Bucio Alto – 20/09/2025

A lavorare su una forse-grotta con Nerone, Luca e Gabriele.

Finalmente sono riuscito a convincere i miei amici a tornare a Bucio Alto. Per ora e’ meno di un buco, poco piu’ di una speranza, ancora non e’ una grotta ma spero tanto lo diventi, quindi per incoraggiarla le ho gia’ dato il nome.

Eccoci qua a Fondi di Jenne pronti a partire.

Iniziamo la camminata sulla piana di Fondi di Jenne, dobbiamo andare verso Dolina Rea e poi salire l’altura antistante costeggiando a destra il boschetto a forma di cuore che abbiamo davanti.

Luca ed io in cinque minuti siamo al boschetto, il sole bollente ci convince a costeggiare il boschetto stando sulla parte in ombra, decisamente meglio.

Nerone, carico come un mulo ci segue a pochi passi, anche lui opta per l’ombra.

Arrivati in cima svalichiamo e iniziamo a scendere dal lato opposto in diagonale verso destra. Strada facendo incontriamo parecchi funghi, questo in particolare lo riconosco come una superba “mazza di tamburo”, la lascio la’ per i gruppi di fungaioli che oggi ho visto popolare questi boschi.

Anche se con qualche difficolta’ alla fine ritrovo la forse-grotta. Iniziamo a prepararci per lo scavo.

Ecco qua la mia speranza di grotta, non sembra granche’, pero’ rimane sempre il fatto che l’ho scoperta in inverno perche’ aveva bucato uno strato di neve di almeno 30 cm, quindi forse nasconde qualche sorpresa.

Dopo Luca anche Nerone fa un sopralluogo.

Si inizia con gli scavi.

Visto che Gabriele oggi si vuole dedicare al riposo contemplativo gli porgo la fotocamera e gli chiedo di scattare qualche foto mentre scaviamo. Non si applica molto, pero’ la foto porta la sua firma di indice!

Sasso dopo sasso il buco prende forma.

Facciamo a turno Luca, Nerone ed io, lavoriamo con impegno per farci lo spazio necessario.

Almeno un metro l’abbiamo approfondita.

E’ il mio turno, la forse-grotta sembra proseguire li’ sotto, avanti a me. Facciamo ancora qualche turno di scavo con l’intento di poterci infilare a dare uno sguardo.

Luca fa un ultimo turno a spostare terra poi riesce a infilarsi, ci parla di due piccoli pozzi di cui non riesce a intravedere la fine. Il lancio del sasso non sembra dare grandi esiti, rotolano per un paio di metri. Preso dalla curiosita’ mi infilo anche io, provo a prendere delle foto del pozzetto piu’ lontano ma non riesco piu’ di tanto.

Per uscire dal buco stretto e insidioso devo faticare un poco, per facilitarmi nei movimenti passo la fotocamera a Luca che, appena termino le mie fatiche, ne approfitta per farmi la foto che ora sfoggio.

Gabriele circa un’ora fa aveva decretato terminata la giornata, noi l’abbiamo tirata lunga ma ora e’ proprio ora di andare. Gabriele aspetta che ci prepariamo facendo qualche foto del lavoro fatto.

Meraviglie della natura, mentre noi eravamo intenti a rendere grotta quel buco poco collaborativo quasi accanto a noi e’ nata tra le foglie un’altra mazza di tamburo. Una foto la merita.

Terminiamo velocemente i preparativi e iniziamo il ritorno alle auto.

Strada facendo troviamo un sacco di varieta’ di funghi, c’e’ anche la mazza di tamburo che avevamo incontrato stamane. Tanto per simpatia faccio loro qualche foto.

Nerone e Gabriele hanno tirato dritti verso le auto, Luca ed io facciamo un’ampia deviazione verso destra per passare a rivedere Dolina Rea, Bucio Nero’ e tutte le varie doline in mezzo.

Ecco infatti Dolina Rea col suo alberello in mezzo. Ci fermiamo un paio di minuti e racconto la grotta a Luca che ancora non la conosce.

Strada facendo per raggiungere Bucio Nero’ facciamo parecchie soste e brevi deviazioni per dare uno sguardo alle doline e i svariati buchi che incontriamo.

Ultima sosta la facciamo a Bucio Nero’ per vedere se e’ ancora aperta o se la terra superficiale e’ collassata dentro chiudendo di nuovo la grotta.

Meno peggio di quanto temevamo, anche se il recinto e’ caduto giu’ da un lato (forse “spintaneamente”) e qualche sasso ingombra la rete di protezione, la grotta sembra ancora accessibile. Prima di ripartire diamo una sistemata al recinto sperando duri ancora per un po’.

Finito il nostro giro di controllo arriviamo finalmente alla strada e saliamo alle auto dove Gabriele e Nerone ci attendono.

Una giornata faticosa ma non completamente avara di soddisfazioni, certo il minimo per mantenere accesa la speranza, pero’ chissa’! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Alto – 20/09/2025

Grotta Stoccalma – 06/09/2025

Una visita a questa grotta per rivedere alcuni punti in sospeso e sistemare l’armo insieme a Nerone, Luca, Emilio e il supporto esterno di Gabriele.

La mattina Gabriele passa a casa da me e andiamo assieme fino al bar Cicchetti a Madonna della pace dove incontriamo Emilio, facciamo colazione e proseguiamo con la sua macchina verso la piana di Campaegli.

Arrivati al solito parcheggio troviamo Nerone, arrivato da Subiaco, e Luca, che ha approfittato per fare una notte di campeggio wild qua a Campaegli. Appena arrivati, nemmeno il tempo dei saluti che arrivano delle persone in bici e si fermano a scambiare qualche parola. Magari li conosco ma non mi ricordo di loro quindi faccio finta di nulla e inizio a prepararmi per la grotta.

Appena pronto mi accorgo che il sole ancora e’ abbastanza in forze da farmi sudare copiosamente quindi lascio a Luca il compito di comporre gli zaini con i materiali, mi approprio della corda per il primo pozzo, di qualche attacco e mi avvio. Emilio e Gabriele mi seguono.

L’armo iniziale ci prende un poco di tempo, ognuno dice la sua idea e si discute insieme come meglio fare, peccato solo per il caldo.

Nerone inizia a scendere quando ancora stiamo approntando il deviatore, lo saluto con una foto.

Dopo qualche minuto riusciamo ad armare coralmente la partenza, nonostante il tempo speso e un rivolo di sudore dietro la schiena devo dire che viene benone. Sistemata la partenza del pozzo saluto Gabriele che oggi andra’ in giro nei dintorni a fare ricognizione e ricerca di ingressi e scendo per raggiungere Nerone. Dopo i primi 5 metri faccio sosta a sistemare il frazionamento ma devo attendere che Luca mi raggiunga poiche’ ho scordato di prendere un cordino per farlo.

Mentre aspetto Luca cerco animaletti da fotografare per alimentare la “scheda fauna” del catasto. Trovo una sonnolenta farfalla e mi sbrigo a immortalarla.

Quando Luca mi raggiunge e mi fornisce di cordino faccio quel che devo fare e proseguo la discesa. Prendo con me anche lo zaino di Nerone, se lo era scordato fuori e ora soffre per la mancanza della sua amata pipa. Luca lo porta giu’ per il primo tratto e io mi occupo di consegnarlo . A meta’ faccio un’ulteriore sosta per mettere un deviatore e poi finalmente arrivo alla base del pozzo e consegno il sacco con la pipa a Nerone che subito si gode una fumata, maleodorante come al solito.

Dopo la mia discesa ci raggiungono velocemente sia Luca che Emilio. Nel proseguire la grotta, fatta da una sequenza di meandri stretti e piccoli pozzi mi dimentico completamente della fotocamera anche perche’ sono impegnato a fare il cambio delle corde nei pozzi che incontriamo. Chiedo a Nerone, memoria storica della esplorazione di questa grotta, da quanto tempo siano qua le corde e quando mi risponde che avranno almeno 20 anni non posso far altro che concordare circa l’opportunita’ di cambiarle.

Scendendo e sistemando, arriviamo alla sala dove tempo fa iniziai con Luca una risalita. Approfittando di un attimo di riposo tutti assieme prendo a ricordare l’episodio a Nerone per avere una conferma. La risalita non l’abbiamo mai terminata a causa del freddo e perche’ Gabriele, che in quella occasione era con noi, insisteva nel dire che Nerone ed Elia l’avevano gia’ fatta in arrampicata. Dopo aver raccontato l’antefatto chiedo conferma a Nerone, con mia sorpresa Nerone nega con decisione di aver mai fatto alcuna risalita in quel punto. Bisognera’ tornarci, perbacco!

Dopo la sosta vado avanti mentre Luca ed Emilio terminano l’armo del pozzo. Dopo l’ennesimo meandrino fangoso c’e’ il celeberrimo traverso sospeso che tanti grattacapi e fatica elargisce a chi si cimenta con lui. Sotto al traverso c’e’ un pozzo di circa 5 metri dove Gabriele, sempre nella stessa occasione, ando’ avanti con Elisa mentre Luca ed io facevamo la risalita. Trovarono tutto allagato e notarono che gran parte dell’acqua andava a sparire nel pozzetto facendo anche un simpatico gorgo.

Oggi Gabriele, prima di salutarci e partire per la sua ricognizione, si e’ raccomandato molto di dare uno sguardo in fondo al pozzo in questione. Potevamo deluderlo? Sicuramente no!

Per il momento rimango in contemplazione sopra il pozzo, vicino al traverso malefico. Quando Luca mi raggiunge mi approprio di una corda, la sistemo sul primo ancoraggio utile del traverso e scendo a guardare. In effetti sono proprio curioso, nonostante le ripetute visite a questa grotta non ho mai sceso questo pozzo.

Arrivato alla base del pozzo mi guardo attorno, ci sono sassi caduti dall’alto e una pozza d’acqua profonda una decina di centimetri. Inizialmente non vedo alcunche’ di interessante ma completando il giro devo ricredermi, proprio alle mie spalle rispetto a quando sono sceso c’e’ una bella spaccatura, quasi percorribile.

Quando Luca mi raggiunge iniziamo a darci da fare per dare uno sguardo dentro alla spaccatura. Mentre aspetto faccio una foto a qualche stalattite.

Per prima cosa rompo a martellate un piccolo diaframma di marciume vario che faceva da diga alla pozza d’acqua alla base del pozzo. Rotto l’argine in pochi minuti la pozza si svuota gorgogliando allegramente dentro la spaccatura.

Tolta la noiosa pozza che impediva di lavorare all’asciutto iniziamo a togliere sassi da dentro la spaccatura finche’ Luca riesce a infilarsi dentro.

Arriva anche Emilio a darci una mano. Con il suo aiuto togliamo un masso di generose dimensioni grazie a un fix messo in testa al masso e a una corda per tirarlo fuori con tanta fatica di tutti e tre.

Senza il masso Luca ora riesce a intravedere quello che c’e’ avanti. Sembra ci sia una prosecuzione comoda ma solo dopo un blocco di roccia. Gli passo la fotocamera ma non riesce a fare una foto che spighi cosa ha visto.

Nel frattempo arriva anche Nerone il quale ha passato con perizia il traverso malefico ed e’ andato alla sala del laghetto poco piu’ avanti a lasciare lo zaino.

Luca, ancora impegnato nella spaccatura.

Con Nerone e uno dei suoi sigari pestilenziali proviamo a vedere il passaggio d’aria nella spaccatura. In verita’ non ce n’e molta ma vista la velocita’ con cui si e’ svuotata la vaschetta d’acqua e il gorgo testimoniato da Gabriele si puo’ ipotizzare la presenza di un sifone. Dovremo tornare per vedere meglio.

Fatto tutto il possibile in questo punto Nerone insiste per andare avanti a dare uno sguardo al meandro dove per ora termina la grotta. Risaliamo tutti verso la sala del laghetto.

Ecco il laghetto, la foto e’ condita da una macchia di fango sull’obiettivo di cui non mi sono accorto.

Le candele accese testimoniano la presenza di Nerone, possiamo dire che sono la sua firma.

Dopo una breve sosta al laghetto proseguiamo il meandro fino al pozzo successivo dove, su una comoda cengia a 5 metri dalla partenza del pozzo si puo’ arrivare grazie a un traverso alla prosecuzione del meandro. Il traverso in un punto ha un moschettone in condizioni non buone, anzi pessime, per fortuna e’ stato doppiato con una robusta maglia rapida.

Luca va avanti sul traverso, doppia un attacco con uno dei nostri moschettoni e si avvia verso la prosecuzione del meandro. Mentre mi accingo a seguirlo dietro di me sento arrivare Nerone.

La ripresa del meandro non e’ propriamente agevole, anzi e’ strettina assai. Dopo aver passato il primo tratto stretto c’e’ una mini sala dove mi fermo a valutare la situazione mentre Luca prosegue.

Faccio un paio di foto, la prima verso il pozzo e la strettoia appena passata, la seconda verso avanti, dove e’ appena sparito Luca.

Non so se ho voglia di seguire Luca…forse anche no. Tra l’altro devo stare attento a non stancarmi troppo, sono ancora convalescente. Appena ripreso fiato quindi avverto Nerone che torno indietro a raggiungerlo. Con qualche grugnito e molti sbuffi passo in senso contrario la meandrica strettoia per tornare al pozzo in compagnia di Nerone.

Ecco la strettoia vista dal lato del pozzo. Da questa posizione piu’ comoda diciamo a Luca che lo aspettiamo qua e di andare lui a vedere piu’ avanti.

Quando Luca torna dalla sua perlustrazione ci aggiorna dicendo che anche qua c’e’ del lavoro da fare per proseguire. Torniamo insieme alla sala del laghetto. Salgo per primo il pozzo e arrivo alla sala dove Emilio e’ rimasto ad aspettarci facendo esperimenti incendiando il fango impregnato di cera (paraffina?) delle candele.

Ha anche raccolto una pietra che sembra di origine vulcanica che mi chiede di fotografare.

Una volta tutti assieme iniziamo la lenta risalita verso l’esterno. Emilio parte per primo poiche’ si e’ infreddolito aspettandoci fermo alla sala del laghetto.

Devo dire che si riscalda subito affrontando il traverso malefico che lo impegna non poco. Vista la fatica fatta da lui decido di semplificarci la vita anche per le prossime visite e sistemo la corda con un fix messo piu’ in alto possibile in maniera da facilitare l’uscita dal traverso. Naturalmente faccio tutto solo grazie all’assistenza di Luca che si mette pazientemente a meta’ traverso e mi passa di volta in volta il trapano, la mazzetta e tutto il resto del necessario.

Una volta sistemato il nuovo armo lasciamo che sia Nerone a provarlo. Sembra sia migliorativo rispetto a prima. Sicuramente e’ da completare ma intanto accontentiamoci.

Dopo il meandro malefico proseguiamo lentamente verso l’uscita, Emilio sempre per primo, poi io quindi Nerone e Luca buon ultimo a chiudere la fila.

Il meandro prima di arrivare al penultimo pozzo devo dire che riesce a provarmi abbastanza, mi fermo seduto su un sasso comodo a riprendere fiato e aspettando il resto della banda.

Nell’attesa cerco bestiole di grotta da fotografare e finalmente ne trovo una. A prima vista mi sembra un vermetto bianco di nemmeno 2 centimetri ma poi a guardare meglio noto che forse si tratta di un minuscolo millepiedi. Gli faccio un intero reportage fotografico ma ve lo risparmio!

Quando vedo Nerone sbucare dal meandro interrompo il set fotografico e riprendo la salita.

Ancora un piccolo sforzo e siamo alla sala alla base del pozzo d’ingresso. Quando ci arrivo Emilio e’ gia’ salito. Ad aspettarmi c’e’ solo lo storico teschio immusonito.

Nerone e Luca mi seguono da vicino e infatti dopo nemmeno un minuto li vedo spuntare dall’ultimo tratto di meandro. Inizio a salire il pozzo per guadagnare l’uscita a mia volta.

Fuori rivedo Emilio che impegna il tempo d’attesa nel contemplare un nutrito gruppo di scout che dall’altro lato della piana stanno smontando il loro campo.

Sono scout organizzatissimi e anche facoltosi, hanno addirittura un container dove mettere al sicuro i loro materiali.

Ecco Nerone che arriva.

Nell’attesa faccio anche una foto al nostro fantasioso quanto efficace armo iniziale.

Ecco Nerone, stanco ma soddisfatto.

Ridendo e scherzando siamo usciti quasi al tramonto.

Ecco Luca, da bravo ultimo si e’ anche occupato di disarmare il pozzo iniziale quindi si merita un mucchio di foto.

Rifatto il materiale passo a salutare la roccia “punciottata” e poi mi avvio insieme a Luca per l’ultimo tratto di salita che ci separa dalle auto.

Alle macchine ritroviamo anche Gabriele e ci raccontiamo a vicenda le nostre giornate, lui la ricognizione con l’incontro di altri speleo a Campo Buffone e noi con le poche nuove riportate dalla grotta.

Dopo aver salutato Nerone noi altri terminiamo la bella giornata andando al ristorante “Da Antonia” vicino Marano Equo per un buon piatto di pasta in allegria. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Stoccalma – 06/09/2025

Grotta Stoccolma – 10/08/2025

Con Elena, Paola, Francesco, Emanuele e Giulio a rivisitare la grotta Stoccolma. Una visita di cortesia, tanto per mantenersi attivi. La mattina parto da Anzio e mi reco al parcheggio Metro di La Rustica dove mi incontro con Paola, Francesco ed Emanuele. Giulio ci attende gia’ in loco. Fatte le debite valutazioni su chi dopo la grotta rimarra’ per un aperitivo e chi no, facciamo 2 macchine, io in macchina di Emanuele e Francesco in macchina di Paola.

Giulio ci aveva avvertito di una interruzione sulla strada principale e ci aveva anche detto che era di pochi metri e aggirabile, quindi quando il navigatore ci indicava un’enorme deviazione passando per Livata noi, Emanuele ed io, semplicemente lo ignoriamo e in breve arriviamo a destinazione dove possiamo salutare Giulio.

Non sapevo che oggi ci sarebbe stata anche Elena ma la saluto comunque con un allegro “buongiorno” e una foto.

Anche Paola e Francesco sapevano della interruzione “aggirabile” quindi diamo per scontato di vederli apparire da un momento all’altro…ma dopo un buon quarto d’ora d’attesa capiamo che forse non era cosi’ scontato. Per fortuna i cellulari prendono quindi possiamo contattarli. Loro si sono fidati del navigatore e ora sono a Livata! Spieghiamo loro come prendere la sterrata che porta a Campaegli e rimaniamo d’accordo di attenderli.

Dopo alcuni minuti di attesa vana ci richiamano loro lamentando il pessimo stato della sterrata che abbiamo indicato loro. Noi trasecoliamo, io soprattutto visto che la percorro spesso con Gabriele quando andiamo a visitare la grotta Stoccalma. Alla fine Elena si offre volontaria e, con la macchina di Giulio li va a prendere.

Mentre attendiamo che arrivino noi, oramai tutti bardati nonostante il caldo torrido, decidiamo di andare alla grotta per armare almeno il primo pozzo. Avevo detto a Giulio che il primo pozzo puo’ essere armato in 2 punti differenti e quindi lui, previdente, ha portato una corda in piu’.

Alla grotta iniziamo con l’armo della prima via. Giulio fa e noi commentiamo.

Emanuele, fa da raccordo tra la sacchetta dei materiali d’armo e il Giulio armatore…io guardo loro che lavorano.

Dopo un poco mi stufo di stare a guardare quindi agguanto la corda in piu’, un paio di attacchi, qualche dado e me ne vado dalla parte opposta del pozzo ad armare la seconda via.

Giulio ed Emanuele nel frattempo terminano l’armo della loro via, mi avvertono che stanno per scendere e che proseguiranno con l’armo della grotta. Li saluto e torno a quanto stavo facendo.

Oggi la mia attrezzatura e’ in gentile prestito dal magazzino del gruppo, la tuta me la presta Paola che pero’ deve ancora arrivare. Inizio ad armare la partenza con un doppio naturale/fix poi metto un altro attacco un paio di metri piu’ sotto. Il mio armo termina qua poiche’ non ho piu’ materiali per proseguire e inoltre mentre ero intento sono arrivati Elena, Paola e Francesco e con loro anche la tuta in prestito. Interrompo quindi le mie fatiche armatorie e risalgo a prendere possesso e indossare la tuta.

Mentre inizio il completamento della vestizione Paola prende il mio posto per proseguire l’armo della seconda via.

Ecco Francesco, anche lui pronto al cimento.

La driver Elena, anch’essa pronta e decisa.

Terminata la vestizione della tuta e rimontata l’attrezzatura sono pronto anche io. La tuta e’ bellissima e immacolata…non so perche’ mi faccia difetto sulla parte bassa del torace, quella che viene detta comunemente pancia, non riesco proprio a chiuderla in quel punto!

Per qualche minuto importuno Paola e Francesco dando loro consigli inutili su come armare la seconda via pero’ il caldo ora e’ opprimente, devo entrare in grotta prima di subito quindi saluto e vado per la corda sistemata da Giulio.

Subito dopo di me scende Elena, cosi’ mi metto comodo per aspettarla.

Il secondo pozzo lo troviamo gia’ armato quindi scendiamo senza indugi. Anche il successivo meandro in discesa ripida ma non troppo e’ armato. In fondo, al pozzo successivo troviamo i nostri amici intenti a decidere come armarlo. Come al solito mi impiccio e propongo di utilizzare un fix piuttosto in alto, anzi faccio sfoggio di voglia di collaborare andando a mettere l’attacco anche se in posizione disagiata. Giulio conclude l’armo ridendo sotto i baffi mentre pensa alla reazione di Paola quando si trovera’ a disarmare questo pozzo.

Sceso il pozzo appena armato proseguiamo il meandro fino al pozzo successivo. Prima c’e’ un saltino di un metro dove Giulio non trova attacchi adeguati. Io ho la sensazione di dover sapere come armare ma non ricordo come e perche’. Alla fine qualcosa ci inventiamo per proseguire fino al pozzo successivo, il penultimo.

E’ sempre Giulio che va avanti ad armare il pozzo. Mentre attendiamo che termini sentiamo arrivare anche Paola e Francesco. In pochi minuti Giulio finisce il suo lavoro e scende. Lo seguo.

Ora manca solo l’ultimo pozzo, ne parliamo un poco prima di armarlo poi decidiamo di partire da un naturale in alto, un frazionamento a meta’ pozzo termina il lavoro. Quando anche l’ultimo pozzo e’ armato iniziamo la discesa. Siamo tutti qua tranne Paola e Francesco, loro si sono fermati al pozzo precedente e stanno decidendo come migliorare l’armo fatto da Giulio.

Lascio scendere in sequenza Giulio, Emanuele ed Elena. Dopo inizio a scendere anche io. Dopo il frazionamento pero’ mi accorgo di sentire un gran freddo quindi avverto sotto che inverto la marcia e inizio a risalire. Al frazionamento mi incontro con Paola che ci stava raggiungendo. Mi fermo sulla comoda cengia subito sotto il frazionamento per farla passare. Paola pero’, confusa dalla mia sosta sotto di lei scende troppo e deve fare qualche manovra aggiuntiva per riguadagnare il frazionamento. nulla di male, una buona occasione per scambiare qualche parola.

Terminata la mia salita incontro nuovamente anche Francesco. Ci salutiamo e proseguo.

Al pozzo successivo posso ammirare l’armo modificato da Paola e Francesco. Hanno sostituito l’armo singolo di Giulio con una fionda su due attacchi, il secondo su naturale con l’immancabile cordino in kevlar. Abbastanza buono, giusto un poco basso come armo. Manca anche un moschettone al vertice del nodo per facilitare il passaggio del frazionamento. Ne ho uno in piu’ nella mia attrezzatura, ce lo metto.

Nel punto subito dopo, per l’uscita dal pozzo mi accorgo che ora la corda struscia sulla roccia. Mi guardo in giro e scopro perche’. Probabilmente per recuperare un attacco per la fionda Paola e Francesco hanno smontato un deviatore che evitava proprio lo strusciamento. Poco male, ma non troppo bene.

Salito il saltino da un metro mi fermo a riposare, il freddo e’ passato ma sento una spossatezza innaturale per la poca fatica fatta. Guardandomi intorno finalmente ricordo…tempo prima, durante un’altra uscita in questa grotta avevo creato un armo naturale per poter doppiare il fix utilizzato da Giulio. Ora che ho ricordato tutto si sistema nella mia testa e quasi tornerei indietro per aggiornare tutti ma poi mi dico che non e’ cosi’ importante e decido di proseguire.

Risalito il pozzo successivo mi fermo nuovamente a riprendermi da questa spossatezza innaturale. Mentre mi guardo attorno cercando non so cosa trovo in effetti qualcosa. In alto, sulla verticale del pozzo c’e’ un arrivo che sembra interessante. Devo proporre a Luca una visita per una risalita.

Percorrendo il meandro ripido mi fermo a fare foto cercando di cogliere qualche animaletto da riportare nella scheda fauna in catasto. Faccio una foto anche a un grosso osso tutto nero.

Ancora un pozzo e sono in vista della luce.

Esco al caldo asfissiante utilizzando la corda della via approntata da Paola e Francesco. Appena fuori cerco un riparo con un poco di ombra e mi sistemo per attendere l’uscita degli altri. Mi metto tranquillo ma non riesco a rilassarmi sento nausea e nella pancia mi fa male assai.

Dopo una ventina di minuti di dolorante attesa i miei amici iniziano a fare capolino.

Pian pianino e disarmando escono tutti.

A Francesco piace particolarmente la via del pozzo d’ingresso che ha armato insieme a Paola quindi si inventa di lasciare il suoi averi alla base del primo pozzo per poterlo scendere e salire ancora una volta!

Quando siamo tutti e il materiale e’ stato sistemato e contato dall’inflessibile Giulio, ci avviamo per andare alle auto. Io arranco con fatica, ho sempre piu’ nausea e un inferno nella pancia. Decisamente mi sento poco bene. Mi cambio in qualche maniera ma nulla cambia, anzi. Alla fine anche se a malincuore devo chiedere a Emanuele di rinunciare all’aperitivo promesso da Giulio per portarmi al piu’ presto a casa prima di collassare. Emanuele capisce quindi salutiamo e andiamo. Passo il viaggio di ritorno in quasi silenzio e gran disagio. A casa scopriro’ di avere anche la febbre a 38 e mezzo. Una bella influenza intestinale ci voleva proprio. Almeno pero’ sono riuscito ad andare in grotta. Alla prossima…sicuramente migliore.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Stoccolma – 10/08/2025

Castello della Badia – 02/08/2025

A cercare vecchie e nuove grotte nei pressi del castello della Badia, con Gabriele, Vittorio e due suoi amici.

Dopo i saluti, le presentazioni con gli amici di Vittorio e qualche chiacchiera per definire il da farsi, terminiamo di prepararci e partiamo.

Dal parcheggio giriamo attorno al castello per arrivare al ponte, che stavolta attraverseremo.

Uno scorcio con vista sul ponte.

Un rivolo d’acqua, gli amici di Vittorio, molto esperti di questi luoghi ci dicono che proviene da una fonte poco lontana, me ne dicono anche il nome…che prontamente dimentico!

Il ponte!

Davanti a me ho l’inizio del ponte, alla mia sinistra c’e’ l’ingresso del museo ospitato nel castello.

Sotto di noi, ben inforrato, scorre il Fiora.

Oggi andremo a cercare e vedere alcune cavita’, forse grotte, trovate da Vittorio e i suoi amici nel girovagare in questi luoghi.

Appena traversato il ponte inizia un sentiero, sulla sinistra vediamo dei ruderi, sembra sia stata una locanda famosa ai suoi tempi.

Solitudine riarsa.

Mantenendoci al limitare di un campo arato proseguiamo per un po’.

Alla nostra sinistra la valle del Fiora con le sue pareti scoscese, in molti punti formate da travertino.

Travertino che sembra nascondere’ qua e la’ dei buchi interessanti.

Rapido consulto. Siamo nei pressi di uno dei punti dove si puo’ scendere a livello del fiume senza rischiare l’osso del collo.

Trovato, possiamo andare.

Arrivati al fiume dobbiamo trovare un punto dove guadare, la nostra meta si trova sulla sponda opposta. Io non voglio bagnare gli scarponi “buoni” quindi a ogni attraversamento mi fermo per cambiare gli scarponi con le scarpette da spiaggia e fare il cambio contrario ad attraversamento fatto. Una cosa laboriosa e noiosa ma necessaria.

Fatto il guado ci avviciniamo al punto in cui poter salire fino alla cavita’ che abbiamo visto a meta’ circa della parete.

Trovato il punto giusto la salita e’ impegnativa ma non difficilissima.

Il posto sembra interessante.

Primi sentori di grotta.

La vista e’ spettacolare.

Un bel nido di calabroni, abbandonato per fortuna.

Ecco la grotta.

Inizia con una saletta con finestrone panoramico.

Continua con un passaggio appena stretto, poi gira a destra e prosegue con una sala larga circa 3 metri e profonda almeno 5. In fondo c’e’ una possibile prosecuzione ma la sala e’ letteralmente invasa da moscerini e non ho voglia di respirarne alcuni per andare a vedere…lo faro’ una prossima volta. Sulle pareti laterali della sala si vedono i segni che mostrano come la sala abbia ospitato, chissa’ quando, un bel laghetto.

Mostro questi segni a Vittorio e ai suoi amici che scoprono questo aspetto della grotta per la prima volta.

Da lontano faccio una foto alla possibile prosecuzione.

Torno alla sala con finestra panoramica per fare spazio al resto del nostro gruppetto.

Arriva anche Gabriele, lo aggiorno e lui si prepara per la scansione 3D.

Gabriele ha piu’ intraprendenza di me rispetto ai moscerini quindi arriva a dare uno sguardo alla prosecuzione a dispetto dei moscerini. Dice che il passaggio e’ stretto ma dopo si intravede un’altra sala.

Mi allontano per lasciargli spazio per il rilievo.

Naturalmente lo chiamo quando si affaccia al finestrone.

Nuova grotta vista, avanti un’altra.

Tornando indietro troviamo anche un simbolo strano ma di fattura recente.

Scendiamo di nuovo a livello del fiume.

Forse dietro questa vegetazione c’e’ un altro buco ma non abbiamo modo di arrivarci per verificare. Lo indico a Vittorio, magari ci dara’ uno sguardo in un prossimo dei suoi giri.

Foto di saluto alla nuova grotta.

Arrivo per primo al fiume, faccio qualche foto al Fiora mentre aspetto.

In acqua c’e un serpentone decisamente poco in salute…non ha la testa.

Tento la foto a dei pesciolini intrappolati in una vaschetta. Spero resistano all’estate.

Riprendiamo il nostro peregrinare lungo la sponda del fiume.

Vittorio e i suoi amici ci presentano un tronco a cui hanno dato il nome di un animale che non ricordo.

Cammina cammina arriviamo alla cavita’ successiva. Nuovo guado e nuovo cambio di scarpe per me.

La cavita’ e’ decisamente bella…peccato non abbia le caratteristiche necessarie per essere inserita in catasto, peccato.

Salutiamo anche la mancata grotta e proseguiamo.

Il basalto su cui scorre il fiume ogni tanto prende delle forme spettacolari e ci fermiamo ad ammirarle.

Altra meraviglia, incontriamo anche un laghetto. In fondo ci sono dei pescatori.

Foto di gruppo sulla sponda del lago.

Mentre osservo il lago intravedo un animale strano, guardo meglio…ma e’ una tartaruga! Vittorio ci dice che una razza rarissima di tartaruga che vive quasi esclusivamente in questo laghetto. Gli avvistamento sono rari.

Un saluto silenzioso al laghetto e noi riprendiamo il nostro giro.

Risaliamo la sponda del fiume seguendo la traccia di una via tracciata da un cavo d’acciaio. Arriviamo alla piana arida che sovrasta e circonda il fiume.

Abbiamo fatto un giro in tondo, ora stiamo tornando verso il castello.

Ecco anche il ponte.

Dobbiamo vedere qualche buco nei dintorni.

Per prima cosa un paio si trovano sulla parete a destra, guardando verso il castello.

C’e da guadare nuovamente quindi io mi attardo per l’ennesimo cambio scarpe. Quando raggiungo i miei amicili trovo che hanno gia’ terminato la perlustrazione. Bei posti ma nulla che possa essere considerato una grotta.

Un altro saluto al castello mentre ce ne allontaniamo.

Per andare alla grotta successiva Vittorio ci porta per un doppio guado. Lo seguo ma sinceramente mi innervosisco un poco poiche’ avevo appena terminato di cambiare le scarpe. Alla fine mi rassegno a passare il fiume con gli scarponi. Per fortuna trovo un punto dove passare con l’acqua sufficientemente bassa e riesco a non bagnare l’interno degli scarponi, la cosa che mi premeva di piu’. Dopo un’arrampicata mal fatta e conclusa con l’aiuto di Gabriele mi ricongiungo col gruppo. Vittorio, nonostante lo scambio di battute salaci di poco prima ci ha gentilmente aspettato per indicarci la strada. Da soli non credo l’avremmo trovata, all’inizio sembra quasi un sentieroscavato nella vegetazione da un branco di cinghiali.

Passato il blocco di vegetazione si arriva a un lungo terrazzamento in salita. Alla base ci sono numerose vaschette calcitiche ricoperte di muschio. Sono carine e inoltre facilitano la salita.

Vado avanti a fare foto mentre Gabriele e Vittorio salgono con piu’ calma.

Per andare all’interno della grotta dovrei passare in una vaschetta ampia e profonda quindi rinuncio e lascio questo onore a Gabriele. Io vado avanti fino a uscire dal terrazzamento e arrivare a un passaggio delimitato da mancorrente dall’aspetto poco robusto. Io tento un percorso alternativo suscitando allarme e sdegno negli amici di Vittorio che manifestano sonoramente la disapprovazione per il mio esperimento. In maniera forse un po’ villana li ignoro e completo il percorso senza incidenti. Arrivato al sicuro appendo lo zaino a un ramo e torno alla grotta per la via canonica.

Nel frattempo Gabriele e Vittorio sono entrati nella grotta, li sento parlottare mentre riprendo le vaschette.

Questa e’ una delle grotte “conosciute da tutti” ma non in catasto. Ne chiediamo il nome e ne prendiamo nota mentalmente. Terminata l’esplorazione riprendiamo la salita per poi prendere il sentiero che riporta al castello.

Il giro mi permette di scoprire anche il lato opposto del castello, contornato da un canale allagato che ospita delle carpe enormi.

Ancora una volta un giro interessante e proficuo a scoprire grotte tra i travertini del Fiora. Un ringraziamento a Vittorio e ai suoi amici che ci hanno permesso queste scoperte. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Castello della Badia – 02/08/2025

Ficoncella – 26/07/2025

A ritrovare la grotta della Ficoncella nei pressi delle omonime terme, con Vittorio e Gabriele.

Il viaggio per arrivare inizia presto per me poiche’ parto da Anzio, il luogo dove passo le mie vacanze questa estate. Un rapido passaggio a prendere Gabriele e poi andiamo assieme verso Civitavecchia e le terme di Ficoncella dove incontriamo Vittorio.

Dopo aver preso visione delle terme e anche un poco di acqua fresca ci armiamo di zaini e buona volonta’ per iniziare la ricerca della grotta.

Iniziamo traversando un prato che costeggia le terme.

Ben presto il prato brullo termina e dobbiamo inoltrarci nella sterpaglia secca.

Terminata la muraglia che protegge le terme nemmeno fosse un fortino, passato anche il sito archeologico adiacente, giriamo a sinistra, sempre nella sterpaglia secca.

Un grosso fico attira la nostra attenzione, la grotta potrebbe essere nei pressi. Anche il fido GPS di Gabriele lo conferma. Vittorio ed io andiamo a dare uno sguardo all’ombra del fico, Gabriele lo aggira sulla sinistra.

Sotto al fico c’e’ nulla ma proseguendo il giro verso la destra troviamo infine una cavita’, molto probabilmente e’ quella che stiamo cercando.

Vittorio entra a esplorarla mentre io faccio qualche foto.

Terminato con le foto esterne entro anche io. Nel frattempo anche Gabriele termina la sua perlustrazione e ci raggiunge. La grotta e’ parzialmente antropizzata, in particolare vicino all’ingresso ci sono un paio di colonne posticce che sorreggono la volta.

In pratica e’ un’ampia sala, un unico ambiente. In fondo alla sala c’e una possibile prosecuzione ma e’ da allargare quindi desistiamo.

Continuo a girare per la sala facendo foto senza significato mentre Gabriele e Vittorio disquisiscono sulle origini e l’utilizzo della grotta.

Una foto fatta dal fondo della sala verso l’esterno. Si vedono le due colonne costruite sicuramente utilizzando pezzi di colonna presi in prestito dal vicino sito archeologico.

Faccio una foto anche a quello che sembra un muretto.

Gabriele, dopo aver ampiamente commentato la grotta con Vittorio, si appresta a fare il rilievo 3D col suo fido cellulare.

Dopo l’esplorazione ci sediamo sul muretto che delimita l’ingresso della grotta per una sosta al fresco mentre decidiamo cosa fare dopo. Vittorio e’ deciso, da dove siamo si vedono delle rovine avanti sulla destra, vuole andare a vedere di cosa si tratta. Noi non abbiamo proposte migliori quindi lo seguiamo volentieri.

In mezzo a tanta erba secca un albero che ce la fa a sopravvivere merita una foto.

La costruzione in rovina era forse una casa, nulla di particolare. Andando avanti vediamo un masso e andiamo senza meno a vedere da vicino di cosa si tratta.

Troviamo dei sassi per terra, detto cosi’ alla buona sembra sia un travertino con infiltrazioni di ferro, ma lascio agli esperti la corretta definizione con i termini adatti!

Nel masso grande troviamo una simpatica nicchia che sembra creata da strati di roccia ripiegati su se stessi.

Che si fa ora? Davanti a noi si vede un sentiero sterrato quasi carrozzabile. Intorno a noi sembra essere l’unica particolarita’ degna di nota. Decidiamo di raggiungerlo e seguirlo.

Una foto di saluto ai ruderi.

Il sentiero sul lato sinistro termina dopo pochi metri, sulla destra prosegue e sembra fare una larga curva che potrebbe riportarci nei pressi delle auto.

C’e’ un caldo torrido e una salita raffredda, per cosi’ dire, i nostri entusiasmi esplorativi. Nonostante questo continuiamo caparbiamente a seguire il sentiero.

Un folto condominio di lumachelle.

Archeologia industriale, un vecchio pilone per l’elettricita’, dietro di lui svetta il sostituto.

Terminata la salita arriviamo a un trivio con delle costruzioni di cui non capiamo l’utilizzo. Prendiamo il sentiero a destra, quasi in piano e che va nella direzione che serve a noi.

Ancora pochi minuti di cammino e siamo di nuovo alle auto. Il tempo di cambiarci, di scambiare qualche chiacchiera sul giro appena fatto poi Gabriele ed io prendiamo commiato da Vittorio dandoci appuntamento per successivi giri, sempre alla ricerca di grotte.

Un giro breve ma interessante, abbiamo ritrovato una grotta, rivisto le terme e siamo stati in buona compagnia. Non male! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ficoncella – 26/07/2025

Ischia di Castro – 19/07/2025

Con Maria, Martina, Gabriele e altri amici del posto in giro per i boschi nei pressi di Ischia di Castro a cercare alcune grotte. (gabriele e francesco(bimbo), Andrea, Vittorio rimane all’auto)Grotta Baragliu(LA2466)-GROTTA DI CARLI(LA1650)-grotta nuova.

La mattina verso le 10.30 arriviamo finalmente al luogo dell’appuntamento e ritroviamo i nostri amici del posto che per diletto girano per questi boschi. Oggi hanno da mostrarci delle grotte, un paio conosciute e una nuova. Dopo i saluti ci prepariamo svelti e poi facciamo un paio di foto di gruppo. Oggi Vittorio purtroppo non potra’ accompagnarci, pero ‘ ci lascia nelle capaci mani di Gabriele, Andrea e Francesco che ci guideranno in questo dedalo di sentierini.

Si parte!

Passiamo un primo cancello in legno, un cartello ci informa che la zona era in via di riqualificazione. Opera meritoria che forse, viste le condizioni del cartello, e’ gia’ terminata!

Ad ogni modo il sentiero e’ in buone condizioni e soprattutto in buona parte all’ombra. Ogni tanto passiamo dei ponti in legno che ci evitano di traversare dei piccoli corsi d’acqua.

Arriviamo alla parete dove cercheremo le grotte. A sinistra il sentiero porta ad un eremo che magari andremo a visitare dopo. Noi proseguiamo a destra per poi prendere per il bosco e salire sopra alla parete.

Qua il sentiero e’ appena accennato e qualche volta nemmeno quello. Per fortuna pero’ almeno abbiamo l’ombra che limita un poco, ma non troppo, il caldo di questa giornata.

Cammina cammina arriviamo a un primo buco che da lontano sembra interessante.

Da vicino pero’ si rivela non percorribile senza uno scavo preventivo.

Martina, che oggi e l’esploratrice titolare, cerca di verificare una eventuale prosecuzione. Purtroppo trova nulla. Peccato, l’aria fredda che esce da questo buco sembrava promettere bene.

Proseguiamo fino alla prima grotta obiettivo della giornata, la 1650.

Entriamo a dare uno sguardo.

Ci sono due livelli, dal piano all’ingresso si scende di circa tre metri per arrivare al secondo. Andiamo a vedere cosa ci riserva.

Non troviamo prosecuzioni interessanti ma almeno qualche insetto buono per alimentare la nuova scheda fauna in catasto.

Rimango un poco a vedere i nostri nuovi amici che si ficcano con entusiasmo in tutte le possibili prosecuzioni ma senza trovarne.

Alla fine usciamo tutti ad acclimatarci di nuovo al caldo dopo il fresco quasi eccessivo trovato nelle parti interne della grotta.

La grotta successiva, la 2466 e’ piu’ piccolina infatti io entro per poco ma poi esco quasi subito per fare spazio al resto del gruppo. Per ultimo entra Gabriele per fare il rilievo con il suo fido lidar.

Ora abbiamo collezionato gia’ due successi sui tre che avevamo. Manca solo l’ultimo, la possibile grotta nuova. Una volta riuniti Maria ci annuncia che per lei la salita e’ terminata, ha un ginocchio dolorante e preferisce non sforzarlo troppo. Rimaniamo d’accordo che ci aspettera’ nei pressi del primo buco con aria, quello che ci ha illuso poco fa.

Mentre aspetto che il gruppo riparta io vado un poco piu’ in alto e mi fermo incuriosito a vedere delle simpatiche bacche dall’aspetto invitante. Mi guardo bene dall’assaggiarle, pero’ son proprio carine e meritano una foto.

Il gruppo riparte ma segue un sentiero piu’ in basso rispetto a quello preso da me. Alla fine pero’ mi raggiungono quando siamo nei pressi di un pianoro. Fuori dal bosco c’e’ un’ampia radura da cui si sentono arrivare rumori di un trattore. La cosa e’ curiosa non pensavamo di essere su un terreno privato. Ci avviciniamo circospetti, anche perche’ improvvisamente sentiamo un cane che inizia ad abbaiarci contro.

Torniamo indietro di qualche metro per concertare il da farsi. Stiamo ancora la’ a parlarne quando dalla radura vediamo sbucare un ragazzo che si presenta come il proprietario del terreno dove siamo. I nostri amici del posto lo conoscono gia’ e infatti si riconoscono reciprocamente.

In breve gli spieghiamo che stiamo cercando una grotta e lui replica che non sa di grotte nei dintorni. Pero’ per fortuna si dichiara anche disponibile a farci dare uno sguardo.

Prendiamo coraggio e si addentriamo nella radura sotto un sole cocente.

Inizialmente seguo la direzione puntata dal GPS di Gabriele, verso destra, pero’ quando mi accorgo che il Gabriele locale, ovvero colui che ha trovato la grotta, prende decisamente a sinistra cambio anche io direzione e lo seguo insieme al resto del gruppo.

Siamo in una zona che e’ stata disboscata da poco e si iniziano a vedere dei buchi dall’aspetto interessante.

A un certo punto i due Gabriele si addentrano in una zona ancora da disboscare mentre io rimango nella zona assolata ma pulita a guardarmi attorno. Tra un buco e l’altro trovo anche questo che e’ palesemente stato riempito con un tronco e coperto con svariati rami.

A me sembra un buco comunque interessante, peccato per il tronco, dall’aspetto pesantissimo, che ostruisce il passaggio.

Insieme a Martina, che nel frattempo mi ha raggiunto, chiamiamo a gran voce i Gabriele perche’ ci raggiungano a vedere quello che abbiamo scoperto. Quando Gabriele locale arriva riconosce nel buco la grotta che aveva trovato tempo fa.

Valutiamo se vale la pena tentare di estrarre il tronco che ostruisce l’ingresso. Io sono scettico ma Gabriele non si da’ per vinto e inizia a spostare i rami. Io cerco di dare una mano ma riesco solo ad ottenere di cadere di nuovo e procurarmi l’ennesimo quanto indesiderato livido.

Quando Gabriele prova a smuovere il tronco ci accorgiamo con sollievo che e’ molto meno pesante di quanto non sembrasse. Tanto leggero che Gabriele riesce a sollevarlo da solo.

Finalmente l’accesso alla grotta e’ libero!

Martina, la nostra esploratrice titolare inizia a prepararsi mentre il “nostro” Gabriele recupera una corda da assicurare al vicino albero per facilitare ingresso e uscita dalla grotta.

Ecco il buco in tutta la sua maestosita’ e avvenenza!

Alla fine non resisto e decido di scendere a dare uno sguardo, ne approfitto per fare qualche foto.

Nel frattempo Martina ha terminato di prepararsi e puo’ entrare. Esco cosi’ da non intralciarla, nel frattempo le chiedo di osservare con cura alcune zone che ho visto da lontano.

Durante la nostra esplorazione ci raggiunge anche il ragazzo proprietario del terreno cosi’ il “nostro” Gabriele puo’ entrare in modalita’ public relation e spiegargli nei minimi dettagli cosa stiamo facendo.

Terminata l’esplorazione con l’uscita di Martina dalla grotta ricopriamo nuovamente la grotta con tronco e rami, salutiamo il nostro gentile ospite e riprendiamo la via del ritorno per poter recuperare Maria.

Stavolta prendiamo un sentiero che passa leggermente piu’ in basso rispetto a quello dell’andata e, strada facendo, vediamo altri buchi dall’aspetto interessante pero’ Gabriele locale ci dice di averli gia’ visti lui e che non sono realmente interessanti. Visto il caldo opprimente e la sete incombente, ho terminato l’acqua che mi ero portato, evito di fare faticose deviazioni per verificare, anche la mia curiosita’ ha un limite.

Vicino al punto convenuto ritroviamo Maria e insieme scendiamo la china fino al sentiero attrezzato da cui siamo partiti.

Al bivio salutiamo i nostri amici che vanno a riprendere Vittorio in paziente attesa alle auto mentre noi facciamo un’ulteriore deviazione per andare a visitare l’eremo di Poggio Conte. Questo il cartello che ci avvisa della sacralita’ del luogo.

Ecco Maria che arriva, ha gia’ visitato l’eremo ma lo rivede volentieri.

Traversiamo ancora qualche ponte di legno che facilita il transito.

Fino ad arrivare allo spiazzo dove inizia la salita verso l’eremo vero e proprio. Maria prosegue mentre io decido di fermarmi qua alla base, la mancanza di acqua e l’abbondante sudore versato hanno ridotto al lumicino le mie forze, non me la sento proprio di affrontare quest’ultima salita.

Anche Gabriele si ferma con me, Martina invece segue Maria nella salita fino all’eremo.

Inganno l’attesa facendo qualche foto, In alto a sinistra si intravede l’eremo, sulla destra la formazione nera tra il verde della vegetazione segna il passaggio dell’acqua. Gabriele mi conferma che nei periodi meno caldi da li’ scende una bella cascata.

Un albero che ha fatto di tutto per cercare l’acqua spedendo le sue radici a cercarla per metri e metri.

Faccio un breve giro per passare il tempo e intanto faccio foto per documentare questo bel posto.

Quando Maria e Martina scendono dalla visita all’eremo torniamo insieme alla nostra macchina. Prima di partire recupero la bottiglia d’acqua da 1,5 litri che avevo lasciato in auto e me la scolo quasi tutta di un fiato. Mi sento subito meglio, dovevo proprio reintegrare i liquidi.

Sono le 14.30 passate, non sara’ facile trovare qualcuno che ci faccia da mangiare…Comunque ci proviamo. Andiamo decisi verso Ischia di Castro perche’ Gabriele vuole visitare il locale museo. Visto che apre alle 15 siamo giusti giusti in orario.

La fortuna aiuta gli audaci, appena entrati nella cittadina nostra meta troviamo l’insegna di un ristorante. Ci fermiamo ed entro a chiedere se possiamo mangiare qualcosa, la risposta e’ un inaspettato quanto ben accolto “si”.

Pranziamo in allegria quindi andiamo anche a visitare il museo. Qua, durante la visita, vengo anche edotto circa il significato dell’arcano termine “sincretismo”. Una parola che sinceramente non conoscevo e che colpisce molto la mia fantasia. Cosi’ inizio a usarla a sproposito in ogni frase, fino al sopraggiungere di esplicite minacce da parte dei miei esasperati amici.

Una giornata caldissima ma in buona compagnia e allietata dalla “nascita” di una nuova grotta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Carpineto – Festa GSCAI Roma – 05/07/2025

La scusa per un bel fine settimana a Carpineto Romano mi viene data dai festeggiamenti per il “compleanno” del Gruppo Speleologico CAI Roma.

Parto di venerdi’, il giorno prima, con Betta e Luna. Prendiamo alloggio al B&B Villa Olimpia e andiamo subito a festeggiare con un ottimo pranzo alla Sbirra.

Il giorno dopo mi preparo di buon’ora e arrivo in macchina allo spiazzo che viene utilizzato come parcheggio dal gruppo misto che esplora la Grotta della Faina.

Mi preparo velocemente mentre Luna aspetta con pazienza.

Prendo lo zaino, accendo il GPS e l’app OsmAnd sul cellulare. Oggi voglio ricercare gli ingressi di almeno due grotte, il Catravasso a 2 imbocchi e l’Ouso sopra la carbonaia.

Appena partiti faccio una breve pausa per un paio di foto a questa grotta (POZZO ALBERTA -LA571) a fianco strada, che meriterebbe una discesa.

Dopo questa sosta facile facile inizio ad inerpicarmi seguendo le indicazioni del GPS e di OsmAnd. La salita non e’ ne’ breve ne’ semplice, pero’ alla fine riesco ad arrivare nei pressi del CATRAVASSO A DUE IMBOCCHI(LA1282), o meglio, arrivo dove puntano le coordinate che abbiamo a catasto.

OsmAnd dice con sicurezza che sono arrivato, ma qua del catravasso nemmeno l’ombra.

Lascio il mio zaino nel punto dove mi hanno portato le coordinate e poi vado a fare un largo giro intorno per verificare se la grotta e’ nei dintorni.

Nel fare il giro rimedio anche una caduta che pero’ al momento non sembra avere conseguenze.

Dopo il giro infruttuoso vado a cercare l’altra grotta della giornata l’OUSO SOPRA LA CARBONAIA(LA1391). Anche in questo caso trovo nulla e rischio un’altra rovinosa caduta quando nel camminare incrocio un filo spinato perfidamente nascosto sotto le foglie. Anche per questa si ripete la storia gia’ vissuta per la grotta precedente. Quando arrivo sul punto indicato dalle coordinate in catasto trovo nulla.

In compenso pero’, siamo in vista della strada, vedo passare tre o quattro macchine in rapida sequenza. Tutte queste macchine sono sicuro possano avere un solo obiettivo…sono sicuramente gli esploratori della grotta della Faina, ovvero POZZO DELLA FAINA(LA1172).

Mi avvio di buon passo verso il parcheggio e infatti quando arrivo ho conferma di aver intuito correttamente, sono gli esploratori della Faina. Li raggiungo e vado a salutarli. Questo in particolare e’ Fabio che inizia a prepararsi.

Dopo i saluti alle macchine decido di accompagnarli fino all’ingresso della grotta. La salita e’ ardua, pero’ me la cavo abbastanza bene, solo un poco di fiatone.

Fabio e Alessandro mentre prendono fiato e iniziano a vestirsi.

Alessandro poi vuole fare una foto con Luna e cosi’ proviamo a convincerla ma senza troppo successo.

In primo piano abbiamo Marco e un poco piu’ lontano si vede Pino che prepara le corde. Oggi scenderanno al fondo attuale, circa -250, per armare e scendere un altro pozzo stimato almeno 50 metri.

Alessandro entra. Mi verrebbe quasi di derubarlo dell’attrezzatura per scendere in grotta al posto suo ma ancora per un poco di tempo devo stare a riposo quindi mi limito a salutarlo con una foto.

Anche Fabio e’ pronto.

Una foto per Marco e Simone. Simone torna in questa grotta dopo una lunga assenza e per l’occasione ha scelto di sfoggiare la sua tuta in PVC, la celeberrima Marbach. Sicuramente non dovra’ temere l’acqua in grotta.

Ancora una foto a Simone, seduta vicina c’e’ Ada, altra esploratrice che pero’ oggi si prende un turno di riposo.

Oramai sono tutti pronti e devono solo attendere il proprio turno per entrare. Li saluto quasi commosso…e sicuramente invidioso.

Alla fine rimaniamo fuori solo Ada ed io. Dobbiamo tornare alle auto. Lei non vorrebbe, pero’ alla fine la convinco a fare una breve deviazione per verificare il punto di una grotta, il II CATRAVASSO SOPRA CESA SCHIUMETTA(LA821) che anche se segnato in catasto come GPS (quindi abbastanza preciso), non mi convince del tutto.

Alla fine della ricerca devo ricredermi, la grotta e’ la’ dove deve essere.

Ritornati infine alle auto facciamo una breve pausa per bere poi saluto Ada che vuole scendere a piedi fino al campo, faccio salire in macchina una stanchissima Luna e poi scendo al parcheggio di Pian della Faggeta, il solito dove si lasciano le auto per andare a Pozzo Comune. Qua al parcheggio trovo il banchetto di accoglienza presidiato da Giulio. Mi fermo volentieri a fare quattro chiacchiere con lui dopo aver sistemato l’auto all’ombra poiche’ Luna si rifiuta di scendere. Dopo qualche minuto ci raggiungono anche Laura e Amoha con cui le chiacchiere si moltiplicano in simpatia. Alle 12.15 purtroppo devo lasciare la buona compagnia perche’ ho promesso a Betta che avremmo pranzato assieme.

Infatti quando mancano pochi minuti alle 13 siamo gia’ alla Sbirra con Luca pronto a prendere le nostre ordinazioni.

Prove tecniche di foto nella sala dove pranziamo, oramai abbiamo il nostro tavolo, quello entrando subito a sinistra.

Finito il pranzo iniziano i guai, quando cerco di alzarmi dalla sedia mi accorgo di non riuscire, la gamba sinistra, quella dove ho preso il colpo cadendo mi fa un male tremendo e riesco a malapena a stare in piedi. Dopo qualche minuto di adattamento al dolore riesco a camminare appoggiandomi al muro e uscire dal ristorante. Raggiungo la nostra camera facendo con stoicismo le tre rampe di scale dove mi metto subito a riposare sperando che il dolore passi in tempo per stasera quando andremo alla festa.

Verso le 20 ci avviamo per salire a Pian della Faggeta e raggiungere i nostri amici che hanno allestito un campo in un’area picnic poco lontano dalla grotta OUSO DI POZZO COMUNE(LA274).

Strada facendo ci fermiamo alcuni minuti per salutare il gruppo degli esploratori della Faina che hanno scelto di fare campo anche loro ma in un altro spazio.

Il campo del GSCaiRoma e’ allestito con luminarie, mega casse che diffondono musica, l’angolo barbecue, l’organizzatissima cucina da campo per la pasta, il tavolo per gli antipasti, insomma un campo di tutto rispetto. Ci sono anche i ragazzi che hanno terminato da poco il corso e posano per una foto con la maglietta fatta appositamente per loro.

Tra i partecipanti alla festa ci sono tanti, ma tanti amici. Impiego quasi un’ora per salutare tutti. Tra loro c’e’ anche un “fuori sede”, Andrea, piu’ conosciuto da tutti per la sua rivista online, “La Scintilena”.

Dopo i doverosi saluti Betta ed io ci dedichiamo a gustare tutte le cose buone che troviamo sui tavoli, non manchiamo di assaggiare la pasta e la carne alla brace. Tutto buonissimo.

Quando inizia a fare buio la temperatura scende sensibilmente e la mia gamba inizia a dolere sempre piu’. Quando raggiungo il limite di sopportazione prendiamo commiato dai festeggiamenti salutando un po’ tutti. Il ritorno e’ faticosamente doloroso ma ho la speranza e’ che gia’ domani andra’ meglio. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Carpineto – Festa GSCAI Roma – 05/07/2025

Corso Gambero Rosso – 28/06/2025

Si tratta di un corso per istruire gli speleologi su come trattare con il gambero rosso della Louisiana, un animale che rischia di azzerare la fauna delle nostre grotte.

Io ho partecipato parzialmente al corso poiche’ ho evitato la parte pratica di cattura del gambero che si e’ tenuta alla grotta degli Ausi. Al corso hanno partecipato anche tre ragazze del Kosovo, dipendenti di uno dei loro ministeri.

27.06.2025 – Preparativi

Per me questa avventura inizia qualche ora prima, il venerdi’ 27 poiche’ decido di partire il pomeriggio dopo pranzo. Forse non e’ stata una scelta felicissima in quanto percorro tutta l’autostrada a passo d’uomo, sono iniziati i trasferimenti per i fine settimana estivi.

Comunque, nonostante il traffico, alla fine arrivo al rifugio Calderari a Campocatino che sara’ la sede del corso. Ad aspettarmi trovo Patrizio, lui gestisce il rifugio per conto della sezione CAI di Frosinone ed e’ gia’ qua, pronto a fare gli onori di casa.

Visto pero’ che sono le 5 del pomeriggio e che i primi ospiti sono attesi per non prima delle 19, con Patrizio decidiamo per una passeggiata nei dintorni. Con la mia macchina scendiamo fino a un grande bivio sulla destra che porta a un impianto di risalita, triste ricordo di quando a Campocatino d’inverno c’era la neve. Parcheggiamo davanti all’impianto e Patrizio mi guida per una passeggiata a vedere gli ingressi di alcune grotte.

La prima sosta la facciamo a una grotta scoperta di recente e tuttora in esplorazione. Pare non abbia ancora un nome ufficiale. Visto che e’ stata trovata durante una ricognizione fatta dal gruppo sabino (G.S.S.) come appendice del corso appena terminato, tanto per fissare le idee la chiameremo “Grotta del corso GSS”.

Ci fermiamo giusto il tempo per fare qualche foto e poi proseguiamo.

Patrizio prosegue sul sentiero parlandomi delle grotte attorno, alcune semplici buchi altre di notevole interesse vista anche la vicinanza con la grotta degli Urli che sta vivendo un nuovo, intenso e proficuo periodo di esplorazione.

Un poco arrancando seguo Patrizio che cammina di buon passo tra questi sentierini che evidentemente conosce molto bene. Arriviamo infine a un’altra grotta. Patrizio mi annuncia che siamo al cospetto della Grotta dell’orso, anche questa in esplorazione e non in catasto.

Anche qua ci fermiamo giusto il tempo per farmi raccontare il perche’ del treppiede e del lungo lavoro di scavo fatto. Dopo averla ammirata riprendiamo la strada per il rifugio, gli ospiti saranno oramai in arrivo e poi si deve anche pensare alla cena.

Tornati al rifugio, prima di dare una mano a Patrizio per preparare la cena mi soffermo ad ammirare il nuovo rilievo della grotta degli Urli dove in rosso si vede la parte “vecchia” e in blu la parte nuova. Gia’ solo confrontando le dimensioni e sapendo quanto sia ampia la parte rossa si puo’ immaginare la vastita’ degli ambienti nuovi.

Dopo essermi goduto il rilievo vado in cucina a dare una mano. Insieme a Patrizio prepariamo il sugo per la pasta alla puttanesca, le salsicce affogate nel vino e una montagna di pomodori.

All’ora che ci avevano detto, i primi ospiti, tra cui Franz, arrivano al rifugio. Arriva anche Tarcisio che anima il rifugio con la sua energia.

Arriva anche Luca, con lui domani andremo a grotta Mecchia a scavare un poco mentre il resto del gruppo andra’ alla grotta degli Ausi a catturare gamberi.

Tarcisio vuole fare gli onori di casa e mostrare ai nuovi arrivati le bellezze nei dintorni del rifugio, anche Luca ed io ci aggreghiamo. Accompagnati da un vento abbastanza forte facciamo un giro ascoltando Tarcisio che racconta aneddoti di cose passate e recenti successe qua vicino.

In particolare ci racconta di quando il bacino sotto di noi non era altro che una dolina, di come il piazzale sia stato costruito colmando la valle con migliaia di metri cubi di terra e sassi. Racconta anche che ogni edificio costruito qua intorno nasconde qualche grotta. Neanche lui ha potuto vederle personalmente ma ci riporta i racconti di suoi compaesani che hanno lavorato qua per costruirli. In alcuni casi, ci racconta, loro si dovevano mettere addosso vestiti pesanti per poter lavorare nei pressi di buchi nella roccia che buttavano aria gelida. I suoi racconti mi riportano alla mente le grotte di un’altra cittadina, Cesi, nei pressi di Terni, dove usavano questi soffi gelidi per rinfrescare le case d’estate.

Durante il giro incontriamo una grotta chiusa da una grata, anche questa in esplorazione e non in catasto, deve essere una tradizione del posto.

Dopo il giro turistico andiamo a prepararci per la cena. Io torno in cucina per dare una mano a Patrizio per preparare la pasta mentre i nostri ospiti sono a tavola a consumare un allegro antipasto.

La cena prosegue poi con la pasta e quindi le salsicce e i pomodori. Tarcisio ce la mette tutta per rallegrare la cena proponendo brindisi e facendo allegria nella sua maniera.

Io intanto, prosciolto dal ruolo di aiuto-cuoco faccio giri per la tavolata a fare foto ai miei nuovi amici. Loro gia’ sanno che, anche se sono nel mio cuore, non posso ancora sperare di ricordare i loro nomi. Sono convinto pero’ che avremo altre occasioni per iniziare a impararli.

Terminata la cena facendo onore a tutto il cibo, fatte tante chiacchiere e qualche brindisi, mi accorgo che e’ quasi l’una. Visto che stamane mi sono svegliato alle 4 inizio a pensare sia opportuno che io vada a letto…domani andro’ in una grotta “vera” dopo tanto tempo.

28.06.2025 – La grotta

La mattina dopo mi sveglio alle 5 ma con un poco di sforzo riesco a rimanere a letto fino alle 7. Quando mi alzo sono ancora tutti tra le braccia di Morfeo. Per non disturbare, passare il tempo e fare qualcosa di utile vado in cucina a vedere di preparare un caffe’. Mentre sono ancora sul punto di selezionare la moka arriva Luca e mi da’ una mano. Prendo la caffettiera gigante che stava in bella vista e mentre la lavo incarico Luca di cercare il caffe’. Per prima cosa la facciamo “acclimatare” facendola bollire una prima volta con poco caffe’, tanto per farle ricordare il mestiere. Dopo la puliamo di nuovo e la carichiamo a dovere. In una decina di minuti il caffe’ e’ pronto. Patrizio arriva con puntualita’ cronometrica portando cornetti caldi e una boccia di latte. Ora si che abbiamo tutto il necessario per la colazione.

Forse svegliati dall’odore del caffe’ tutti gli ospiti pian piano si svegliano e vengono in sala per fare colazione. La caffettiera finisce in un attimo e subito la rimettiamo a lavoro per la seconda ondata.

Luca ed io saremmo pronti per andare in grotta Mecchia, pero’ ci manca il materiale, lo deve portare Nerone che solitamente arriva sempre prestissimo. Anche stavolta non si smentisce, verso le 9 lo vediamo arrivare con la sua flemma presidenziale (e’ da sempre il presidente del gruppo Shaka Zulu Club Subiaco, da lui fondato). Luca gli va incontro per prendere in consegna il materiale mentre io termino di vestirmi.

Quando abbiamo finalmente tutto il necessario salutiamo il resto del gruppo in partenza per la grotta degli Ausi e ce ne andiamo senza fretta alla grotta Gianni Mecchia.

Tanta e’ l’emozione del ritornare in grotta che porto tutta l’attrezzatura ma dimentico la mia fida fotocamera. Me ne accorgo solo dopo aver sceso il P5 iniziale quando cerco la fotocamera per fare una foto a Luca che scende. Disdetta e maledizione! Non potro’ mostrarvi le fantastiche immagini di questa uscita. Ve ne dico comunque un paio di parole.

Sceso il P5 ci togliamo l’imbrago che tanto non servira’ piu’ per oggi. Proseguiamo fino all’inizio del “meandro neronato” (l’abbiamo chiamato cosi’ perche’ Nerone l’ha allargato con pazienza certosina e non l’ha affrontato prima che fosse di dimensioni adeguate), per terra si vedono tracce di un consistente scorrimento d’acqua. All’inizio del meandro neronato facciamo sosta per mettere una corda sul soffitto, una sorta di traverso per appendere gli zaini e portarli avanti senza doversi preoccupare che cadano giu’ nello stretto. Cerco di piantare un fix ma con mio stupore e scorno quando vado a stringere il dado l’intero fix esce dalla roccia. Una roba mai accaduta prima, roccia infida. Per fortuna guardando meglio troviamo un appiglio naturale a cui legare la corda. Lo stesso facciamo dall’altro lato del meandro neronato. Facciamo anche una prova di carico appendendoci lo zaino…diciamo che non e’ l’ottimo ma un piccolo aiuto lo riesce a dare. Bene.

Ora dovremmo solo scegliere dove andare a lavorare. C’e’ il fondo dove rimane da allargare un cunicolo in discesa. Un lavoro sicuramente scomodo e faticoso. Lo scarto, oggi non posso fare una fatica eccessiva, dopotutto sono convalescente. Potremmo andare al cunicolo di Luca, pero’ l’idea non mi sorride, e’ molto stretto e l’ultima volta che ci ho provato mi sono incastrato gia’ alla prima curva. In alternativa ci sarebbe il cunicolo subito prima del meandro neronato, ma anche quello si presenta come un lavoro immane, meglio rimandare.

Visto che siamo fermi al termine del meandro neronato, per armare il traverso da sacchi, mi ricordo di un altro arrivo che mi incuriosisce da sempre. Ce l’ho qua a sinistra, e’ un buco di un 50 cm di diametro parzialmente occluso al centro da una colonna di roccia dall’aspetto poco robusto, sembra piu’ una breccia tenuta su per scommessa che roccia compatta, insomma il distruggere questa colonna e vedere cosa c’e’ dopo potrebbe essere il lavoro giusto per questa giornata. Subito propongo la cosa a Luca che, anche se poco convinto, acconsente.

Iniziamo a lavorare col demolitore ma dopo il primo strato di roccia cedevole ne troviamo altra piu’ consistente, cosa che ci rallenta assai. Ma non ci lasciamo scoraggiare e in un’ora di buon lavoro della colonna non rimane traccia. La prima delle due batterie presto termina la sua carica, prendiamo la seconda e proseguiamo il lavoro. Ora che la colonna non c’e’ piu’ si vede avanti, pero’ dopo un metro circa la grotta sembra fare una brusca curva a sinistra e naturalmente, come sempre, non si riesce a capire come continui. Dandoci il cambio spesso con Luca ci incastriamo in avanti nel buco per allargare il passaggio e riuscire almeno ad affacciarci a vedere. Purtroppo anche la seconda batteria ci abbandona troppo presto. Mancherebbe un nulla per poter passare ma quel nulla ci frega…dovremo rimandare la verifica di come continua ad una prossima uscita.

Con le pive nel sacco rifacciamo lo zaino con gli attrezzi e passiamo in senso inverso il meandro neronato. Il traverso, come pensavamo, non fa scorrere lo zaino fino all’arrivo ma almeno impedisce che cada giu’ e lo si puo’ spingere con meno fatica. Non risolutivo ma comunque utile. Al P5 rivestiamo le attrezzature e saliamo a risentire il caldo torrido dell’esterno. Una volta fuori possiamo rallegrarci del forte vento che accompagna queste giornate poiche’ in questo frangente e’ utile per non sentire troppo il caldo.

Ritornati al rifugio lo troviamo deserto, come c’era da aspettarsi. Con calma prepariamo qualcosa da pranzo, riscaldando le salsicce avanzate da ieri e poi ce le gustiamo chiacchierando del piu’ e del meno in versione speleo.

Dopo pranzo la tentazione di andare a dormire e’ forte ma alla fine decidiamo per una passeggiata per sgranchire i muscoli. Una volta presa la decisione, partiamo. Andiamo giu’ all’osservatorio e lasciamo le auto. Prendiamo la strada sterrata che porta alla grotta del Vermicano e iniziamo a percorrerla.

Un selfie non poteva mancare a dimostrazione che la fotocamera l’ho recuperata.

Strada facendo diamo uno sguardo a ognuno degli innumerevoli buchi che incontriamo lungo la strada. Intanto allieto Luca con aneddoti e ricordi su questa strada, sul Vermicano e le grotte nei dintorni. Questa e’ proprio lungo strada e come da sigla e’ stata scoperta ed esplorata dal GSG, ovvero Gruppo Speleologico Grottaferrata.

La nostra passeggiata continua, arriviamo alla tana degli eretici e proseguiamo fino al punto dove ricordo si sale per andare al celeberrimo Abisso di monte Vermicano, o semplicemente “Vermicano” per gli amici. Quando arriviamo pero’ devo confessare a Luca di non avere energie bastanti per salire fino all’ingresso. Quindi desistiamo e prendiamo la via del ritorno. Strada facendo troviamo i poveri resti di un animale.

Questa potrebbe essere la “GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638)”, ma visto che proprio accanto sembra ce ne sia un’altra “GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314)”, tralascio di prendere le coordinate e ora me ne pento.

Ritornati alle auto saluto Luca che se ne torna a casa. Io, in compagnia di tutti i dolori muscolari possibili e immaginabili, me ne torno al rifugio, che trovo ancora deserto. Dopo aver provato il sole e trovatolo troppo intenso deciso di andare a letto per un riposino. Faccio appena a tempo a stendermi quando sento un vocione familiare echeggiare nel rifugio. Svelto scendo a vedere e mi ritrovo davanti Mario e Laura. Nella confusione da quasi sonnellino scordo di usare la fotocamera quindi risparmio loro la foto ricordo. Sono capitati qua per un giro al fresco e sono passati al rifugio pensando di trovarci Patrizio. Scambio con loro qualche chiacchiera e poi se ne vanno lasciandomi l’incarico di salutare tutti da parte loro.

Oramai l’idea del sonnellino e’ andata, vago per il rifugio per passare il tempo.

Fortunatamente dopo qualche minuto sento arrivare una macchina, sono i primi a tornare dalla grotta degli Ausi.

Sono i miei amichetti del GSCAIROMA e una foto la meritano tutta.

Assisto anche al loro tentativo di stendere i panni di grotta bagnati nonostante il tremendo vento che tira.

Pian pianino il rifugio si ripopola. Ecco Tarcisio e Giulio.

Arrivano anche due ragazzi che sono venuti apposta per mostrarci il sistema che hanno ideato per censire tutti i ritrovamenti di gambero rosso attraverso la lettura di dati online da un paio di siti (Inaturalist?) e una macchina di Intelligenza Artificiale creata da loro appositamente per gestire i dati e tentare previsioni.

Quando arrivano tutti e si accomodano in sala i nostri amici iniziano la loro presentazione. Lo fanno parlando in inglese in onore delle ragazze del Kosovo. Non posso dire di aver capito ogni parola, ma il almeno il senso del discorso penso di averlo colto. Molto interessante.

Dopo lo spiegone AI andiamo tutti a prepararci per la cena, saremo al ristorante sul colle di fronte al nostro. Il sole sta calando ma il vento non accenna a diminuire e ci accompagna facendoci freddo lungo la camminata fino al ristorante.

Dopo aver ammirato il panorama da questo nuovo punto di vista saliamo al ristorante. E’ ora di cena!

Prendiamo posto in una tavolata enorme e diamo inizio alle danze. Si mangia per niente male, devo solo chiedere un’aggiunta alla mia misera porzione di “finifini”, una fettuccina fina fina, appunto.

Dopo cena sento la stanchezza crollarmi addosso come un macigno. Pare ci sia qualche problema di pagamenti con le ragazze del Kosovo ma non riesco a seguire la cosa. Saluto chi riesco e mi dirigo al rifugio dove mi metto a letto prima che posso. Sono gia’ al primo sonno quando una decina di persone entra nella sala dormitorio accendendo la luce, incuranti della mia presenza. Anche Gabriele fa parte del gruppetto disturbatore e non sembra notare il mio sguardo di rimprovero. Fanno i loro comodi con comodo e dopo qualche minuto escono seguiti dal mio monito: “Spegnete la luce!”.

La mattina alle 4 quando mi sveglio avrei quasi l’idea di ripagare tutti con la stessa moneta per lo sgarbo della sera prima pero’ alla fine decido di fare il bravo. Mi preparo al buio per tornare a casa, la vacanza e’ terminata, oggi vado a fare il nonno. Il resto del gruppo tornera’ di nuovo alla grotta degli Ausi a caccia di gamberi per concludere degnamente il corso. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso Gambero Rosso – 28/06/2025

Canterano – 07/06/2025

A cercare grotte nei pressi di Canterano con Maria, Luca e Gabriele.

Dopo tutte le soste di rito arriviamo al parcheggio del ristorante Belvedere di Canterano che sara’ la nostra base. Vorremmo chiedere informazioni sui sentieri a qualcuno del ristorante ma non riusciamo.

La fotocamera, quando la accendo, non sembra voler collaborare, infatti produce solo foto “bruciate”. Smanazzo con le impostazioni finche’ non ne trovo una che sembra migliore delle altre.

Ci manca solo di prendere gli zaini e partire. Carichiamo tutto in macchina di Luca e andiamo nei pressi del sentiero che dovremo fare.

Il parcheggio e’ il solo che troviamo, Luca si accosta meglio che puo’ sperando che l’auto non dia fastidio. Ci consola che la lasciamo in compagnia di un’altra auto.

Una volta pronti ci avviamo verso il sentiero. Leggendo i cartelli messi sul sentiero scopro che stiamo andando verso una falesia. La nostra intenzione e’ ricercare, e possibilmente ritrovare, la Grotta di Iacucera(LA1194).

Arrivati alla falesia troviamo una mezza dozzina di arrampicatori (o si dice climber?) che ci salutano guardandoci strano. Dopo un rapido saluto pero’ ci ignoriamo a vicenda. Costeggiamo la falesia cercando buchi. Poco piu’ avanti delle via di arrampicata, sotto un cumulo di legna, troviamo un buco che soffia aria fredda, ne prendo il punto e uso Luca come indicatore del buco. Oggi abbiamo nulla per scavare quindi dopo aver fatto il nostro dovere lo lasciamo perdere.

Dopo il giro di falesia torniamo sui nostri passi e riprendiamo il sentiero riprendendo a scendere.

Siamo in una vasta zona di massi di crollo, alcuni veramente imponenti. Ci sono molti buchi che potrebbero essere grotte ma poi si rivelano in nulla quando le esaminiamo.

Solo una sembra meritare, Luca si addentra e scende oltre i fatidici 5 metri. Ne prendo il punto ma poi Luca ci avvisa che da li’ sotto vede qua e la’ sprazzi di luce esterna. Si tratta solo di spazi tra i massi. A malincuore cancello mentalmente l’accatastamento di una nuova grotta.

Dopo la delusione per la mancata grotta aspettiamo che Gabriele ritorni da una ricognizione sul sentiero, che continua verso il basso. Quando Gabriele torna con le pive nel sacco Luca ed io andiamo a inerpicarci tra i massi di crollo (o saranno erratici?). La via non e’ semplice quindi prima di proseguire sconsigliamo Maria di seguirci e Gabriele decide di restare con lei. Insieme andranno a cercare u’altra via per arrivare alla grotta che dobbiamo cercare (Grotta di Iacucera(LA1194)).

Ci dividiamo cosi’ in due gruppetti con l’accordo di rivederci o alla grotta o alla macchina. Passata la prima zona impervia con una miriade di massi di crollo, che nascondono insidiosissimi quanto inutili vuoti, ci troviamo in una gola dalle alte pareti che penso sia parallela alla gola che ospita la falesia.

La gola sembra andare proprio nella direzione della grotta quindi con Luca proseguiamo speranzosi. Speranze che vengono infrante quando mi trovo di fronte un piccolo dirupo.

Luca e’ rimasto indietro a guardare un paio di buchi, tanto per non perdere l’abitudine. Mentre lo aspetto valuto la discesa. Non e’ semplice ma con un po’ di attenzione…

Quando Luca mi raggiunge decido di aver studiato fin troppo la discesa quindi mi avventuro con prudenza e utilizzando tutti gli appigli studiati in precedenza. Con una scivolata di sedere su un piano inclinato di pietra liscia termino la mia discesa senza problemi. Luca, vista la mia discesa, non si fida troppo quindi gli lascio la corda che porto legata sulla schiena perche’ possa aiutarsi nella discesa.

Luca sistema la corda in doppia passandola attorno a un robusto ramo d’albero poi me ne tira i capi. Prima di scendere aggancia alla corda il suo pesantissimo zaino che cala sino a me senza problemi. Dopo si cala anche lui. Una volta riuniti recupero la corda e lui ricompone la matassa che cosi’ riprende posto sulla mia schiena.

Siamo ora alla base della parete di roccia. Un rapido esame nella direzione dove dovremmo andare per trovare la grotta ci sconsiglia vivamente di proseguire, e’ un intrico di quei tenacissimi spini che chiamo “stracciabraghe”. E’ impossibile passare oltre.

Si tratta quindi di tornare indietro a raggiungere i nostri amici. Si potrebbe ripetere al contrario la strada appena fatta ma l’idea non ci sorride. Alla fine optiamo per seguire la parete con la speranza che ci porti al sentiero che abbiamo lasciato. Questa soluzione ci piace anche perche’ cosi’ possiamo vedere eventuali buchi lungo la parete.

Pochi passi e gia’ possiamo rallegrarci di aver fatto la scelta giusta. Troviamo una spaccatura che sembra proprio grotta. Butta fuori tanta aria gelida e ci sono anche dei pipistrelli. Luca, che e’ l’atleta del gruppo si addentra a visionare la possibile nuova grotta.

Quando torna e’ contento e porta buone notizie. La spaccatura va avanti per una dozzina di metri poi c’e’ un salto da 4 metri da scendere con la corda. Al lancio del sasso sembra prosegua sulla destra per almeno altri 5 metri. Abbiamo la nostra nuova grotta! Faccio le foto all’ingresso.

Mentre Luca riprende fiato vado avanti in perlustrazione lungo la parete poi mi giro verso di lui per una foto panoramica.

La fortuna ci assiste stavolta, riusciamo a sbucare sul sentiero, circa nel punto dove era arrivato Gabriele nella sua perlustrazione. Bene cosi’, la prossima volta potremo esplorare la grotta senza penare troppo per arrivarci.

Strada facendo troviamo altri buchi che potrebbero dare un contributo al panorama delle grotte del luogo ma non ci fermiamo tanto, dobbiamo raggiungere i nostri amici.

Intermezzo floreale! Mentre risaliamo per il sentiero Gabriele mi chiama al telefono. Loro stanno andando verso la macchina, ci rivedremo la’.

Ritornati alla strada ricevo un’altra chiamata di Gabriele, invece di arrivare alla macchina, in salita, hanno deciso di andare verso il ristorante, camminando in discesa. Sono tentato di seguirli ma poi decido di accompagnare Luca a riprendere l’auto.

Quando scendiamo al ristorante con la macchina troviamo Maria e Gabriele ad aspettarci al parcheggio. Raccontiamo loro della nuova grotta e il mancato ritrovamento della strada per arrivare a quella che volevamo ritrovare.

Comunque una nuova grotta e’ gia’ un ottimo bottino. Ora possiamo dedicarci a un buon pasto, e’ giusto ora di pranzo.

Oggi il signore che di solito ci accoglie e’ assente. La signora che gestisce il ristorante in sua assenza e’ gentile, ci fa accomodare e promette delle porzioni di fettuccine ben generose.

Pranziamo con allegria e parlando come sempre di grotte e di prossime uscite. La signora mantiene la promessa e non ci possiamo lamentare delle fettuccine, veramente ottime e abbondanti. Alla fine del pasto riprendiamo la via di casa sazi e contenti. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Canterano – 07/06/2025

Vulci – 02/06/2025

Una bella passeggiata alla ricerca di grotte nei pressi di Vulci, con Irene, Maria, Linda e Gabriele.

Stavolta e’ Maria che passa a prendermi, Irene si aggrega a noi mentre Gabriele prende un passaggio da Linda. Abbiamo appuntamento al ristorante “Da Isolina”, vicino Canino, perche’ Gabriele ha appuntamento con delle persone del posto che ci vogliono mostrare una grotta. L’appuntamento e’ lasco, 9.30-10 e noi arriviamo senza fretta alle 10.05. Troviamo Linda e Gabriele ad aspettarci. Le nostre guide invece, cosi’ ci dice Gabriele, sono andate avanti a sistemare meglio il sentiero che porta alla grotta.

Tutti insieme ci spostiamo dove iniziera’ la nostra passeggiata. Trovato parcheggio ci riuniamo tenendoci rigorosamente all’ombra, gia’ fa un caldo notevole.

Iniziamo ad andare per boschi, per fortuna sotto gli alberi il sole e’ meno cocente.

Intorno a noi niente calcare ma pareti di tufo e ogni tanto un qualcosa scavato dall’uomo.

Arriviamo davanti a un passaggio particolare, sempre scavato nel tufo. Linda, che e’ archeologa, sentenzia che questa e’ una “tagliata”. Prendo per buono il termine anche se a me riporta alla mente solo cose commestibili.

Accanto alla tagliata un simpatico buco, ma oggi nessuno ha voglia di sporcarsi piu’ di tanto. Irene si affaccia ma abbandona subito.

Bella questa tagliata, mi chiedo il perche’ della sua esistenza ma credo rimarra’ un mistero misterioso.

Gabriele, col suo cellulare che prende anche in grotta, contatta le nostre guide per chiedere lumi circa la direzione da prendere.

Nel frattempo con Irene facciamo un giro nei dintorni scoprendo altre stanze ricavate nel tufo.

Le nostre guide lontane ci danno indicazione di scendere la tagliata e proseguire per il sentiero. Questo ci avviamo a fare.

Intorno a noi solo tufo, speleologicamente poco interessante.

Linda e’ in uniforme completa, pronta a esplorare.

Ci avviciniamo a un fiumiciattolo che scorre una decina di metri sotto di noi. Dobbiamo cercare il modo di scendere e intanto cercare un arco crollato. Troviamo questo e lo diamo per buono.

Riusciamo anche a scendere a livello del fiumiciattolo e proseguiamo con fiducia.

Dopo ancora qualche centinaio di metri tra le fresche, ma non troppo, frasche, arriviamo finalmente a incontrare le nostre guide. Sono in tre, tutti attrezzati con machete e molto entusiasmo. Ci raccontano che sono anni che girano da queste parti e amano molto farlo. Bene, penso, potrebbero essere un’ottima soluzione per delegare loro la ricerca di grotte in questa zona. Mi scordo di dir loro del mio “aggrottiamoci” quindi per non turbarli evito di far loro delle foto, magari recupereremo la prossima volta.

Decisi e compatti ci avviamo verso la grotta che hanno trovato. Strada facendo costeggiamo una parete di tufo con scavate alcune stanze che in un passato abbastanza recente sono state adibite a riparo per gli animali.

Camminiamo per un sentiero che sembra ricavato da poco tra rovi, ortiche e altre piante spinose. Le nostre guide ci raccontano che e’ una gradita sorpresa anche per loro, la settimana scorsa il sentiero non esisteva. A proposito, una delle nostre guide si chiama Gabriele e ha anche fatto il corso speleo qualche anno fa, poi pero’ ha preferito appendere il discensore al chiodo e andarsene in giro coi suoi amici.

Fotografo Irene che fotografa uno dei ripari scavati nel tufo.

Dopo qualche minuto di cammino arriviamo a uno spiazzo dove ci indicano un passaggio seminascosto tra le frasche. Mi addentro e inizio a vedere la fantomatica grotta.

Purtroppo per noi questa non e’ grotta ma ancora un altro riparo, un bel riparo, ricavato nel tufo. Siamo un poco delusi ma cerchiamo di non darlo a vedere, anzi. Linda sicuramente trova qualche spunto di interesse intorno alle pareti.

Irene uscendo dal riparo mi fa notare l’orma di un animale, una capretta forse.

Dopo la mancata grotta facciamo un rapido scambio di idee su come proseguire la giornata. Le nostre guide sono decise, vogliono andare a cercare un’altra grotta un poco lontana da dove siamo ora, Grotta Misa se ricordo bene. Linda invece e’ categorica, avevamo in programma di visitare le grotte nei dintorni e dobbiamo finire il “lavoro”. Gli altri, me compreso, non osano opporsi alla veemenza di Linda quindi dopo un rapido scambio di vedute con le nostre guide si decide che proseguiremo la giornata dividendoci. Le nostre guide alla ricerca di Grotta Misa e noi qua in giro a ritrovare un paio di grotte.

Pian pianino torniamo sui nostri passi fino al fiumiciattolo, accompagnati dalle nostre guide che devono tornare alle auto per spostarsi verso la loro grotta.

Al fiumiciattolo mi lascio tentare e vado a fare un rapido giro lungo il suo corso alla ricerca di buchi interessanti, trovo nulla ma in compenso mi respiro un paio dei moscerini dal nugolo che si alza in volo al mio passaggio. Devo proprio togliermi il viziaccio di respirare a bocca aperta!

La mia deviazione ci ha fatto perdere contatto con le nostre ex-guide che sono scattate in avanti, non ho fatto a tempo a dar loro nemmeno un arrivederci, sicuramente Gabriele avra’ fatto gli onori di casa anche per me.

Senza fretta e sempre curiosando qua e la’ torniamo alla tagliata.

Facciamo una breve pausa per bere un sorso d’acqua e riprendere fiato.

Arrivati alle auto scopro che anche noi dobbiamo spostarci per la prossima grotta. Riprendiamo le auto, imbocchiamo una strada che poi lasciamo per una sterrata, fino a uno spiazzo dove parcheggiamo. Nelle vicinanze qualcuno ha costruito un teepee, una foto se la merita.

Riprendiamo al nostra passeggiata con ricerca.

Dopo numerosi giri tra i rovi e altre difficolta’ tra cui qualche passaggio impervio, arriviamo alla grotta. Stavolta e’ grotta, e’ formata nel travertino, e’ anche bella a vedersi ma…non raggiunge le misure minime per poter essere inserita a catasto. Ce la guardiamo a lungo ma non troviamo prosecuzioni che ci permettano di dire che e’ catastabile. La salutiamo con un sospiro e proseguiamo.

Proseguiamo, si, ma per dove? Linda non ha dubbi, e’ quasi ora di pranzo e lei vuole tornare a Roma prima del caos del rientro. In effetti non ha tutti i torti, e’ un lunedi’ di festa, l’ultimo giorno di un fine settimana lungo, oggi per le strade ci sara’ il panico. Forse ha ragione, ma sembra un peccato andarsene cosi’ di fretta e a digiuno.

Intanto senza fretta torniamo alle macchine, poi prenderemo una decisione.

Alle auto rimandiamo ancora la decisione dandoci di nuovo appuntamento al ristorante “Da Isolina”. Una volta arrivati al piazzale del ristorante facciamo concilio. Linda e’ categorica, vuole andare subito verso casa. Gabriele, che e’ con lei, annuisce con rassegnazione. Noi della macchina di Maria invece decidiamo di sfidare la sorte e il traffico del rientro. Annunciamo che ci fermeremo al ristorante per mangiare un boccone. Tempo un paio di minuti e Linda con Gabriele si avviano mentre noi andiamo a sperimentare questo ristorante.

Un buon piatto di pasta ci riconcilia col mondo ma poi anche noi prendiamo commiato e partiamo per tornare a casa. In circa tre quarti d’ora abbiamo pranzato e ora il rientro e’ sicuramente piu’ lieto. Irene trova anche il modo di fare un pisolino mentre io intrattengo Maria che guida. Di traffico alla fine ne prendiamo nemmeno tanto a conclusione di una bella giornata anche se senza grotte. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Vulci – 02/06/2025