Grotta Chiara – 15/11/2025

A fare speleologia escavatoria con Chiara, Irene, Giorgio e Mauro.

In realta’ prima di oggi il buco trovato da Chiara anni fa non poteva chiamarsi grotta e inoltre la grotta non avra’ questo nome quando la inseriremo a catasto, pero’ l’avevo chiamata cosi’ sul mio GPS e in attesa del nome definitivo penso possa andare.

La mattina, dopo tutte le soste canoniche, arriviamo alla fine della strada sterrata che ci permettera’ di arrivare alla nostra meta con un minimo di salita in meno. In una mezz’ora siamo pronti a partire.

Affrontiamo con baldanza il primo tratto di sentiero che procede quasi in piano per un lungo tratto, fino alla confluenza con quello che passa per la captazione di acqua di mezzavalle.

Arrivati alla confluenza dei sentieri inizia un tratto in salita che ci portera’ prima fuori dal bosco e quindi alla sella dell’Ardicara o Mezzavalle (cosi’ recita la palina informativa a inizio salita).

I miei amici avanzano a un passo decisamente troppo spedito per le mie possibilita’ attuali, quindi mi ritrovo a seguirli a distanza. Sono sempre stato fiero del mio passo “da montanaro” ma sempre di piu’ devo prendere atto che col passare degli anni molto e’ cambiato, devo adattarmi. Questo toglie nulla alla gioia di una bella passeggiata tra i boschi in montagna e per di piu’ alla ricerca di grotte. Rimane il fatto che devo rassegnarmi a fare l’ultimo della fila ma posso sopportarlo, anzi forse e’ pure meglio.

Usciti dal bosco incontriamo il tronco cavo dove e’ tradizione fare una foto, ne ho tante e di tanti amici, una volta di queste ne faro’ un collage.

Dopo la gradita sosta per le foto riprendiamo il cammino.

In breve riprendo il ritardo sul gruppo che avevo in precedenza ma, come ho detto, non me ne faccio un cruccio. Devo anche imparare a fermarmi quando voglio guardarmi attorno alla ricerca di buchi, per consultare il GPS o per fare una foto. Questo porta via altro tempo ma e’ diventato indispensabile perche’ altrimenti rischio rovinose cadute.

Alla sella Mauro ci saluta, lui non e’ interessato alle grotte quindi salira’ sul Semprevisa poi ci raggiungera’ alla grotta, un bel giro. Ci lasciamo con la raccomandazione di prendere il punto di eventuali grotte o buchi promettenti che dovesse incontrare.

Noi svoltiamo a destra ricordo che in questo tratto di bosco una volta con Cristian, persi nella nebbia, abbiamo trovato una possibile grotta. Ho scritto tutto nella relazione scritta a quel tempo “Grotta Pedroni – 07/02/2016“, tra l’altro ci sono anche un paio di foto della supposta grotta. Naturalmente mentre salgo non riesco a trovarla. Propongo ai miei amici di riprovarci al ritorno.

Siamo quasi in cima alla salita. Noi continuiamo a seguire il sentiero che piega a sinistra.

Mi fermo a dare uno sguardo verso destra, verso Grotta Pedroni. Solo il tempo di un rapido ricordo di quando venni qua con Gianni e Maria che mi mostrarono vari buchi, tra i quali anche quello che diventera’ grotta Pedroni (Grotta Pedroni – 11/05/2014).

Dopo la breve sosta in ricordo di Gianni riprendo il cammino, ho gia’ accumulato un buon ritardo rispetto ai miei amici e inoltre camminando mi fermo spesso ad ammirare le possenti formazioni rocciose alla mia destra. Tenendo fede al proposito di fermarmi quando osservo qualcosa, rapidamente vedo che il gruppo scompare dietro la prima curva del sentiero.

Li ritrovo che sono gia’ al buco da esplorare oggi, impegnati nei preparativi. Il punto GPS che mi aveva dato Chiara punta al lato opposto dell’ampia conca dove siamo. Commento questa cosa mentre posiziono il GPS nei pressi dell’ingresso per riprendere il punto con maggiore precisione nella speranza che da buco diventi grotta.

Ancora con la stessa speranza prendo una foto dell’ingresso.

Quella panoramica non lo e’ per niente, dovro’ rifarla.

Ne faccio anche una dentro al buco. Ci sono molte foglie e rami che intralciano il passaggio. Mentre vado a prepararmi anche io chiedo loro se intanto possono iniziare a dare una pulita.

Subito Chiara raccoglie l’invito entra e, con l’assistenza esterna di Irene e Giorgio, in breve rendono pulitissimo l’ingresso.

Dopo la pulizia Chiara valuta di poter passare oltre il punto stretto per vedere meglio il pozzetto che si intravede oltre. Esce un attimo per indossare l’imbragatura e rientra. Con pazienza e determinazione passa lo stretto e arriva al pozzetto, non sapendo come possa essere le facciamo sicura con una corda assicurata al vicino albero. Purtroppo l’esplorazione di Chiara non porta informazioni confortanti. Il pozzetto e’ abbastanza stretto da essere disarrampicabile, scende di circa 3 metri e poi sembra chiudere. In fondo al pozzetto Chiara trova traccia di qualcuno che ha gia’ lavorato a questo buco abbandonandolo pero’ al suo destino, ci informa anche che sul fondo un minuscolo buco soffia aria. Ci sara’ tanto lavoro da fare, ci consoliamo col fatto che almeno e’ gia’ catastabile, anche se con la misura minima.

Dopo Chiara entro io per tentare di allargare il punto stretto e renderlo piu’ comodo. Trovo quasi tutta roccia compatta, difficile da attaccare con la mazzetta. Riesco a trovare delle rocce abbastanza fratturate sulla sinistra. Saggiando con la mazzetta suonano “vuote”, le attacco usando mazzetta, scalpello e piede di porco. Riesco a staccarne alcun pezzi. Il grosso si muove ma serve ancora allentarlo meglio per riuscire a toglierlo. Mi fermo dal proseguire perche’ in uno dei tentativi mi cade a terra il piede di porco e non riesco a piegarmi abbastanza per riprenderlo. In fondo questo non e’ un male perche’ se lo tolgo dalla sua sede non e’ detto che si riesca poi a estrarlo da dove cadra’, e’ troppo grosso. Visto che ho piacere che anche Irene e Giorgio vadano a visitare la nuova grotta me ne esco con le pive nel sacco per fare posto ai miei amici.

Entra per primo Giorgio, gli cedo la fotocamera perche’ documenti il pozzetto. La strettoia lo impegna un poco ma alla fine passa.

Dopo di lui entra Irene, non credo si accorga nemmeno della strettoia! Anche a lei cedo la fotocamera per fare qualche foto.

Ecco Irene che esce sorridente dalla sua, credo, prima esplorazione in grotta.

Mentre Giorgio e Irene erano in esplorazione io me ne sono andato a fare un breve giro nei dintorni, ci sono molti punti che mi incuriosiscono. La mia curiosita’ viene premiata poiche’ trovo un buco promettente. Peccato che non ho con me la fotocamera.

Quando Irene esce sono tornato alla base e convinco tutti a venire a dare un’occhiata. Il nuovo buco appassiona anche loro, li lascio che iniziano a scavare per ripulire il buco dalle foglie e da alcuni sassi che intralciano la visuale.

Nel fare il primo giro ho trovato anche una grotta, gia’ conosciuta, a pochi passi da questo nuovo buco. Chiara mi dice che poco piu’ avanti, sul sentiero ce ne sono altre, riprendo il mio giro per vedere se le trovo.

Arrivo avanti nel sentiero per almeno 200 metri ma senza trovare alcunche’. Quando arrivo al punto piu’ in alto e vedo che il sentiero prosegue in discesa, abbandono la ricerca e torno indietro.

Ho in mente di far esercitare un poco Irene e Giorgio con l’attrezzatura e la grotta che ho trovato sembra adatta allo scopo. Giorgio ha fatto una grotta dopo aver finito il corso ma Irene ancora no, in ogni caso un ripasso non fara’ loro del male. Li chiamo entrambi e mostro loro la grotta. Chiara e Mauro, che nel frattempo ci ha raggiunti, proseguono con lo scavo di pulizia del nuovo buco. Io, mentre li aspetto, riprendo il punto di questa grotta col GPS.

Mentre Irene prende in prestito l’attrezzatura di Chiara e inizia a indossarla, mostro a Giorgio alcune cose utili per armare. Quando Irene torna tutta bardata la metto subito al lavoro per fare un bolina attorno all’albero per partire con l’armo.

Mostro poi a tutti e due il celeberrimo “nodo delle guide con frizione” detto anche “nodo Savoia” o, per gli amici, semplicemente “otto”. Spiego loro che come nodo puo’ essere ritenuto il “coltellino svizzero” per l’armo, ci puoi risolvere la gran parte delle esigenze d’armo. Mostro loro come confezionarlo e poi spedisco Giorgio in grotta a proseguire l’armo. Abbiamo solo una corda da 30 m quindi non andremo lontani, pero’ immagino che sara’ comunque una bella esperienza per loro.

Mentre sono dietro a seguire l’operato di Giorgio Irene mi chiede la fotocamera e mi scatta una foto. La ringrazio cosi’, almeno per stavolta, figuro anche io.

Giorgio scende, sistema un deviatore alla sua destra perche’ la grotta prosegue alle sue spalle piegando a sinistra.

Chiara termina il lavoro di scavo e pulizia del buco nuovo. E’ entrata a faccia in avanti con una corda legata al piede affidando la sua uscita alle capaci braccia di Mauro. Il buco, come sempre, stringe e curva a sinistra. Sembra soffi aria.

Quando Chiara ci raggiunge siamo al punto in cui Giorgio ha armato un frazionamento in cui potersi fermare in sicurezza e lasciare la corda libera per Irene. A breve potra’ scendere anche lei.

Chiara inizia a seguire le avventure dei nostri due amici e io volentieri le lascio il mio posto in prima fila perche’ possa dare una mano a Irene nella discesa. Io mi sgranchisco un poco le gambe facendo un altro rapido giro di perlustrazione.

Quando torno trovo che Irene ha fatto la sua discesa ed e’ pronta per risalire, le faccio un paio di foto ricordo.

All’ingresso della grotta c’e’ un sacchetto di carboni attivi. Probabilmente un tentativo di tracciamento fatto da chissa’ chi. Per sicurezza indico a tutti di non toccarlo per evitare di “contaminarlo”.

Ora e’ il momento di Giorgio di risalire. Lui impiega piu’ tempo perche’ deve anche disarmare.

