Ricognizione Vallepietra – 24/02/2024

Con Gabriele alla ricerca di nuove e vecchie grotte nei pressi di Vallepietra. Una valle incantata dove, in mille piccole sorgenti che si uniscono a formare rivoli tumultuosi, nasce il Simbrivio, uno degli affluenti dell’Aniene.

Ancora una volta Gabriele ed io ci troviamo a girovagare, catasto alla mano, per cercare di rintracciare grotte esplorate almeno vent’anni fa se non di piu’. Naturalmente non tralasciamo mai la speranza di trovare grotte nuove quindi i nostri spostamenti in auto sono solitamente interrotti piu’ volte per verificare qualche ghiotto buco su strada.

Per la prima grotta, POZZO BASSICONTE(LA361), da cercare Gabriele ha ricevuto precise indicazioni da Nerone: “dopo il parcheggio per Mora di Cavorso continua sulla strada fino a incontrare un muro. Alla fine del muro si puo’ salire. Torni indietro fino a meta’ muro, sali una cinquantina di metri e la’ c’e’ la grotta.”.

Noi, armati di fiducia e buona volonta’ seguiamo le indicazioni di Nerone. Arrivati al muro cerchiamo parcheggio e subito sembra che la fortuna sia dalla nostra parte. A bordo strada troviamo subito un buco interessante.

Dentro anche se c’e’ qualche concrezione non si avverte aria ne’ sembrano esserci prosecuzioni percorribili senza opera di scavo. La salutiamo con rammarico e proseguiamo per la ricerca di Pozzo Bassiconte.

Saliamo da dove termina il muro, torniamo indietro circa a meta’ muro e iniziamo a salire. I numerosi sassi, le foglie, i rami e il fango non rendono semplice la salita, ma pian pianino prendiamo quota.

La foto a questo albero c’entra nulla, pero’ mi piace perche’ mostra l’immensa forza paziente delle piante.

Come sempre succede dopo un po’ Gabriele ed io ci perdiamo di vista, ognuno impegnato a seguire chissa’ quale ipotesi o traccia di grotta. Io per esempio ad un certo punto della salita trovo un accenno di sentiero e provo a seguirlo andando verso sinistra.

Dopo una camminata di almeno mezz’ora mi dichiaro sconfitto e faccio per tornare indietro. Mi squilla il telefono, e’ Gabriele che mi avverte che anche lui sta tornando verso la macchina con le pive nel sacco. Ci incontriamo nei pressi del muro e insieme scopriamo un cippo di cui non riusciamo ad interpretare il significato.

Tornati all’auto dobbiamo decidere come proseguire la giornata. Io avevo proposto di fare un salto all’Abisso Nessuno per fare un lavoro sotto al primo pozzo ma a Gabriele non sorride troppo l’idea quindi fa orecchie da mercante, o meglio fa finta di dimenticarsene e propone di andare a ricercare alcune grotte vicino Vallepietra. Visto che il tempo non promette bene e visto che la zona di Vallepietra mi piace, non faccio obiezioni. Partiamo verso Vallepietra facendo le solite, frequenti soste quando incontriamo buchi notevoli. Questo per esempio e’ uno.

Prima di dirigerci a Vallepietra Gabriele decide di fare una deviazione verso Trevi per dare l’ennesimo sguardo inconcludente al “Ponte Vado Sacco” che dal nome nemmeno si direbbe una grotta ma e’ in catasto col numero LA1437. Come tutte le altre volte non lo troviamo e risalendo in macchina Gabriele commenta ancora una volta che pero’ dalle foto dell’epoca sembra sia una cosa notevole. Chissa’, magari un giorno lo troveremo.

Altra sosta intermedia la facciamo in localita’ “Ponte Castello”, “Castiju” in dialetto locale. L’informatissimo Gabriele mi comunica che qua ci sono ben 2 grotte da rivedere. La prima e’ GROTTONE DI PONTE CASTELLO(LA1105) e la seconda, con notevole sfoggio di fantasia e’ stata chiamata GROTTA SOPRA PONTE CASTELLO(LA1103).

Ecco Gabriele che attraversa il Ponte Castello. Sulla sinistra dovremmo trovare il grottone.

Eccolo. E’ un po’ una delusione e secondo i canoni attuali non sarebbe nemmeno catastabile.

Entriamo dentro, il grottone e’ stato trasformato in deposito per varie robe tra cui tavolini e sedie che probabilmente nella bella stagione vengono portati nel prato antistante per i picnic.

Una rapida verifica sul fondo dello sgrottamento non sembra dare risultati. Chiude senza possibilita’. Gabriele decide comunque di fare il rilievo 3D col Lidar del suo nuovo cellulare.

Mentre lui opera io vado a fare un giro nella speranza di trovare qualche altro buco. Davanti a noi scorre allegramente il Simbrivio.

Questo e’ il pratone per i picnic.

Un tubo di plastica pesca l’acqua dal Simbrivio e la porta a questa fontana.

Quando Gabriele termina il rilievo possiamo dedicarci alla seconda grotta. Traversiamo la strada e prendiamo un accenno di sentiero. Seguo Gabriele ma dopo qualche metro mi accorgo che il GPS indica che mi sto allontanando dalla grotta. Faccio un urlo a Gabriele, che probabilmente non mi sente, e giro verso destra. Dopo una salita di una ventina di metri di dislivello riesco ad intravedere qualcosa di interessante nonostante il fitto intreccio di rami.

Aumento il passo, vado nella direzione che mi pare promettere e infatti trovo la grotta. Per prima cosa urlo un paio di volte a squarciagola per avvertire Gabriele, ma senza effetti avvertibili.

Si tratta di un altro sgrottamento iniziale ma questo e’ sicuramente piu’ interessante. A sinistra ci sono dei buchi da investigare.

A destra un ambiente evidentemente trasformato in chissa’ quale epoca, in rifugio.

Entro per prima cosa nel rifugio. A parte lo stillicidio non mi sembra ci siano prosecuzioni.

Il muretto a secco che protegge l’ingresso.

Terminata l’indagine al rifugio mi fermo un attimo per prendere il punto della grotta anche se quello a catasto pare esatto. Subito dopo vado a curiosare nell’altro buco. Appena mi avvicino e inizio ad arrampicarmi sento sfiorarmi da qualcosa e la sorpresa per poco mi manda a gambe all’aria. Mi giro a guardare e vedo un uccello di dimensioni notevoli che plana placidamente nel cielo a poca distanza. Non mi lancio in tentativi di riconoscimento ma pensi si tratti di un qualche “falconiforme” termine che ho imparato andando a consultare, in seguito, un documento dell’Ispra di cui vi lascio il link.

Passata la sorpresa vado a curiosare nella grotta. Non mi sembra ci sia traccia di nidi, magari il mio falchetto si stava solo riposando dalle fatiche della caccia.

In compenso pero’ la grotta pare proseguire piu’ avanti. Ma nonostante la curiosita’ non vado a vedere, non ho la tuta e non posso sporcare gli abiti “buoni”.

Per stavolta mi accontento di qualche foto. In alto c’e’ un altro buco da vedere.

Dalla grotta riesco a vedere la strada subito sotto di me. La discesa e’ un po’ ripida ma non impossibile. Prima di andare urlo di nuovo per richiamare il mio amico, ma di lui nessuna traccia. A meta’ discesa trovo queste fauci di roccia. Mentre faccio la foto sento chiamare dall’alto. E’ Gabriele che mi urla un “Trovata!”. Gli rispondo che l’avevo gia’ trovata anche io e che sto tornando alla macchina. Lui si ferma per guardare la grotta e fare il rilievo 3D anche di lei.

Continuo a scendere e sono quasi alla strada.

Come sempre succede da sotto della grotta non appare traccia.

Per ingannare il tempo mentre attendo Gabriele, vado avanti sulla strada e trovo una sorpresa, un’altra forse-grotta.

Mi affaccio dentro, in fondo si intuisce un ambiente ma per arrivarci c’e’ da scavare. Peccato.

Mi fermo nei pressi ad aspettare Gabriele. Quando lo vedo spuntare sulla strada lo chiamo e gli mostro la mia scoperta. Dopo torniamo alla macchina per proseguire il viaggio. In corrispondenza del sentiero che porta alla diga del Simbrivio facciamo un’altra sosta.

Andiamo per il sentiero verso la diga e camminando vediamo dei buchi interessanti, peccato siano dall’altra parte del fiume. Torniamo sui nostri passi e cerchiamo un punto dove scendere verso i buchi visti. Non e’ semplice trovare la via ma in un paio di tentativi ci riusciamo. Naturalmente le nostre attese si risolvono in un nulla, i buchi erano solo illusioni.

Tornando indietro Gabriele mi mostra la Risorgenza ponte Simbrivio(LA2242), grotta che ha trovato lui durante uno dei soliti spostamenti verso Vallepietra.

Mi affaccio a guardare, e’ stretto ma praticabile, ma non sara’ oggi che provero’ ad entrare.

Accanto alla grotta noto un altro buco e ci fermiamo a dare uno sguardo anche a lui. Sembra esserci una piccola sala. Da vedere.

Arriviamo a Vallepietra verso le 2 del pomeriggio. Abbiamo fame e ci dirigiamo al solito bar per un panino. Purtroppo, ci dicono, oggi la cucina e’ chiusa perche’ avranno una festa di battesimo e tutto il locale e’ dedicato a questo evento. Ci suggeriscono pero’ di provare al vicino ristorante “La brace”, ritornando di poco indietro sulla strada.

Il ristorante lo troviamo, ma da fuori e anche entrando sembra tutto tranne aperto. Facendo un poco di rumore pero’ riusciamo a far uscire qualcuno da quella che sembra la porta della cucina. Un ragazzo giovane che si presenta come il gestore del locale e poi anche sua madre. La cuoca non si palesa ma rimane confinata in cucina. Prima chiediamo per un panino ma poi Gabriele propone un piatto di pasta, subito variamo la richiesta che con nostro sommo piacere viene accolta dalla cuoca. Ci accomodiamo e in capo a una decina di minuti abbiamo davanti a noi un fumante piatto di fettuccine all’amatriciana. Avrei qualche rimostranza da fare per lo spiccato sapore di pomodoro crudo nel condimento, ma la fame e’ tanta e non stiamo a guardare troppo per il sottile.

A fine pasto facciamo una decina di minuti di chiacchiera con il gestore e la sua mamma. Parliamo loro di quello che facciamo e delle grotte nei dintorni. Alla fine ci indicano alcuni buchi da vedere e ci scambiamo i numeri perche’ possano inviarci altre informazioni. Simpatici e ospitali, nonostante qualche pecca sulla cucina della amatriciana, sicuramente torneremo a trovarli.

Dopo il pranzo, come avevamo deciso, cerchiamo di dirigerci verso le sorgenti del Simbrivio. Sbagliamo un paio di volte strada e dobbiamo tornare sui nostri passi. Ogni tanto pero’ incontriamo una sorgente d’acqua. Ce ne sono veramente tante, come potro’ constatare piu’ tardi.

Alla fine del nostro girovagare imbocchiamo una stradina che indica per un ristorante: “Il fagiolone”. Nonostante i dubbi di Gabriele la strada stavolta sembra quella giusta. Ci fermiamo piu’ volte per vedere dei buchi che ci sembrano, falsamente, promettenti.

Lungo la strada troviamo una sorpresa, una cascatella che sembra terminare dentro una grotta.

Alla base della cascata ci sono dei bambu’ che sembrano destinati ad essere concrezionati. Dietro di loro un laghetto che scompare nel buio. Molto interessante.

Gabriele si ferma a studiare la grotta, io sono incuriosito da un rivolo d’acqua incanalato e provo a seguirlo fino alla fonte.

Il paesaggio e’ costellato da tracce di crolli imponenti, forse provocati proprio dall’incessante scorrere dell’acqua in mille rivoli nemmeno troppo piccoli.

Quando decido di tornare indietro senza aver trovato quel che cercavo, trovo Gabriele ancora intento a controllare la grotta.

Sembra stia pescando, mi sembra a prima vista. Ma non e’ cosi’, si e’ armato di un bastone estensibile e sta facendo il rilievo 3D anche di questa cavita’.

Fatta la scansione della forse-grotta della cascata, proseguiamo con la macchina lungo la strada. Ad un bivio dobbiamo scegliere se andare a ricercare prima il POZZO DELLA RIMESSA(LA1307) o la Risorgenza Gronda A(LA928). Alla fine visto la condizione apparentemente pessima della strada decidiamo di lasciare la macchina parcheggiata al bivio e di proseguire a piedi. Per prima cosa andremo alla “rimessa”.

Anche qua, siamo sul sentiero che porta alla SS. Trinita’, c’e’ un susseguirsi di sorgenti d’acqua e tracce di travertino. Un posto veramente spettacolare.

Il pozzo della rimessa non lo troviamo cosi’ facilmente. Trovo un buchetto nei pressi di dove puntano le coordinate ma non sembra proprio quello che cerchiamo.

Gabriele mi chiama. Stavolta e’ lui ad aver trovato la grotta. Lo raggiungo.

Si tratta di un pozzo che inizia molto largo ma per oggi non possiamo fare altro che provare a tirar giu’ qualche sasso che pero’ si ferma subito, catturato dal fitto tappeto di foglie subito sotto.

Il sole inizia a tramontare nella valle e la temperatura scende bruscamente.

Nonostante il sopraggiungere della sera decidiamo di tornare all’auto e quindi proseguire, sempre a piedi, verso la gronda A.

Incontriamo una costruzione da cui diparte una condotta forzata. Fosse lei la Gronda A? Le coordinate ci dicono di no.

Sopra di noi troneggia il santuario, incastonato alla base di una imponente parete.

Proseguiamo attraversando un ponte che ci permette di passare un vivace corso d’acqua.

A quanto risulta a Gabriele la grotta che cerchiamo e’ all’interno di una centrale idroelettrica. La costruzione che abbiamo davanti sembra proprio fare al caso nostro.

Solo dopo essere saliti assai ci accorgiamo di aver preso la strada sbagliata. Per fortuna un ponticello ci permette di tornare sulla retta via.

Siamo davanti alla centrale. Pero’ le coordinate portano da un’altra parte. Proviamo ad andare a vedere.

Entriamo in un terreno recintato e quasi mi emoziono vedendo un buco che pero’ si rivela artificiale, una sorta di cantina in disuso.

Le nostre coordinate puntano poco piu’ in la’ del recinto. Usciamo fuori e proviamo a raggiungere il punto ma i rovi e la sera che scende ci fanno desistere. Un ultimo sguardo alla centrale che dovrebbe nascondere la grotta…

…e riprendiamo la strada per la macchina.

Un giro interessante in un posto fantastico. Lo consiglio vivamente. Alla prossima.

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Mora Zinna – Palestra – 17/02/2024

Una palestra a Mora Zinna, un classico per i soci dello Shaka Zulu, per rivederci tutti in allegria. Per qualcuno un’ottima occasione per “togliere un po’ di ruggine” dall’attrezzatura.

La mattina Gabriele passa a prendermi con buon ritardo, ma stavolta non e’ colpa sua ma della nostra Aurora a cui i mezzi da prendere per raggiungerci hanno fatto tirato uno scherzo.

Dopo le consuete tappe raggiungiamo anche noi la parete chiamata Mora Zinna dove faremo esercitazione di tecnica speleo. Sul posto troviamo gia’ qualche amico. Tra loro ci sono anche Valentina e Claudio, non fanno parte del gruppo ma hanno deciso di venire a passare un’allegra giornata con noi approfittando della bella giornata di sole. Claudio addirittura ha gia’ armato una via e sta facendo esercizio su di essa.

Dopo i saluti di rito io, da bravo asociale, mi metto in disparte per iniziare a prepararmi, anche vista la mia proverbiale lentezza. Lo stare lontano naturalmente non mi impedisce di rompere le scatole ai miei amici che hanno fatto capannello a fare chiacchiera sotto la parete ma rigorosamente senza casco.

Al terzo urlo, in un crescendo drammatico, il capannello si disperde e ognuno va a prepararsi. Valentina che e’ gia’ pronta viene convinta da Claudio a provare l’emozione di piantare uno spit alla vecchia maniera, con martello e pianta-spit. All’inizio non sembra convintissima ma alla fine sembra si sia addirittura divertita. Naturalmente ogni persona che si avvicina per osservarla faticare, me compreso, le da’ un diverso consiglio su come manovrare martello e pianta-spit.

Alla fine Valentina, nonostante noi, riesce a fare un ottimo lavoro e il suo primo spit rimane incastonato nella parete a imperitura testimonianza dell’impresa.

Arriva anche Nerone, che abbiamo incaricato passare in magazzino e portare materiale in abbondanza. Lui si e’ attenuto alla disposizione portando praticamente tutto il magazzino.

Ecco Luca. Lui tempo fa ha sconsideratamente espresso il desiderio di imparare le tecniche d’armo. Ora quindi ne approfitto e lo tartasso affidandogli un compito abbastanza complesso. Dovra’ partire da sopra la parete, armare un traverso fino a un punto da me perversamente scelto e da la’ armare la calata fino a giu’. Guardiamo insieme la parete mentre gli spiego cosa dovra’ fare poi lo lascio col compito di immaginare il materiale necessario e quindi di prepararlo convenientemente.

Intanto il resto del gruppo si appresta con calma e godendo il bel sole a fare qualche esercizio su corda. Solo una nota stonata. Mario, forse dimentico del fatto che abbiamo organizzato la giornata per fare esercizio a parete, dichiara di voler andare a visitare l’Inferniglio per vedere come sta ad acqua. Naturalmente la proposta e’ ghiotta quindi anche Martina e Aurora si aggregano a lui. A essere sincero non prendo molto bene questa “fuga d’amore” (perche’ per Mario l’Inferniglio e’ un amore infinito!). Infatti io, per fare questa palestra, ho consumato uno dei miei preziosi “gettoni da grotta” rinunciando ad andare altrove (=grotta) per stare qua. Vabbe’, non si puo’ pretendere sempre sempre la coerenza da tutti. Mando giu’ il rospo e cerco di godermi la giornata con gli amici, perche’ l’importante e’ sempre questo, vivere intensamente ogni esperienza, divertendosi in armonia con chi lo fa insieme a te.

Ma torniamo a noi. Corrado riprende oggi ad usare l’attrezzatura dopo un lunga pausa. Dopo una certosina e meditata vestizione andiamo assieme alla parete dove saliamo affiancati sulle 2 vie predisposte da Claudio. Corrado ripassa le varie tecniche di base quali la salita coi bloccanti, litigando col croll, un sano quanto classico frazionamento e la discesa col fido discensore. Anche se con qualche tentennamento alla fine fila tutto liscio, torniamo a terra sani e salvi. Il ghiaccio e’ rotto, si e’ meritato un poco di riposo.

Soddisfatti torniamo in zona chiacchiere. Aurora, Martina e Mario sono tornati dalla visita alla grotta. Ne approfitto per rompere le scatole ad Aurora incitandola ad andare a prepararsi.

Mentre ero con Corrado avevo chiesto a Claudio di seguire discretamente il nostro Luca nella sua esperienza d’armo autogestita. All’inizio li ho visti salire assieme, quindi non mi sono piu’ interessato a loro. Dopo, non ho capito bene cosa sia successo ma ora Claudio e’ quaggiu’ con Valentina mentre Luca e’ in parete e mi sembra stia scendendo pur avendo fatto nulla.

Corrado ha tolto l’imbragatura per regolarla e intanto consuma qualche parola con gli altri godendosi il sole.

Alla fine Aurora stanca di sentirmi borbottare corre a prendere la sua attrezzatura e inizia a prepararsi.

Forse e’ vero che gli uomini non riescono a fare piu’ cose insieme, ma non sempre. In questo caso in pochi minuti io riesco a rompere le scatole a Corrado perche’ stringa l’imbragatura, ad Aurora perche’ indossi la sua e a Luca per farlo tornare a fare il suo dovere con passione e convincimento.

Causa l’arrivo di una macchina vengo bruscamente distratto dal mio ruolo di “rompitore di scatole”. Sono Irene e Federica, due giovani quanto brave socie del gruppo che sono state a lungo assenti per motivi di lavoro e sono qua per godere della reciproca compagnia e fare qualche esercizio su corda per riprendere dimestichezza.

Nel frattempo Aurora, pur di non sentirmi piu’, si e’ preparata in un lampo e si e’ appropriata della corda parzialmente sistemata da Luca andando su come uno scoiattolo nonostante anche lei lamentasse lunghi mesi di inattivita’.

Amiche si, riviste con immenso piacere anche, ma anche a loro non risparmio i borbotti per incitarle a prepararsi. Ma loro accettano la rottura di scatole con un sorriso e, dopo pochi minuti, eccole qua pronte a tutto e sempre col sorriso.

Anche Luca, doverosamente incitato dai miei improperi, sale per “sua” via e prosegue il lavoro iniziando ad armare ex-novo il traverso che avevamo immaginato assieme. Nel frattempo Valentina e’ in parete e sta aiutando Claudio a ricordare come passare un frazionamento. A destra un eterogeneo gruppetto sta simulando una discesa su corda per ripassare la manovra di blocco del discensore. Nerone segue tutti con soddisfazione da presidente.

Mi avvicino per una foto ai nostri impegnatissimi amici.

Intanto Luca prosegue col suo lavoro saggiando la roccia col martello prima di piantare i fix. Prima di riprendere il suo lavoro in parete ha visto assieme a Nerone e me come la roccia “canta” in maniera differente quando e’ piu’ o meno compatta.

Anche Federica e Irene hanno trovato 2 vie libere e hanno iniziato ad esercitarsi. Son proprio contento di rivederle su corda.

Aurora, Corrado e Martina che parlano dopo l’intenso ripasso che hanno fatto su come si blocca il discensore. Imparare assieme crea legame.

Ecco le ragazze che scendono, mi fermo per far loro qualche foto. Con Federica sara’ un anno che non ci si vede, devo recuperare.

Con Irene invece non ci vediamo da questa estate, mi sembra. Comunque troppo tempo.

Arriva ora di pranzo. Gabriele ha preso le ordinazioni ed e’ tornato con pizza, suppli’ e bibite varie. Ci accomodiamo allegramente nonche’ rumorosamente nell’area picnic e facciamo onore alle cibarie. Dopo il pasto vado a coprirmi meglio perche’ il sole e’ scomparso dietro le montagne e inizia a fare fresco. Mario ci saluta senza aver toccato corda e Nerone ritorna dopo essere andato a casa per un paio d’ore. Il resto del gruppo riprende allegramente le attivita’ su parete. Con Irene perdiamo qualche minuto in una strenua lotta contro le cinghie del suo imbrago per stringere un poco i cosciali.

Luca termina il suo lavoro in maniera egregia e noi iniziamo a utilizzare la nuova via da lui confezionata. Aurora e’ tra le prime a sperimentarla. Io la seguo per darle manforte e perche’ in caso potra’ darmi a sua volta una mano.

Mi godo i sorrisi di Federica e Irene anche dall’alto. Irene sorride lo stesso anche se mentre saliva le ho combinato uno scherzo rendendo la sua via in discesa un poco piu’ complessa. In pratica ho preso il capo a terra della corda e l’ho tirato su verso la via subito a destra. Ora la via su cui scendera’ Irene fa un’ampia “V” su cui lei dovra’ prima scendere e poi salire. Come se non bastasse alla calata successiva ho aggiunto un bel nodo, tanto per complicare di piu’ il tutto.

In questa maniera ho creato una specie di circuito con cui potra’ cimentarsi anche Aurora dopo che avra’ terminato di sconfiggere il temibile traverso armato da Luca.

Federica scende con tranquillita’ riacquistando sicurezza nei movimenti ad ogni metro. Intanto Irene inizia a impegnarsi con la “V” mentre da sotto seguono le loro peripezie.

Aurora termina il traverso e prima di salire per poi proseguire il cimento mi regala anche lei un mezzo sorriso, niente di piu’ per ora, il traverso e’ stato impegnativo.

Io mi guardo bene dal seguire Aurora e invece mi approprio della corda su cui e’ scesa Federica e raggiungo terra senza fatica.

Irene ha passato la “V” senza problemi e ancora sorride…ancora non sa che dovra’ affrontare anche il passaggio del nodo in discesa!

Nel frattempo anche Aurora, dopo aver ripreso fiato, occupa la via che la portera’ a fronteggiare la “V”.

Irene esegue il passaggio del nodo senza particolari problemi e va a godersi qualche minuto di riposo. Io rimango nei pressi per seguire Aurora ma anche lei sbriga la manovra senza altri problemi che la mia invadenza quando la faccio fermare per una foto.

Ora inizia a fare decisamente freddo. Il caldo del sole un lontano ricordo. Dichiariamo chiusa la palestra. Nerone saluta tutti, prende l’auto e va, deve proprio tornare a casa, ma penso si sia divertito anche lui a vedere tanti ragazzi e amici impegnarsi oggi in parete.

Claudio e Luca hanno gia’ iniziato da un poco a disarmare le vie. Mano a mano che loro buttano giu’ le corde noi ne rifacciamo matassa. Un utile esercizio anche questo.

Una volta sistemato tutto il materiale lo carichiamo in macchina di Luca che si e’ proposto, forse anche spontaneamente, di riportarlo in magazzino. Noi invece andiamo tutti ad aspettarlo al bar per un aperitivo a degna conclusione di una bella giornata.

Scatto ancora qualche foto ai miei amici durante l’aperitivo poi metto la fotocamera a riposare.

Che dire, grazie a tutti per essere stati presenti a rendere speciale questa giornata. Alla prossima.

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Bucio Felice – 10/02/2024

Con Gabriele a vedere il fondo della grotta.

Il meteo dava pioggia per oggi e il cielo sembra intenzionato a mantenere la previsione. Ma noi, nonostante la defezione delle nostre forze giovani, decidiamo di andare a Bucio Felice. Il programma del giorno e’ vario, per prima cosa allargheremo il passaggio iniziale approfittando del fatto che vogliamo provare il demolitore nuovo. Dopo proseguiremo la discesa, magari rivedendo l’armo, per arrivare a scendere l’ultimo pozzo e vedere cosa ci riserva.

Quando, dopo tutte le soste di avvicinamento necessarie, arriviamo al parcheggio dove lasceremo la macchina e iniziamo a prepararci approfittando del fatto che la pioggia non e’ tanto forte.

Di roba da portare ne abbiamo a iosa. Io mi carico degli zaini mentre Gabriele, che ha piu’ equilibrio di me, portera’ lo scomodo generatore. Per fortuna l’avvicinamento e’ relativamente breve.

Appena arrivati alla grotta ci diamo da fare per sistemare il generatore ben lontano dalla grotta, posizionare il cavo e mettere una corda per scendere fino al punto da allargare.

Il nuovo demolitore inizia la sua carriera, sperando sia lunga e proficua. Dopo un paio d’ore di lavoro la strettoia sembra migliorata abbastanza quindi esco e do’ una mano a Gabriele per sistemare il materiale che non serve piu’ e insieme lo riportiamo in macchina.

Al ritorno sistemiamo la corda per scendere ci armiamo di un pesante zaino per uno e partiamo.

La volta prima avevamo stabilito che per il tratto iniziale serviva una corda da 40m, ma in magazzino non ne abbiamo quindi all’ingresso mettiamo una 30m e mi porto dietro una corda da 10m per fare la giunta e arrivare alla partenza del 3° pozzo, quello “lungo”.

Mentre aspetto che Gabriele scenda lo sento parlare, ci sono solo io con lui quindi gli rispondo dicendogli che non ho capito. Lui continua a parlare senza dare impressione di avermi sentito. Inizio quasi a preoccuparmi ma poi avverto un’altra voce in lontananza e capisco. Nerone aveva promesso di passare per un saluto, deve essere lui!

Quando Gabriele mi raggiunge, porta con se’ lo zaino con le corde, mi passa quella da 50m con cui armo il pozzo e subito inizio la discesa.

Questo che scendiamo e’ il pozzo piu’ lungo, da circa 25m con una cengia a due terzi della discesa.

Mentre aspetto che Gabriele mi raggiunga faccio qualche foto. Come nota Gabriele, questa grotta pur essendo di “modello simbruinico”, quindi impostata su pozzi verticali ampi intervallati da brevi strettoie, a differenza di altre fa mostra di molte concrezioni.

Sempre nell’attesa sistemo l’armo per il pozzetto successivo da circa 6m.

Poi continuo a prendere foto di qualche concrezione.

Ecco che arriva il mio amico e affidabile compagno d’avventura. Non gliel’ho mai detto espressamente ma avere vicino una persona con gli stessi miei interessi e che non mi dia buca all’ultimo momento e’ molto importante per me.

Alla base del pozzo lungo c’e’ una diramazione ma ne rimandiamo la visita al ritorno, anche la volta scorsa abbiamo detto la stessa cosa ma stavolta ho intenzione di mantenere il proposito.

Scendiamo il pozzetto e siamo alla partenza del pozzo successivo, l’ultimo per arrivare al punto della volta scorsa. La partenza del pozzo e’ stretta e scomoda, soprattutto in uscita. Ci armiamo quindi del nostro demolitore a batteria e diamo un’allargata anche a lui.

Vorrei anche cambiare l’armo ma Gabriele mi comunica che ci siamo dimenticati i MultiFix in macchina, quindi rinuncio per causa di forza maggiore.

Quando la strettoia del pozzo sembra migliorata rimetto il demolitore al suo posto nello zaino e inizio a scendere. All’andata la gravita’ e’ d’aiuto e passo facilmente arrivando fino agli attacchi dove sistemare la corda e scendere. Purtroppo la 50m che ho utilizzato finora termina prematuramente e non potrei arrivare al fondo del pozzo. Per fortuna Gabriele nel suo sacco ha un’altra corda da 30m cosi’ me la passa e posso proseguire. Scendo il pozzo e urlo la libera a Gabriele.

Sento rumori vari e qualche sbuffo provenire dall’alto. Dopo qualche minuto mi arriva la voce di Gabriele che, tra uno sbuffo e l’altro, dice che lo zaino si e’ incastrato sopra di lui e non riesce a scendere. Dovendo fare fatica per risolvere l’incastro decide di tornare indietro e mi dice di proseguire da solo.

Prendo atto della sua decisione e lo lascio alle sue pene. Inizio a guardarmi attorno per trovare un armo naturale per poter, finalmente, scendere il pozzo successivo, con la speranza non sia l’ultimo. L’unica cosa utile che trovo e’ l’arco di roccia con la sigla “G.L.” di autori sconosciuti. Lego li’ la corda che viene dall’alto, passo sotto l’arco e vado avanti. Il primo tratto di un paio di metri in orizzontale per arrivare sulla verticale e’ abbastanza stretto. La corda struscia su uno spigolo di roccia che mi piace per nulla. Cerco di nuovo un qualcosa dove fare un razionamento o magari un deviatore ma trovo nulla. Alla fine decido…torno indietro a prendere la mazzetta e ne faccio buon uso.

Passano alcuni martellanti minuti, nel frattempo Gabriele mi avverte di essere riuscito a raggiungere la partenza del pozzo e che mi attendera’ la’. Lo spuntone di roccia smette di esistere. Inoltre, tolto lo spigolo si e’ formata una base di roccia liscia dove posso appoggiare la corda e scendere sulla verticale, una sorta di deviatore posticcio. Non e’ una cosa bellissima ma ho solo quella e la uso.

Alla base del pozzo, circa 7m di discesa, trovo i resti di precedenti esplorazioni. Sono degli zaini malridotti, provo a sollevarli ma sono pieni di fango e pesano qualche chilo. Oggi abbiamo gia’ abbastanza pesi. Li lascio dove sono con l’intenzione di prenderli la prossima volta quando, speriamo, saremo in piu’ persone.

Guardo attorno con curiosita’ golosa. A destra, risalendo un metro c’e’ un anfratto che sembra promettere bene.

Alla mia sinistra la grotta sembra proseguire in un meandro fangoso e non molto largo.

Decido di andare prima dove e’ largo quindi mi arrampico superando il metro di dislivello che mi porta nella saletta sopraelevata dove trovo un pozzo molto concrezionato che pero’ sembra terminare dopo meno di 4 metri.

Cerco di muovermi senza sporcare troppo, infatti il pavimento della saletta e’ formato da concrezioni a “bolla” di un bel bianco candido con qualche variazione eccentrica ogni tanto.

Una futura micro-colonna di almeno 4 centimetri!

Questo e’ il pozzo, sul fondo tanta ghiaia, lo guardo da lontano con un sospiro, per oggi non posso scenderlo.

Riscendo alla base del pozzo e guardando attorno trovo altre tracce di presenza umana. La candela in particolare mi strappa un sorriso, indica che Nerone e’ stato qua. La prossima volta portero’ un accendino per ridarle vita.

Scendo al meandrino fangoso. Il passaggio iniziale e’ strettino ma non impossibile. Subito dopo allarga un poco e dopo un metro gira a destra facendo quasi un tornante. Mi pare di intuire tracce di martellate ma non ho voglia di infilarmi nello stretto. Sul pavimento del punto comodo c’e’ tanta breccia mista a fango. Uno stretto pertugio potrebbe rivelare cose interessanti, provo ad allargare un poco a martellate ma alla fine rinuncio, non e’ lavoro da poco ed e’ meglio che ora ritorni da Gabriele.

Ancora una foto al meandrino da scavare e poi vado.

La risalita del pozzo mi impegna parecchio ma facendo attenzione riesco ad arrivare su senza che la corda scavalli dal mio “deviatore su roccia”. Tolgo il nodo alla corda, sistemo lo zaino e salgo a raggiungere Gabriele. Il passaggio della strettoia d’arrivo e’ impegnativa, del mio lavoro per allargarla non si percepisce l’effetto. Prima di disarmare la corda dalla verticale e impegnare la strettoia passo a Gabriele il mio zaino e un cordino in kevlar che lui usa per un deviatore su naturale in modo da far tirare la corda senza strusciare.

Mentre passo, tra sbuffi e imprecazioni, mi appunto mentalmente che l’armo di partenza di questo pozzo deve essere spostato piu’ in alto. Per ora serve a poco ma mi distrae dalla fatica.

Quando finalmente ne esco saluto Gabriele, riprendo fiato e poi parto per salire il pozzetto successivo mentre Gabriele si occupa di recuperare la corda.

Con l’aiuto della corda del pozzo “lungo” vado finalmente a vedere la diramazione che abbiamo tralasciato finora. E’ una frattura che riprende la direzione della grotta e del pozzo “lungo” ma senza punti di comunicazione visibili. Cammino in salita lungo l’alta frattura per almeno una decina di metri fino a che la vedo stringersi inesorabilmente.

Torno indietro e raggiungo Gabriele che intanto ha recuperato tutto il materiale e sta salendo il pozzetto.

Visto che sono gia’ sulla corda del pozzo “lungo” proseguo la salita fermandomi ogni tanto a prendere fiato con la scusa di una foto.

Manca ancora un po’…

Ecco la partenza del pozzo, la rivedo con piacere!

Arrivo, esco dal pozzo e mi sistemo comodo cercando di non far cadere uno della miriade di sassi che mi circondano. Quando son soddisfatto urlo la libera a Gabriele.

Mentre aspetto che Gabriele salga mi concedo uno spuntino con le coppiette. Sono delle saporite strisce di carne essiccata e condita che non credo siano tra gli alimenti piu’ indicati per la grotta ma sono molto buone! La voglia di mangiarle me l’ha trasmessa Luca che ne e’ un accanito consumatore, le taglia in piccoli bocconi e se le porta dentro delle bustine. Ogni volta non manca di offrire e oggi che non c’e’ l’ho imitato.

Ecco Gabriele che arriva.

Quando Gabriele mi raggiunge riprendiamo la salita. Per terminare degnamente la giornata ci fermiamo entrambi prima della strettoia d’uscita e le diamo un’ulteriore allargata.

Quando la batteria del trapano si esaurisce diamo fine al lavoro. Vado avanti lasciando a Gabriele anche il mio zaino, li recuperero’ tutti una volta messo comodo.

Non esco fuori perche’ piove a dirotto e fa ben piu’ freddo che qua dentro la grotta. Non avro’ molto spazio di manovra ma almeno non mi ghiaccero’. Mentre aspetto che Gabriele sistemi tutto per il recupero degli zaini faccio delle foto a qualche “bacarozzo” che mi tiene compagnia.

Il recupero del primo zaino, quello verde che portavo io non e’ semplice ma tutto sommato va. Una volta arrivato lo isso verso l’esterno e lo lascio buono la’. Lo zaino di Gabriele, quello grigio, si rivela un vero problema. Tiro come un forsennato ma ottengo solo di farmi male ad una mano. Anche tirando con l’aiuto della maniglia il dannato si rifiuta di salire. Gabriele si sistema alla meno peggio e spinge lo zaino da sotto. Alla fine con una fatica immane tiriamo su anche lui.

Quando esco vedo lo zaino grigio con l’attacco del cordino messo in maniera errata. Mi spiego perche’ lo zaino non salisse, ad ogni mio tentativo lui si metteva di traverso. Vado letteralmente su tutte le furie e il povero Gabriele deve subire le mie veementi rimostranze. Alla fine questa distrazione quasi insignificante, come ho scoperto il giorno dopo, mi costa un bel livido su una mano e un leggero stiramento alla schiena. Per fortuna eravamo praticamente usciti.

Dopo essermi sfogato prendo le chiavi della macchina e vado lasciando Gabriele a rifare la corda. Le mie sfuriate sono come temporali estivi, intense ma che dopo non lasciano traccia di se’. Anche in Gabriele la cosa sembra non lasciare traccia. Meglio cosi’, anche se spero che la prossima volta se ne ricordi e stia piu’ attento. Una bella giornata con finale agitato. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Felice – 10/02/2024

Pozzo Cervone – 03/02/2024

Con Alessandro, Luca e Gabriele e rivedere una grotta esplorata molti anni fa dallo Shaka Zulu.

Stavolta abbiamo preso la mia macchina. Da Roma partiamo Con Alessandro e Gabriele, Luca lo dobbiamo recuperare dalle parti di Arcinazzo, agli altipiani per la precisione.

Passiamo al magazzino a prendere il necessario e proseguiamo decisi e compatti verso Trevi nel Lazio per poi arrivare a Filettino dove troveremo la nostra grotta di oggi.

Agli Altipiani di Arcinazzo Luca non lo troviamo, visto che tardavamo ha deciso di avviarsi a piedi. Lo raggiungiamo quasi a Trevi, carica tutte le sue cose in macchina e ripartiamo verso la nostra meta.

Passato Filettino proseguiamo per la strada seguendo le indicazioni per Campo Staffi. Dopo una consistente razione di curve finalmente ci fermiamo in uno spiazzo e iniziamo a prepararci.

Ecco Alessandro il nostro ospite per questa giornata.

Io sono ancora a meta’ vestizione quando gli altri sono pronti, tanto per perdere altro tempo provo a fare un selfie.

Alla fine ce la faccio anche io e possiamo partire per la grotta.

Gabriele, che ha studiato la zona ci dice che sulla paretina che abbiamo sulla sinistra dovrebbe esserci un riparo da controllare. Ma per ora lasciamo stare, la grotta ci attende.

Pochi metri di sentiero ci portano a un altro spiazzo. Di lato, nascosto tra la rada vegetazione invernale, si apre l’ingresso della nostra grotta.

Luca si prepara, oggi tocca a lui armare.

Mi affaccio a dare uno sguardo, come ci aveva raccontato Nerone, la grotta inizia con un bel pozzo. Per armare vedo solo un fix su una roccia bassa, sicuramente scomodo da utilizzare durante la progressione. Visto che abbiamo portato tutto il necessario e’ presto deciso, rifacciamo l’armo, almeno per la partenza.

Osservata la roccia nei pressi troviamo un tratto di roccia buono per i nostri scopi. Luca si arma di trapano e buona volonta’ e inizia il suo lavoro.

Sistemata la partenza con due attacchi Luca si cala un poco e prosegue mettendo un deviatore che dovrebbe permetterci di scendere tutto il pozzo senza altro lavoro.

Dopo Luca scendo io, il bel pozzo termina in una grande sala e si atterra su un cono di detriti condito con molte ossa. Subito mi viene da pensare che Aurora sarebbe stata contentissima di esserci e poter selezionare ossa per la sua collezione, peccato non abbia potuto, ma bisognera’ portarla alla prima occasione.

Per quanto riguarda l’armo forse sono stato ottimista, la corda nella parte finale della discesa ogni tanto va a strusciare contro la roccia, probabilmente in salita dovremo attrezzare un altro frazionamento, mi segno mentalmente la cosa per quando sara’ il momento di uscire.

Mentre aspettiamo che il resto del nostro gruppetto scenda, con Luca iniziamo a girare per la sala.

Luca trova e mette assieme in bella esposizione vari crani destinati ad arricchire la collezione di Aurora.

Io invece me ne vado in giro a fare foto.

Girando attorno all’imponente cono detritico, lungo il bordo della sala troviamo quello che sembra un arrivo di acqua.

Anche qua ossa varie decorano il pavimento.

Micro-laghetti di concrezione.

Questo deve essere uno dei punti di assorbimento dell’acqua, altre minuscole ossa ne decorano il fondo.

Un piccolo cranio di chissa’ quale animale.

Qualche altro osso tanto per gradire.

Arriva Alessandro. Al termine della discesa poggia la mano su una roccia, o almeno cosi’ crede. Sentendola morbida al tatto controlla meglio e scopre che roccia non e’ ma un infastidito rospo gli si palesa. Urla per metterci al corrente della sua scoperta e io salgo in cima al cono a vedere.

Dopo aver omaggiato il rospo con alcune foto lo salutiamo e proseguiamo con la scoperta della grotta. Scendendo sul lato piu’ fondo del cono si vede una prosecuzione, vado a vedere. Entrando si entra in un’altra sala, piu’ piccola della principale, col pavimento formato da massi di crollo che digradano verso la fine della sala. Guardando verso l’alto si vede un ampio camino che si perde nel buio. In fondo, sulla sinistra si vede un pertugio parzialmente ostruito dai massi. Ne sposto alcuni e riesco a passare. Mi ritrovo in un piccolo ambiente molto concrezionato. Poco piu’ avanti restringe e sul pavimento c’e’ molto fango. Sul fango ci sono chiare impronte lasciate da chi ha esplorato la grotta prima di noi e ci sono anche un paio di sassi messi ad arte per poggiare le ginocchia e dare uno sguardo senza infangarsi. Ringrazio e li uso. Non sembra ci siano prosecuzioni percorribili.

Mi rimane solo un dubbio da togliere, guardando a sinistra verso l’alto sembra esserci qualcosa ma non riesco a girarmi abbastanza da guardare con la dovuta attenzione. Allora chiamo Luca a gran voce e lui gentilmente viene a raggiungermi. Gli faccio spazio e lui va a dare uno sguardo seguendo le mie indicazioni.

Anche all’esame di Luca il pertugio che avevo visto non risulta essere troppo interessante. Usciamo per osservare meglio il camino.

Alla base del camino nel frattempo ci ha raggiunto anche Alessandro. Ci aggiorna sul fatto che Gabriele sta ancora scendendo. Va molto lento perche’ vuole fare la scansione del pozzo con il Lidar del suo nuovo cellulare.

Decidiamo di andare a guardare piu’ da vicino la prosecuzione del camino. Visto che nessuno di noi e’ un gran arrampicatore decidiamo di fare una risalita. Per questa opera si propone Alessandro, io rimango sotto a fargli assistenza. Mi agito, a torto, perche’ penso non sia stata portata giu’ la corda di servizio. Ma poi la corda arriva e chiedo mentalmente scusa per aver pensato male.

Inizia la risalita. Il primo pezzo Alessandro lo sale arrampicando in opposizione ma dopo un paio di metri preferisce mettersi in sicurezza e pianta un MultiFix con un attacco in cui assicurarsi. Sale ancora un metro abbondante e ne pianta un altro. Alla fine riesce ad affacciarsi e vedere il camino con chiarezza. E’ di forma quasi circolare e sale per almeno 20 metri. Alla sommita’ si vede un soffitto a cupola che sembra formato da terra. Sulle pareti non ci sono tracce di possibili prosecuzioni. Peccato.

Con un poco di pazienza Alessandro col trapano “fabbrica” un armo naturale e vi posiziona la corda per calarsi con un nodo tampone che ci permettera’ poi di recuperarla. Ancora un poco di ginnastica per togliere i MultiFix e non lasciare inutili tracce del nostro operato poi il nostro scalatore torna alla base.

Ritorniamo alla sala principale e troviamo che nel frattempo Gabriele e’ arrivato e, forte dei suoi studi catastali, ha trovato una prosecuzione conosciuta e debitamente “firmata” col consueto omino stilizzato. Ce lo mostra prima di entrare nel nuovo ambiente attraverso uno stretto pertugio.

Entriamo tutti. E’ un’altra sala dal soffitto basso e il pavimento ingombro da quello che sembra un cono detritico che mi lascia interdetto. Probabilmente e’ solo parzialmente di formazione naturale, in buona parte e’ costituito da sassi ammucchiati la’ dai primi esploratori.

Faccio un giro per controllare e ne approfitto per qualche foto alle stalattiti in formazione.

Su un lato si apre un altro pertugio chiaramente scavato per permettere il passaggio. Non si riesce a capire se dopo lo stretto ci sia un pozzo o meno.

Nel dubbio Luca, che si e’ “spintaneamente” offerto per scendere per primo, lo assicuro con la corda di servizio montata nel mio discensore. Pian piano lo calo ma e’ solo per poco, passato lo stretto e allungate le gambe arriva a terra e si accorge che puo’ fare a meno della corda. Passiamo anche noi per ritrovarci tutti assieme, dopo un ripido scivolo su colata calcitica, in una sala a camino, una cosa simile a quello visto da Alessandro con la risalita. Anche qua non sembrano esserci prosecuzioni possibili.

Faccio qualche foto poi ritorno indietro.

Nella saletta col cono detritico inizio a cercare altri possibili pertugi non ancora visti. Trovo un punto interessante, sembra addirittura arrivi un filo d’aria, pero’ non ci passo. Ancora una volta chiedo a Luca il piacere di infilarsi al mio posto.

Mentre attendo il suo responso proseguo con qualche foto alle concrezioni candide quanto minuscole.

Anche Gabriele e Alessandro son tornati e riprendono fiato dopo aver affrontato l’impegnativo pertugio in salita.

Nel punto in cui ho chiesto a Luca di scavare troviamo una dolicopode. Fosse di buon auspicio?

Purtroppo il passaggio si rivela stretto anche per Luca e dopo qualche tentativo infruttuoso lasciamo perdere.

Mi sembra non ci sia altro da fare quindi recupero le mie robe e annuncio ai miei amici che ho deciso di uscire. Prima di iniziare a salire un doveroso saluto al rospo che intanto si e’ messo comodo su un sasso.

Mentre inizio la salita sento i miei amici raggiungere la sala principale. Meglio perche’ salendo la corda struscia troppo sulla roccia, e’ necessario mettere un frazionamento. Per prima cosa tento di trovare un attacco naturale, ne trovo uno e ci sistemo intorno il cordino per farne un frazionamento. Lo guardo con attenzione ma non mi convince troppo. Con Alessandro che si appende alla corda ne proviamo anche la tenuta. Tiene, ma continua a non piacermi. E a ragione, pulendo meglio dal fango mi accorgo che la roccia che ho usato non e’ per nulla buona. Gabriele mi urla di guardare piu’ in alto perche’ lui scendendo e’ sicuro di aver visto un fix. Salgo a cercarlo e in effetti lo trovo, grazie Gabriele!

Scendo a smontare il frazionamento fasullo e recuperare il materiale, quindi risalgo, recupero un dado dal taschino e monto la piastrina. Non penso funzioni, l’angolo e’ sbagliato, ma decido comunque di provare a fare un deviatore invece che un frazionamento. Avverto sotto di controllare come funzione il deviatore e in caso trasformarlo in frazionamento.

A meta’ salita mi fermo per riprendere fiato, c’e’ una diramazione che sarebbe interessante vedere, pero’ magari andremo la prossima volta.

Fuori il sole ci attende.

Continuo a salire senza fretta e prendendo il tempo per qualche foto.

Un ragnone nero.

Esco fuori e come si intuiva trovo un bel sole confortevole ad accogliermi. Urlo la libera e aspetto i miei amici. Il primo ad arrivare e’ Alessandro il quale mi conferma che il deviatore serviva a nulla e che lo ha trasformato in frazionamento.

Nel farlo pero’ ha lasciato poco lasco di corda e se ne accorge ora che deve togliere il moschettone del deviatore e passarlo per uscire, deve penare un poco per riuscire ma alla fine eccolo alle ultime pedalate.

Mi passa lo zaino, dentro ci trovo il rospo che Alessandro ha deciso di salvare.

Aspetto che l’Alessandro rospo-salvatore esca. andremo a liberarlo lontano dalla grotta in modo che non vada a cacciarsi di nuovo nei guai.

Eccolo finalmente libero.

Mentre attendo il resto del nostro gruppetto faccio uno spuntino e poi decido di scavare un buco accanto all’ingresso che mi incuriosisce parecchio. Purtroppo mazzetta e trapano sono ancora in grotta con Luca e Gabriele quindi posso far poco piu’ che dare una pulita alla zona che vorrei scavare.

Attendo con impazienza l’arrivo dello zaino coi gli attrezzi.

Una capelvenere, piantina tenace che mi piace un sacco.

Usando un altro sasso come martello riesco ad allargare il buco, dopo sembra esserci un ambiente.

Faccio una foto dentro ma si capisce poco.

Arriva Gabriele. Ha dovuto perdere tempo a modificare il frazionamento per allentare un poco la corda.

Anche lui termina le sue fatiche uscendo.

Quando arriva anche Luca con lo zaino posso finalmente lavorare con piu’ incisivita’ e lo scavo prende forma. Anche Alessandro mi da’ una mano.

Quando Luca termina di disarmare la grotta e recuperare il materiale lo chiamo per dare una mano nello scavo nei punti piu’ stretti.

Il sole inizia a scendere e il freddo inizia a farsi sentire. Gabriele ci comunica di essersi stufato di attendere e decreta cosi’ il termine dello scavo. Alla fine sembra che quelli appena scavati siano tutti ambienti collegati al pozzo principale, infatti ogni tanto tirando dentro sassi si sentono cadere anche dal pozzo principale.

Ci avviamo verso la macchina. Foto artistica di Alessandro.

Ci cambiamo veloci, il freddo ora si sente nettamente.

Il ritorno e’ funestato dal mal d’auto di Gabriele purtroppo il mio stile di guida non si adatta ai gusti del suo stomaco. Nonostante questo inconveniente riusciamo a tornare a casa soddisfatti per la giornata passata. Alla prossima.

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Grotta Gianni Mecchia – 27/01/2024

Con Maria, Tarcisio e Nerone per una visita alla grotta nominata in ricordo del nostro amico.

La mattina di questa bella giornata Maria e io partiamo presto da Roma per raggiungere i nostri amici a Guarcino. All’appuntamento troviamo anche Gianluca che sta aspettando Federico e Paolo con cui andra’ in un’altra grotta. Dopo un caffe’ assieme prendiamo le auto e saliamo a Campocatino.

Anche se la giornata sembra quasi primaverile Tarcisio ci tiene a mostrarci il rifugio, da non molto sistemato.

Non ero mai stato al rifugio quindi prima di cambiarmi faccio un giro per ammirarlo.

C’e’ una stampa interessante che raffigura il Pozzo Santullo.

C’e’ anche il rilievo artistico del complesso del Vermicano.

Questa e’ la sala principale, Tarcisio ci racconta che in origine era adibita a sala ristorante.

Dentro e’ bello ma il sole fuori e’ troppo allettante. Dopo la visita al rifugio torniamo fuori per cambiarci. Faccio qualche altra foto panoramica.

Incredibile a dirsi ma questa e’ l’unica foto che ho fatto a Maria…ho protetto la sua privacy!

Nerone e’ pronto, io potrei essere l’ultimo come al solito ma oggi c’e’ Tarcisio che mi ha fregato perche’ ha dimenticato a casa la tuta!

Alla fine Tarcisio rimedia telefonando agli amici che stanno ancora salendo per andare all’altra grotta. Si mette d’accordo perche’ portino con loro una tuta in piu’.

Nerone e io iniziamo a scendere verso la grotta mentre Maria accompagna Tarcisio a recuperare la tuta. Questo e’ una misera traccia di neve, una delle poche. Sembra quasi primavera.

Si scende nel canalone che ospita la grotta.

Eccola la’ che ci aspetta. Tarcisio e Nerone ne hanno protetto l’ingresso in previsione della neve e degli sciatori. Ma per ora non sembra esserci alcun pericolo che la pista venga invasa da persone sci ai piedi.

Ecco Grotta Gianni Mecchia in tutta la sua bellezza con l’ingresso protetto.

Nerone e io sistemiamo le ultime cose ed entriamo.

Facciamo il primo scivolo, quindi affrontiamo il pozzo, l’altro scivolo, il saltino col ponte sospeso che tanto fa imprecare Nerone e dopo alcuni altri metri siamo al “campo base”, una zona in piano e leggermente piu’ comoda dove lasciamo le nostre cose prima di andare in zona lavori, una decina di metri di meandro piu’ in la’. Una volta pronto faccio il meandro. Alla fine mi metto di fianco per passare un punto leggermente piu’ stretto e fare una curva a sinistra. Subito dopo sono alla zona di lavoro.

Qua l’ambiente e’ comodo, davanti a me il meandro continua ma e’ ancora un poco stretto.

Ho una diramazione a destra che sembra portare ad una zona piu’ larga, ma anche qua c’e’ da allargare per arrivarci.

Alle mie spalle un altro buco che potrebbe portare alla zona che ho visto a destra ma e’ ancora piu’ stretto degli altri.

Nella diramazione a destra si vedono i resti di una patina di fango che stava sulle pareti e poi si e’ seccata cadendo su un minuscolo terrazzino.

Sempre la diramazione di destra con qualche concrezione baby in via di accrescimento.

Giusto il tempo di guardarmi intorno e fare le foto che arriva Nerone e si inizia a scavare serio.

Dopo un’oretta circa arriva anche Tarcisio con la tuta recuperata.

Continuiamo a scavare verso il meandro principale alternandoci. Faccio anche una prova. Vado avanti abbastanza comodamente fino a una leggera curva a destra. Potrei proseguire, anzi ne sono sicuro poiche’ Nerone mi ha raccontato che la volta scorsa qualcuno ha proseguito fino a trovare un pozzetto da circa 3 metri. Pero’ il passaggio potrebbe rivelarsi faticoso e sono anche sicuro che Nerone e Tarcisio preferiscono “passare comodo”, quindi lascio perdere e torno indietro.

Alla fine e’ il trapano demolitore a decidere per noi. Tutto a un tratto si ferma e rimane muto e inerte nonostante i nostri tentativi di rianimarlo.

Dopo qualche minuto di vani tentativi e qualche imprecazione propiziatoria, ma altrettanto vana, decidiamo nostro malgrado che e’ ora di uscire. Prendiamo le nostre cose e andiamo mestamente verso il campo base dove ricomponiamo zaini e attrezzature.

Tanto per sfogare la frustrazione, mentre i miei amici si preparano prendo il martello e vado a stancarmi un poco accanendomi sul ponticello di roccia che tanto angustia Nerone. Dopo un quarto d’ora di martellare furioso devo arrendermi, il ponte si e’ assottigliato ma resiste indomito ai miei colpi. I miei amici arrivano e proseguiamo insieme verso l’uscita facendo passamano coi sacchi.

Nerone e’ l’ultimo a salire il pozzo. Devo dire che l’uscita e’ un poco impegnativa.

Tarcisio e’ avanti a me ma oramai siamo in vista della luce all’esterno.

Eccoci fuori. Tarcisio fa il mastro di chiavi e richiude per benino l’ingresso.

Nerone si gusta il tepore disteso in mezzo a quella che sarebbe la pista da sci.

Dopo un paio di minuti di relax al calduccio riprendiamo le nostre robe e saliamo per tornare al rifugio.

Quasi arrivati.

Il panorama e’ ancora stupendo.

Eccoci tutti arrivati. Un poco delusi dal tradimento del trapano ma contenti di aver passato qualche ora assieme in questa grotta dalla forti emozioni perche’ ricorda un caro amico.

Inizio a cambiarmi, Tarcisio decide che anche io devo avere almeno una foto quindi si appropria della fotocamera…ed eccomi qua.

Lo ricambio con un selfie improvvisato. In faccia ho ancora i resti della mia battaglia contro il ponticello di roccia.

Nerone e’ poco distante a gustarsi il sole.

Per non far torto a nessuno lo raggiungo e faccio selfie anche con lui.

Quando son pronto chiamo Maria, e’ andata a fare una passeggiata per la piana di Campocatino ma la interrompe per raggiungerci. Dopo un quarto d’ora ci raggiunge e passiamo insieme un’ora in allegria brindando a noi e alla memoria di Gianni con lo spumante portato da Tarcisio per l’occasione.

Sono oramai le tre del pomeriggio quando Nerone e Tarcisio partono per riscendere verso casa. Maria e io vogliamo ancora prolungare di un poco la piacevole permanenza a Campocatino per questo motivo arriviamo fino al piazzale ed entriamo nel ristorante per tentare di avere qualcosa da mangiare nonostante l’ora tarda. Troviamo i simpatici gestori, oramai li conosciamo da anni, ben disposti a riattivare la cucina e farci un piatto di sane e gustose fettuccine. Accogliamo la cosa con molta soddisfazione e ci accomodiamo con piacere. Dopo il lauto pasto dobbiamo rassegnarci a tornare verso casa. Un ritorno tranquillo e senza intoppi. Maria gentilmente mi accompagna fino a casa cosi’ non devo trasportare a lungo il mio enorme zaino appesantito dal trapano che voglio tentare di rianimare.

Il giorno dopo infatti eccolo messo a nudo. Dopo una pulizia sommaria faccio delle prove fino a scoprire che una delle 2 spazzole e’ totalmente consumata e non fa contatto. Rimonto tutto e lascio fuori la spazzola per vedere di ricomprarla.

Un imprevisto ci ha impedito di lavorare quanto volevamo, ma ci sta, ogni tanto succede. La grotta e’ la’ che ci aspetta per condividere con noi le meraviglie che nasconde. Alla prossima.

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Bucio felice – 20/01/2024

Con Gabriele e rivedere un paio di grotte esplorate da Nerone circa 20 anni fa, Bucio a ore otto (LA1557) e Buco felice (LA1626).

La mattina dopo tutte le soste di rito andiamo al magazzino dove, gradita sorpresa, troviamo Nerone ad aspettarci. Ci saluta e poi, pipa in bocca, borbotta qualcosa che traduco in: “Vi ci accompagno io alle grotte, altrimenti non le trovate”. Molto bene, almeno stavolta non torneremo con le pive nel sacco.

Da Subiaco prendiamo la strada per Jenne e dopo qualche tunnel, proprio all’uscita di uno di essi, prendiamo per una sterrata carrabile in salita. Saliamo incontrando ogni tanto quei pochi escursionisti che hanno avuto voglia di sfidare il freddo umido di questa giornata.

Poco prima di arrivare Nerone si ferma a salutare un paio di persone, amici suoi. Passiamo qualche minuto con loro prima di iniziare a prepararci.

Una volta pronti andiamo a prendere il sentiero che parte vicino a dove abbiamo parcheggiato ma lo abbandoniamo subito per andare verso sinistra, verso la prima grotta: Bucio a ore otto (LA1557).

Non c’e’ molto da camminare, ma il vento gelido rende poco piacevole percorrere anche questi pochi metri.

Ecco l’ingresso della grotta, chiusa con un vecchio cartello, giustamente e’ un divieto d’accesso!

Mentre Nerone ci spiega che si tratta di uno scivolo lungo 5 o 6 metri che termina con sassi vari, io mi affretto a sgombrare l’ingresso, curioso come una gazza, come al solito. In effetti non sembra andare oltre i pochi metri dichiarati da Nerone.

Rimettiamo tutto a posto e riprendiamo il sentiero che subito inizia a scendere dentro un fosso.

Guardo con timore la ripida discesa che penso ci attenda ma sono fortunato, dopo pochi metri Nerone prende a sinistra e prosegue in quota. Ecco l’altro ingresso.

Questo non e’ stato sigillato, per come e’ sistemato e’ poco probabile ci venga a cadere dentro qualche bestia. Questa e’ la seconda grotta, Buco felice (LA1626). Mentre siamo la’ ad ammirarla Nerone ci racconta che la grotta “ore otto” prende il nome dagli orientisti che passavano di la’ e hanno segnalato il buco come, appunto, a ore 8 rispetto al sentiero. La seconda grotta invece deve il suo nome alla persona, di nome Felice, che l’ha trovata e segnalata.

E’ arrivato il momento di entrare in azione e visitare le grotte, Nerone ci avverte che per lui si e’ fata ora di tornare a casa e in men che non si dica, scompare. Prima di tornare alla macchina perdiamo una buona mezz’ora a curiosare nei dintorni con la speranza di trovare qualcosa di nuovo e magari anche un’altra grotta di cui pero’ non troviamo traccia.

Questa e’ la palina del sentiero da cui partiamo.

Io sono gia’ vestito da grotta quindi mi sbrigo, lascio Gabriele a prepararsi e mi avvio verso Bucio a ore otto con lo zaino delle corde. Mentre cerco l’ingresso noto una pallina di fango secco che pende da un lembo strappato della tuta e perdo quasi un minuto per provare a fotografarlo ma la fotocamera e’ decisa a non collaborare e questo e’ il meglio che riesco a fare.

Trovato l’ingresso lo libero nuovamente e aspettando Gabriele scelgo un albero, il piu’ vicino e’ a circa 7 metri e ci lego la corda che useremo per scendere.

Uso il plurale a sproposito, infatti il cunicolo e’ stretto e corto, Gabriele mi cede l’onore di scenderlo.

Alla prova dei fatti, come si intuiva, e’ stretto, ma non impossibile. Dopo circa 5 metri di scivolo c’e’ un saltino di meno di 2 metri che e’ facilmente disarrampicabile.

Scendo e sono sul fondo della grotta. Questa e’ la situazione. Forse togliendo qualche quintale di sassi si potrebbe trovare una prosecuzione, ma non sara’ oggi che ci butteremo in questa avventura.

Ora a vedere il cunicolo da risalire inizio a fare scorta di sbuffi e imprecazioni da consumare uscendo.

A meta’, mentre riprendo fiato, vedo una chiocciolina incastrata tra i sassi. Faccio qualche foto mentre cerco di recuperare un ritmo respiratorio dignitoso.

Appena fuori relaziono Gabriele, riprendiamo le nostre cose, richiudiamo a dovere l’ingresso e ci spostiamo all’altra grotta, Buco Felice.

Anche a questa Gabriele mi cede l’onore di entrare per primo, non mi dispiace per nulla perche’ ho gia’ sudato il giusto e il vento freddo che c’e’ fuori mal si sposa con la mia maglietta umidiccia. Velocemente sistemiamo la corda e vado. La situazione in questa grotta sembra una replica identica alla precedente. Un cunicolo stretto di circa 6 metri e un fondo di sassi. Mentre sto sul fondo sassoso trovo compagnia, alcune dolicopode spaventate dal mio invadente rumore iniziano a muoversi per cambiare aria.

Il fondo di sassi e’ compatto e non fa pensare a possibili prosecuzioni, pero’ per questa grotta sappiamo che Nerone l’ha esplorata fino a -60 quindi il fondo compatto dove poggio ora i piedi va solo smontato con pazienza.

Questo e’ il mio pensiero iniziale, pieno di fiducia. Da Gabriele mi faccio passare lo zaino legato alla corda e, sfruttando il pochissimo spazio che ho inizio a raccattare sassi da mettere nello zaino che poi Gabriele issa fuori. Praticamente per ogni sasso devo prima spingerlo in avanti con i piedi fino ad arrivare sopra uno dei piedi, dopo chinarmi, abbrancare alla cieca il sasso e metterlo nello zaino. Dopo circa un’ora di questo divertimento ho tolto la maggior parte dei sassi piccoli e medi, ne rimane solo uno, enorme che da solo chiude buona parte del passaggio. La consolazione e’ che ora la prosecuzione si vede e si avverte anche un piacevole soffio d’aria. Lavoro duramente per restringere un poco il sassone ma e’ troppo massiccio e resiste strenuamente. La svolta arriva quando finalmente si smussa la punta e riesco a farlo scendere di qualche centimetro. Con il poco spazio guadagnato riesco a fare un foro e piantarvi parzialmente, non piu di 2 giri, un multiFix. Naturalmente l’aggeggio che utilizzo per piantarlo rimane solidamente incastrato e non riesco a toglierlo quindi dopo un numero imprecisato di tentativi e altrettante imprecazioni decido di lasciarlo la’ sperando di poterlo recuperare dopo. Mi faccio passare da Gabriele un capo di corda, spreco ancora un cestino pieno di imprecazioni per legarla all’attacco e poi finalmente possiamo provare. Mi sistemo alla meno peggio e con Gabriele iniziamo a tirare la corda. Gabriele da fuori fa la fatica maggiore, pero’ in compenso sta piu’ comodo di me. Nonostante la mia sfiducia il multiFix sembra reggere…Ecco che il sasso si muove! Ancora un poco di fatica e finalmente si sblocca definitivamente dalle pareti. Lo lasciamo pendente per qualche concitato secondo per cambiare direzione e poi lo caliamo quel tanto che basta per liberare il passaggio. La fortuna poi e’ dalla nostra parte, sotto l’ambiente si allarga parecchio e il nostro sasso trova il posto per incastrarsi comodo comodo. Sistemato lui non ci resta altro da fare che sistemare la corda e scendere. Inizia l’esplorazione!

Chiedo a Gabriele se vuole andare avanti lui ma ancora una volta mi lascia l’onore di andare avanti.

Devo dire che il passaggio liberato dal sassone per me e’ veramente al limite, per fortuna la gravita’ mi aiuta. Scendo a faccia in avanti e dopo lo stretto mi ritrovo su uno scivolo di terra che scende verso destra trasformandosi in breve in un pozzo. Davanti a me c’e’ un’ampia nicchia che non sembra avere sbocchi. Ritrovo subito gli attacchi lasciati circa vent’anni fa da Nerone durante l’esplorazione.

Per prima cosa libero il valoroso ed eroico multiFix dal peso del sassone. Recupero tutti i pezzi e poi con un calcio ben assestato faccio rotolare giu’ il malefico pietrone. Sentire che una pietra di quelle dimensioni rotola e tonfa giu’ per parecchi secondi e’ musica per le orecchie, vuol dire che la grotta c’e’ e continua larga per un bel po’.

Avverto Gabriele che c’e’ un pozzo da scendere e mi faccio passare dei moschettoni per armare. Prima di usare le placchette me le guardo con attenzione e provo a stringere i fix che le tengono per essere sicuro di non avere spiacevoli sorprese. Solo una e’ troppo rovinata e rugginosa quindi la cambio.

Una delle mie amiche dolicopode era scesa giu’ sperando di essere lasciata finalmente in pace ma ora ci si rivede di nuovo con suo sommo disappunto.

Inizio a sistemare la corda per scendere il pozzo.

Una foto al buco appena stappato e faticosamente passato.

Il pozzo e’ di circa 8 metri e termina con uno scivolo che a sua volta termina con la partenza di un altro pozzo. I pozzo successivo posso ammirarlo solo da lontano perche’ la corda da 30 metri che ho utilizzato termina a un paio di metri dal bordo. A questo punto non mi rimane altro da fare che mettermi comodo e avvertire Gabriele di scendere portando l’altra corda, una 50 con tutto il materiale che abbiamo.

Mentre aspetto con pazienza l’arrivo di Gabriele faccio un giro di foto intorno a me. Ci sono concrezioni non proprio giovanissime ma comunque interessanti.

Ecco che arriva Gabriele. Per un attimo mi spaventa perche’ quando deve passare il punto stretto mi urla: “non ci passo”. Per fortuna la mia replica: “ma ci sono passato io!” lo convince a forzare quel tanto che basta a vincere la strettoia e proseguire. Visto che ci sono riprendo tutta la sua discesa.

Ora ho la corda, possiamo proseguire. Mi avvicino finalmente alla partenza del nuovo pozzo e lo ammiro con occhio goloso. Ci sono 2 attacchi in discrete condizioni, la partenza non e’ larga ma poi allarga abbastanza. Ci saranno almeno 10 metri, se non 20, da scendere. Sistemo la corda e vado.

A meta’ pozzo, i 10 metri che vedevo, trovo una cengia dove ritrovo un vecchio amico, il sassone che ostruiva il passaggio. Aspetto che Gabriele mi raggiunga per mostrarglielo, poi lo salutiamo dandogli un’altra spinta e fargli continuare la discesa con gran frastuono.

Qua gia’ le concrezioni sembrano meno polverose.

Alla base del pozzo c’e una diramazione che lasciamo da vedere in un’altra uscita. Proseguendo si arriva ad un pozzo. Mi affaccio a curiosare mentre aspetto Gabriele.

Eccolo che arriva portando avanti la corda e il materiale che serve.

Sistemata la corda per scendere valuto il pozzo. Saranno una dozzina di metri. La partenza di questo pozzo e’ strettina e uscirne sara’ scomodo assai. Recupero la corda e lavoro un po’ la roccia col trapano demolitore per togliere qualche spuntone fastidioso.

Fatto il meglio che potevo tiro un sospiro di rassegnazione e vado per scendere. Passato lo stretto il pozzo si allarga e diventa comodo. Dove scendo c’e’ roccia compatta e bianchissima, ai lati e’ tutta una colata di concrezione parzialmente “mangiata” dall’acqua.

Arrivo al fondo del pozzo “modello torrentista”, nel senso che la corda termina un metro e mezzo prima di toccare terra…naturalmente essendomi premurato di togliere per tempo il nodo di fondo. Mi ritrovo in un ambiente che sembra partire a meandro, su un arco di roccia c’e’ segnata a nerofumo una sigla che non riconosco, chissa’ di chi sara’. Urlo la libera a Gabriele che mi risponde dicendo che preferisce aspettare su.

Vado avanti ma il meandro e’ quasi finto, superato l’arco di roccia e fatta la prima curva inizia un altro pozzo.

Purtroppo la corda e’ terminata e non mi sembra il caso di tentare la disarrampicata, quindi mi limito a fare qualche foto.

Anche qua c’e’ qualche bella concrezione.

Tornato alla base del pozzo appena sceso recupero il capo della corda e con un minimo di fatica monto gli attrezzi per salire.

Dopo un corposo numero di sbuffi e imprecazioni riesco ad averla vinta sulla perfida uscita dal pozzo e posso salutare ansimando il buon Gabriele.

Gabriele risale per primo il pozzo successivo. Mentre aspetto la libera trovo delle simpatiche muffe e passo del tempo con loro per fotografarle.

Gabriele e’ arrivato, ora tocca a me. A scendere mi era sembrato piu’ corto questo pozzo.

Vado.

Salendo ritrovo una dolicopode, faccio una sosta per riprendere fiato e intanto la fotografo.

Altra sosta tattica per fotografare delle concrezioni e fare in maniera che il fiatone si riduca un po’.

Al penultimo pozzo prendo in carico lo zaino e vado avanti io per primo. Una volta arrivato mi metto comodo, prima di muovermi su questo fondo ingombro di sassi e’ meglio attendere che Gabriele mi raggiunga.

Pochi minuti e arriva.

Salgo il pozzo successivo e inizio ad organizzarmi per fare quel che voglio fare, allargare il passaggio stretto meglio che posso. Per prima cosa pianto un multiFix e ci monto un attacco nel tentativo di migliorare l’armo, altrimenti la corda tocca troppo.

Gabriele mi raggiunge, gli dico di mettersi comodo e al sicuro perche’ faro’ cadere parecchi sassi, o almeno lo spero.

Lavoro ad allargare la strettoia fino a che la batteria del trapano ce la fa poi ripongo tutto e provo il passaggio. Ora sicuramente e’ piu’ largo di prima ma per me rimane stretto. Peno almeno un quarto dora per districarmi e passare oltre. Gabriele invece passa in un paio di minuti con tutta la mia invidia.

Lo aspetto nella parte terminale del cunicolo d’entrata perche ho provato a mettere il naso fuori e ho provato subito una spiacevole sensazione di gelo. Quando dobbiamo uscire la sensazione e’ confermata, fa un freddo becco come direbbe qualcuno.

Disarmiamo velocemente e andiamo di buon passo fino alla macchina. La vedo accendersi con molto piacere!

Come scopriamo subito la causa della nostra sensazione di gelo e’ dovuta alla temperatura, siamo a -2 gradi. Ci cambiamo con qualche tremore e ci chiudiamo in macchina per iniziare il ritorno a casa. L’ultima emozione della giornata ce la procura un cancello chiuso che troviamo lungo la strada, e pensare che all’andata lo avevamo appena notato. Per fortuna e’ chiuso solo da uno spago e quindi possiamo passare per poi richiuderlo alle nostre spalle.

Visto che abbiamo fatto ora di cena e abbiamo una fame indiavolata, il ritorno a Roma e’ preceduto da una ghiotta sosta a Marano al ristorante “Da Antonia” dove recuperiamo, se non le forze, almeno il buonumore con delle ottime fettuccine. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio felice – 20/01/2024

Ricognizione Pian della faggeta – Sbirra – 14/01/2024

Una riunione tra tanti amici per commemorare nuovamente Gianni, che ci ha lasciati inaspettatamente e tragicamente troppo presto questa estate. Praticamente siamo riusciti a radunare quasi tutto lo SCR per un’allegra passeggiata conclusa con un ottimo pranzo alla Sbirra. Sono sicuro che anche Gianni avra’ apprezzato.

La mattina raggiungo Maria con la metro e poi attendiamo inutilmente Giorgio e Gianna. Non arrivano. Una telefonata risolve…Giorgio si era dimenticato dell’appuntamento!

Dopo colazione Maria ed io partiamo alla volta di Carpineto Romano e saliamo direttamente a Pian della faggeta dove troviamo gia’ alcuni amici pronti per la passeggiata. Il resto del gruppo deve ancora arrivare. Visto che a star fermi fa freddo suggerisco di andare a cercare una grotta nei dintorni per poter tornare prontamente quando saranno arrivati anche gli altri.

La proposta viene accolta quindi partiamo alla ricerca.

La ricerca si rivela infruttuosa ma almeno abbiamo passato il tempo senza freddarci troppo. Quando ci chiamano torniamo indietro per radunarci ed iniziare la passeggiata tutti assieme.

Faccio un giro di saluti accompagnati da foto, Questa e’ Flaminia, la mia nipotina speleo.

Si parte, andiamo sulla strada carrabile in direzione Pozzo Comune ma dopo nemmeno un chilometro il gruppo si divide in due: chi desidera una passeggiata tranquilla in attesa del pranzo e chi si vuole cimentare con un tragitto piu’ impegnativo. Dopo qualche accordo di massima ci dividiamo quindi in due gruppi e gli “impegnati” spariscono in un batter d’occhio. Nemmeno a dirlo io resto nel gruppo “passeggiata”.

Visto che ci siamo ho portato i nomi di alcune grotte di cui cercare l’ingresso. Per questo motivo la nostra passeggiata assume un andamento alternato, con tratti sulla strada e frequenti “infrattamenti” tra felci e rovi spinosi. Ne approfitto anche per mostrare a i miei amici la grotta per la quale cerco persone di buona volonta’ per portare fuori sassi e vedere se prosegue.

Ecco un momento in cui siamo persi tra le felci e le spine alla ricerca di ingressi di grotte disperse.

Come sempre passo a salutare il buco recintato che un giorno spero di vedere trasformato in grotta. Ne approfitto per presentarlo ai miei amici.

Ritorniamo sulla strada dopo l’ennesimo infrattamento.

Arriviamo alla fonte dell’acquicciola e ci fermiamo ad ammirarla.

Ecco un trio memorabile, Alice (o Marta, ma solo in occasioni speciali), Maria nelle retrovie e quindi Maria impegnata a fare una foto alla fonte.

Nuova deviazione dalla strada per cercare l’Ouso di Gaetano. Lo troviamo e ci fermiamo ad ammirare anche lui.

Ritornati sulla strada veniamo raggiunti da Giorgio e Gianna. Breve sosta per i saluti.

Lungo la strada facciamo frequenti soste per dare uno sguardo a punti che ci sembrano degni di una grotta. Le nostre speranze vengono frustrate ma fa nulla, ci divertiamo ugualmente.

Siamo al bivio dove parte il sentiero che accorcia la strada per chi vuole andar verso Pian dell’Erdigheta, probabilmente il secondo gruppo ha preso proprio questo. Noi ci fermiamo solo per ammirarlo!

Foto di rito alla palina che indica il sentiero.

Noi proseguiamo per la strada fino ad arrivare al livello in cui si intravede in lontananza la strada che ci riportera’ alle auto in un percorso ad anello. Il tempo, che gia’ in partenza non prometteva bene, ora inizia a manifestare irrequietezza innaffiandoci ogni tanto con qualche goccia di pioggia. Per fortuna pero’ si tratta di episodi di breve durata che non disturbano piu’ di tanto.

Proseguiamo lungo la strada.

Arrivati al bivio dove il sentiero prosegue a destra per tornare alle auto e a sinistra per continuare a salire, il nostro gruppetto di divide in due. Maria, Maria e Gianna prendono subito la strada verso le auto, per chi rimane propongo una breve deviazione per rivedere un ingresso, credo, di grotta Mary Poppins. In pochi minuti siamo da lei e posso allietare i miei amici presentandola come si deve.

La deviazione prende pochi minuti e in breve siamo all’inseguimento del gruppetto di testa, anche noi diretti alle auto. Un artista sconosciuto ha adornato i lati della strada con vari “ometti” di pietre.

Si cammina…

…ma senza tralasciare uno sguardo ai buchi che incontriamo. Sono quasi vecchi amici, oramai.

Nuova sosta. Qua abbiamo Cecilia, Patrizia e Giorgio che ammirano il panorama commentando che qua nei pressi dovrebbe esserci la grotta “Occhio di farfalla”.

Visto che oramai l’abbiamo evocata tanto vale andare a cercarla. Dopo un buon quarto d’ora di “girovaghio”, ne ritroviamo l’ingresso e ci fermiamo a salutarla. Alice intanto dichiara di essere arrivata al limite del freddo quindi ci lascia per raggiungere le auto.

Proseguiamo la nostra passeggiata. Breve sosta per ammirare i volti scolpiti nella roccia.

Siamo quasi arrivati al parcheggio delle auto. La passeggiata e’ terminata…bene perche’ oramai l’ora di pranzo e’ vicina!

Dopo esserci cambiati scendiamo decisi e compatti verso Carpineto e saliamo verso il ristorante “La Sbirra”, da anni porto sicuro e accogliente per generazioni di speleo affamati e infreddoliti.

Nei dintorni iniziamo a incontrare anche altri amici che non hanno potuto venire per la passeggiata ma si uniscono ora per mangiare assieme con allegria e per ricordare il nostro amico comune, Gianni. Questo per esempio altri non e’ che Claudio, che riprendo mentre saluta Maria e Patrizia.

Al ristorante veniamo ospitati nella cantina, non ricordo di esserci stato mai prima d’ora, ma non mi fiderei del giudizio della mia memoria! Vengono a raggiungerci anche Claudio e sua moglie, due belle presenze che migliorano ancora di piu’ la giornata.

Arrivano anche Rosa e Stefano e mi affretto con molto piacere a far loro una foto di saluto.

Del gruppo “impegnato” non si hanno notizie certe, da una foto che ci e’ fortunosamente arrivata sembra siano saliti fino in cima al monte Semprevisa. Sicuramente arriveranno tardi, vuol dire che faremo pranzo in doppio orario. Noi iniziamo prima con un sostanzioso antipasto e quindi con i primi, tra i quali le immancabili quanto squisite fettuccine.

Al termine del primo si palesa anche il gruppo “alpinista”. Subito prendono posto perche’ hanno una fame notevole.

Il pranzo prosegue con ordinazioni sfalsate ma sempre con una contagiosa allegria. Ora che siamo tutti facciamo un brindisi a Gianni prima di affrontare il resto del pranzo. Per il secondo tutto il mio gruppetto fa rinunzia mentre gli “alpinisti” dichiarano che lo gradirebbero…quindi faccio un cambio gruppo e ordino un piatto di abbacchio a rinforzo delle ottime fettuccine!

Qua abbiamo Max che racconta del giro fatto e di alcuni inconvenienti che hanno generato ritardo.

Un inconveniente spiacevole e’ stata sicuramente la caduta di Netta che ha sbattuto violentemente il polso a terra e ora lo tiene fasciato.

Luca, il nostro amico, gentilissimo ospite e sfamatore di speleo, viene per un rapido saluto, sopra di noi ha decine di persone da accudire e sfamare.

Siamo quasi alla fine del pranzo. Stanno finendo di arrivare dolcetti e caffe’ quando Netta e Max, rispettivamente direttore del corso e presidente del gruppo iniziano a distribuire gli attestati agli allievi intervenuti oggi. La prima e’ Alice.

Il secondo e’ per “Alicio” (in realta’ e’ Alessandro ma il soprannome “per simpatia” lo merita sicuramente!).

Foto movimentata, ma la tengo ugualmente, non ne ho di migliori.

Anche i nostri allievi di fuori porta, Falvaterra per la precisione, ricevono il meritato attestato.

La cena termina con questa nota allegra.

L’incidente di Netta avrebbe potuto renderla meno allegra ma lei ha sopportato stoicamente il dolore al polso (solo piu’ tardi, con la visita in ospedale, scopriremo che era fratturato. In bocca al lupo Netta e riprenditi presto!). Grazie a tutti per la splendida giornata, come ho detto, sicuramente anche Gianni ne e’ rimasto contento. Alla prossima.

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Grotta Tanagrande – 07/01/2024

Con Aurora e Gabriele ad esplorare la nuova grotta scoperta la volta scorsa. Ho scordato a casa la fotocamera quindi ho preso le foto di Aurora e Gabriele e approfitto ora per ringraziarli.

In verita’ sarei dovuto andare a visitare Cretarossa con amici dello SCR ma non sono ancora molto in forma e probabilmente da quelle parti nevica, quindi quando Gabriele me lo propone dirotto volentieri verso lidi con clima meno rigido.

Anche questa volta Gabriele ha preparato una serie di grotte da rivedere. La prima e’: INGHIOTTITOIO DELLE FACCIE FREDDE(LA1634). Quando arriviamo nei pressi la pioggia ci accoglie ma non ci lasciamo spaventare e ci prepariamo per la passeggiata tra i boschi per cercarla.

Gabriele fa strada, da lontano col suo ombrello sembra una Mary Poppins barbuta!

Il primo tratto e’ in piano, quindi agevole. Peccato che terminati i campi inizi il bosco e l’erta.

Saliamo in ordine sparso per avere piu’ probabilita’ di trovare qualcosa. Dopo un po’ di girovagare finalmente trovo la grotta che cerchiamo. L’ingresso non e’ per niente male.

Chiamo i miei amici e quando arrivano mi faccio prestare la torcia da Gabriele ed entro per visitare la grotta.

Aurora si arma di pazienza e fotocamera e mi segue.

Non male, che ci sara’ piu’ avanti?

I miei vestiti ne soffriranno, ma non posso non andare.

Arrivo fino ad una curva del meandrino che ho sceso, mi volto per illuminare la via ad Aurora che e’ scesa senza luce.

La grotta e’ abitata da questa ranocchietta, la disturbiamo solo il tempo di una foto.

Con Aurora e la complicita’ di un masso incastrato a meta’ altezza proviamo una foto controluce…non credo di essermi nascosto bene!

Giriamo la curva e troviamo…che chiude su terra.

Mentre siamo dentro Gabriele ha ingannato l’attesa facendo un giro nei dintorni ma non trova grosse novita’.

Quando usciamo lo troviamo ad aspettarci per una foto vicino all’inconfondibile sigla dello Shaka Zulu, l’omino stilizzato.

Ripreso il punto e fatte le foto riprendiamo la strada per tornare alla macchina. Gabriele prende da una parte, Aurora ed io dall’altra. Queste sono le foto prese da Gabriele nel suo giro di ritorno.

Come vi dicevo Aurora ed io andiamo dalla parte opposta rispetto alla direzione presa da Gabriele. Troviamo una bella zona con molti buchi che potrebbero essere interessanti se avessimo almeno una paletta per scavare via la terra. Ci accontentiamo di un selfie.

Con Aurora ritroviamo il sentiero e in pochi minuti siamo all’auto ma di Gabriele nemmeno l’ombra. Dopo qualche minuto di attesa sotto la pioggia il freddo inizia a farsi sentire. