tutti, qualche margine di miglioramento c’e’. Andiamo avanti.
Ancora qualche pozzo e siamo alla sala Multiverso, quella del vecchio fondo. Quando arrivo trovo Alessandro che ammira una strana roccia che ha trovato in un angoletto della sala, quello dove alla mia prima visita avevo tentato di scavare un cumulo di fango senza grossi risultati. Il sasso che ha trovato, una volta ripulito dal fango si rivela essere pirite, e’ bello e brilluccicante quindi decide di tenerselo.
Arriva Marco. Anche oggi ci divideremo in due squadre. Una, quella del ramo destro, composta dai Fabii, Francesco, Alice e Alessandro. Noi altri, i Marchi, Federico ed io andremo al ramo sinistro, quello dove andai anche la prima volta.
Arrivati al punto dove il meandro ridiventa impraticabile iniziamo a lavorarlo dandoci spesso il cambio. Sotto di noi, nel punto che stiamo cercando di allargare si sentono le voci dei nostri amici della squadra “destra”, evidentemente i due rami si incontrano di nuovo. Lavoriamo con impegno nella speranza di ricongiungerci.
Passano delle ore, ce ne accorgiamo anche dal fatto che l’aria, dapprima ferma, ad un certo punto inizia a soffiare da noi verso i nostri amici “destri”. A pomeriggio inoltrato l’altra squadra decide che e’ ora di rientrare ma non mancano di farci una visita di cortesia. Fabio si ferma con noi fino a quando decidiamo di terminare la giornata per fine carica delle batterie.
Inizio per primo a risalire verso l’uscita. Sono preceduto da Fabio e seguito da Federico. Saliamo a un frazionamento di distanza e tutto sembra filare liscio. In un pozzo intermedio pero’ Fabio incontra un sasso instabile e senza accorgersi lo stacca dalla parete. Quello non trova di meglio da fare che venirmi addosso sul dorso della mano destra. Vedo tutte le stelle del firmamento e consumo almeno un paio di calendari nominandone tutti i santi. Quando il dolore si calma controllo la situazione. La mano e’ dolorante ma le dita le muovo. Il sasso ha impattato sulla mano di piatto quindi la violenza del colpo si e’ un po’ distribuita. Forse me la cavero’ con qualche livido. Proseguiamo la salita.
In breve arriviamo in vista dell’uscita, nella sala dove c’e’ l’oramai celeberrimo teschio della faina.
Mentre Fabio sale aspetto Federico e gli faccio un paio di foto mentre esce dal pozzo.
Fabio intanto arriva alla base dell’ultimo pozzo. Gli diciamo di aspettarci per evitare che caschino altri sassi ma forse non ci sente perche’ non si ferma e sale verso l’esterno, per fortuna senza altri inconvenienti.
Quando arrivo anche io all’ultimo pozzo il buon Fabio e’ gia’ fuori a godersi il primo fresco della sera.
Esco a mia volta e mi fermo ad aspettare Federico.
Dopo Federico sale Fabio, aspettiamo che esca anche lui approfittando per riprendere fiato.
Dopo esserci cambiati, la compagnia un poco si assottiglia, ma il gruppetto che rimane si dirige allegro e compatto verso il ristorante per un meritato pasto.
Durante la cena si parla della grotta, naturalmente, ma poi la discussione cade sullo strano sasso di pirite trovato da Alessandro. Fabio, che studia i minerali da molti anni, dice che e’ impossibile che della pirite di questo tipo possa essersi formata nella nostra grotta. Pero’ di contro Alessandro professa tutta la sua buona fede e dichiara con passione di aver trovato la pietra tra i mucchi di fango che avevo scavato io la volta scorsa. Il dubbio rimarra’ fino alla prossima visita, magari se ne troveremo altri Fabio potrebbe ricredersi. Vedremo.
Dopo la cena, allegramente condita dal “mistero piritico”, ci salutiamo gia’ pensando alla prossima gita alla faina, con chissa’ quali scoperte da fare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo della faina – 23/03/2025
Con Luca e Alessio per far conoscere loro una grotta interessante, con una storia esplorativa di parecchi anni che sembra iniziare a dare dei frutti.
La mattina dopo una sana colazione al solito bar Semprevisa, saliamo alla grotta. Ecco i miei amici, Luca si riconosce dalla barba e dal sorriso.