Quando e’ quasi arrivato gli consiglio, prima di disarmare gli attacchi iniziali di provare a tirare su la corda, fosse mai si dovesse incastrare. Giorgio ha fatto tutto a puntino e in pochi altri minuti e’ fuori.

Prima di tornare alla base passo a dare uno sguardo al buco nuovo scavato da Chiara. Devo dire che ha fatto un ottimo lavoro, quasi non si riconosce. Vedremo in futuro cosa ne sara’ di lui.

Alla base Irene e Giorgio festeggiano la discesa in grotta con uno spuntino.

Sono almeno le 15.30, l’aria inizia a farsi fresca assai. E’ tempo di prepararsi per la passeggiata di ritorno alle auto.

Arrivati al tratto di discesa che porta alla sella ricordo ai miei amici il proposito di cercare “il buco della nebbia” percorrendo la cresta a bordo bosco. Evidentemente non sono stato molto chiaro perche’ loro, arrivati alla cresta come desideravo, proseguono dritti. Li guardo con un poco di disappunto, provo a chiamarli ma proseguono nella direzione per me sbagliata. Alla fine mi rassegno e scendo lungo la cresta in buona solitudine…e ancora senza trovare il buco cercato.

Quando arrivo nei pressi della sella giro verso sinistra per ritrovare i miei amici. Per fortuna non vedendomi arrivare si sono fermati ad aspettarmi altrimenti non li avrei mai ripresi. Riprendiamo a camminare e anche se non li raggiungo riesco a rimanere a vista.

Alla confluenza dei sentieri riprendiamo per quello che porta alle auto. I miei amici sostano piu’ di una volta per aspettarmi quindi l’ultimo tratto di sentiero lo percorriamo assieme.

Una volta alle auto, dopo esserci cambiati con abiti caldi e asciutti scatto una sfocatissima foto finale di questa bella giornata.

Arrivati a Carpineto Romano concludiamo la giornata bevendo qualcosa assieme prima di prendere la via di casa. Veramente una bella giornata. Alla prossima.

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Pozzo degli spari – 06/11/2025

Una nuova puntata in questa grotta con Luca, Nerone e Luca.

Stavolta con noi ci sara’ Luca, un altro Luca che e’ speciale poiche’ e’ uno dei soci storici del gruppo, un socio fondatore. Oggi e’ riuscito a liberarsi dagli impegni e venire con noi. Ne ho sentito parlare dai racconti di Nerone ma questa e’ la prima volta che lo incontro. Speriamo possa liberarsi piu’ spesso.

La mattina Con Luca (junior, direi, per non fare confusione!) ci incontriamo al bar da Cicchetti e poi proseguiamo per Livata dove per una volta arriviamo prima di Nerone e Luca (senior). Dopo i saluti proseguiamo verso lo spiazzo dove parcheggiamo di solito.

Iniziamo a prepararci al tiepido sole che ci regala la giornata.

Carichi come muli ci avviamo.

Stavolta l’avvicinamento lo facciamo seguendo il sentiero, sara’ un tragitto poco piu’ lungo ma molto piu’ comodo.

Una palina che indica i sentieri disponibili, peccato non ce ne sia uno che passa per la nostra grotta e quindi a questo punto dobbiamo deviare e proseguire a senso d’orientamento.

Nerone apre la strada.

Con Luca facciamo una breve deviazione per fotografare l’ingresso di un’altra grotta, probabilmente POZZO SILVIO GIZZI(LA1569), da guardare…chissa’ quando.

Ancora un paio di saliscendi e siamo nei pressi della grotta.

Scendiamo l’ultimo tratto e ci siamo. Iniziamo subito a liberare l’ingresso e a prepararci.

Oggi l’obiettivo principale e ‘ rendere piu’ facilmente transitabile il pozzo d’ingresso. Luca al momento e’ l’unico del gruppo abbastanza smilzo da poterci lavorare quindi si prepara alla svelta.

Nerone con fiducia si e’ portato sulle spalle il non indifferente peso del generatore che dovrebbe aiutarci parecchio nel lavoro che vogliamo fare.

Prima di accenderlo Nerone ci dice con aria soddisfatta: “L’ho provato al magazzino e andava benone”. Purtroppo pero’ ora il generatore fa le bizze. Si accende subito ma appena si cerca di usare il trapano il motore si spegne. Nerone e Luca iniziano a fare varie prove ricoprendo il povero generatore recalcitrante di improperi fantasiosi…ma lui si guarda bene dal funzionare.

Per fortuna abbiamo portato anche il trapano a batteria cosi’ quando Luca e’ pronto puo’ entrare per iniziare a lavorare.

Luca lavora con impegno, io termino di prepararmi poi gli faccio assistenza da fuori dandogli consigli non necessari. Nel frattempo Nerone e Luca continuano i tentativi per far funzionare il generatore recalcitrante. Dopo un paio d’ore Luca si e’ stancato per bene ma ha ricavato uno spazio utile vicino al punto stretto affinche’ anche io ci possa lavorare.

Luca ed io ci scambiamo di posto, entro e inizio a lavorare col trapano. Prima pero’ facciamo pausa pranzo, io mangio il tramezzino preso stamane al bar che Luca integra con il suo pane e salame, un po’ di formaggio e un pezzo di cioccolata. Si, speriamo proprio riesca a venire piu’ spesso!

Oggi mi sono scordato i guanti, o meglio, ne ho solo uno, il sinistro. Entro sperando di riuscire a non farmi male. Dopo una mezz’ora trovo finalmente un punto di roccia che si lascia aggredire. L’augurio silenzioso sul non farmi male, come sempre, per la legge di Murphy, viene prontamente disatteso. Poco prima di posizionare il trapano in un punto scomodo della parete penso: “Qua se mi scappa via la punta mi faccio del male”. Nemmeno a dirlo, succede quel che temevo, la mano destra, senza guanto, sbatte con forza contro la parte scabrosa. Mi ferisco malamente un paio di dita e inizio a sanguinare a profusione. Passato il dolore e maledetta la mia sbadataggine pero’ continuo il lavoro, sono a un passo dal rendere transitabile il pozzo e non posso rinunciare. Ci lavoro ancora con accanimento e, dopo un’altra mezz’ora in cui il sasso riottoso mi da’ filo da torcere, finalmente crolla giu’ e con lui un bel pezzo di parete. Ora il passaggio del pozzo appare agevole, posso uscire.

Mentre io sono dentro la grotta, Nerone e Luca continuano con i test sul generatore. Quando io esco sembra siano riusciti a farlo funzionare per bene…peccato che ora non serva piu’!

Luca nel frattempo si e’ riposato e torna giu’. Ci conferma che ora il pozzo e’ comodo, solo che i sassi tirati alla base del pozzo hanno ostruito il passaggio per arrivare al secondo pozzo. Dobbiamo liberarlo tirando fuori un poco di sassi. Da fuori approntiamo il necessario e poi passiamo a Luca la cofana legata a una corda. Passiamo cosi’ almeno un’altra ora a tirare fuori sassi finche’ non ripristiniamo il passaggio. Il generatore e’ tristemente abbandonato al suo destino.

Per oggi la giornata e’ terminata. Nerone decreta: “Facciamo i ferri” quindi Luca esce e tutti iniziamo a prepararci per il ritorno.

Raduniamo il materiale da portare via, disarmiamo le corde e poi, come al solito, chiudiamo l’ingresso della grotta.

Sono pronto per primo, mi carico lo zaino in spalla e inizio a salire lentamente. Faccio una foto al panorama che si gode dalla grotta.

Anche i miei amici sono quasi pronti.

Lassu’ in cima dove si vede l’antenna e’ grossomodo dove dobbiamo tornare.

Faccio ancora una foto panoramica, ora si intravede anche il mare.

Nerone, Luca e Luca mi raggiungono, Nerone fa strada.

Quando arriviamo sul sentiero Luca prende la testa della fila.

La salita si sente ma gia’ molto meno rispetto alla volta scorsa.

Siamo all’ultimo tratto in salita, ora dobbiamo solo scendere alle auto.

Finalmente l’ultimo tratto, in discesa.

Altra foto panoramica in direzione di Pozzo Doli.

Siamo sulla sterrata che ci porta alle auto.

Strada facendo ci fermiamo un attimo a cercare per l’ennesima volta POZZETTO FRANSUA'(LA1560). Nerone ci dice subito che il punto in cui cerchiamo e’ sbagliato. Il pozzetto era parecchio piu’ avanti.

Dopo essermi cambiato indossando abiti asciutti vado a vedere dove Nerone ha indicato l’ingresso del pozzetto, si tratta dell’albero dietro la casupola abbandonata. Faccio un largo giro di ricognizione senza trovare alcun buco. Un’altra grotta dispersa o “appilata” come dice Nerone. Annoto le coordinate indicate da Nerone magari in futuro potrebbero essere utili: 41.933064, 13.151499.

Torno dai miei amici con le pive nel sacco. Dopo i saluti non rimane altro che andare.

Un’altra giornata infrasettimanale, “da pensionati”. Se solo fossi riuscito a non farmi male e se il generatore avesse fatto il suo dovere, sarebbe stato meglio. Siamo comunque riusciti a raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissi e gia’ quello puo’ bastare. Alla prossima.

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CapoVolta 2026 – 01/11/2025

Come ogni anno da quando ho iniziato ad andare in grotta nei primi anni ’80 e’ tradizione trovarsi in questo periodo per un allegro raduno speleologico in qualche posto d’Italia. Stavolta e’ toccato a Volta Mantovana. Devo dire che, a meno di piccole sbavature, i voltesi sono riusciti ad organizzare un ottimo raduno. Complimenti a loro!

29.10.2025 – Il viaggio

La mattina precedente l’inizio del raduno Betta, io e Luna partiamo da Tualis, il paese in Carnia da dove ha origine la mia famiglia da parte paterna (non e’ precisamente cosi’ pero’ mi piace pensare a Tualis in questi termini). Ho approfittato del raduno speleo al nord per passare a visitare dei luoghi che mi sono cari.

Arrivati a Volta Mantovana, ancora non invasa dagli speleologi, prendiamo possesso della nostra camera e poi andiamo in giro per prendere confidenza con i luoghi del raduno. Passiamo alla segreteria del raduno, accanto allo speleobar, per far registrare la nostra presenza e trovare una cartina con segnati i principali luoghi in cui si terranno riunioni e conferenze. Sono ancora alle prese con gli ultimi ritocchi per far partire il raduno ma riusciamo a combinare per il meglio. Risaliti in centro paese abbiamo qualche difficolta’ a trovare la stanza a Palazzo Gonzaga dove domani dovremo allestire il concorso rilievi ma alla fine risolviamo. La sera ci ritiriamo a riposare stanchi ma soddisfatti.

