SCR 66° Corso – Palestra – 29/09/2024

Ancora una volta, come tutti gli anni, il corso dello SCR inizia con la palestra di roccia dove i nostri ardimentosi corsari, ovvero partecipanti al corso, fanno conoscenza con l’attrezzatura che useranno in grotta. Una bella giornata di inizio autunno, ne’ calda, ne’ fredda, soleggiata il giusto e in buona compagnia.

La mattina verso le 8 Betta, io e Luna arriviamo al solito punto, quello dove si lasciano le auto e si prende a piedi il sentiero che porta alla grotta di S. Michele e all’adiacente parete che usiamo per fare esercizi speleo su corda. Dopo il parcheggio Netta ci viene incontro, anche lei venuta in anticipo. Scambiamo qualche parola mentre mi cambio.

Sono pronto! Carico il mio amato quanto mastodontico zaino sulle spalle e tutti insieme appassionatamente prendiamo il sentiero che ci condurra’ alla meta.

Arrivati alla parete ci sistemiamo con le sedie pieghevoli “spiegate” in posizione panoramica e attendiamo con pazienza. Peccato che siano ancora le 9 e che, da una stima fatta con Netta, e’ possibile che non vedremo il resto del gruppo prima delle 9.30. Ci resta altro che aspettare. Visto che la mia pazienza e’ incompatibile con l’attesa, dopo meno di 5 minuti mi alzo per fare qualcosa. In mancanza di meglio inizio a indossare l’imbrago e il resto della attrezzatura.

Quando sentiamo rumoreggiare sotto di noi, Netta, che si e’ assunta l’oneroso compito di cronometrista della giornata ci avverte che sono le 9.28. Visto che ci metteranno ancora un paio di minuti per arrivare concludiamo con soddisfazione che sono in perfetto orario!

Vado alla fine della salita per veder sfilare i miei amici e i nuovi corsisti. Il primo allievo arriva giustamente per primo, con Massimiliano che lo segue.

Un’altra carrellata arriva subito dopo con Fabio che chiude la fila. Scambio un saluto con ognuno di loro.

Arriva anche la mia nipotina, Flaminia, accolta festosamente da Luna.

Tra gli ultimi il buon Fabio, anche lui omaggiato dei saluti festosi di Luna e, a chiudere la fila un ultimo corsista.

Insieme al nostro gruppone sembra siano arrivati anche alcuni arrampicatori. Speriamo che anche oggi si riesca a passare la giornata in tranquilla condivisione degli spazi in parete.

Un’ultima chicca, arrivano anche Luisa e Stefano, ancora non vedo Rosa ma sicuramente arrivera’ anche lei a breve.

Massimiliano prende in mano la situazione e inizia a organizzare le attivita’ necessarie. Io sono gia’ imbragato quindi mi tocca, e non mi dispiace di certo, andare ad armare le vie dove ci eserciteremo.

Raccatto il materiale, arruolo al volo Fabio come aiutante e saliamo le scale che portano alla grotta di S. Michele.

Con mia grande sorpresa alla grotta troviamo il cancello aperto. E’ la prima volta in tanti anni che mi capita una cosa del genere, curioso come una gazza mi affaccio per dare uno sguardo.

Dalla grotta fa subito capolino una simpatica persona che si presenta come incaricato del comune (non capisco quale, ma peso si tratti di Poggio Catino) per un progetto di valorizzazione di questo e altri luoghi della Sabina. Nel frattempo vengo raggiunto da Fabio, Flaminia e Luisa.

Dopo uno scambio di convenevoli probabilmente il nostro cicerone nota che “friggiamo” dalla voglia di entrare e gentilmente ci invita a farlo. Dopo nemmeno un secondo dalla sua ultima parola sono gia’ dentro a scattare foto e a esplorare l’interno della grotta.

Con mio stupore trovo che dopo l’altare nella sala principale, la grotta si sviluppa in un altra piccola sala dal soffitto basso con almeno tre arrivi che sarebbero da esaminare con piu’ attenzione.

Il nostro cicerone ci raggiunge e ci racconta che in questo piccolo ambiente c’era una statua della dea Vacuna ricavata da una stalagmite, che purtroppo e’ stata rubata. Inizia a raccontarci del culto della dea e di come il cristianesimo lo abbia “inglobato” nel tempo. Pero’ io inizio a essere sulle spine. Immagino che sotto la parete i nostri corsari siano pronti e inizio a sentire il senso di colpa per il prolungarsi della loro attesa. Faccio ancora una foto poi ritorno alla sala principale con l’intenzione di andare a fare il mio dovere.

Il nostro cicerone non si perde d’animo, ci raggiunge nella sala principale e inizia a raccontarci il come, il perche’ e la storia della grotta. E’ interessantissimo e starei un’altra ora ad ascoltare, ma sento sempre piu’ il pungolo del dovere che mi ricorda cosa sto mancando di fare. Mi aggiro ancora un poco ascoltando e facendo foto quindi mi scuso con la nostra guida e mi dileguo.

Qualche minuto per sistemare i materiali che useremo poi parto per sistemare il traverso che colleghera’ tutte le vie. Fabio abbandona anche lui la grotta e mi segue per dare una mano. Sopra di noi abbiamo anche Luisa, Pierleonida e Flaminia che fanno il tifo.

L’armo del traverso prende piu’ tempo di quanto credessi. Cedo allora alcuni attacchi a Fabio che con la seconda corda inizia ad armare la prima via per i nostri alllievi.

Vedo che sotto di me il prato antistante la parete si e’ animato. Mi tranquillizza vedere che gli allievi hanno terminato la vestizione e completato le laboriose regolazioni dell’imbrago e della attrezzature. Ora sono alle prese con le prove “basiche” con le attrezzature, ovvero il loro montaggio sulla corda ed esempi pratici sul loro utilizzo.

Fabio arriva a terra, il suo lavoro e’ terminato, io sono ancora a meta’ traverso. I primi istruttori iniziano a fare una salita di prova. Sale prima Fabio e poi Netta. C’e un piccolo problema su un tratto di corda che struscia sulla roccia. Probabilmente si dovra’ fare qualche cambiamento. Quando arriva Fabio guardo di nuovo verso la grotta e ne approfitto per salutare Maria, non sapevo venisse anche lei ma ne son contento.

Termino di armare il traverso e Fabio mi raggiunge nuovamente su con un’altra corda da sistemare per i nostri allievi. E’ una corda da 40m, proviamo a utilizzarla per armare ben 2 vie. Purtroppo poi ci accorgeremo che siamo stati troppo ottimisti e dovremo inventarci soluzioni alternative e fantasiose giunzioni per terminare il lavoro.

Com’e’, come non e’, termino di armare la via che avevo scelto e arrivo a terra giusto in tempo per salutare Barbara e importunarla con una foto.

Lo spiazzo intanto si e’ animato con intere famiglie di arrampicatori che reclamano spazio per il proprio svago. Per ora sembra che tutto vada per il meglio, c’e’ posto per tutti.

Massimiliano intanto, tra un allievo e l’altro va su e giu’ sulle corde tentando di mettere riparo agli errorucci d’armo che trova sulle vie. Visto che tra gli altri convenuti alla palestra ci sono anche alcuni allievi del precedente corso, mentre vado a vedere se a Betta serve qualcosa, passo anche a salutarli. Come sempre faccio la mia solita figura da niente dovendo confessare loro che non ricordo assolutamente i loro nomi, peggio del peggio nemmeno quello di Luana e Alice che pazientemente me lo ripetono, per fortuna lo scorso anno le avevo avvertite della mia disdicevole (s)memoria.

Dopo i saluti vengo incaricato di armare una via per loro, i nostri affezionati ex-corsisti. Prendo su il necessario e salgo per l’irta scala. A meta’ della scala incontro Maria e Rosa che prendono fiato prima di affrontare il secondo tratto della salita. Le saluto e proseguo.

Sopra sento un “‘Nun me ne po’ frega de meno” e anche senza guardare so chi vedro’ una volta in cima alla scala.

Ecco in tutto il suo splendore il nostro inossidabile Giorgio, per gli amici Nonno Signore Anziano Pintus. Naturalmente mi fermo per un saluto anche a lui.

Lui e’…mi vergogno come un ladro, perche’ il suo nome non me lo ricordo, se non temessi di offenderlo gli direi che mi ricorda uno dei due comici “Babudoio” che incontro ogni tanto sfogliando i social…pero’ meglio lasciar perdere e non aggravare la mia gia’ precaria situazione. In compenso dietro di lui posso citare senza tema di smentita, Tanit e, semi-nascosta in fondo a sinistra, anche Stefania.

Dopo i saluti a tutti parto per fare quel che devo fare. Alla fine scelgo di scendere giu’ lungo il limite destro della parete. Sarebbe anche una buona idea se ogni tanto non scivolassi di lato tra le fresche frasche.

Mentre scendo, incontro Massimiliano con uno degli allievi, tengo fede alla mia fama e naturalmente per par condicio non ricordo il suo nome. Pero’ sono sicuro che nel nome c’e’ una “K” e che gentilmente si era offerto di darmi un passaggio in macchina per venire alla palestra. Un buon inizio, no?!?

Quando arrivo giu’ trovo Luana pronta e decisa a tutto. A breve aggredira’ una corda.

Prendo una foto di un’allieva in una posizione che non credo sia fisicamente possibile, sara’ sicuramente colpa della mia fotocamera che si e’ presa qualche liberta’ di troppo. Subito dietro di lei c’e’ Stefano a seguirla quindi puo’ esserci nessun problema.

Ancora uno sguardo verso l’alto, Massimiliano e “K” sono quasi arrivati.

Salgo di nuovo sulla via appena armata “rubandola” a Luana che sta litigando con le fibbie dei cosciali. Mentre sono in parete prendo qualche foto.

Salgo fino in cima, col cordino gentilmente prestatomi da Massimiliano quando ci siamo incrociati sistemo un deviatore quindi decido di scendere di nuovo. A meta’ trovo che la via e’ impegnata da Alice. Per fortuna sono fermo accanto a una placchetta non utilizzata, mi organizzo una sosta e faccio passare l’indomita Alice.

Intanto dall’altra parte Massimiliano continua a “consumare” un corsaro dietro l’altro.

La fotografo con piacere, e’ un’altra corsara, lo so, ma di piu’ non vi saprei dire.

Mi riprendo andando sul sicuro, questa e’ Luana.

Ritorno alla base della parete e trovo un quartetto non da poco, partendo dall’alto abbiamo Fabio, Stefano, “Corsara” e “Corsaro”.

Qua abbiamo la corsara anti-gravita’ e il nostro “K” tenuti sotto controllo da Fabio.

Passo di nuovo a vedere se nell’angolino di Betta vada tutto bene e trovo la sua postazione desolatamente deserta. Mi affaccio allo spiazzo subito sotto, quello dove abbiamo deciso di fare cambusa e cucina. Noto con piacere che l’organizzazione del pranzo e’ in pieno svolgimento. Con molto interesse e piacere vado subito a raggiungere quell’allegra combriccola.

Quando li raggiungo trovo anche Maria, Betta e Rosa che danno una mano. Anche Luna vorrebbe partecipare alla grigliata ma il suo interesse non trova appoggio.

Alla faccia della fiatella selvaggia inizio il pranzo con una bruschetta al pomodoro con tanto, tanto aglio. Proseguo poi assaggiando in sequenza ravvicinata il formaggio, la pancetta cotta alla brace e infine una gustosissima salsiccia. Condisco il tutto con un ottimo bicchiere di Cannonau.

Pian pianino le pareti si svuotano, speleo e aspiranti tali vengono a partecipare al festino prandiale.

Sto seriamente valutando una seconda salsiccia quando Betta mi ricorda che nel pomeriggio abbiamo un altro impegno e che e’ ora di tornare a Roma. Con somma tristezza abbandono i miei sogni pantagruelici e torno al prato della parete a ricomporre lo zaino. Sara’ che non volevo proprio abbandonare il festino anzitempo quindi devo tornare giu’ almeno 3 volte per recuperare i pezzi scordati.

Mentre termino di fare quel che devo faccio una foto a Cecilia e a un futuro speleo che credo, vista la somiglianza, sia figlio di Barbara…

Sistemato lo zaino me lo carico sulle spalle, saluto una simpaticissima bimbina arrampicatrice e i suoi genitori, quindi scendo con mestizia a raggiungere il luogo dei bagordi per un saluto agli amici e un triste addio a tutte le delizie accumulate sul tavolo.

A rendere meno triste la passeggiata di ritorno alla macchina contribuiscono Betta e Luna, ma anche e soprattutto Flaminia, la mia nipotina che ci accompagnera’ fino a Settebagni.

Alla macchina trovo la nostra di fronte a quella di Stefano, sono identiche, cambia solo il colore. In effetti devo a Stefano questo azzeccatissimo acquisto.

Il ritorno e’ tranquillo, al limite del sonnacchioso. La palestra e’ finita, ora per i nostri corsari inizia la vera avventura. Alla prossima.

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Piccola Creta – 22/09/2024

Prosegue l’esplorazione con mezzi “radiologici” tecnologicamente avanzati. Stavolta siamo Fabrizio, Nerone, Gabriele ed io.

La mattina dopo tutte le soste canoniche arriviamo alla grotta verso le 11. Nerone e’ la che ci aspetta dalle 8, lo troviamo avvolto da una nuvola di fumo, ha quasi consumato la pipa a forza di ricaricarla con la mistura infernale che lui chiama tabacco.

Ecco qua il nostro squadrone odierno. Nerone, che gia’ vi ho presentato, l’intramontabile Gabriele e il nostro “radiologo” di fiducia, Fabrizio.

Iniziamo i preparativi. Oggi avremo una giornata dedicata agli esperimenti. Proveremo subito gli esoterici attrezzi da rabdomante portati da Fabrizio e poi qualcosa di piu’ scientifico con emittenti radio e sensori riceventi.

Iniziamo subito col pendolo. Nerone ed io ci mettiamo comodi ad osservare Fabrizio e Gabriele che girano per il bosco nei dintorni della grotta col pendolo in mano commentando entusiastici ogni oscillazione.

I resti del passaggio di qualche fungaiolo.

Dopo qualche giro sembrano aver individuato un altro possibile ingresso. Anche Nerone viene coinvolto nell’esperimento.

E anche con lui il pendolo sembra indicare il punto trovato prima da Fabrizio e Gabriele.

Dopo Nerone provo anche io ma con me il pendolo sembra fare le bizze, forse perche’ prima di farlo oscillare faccio qualche giro su me stesso a occhi chiusi. Dopo il pendolo passiamo alle bacchette metalliche. Anche queste sembrano comportarsi bene. In pratica queste possono oscillare orizzontalmente e si incrociano in corrispondenza di un vuoto, si aprono quando il vuoto non c’e’.

Attendiamo trepidanti il responso delle bacchette. E loro giustamente si incrociano decisamente in corrispondenza del vuoto che sappiamo essere subito sotto di noi, vicino dell’ingresso. Con noi intendo Gabriele ed io perche’ Fabrizio non conosce la grotta quindi non poteva sapere.

Con le bacchette termina la parte “fantastica” della giornata, c’e’ solo una breve parentesi con un ramo a “Y” di ulivo ma Fabrizio ci dice subito che con lui questo metodo non porta alcun risultato. Non e’ dato sapere se questi oggetti siano veramente influenzati da qualcosa di esterno o sia solo la suggestione involontaria anche se genuina dell’operatore, pero’ provare costa nulla ed e’ anche divertente!

Ora passiamo a strumenti piu’ scientifici, Gabriele mostra l’emittente di segnale che io portero’ in grotta.

Poi, mentre termino di prepararmi, giochiamo con l’aggeggio, tutto auto-costruito da Fabrizio che credo faccia da ricevente del segnale che l’aggeggio emittente inviera’ dalla grotta.

Eccomi pronto a partire. Ho centellinato al grammo i pesi da portare, ma nonostante questo il mio zaino e’ bello pesante e gia’ inizio a rimpiangere l’assenza per motivi di studio del nostro baldo Luca, a cui solitamente affibbio le robe pesanti.

Oggi per la fotocamera sara’ una giornata leggera, non avendo soggetti da infastidire con le foto mi ricordo di rado di metterla in funzione. Pero’ in compenso oggi posso provare a togliermi la curiosita’ di dare uno sguardo al passaggio stretto a meta’ del P25. Uso la corda del pozzo per dondolare fino al terrazzino e poi mi ancoro alla meno peggio. Il terrazzino sembra piu’ robusto di quello che sembrava da lontano, sotto il primo strato di fango c’e’ roccia dall’aspetto solido. Mi avvicino al buco e provo a vedere meglio, cerco anche di togliere del fango per allargare il buco ma sto troppo scomodo e anche il fango si rivela piu’ tenace del previsto. Provo a scrutare dentro ma non ho allargato abbastanza. Rimando ad una prossima volta ulteriori indagini. Perdo ancora qualche secondo per studiare come ancorare la corda per stare comodi a lavorare e poi proseguo la discesa.

Arrivo alla partenza del P50. Devo verificare se la corda rossa sia rimasta lesionata dopo la disavventura occorsa a Linda la volta scorsa.

Ecco la corda rossa, la volta scorsa mentre Linda saliva era rimasta incastrata su uno spuntone costringendola ad un elaborato cambio corda per evitare problemi peggiori.

Prima di partire sistemo a portata di mano i materiali che potrebbero servirmi. Nella speranza che la corda non sia lesionata voglio sistemare un deviatore anche sulla corda rossa per evitare il ripetersi di episodi spiacevoli come quelli occorsi alla mia amica.

Affacciandomi sul pozzo vedo un attacco alla parete opposta, non lo ricordavo ma sembra proprio fare al caso mio. Mi preparo della corda, un moschettone e vado a verificare lo stato della corda rossa scendendo sulla bianca. La controllo per un buon paio di metri e per fortuna sembra essere integra, nemmeno la calza esterna sembra usurata. Bene. Mi sistemo piu’ comodo possibile e metto in opera il nuovo deviatore. Lascio che la corda rossa sia deviata di pochissimo dalla verticale, il deviatore serve solo ad evitare spostamenti accidentali quando qualcuno esce dal pozzo dopo averlo risalito.

Soddisfatto riprendo la discesa, ho ancora un lavoretto da fare.

In teoria avrei voluto sistemare anche i deviatori intermedi che al momento sono su un attacco unico ma avrei dovuto prepararmi prima l’occorrente e poi, visto che il moschettone che li regge ha la ghiera bloccata, avrei dovuto tagliare uno dei cordini e questo detesto farlo…ma lo faro’ una di queste prossime volte.

Al frazionamento di meta’ pozzo mi fermo di nuovo per sistemare una situazione anomala. La corda bianca, che al momento e’ l’unica ad arrivare fino in fondo al pozzo e’ su uno solo degli attacchi, quello piu’ in alto sulla sinistra. La corda rossa, che dopo pochi metri ha un altro frazionamento utilizza invece entrambi gli attacchi. Visto che sono in vena, sistemo questa stortura. Con un po’ di fatica e qualche mala parola nei confronti delle maglie rapide che non si vogliono aprire, sfilo la corda bianca, rifaccio il nodo e lo sistemo sugli attacchi. Dato l’intrico di corde in gioco non faccio un ottimo lavoro ma decido che lo sistemero’ poi al ritorno. Gia’ comunque e’ meglio di prima. Proseguo la discesa.

Anche al deviatore sotto dovrei piantare un fix e separare le due corde ma tanto quella rossa al momento termina qua, quindi per ora lascio cosi’.

Alla base del P50 faccio sosta per la solita foto alle stalattiti di fango, tanto per non perdere l’abitudine.

Passo il cunicolo e mi fermo giusto qualche secondo a riprendere fiato prima di affrontare la salita.

Ecco la salita che mi attende.

Al passaggio stretto ma non troppo che porta al camino che stiamo risalendo, riesco finalmente a togliere qualche decina di sassi in bilico, finora l’ho detto a tutti coloro che sono passati per ultimi ma senza esito. Oggi che sono sia primo che ultimo posso finalmente farlo e togliermi il pensiero. Quando finisco sono talmente soddisfatto che dedico una foto al punto che ho ripulito.

Ancora un tratto di salita e sono al nostro “campo base” dove da un lato prosegue la risalita mentre dall’altra inizia il pozzo nuovo che stiamo allargando.

Mi metto comodo e svuoto lo zaino mettendo tutto il necessario alla risalita attaccato alla bandoliera. Prendo anche l’emittente per i test “radiologici” e lo attacco al portaoggetti dell’imbrago. Non tralascio di prendere con me la radio che mi ha gentilmente fornito Fabrizio, la accendo e provo a mandare un messaggio radio ai miei amici all’esterno. Purtroppo la radio rimane muta, siamo ancora troppo lontani.

Una foto alla parte di risalita gia’ fatta e poi inizio ad andare per raggiungere il punto dove Angelo e Linda si sono fermati la volta scorsa.

Eccomi arrivato al nuovo armo doppio. Come mi aveva raccontato Angelo poco piu’ in alto vedo un attacco singolo con il resto della corda ammatassato.

Raggiungo il limite attuale della risalita e valuto la situazione. In pratica in questo punto la sezione del camino e’ una specie di “8”. L’occhio sinistro dell'”8″ e’ quello dove sono io ma sulla sommita’ non sembra essere interessante. Dall’altra parte invece sembrano esserci dei punti interessanti.

Decido che vale la pena spostarsi a destra prima di proseguire la risalita. Mi guardo attorno e con un poco di disappunto vedo alla mia destra un fix senza piastrina. Linda aveva detto di aver fatto un traverso peccato che poi lo abbia disarmato completamente. Un buon lavoro e della fatica perse per nulla.

Con pazienza mi attrezzo per armare di nuovo il traverso. Raggiungo il fix e mostro un attacco, ci metto la corda e mi affaccio sull’occhio di destra. Trovo un altro fix e rimonto anche qua un attacco. Ora posso riprendere la risalita, cosa che faccio senza indugio. Purtroppo non posso salire molto, appena due fix riesco a mettere poi la corda di risalita termina.

Impiego qualche minuto per attrezzare un attacco doppio da cui si potra’ ripartire la prossima volta poi mi dedico alla fotografia per cercare di carpire in anticipo i segreti che la grotta ancora cerca di nascondere. Il gioco di luci e ombre che si vede in alto e’ affascinante e riempie di curiosita’, ma per oggi non ci sara’ modo di andare oltre. Concludo con un nuovo tentativo via radio ma senza successo.

Scendo con calma disarmando gli attacchi intermedi e poi ritorno al campo base.

Dopo una pausa per bere e mangiare rifaccio lo zaino e con un silenzioso saluto alla grotta riprendo la strada verso l’uscita. Faccio sosta alla base del P50 per una foto alla risalita delle stalattiti di fango, anche la’ un giorno si dovra’ andare a riguardare con attenzione.

Inizio la risalita del P50 e al frazionamento sistemo meglio il nodo della corda bianca, quando riparto finalmente lo lascio ordinato come deve.

Arrivato quasi alla sommita’ del P50 faccio delle foto verso l’alto come confronto visivo con la sommita’ della risalita. In effetti anche qua, se non ci fossero le corde a guidare lo sguardo, non si potrebbe dire che la’ sopra la grotta prosegue. La cosa fa ben sperare.

Dopo il P50 passo alla base del P25 e mi fermo per bere un goccio d’acqua. Mi cade l’occhio su un “bacarozzo” che si aggira nei pressi e lo riprendo nel caso qualche amante del genere volesse un giorno dirmi di che animale si tratta.

Dopo il P25 continuo con la salita dei saltini successivi con una breve pausa per fotografare un ragno.

Al P10 mi fermo a meta’ pozzo e recupero il martello da armo passando poi una ventina di minuti a smartellare tutti gli spuntoni dove si appiglia la corda. Quando riparto la situazione sembra migliorata.

Fuori ritrovo i miei amici. Per sopperire alla mancanza di foto degli speleo che hanno partecipato alla odierna discesa in grotta mi faccio scattare una foto da Gabriele.

Ecco qua i nostri eroi “radiologici”, Fabrizio e Gabriele. Ci sono solo loro due perche’ Nerone e’ dovuto tornare a casa.

Mentre mi cambio mi raccontano l’esito del test con l’aggeggio che mi sono scarrozzato su e giu’ per tutta la grotta. Risultati parzialmente positivi, diciamo. Hanno potuto seguire dall’esterno la mia discesa per la prima mezz’ora poi il silenzio tecnologico e’ sceso inesorabile. Da un primo esame sull’emittente che avevo nello zaino risulta che le batterie non hanno retto il superlavoro e si sono scaricate troppo presto.

Fabrizio non si perde d’animo e annuncia che lavorera’ ad un nuovo aggeggio piu’ potente come durata delle batterie e programmato per usare delle frequenze piu’ consone. Dovremo fare una nuova sessione di test.

E’ nostra ferma intenzione andare a cena assieme per chiudere degnamente la giornata, pero’ sono appena le 5 del pomeriggio e dobbiamo passare un paio d’ore a bighellonare. Decidiamo quindi di passare a Campo dell’Osso e proseguire fino a Campo Minio. In vista dell’osservatorio ci fermiamo.

Con Gabriele andiamo a ricercare una grotta, il pozzo di Campo Minio dove eravamo gia’ stati anni fa in occasione di un corso pratico sull’utilizzo del GPS.

Come diceva De Andre’: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Che questi siano funghi nulla toglie.

Il bosco e’ disseminato di queste allegre famigliole di funghi. Ne fotografo alcuni mentre ci aggiriamo cercando la grotta.

Dopo aver svalicato un paio di volte finalmente ritrovo l’ingresso della grotta e ne approfitto per qualche foto.

Compiuta la nostra missione torniamo indietro.

Ripassando a Campo dell’Osso costringo Gabriele ad una sosta per vedere meglio i buchi lungo strada che da anni decorano questo punto della piana. Addirittura in uno trovo un fungo porcino che pero’ lascio a chi se ne intende.

Nel recinto piu’ grande il buco mi sembra interessante e mi ripropongo nel prossimo futuro di venire a darci uno sguardo piu’ da vicino.

Tra un giro e l’altro arriviamo ad ora di cena quindi scendiamo verso Subiaco con la speranza di trovare ospitalita’ presso il nostro solito ristorante da Antonia a Marano. Telefono loro per avvertirli, mi risponde Pamela ma con una brutta notizia, oggi sono chiusi. Proseguiamo la ricerca. Anche il secondo ristorante e’ chiuso, ma per ferie. Al terzo siamo piu’ fortunati e possiamo quindi coronare il nostro desiderio di una cena assieme. Una giornata interessante e particolare sotto molti punti di vista. Alla prossima.

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Piccola Creta – 14/09/2024

Una nuova puntata di questa esplorazione. La grotta si concede, ma senza fretta, ha dei millenni a disposizione, lei!

Stavolta il mio racconto della giornata e’ arricchito e reso migliore dalla relazione di Angelo. La troverete piu’ in la’ nel racconto, nel punto dove si parla della risalita fatta da Linda e Angelo.

La mattina, come sempre arrivo troppo presto. Inganno l’attesa andando a cercare funghi.

Alle 9 circa arriva Nerone a proseguire il suo lavoro al nuovo recinto per la grotta. Gia’ e’ un piccolo capolavoro ma vuole curare alcuni dettagli.

Eccolo mentre lo costringo a posare assieme alla sua creazione. Manca solo il portone, ma per quando usciremo dalla grotta ci sara’.

Col bel sole di questa giornata arrivano anche gli altri. Ci sono Linda, Angelo e Giuliano che verranno con me, il resto di questo simpatico gruppetto si stanno preparando per una visita alla Cretarossa, comunque hanno scelto una bella grotta per il loro giro.

Quando i miei compari odierni sono pronti ci avviamo alla grotta per dare inizio alla nostra avventura.

Nerone e’ ancora preso coi lavori al recinto. Ne approfitto per presentargli Linda e Angelo che oggi faranno esperienza con la risalita. Gli presento anche Giuliano, che anche io ho conosciuto poco fa. Oggi Giuliano mi fara’ compagnia nel tentativo di allargare il passaggio sul pozzo nuovo.

Scendo per primo e mi fermo alla partenza del P10 ad attendere chi mi segue. Arriva Linda, le spiego come sistemarsi per parare terra e sassolini che verranno da sopra cosi’ che non mi arrivi tutto addosso mentre scendo il pozzo.

Scendiamo grossomodo in fila indiana ad un frazionamento di distanza fino alla partenza del P50. Non faccio molte foto, oramai ne ho fatte anche troppe durante il passaggio di questi pozzi. Qua siamo al frazionamento intermedio del P25, mi ricordo di fare una foto perche’ mi fermo per mostrare a Linda un punto da vedere in un prossimo futuro.

Ecco che arriva Linda illuminata d’immenso.

Ecco il punto da vedere meglio. Per ora non lo tocchiamo perche’ per scavarlo sara’ prudente togliere la corda dal pozzo per evitare di lesionarla.

Arriviamo alla partenza del P50. Linda ed io attendiamo che anche Angelo ci raggiunga. Prima di partire mi raccomando con lui di avvertire Giuliano, alla sua prima visita in questa grotta, di fare molta attenzione al delicato passaggio per arrivare dalla base del P25 alla partenza del P50. C’e’ il pericolo di far cadere sassi di sotto e se dovesse succedere mentre qualcuno sta scendendo il P50 le conseguenze potrebbero essere spiacevoli. Dopo essermi assicurato che faranno la dovuta attenzione scendo il pozzo in compagnia di Linda. Io sono sulla corda che arriva fino alla base del pozzo quindi Linda dopo l’ultimo frazionamento deve fermarsi e attendere che io arrivi. Tocco terra e urlo la libera. La foto alle concrezioni di fango oramai sono di rito e lo sbrigo subito con molta soddisfazione.

Arriva anche Linda e dopo aver dato la libera ai nostri amici andiamo a passare il cunicolo della diramazione laterale, quella da cui parte la risalita. Mentre aspettiamo che Angelo e Giuliano ci raggiungano, approfitto dei minuti a disposizione per cambiare la maglia e metterne una piu’ pesante. Il freddo di questa grotta e lo stillicidio che tende ad inzupparci rendono necessario un rinforzino di copertura.

Angelo arriva e proviamo a fare una foto mentre passa il cunicolo.

Una volta riuniti riprendo a salire dando appuntamento a tutti al terrazzino intermedio dove faremo “campo base”. Appena arrivo salgo in cima alla risalita per sistemare la corda che useranno Linda e Angelo. Provo a fare una foto verso l’alto ma ben poco si vede.

Corda sistemata, avverto i miei amici che possono salire.

Ecco che arriva Linda, subito seguita da Angelo, portano con loro tutto il materiale necessario alla risalita. Dopo le ultime raccomandazioni e un incitamento ad arrivare almeno fino a dove la risalita sembra restringere, li lascio a divertirsi come meglio credono.

A questo punto interrompo il mio racconto per ospitare il graditissimo contributo di Angelo che ci descrive della risalita fatta con Linda. Vai Angelo!

La risalita di Angelo e Linda

Sabato 14 siamo tornati a piccola Creta per portare avanti i lavori in corso. La scorsa volta è stata Linda a raccontare la nostra prima giornata di esplorazione con Bibbo, stavolta tocca a me.

Dopo il primo tratto risalito la scorsa volta, una visita successiva di Bibbo e Luca ha permesso di salire ancora un po’ più su e trovare anche un piccolo pozzo, lungo una ventina di metri circa.

Gli obiettivi di questa giornata erano quindi portare avanti la risalita e cercare di allargare l’ultimo tratto di quel nuovo pozzo.

Ci siamo organizzati in due squadre, io e Linda armati di trapano, fix, piastrine, scalette e tutto l’occorrente per la risalita per esplorare la grotta verso l’alto, mentre Bibbo, con l’aiuto di Giuliano, sono andati a lavorare per allargare il passaggio verso il basso.

Quando siamo arrivati all’ingresso della grotta abbiamo trovato Nerone che nei giorni scorsi aveva costruito un recinto intorno alla grotta, con sassi, rami e rete metallica, per evitare che qualcosa (o qualcuno) ci caschi dentro involontariamente.

Dopo esserci complimentati per il gran lavoro fatto abbiamo iniziato la nostra discesa e in poco tempo abbiamo raggiunto il punto in cui avremmo iniziato a lavorare. Ci siamo quindi divisi e io e Linda abbiamo continuato a salire. Ci siamo fermati su una piccola cengia dove Bibbo si era fermato l’ultima volta.

Abbiamo sistemato con calma tutti i materiali necessari per la risalita, verificato che avessimo tutto il necessario e una volta pronti abbiamo iniziato. Io salivo mentre Linda, saggiamente avvolta dal suo piumino, faceva sicura da sotto. Non avevamo mai fatto una risalita io e Linda da soli, quindi abbiamo voluto fare tutto con molta calma e attenzione. Ho risalito più o meno 7 metri fino a raggiungere un’altra piccola cengia da dove era possibile vedere meglio la sommità del fuso che stavamo scalando, ma purtroppo non ho visto nessuna prosecuzione evidente se non qualche piccolo buco che potrebbe nascondere tutto come niente.

Dal punto dove mi ero fermato ho visto che era possibile attrezzare un comodo traverso per spostarsi sul fuso parallelo a quello che stavo risalendo così da vedere se invece da quella parte c’era qualcosa di più promettente.

Ho chiesto a Linda se volesse continuare lei così, dopo una sua risposta affermativa, ho attrezzato una calata con la corda che aveva lasciato Bibbo e sono sceso recuperando il materiale usato per la risalita.

Quindi è salita Linda per concludere il lavoro. Nel frattempo, dal basso, arrivavano forti i rumori di Bibbo e Giuliano che cercavano di allargare la base del pozzo, anche loro stavano lavorando senza sosta.

Mentre Linda stava attrezzando il traverso li abbiamo visti tornare su, erano soddisfatti del lavoro svolto e infreddoliti dall’aria che tirava laggiù, e avevano quindi deciso di iniziare ad avviarsi verso l’uscita. Intanto Linda si era affacciata dall’altra parte, scorgendo un piccolo passaggio sotto una lastra di roccia, dice di voler tornare per finire la risalita e scoprire se porta da qualche parte.

A questo punto, anche noi soddisfatti di quello che avevamo fatto, abbiamo iniziato a scendere, abbiamo risistemato tutta l’attrezzatura e ci siamo diretti verso l’uscita.

Una volta usciti e cambiati ci siamo diretti a Livata per reintegrare un po’ di sali con una birra fresca.
Anche stavolta siamo tornati a casa stanchi, sporchi e contenti di aver spostato le corde fisse un po’ più in là.

Qua termina la relazione di Angelo. Lo ringrazio per il suo contributo senza il quale nulla avremmo saputo delle novita’ sulla risalita.

Ma riprendiamo col mio racconto. Siamo al momento in cui Linda e Angelo mi hanno raggiunto per iniziare la risalita. Li saluto e scendo a raggiungere Giuliano, che trovo pronto ad iniziare il nostro lavoro. Per prima cosa proviamo ad allargare il passaggio iniziale. Qualcosa facciamo, ma per renderlo “neronabile” probabilmente ci sara’ da lavorare ancora. Per ora ce lo facciamo bastare cosi’, vedremo la prossima volta.

Scendiamo il pozzo. Con tutto il materiale non e’ impresa da poco, ma con pazienza e qualche imprecazione sia Giuliano che io riusciamo a passare. In verita’ devo dire che Giuliano non si lascia mai andare, fa quel che deve senza mai lamentarsi e sbuffare come invece faccio io, un compare molto efficiente!

Quando siamo giu’ presento la strettoia da allargare a Giuliano poi procediamo a sistemare il telo di protezione. Avevo portato del cordino per fissare il telo alla roccia ma poco sopra la strettoia e’ altrettanto stretto quindi decido che bastera’ tenerlo appoggiato la’ perche’ faccia il suo lavoro.

Passiamo poi a mettere un paio di fix per assicurarci un posto comodo dove stare. Terminiamo i lavori preliminari recuperando la corda.

Il lavoro per allargare la strettoia procede bene ma vicino la strettoia soffia un’aria gelida. Dopo un paio d’ore, anche scarse, sento che il freddo sta diventando insopportabile. Tremando come una foglia annuncio a un imperturbabile Giuliano che e’ ora di tornare alla campo base.

Pochi minuti e siamo fuori, avvertiamo i nostri amici “risalitori” che abbiamo intenzione di iniziare ad uscire, loro concordano e iniziano a prepararsi per seguirci appena terminato un traverso. Il tempo di rifocillarci un poco e partiamo.

Visto che e’ la prima volta che vado in grotta con Giuliano mi sembra brutto non fargli qualche foto. Saliamo senza fretta e senza foto il P50 ma poi lo attendo sopra il P25 per le foto.

Anche al P10 lo riprendo mentre esce, ma con piu’ particolari. Lo costringo anche a spegnere la luce per una foto non “splendida”.

Non gli risparmio neanche l’uscita.

Ed ecco ancora una foto vicino al recinto, stanco ma felice…forse stanco no, ma felice per questa uscita lo spero.

Prima di andarci a cambiare gli chiedo se mentre saliva avesse sentito i nostri amici. Mi conferma che li sentiva tallonarci da presso. Tutto a posto quindi, bene. Vado alla macchina e mi cambio con tutta calma.

Passa una mezz’ora buona quando finalmente vedo spuntare Angelo. Il loro ritardo iniziava a preoccuparmi.

Raggiungo l’ingresso per documentare la loro uscita. Ecco Angelo.

Subito seguito da Linda.

Provo a riprendere Linda mentre disarma il pozzetto d’ingresso, ma la fotocamera ha deciso di essere stanca e non ne viene fuori granche’.

Dopo la vestizione e la ricomposizione degli zaini con i materiali andiamo a Livata a dissetarci parlando della giornata appena trascorsa. Ci aggiorniamo reciprocamente sulla nostra sessione di allargamento e sulla loro risalita. Ci raccontano anche del motivo del loro ritardo in uscita. E’ stato causato da una disavventura capitata a Linda durante la salita del P50. La sua corda, quella rossa, era rimasta incastrata su uno spuntone di roccia, quasi in cima, vicino al frazionamento. Quando i nostri amici se ne sono accorti hanno passato dei minuti intensi. Linda ha fatto un cambio corda acrobatico per terminare il pozzo. Rimane da verificare se la corda rossa sia lesionata, verifica che faremo la prossima volta valutando poi se modificare i frazionamenti per evitare inconvenienti simili in futuro.

Ci rallegriamo per lo scampato pericolo sorseggiando una birra accompagnandola con delle patatine, purtroppo il giorno per la birra gratis sara’ domani, quindi alla fine ci tocca anche pagarla!

Ancora una bella giornata passata in buona compagnia a fare cose interessanti. Alla prossima.

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Zi’ Checca II – Puliamo il buio – 07/09/2024

Una giornata passata con altri amici per pulire la grotta di Zi’ Checca 2, il cui canyon iniziale e’ invaso da quintali di immondizia.

Eravamo in tanti e posso citare i nomi solo grazie all’aiuto di Patrizia che mi ha fatto da suggeritrice. L’evento era organizzato dall’ASD Svalvolati into the wild Terracina e alcuni gruppi speleo, GS Ipogei del CAI di Colleferro e lo Shaka Zulu Club Subiaco. Tra gli altri c’erano anche rappresentanti delle istituzioni che non si sono tirati indietro per dare una mano. Ad ogni modo c’erano tanti tanti amici. In ordine sparso ecco i nomi del nostro operoso gruppetto: Patrizia e Arianna (duo inscindibile), Davide, Lucio, Ivano, Daniele, Soana, Ivano, Daniele, Stefano, Daniela, Mauro, Marco, Luca, Giuseppe, Gabriele.

La mattina mi incontro con Gabriele e insieme prendiamo la Pontina per raggiungere Campo Soriano. Siamo partiti alle 7 in punto quindi alle 9 siamo gia’ sul posto. In effetti siamo sul posto, peccato sia il posto sbagliato! Gabriele ha impostato sul navigatore le coordinate che gli ha inviato Davide e le segue con fiducia cieca anche quando la strada diventa bianca e semi-ostruita dai rovi. Provo a dire che il posto indicato dalle coordinate mi sembra tanto quello di Zi’ Checca 1 e non 2, pero’ vista la mia proverbiale smemoratezza e sbadataggine non insisto. Quando pero’ sbuchiamo nella radura antistante la grotta e vediamo la radura deserta ci facciamo entrambi convinti che il posto non puo’ essere questo.

Visto che ci siamo facciamo un rapido giro e scatto qualche foto, poi ripartiamo alla ricerca della grotta giusta.

Alla fine troviamo la strada e arriviamo dove c’e’ un nutrito assembramento di auto. A conferma della giustezza del posto incontriamo Arianna. Per prima cosa la sequestriamo per una foto di benvenuto e poi iniziamo a prepararci.

Pochi minuti e siamo alla grotta dove incontriamo anche Patrizia e gli altri amici, svalvolati e non.

Giuseppe e’ gia’ qua, quasi pronto a scendere. Lui viene da Falvaterra quindi ha impiegato poco a raggiungere il posto.

Ecco Luca, che viene da Colleferro, anche lui gia’ pronto per dare una mano.

Vedo che ci sono gia’ una mezza dozzina di amici vestiti e attrezzati per scendere a raccattare rifiuti, oggi non mi sento tanto in vena e decido sul momento che daro’ una mano all’esterno. Davide ha attrezzato una via per la discesa e il successivo recupero del materiale, e’ sulla verticale del punto di raccolta quindi abbastanza comodo.

Visto che lo scivolo per arrivare in zona lavori e’ rimasto inutilizzato, rubo una corda e mi calo a forza di braccia per vedere dal basso la situazione e salutare i nostri impavidi raccoglitori di immondizia. Mentre sono la’ mi faccio passare una busta e la riempio con il pattume che ho a portata di mano. Le numerosissime ossa, oramai ripulite dal tempo, sono biodegradabili, ancora qualche anno e spariranno da sole, decidiamo di lasciarle dove sono.

Fatti i saluti a chi sta sotto e un qualcosa come raccoglitore di rifiuti, salgo in superficie e vado a vedere come procede il recupero.

Per passare meglio il tempo, senza che nessuno me lo chieda, inizio a rompere le scatole per apportare qualche miglioramento al tiro per recuperare i rifiuti raccolti. Per prima cosa metto un fix vicino alla vasca dalla parte opposta la parete dove si recupera il pattume. Non facilita il lavoro ma almeno permette a chi tira di restare all’ombra. Dopo questa prima impresa, non contento vado a ciondolare vicino alla parete. Mi sembra di vedere una serie eccessiva di carrucole e, pensa che ti ripensa, per prima cosa ne elimino una. Dopo qualche minuto, non contento, pianto un multimonti leggermente piu’ in alto e ci sposto la carrucola. Ora sono soddisfatto.

Giuseppe e’ a meta’ pozzo per fare la supervisione durante il recupero.

Ancora non completamente soddisfatto, dopo una decina di minuti impongo a tutti di provare il recupero con un paranco. La fatica e’ sicuramente minore ma non comparabile alla rottura di scatole di dover ricaricare il paranco almeno 4 volte per un singolo recupero.

A furor di popolo il paranco viene eliminato e si riprende con un onesto tiro diretto.

Avendo esaurito la pazienza dei recuperatori e saziato la mia fantasia migliorativa, riprendo lo scivolo di servizio e vado a salutare i raccoglitori.

Tra un recupero e l’altro intanto siamo arrivati all’ora di pranzo. Assisto al recupero degli ultimi sacchi e poi i nostri prodi raccoglitori risalgono in superficie.

E’ il momento delle foto ricordo mentre ci si affaccenda nel recuperare il materiale usato.

Pochi minuti e siamo sulla strada dove e’ stato accumulato il materiale recuperato. Un bel mucchio. Peccato che sia forse un terzo di quanto e’ ancora in grotta.

Patrizia e Gabriele con pattume alle spalle.

Arriva il resto del gruppo e ci raduniamo per una foto ricordo dell’evento.

La bella giornata si conclude con un buon pranzo che solleva gli animi e riporta il corpo ad una sana voglia di pennichella.

Dopo il pranzo ci si saluta con la speranza di rinverdire presto la conoscenza reciproca con iniziative simili. Sazi e contenti Gabriele ed io riprendiamo l’auto per tornare a casa. Alla prossima.

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Piccola Creta – 31/08/2024

Con Luca a continuare l’esplorazione.

La mattina alle 8.30 sono alla grotta, Luca e’ arrivato ieri e ha dormito qua quindi lo trovo intento a fare colazione.

Inizio a prepararmi senza fretta, tanto Luca deve ancora smontare la tenda e sistemare le sue cose.

Una cavalla e un puledro arrivano a fare colazione vicino a noi, spero non decidano di venire ad assaggiare la mia tuta.

Alle 9.30 siamo pronti a entrare per proseguire questa avventura.

Faccio qualche foto durante la discesa che poi mentre lavoreremo sono sicuro mi scordero’ della fotocamera. Qua siamo alla partenza del P10.

In breve arriviamo alla partenza del P25 e lo scendiamo facendo sosta al primo frazionamento.

Luca scende fino alla partenza del P50, gli urlo di dare uno sguardo alla sua sinistra, dove la volta scorsa ho visto un ambiente. Anche lui concorda che dopo lo stretto ingresso sembra allargare.

Al P50 Luca prende la corda rossa e io quella bianca. Vado avanti io poiche’ nell’ultimo tratto del pozzo la corda diventa unica ed e’ quella con cui scendo io. Mentre aspetto l’arrivo di Luca alla base del P50 faccio una foto di saluto alla stalattiti di fango.

Svelti passiamo il cunicolo e iniziamo a risalire. Mi fermo al primo tratto per una foto al buco di bypass che un giorno o l’altro allargheremo.

Eccoci arrivati al punto dove abbiamo fatto campo.

Tanto per cambiare mi faccio fare una foto anche io. Indico il punto dove scaveremo oggi per vedere se c’e’ il pozzo che immaginiamo.

Ancora una foto, esageriamo! Qua il buco si vede meglio.

Qualche attrezzo sparso mentre ci organizziamo. Luca rimarra’ qua a scavare il buco, io saliro’ a proseguire la risalita.

Dopo esserci assegnati i compiti per la giornata ci attrezziamo alla bisogna e partiamo, ognuno ad attendere alla propria occupazione. Personalmente salgo in risalita finche’ sento che le forze stanno scemando. Va tutto bene ma devo lamentare la grave perdita del mio caro moschettone di rinvio. Recuperando il discensore dalla bandoliera ingombra di tutto il materiale, non chiedetemi come, il moschettone del rinvio si apre e casca di sotto. Non lo ritrovero’ piu’.

Quando decido di fermarmi sono almeno a 20 metri dalla nostra base. Faccio una bella fionda che mi permette di scendere giu’ senza altri frazionamenti. La prossima volta ci sara’ da recuperare la corda e sistemare ancora l’armo ma diciamo che per ora va benone. Stimo che per arrivare alla fine visibile della risalita mancano ancora almeno 20 metri, poi si vedra’.

Una volta sistemato tutto e dichiarata conclusa la sessione di risalita scendo a vedere cosa ha combinato Luca. Ha combinato bene! Il buco infimo di partenza ora e’ quasi praticabile. Lo aiuto a sistemare la corda per tentare la discesa. Il primo tentativo ci permette di capire dove c’e’ ancora da allargare.

Al secondo tentativo va meglio ma possiamo ancora migliorare.

Al terzo tentativo il passaggio inizia ad essere praticabile.

Luca sistema un deviatore per non far toccare la corda durante la discesa del pozzo che vede sotto di lui.

Luca mi informa che una volta tanto il passaggio sembra adatto anche alla mia stazza non proprio filiforme. Quando, dopo un tempo interminabile mi arriva la libera, mi infilo a tentare la discesa.

La partenza non e’ proprio comodissima, ma strizzandomi un poco passo e sono sulla verticale dove allarga, nulla di eclatante, ma vivibile. Inizio la discesa anche io. Sono in un pozzo verticale di circa 20 metri, largo 3 metri x 60 centimetri. Si riesce a scendere tranquillamente, l’armo fatto praticamente alla cieca va benone. Mi gusto la discesa andando a raggiungere Luca nella stretta base del pozzo.

Sotto di noi l’ennesimo stretto che dietro nasconde qualcosa di interessante ma per ora irraggiungibile. Servira’ altro lavoro. Faccio una foto anche se come al solito non rende per nulla l’idea.

Faccio anche una foto al pozzo che abbiamo appena sceso.

Anzi, facciamo 2.

Tentativo di selfie per far vedere lo stretto pertugio dove siamo assiepati Luca ed io.

Visto che siamo stanchi e molto poco potremmo ancora fare, decidiamo che la giornata puo’ terminare cosi’. Ritorniamo alla nostra base operativa e sistemiamo le robe negli zaini. Abbiamo terminato tutto il materiale “di consumo”. Solo per dire, dei 20 fix che avevamo in dotazione ne abbiamo utilizzati ben 16. Come sempre facciamo uno zaino pesante per Luca, uno piu’ leggero per me e iniziamo il lento ritorno verso l’esterno.

Scendiamo alla base della risalita, passiamo il cunicolo e poi io vado avanti e inizio a salire il P50 dando la libera a Luca dopo il primo frazionamento, quello dove le corde per salire sono due.

Mantenendoci a un frazionamento di distanza saliamo poi il P25, i saltini, il P3 e il P10 fino ad impegnare il saltino iniziale. A mezzo metro dall’esterno l’aria da piacevolmente fresca diventa pesantemente afosa e calda, ma bagnato addosso come sono quasi non mi dispiace.

Scendo all’auto e inizio a togliermi l’attrezzatura da dosso anche perche’ inizio a sentire caldo. Torno all’ingresso in tempo per fare un paio di foto a Luca mentre esce.

Sono le 7 precise quando siamo entrambi fuori. Quasi 10 ore, non male. Ci cambiamo senza fretta e facciamo anche uno spuntino.

Dopo il commento della giornata, lo spuntino e la sistemazione degli zaini nelle sacche nere anti-fango, decido di andare. Lascio a Luca l’onore di riportare a Nerone gli zaini col materiale, poi parto. Ho deciso di scendere passando per Jenne.

Alla fine le due strade quasi si equivalgono, 35 minuti ho impiegato per salire da casa di Nerone alla grotta passando per Livata, 35 minuti impiego per tornare al punto di partenza passando per Jenne. In effetti nell’ultimo tratto la strada dopo Jenne e’ un poco stretta quindi tutto sommato conviene salire passando per Livata. I miei amici lo avevano detto tutti ma io dovevo provare di persona.

Una bella giornata, faticosa, impegnativa ma divertente e proficua. Alla prossima.

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Piccola Creta – 23/08/2024

Con Luca in grotta a proseguire l’esplorazione. Supporto esterno di Gabriele e 2 amici di Luca.

La mattina arrivo con Gabriele in zona grotta e subito dopo veniamo raggiunti da Luca e i suoi amici, Lorenzo e Luca, in ordine di apparizione!

Mentre Luca ed io ci prepariamo Gabriele intrattiene gli amici con racconti e aneddoti delle grotte nei dintorni. Quando finalmente siamo pronti andiamo tutti assieme all’ingresso.

Il tempo di mettere la corda e partiamo.

Luca va avanti e affronta il primo pozzetto.

Pochi minuti e posso riprenderlo mentre affronta la strettoia di partenza del P25 (vedo dal rilievo che in realta’ e’ un P28 ma oramai l’ho in mente cosi’, speriamo la grotta non si offenda!).

Il primo tratto del P25, sul terrazzino a meta’ pozzo ricevo la libera da Luca.

Arrivo sul terrazzino in tempo per costringere Luca a fare una sosta per la foto del secondo tratto del P25.

Siamo alla partenza del P50 (anche qua ho approssimato, sarebbe un P52, ma non stiamo a sottilizzare.). Visto che Luca sta portando il peso maggiore, porta tra l’altro anche 2 bei trapani, gli lascio la scelta della corda. Prende quella rossa.

Eccolo al frazionamento iniziale.

Faccio appena a tempo a montare il discensore sulla mia corda che lui e’ gia’ partito per la discesa.

Nell’ultimo tratto del pozzo c’e’ solo una corda, quella dove sto scendendo io. Quella di Luca c’era ma e’ stata tagliata per poter fare una delle risalite, quella fatta con Elisa anni fa. Mando un saluto silenzioso a Elisa, impegnatissima col suo nuovo lavoro, mentre fotografo la corda della risalita alla base del P50.

Urlo la libera ed ecco arrivare Luca.

Senza soffermarci troppo scendiamo subito alla partenza del cunicolo dove parte la diramazione con la risalita da finire.

La corda del primo tratto di risalita.

Anche Luca esce dal cunicolo, lo aiuto col passaggio dello zaino, pero’ me ne pento subito, e’ troppo pesante!

Mentre mi sistemo Luca inizia a salire, dobbiamo cambiare gli attacchi della risalita, che ora sono in alluminio, con dei nuovi in acciaio che abbiamo portato. Un poco di esercizio con i frazionamenti non fara’ poi male al mio volenteroso ed energico amico.

Eccolo all’opera mentre io termino di sistemare le robe da portare su.

Salendo c’e’ da aggiustare l’armo fatto, togliere gli attacchi oramai inutili e proseguire la risalita fino al terrazzino che c’e’ poco piu’ in alto. Ripongo la fotocamera e mi dedico a quel che c’e’ da fare. Nel frattempo Luca termina di sistemare l’armo della parte gia’ fatta.

Arrivo fino all’attacco dove mi ero fermato la volta scorsa e mi guardo attorno, Il terrazzino dove voglio arrivare e’ un metro piu’ in alto e a 2 metri di distanza alla mia destra. Uno bravo se la caverebbe con un’arrampicata in libera, io mi accontento di sporgermi il piu’ possibile e mettere un multifix sulla parete subito sotto il bordo del terrazzino. Una volta sistemato il nuovo attacco mi sposto su di lui, mi sistemo un poco e valuto la situazione. Ci sono appigli sicuri per arrampicare fino al terrazzino, ce la posso fare. Sistemo le mie robe per minimizzare i danni nel malaugurato caso di una caduta e poi salgo i pochi centimetri che mi separano dal terrazzino. Eccomi arrivato!

Per prima cosa pianto un multifix, tanto per avere un attacco sicuro su cui allongiarmi. Ho la mia bella difficolta’ nel metterlo e, purtroppo, anche per staccare l’attrezzo con cui li avvito nella roccia. Ho fatto talmente fatica che multifix e attrezzo si sono uniti strettamente e non riesco piu’ a svitare l’attrezzo dal multix. Dopo vari tentativi inutili devo togliere il tutto dalla roccia, prendere a martellate il multifix fino a piegarlo a “L” per poi finalmente poterlo svitare dall’attrezzo. Con il successivo multifix utilizzo anche un controdado per evitare altre disavventure simili. Ho imparato una nuova cosa su come gestire questi aggeggi.

Risolto con il multifix impertinente, riprendo con l’armo. Ho fatto la cavolata di lasciar cadere la corda di risalita che ora pende sconsolata in corrispondenza del penultimo attacco messo. Per fortuna Luca viene in mio aiuto, sale, recupera la corda e me la tira.

Mi guardo attorno. L’ambiente dove siamo ha una forma che possiamo immaginare come un occhio stretto e allungato in direzione NordEst-SudOvest. Il terrazzino e’ nella parte a NordEst. Quello che la volta scorsa mi era sembrata la partenza di un meandro da vicino si rivela la punta dell’occhio che chiude. C’e’ solo una possibile prosecuzione, sulla punta dell’occhio, in fondo al terrazzino. Mi ci avvicino, e’ un buco impraticabile ma interessante. Sento chiaramente arrivarmi aria in faccia. Lo lascio a Luca per un approfondimento.

Torno al bordo del terrazzino e indico a Luca che puo’ salire, visto che e’ “di strada” gli chiedo di togliere gli ultimi 2 attacchi, che ora non servono piu’. Intanto io torno alla punta dell’occhio e faccio una breve risalita di un paio di metri, ma trovo nulla di interessante. Fisso comunque la corda su un attacco naturale nel caso anche Luca avesse curiosita’ di salire a vedere.

Nel frattempo Luca e’ salito a raggiungermi, gli racconto cosa ho scoperto finora e lo aggiorno sulla mia intenzione di chiamare questo primo tratto di nuova grotta: “Risalita Tommolino” in onore del mio nipotino che proprio stamane deve subire una piccola operazione.

Luca inizia subito lo scavo alla punta dell’occhio. Mentre lui si accanisce sulla roccia tenace io pianto un fix per doppiare l’armo di arrivo al terrazzino. Completo l’opera scendendo a recuperare gli altri attacchi intermedi non piu’ necessari e recuperare cosi’ della corda, sempre utile.

Dagli scavi di Luca arrivano notizie confortanti…ma non troppo. Mi conferma l’arrivo di aria, infatti lamenta che la polvere del trapano gli arriva in faccia mentre lo usa. Inoltre spostando i primi sassi ritrova un mucchietto di ossa. Purtroppo la roccia e’ molto compatta e il trapano puo’ poco o nulla. Ma lui continua a provarci con impegno.

Breve pausa di riposo durante lo scavo. Io nel frattempo mi dedico a proseguire la risalita. Prendo quel che mi serve e parto. Sistemo la nuova corda che abbiamo portato sul doppio attacco che ho appena sistemato e poi mi sposto verso sinistra mettendo un nuovo fix. Noto che fatica non poco ad entrare nella roccia e la testa del fix si deforma parecchio, ma per ora non me ne preoccupo e proseguo.

Con l’aiuto della luce di Luca illuminiamo piu’ possibile il pozzo da risalire. E’ un bel pezzo da fare, ci vorra’ pazienza. Inizio a spostarmi lateralmente piantando altri fix, sempre piu’ a fatica. Penso sia colpa mia per non pulire a dovere i fori prima di metterci il fix dentro. Non mi fa sospettare nulla nemmeno il fatto che per ogni foro impiego un paio di minuti per completarlo.

Arrivo al bordo opposto dell’occhio, ora devo salire. Inizio a fare un buco in alto, tento poi di metterci un fix. Nulla da fare, per quanto io martelli con passione e accanimento lui entra per un paio di centimetri poi rimane inamovibile. Dopo almeno 5 minuti di estenuanti tentativi rinuncio e provo a fare un altro foro. Metto un altro fix…stesso risultato. Ancora non capisco quale sia la causa di questo inconveniente, la attribuisco a una mia imperizia. Chiamo Luca, distraendolo dallo scavo, e gli chiedo per piacere di passarmi la sua mazzetta. Con i metodi forti riesco a piantare finalmente il secondo fix e mi ci appendo. Sono sfinito.

Finalmente mi convinco a guardare con tutta l’attenzione del caso quale possa essere la causa di queste difficolta’, troppe per essere causate solo dal mio operato. Si tratta della punta del trapano. Guardandola con attenzione mi accorgo (finalmente) che alla punta…manca la punta! In pratica stavo facendo buchi da 7mm o anche meno, per forza che i fix non entravano.

Con l’aiuto dell’iper-paziente Luca faccio il cambio della punta e proseguo. Ora in effetti fare il foro e’ questione di un attimo e i fix entrano che e’ un piacere, purtroppo sono le mie braccia ad aver terminato la carica. Arrivo per tigna fino a una minuscola cengia dove stare comodo e sistemo 2 fix con altrettanti attacchi da cui ripartiremo la prossima volta.

Scendo cercando di liberare gli attacchi intermedi ma purtroppo il martellio selvaggio ha rovinato l’impanatura dei fix e tentando di svitare il dado quello si blocca e il fix a girare su se stesso. Risultato, 2 piastrine perse. Con le pive nel sacco scendo a raggiungere Luca.

Lo trovo impegnatissimo a scavare. Lo sento sbuffare perche’ la roccia in quel punto e’ molto compatta e se ne frega altamente delle sue martellate. In compenso pero’ ha liberato abbastanza per attivare la sonda speleologica per eccellenza, il lancio del sasso in un sospetto pozzo. Gliene fornisco un paio abbastanza grossi e tondi e lui esegue il lancio. Silenzio assoluto mentre contiamo secondi e rimbalzi del sasso sulle pareti del presunto pozzo…1…tump…2…3…tump…tump…4. Visti i rimbalzi sulle pareti (che ho cercato di rendere con “tump”), Luca ed io ci guardiamo con soddisfatta sorpresa. Luca tenta con altri sassi e abbiamo circa lo stesso riscontro. Soddisfacente, direi. Fatta la tara dei vari rimbalzi stimiamo un pozzo abbastanza ampio da almeno 20 metri, se non 30.

Luca prende un attimo di riposo mentre vado pure io a curiosare nel buco. Provo col martello, provo col trapano, ma anche io risolvo nulla, mi devo accontentare di urlarci dentro per sentire un bel rimbombo. Sappiamo oramai che il rimbombo di un urlo non e’ conclusivo, ma aggiunto alla prova del sasso fa ben sperare.

Dopo il mio tentativo di scavo lascio di nuovo il campo a Luca e vado a terminare con il recupero del materiale usato per la risalita e la sistemazione della corda. Provo a togliere l’ultimo attacco non piu’ utile ma nulla da fare, anche lui con la filettatura rovinata. Provo a svitare sforzando molto con la chiave, finche’ il fix incredibilmente si spezza. Rimango senza parole per qualche secondo poi documento facendo una foto al moncone di fix che mi e’ rimasto in mano, una cosa bruttissima da vedere. Pero’ almeno ho recuperato la piastrina!

Siamo stanchi tutti e due, si e’ fatto tardi, e’ decisamente l’ora di ritornare. Sistemiamo quello che dobbiamo riportare indietro, facciamo qualche altra foto al pozzo che prima o poi risaliremo e poi andiamo.

Vado avanti per primo, Luca mi segue. Facciamo sosta alla base della risalita per bere e fare un veloce spuntino, poi proseguiamo.

Dopo il cunicolo che ci riporta alla base del P50 ricordo di fotografare il punto “31” del rilievo, mi sara’ utile per agganciare al rilievo vecchio la nuova parte. Nel passare il cunicolo Luca sposta il mio zaino e si meraviglia perche’ e’ leggero. In effetti il suo e’ molto piu’ pesante, ma e’ normale lui ha un terzo della mia eta’ quindi deve portare un peso almeno il triplo del mio, per fare allenamento!

Il P50 inizio a salirlo io, al frazionamento urlo la libera cosi’ Luca puo’ salire. Come penso sempre, dobbiamo portare uno spezzone di corda per doppiare anche gli ultimi metri di pozzo. Un giorno lo faremo. Sopra al P50 mi fermo un attimo a riprendere fiato e aspettare Luca ma dopo nemmeno 5 minuti inizio a sentire freddo, faccio una foto ai sassolini neri che adornano la grotta, dicono essere i residui di una qualche attivita’ vulcanica di chissa’ quando.

Il freddo mi convince a ripartire. Mi sono anche ricordato che salendo ci sono un paio di punti da rivedere con piu’ attenzione. Il primo sembra nulla di che.

Il secondo sembra essere piu’ interessante ma tocco nulla perche’ eventuali sassi andrebbero dritti addosso a Luca.

Alla fine del P25 urlo la libera a Luca che oramai sento sotto di me. Visto che tutto procede continuo a salire senza fretta fino ad arrivare all’uscita dove, con disappunto, trovo a d accogliermi la pioggia con un’aria calda e umida. Per fortuna la pioggia non e’ fortissima e poi i nostri amici sono gia’ qua di ritorno dalle loro passeggiate.

Recupero i miei vestiti e inizio a cambiarmi. Tempo un quarto d’ora arriva anche Luca. Ha imprecato a lungo contro il suo zaino che, ci racconta, si incastrava dappertutto.

Una foto alla punta del trapano maledetta. Non e’ a fuoco, ma nemmeno quello si merita!

La pioggia si placa mentre terminiamo di cambiarci, sistemare e suddividere il materiale e raccontarci vicendevolmente cosa e’ successo in questa giornata. Loro che sono rimasti fuori hanno potuto fare ben poco a causa della pioggia, ma si sono consolati con un buon pranzo. Noi li aggiorniamo delle novita’ della grotta, poca roba per ora, ma interessante.

Come sempre la grotta si concede poco per volta, ma noi abbiamo pazienza. Alla prossima.

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Miesole 19/08/2024

Una veloce visita a grotta Miesole con Giuseppe. Continuiamo con le uscite speleo poco impegnative, ottime per un periodo di vacanza.

Dopo esserci preparati, si parte con i gesti di pace e saluto da parte di Giuseppe.

Siamo qua per scendere il pozzo, ma anche per rivederne l’armo dopo il crollo dell’enorme albero da cui si faceva partire di solito. Faccio subito il prepotente quindi rubo gli attacchi a Giuseppe mentre lui sistema la corda all’albero per il traverso e vado. Nel frattempo lo vedo che armeggia col GPS per riprendere il punto della grotta.

Armo il traverso e do anche una ripulita sul camminamento togliendo una grossa radice marcia e ricoperta di muschio. La partenza della discesa non presenta problemi, ci sono giusto 2 fix dal bell’aspetto e li utilizzo. I guai vengono dopo, nel cercare un armo che vada sulla verticale. Dopo una lunga ricerca col martello con le rocce intorno a me che suonano “fesso”, trovo un angolino che sembra buono e lo uso. Il secondo attacco sara’ l’albero a “L”, quello solito. Ho voluto doppiare l’albero perche’ Giuseppe lo ha visto muoversi eccessivamente, meglio non rischiare.

Una volta ottenuta una buona partenza, metto via la corda di Giuseppe e prendo la mia, nuova nuova. La usero’ oggi per la prima volta.

Dopo aver risolto la partenza scendo difilato fino alla sella dove mi sembrava ci fossero degli attacchi comodi. Ho qualche difficolta’ per scendere perche’ la corda , filata nello zaino, e’ al suo primo utilizzo e ne esce tutta aggrovigliata. Sciolta la matassa intricatissima che si e’ formata la tiro fuori tutta dallo zaino e la lascio pendere per il pozzo. Ora posso proseguire la discesa. Arrivo alla sella ma evidentemente ricordavo male perche’ alla sella non trovo alcuna traccia di attacchi. Con un sospiro avverto Giuseppe di portare pazienza e risalgo fino a raggiungere 3 fix in linea che avevo visto qualche metro sopra.

Sotto di me vedo che la corda passa vicino ad altri attacchi. Quasi sicuramente quelli che sto mettendo ora si possono evitare, ma li metto ugualmente cosi’ da permettere anche a Giuseppe di fare qualcosa.

Sistemo 2 attacchi sui primi 2 fix e metto la corda. Vorrei mettere un attacco di servizio sul terzo fix ma lui decide di girare su se stesso mentre tento di stringere il dado. Per fortuna riesco a recuperare la placchetta e poi batto il fix dentro la roccia per impedire ad altri di vivere la mia stessa disavventura.

Una volta sistemato tutto per bene urlo a Giuseppe di raggiungermi e proseguire lui con l’armo, cosi’ mi sentiro’ meno egoista. Pochi istanti e lo vedo arrivare.

Gli passo il materiale e lui prosegue andando a sistemare il fix subito sotto.

Dopo aver sistemato il frazionamento, Giuseppe prosegue con la discesa. Arrivato quasi in fondo pero’ mi urla che ha il dubbio che la corda non arrivi in fondo al pozzo. Continua la discesa per andare a verificare. Qualche secondo e sembra arrivare a toccare terra. Arriva a malapena, ma arriva. Parto per raggiungerlo lasciando tutta la roba pesante agganciata ai moschettoni dell’armo. Arrivato al frazionamento sotto, per sicurezza recupero qualche centimetro di corda e poi proseguo la discesa.

Un saluto al pozzo e al caldo esterno. Ora qua e’ ben fresco.

La sella vista dal basso, senza gli attacchi che ero sicuro ci fossero.

Giuseppe intanto e’ gia’ in perlustrazione nell’ampia sala alla base del pozzo. Mentre scendo alcuni tuoni annunciano la pioggia, che inizia a cadere vigorosamente mentre vado giu’.

Arrivo a terra e scendo l’imponente cono detritico per arrivare alla base della sala. Vado a dare uno sguardo alla nicchia dove dovrebbe arrivare la seconda diramazione del pozzo. Di solito qua, quando e’ periodo, si possono incontrare centinaia di pipistrelli. O almeno era cosi’ una decina d’anni fa, ora non se ne vede traccia, se non per lo spesso strato di guano per terra..

Esco dalla nicchia e raggiungo Giuseppe.

Iniziamo a fare un giro tutto intorno al bordo della sala. Sfrutto la luce di Giuseppe per ricavare qualche foto.

Il cono detritico su cui si arriva.

Una zona di concrezioni con una bella colonna.

Fango lavato via dallo stillicidio rivelando le pietre sotto.

Tracce di uno scavo, fatto chissa’ da chi. Magari porta da qualche parte, in una zona nuova ma oggi non lo scopriremo. Passiamo oltre.

La partenza dei cunicoli fangosi che portano alle zone nuove.

Ancora foto al cono detritico da varie angolazioni.

Ritorniamo nei pressi della nicchia.

Giuseppe va a buttarci un occhio.

Io inizio a sentire freddo, posso scegliere tra cambiare maglia o iniziare a risalire. Scelgo la seconda opzione e inizio a risalire il cono detritico. A meta’ incontro un ranocchio…sara’ mica quello di Grotta Scura che mi ha magicamente seguito?!? Non faccio a tempo a chiederglielo che quello salta via sdegnosamente e scompare in un buchetto. Lo lascio in pace.

Mi preparo a salire.

Giuseppe mi raggiunge sopra al cono e io ne approfitto.

Passato il frazionamento urlo la libera e Giuseppe arriva fulmineo.

A qualche metro dal secondo frazionamento il caldo mi avvolge nella sua morsa facendomi rimpiangere il leggero freddo accusato qualche momento fa. In compenso pero’ ora non piove piu’.

Giuseppe attende con pazienza che io liberi la corda.

Ecco il “nuovo” armo del pozzo. Va ancora bene, ma ad essere scrupolosi il nodo della fionda andava tirato su di qualche centimetro.

Passo il frazionamento poi mi metto comodo per riprendere la salita di Giuseppe.

Vado avanti uscendo dal pozzo e lo aspetto mentre disarma.

Fuori da pozzo sistemiamo le corde e poi saliamo all’auto. Un’uscita tranquilla e rilassante, ho rivisto con piacere questa grotta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Miesole 19/08/2024

Vorgozzino -18/08/2024

Dopo tanti anni, una visita, la mia prima visita, al fondo del Vorgozzino con Barbara, Roberta, Claudio,Simone,Giuseppe.

Ci incontriamo a Civitella del Lago e poi andiamo al casolare dove i proprietari, oramai amici di Giuseppe, ci lasciano parcheggiare. Iniziamo subito prepararci.

Una volta pronti facciamo la passeggiata fino all’ingresso della grotta e attendiamo che Giuseppe sistemi la corda per l’ingresso.

Dopo aver sistemato la corda Giuseppe inizia la discesa. Io lo seguo subito per sfuggire al caldo aggressivo. Entro solo per il primo tratto, poi saluto Giuseppe e aspetto gli altri amici.

Eccoli che arrivano. Per prima arriva Roberta ma dopo il primo pozzetto si ferma per far passare avanti Barbara. Anche io mi faccio da parte per farla passare a seguire Giuseppe.

Saluto anche lei mentre inizia la discesa.

Faccio segno a Roberta che puo’ raggiungermi facendo attenzione a non tirare robe in testa a chi e’ gia’ sceso.

Intanto arriva anche Claudio, nuovo acquisto del GSCO, con l’ultimo corso fatto dal gruppo.

Ecco Roberta, pronta alla discesa.

Inizio a scendere anche io, seguito a un frazionamento di distanza da Roberta. Claudio e Simone chiudono la fila. Da sotto arriva l’informazione che ci attendono ben 12 frazionamenti per discendere questo maestoso P90. Faccio qualche foto sotto di me a Barbara e Giuseppe.

Per par condicio ne faccio anche una a Roberta che e’ sopra di me.

Proseguiamo la lenta discesa e ad ogni sosta per un frazionamento faccio qualche foto.

A meta’ pozzo la verticale del pozzo si sposta di qualche metro. Abbiamo quasi raggiunto Barbara che dopo il traverso sta riprendendo la discesa.

Proseguo la discesa con foto durante le soste.

In questo tratto della discesa incontriamo alcune diramazioni, una di queste e’ quella che porta alla risalita “storica” terminata da Giuseppe, quella che ha inaugurato il “Giro di Peppe” e la nuova stagione di esplorazioni.

Proseguiamo la discesa.

Siamo in vista del fondo, Giuseppe e Barbara sono gia’ arrivati.

Arrivo anche io. Sono quasi emozionato a toccare il fondo del pozzo dopo tanti anni. Mi ero scordato che c’e’ un altro pozzo con il sifone finale. Vado a dare uno sguardo e osservo Giuseppe mentre armeggia con la pompa per svuotare il sifone.

Rimango sopra al livello del sifone, un po’ perche’ non c’e’ troppo spazio laggiu’ e poi perche’ non mi attira troppo infangarmi, sono in vacanza anche dal fango!

I zanzaroni qua sotto?!? Boh, non dovrebbero stare vicino all’ingresso? Avranno caldo anche loro!

Scende Claudio e ne approfitto per fargli un paio di foto, finora e’ rimasto distante.

Risalgo alla base del pozzo. Risale anche Giuseppe e poi parte subito per ispezionare una risalita.

Roberta, viene nominata sul campo strettoista e viene incaricata di dare uno sguardo alla zona dopo il sifone, appena svuotato. Torna con un po’ di fango sulla tuta e un nulla di fatto, troppo stretto. C’e’ ancora tanto lavoro da fare, ma la pazienza di Giuseppe e’ infinita.

Giuseppe continua la sua risalita.

Roberta torna dal sifone svuotato.

Mentre loro operano io, che inizio a sentire freddo, mi cambio maglietta e faccio uno spuntino. Giuseppe intanto ha terminato la sua salita ed e’ arrivato ad una cengia interessante. Probabilmente sara’ oggetto di future visite da parte sua.

Terminato quel che si doveva fare sul fondo, iniziamo a risalire il P90. Un’ottima occasione per tentare qualche foto. Simone parte per primo, seguito da Roberta. Dopo di me salira’ Claudio mentre Barbara e Giuseppe da bravi padroni di casa si fermeranno a sistemare prima di affrontare a loro volta la salita.

Fotografi all’opera.

Proprio un bel pozzo, non c’e’ che dire.

Inizio a salire anche io, continuando a scattare foto durante le soste per riprendere fiato.

Mi fermo anche alla diramazione, quel buco in mezzo al pozzo. Mi sporgo dentro e scatto qualche foto che pero’ non mostrano molto.

Arriviamo alla cengia, dove la verticale del pozzo si sposta di qualche metro. Simone e Roberta si fermano a riposare.

Mentre li raggiungo ne approfitto per fare foto anche a Claudio, che mi segue.

Riprendiamo la salita con foto.

Claudio si e’ fermato alla cengia e attende che Barbara e Giuseppe lo raggiungano.

Intanto anche io arrivo in vista della partenza del pozzo. Simone e’ quasi fuori, Roberta sta passando l’ultimo frazionamento del P90.

La raggiungo mentre sale verso il pozzo d’uscita.

Il tempo di passare anche io l’ultimo frazionamento e Roberta e’ scomparsa fuori.

Nel sistemare la corda salva-Barbara tiro giu’ un sasso che prende proprio Barbara, per fortuna senza conseguenze. Mentre salgo per arrivare al pozzo d’uscita vengo raggiunto da Claudio.

Tutti fuori!

Una farfalla dalla forma particolare. Somiglia tanto alle farfalle che vidi a Rodi tanti anni fa, solo che la’ erano migliaia e formavano uno spettacolo incredibile.

Riprendiamo fiato, le nostre robe e prendiamo la strada per raggiungere le auto. Visto che Simone non l’ho importunato abbastanza, gli dedico un paio di scatti.

Una foto di gruppo ci voleva proprio.

Una visita al Vorgozzino scendendo finalmente fino al fondo. Un’uscita semplice e rilassante, adatta per questo periodo di vacanze. Mi e’ piaciuta proprio. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Vorgozzino -18/08/2024

Grotta Scura -14/08/2024

Con Gabriele prima alla risorgenza per controllare la presenza dei gamberi rossi della louisiana e poi un giro passando per l’inghiottitoio.

Arrivati al punto dove si lasciano le auto iniziamo a prepararci, incuranti del caldo asfissiante.

Si parte, carichi come muli. Per prima cosa andremo alla risorgenza a controllare se per caso i gamberi rossi della Louisiana sono arrivati ad infestare questa grotta. Prendiamo per il sentiero in discesa.

Lungo strada troviamo anche un buco che potrebbe essere interessante ma ce lo lasciamo per dopo. A un cancello di legno prendiamo il sentiero in discesa in direzione opposta al precedente. In breve siamo sopra la risorgenza ma il sentiero per arrivarci ci sembra troppo scosceso per poter scendere senza problemi.

Qualche metro prima avevo notato una diramazione del sentiero, lo dico a Gabriele che subito va in esplorazione avvertendomi poi di raggiungerlo.

Passo tra rovi e farfalle.

Arrivo sul fondo del fosso poi giro a sinistra in direzione della risorgenza. Raggiungo Gabriele.

Ancora un poco e ci siamo. Eccoci arrivati alla risorgenza, ovvero, la risorgenza e’ a una decina di metri sopra di noi, lassu’.

Del torrentello che l’anima ora rimane solo questa pozza che non sembra recare tracce di gamberi di alcuna specie.

Esaminiamo il posto, ma sicuro che con un salto del genere i gamberi non arriveranno mai a popolare la grotta.

Un pezzo di roccia, travertino, credo.

Fatta la nostra ricognizione cerchiamo la maniera per tornare indietro, possibilmente senza rifare il giro dell’andata. La discesa impervia che ci aveva impressionato all’andata vista da sotto sembra fattibile. La tentiamo. Con qualche sforzo riusciamo a salire.

Tra uno sbuffo e un sospiro arriviamo al cancello di legno per riprendere il sentiero principale.

Ripassiamo per il buco interessante e facciamo sosta li’ per darci uno sguardo, bere e riprendere fiato.

Una rapida scavata ci fa decidere che non vale molto la pena di proseguire.

Ci dedichiamo quindi a riprendere fiato approfittando di un filo d’aria fresca che passa in questo momento.

Ripreso il cammino ritorniamo sulla strada e prendiamo dalla parte opposta dove con pochi passi siamo in vista dell’inghiottitoio.

Col miraggio di un poco di fresco scendo subito giu’ a dare uno sguardo, senza curarmi se Gabriele mi stia seguendo o meno. Arrivo alla grotta e inganno l’attesa facendo qualche foto all’ampio ingresso.

Non vedendo arrivare il mio amico poggio in terra le mie robe e vado a vedere cosa sia successo. Lo trovo disteso a terra, non sopporta questo caldo e ha deciso di riposare all’ombra. Dice che mi aspettera’ qua. Gli rubo la corda e riscendo alla grotta per un rapido giro.

Ora che ho tutto il necessario armo il pozzo e vado a fare un giro per il meandro con l’intenzione di arrivare alla risorgenza.

Alcune dolicopode belle cicciotte scappano al mio arrivo.

Lo stretto pertugio che dovrebbe portare alla parte alta della grotta, magari un altro giorno provero’ a percorrerlo.

Poco piu’ avanti si intravede l’uscita della risorgenza.

Ranocchietto per belle speleo-principesse!

La risorgenza prima e dopo la pozza.

La grotta e’ meno sporca di quel che ricordavo, ma ancora qualche rifiuto ingombrante c’e’.

Pian pianello esco e vengo di nuovo aggredito dal caldo asfissiante. Sono proprio sopra a dove eravamo poco fa.

Torno indietro verso il fresco facendo a ritroso la strada dell’andata.

Tentativo di foto artistica.

Foto sparse per il meandro con tracce di copertone di camion.

Eccomi sotto al pozzo.

Salgo veloce, disarmo e poi mi avvio, salutando con un sospiro il fresco della grotta. Vado a vedere cosa ne e’ stato di Gabriele.

Lo trovo dove l’avevo lasciato ma quasi del tutto ripreso dal colpo di calore. Meno male. Gli racconto brevemente cosa ho visto poi insieme torniamo alla macchina. Un giro breve, caldissimo ma interessante. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Scura -14/08/2024

Roccarello – 13/08/2024

Con Luna. Una breve ricognizione per ritrovare l’ingresso delle grotte di Roccarello e Roccarello alta e cercarne altre.

Intanto ne approfitto per mostrarvi una vecchia bozza di rilievo in pianta della grotta di Roccarello che avevo proprio dimenticato.

E ora vi racconto…approfittando del fresco della mattina io e Luna ce ne andiamo sopra Calvi a ricercare la grotta di Roccarello visto che di recente il G.S.S. ha ripreso le attivita’ in quella grotta. Per prima cosa la cerco facendo affidamento sulla mia memoria ma fallisco miseramente. Quando anche Luna inizia a guardarmi dubbiosa mi rassegno, cerco le coordinate inviatemi da Piero, le inserisco nel GPS e riprendo la ricerca.

Sono andato molto avanti, come sospettavo. Scendendo incontro un pozzo a cui dedico un paio di foto.

Trovato il sentiero d’accesso e anche l’ometto che Piero mi aveva detto di cercare. Passando in macchina non lo avevo proprio notato.

Mi preparo velocemente con Luna che mi gira intorno fremente. Davanti al sentiero mi perdo un minuto nei ricordi. Nella mia ultima visita il bosco era di querce alte e sotto il terreno era sgombro, dalla strada quasi si vedeva l’ingresso della grotta. Ora e’ una selva intricatissima, probabilmente il frutto di un disboscamento selvaggio. Complimenti per l’opera.

Meno male che i miei amici la volta scorsa hanno fatto un superbo lavoro per aprire un sentiero che portasse alla grotta. Pochi metri e ci sono. Anche qua, a parte l’angolo di roccia con l’ingresso alla grotta non c’e’ piu’ traccia del bosco che ricordavo. Ora e’ tutto un intrico di rami e spini. L’ingresso e’ sempre chiuso da una grata e soffia una bella aria fredda.

Dopo lo spiazzo dell’ingresso il sentiero continua, i miei amici avevano parlato di aver raggiunto anche la grotta di Roccarello Alta. Provo a seguire il sentiero, con Luna che e’ interessatissima.

Ecco Roccarello Alta. Anche lei soffia, con meno veemenza della sorella ma comunque ben avvertibile.

Andare ancora in giro con tutti questi rovi non mi sembra consigliabile quindi, con rammarico di Luna, torniamo indietro. Passando una foto di saluto a Roccarello.

Riprendo l’auto e scendo di qualche centinaio di metri, fino a dove il bosco riprende una forma transitabile. Parcheggio e per la gioia di Luna andiamo a fare un giro.

Il giro termina dopo una mezz’ora quando sbuchiamo in una zona disboscata di fresco, un’altra zona destinata a diventare un intrico inestricabile di rovi. Controllo sommariamente senza trovare altro che i probabili resti di un forno per la calce.

Riprendiamo l’auto e torniamo verso casa. Sotto Calvi faccio una breve sosta per riprendere il nome dell’eremo di San Girolamo. Nel fosso qua sotto ci sono un paio di grotte di cui riprendere i punti…per chi ne avesse voglia.

Sulla strada per Montebuono incontriamo la cava, il cancello e’ aperto quindi accosto l’auto per andare a dare uno sguardo ai buchi in parete.

Sono carini ma non c’e’ un filo d’aria a renderli veramente interessanti. Riprendiamo la strada di casa.

Ecco il Pretaro, ovvero “O bucu du ventu” come lo chiamano (a meno di storpiature introdotte da me!) a Montebuono. Faccio una foto e dedico un pensiero a Mirko, che in questa grotta ha trovato pace, da speleologo. R.I.P..

Giusto una passeggiata per prendere il fresco della mattina. Alla prossima.

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