Prima di vestirci andiamo a curiosare una grotta segnata proprio vicina alla strada. Alessio trova subito un buco che sembra interessante, sara’ lei la grotta che cerchiamo? Visto l’ingresso e confrontato col nome: POZZO ALBERTA(LA571), immaginiamo di no.
Infatti poco sopra il piano strada Luca si inerpica e trova un pozzo dalle dimensioni generose. Penso sia proprio lui
Dopo la doverosa visita al POZZO ALBERTA(LA571), torniamo alla macchina per vestirci da grotta e dare inizio alla visita di POZZO DELLA FAINA(LA1172).
Durante la vestizione faccio il cambio dal vecchio discensore, oramai ridotto ai minimi termini con il nuovo. Come sempre faccio fatica ad abbandonare il vecchio attrezzo e lo faccio con un sospiro, tra noi non poteva durare oltre!
Tutti pronti? Inizia la salita.
L’indicazione che ricordo e’ quella di salire fino al terzo tasso e poi proseguire in quota sulla destra. Salendo l’aspra erta verifichiamo con fatica che l’indicazione era fallace. I tassi da contare non sono tre ma bensi’ quattro, con una sofferta differenza di almeno 20 metri di altitudine. Tra l’altro, leggendo la cartina a casa, mi sono accorto che trattasi di tassi monumentali, rispetto a loro!
Mentre recupero il fiato inizio a imperversare sui miei amici. Tiro fuori la corda che useremo per il primo pozzo e spedisco Luca all’albero che sovrasta l’ingresso della grotta perche’ lo utilizzi come partenza per l’armo.
Messa la corda vado a cercare come mettere il deviatore a livello ingresso che evita alla corda di strusciare troppo. Mi accorgo solo ora che l’armo del deviatore e’ su spit…serve un bullone. Una rapida verifica con Luca ci permette di accertare che non ne abbiamo. Ma nessuna paura, i miei amici sono giovani e forti, subito si offrono di riscendere all’auto per recuperare trapano e fix per ovviare.
Io non ce la farei a sostenere un’altra salita come quella appena fatta, dopo tutto, cerco di consolarmi, sono ancora convalescente da influenza+bronchite. Mentre li aspetto torturo una radice di belle dimensioni per farci passare sotto un cordino. In ogni caso un deviatore alternativo lo ricavo.
Tempo nemmeno venti minuti e i nostri eroi sono di ritorno con tutto il necessario. Saggio la roccia e trovo dove piantare il fix. Sistemato l’attacco armo il deviatore e siamo pronti per iniziare finalmente la nostra visita.
Per primo scendero’ io, mi seguira’ Alessio, a una delle sue prime grotte serie e chiudera’ la fila il buon Luca. Faccio una foto prima di scendere.
Il pozzo d’ingresso lo ricordavo ma una foto gliela faccio ugualmente.
Al frazionamento mi metto al riparo meglio che posso e aspetto che scenda Alessio.
Arrivato Alessio aspetto che anche Luca parta poi affronto il secondo pozzo, o meglio la prosecuzione del primo. La partenza non e’ agevolissima quindi mi perdo in raccomandazioni per Alessio. In fondo al pozzo cerco un punto con meno stillicidio possibile e attendo che arrivino i miei amici.
Alla partenza del pozzo successivo c’e’ il teschio che e’ messo come guardiano della grotta. Nella mia ignoranza abissale ho stimato possa essere il teschio di una faina, a cui si deve il nome della grotta.
Mentre aspetto faccio esperimenti. Discesa buia.
Scendendo il pozzo successivo incontro un un pipistrello con le orecchie, mi incuriosisce quindi gli faccio velocemente una foto cercando di non infastidirlo piu’ di tanto.
Andiamo avanti in fila indiana per i pozzi successivi. Qua sono dietro la pedana di legno messa a protezione dei sassi che arrivano dall’alto. La prudenza non e’ mai troppa ma devo dire che la discesa di Alessio provoca la caduta di solo un paio di sassolini.
I pozzi si susseguono, Alessio va lentamente ma senza problemi.
Un inizio di capello d’angelo che non ce l’ha fatta, l’acqua lo ha abbandonato prima che potesse formarsi completamente.
Scendendo ancora incontriamo altri pipistrelli, questi pero’ sono quelli piccini che conosco. Alla fine credo ce ne siano almeno una quindicina.
La discesa prosegue. Ho preso l’impegno con Marco di pulire dai sassi pericolanti dove ne avrei trovati e ogni tanto facciamo pausa per fare pulizia. In particolare una lunga sosta di pulizia la facciamo al pozzo dopo la sella franosa. Mentre scendo rivedo un blocco di parete formato da sassi e fango che si muove pericolosamente. Con un poco di fatica riesco a toglierlo e a pulire nei dintorni.
A luca non garba molto l’armo stile “esplorativo” che troviamo nella grotta. Addirittura mi propone di tornare una prossima volta per doppiare la partenza dei pozzi e verificare le corde. Non e’ una pessima idea, magari la proporro’ a Marco appena possibile.
Pozzo dopo pozzo arriviamo alla base di quello che fino a poco tempo fa costituiva il fondo della grotta.
Alessio mi raggiunge e gli faccio un rapido spiegone di dove siamo. Parte subito per la prosecuzione che gli indico.
Nel frattempo Luca inizia a scendere il pozzo per raggiungerci.
Mentre Alessio gironzola nella zona dove lavorai con Marco la prima volta che venni in questa grotta, con Luca cerchiamo tracce di risalita per arrivare ad un buco in alto di dimensioni generose. Dopo tanto sbirciare troviamo dei fix sul lato destro. Era un buco troppo evidente perche’ fosse rimasto da vedere.
Una volta riunito il nostro gruppetto li guido fin dove avevo lasciato la volta prima. Stavolta scendo fino alla base del meandro dove mi affaccio sul fronte esplorativo attuale. E’ ancora stretto ma urlando si sente un rimbombo che rianima.
La corda che scende alla base del meandro poi risale fino a 4 o 5 metri di altezza dove c’e’ un altro passaggio possibile.
I miei amici scendono e mostro loro il fronte esplorativo. Alessio dopo qualche minuto decide di iniziare a risalire.
Io invece rimango e convinco Luca a tentare il pertugio in alto.
Lui entra senza problemi ma poi una doppia curva a “S” lo convince a desistere. Aspetteremo nuove dagli altri amici che verranno domani a lavorare.
Con Luca torniamo indietro al vecchio fondo. Vorrei andare a visitare anche l’altro ramo, quello di destra ma Alessio si dichiara stanco quindi prendiamo la via del ritorno.
Mi fermo ad aspettare pazientemente alla sala della faina (insomma quella del teschio) e qua inganno il tempo fotografando animaletti vari.
Quando sento che i miei amici sono nei pressi parto verso l’uscita perche’ sinceramente inizio a sentire freddo e ancora non posso permettermelo.
Scendendo verso l’auto faccio foto ai tassi, monumentali di nome e di fatto. Il quarto, quello in cima, me lo scordo proprio, rimediero’ la prossima volta.
Alla macchina mi cambio indossando abiti asciutti e caldi, poi vado a passeggio lungo la carrabile a vedere di ritrovare altre grotte che mi ero segnato mentalmente. Purtroppo trovo solo un buco che non sembra interessante e poi devo tornare all’auto perche’ i miei amici sono arrivati. Contando che Luca doveva anche disarmare la corda d’ingresso non hanno impiegato molto.
Eccoli qua mentre iniziano a cambiarsi.
Strada facendo, mentre scendiamo verso Carpineto con Luca ci fermiamo a vedere un buco che mi aveva segnalato tempo fa.
Lo ritrova e insieme lo guardiamo. Mi ricordo vagamente di averlo visto anche io molti anni fa, pero’ ora sembra quasi praticabile. Ci si potrebbe tornare per ripulire l’ingresso e vedere meglio. Vedremo.
Una visita che spero restera’ memorabile per Alessio, sicuramente con armi da brivido secondo Luca e interessante per me che gia’ inizio ad immaginare future esplorazioni. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo della faina – 08/03/2025
Di nuovo a scavare a Pozzo Pasqualitti con Luca, Vittorio, Elia, Nerone e Gabriele.
Sarei dovuto andare a Narni per assistere a un incontro sulla gestione del catasto ma all’ultimo non me la son sentita, ancora non sono molto in forze. Mi sono quindi ritrovato a fare da spettatore ai miei amici per un nuovo tentativo di passaggio oltre lo stretto del pozzo parallelo di (1572) POZZO PASQUALITTI.
Nella tarda mattinata Gabriele ed io arriviamo alla solita curva, quella vicina a Piccola Creta e Cretarossa, dove troviamo Elia e Nerone in paziente attesa. Elia e’ arrivato a piedi da Subiaco mentre Nerone e’ gia’ andato alla grotta per portare parte della attrezzatura che useremo oggi.
Dopo un congruo tempo dedicato ai saluti iniziamo a prepararci. All’appello mancano Luca e Vittorio. Chiedo di loro e Nerone mi informa, sono arrivati da un po’ e Luca ha portato Vittorio a conoscere Piccola creta. Sono quasi pronto per andare, dopo essermi cambiato, quando fanno ritorno e posso salutarli. Luca ha portato il necessario per fare la bruschetta, un’idea come un’altre tanto per rendere ancora piu’ interessante la giornata.
Partiamo. Gabriele si impossessa subito dell’attenzione di Vittorio impartendogli qualche nozione speleologica itinerante.
Nerone ed Elia sono gia’ avanti e si inerpicano come stambecchi.
Strada facendo ci ricompattiamo e procediamo tutti assieme verso la grotta.
Eccoci arrivati. Nerone, come aveva detto ha gia’ provveduto a liberarla dai rami che ne proteggono l’ingresso.
Ha anche acceso il fuoco, elemento indispensabile sia per la programmata bruschetta che per riscaldarci in questa giornata decisamente umida. Si, non l’ho detto, ma il tempo oggi non e’ dei migliori, alterna una pioggerella fine che a tratti tende a trasformarsi in nevischio.
Naturalmente, dopo la lunga attesa, il fuoco si e’ quasi spento, per fortuna viene prontamente rianimato grazie alle cure del fuochista Elia.
Luca e Vittorio oggi saranno il nostro reparto operativo. Dopo aver spiegato loro cosa si vuole fare oggi, o meglio, cosa desideriamo che loro facciano oggi, li incitiamo a prepararsi per entrare in grotta.
Mentre Luca termina di prepararsi, lui si occupera’ di tentare allargamento e passaggio del pozzo parallelo, io cerco di dare una mano sistemando la corda perche’ possa scendere.
Quando e’ pronto si infila dentro e inizia a scendere. Guarda con diffidenza il bel nodo che ho sistemato per lui e quando mi chiede se sono sicuro che il nodo regga gli rispondo con un rassicurante: “Spero di si!”.
Alla fine pero’ si fida e prosegue.
Intanto Nerone ed Elia fanno un consulto per far riprendere il fuoco come si deve.
Luca scende fino al punto in cui la volta scorsa mi sono fermato. Anche per lui e’ troppo stretto, ci sara’ da lavorare.
Si riavvicina cosi’ possiamo passargli gli attrezzi necessari.
Mentre Luca inizia ad organizzarsi per allargare il pozzo parallelo esortiamo Vittorio a prepararsi a sua volta per andare a visitare il pozzo principale.
Il lavoro di Luca procede a singhiozzo, purtroppo il generatore oggi non ne vuole sapere e si spegne in continuazione.
Oggi da queste parti e’ affollato, un gruppo di escursionisti passa per il sentiero sopra di noi e ci guarda con molta curiosita’. Noi ricambiamo. Un paio di loro si avvicinano per chiederci lumi su quanto stiamo facendo, nello scambio di informazioni apprendiamo che si tratta di un gruppo che sta seguendo un corso per guide escursionistiche. Dopo qualche chiacchiera ci salutiamo e loro riprendono il cammino.
Il lavoro di Luca al pozzo parallelo prosegue meglio che puo’, lo spazio per muoversi e’ davvero poco. Vittorio e’ sceso in fondo al pozzo principale e su nostra richiesta e’ intento a cercare la punta di scalpello che persi la volta scorsa. Il fuoco oramai e’ una realta’ affermata e confortante, la pioggia fine nel frattempo si e’ trasformata in neve. E’ il momento giusto per iniziare con le bruschette. Con l’aiuto di Elia fuochista prepariamo il letto di brace per ospitare la graticola e diamo il via alla bruschettatura del pane.
Dopo un primo giro di bruschette inizio a sentire freddo. Chiedo in prestito a Nerone un martello, uno di quelli da geologo con la punta da un lato, e vado a fare un giro per riscaldarmi e a cercare altri buchi.
Dopo aver scarpinato un poco trovo qualcosa di interessante.
Scavo un poco per vedere cosa c’e’ dopo lo scuro iniziale ma non ne vengo a capo. Mi serve una mano “tecnologica”, mi allontano controllando all’indietro dove ho lasciato il buco per poterlo ritrovare.
Quando sono in vista dei miei amici urlo per richiamare l’attenzione di Gabriele perche’ mi raggiunga con la sua fidata telecamera termica. Torniamo assieme al buco che ho trovato per una scansione.
Il responso della telecamera non e’ molto incoraggiante.
Gabriele regola le impostazioni della camera termica ma non cambia di molto, si vede solo un debolissimo filo d’aria piu’ calda uscire dal buco.
Anche se a malincuore abbandono la mia scoperta e mi dirigo deciso verso un altro possibile buco. Questo pero’ si rivela essere una grotta gia’ conosciuta, si tratta di (LA1610) POZZO AD EST DI POZZO PASQUALITTI, oramai ridotta ai minimi termini.
Continuo il mio giro fino a trovare un altro buco, piccino ma interessante. Inizio a scavare ma la visuale e’ impedita da un sasso enorme. Mi servono rinforzi. Per prima cosa chiamo di nuovo Gabriele per la scansione termica. Anche in questo solo un flebile soffio di aria piu’ calda, pero’ prima di abbandonarlo vorrei scavare un poco. Memorizzo il punto e poi vado alla grotta a chiamare aiuti. Nerone risponde e porta il necessario per allargare.
Mentre Nerone lavora al nuovo buco io torno indietro a vedere come procede il lavoro di Luca. Trovo che ha un poco allargato il passaggio e ora con un poco di assistenza vorrebbe provare a passare. Andrei volentieri a raggiungerlo, ma sono venuto intenzionalmente senza attrezzatura proprio per non cadere in tentazione. Visto che Vittorio nel frattempo ha concluso con successo la discesa del pozzo principale con ricerca dello scalpello, lo invito a raggiungere il suo amico per dargli una mano.
In questa nuova configurazione i nostri amici proseguono con il lavoro. Il passaggio si rivela ancora troppo stretto quindi Luca riprende a lavorarci. Io esco e vado a preparare un paio di bruschette per allietare la loro permanenza in grotta.
Mi alterno tra l’assistenza agli scavatori e un occhio a quanto sta facendo Nerone all’altro buco. Alla fine mi lascio coinvolgere e resto con lui a togliere sassi. La mia impressione e’ che il buco sia stato “appilato” molti anni fa. Dopo una buona mezz’ora di spostamento sassi Nerone desiste ma rimaniamo d’accordo che un’altra scavata la si puo’ tentare. Per ora chiudiamo il cantiere.
Nel frattempo Luca, col supporto di Vittorio, ha allargato ancora il punto stretto e ora si dice pronto a passare.
In attesa del suo tentativo ci raduniamo tutti davanti all’ingresso della grotta in trepidante attesa.
Inganno l’attesa di buone nuove con una foto al mio armo “artistico”. Da Luca arriva una prima buona notizia, e’ passato! Dopo sembra allarghi in una saletta e prosegue con una frattura strettina e ingombra di sassi. Vittorio, su richiesta di Luca scende di nuovo al fondo del pozzo principale e alla fine sembra riescano a vedersi, i due pozzi in fondo si ricollegano.
Dopo che Luca ha esaurito le sue verifiche esplorative senza riportarti novita’ entusiasmanti, decidiamo collegialmente che la giornata puo’ dirsi conclusa. Vittorio esce dal fondo del pozzo principale e Luca a sua volta esce disarmando.
Con determinazione ma senza fretta sistemiamo il materiale, ricomponiamo gli zaini, copriamo la grotta e siamo pronti al rientro verso le auto.
Ancora una breve passeggiata defatigante tra i boschi ci riporta alle auto dove posso finalmente indossare abiti asciutti e caldi. Si, sono riuscito a sudare anche senza fare nulla.
Dopo esserci cambiati arriva il momento dei saluti. Nerone ed Elia vanno via per primi. Vittorio e Luca tornano di corsa a casa perche’ si devono preparare per il sabato sera. Gabriele ed io siamo quasi pronti per andare a dormire! Ancora una bella giornata, anche se passata a vedere gli altri fare, va bene lo stesso, almeno finche’ si potra’ pensare…alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo Pasqualitti – 01/03/2025
A ritrovare grotte con Patrizio e Gabriele dalle parti di Pastena.
Visto che dopo l’influenza sono riuscito a prendermi anche una bella bronchite e sono ancora sotto antibiotici devo limitare al minimo l’attivita’ e cercare di fare il bravo. Per questo motivo quando Gabriele mi propone di accompagnare Patrizio in un facile giro, non posso far altro che aderire alla proposta con entusiasmo. Andremo dalle parti di Pastena a ritrovare un paio di grotte che Patrizio col suo gruppo, GSCaiFrosinone, aveva trovato oltre 20 anni fa. Per fortuna almeno lui ha una buona memoria. Le foto di oggi sono merito di Gabriele visto che sono riuscito a dimenticare nuovamente la fotocamera.
La mattina Gabriele ed io ci incontriamo con Patrizio e dopo un caffe’ andiamo a cercare le grotte. Patrizio ci guida con sicurezza per stradine di cui non saprei dire altro, alla seconda ero gia’ perso. Dopo una buona mezz’ora di girovagare Patrizio ci fa segno che siamo arrivati.
Scendiamo dalle auto e ci prepariamo alla passeggiata. Prendiamo un sentiero quasi carrabile, forse piu’ “trattorabile”, e dobbiamo quasi discutere con un paio di cani pastore che ci abbaiano dietro mentre passiamo. Per fortuna sono ligi al dovere e non si allontanano del gregge che devono difendere. Continuano ad abbaiare ancora per un paio di minuti poi ci perdiamo di vista.
Ad un certo punto Patrizio lascia il sentiero e prende a sinistra per un prato che a vederlo sembra insignificante. Mai dire mai, proprio in mezzo al prato, quasi completamente nascosto dall’erba si apre un buco che Patrizio ci presenta col nome di “Pozzo Arcobaleno”. Ci fermiamo giusto il tempo per prendere il punto e fare qualche foto. Essendo profondo piu’ di 20 metri oggi non e’ l’occasione giusta per scenderlo. Magari ci torneremo con l’attrezzatura e qualche corda.
Qualche minuto di sosta e Patrizio riprende a camminare tra i massi calcarei affioranti. Dobbiamo sbrigarci a seguirlo per non perderlo. Per qualche minuto ci districhiamo tra rami, qualche rovo e tanti sassi, anche di notevoli dimensioni. Alla fine, con l’aiuto di qualche urlo raggiungiamo Patrizio ai bordi di una dolina. In fondo alla dolina si intravede un buchino che Patrizio ci presenta come “Grotta Arcobaleno”.
Dopo la presentazione andiamo a dare uno sguardo da vicino.
A una prima occhiata oltre il buco d’ingresso si vede uno scivolo di un metro, un piccolo ambiente con in fondo un altro buco, troppo piccolo e troppo verticale per essere passato. Patrizio scende in avanscoperta e ci dice che dopo questo secondo buco si vede la grotta proseguire in maniera incoraggiante.
A essere sinceri non dovrei entrare in grotta, ma oramai son qua, la tuta e il casco ce l’ho…quasi quasi uno sguardo vado a darlo anche io.
Mentre controllo quanto riferito da Patrizio poco prima, Gabriele mi passa il suo cellulare per fare un paio di foto alle concrezioni di questo primo ambiente.
A prima vista in questa minuscola saletta l’unico passaggio sembra essere il piccolo buco evidente che ho di fronte. A sinistra un sasso di buone dimensioni nasconde un saltino di un metro che a prima vista sembra stretto e senza prosecuzioni.
Esco a raggiungere i miei amici e mentre siamo sul bordo della dolina Patrizio si dice sicuro che quando col suo gruppo trovarono la grotta, scesero senza corde. Quanto dice mi fa pensare che forse ho fatto male a non controllare meglio il passaggio stretto a sinistra.
Vado a guardare nuovamente. Stavolta mi infilo nel passaggio stretto e…trovo il passaggio!
Si passa sotto un masso che e’ parte del pavimento della saletta iniziale e si arriva senza problemi un paio di metri piu’ in basso. Ora il minuscolo buco che ci irrideva lo posso vedere da dentro, con molta soddisfazione.
Dopo aver urlato ai miei amici la scoperta, vado a fare un giro veloce per vedere come prosegue questa grotta. E’ una frattura alta che prosegue a meandro in discesa comoda con alla base vari sassi di crollo. Passo un passaggio appena stretto e poi l’ambiente si allarga di nuovo. Qua trovo tracce dei primi esploratori, una lampada “antica” con ancora la lampadina a incandescenza e uno spezzone di corda consumatissimo.
Terminata la mia sommaria esplorazione porto con me la lampada e torno dai miei amici. Mentre risalgo incontro a meta’ strada il buon Patrizio. Consegno a lui la lampada-reperto poiche’ si dice sicuro di sapere a chi apparteneva.
Fuori commentiamo la riscoperta e dopo qualche tentennamento alla fine mi decido, tornero’ dentro a fare il rilievo. Recupero il DistoX, accendo il cellulare, apro TopoDroid e lo imposto per il nuovo rilievo dove raccogliere i dati. Parto con la poligonale dal bordo della dolina, dove all’arrivo avevo preso le coordinate. Un saluto ai miei amici e parto.
Mentre prendo i punti noto la presenza di almeno una dolicopode ben nutrita e un pipistrello.
Proseguo velocemente ma senza fretta nel rilievo.
Ecco il passaggio strettino ma sicuramente non impossibile.
Quando arrivo al fondo odierno della grotta termino la poligonale con un tiro nel pozzo che per ora e’ troppo stretto per essere sceso. Tiro un paio di sassi che rotolano per poco. Ci si dovra’ tornare.
Guardando verso il soffitto la grotta sembra proseguire, ma anche per questo ci sara’ tempo la prossima volta. Lasciamo che la grotta si mostri poco per volta.
Terminato con soddisfazione il rilievo ripongo tutto e torno a raggiungere i miei amici all’esterno. Visto che la frattura prosegue anche in alto, ci viene la curiosita’ di verificare la presenza di un’altro ingresso. Prendiamo la direzione approssimativa della frattura e andiamo alla ricerca. Qualcosa troviamo, ma si tratta di buchi piccoli e da scavare. Anche per loro rimandiamo alla volta prossima.
Dopo un po’ di girovagare a casaccio senza altre scoperte decidiamo di tornare alle auto. Ci muoviamo tornando indietro perche’ vogliamo cercare “GROTTA PERSICONE(LA167)” quindi arrivati nelle vicinanze ci disperdiamo tra gli olivi per cercarla. Io mi inoltro fino a raggiungere un canalone dove mi sembra di intravedere un buco “grottesco”. Probabilmente sarebbe utile una corda per scendere a controllare. Torno indietro per dirlo ai miei amici che nel frattempo sono tornati alle auto senza aver trovato la fantomatica grotta. Delle persone che lavoravano agli olivi ci hanno detto che “Persicone” e’ il cognome di molti abitanti dei dintorni e ci indica anche la villa di uno di loro. Peccato non se ne cavi nessuna informazione utile. Comunque, tornato dai miei amici li aggiorno della mia possibile scoperta ma li trovo in aria di chiusura attivita’. Concordo subito con loro, anche io inizio a essere stanco. Patrizio ci deve lasciare subito per alcune commissioni, noi sistemiamo le nostre robe e partiamo alla ricerca di un posto dove mangiare.
Non troviamo molto, alla fine Patrizio, che ci seguiva per un tratto di strada ci consiglia di arrivare alle grotte di Pastena. Seguiamo il suo consiglio e in effetti troviamo un ristorante aperto dove riusciamo a mangiare un piatto di pasta, tanto per chiudere degnamente la giornata.
Visto che oramai ci siamo facciamo un rapido passaggio alle grotta di Falvaterra con la speranza di poter incontrare Augusto e dargli un saluto. Purtroppo troviamo nessuno quindi dopo qualche minuto riprendiamo la strada di casa.
Non ho fatto molto, ma non avrei potuto fare molto di piu’, quindi sono contento della bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Arcobaleno – 22/02/2025