30.10.2025 – Allestimento mostra per il concorso rilievi

La mattina ci incontriamo con Marina e Marco e iniziamo ad allestire la mostra dei rilievi in concorso. Trattandosi di una stanza in un palazzo storico non potevamo appendere i rilievi al muro ma gli organizzatori hanno risolto brillantemente approntando dei pannelli neri su cui i rilievi fanno un’ottima figura.

Pian pianino la stanza viene tappezzata con i rilievi.

Riusciamo a farci entrare anche alcuni rilievi fuori concorso. Uno di questi e’ il mio e serve da confronto con gli altri, per dare una indicazione su come non si debba fare un rilievo! L’altro e’ uno dei vincitori dello scorso anno.

Una volta allestita la mostra faccio un rapido giro fotografando i rilievi in concorso.

Mentre io mi balocco con la fotocamera Marina e Marco terminano con gli ultimi ritocchi alla mostra.

Alcuni rilievi fuori concorso li sistemiamo nel corridoio che porta alla mostra. Tra di essi ci sono anche quelli di Gianni gentilmente concessi da Maria, che approfitto per ringraziare.

Marco che studia attentamente uno dei rilievi.

Arriva anche Furio uno dei tre giudici per il concorso, sembra rilassato ma posso assicurare che ha un compito ben difficile a cui adempiere, i rilievi sono tutti validi e sara’ difficile giudicare i migliori.

Terminato l’allestimento della mostra dei rilievi facciamo un salto allo stand della SSI, giusto il tempo per rinnovare l’iscrizione e comprare qualche libro.

La tappa successiva e’ per mangiare, ci tocca la non breve camminata fino allo speleobar dove dobbiamo accontentarci di quel che troviamo in quanto la maggior parte degli stand gastronomici sono ancora in via di allestimento e saranno pienamente operativi solo questa sera.

Il ritorno da pranzo ci tocca farlo sotto una sottile pioggerella che non basta a guastare il nostro buonumore.

Separatici da Marina e Marco, Betta ed io andiamo a fare una capatina alla sala dove domani pomeriggio avremo la riunione della Commissione Catasto Grotte (sarebbe “Commissione Catasto Cavità Naturali” ma visto che siamo in confidenza con lei, scelgo la forma abbreviata). .

Fatto il nostro dovere Betta ed io andiamo a rifugiarci in una saletta dove ci sono alcune presentazioni a cui vorrei assistere. Sono ben tre e le seguiamo con interesse. La prima parla del lungo percorso dai primi tentativi di foto fino allo sviluppo di una propria tecnica, per arrivare a poter intraprendere l’avventura di condensare questa esperienza lunga anni in un libro fotografico. Nella Seconda Stefano e Michele parlano in una sorta di intervista del nuovo libro scritto da Stefano (tra l’altro e’ qua che vedo, o riconosco, Michele, uno dei tre giudici del concorso rilievi di quest’anno). Della terza sul “rilievo geomorfologico” mi scordo di fare foto, ero troppo preso ad ascoltare.

Di seguito ci spostiamo a villa Bonelli, comoda perche’ vicina al nostro albergo, dove ritroviamo Marina e Marco. C’e’ una presentazione delle ultime esplorazioni fatte in Grigna, esplorazioni a cui hanno partecipato anche Marina e Marco.

Oggi giornata densa di impegni. Alle 17 ci troviamo alla sala “Buca di Bacco” per la riunione della commissione. La partecipazione tra presenti nella sala e collegati online e’ buona, chiacchiero per almeno un’ora aiutato da Marina e Marco per tirare le fila di un anno di attivita’.

Verso le 19 terminiamo la riunione e ci dedichiamo all’impegno successivo, un incontro con la “commissione giudicante” per il concorso rilievi di quest’anno. Sono Furio, Michele e Daniele. E’ solo un pretesto per vedersi e stare qualche minuto assieme poiche’ i nostri giudici, scrupolosi e bravissimi, si sono gia’ visti nella sala dove i rilievi sono in mostra e hanno fatto le loro valutazioni. Hanno anche fatto la relazione per presenteranno domani all’assemblea SSI per la premiazione dei vincitori.

Terminiamo la riunione conviviale con una cena al ristorante. Dopo, Betta, io e Luna, ci ritiriamo in camera. Anche se con una punta di rammarico saltiamo lo speleobar serale.

01.11.2025 – La giornata principale del raduno

Anche oggi giornata piena. Iniziamo la mattina a villa Bonelli con la “Mattinata Catastale”, una serie di incontri nata da un’idea di Marco che ha trovato chi potesse intervenire su temi connessi al catasto.

Prima dell’inizio ci vediamo nella sala per controllare che ci sia tutto quel che serve e che sia anche funzionante.

Inizia Danilo con una presentazione molto interessante di rilievi riportati su una mappa utilizzando vari strumenti quali Qgis, Csurvey e altri.

Io ascolto con interesse e intanto mi aggiro per la sala tentando qualche foto sfocata.

Il secondo intervento e’ a cura di Alessandro che parla del tracciamento tramite il suo N.A.S.O., molto interessante come sempre.

Anche stavolta tento una foto verso il pubblico con maggiore successo, ma non di molto.

Il terzo intervento e’ quello di Marco sulla obsolescenza degli apparati e delle tecniche per fare rilievi. Purtroppo non posso seguirlo perche’ nel frattempo alla “Buca di Bacco” e’ iniziata una riunione tra le federazioni speleologiche a cui vorrei partecipare.

Dopo aver assistito a una parte della riunione tra le poche federazioni intervenute, Betta ed io facciamo un salto allo speleobar dove consumiamo un rapido pranzo prima di tornare alla sala della mostra dei rilievi per chiudere le votazioni del pubblico e fare lo spoglio insieme a Marina e Marco.

Alla sala infatti troviamo Marina e Marco gia’ pronti per l’esame dei voti del pubblico. Facciamo lo spoglio delle schede dei voti e troviamo ben 201 voti. Purtroppo alcune schede, poche, le dobbiamo escludere perche’ non valide ma possiamo dirci soddisfatti della partecipazione avuta.

La sera verso le 18 andiamo a partecipare all’assemblea annuale della SSI.

Sta terminando la sua relazione Luca, il responsabile della biblioteca.

Dopo di lui inizia la relazione delle commissioni, per prima quella delle cavita’ artificiali, poi quella degli speleosub e quindi tocca a quella delle cavita’ naturali…quindi tocca a me. Cedo la fotocamera a Marina che subito ne approfitta.

La mia relazione fila liscia quasi fino alla fine quando vengo interrotto bruscamente a 2 slide dal termine per un perentorio “time-out”. A questo punto, gia’ spiacevole per il forzato termine di un lavoro per cui ho perso diverse serate di preparazione, si presenta uno speleo, probabilmente in rappresentanza della Federazione Speleologica Marche che polemizza su alcune cose che ho esposto. In aggiunta chiama a parlare anche il presidente della suddetta federazione il quale parla di me dandomi del “tizio che gli ha scritto una mail”. Me ne vado, furioso e borbottando circa la villania di costui. Torno al mio posto dimentico di dover presenziare alla premiazione del concorso.

Probabilmente la giusta risposta alle critiche sarebbe stata: “Ieri c’e’ stata la riunione di Commissione, la relazione era condivisa da oltre un mese, la sede per eventuali rimostranze era durante la riunione, non ora.”. Purtroppo pero’ le risposte giuste le penso solo quando oramai e’ tardi.

Viene annunciata la premiazione del concorso rilievi. Dalla rabbia che mi agita nemmeno lo sento e rimango seduto. Marco nota la situazione anomala e va lui a prendere il mio posto. Michele, il portavoce della commissione giudicante, inizia a leggere la relazione a supporto delle loro decisioni.

Ve le riassumo: La commissione giudicante dopo una attenta valutazione ha assegnato una menzione speciale al rilievo n.6 di Francesco Serafin. Il secondo premio va al rilievo n.1 di Andrea Maconi e il primo premio al rilievo n.3 di Felicita Spreafico.

Letta la relazione della commissione giudicante e assegnati i due premi in carico alla giuria, prende la parola Marco, informa l’assemblea che il premio del pubblico va al rilievo n.10 di Marco Frau.

Un grande e meritato applauso saluta i vincitori.

Questa sarebbe la sera piu’ importante da passare allo speleobar ma la serrata sequenza di “accidenti” vissuti all’assemblea SSI mi ha tolto ogni voglia di festeggiare. Me ne vado a dormire.

02.11.2025 – Si torna a casa

La mattina presto vado a fare una passeggiata con Luna, a salutare Volta Mantovana mentre ancora dorme.

Dopo colazione ci incontriamo con Marina e Marco per fare il punto su quanto detto e fatto durante il raduno, probabilmente proporremo di nuovo il concorso rilievi anche l’anno prossimo, sempre che SSI acconsenta. Per il resto vedremo nel corso del 2026 per finalizzare il tutto a Costacciaro, durante il prossimo raduno. Alla prossima.

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Corso Materiali Villa Scirca – 23/10/2025

Un corso sempre molto interessante e anche in buona compagnia.

23.10.2025 – Viaggio

Giorno di viaggio, il corso iniziera’ domani. Siamo Betta, io e Luna a partire con largo anticipo.

Ne approfittiamo per fare una sosta a Todi, il tempo di visitare il centro e poi ripartiamo. Per un soffio manchiamo di incontrare Maurizio che abita a Todi, proprio vicino al centro. Peccato.

24.10.2025 – Inizio del corso

La mattina l’abbiamo ancora libera quindi con Betta decidiamo di andare a fare un giro. Dopo la colazione prendiamo la macchina per andare in gita a Gubbio.

Dopo pranzo torniamo a Villa Scirca dove nel frattempo sono arrivati tutti e si puo’ iniziare il corso.

Negli anni scorsi ne ho gia’ seguiti di corsi a Villa Scirca e almeno uno di essi mi sembra fosse simile a questo ma finora tutti quelli passati erano stati tenuti da Checco. Ora invece il corso sara’ tenuto da Marco con il supporto di Luca e Nico. Un segno del tempo che passa inesorabile.

Dopo un lungo spiegone di Marco sul tema “materiali” che andremo ad approfondire in questi giorni Marco cede la parola a uno di noi corsisti. Nemmeno a dirlo non ricordo il suo nome ma questo non toglie che faccia un intervento molto interessante. Infatti lui lavora, credo, in un laboratorio dove testano materiali di vario genere e ci ha portato i risultato di alcuni esperimenti che ha fatto su dei moschettoni e altri attrezzi speleologici.

L’argomento dei suoi test e’ molto interessante, ha usato dei particolari sensori che permettono di misurare le forze in piu’ punti differenti di un dato attrezzo. Questo metodo permette uno studio fine delle forze che agiscono sui materiali e apre certamente nuovi fronti di ricerca.

Un altro strumento testato e’ il croll. Con i suoi sensori il nostro collega di corso e’ riuscito a capire come agiscono le forze su questo attrezzo quando e’ sottoposto a trazione. Molto interessante.

Dopo il primo nostro collega anche un altro di sicura esperienza ci mostra uno studio piu’ teorico per spiegare perche’ i moschettoni hanno la forma che hanno. Della sua spiegazione ricordo solo i termini “momento aprente” e “momento chiudente”.

Altra cosa interessante la dice sulla differenza tra moschettoni con ghiera e senza. Ci dice che la ghiera serve solo a evitare che il clicchetto di apertura del moschettone si ribalti. La ghiera non partecipa, ci dice, a una maggiore resistenza del moschettone. Ne prendo atto ma non credo che abbandonero’ i moschettoni a ghiera per questo!

Esauriti i lunghi interventi della giornata ci spostiamo al laboratorio per qualche test pratico.

Tanto per sgranchirci iniziamo rompendo una serie di corde da 10mm, con un nodo a ogni capo, sia nuove che usate, alcune antiche addirittura con una permanenza in grotta per decenni.

25.10.2025 – Prosegue il corso

La mattina Marco riprende le redini del corso e inizia a parlare di nuovo di corde e della loro parte nella catena di sicurezza.

Ci spiega poi come e’ fatta una corda al suo interno.

Passa poi a parlare dell’usura delle corde.

Prima di pranzo interrompiamo l’impegnativa parte teorica per andare di nuovo in laboratorio a rompere qualche corda. Stavolta Marco ha con se’ una termocamera con cui puo’ fare video che documentano con precisione le temperature che si hanno in una corda sottoposta a trazione.

Facciamo dei test simili a ieri sera, ovvero con corde annodate ai due capi.

Passiamo poi a dei test su corde senza nodi per vedere l’impressionante differenza di tenuta della corda.

Le varie corde maltrattate poi vengono passate di mano in mano tra noi corsisti. Ne approfitto per fare la foto a una striscia, che si trova interna a ogni corda e mostra dei dati importanti della corda stessa a beneficio di noi che la usiamo.

Tanto per saperlo leggendo da sinistra troviamo: il produttore e la norma di riferimento, l’anno di fabbricazione e il materiale utilizzato.

Cercando su internet ho trovato che la normativa EN 1891:1998 si riferisce alle corde tessili a basso allungamento con anima e calza (kernmantel) progettate per la prevenzione delle cadute dall’alto, utilizzate per accesso su fune, posizionamento sul lavoro, salvataggio e speleologia.

Le corde di Tipo A sono corde a basso allungamento che offrono prestazioni superiori, a differenza di quelle di Tipo B che hanno prestazioni inferiori.

Mi sembra manchi solo una informazione in questa striscia. Non e’ specificato se si tratta di nylon 6.0 o nylon 6.6. Sono entrambi dei poliammidi ma basterebbe poco per essere piu’ precisi.

Proseguiamo con dei test su corde con i nodi che alla fine sono quelli piu’ interessanti per noi.

Dopo tante nozioni e tanti test una bella cena ci sta tutta! Per fortuna La moglie di Alessandro nel frattempo ha cucinato cose buone per il nostro pasto serale.

Dopo la cena scendiamo di nuovo in laboratorio per altre “rotture”, tutte molto interessanti.

Al termine dei test ci ritroviamo in pochi nel laboratorio. Viene a farci visita Checco ed e’ un piacere scambiare qualche chiacchiera con lui che ha dato vita a questo laboratorio ed e’ stato sicuramente tra i protagonisti della speleologia umbra del secolo scorso.

26.10.2025 – Fine del corso

La mattina dopo colazione ci si rivede tutti in classe per un’altra lezione.

Oggi Marco ci parla degli attrezzi che usiamo comunemente in grotta. Ci parla in particolare anche dei discensori visto che e’ fresco un suo articolo su Speleologia proprio su questo tema.

Ci parla diffusamente dell’interazione tra corde e discensori e delle temperature che ne derivano. Questo mi porta a ricordare quando in passato ho cercato invano di dissuadere alcuni amici dal fermarsi a meta’ discesa di pozzo lungo per fare foto. Quando senti parlare di modifiche permanenti alle corde e perdite di tenuta dovute al riscaldamento del discensore durante una discesa, dovrebbe passarti la voglia di sostare su corda durante una discesa.

Dopo la teoria come sempre passiamo in laboratorio per la parte pratica.

Faremo delle prove su alcuni croll, in particolare ne proviamo uno nuovo, concepito per l’uso professionale.

Il risultato non e’ tra i piu’ confortanti.

Faccio provare anche un moschettone molto rovinato preso a Grotta Stoccalma tempo fa. Se ben ricordo, nonostante il pessimo stato, regge ancora circa 300Kg.

Le nostre fatiche vengono premiate con un buon pranzo e con la consegna degli attestati di partecipazione.

Tutte le cose di questo mondo, sia belle che brutte, prima o poi finiscono. In questo caso si e’ trattato di una bella esperienza con tante belle persone. Marco non ha di certo fatto rimpiangere la mancanza di Checco. Nico e Luca hanno fatto la loro parte per rendere piacevole il corso. Tutti noi corsisti siamo stati ragionevolmente attenti e interessati. Bravi tutti insomma! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso Materiali Villa Scirca – 23/10/2025

Pozzo degli spari – 18/10/2025

Con Martina, Nerone, Luca ed Emilio a rivedere il pozzo degli spari e il pozzo degli scordati.

Stavolta, visto che siamo tanti, tutti agguerriti e desiderosi di esplorare, faremo due squadre, Luca ed io al pozzo degli spari, Martina, Nerone ed Emilio a quello degli scordati.

La mattina dopo tutte le consuete soste per colazioni e spuntini vari arriviamo al prato dove parcheggiamo le macchine. E’ quello che usavamo per andare a pozzo Doli…prima che un altro gruppo iniziasse a lavorarci…con le nostre corde…

Il materiale da portare e’ veramente tanto e pesante. Cerchiamo di ripartirlo equamente tra tutti. Naturalmente la parte piu’ pesante va a Luca, che deve fare allenamento!

Si parte.

Nerone guida il gruppo e io gli arranco dietro. Ho il mio zaino sulle spalle e un secondo lo porto sul davanti, quando iniziamo a fare saliscendi su un prato sassoso me ne pento perche’ per evitare cadute devo poter guardare a terra spostando di continuo lo zaino davanti e questo porta a una doppia fatica.

Saliamo e scendiamo tra sassi malfermi svalicando almeno tre volte, al secondo svalico vediamo in lontananza qualcuno che cammina spedito in direzione della grotta, altri non e’ che Luca, evidentemente deve aver preso un’altra strada, migliore quasi sicuramente. Alla fine Nerone si ferma e mi indica la grotta, il pozzo degli spari, mancano solo pochi metri di discesa e ci siamo. Luca e’ gia’ la’ e ha provveduto a liberare l’ingresso dai rami che lo proteggono.

Eccolo in tutta la sua grandezza. Mi avevano detto che il pozzo iniziale e’ stretto, ma non mi aspettavo lo fosse in maniera cosi’ decisa.

A guardarlo meglio sembra fattibile anche se di stretta misura.

Inizio a prepararmi e subito mi accorgo di aver perso un guanto. Faccio allora un tratto di strada a ritroso per cercarlo. Il guanto non lo trovo ma in compenso posso ammirare ben 4 funghi, sono mazze di tamburi in pieno rigoglio. Quando torno indietro Emilio mi mostra il guanto perso, lo ha trovato vicino la grotta…con un poco di attenzione mi sarei risparmiato il supplemento di passeggiata. Riprendo la vestizione.

Nel frattempo Luca ha terminato di prepararsi e, insieme a Emilio e Nerone, ha completato l’armo del primo pozzo. E’ pronto a entrare.

Quando Luca urla la libera prendo lo zaino dei materiali e lo raggiungo. Il pozzo, dopo il primo metro relativamente comodo si restringe decisamente. La fatica che faccio a passare il successivo metro, anche con l’aiuto della gravita’, mi fa presagire che la salita sara’ tutt’altro che semplice.

Arrivato alla base del pozzo trovo un ambiente poco spazioso, al massimo puo’ contenere due persone affiancate. Atterro su un cono detritico di terra che digrada verso la successiva saletta dove Luca e’ in attesa. Per raggiungerlo devo stendermi, passare sotto un basso diaframma e trovare a tentoni (e l’aiuto di Luca) il punto dove poggiare i piedi senza finire in una buca.

Una volta insieme, Luca mi racconta questo punto della grotta, ci sono alcune diramazioni laterali non praticabili, la buca a cui accennavo prima e’ la prosecuzione piu’ abbordabile. E’ stretta ma la roccia e’ fortemente fratturata, dovrebbe essere abbastanza facile allargare.

Passiamo l’ora successiva a lavorarci con martello e scalpello, ci viene in aiuto il fatto che gli strati sembrano disposti praticamente in verticale, questo fa si’ che se si individua il punto giusto con pochi colpi viene via una bella fetta di roccia.

Il lavoro procede ma e’ ben faticoso. Ci diamo il cambio almeno un paio di volte prima di essere soddisfatti. Organizziamo l’armo piantando un fix (stortissimo!) e sfruttando un arco di roccia. Bene! La corda “spiomba” a dovere. Offro a Luca di scendere per primo ma lui declina, vado prima io che sono avanti cosi’ non dobbiamo fare contorcimenti per scambiarci di posto.

Quando arrivo alla base del pozzo mi ritrovo su un cumulo di sassi, purtroppo e’ formato dai sassi che abbiamo buttato giu’ aprendo il pozzo. Ora dovremo fare pulizia. Urlo la libera a Luca e mentre lui raduna il materiale prima di scendere io inizio a sistemare i sassi per fare spazio.

Quella che sembra la prosecuzione e’ quasi occlusa da questi sassi, ci sara’ parecchio da fare prima di poter vedere cosa ci riserva di nuovo questa grotta. Sbuffo pensando a quanto siano sempre avare di spazio le nostre grotte, sembra una gara a chi sia piu’ cocciuto, noi o loro. Nella maggior parte dei casi sono loro a vincere ma ogni tanto ci concedono qualche soddisfazione. Speriamo che stavolta la grotta sia benevola.

Quando Luca arriva ho gia’ spostato i sassi piu’ grandi e ora posso entrare in una nicchia dove la grotta sembra proseguire, strettissima.

Iniziamo subito a lavorare spostando sassi. Alla base del pozzo ne ricaviamo un paio di muretti a secco che formano altrettanti gradoni.

Luca scavando trova un frammento adorno di “broccoletti”.

Ora e’ di nuovo il mio turno per incunearmi nella nicchia, ora comoda, per spostare sassi e trovare il modo di allargare avanti. Dal piccolo buco che alimenta le nostre speranze arriva una decisa aria fredda.

Un animaletto cerca rifugio sulla mia tuta, non sa che cosi’ rischia lo schiacciamento, lo metto in salvo prima di proseguire. In mezzo ai sassi troviamo anche un piccolo rospo, vorrei portarlo fuori ma lui va a nascondersi in fondo al pietrame e devo abbandonare il mio proposito di salvezza.

Ora tocca a Luca. Dopo un paio d’ore di mazzetta e scalpello la stanchezza inizia a farsi sentire, decidiamo che faremo ancora un cambio e poi inizieremo a salire verso l’ingresso.

Come stabilito faccio ancora un “turno di scavo” e poi, come dice Nerone, “facciamo i ferri” per tornare fuori. La prosecuzione e’ stretta, strettissima direi, sembra un nuovo pozzo. Comunque l’aria continua ad uscire fredda e “speranzifera”.

Salgo il pozzo per primo senza incontrare difficolta’. Mentre aspetto Luca faccio una foto all’armo cosi’ da ricordarmi per la prossima volta.

So che oggi Martina e’ andata a grotta degli scordati anche per le dolicopode, ne trovo un po’ incastrate in una crepa. Provo a far loro una foto ma non si capisce molto di loro…in compenso la crepa si vede bene!

Luca e’ quasi su, io passo il diaframma stretto e sono sulla verticale del pozzo d’ingresso. Da fuori sento delle voci. Mi faccio sentire e Nerone mi risponde che sta’ per tirare giu’ una corda di servizio per issare lo zaino dei materiali.

Luca e’ arrivato in cima al secondo pozzo e inizia a disarmarlo. Lo avviso della corda viola dove legare il sacco e poi proseguo la salita.

Arrivato al punto stretto iniziano i guai. Oltre allo stretto mi capita l’impensabile (in tanti anni e’ la seconda volta), il cordino del pedale mi entra nel croll e blocca tutto. Non posso andare in su, non posso aprire il croll e sono tutt’uno con la roccia, un bel caos insomma. Con molta pazienza tolgo il cordino del pedale dal moschettone che lo lega alla maniglia, fatto questo trovo un appiglio per i piedi e mi sollevo a togliere il peso dal croll. Accompagnando il tutto con qualche insolenza riesco a liberare finalmente il cordino e rimetterlo al suo posto nel moschettone della maniglia. Ora potrei uscire ma sono decisamente stanco, soprattutto ho le braccia sfatte dopo ore di mazzettate. Sono sempre ben incastrato, si tratta di pochi centimetri e con un poco di riposo so per certo che ce la farei a salire. Pero’ sotto di me c’e’ Luca che aspetta e mi si e’ messo sotto ai piedi per aiutarmi a spingere, sopra di me ci sono Nerone ed Emilio che vogliono aiutare e propongono di tirarmi su di peso. Alla fine mi arrendo e acconsento a che mi recuperino. Come pensavo la loro fatica dura per circa mezzo metro, superata la parte strettissima urlo a Nerone ed Emilio che posso continuare in autonomia. Dopo aver assaggiato il mio dolce peso li sento tirare un sospiro di sollievo mentre smontano le loro maniglie dalla corda e mi consentono di completare la salita. Comunque grazie a loro e a Luca per l’aiuto.

Dopo un paio di minuti dal mio “libera” arriva anche Luca, fresco come una rosa. Mi comunica che sono salito dal verso sbagliato, lui di solito sale il pozzo ruotato di 180 gradi rispetto a come stavo io e trova tanti appigli per i piedi. Gli credo sulla parola ma, appigli o meno, non credo che quel punto stretto lo rimarra’ ancora per molto. Mi riprometto di “addolcirlo” alla prossima occasione.

Mi allontano di qualche metro per fatti miei e trovo anche il quinto fungo, sempre una mazza di tamburo, questa non completamente schiusa.

Quando torno sono quasi tutti pronti, Luca termina di disarmare la corda esterna e poi partiamo a seguire Martina ed Emilio che hanno superato la prima breve erta e ci aspettano.

Anche al ritorno ho due zaini di rispettabile peso ma stavolta sono piu’ accorto e sistemo il secondo di traverso sopra al primo, li lego bene tra loro e li metto in spalla. Il peso si sente ma almeno cammino vedendo dove metto i piedi.

Mi faccio attendere qualche minuto perche’ ho uno scarpone pieno di terra e sassolini appuntiti.

Al ritorno facciamo il sentiero, lo riconosco, e’ quello che passa vicino a pozzo Doli, lo abbiamo fatto spesso, anche in inverno con la neve (se a Corrado capitera’ di leggere, se ne ricordera’ sicuramente).

Strada facendo incontriamo dei simpatici escursionisti che vedendoci carichi come somari si offrono di portare qualche zaino anche loro, tanto hanno la macchina nello stesso punto in cui abbiamo lasciato le nostre. Martina ed Emilio ne approfittano con piacere.

Eccoci in vista delle auto.

La foto per chiudere questa uscita non poteva essere altra se non questa, con Martina che sorride.

Chiudo invece la relazione con un rilievo “esplorativo” (ovvero non strumentale, fatto a memoria) della grotta che con Luca abbiamo esplorato oggi.

Mi piacerebbe inserire anche una relazione di Martina ed Emilio su pozzo degli scordati e non e’ detto che non ci riesca prossimamente. Alla prossima.

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Grotta Verdecchia – 16/10/2025

Con Nerone e Tarcisio a rivedere alcuni ingressi dalle parti dell’Innola (o fosso di Capo Cosa, credo).

Quella che vi mostro e’ la traccia “semplificata” del giro che abbiamo fatto, Dal parcheggio in basso a destra siamo scesi per 200 metri e poi li abbiamo risaliti. Il tutto cercando grotte vecchie e nuove.

Si parte.

Passiamo vicino a tanti tanti buchi ma i miei amici spengono il mio entusiasmo per loro anticipandomi che sono gia’ visti e non proseguono. Nonostante i loro avvertimenti ogni tanto mi avventuro a vederne qualcuno.

Iniziamo a camminare lungo il fosso, ogni tanto il cammino e’ ostacolato dai tronchi di alberi caduti.

Funghi d’albero!

Dopo un primo tratto di sentiero nel fosso ne saliamo il lato destro. Le grotte che cerchiamo, quelle vicine alla Verdecchia, si trovano su questo lato. Come scopriro’ piu’ avanti il fosso tende a “inforrarsi”, ovvero a diventare profondo e in alcuni punti risulta complicato passare da un lato all’altro.

Eccoci alla nostra prima “preda”, la grotta Verdecchia 2. Sono anni che e’ conosciuta ma non ancora in catasto. Prendo la posizione e le foto per colmare questa lacuna.

Tarcisio mi spiega che la loro speranza e’ che questa grotta vada a congiungersi con la grotta Verdecchia ma dopo i sifoni che ne rendono difficoltosa l’esplorazione. L’ipotesi sembra ghiotta e da verificare.

Proseguiamo il nostro giro.

Andando verso la Verdecchia passiamo al lato sinistro del fosso dove trovo un buco che sembra interessante ma per ora completamente ostruito da terra e radici. Gli affibbio il nome temporaneo “Verdec3” come incoraggiamento perche’ si sforzi a diventare grotta nel prossimo futuro.

Eccoci di fronte alla grotta Verdecchia

Il fosso in questo punto e’ attraversabile, cosa che facciamo subito.

Eccoci all’ingresso della grotta.

Con Tarcisio diamo uno sguardo all’interno mentre intanto mi racconta un poco delle esplorazioni, come detto rese complicate dalla presenza di almeno 3 sifoni.

Nerone ne approfitta per una fumatina, tanto per riprendere fiato.

Tarcisio intanto raccoglie un poco di spazzatura da dentro la grotta.

Dopo aver preso il punto GPS anche di questa grotta proseguiamo tornando di nuovo sul lato sinistro. Qua, a mezza costa troviamo un paio di buchi che a dire di Tarcisio sono stati trovati da Stefano, l’attuale presidente del CSR. Prendo il punto e proseguiamo.

La risalita verso il sentiero e’ abbastanza pendente, anche Luna col 4×4 ha la sua bella difficolta’ a salire.

Ci siamo meritati una breve sosta per un sorso d’acqua, Luna apprezza.

Proseguiamo con la nostra passeggiata.

Cammin facendo arriviamo a delle captazioni, un cartello ci informa che siamo alla sorgente Capo Cosa.

Facciamo ancora una sosta per mangiare un boccone e bere dell’acqua poi Tarcisio controlla l’orologio e ci dice che sono le 14. Propone di iniziare a tornare indietro poiche’ la salita sara’ impegnativa. Mi manca di individuare la grotta di Capo Cosa ma per questa volta e’ meglio rinunciare. Prendiamo la via del ritorno, stavolta seguendo il sentiero segnato, senza troppe deviazioni.

Camminando vedo una briglia poco sopra la sorgente di Capo Cosa, serve a rallentare l’acqua di superficie…quando ce n’e’.

Stavolta i buchi mi limito a fotografarli da lontano!

Come preannunciato da Tarcisio la salita e’ ben impegnativa.

Seguiamo sempre il sentiero segnato scavalcando i numerosi tronchi che cercano di sbarrarci il cammino.

Dopo abbondanti 3/4 d’ora di cammino il sentiero continua a sinistra ma Tarcisio mi avvisa di prendere a destra se voglio tornare alla macchina. Ancora qualche minuto di cammino nel bosco e ci siamo.

Con la macchina torniamo indietro lungo la strada bianca fino al ponticello che ricordo essere il punto dove si sale per andare all’abisso del monte Vermicano, semplicemente “Vermicano” per gli amici!

Qua costringo i miei amici a una ulteriore scarpinata per andare a rivedere l’ingresso del Vermicano, grotta che ho frequentato spesso negli anni ’80.

Lasciata l’auto provo a convincere Luna a venire, quando nonostante l’incitazione a scendere rimane a fissarmi sul sedile della macchina, capisco che e’ stanca e la lascio a riposare. Noi invece saliamo verso la grotta facendo a zigozago poiche’ l’erta non e’ banale. Per chi ce la fa la grotta si trova camminando sulla massima pendenza costeggiando il fosso che ci si ritrova sulla destra. Dopo una cinquantina di metri di dislivello finalmente si incontra l’ingresso della grotta.

Eccolo, non sembra granche’ a vederlo, pero’ si tratta di un rispettabilissimo pozzo da 115 metri circa.

Tarcisio ci racconta che questa e’ stata una delle sue prime grotte subito dopo il corso, una foto ci sta bene.

Nerone ne approfitta per una fumata.

Scesi nuovamente alla macchina provo di nuovo a far uscire Luna ma nulla da fare. Io voglio fare ancora un breve giro per visitare gli ingressi di altre due grotte, la tana degli Eretici e l’abisso Gianfranco Trovato (gia’ tana degli Erotici)

Tarcisio e Nerone fanno il giro lungo passando sotto al ponte, mi sembra un poco scomodo come giro ma se preferiscono cosi’…

Dopo gli Eretici andiamo agli Erotici, la grotta e’ stata dedicata, e quindi rinominata, a Gianfranco Trovato dopo la congiunzione con il complesso del Vermicano che ora conta 5 ingressi.

Eccolo la’…

Dopo un rapido saluto alla grotta facciamo ancora un giro nei dintorni prima di tornare alla macchina.

Tornando indietro, poco prima della sbarra si incontra una grotta. Non sono sicuro di quale grotta si tratti, forse e’ la GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638) oppure la GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314).

Consultando il catasto e la speleometria delle grotte propendo per la seconda. Chissa’, visto quanto sono vicine potrebbero essere la stessa grotta.

Continuiamo a scendere in macchina ma dobbiamo fare sosta ad un buco che si e’ aperto di recente a bordo strada.

Eccolo. Tarcisio non e’ sicuro sia di dimensioni tali da essere catastabile quindi lasciamo perdere.

Continuiamo a scendere. Lungo strada altro buco, altra sosta.

Nerone ci si tuffa dentro per vedere di cosa si tratta ma poi rimanda a tempi migliori.

Tornato a casa ho sistemato i dati presi prima di dimenticare quanto fatto. Con un poco di fatica ho anche estratto la traccia del nostro giro in zona “Verdecchia”. Ora ci sono due nuovi “punti verdi” che indicano altrettante grotte le cui coordinate d’ingresso sono state prese col GPS.

Una bella passeggiata con i miei amici in un posto magico e pieno di possibili grotte, quasi un paese della cuccagna per speleologi! Alla prossima.

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Corso 60 GsCaiRoma – Palestra + Faggeto Tondo – 11/10/2025

Un’ultima uscita di fine corso che come tradizione prende un intero fine settimana.

11.10.2025 – Palestra di roccia alla falesia della Gola del Corno del Catria

La mattina, dopo “solo” 2 ore e mezza di auto Betta, io e Luna arriviamo alla palestra. Il parcheggio non e’ propriamente ampio ma con qualche manovra si riesce a fare posto per tutti, anche per noi che arriviamo per ultimi.

La falesia che ci ospitera’ e’ formata da un’ampia rientranza nella parete della gola in cui si snoda la strada. Luciano ci ha detto che si tratta della gola del Corno del monte Catria e io riporto senza ulteriori commenti o approfondimenti.

Luciano, Giulio e Paola sono arrivati gia’ ieri e sono qua ad attrezzare gia’ dal primo mattino.

Marco e’ arrivato con Salvo poco prima di me ma non ne sembra contentissimo…o lo sguardo fulminante sara’ per le mie foto sfocate?!?

Un saluto piu’ sorridente lo ricevo da Giulio.

Arriviamo alla fine del ponte dove un sentiero scosceso ma dotato di gradini ci permette di scendere. Pochi metri ed eccoci alla palestra di roccia che inizia ad animarsi ora che sono arrivati anche i nostri corsari.

Mentre i corsisti si preparano Luciano termina di attrezzare la discesa di fianco al ponte, molto panoramica.

Gli allievi sono pronti, Luciano come direttore del corso inizia lo spiegone su quello che li attende. In pratica il programma di oggi prevede alcune manovre meno usuali e piu’ complesse rispetto a quelle che hanno gia’ appreso. Oggi infatti dovranno confrontarsi con il passaggio del nodo, i vari cambi corda, un traverso non banale e un saliscendi percorrendo una corda a “V”.

Ascoltiamo lo spiegone e l’esempio del passaggio del nodo in religioso silenzio.

Si inizia! Visto che oggi c’e’ abbondanza di istruttori e io mi trovo al momento disoccupato vado a passare il tempo e scaldare i muscoli sulla via di fianco al ponte. E’ particolarmente divertente perche’ partendo dal piano della falesia ci si puo’ lanciare in un pendolo abbastanza ampio che mi diletta assai.

Dalla mia posizione altolocata faccio una foto verso Betta e Luna che assistono alle nostre evoluzioni.

Il panorama e’ mozzafiato e inoltre si intravede, dall’altro lato della gola un interessante vuoto che si lascia immaginare come grotta.

Sempre dall’alto riprendo tutta l’allegra compagnia con i nostri corsisti impegnati nel passaggio del nodo in salita e in discesa.

Un altro saluto a Betta prima di scendere. Luna osserva quei strani tizi che fanno cose strane appesi a delle corde.

Dopo la salita pendolante vado a provare il traverso maligno. Non male.

Fatto il giro panoramico delle attrazioni della giornata vado a salutare Betta mentre i nostri corsari sono sempre impegnatissimi con le prove previste per loro.

Paolo ha deciso di provare anche lui il traverso, Luciano lo assiste per qualche consiglio tecnico.

A qualcuno e’ piaciuta la via pendolante e la sta provando. Ora che ci penso si sarebbe potuta spiegare agli allievi anche la manovra per evitare la pendolata visto che qua e’ divertente ma in grotta puo’ risultare pericolosa.

Il passaggio del nodo si e’ rivelato un osso duro da rodere per i nostri corsari ma alla fine riescono tutti con piu’ o meno fatica.

E’ il momento della manovra detta in gergo: “cambio corda”. Si tratta in pratica di cambiare corda e/o direzione in mezzo a una via. Puo’ quindi esserci un cambio salita-salita, salita-discesa, discesa-discesa e discesa-salita. Stavolta lo spiegone tocca a Giulio che mostra la manovra ai corsisti mentre io mi gingillo su un’altra corda.

Gli allievi ascoltano con attenzione le spiegazioni della nuova manovra che li impegnera’ a breve, intanto ne approfittano per riposare le braccia gia’ sforzate a dovere per il passaggio del nodo.

Mentre i nostri corsari attendono al nuovo impegno l’instancabile Luciano trasforma la via del pendolo in una nuova e insidiosa prova per loro, una via a “V” in cui si scende fino a meta’ e poi si risale per terminare la via. Serve pazienza e un buon coordinamento preciso nell’uso di discensore e bloccanti.

Nemmeno montato e gia’ qualcuno lo impegna.

Intanto pero’ prosegue l’impegno per il cambio corda in tutte le sue declinazioni.

Si e’ fatta ora di pranzo quindi raggiungo Betta per mangiare assieme. Mentre eravamo impegnati negli esercizi su corda il bel sole che illuminava la falesia al mattino e’ scomparso e devo convenire con Betta che a stare fermi si inizia a patire il freddo. Per questo motivo e visto che c’e’ per fortuna c’e’ abbondanza di istruttori dopo aver mangiato salutiamo tutti e prendiamo la strada per tornare all’auto.

Arriviamo sul ponte che sovrasta la falesia giusto in tempo per fare il tifo per il prode che per primo ha provato con successo la maligna “V”.

Ripresa la macchina facciamo la strada che ci divide dall’Ostello del volo nel quale saremo ospiti per il fine settimana e dove ci concediamo un sonnellino ristoratore.

Serata all’Ostello del volo.

Il nostro buon riposo viene interrotto dal molesto vociare dei soliti ragazzacci da bar che si divertono a giocare un’accanita partita a biliardino davanti alla finestra della nostra camera!

Un poco frastornato mi affaccio per prendere atto che si tratta dei nostri amici evidentemente tornati dalle fatiche in falesia. Il resto del gruppo e’ seduto attorno a un tavolo per una birra e qualche chiacchiera. Andiamo a unirci a loro in attesa che arrivi l’ora di cena.

Quando Alessandro ci chiama per la cena rispondiamo con premura e sincero appetito. Facciamo un’allegra tavolata mentre degustiamo l’amatriciana mirabilmente cucinata dalla moglie di Alessandro. Segue un arrosto cucinato con mele e prugne, buono anche se devo dire che non amo la commistione tra dolce e salato.

Prove materiali

Dopo cena Luciano ha organizzato una bella sorpresa, si e’ accordato con Luca per una breve presentazione del centro dove testano i materiali. Chiuso il pasto ci trasferiamo nella sala prove dove Luca ci spiega cosa fanno in questo posto.

Ascoltiamo tutti con interesse mentre ci illustra l’uso del potente dinamometro che serve per i test materiali.

Luca mostra mostra i risultati di alcuni test su corde e moschettoni.

Luciano ha portato alcuni materiali da testare e aiuta Luca nel predisporre test.

Intanto lo spiegone prosegue.

Luca mostra al suo attento pubblico il pesantissimo aggeggio quadrato per i test sui fix, spit e altri per simulare la loro infissione su una parete di roccia. Accanto c’e’ anche il cilindro per testare la tenuta di una corda senza nodi.

Qualche pezzo “a perdere” portato da Luciano.

Mentre Luca e Luciano proseguono con lo spiegone e l’attrezzamento dei test faccio un giro per la sala facendo foto.

I blocchi di roccia per i test di fix e spit, sembrano duramente provati.

Pubblicita’ per i MultiMonti, un oggetto valido che non mi pare abbia riscosso gran successo tra gli speleo.

Iniziano i test.

Per prima cosa rompiamo una corda nuova con dei nodi. Tiene fino a 1.690 Kg.

Poi tocca a una corda “anziana”, lasciata in grotta per anni. Lei si rompe a poco meno di 1.000 Kg.

Si passa poi ad alcuni test di un tratto di corda su cui e’ montato un bloccante ventrale.

Si passa poi a maglie rapide e moschettoni. Anche loro fanno il proprio dovere.

Per finire in bellezza Luca sacrifica la sua vecchia longe con una venerabile eta’ di 5 anni. Anche lei fa la sua porca figura.

Terminato questo test Betta ed io prendiamo commiato per sopraggiunta sonnolenza mentre Luca e Luciano terminano con altre spiegazioni sul lavoro svolto in questo centro.

12.10.2025 – Faggeto Tondo

La mattina mi sveglio alle 5 e mezza come al solito ma riesco a far passare il tempo senza rompere troppo le scatole a Betta e al resto del gruppo. Alle 8 facciamo colazione e poi ci si prepara per partire alla volta di Monte Cucco dove partiremo per la nostra avventura. Capitan Luciano ha stabilito di stare al “solito” parcheggio a Monte Cucco per le 9.30.

Mi preparo con calma e poi, con la falsa sicurezza di avere fatto tutto per bene, mi avvio con la macchina verso Monte Cucco. Appena arrivo incontro con piacere Mirko che saluto molto volentieri. Lui col suo gruppo, Buio Verticale, sta andando alla grotta di Monte Cucco per il corso. Ho quasi voglia di unirmi a loro perche’ amo particolarmente quella grotta ma non posso abbandonare i miei amici quindi metto da parte questo pensiero e inizio a prepararmi. Solo quando faccio mente locale a quel che devo prendere mi accorgo con sgomento e malumore di aver scordato la fotocamera.

Dopo un adeguata quantita’ di maledizioni e improperi mi rassegno al fato avverso e alla mia pertinace distrazione e vado a chiedere aiuto a due esperti fotografi del gruppo Paola e Marco, potrete vedere le foto di questa uscita solo grazie a loro. Grazie!

Ecco la foto del parcheggio, siamo quasi pronti. Giulio e’ un po’ ingrugnato perche’ ha fatto quasi meglio di me, ha scordato il discensore!

L’angelo che decora oramai da anni questo parcheggio.

Si parte.

Marco si selfa con il “serpentone” di allievi lungo il sentiero per la grotta.

Dopo una lunga passeggiata al piacevole sole autunnale arriviamo finalmente al boschetto che ospita l’ingresso della grotta.

Salvatore saluta la grotta prima di iniziare i preparativi.

Si approfitta un po’ tutti dell’ombra offerta dal boschetto per terminare la vestizione.

Siamo tutti pronti. Luciano richiama l’attenzione del gruppo e racconta con la sua solita chiarezza della genesi e della storia delle esplorazioni della grotta. Anticipa che troveremo molti depositi di gesso dovuti alle caratteristiche ipogeniche della grotta.

Lo spiegone di Luciano e’ utile anche a fare in modo che il primo pozzo, l’unico in discesa che troveremo all’andata, sia armato a dovere. Quando termina iniziamo a mettere in moto i nostri corsisti. Io entro tra i primi seguito da un paio di allievi e quindi Paola.

Dopo un saltino attrezzato con pioli in ferro infissi nella roccia c’e’ una comoda rientranza dove si possono lasciare gli zaini col cambio di vestiti.

Questi primi metri di grotta fino al pozzo in discesa non sono propriamente larghissimi. Al pozzo si forma un poco di fila per le manovre necessarie agli allievi per affrontare il primo cimento di questa grotta.

La fila scorre lentamente ma senza intoppi. Ora tocca a me a fare assistenza alla partenza del pozzo.

Dopo il primo pozzo in discesa il nostro percorso si snoda in un’ampia galleria leggermente in salita interrotta ogni tanto da alcuni pozzi, in salita anche loro. Una grotta decisamente anomala!

Vi lascio alle foto di Marco e Paola che hanno documentato egregiamente l’uscita, al massimo ne commentero’ alcune, le piu’ particolari.

Come detto da Luciano prima di entrare ogni tanto incontriamo delle masse di candido gesso che sembra avvolgere la grotta in soffice panna montata.

Siamo alla sosta sotto uno dei pozzi. Una volta tanto ci sono anche io nelle foto!

Marco, che e’ iper-tecnologico ha portato in grotta una lampada a luce ultravioletta e la usa ogni tanto per illuminare le pareti della grotta. Giulio che e’ esperto in queste cose ci spiega che quello che viene mostrato bianco e’ calcite.

Ancora in sosta, pero’ vedo che stavolta non ci sono. Probabilmente era il mio turno per salire il pozzo.

La salita di uno dei nostri formidabili corsari. Salgono tutti con lo zaino in spalla, avranno tempo per imparare quanto sia sbagliato!

A meta’ strada.

Ho terminato con le foto di Marco, ora posso presentarvi quelle di Paola che in qualche maniera riprendono la “storia” dal primo pozzo. Visto che ci sono io nella foto non potevo esimermi dal mostrarla.

Bella foto, complimenti Paola.

Altro gesso modellato come panna montata.

In attesa? O camminata? Non saprei.

Giulio e’ il protagonista di questa bella foto.

Alcune foto di uno dei pozzi visto dall’alto.

Dopo la salita di questo pozzo inizia un comodo traverso che porta avanti nella grotta. Se non erro e’ in questo punto che si trova una diramazione. Si dovrebbe proseguire a destra ma io provo ad andare a sinistra pensando che i due tratti di grotta si ricongiungano. Sbagliavo! Mi ritrovo in un settore di grotta piu’ in basso di diversi metri con almeno tre diramazioni principali, Sarebbe interessante andare a visitarle ma non sara’ questa l’occasione.

Sfilata di concrezioni varie…

Ancora una foto illuminata con la lampada di Marco.

Questo se non erro e’ l’ultimo pozzo che abbiamo salito. Luciano che e’ avanti ci informa che il “pozzo dei cristalli” e’ disarmato quindi dobbiamo interrompere qua la gita.

Io sono su con lui. Quando sento l’annuncio di Luciano chiedo dispensa per tornare indietro prima. A permesso accordato mi avvio lasciando il gruppo a terminare la salita del pozzo.

Una foto veramente bella di un “tubo” costruito nel gesso da un paziente stillicidio.

Vi lascio ad ammirare le altre foto di Paola.

Sosta. Scordavo che alla base dell’ultimo pozzo salito c’e’ stata una lunga sosta per attrezzare un deviatore. Il tempo e’ stato proficuamente impegnato per fare uno spuntino.

Foto mia di me!

Paola ha fatto qualche foto anche del percorso di ritorno alle auto, foto in cui non posso esserci in quanto fuggito in anticipo.

Panorama del versante dove iniziano le gole di Riofreddo.

Ultima uscita del corso terminata. Complimenti a tutti i nostri corsari che si sono dimostrati pronti a intraprendere il loro percorso per diventare speleologi. Bravi! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso 60 GsCaiRoma – Palestra + Faggeto Tondo – 11/10/2025

Bucio alto – 04/10/2025

Con Nerone e Gabriele per un nuovo tentativo di trasformare un buco nel terreno in una grotta.

La mattina ci incontriamo con Nerone a Fondi di Jenne e dopo i saluti iniziamo a prepararci. Scatto una foto per inaugurare la giornata ma la fotocamera non collabora…eppure ho scelto l’impostazione che la lascia libera di scegliere la modalita’ di scatto migliore. Forse tutta questa fiducia l’ha frastornata!

Partiamo alla volta del nostro buco, la fotocamera continua a non fare bene il suo mestiere.

Provo con un panorama, ancora peggio.

Vabbe’, ora pensiamo ad affrontare la salita, poi vedremo.

Arrivati in cima provo alcune altre impostazioni ma le prime non sembrano risolvere.

Alla fine ne provo una che mi sembra per nulla pertinente con gli scatti che faccio di solito. Con mia somma sorpresa la fotocamera riprende vita e colore. Fermo le prove e mi accontento.

Strada facendo troviamo di nuovo un po’ di funghi e mi fermo a immortalarli.

Fine della passeggiata, siamo alla “grotta”. Devo dire che oggi raggiungere questo punto non e’ sembrato faticoso come la volta scorsa, sara’ forse per l’aria fresca che ha reso piacevole camminare sotto il sole.

Togliamo i rami lasciati a protezione del buco e Nerone si arma di sigaro e come al solito usa il fumo pestilenziale per saggiare le correnti d’aria. Il sigaro conferma un lieve soffio d’aria in uscita.

Iniziamo di buona lena a togliere i chili di foglie che si sono accumulate nel buco durante la nostra assenza.

Si prosegue cosi’ per un bel pezzo.

Con un poco di fatica ora vediamo la parete di roccia di fronte, la nostra forse-grotta sembra proseguire sulla destra ma ancora senza rivelarsi piu’ di tanto.

Ora tocca di nuovo a Nerone. Ripete il test col sigaro…tutto uguale a prima, puzza compresa!

Ora e’ piu’ comodo affacciarsi dove la grotta sembra proseguire, abbiamo fatto un buon lavoro anche se la nostra forse-grotta non vuole darci soddisfazione.

Sono quasi le 4 del pomeriggio, Nerone decreta: “facciamo i ferri” e questo significa che dobbiamo riporre le nostre cose per tornare alle auto.

Ricopriamo di nuovo le nostre speranze in attesa del prossimo tentativo.

Ferri fatti, si parte.

Un breve tratto di salita prima di poter rivedere la piana di Fondi di Jenne.

Eccola in tutto il suo splendore di inizio autunno.

Camminando propongo a Nerone di passare a rivedere il “bucio appilato” (ovvero richiuso) di cui ci parlava all’andata, strada facendo.

Ecco il bucio appilato, poteva essere promettente perche’, Nerone ci racconta, soffiava tanta aria. Peccato che ora non sia piu’ praticabile.

Nel tornare alle auto passiamo in mezzo a un vasto appezzamento di terra pieno di queste piante oramai secche. Mi piacciono quindi decido che meritano anche loro una foto.

Eccoci arrivati alle auto, la giornata puo’ dirsi conclusa.

Nerone si prepara velocemente poi ci saluta e parte per tornare a casa. Noi vorremmo fare altro ma non ci viene in mente nulla, alla fine anche noi prendiamo la via di casa. Alla prossima.

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Corso 60 GsCaiRoma – Ovito di Petrella – 28/09/2025

Una bella giornata passata con i nuovi corsisti a rivedere, sempre volentieri, l’ovito di Petrella, sopra Tagliacozzo.

La mattina mi incontro con Blaise e Angelica, sistemiamo armi e bagagli nell’auto di Angelica e partiamo per l’appuntamento successivo a La Rustica.

A La Rustica ci incontriamo con Salvatore e Giovanni. Visto che li informo subito della mia intenzione di fare sosta a Tagliacozzo per un’ottima colazione ci accordiamo, Giovanni si aggreghera’ nella nostra macchina che partira’ subito mentre Salvatore rimarra’ ad aspettare il resto del gruppo.

A Tagliacozzo ci godiamo una meritata colazione con solo un piccolo dispiacere, il forno che produce una favolosa pizza e’ chiuso per ferie! Al bar ci incontriamo con Erika e alcuni allievi che hanno avuto la nostra stessa idea.

Dopo la pausa per la colazione riprendiamo l’auto e andiamo difilati al parcheggio vicino la grotta dove iniziamo a prepararci.

Praticamente insieme a noi arrivano anche le altre auto.

Giulio lo troviamo gia’ in loco e quasi pronto.

Mi metto d’impegno e anche io in breve sono pronto. Chiedo conferma a Giulio che Luciano e’ gia’ arrivato e che e’ alla grotta ad armare. Mentre il resto del gruppo termina i preparativi e la verifica delle attrezzature degli allievi io avverto e mi dirigo verso la grotta con tutte le mie carabattole.

Percorro con calma e gustandomi parecchio la strada che porta alla grotta. Alla scaletta la saluto come una vecchia amica.

Passando noto che il solito, enorme tronco incastrato inizia a sentire anche lui il passare del tempo, ha un aspetto un poco malandato. Pero’ penso che resistera’ ancora parecchi decenni prima di cedere. Saluto anche lui passando.

L’ultimo tratto di scala, dopo inizia il buio quindi accendo la luce del casco prima di scendere.

Passo lo stretto, poi la saletta buia, giro a sinistra, scendo ancora qualche gradino e vado al terrazzino che si affaccia sul maestoso pozzo d’ingresso della grotta. Guardo sotto e vedo Luciano che si muove tra varie corde. Le vie, due, per scendere fino a lui sono gia’ a posto, un buon lavoro.

Lo saluto per avvisarlo che sono arrivato e lui dopo aver ricambiato mi chiede di portargli giu’ altre corde e degli attacchi. Avrei voluto aspettare gli allievi ma in definitiva mi costa nulla scendere col necessario per dare una mano a Luciano quindi termino di sistemare la mia attrezzatura, prendo il materiale richiesto e scendo.

Una volta alla base del pozzo rinnovo i saluti a Luciano, un po’ meno urlati e poi gli passo quanto aveva chiesto. In pochi minuti lo vedo scomparire nel buoi del secondo pozzo.

Non faccio nemmeno a tempo ad annoiarmi che da sopra sento arrivare gente. A breve inizia la discesa di istruttori e allievi.

Quando i primi istruttori sono scesi vedo ricomparire anche Luciano, da bravo Direttore del corso e’ risalito dal secondo pozzo per dare disposizioni su come desidera si svolga la successiva discesa.

Nell’attesa che il serpentone parta io mi diletto a fare qualche foto, oramai rassegnato ad averle tutte decisamente sfocate, la mia povera fotocamera non ce la fa proprio piu’.

Una foto sorridente. Oggi ho imparato un nuovo termine: “campanari”, ne sentivo parlare in continuazione senza capire, quindi ho chiesto spiegazioni. In pratica sono speleo esperti che pero’ non hanno (ancora) qualifica CAI. Partecipano al corso esclusivamente per fare sicura sotto i pozzi senza interferire con gli istruttori o interagire con gli allievi. Una buona cosa per far partecipare il gruppo.

Gli istruttori iniziano a disporsi lungo il secondo pozzo.

Col supporto dei campanari i primi allievi arrivano alla base del primo pozzo. Approfitto della momentanea calma per spogliarmi e indossare un paio di magliette aggiuntive. Ora il caldo esterno e’ svanito e inizio a sentire freddo.

Quando alla base del primo pozzo ci sono abbastanza allievi e istruttori inizia anche la discesa del secondo pozzo.

Sotto il primo pozzo restano le campanare, io mi sistemo alla partenza del secondo.

Ecco un allievo pronto per la discesa del secondo pozzo, osserva con interesse chi lo sta precedendo nella discesa.

Tra poco tocchera’ a lui, il primo frazionamento e’ praticamente libero.

In una breve pausa provo a fare una foto del terrazzino usando lo zoom. Non ottima ma nemmeno troppo male. Un allievo scende sulla via di destra accompagnato da un istruttore sulla via di sinistra.

Eccoli mentre scendono.

Allievo arrivato.

Subito seguito dall’istruttore.

Nel frattempo il serpentone, la fila ordinata di discesa, si e’ mosso. Erika, che era al primo frazionamento e’ scesa al successivo e il suo posto e’ stato preso da Giulio. Io rimango dov’ero.

Giovanni viene a prendere il mio posto mentre gli ultimi allievi arrivano per cimentarsi col secondo pozzo.

Scendo saltando la fila degli istruttori e arrivo fino all’ultimo frazionamento dove la corda e’ impegnata da un allieva. Quando mi affaccio per vedere questo tratto in verticale mi accorgo che non sono sull’ultimo frazionamento ma sul penultimo. A meta’ pozzo ce n’e’ un altro che, vedo, rimane alquanto ostico da passare per gli allievi. Con l’aiuto di Paola allora sistemiamo alla meno peggio una corda di servizio per seguire da vicino gli allievi sul frazionamento difficoltoso. Visto che l’idea di mettere la corda e’ stata mia, mi tocca anche provare se regge, quindi monto il discensore e vado. Mi fermo a seguire un corsista al frazionamento e poi scendo a mia volta seguito dalle urla di chi mi avverte che la corda tocca sulla roccia. Scendo con tutta la delicatezza del caso valutando che comunque la corda tocca appena e su un tratto piano di roccia, valuto che non dovrebbe rovinarsi piu’ di tanto per una singola discesa.

Sono nella grande sala alla base del secondo pozzo. Subito faccio una foto verso l’alto, si vedono anche le corde del primo pozzo.

In fondo alla sala vedo altre corde che portano verso il fondo della grotta.

Una foto la faccio anche a chi e’ rimasto al frazionamento da cui sono appena sceso.

Visto che nessuno richiede i miei servigi ne approfitto per fare un giro turistico per la sala. Nonostante le numerose visite fatte a questa grotta, ammetto di essere sempre passato velocemente per la sala, oggi finalmente me la posso guardare con calma. Inizio il giro costeggiando i bordi della sala, ci sono tante rientranze nella roccia, interessanti ma senza prosecuzioni visibili o immaginabili. Nel completare il giro passo dietro al cono detritico del pozzo e con sorpresa mi accorgo che e’ costituito da una massa inestricabile di rami concrezionati tra loro, in pratica una futura formazione di travertino.

Nel finire il giro arrivo alle corde che portano avanti. C’e’ Erika che segue un allievo.

A questo punto vengo ingaggiato per portare Angelica avanti per la grotta. Angelica altri non e’ che la simpatica “driver” che oggi mi ha dato un passaggio, ora in sembianze da allieva speleo. Pensavo di portarla fino al fondo della grotta ma con mia delusione trovo che le corde si interrompono prima del traverso sul laghetto.

Pensavo di poter arrivare al fondo anche per dare uno sguardo alla prosecuzione che trovai un paio di anni fa. Peccato, sara’ per il prossimo anno. Mi consolo rubando una foto sorridente ad Angelica.

Dopo la breve visita verso il fondo ce ne ritorniamo alla sala dove altri allievi sono in paziente attesa.

Intanto la discesa degli allievi prosegue, al momento sono seguiti nientemeno che da Luciano.

Io impiego il tempo facendo uno spuntino e cercando foto da fare. Trovo un fungo “muffoloso” e non me lo faccio scappare.

Luciano scende quando anche l’ultimo allievo ha passato il frazionamento. Mi aveva chiesto di fare una breve chiacchierata sul rilievo e me lo ricorda proprio quando iniziavo a pensare di averla scampata!

Con qualche fatica otteniamo un poco di silenzio e l’attenzione degli allievi. Non ho preparato una lezione quindi vado a braccio. A vedere le facce degli allievi non devo essere troppo convincente, anche Luciano e Giulio devono essere dello stesso avviso poiche’ vengono in soccorso con un esempio pratico fatto con la fettuccia metrica. In qualche maniera completo il sommario spiegone sul rilievo in grotta e lascio che i nostri aspiranti speleo si riprendano. Annuncio anche che potrei fare loro una lezione in sede sul catasto. L’idea c’e’, vedremo.

A proposito di rilievo, Luciano oltre alla fettuccia metrica ha anche portato il suo disto autocostruito. Essendo un prototipo e’ di forma un poco massiccia ma sembra comunque funzionale. Oggi purtroppo non riusciamo a vederlo per bene a causa della batteria quasi scarica.

Sul cono detritico troviamo una rana, una foto la merita anche lei.

Dopo le fatiche per tenere la mia lectio magistralis sul rilievo seguo Giulio per andare a visitare la parte alta della sala, parte che mi mancava. Salendo su una enorme colata di calcite, alta quasi 10 metri dal livello base della sala si trova un cunicolo che continua verso l’alto per alcuni metri. Vistala grandezza della colata questo dovrebbe essere un arrivo oramai fossile. Diamo un rapido sguardo al cunicolo che sembra chiudere.

Nessuna novita’ eclatante, pero’ da qua in alto si vede bene la sala, ne approfitto per qualche foto panoramica.

Mentre ero nel mio gironzolare ozioso il serpentone e’ ripartito in direzione inversa, verso l’uscita.

Scendo a raggiungere il gruppo. Ora Luciano e’ di nuovo al frazionamento a sorvegliare che tutto proceda per il meglio.

Quando e’ il mio turno di lasciare la sala vedo che gia’ qualcuno e’ impegnato nella salita del primo pozzo.

Valeria rimane per ultima, Luciano rimane con lei per darle consigli e supporto.

Li lascio mentre Valeria cerca la posizione migliore per disarmare l’armo del pozzo che e’ un poco esposto.

Prendo posizione in mezzo al serpentone e attendo il mio turno per salire fino alla base del primo pozzo. Quando ci arrivo trovo ancora una bel numero di speleo in attesa, sara’ cosa lunga, mi metto comodo.

Inganno l’attesa con qualche foto.

Mi chiamano, tocca a me. Vado. a quasi meta’ con la scusa di una foto mi fermo a prendere fiato.

Al terrazzino trovo Giulio e Salvatore che danno una mano e tanti consigli agli allievi che salgono. Dopo qualche minuto inizio a sentire freddo allora prendo con me una corda, tanto per dare un contributo nel trasporto materiale, e torno alla macchina per cambiarmi.

Una bella giornata, spero che agli allievi del corso sia piaciuta almeno quanto e’ piaciuta a me. Alla prossima.

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Corso 60 GsCaiRoma – Palestra – 27/09/2025

Sono passato alla palestra di roccia vicino Palestrina per una breve visita e per vedere all’opera i nuovi corsisti.

Trattandosi solo di una breve visita, non mi dilungo, anche perche’ avrei poco da raccontare, pero’ tornando all’auto ho trovato un buco nella roccia che magari e’ interessante.

Alla prossima.

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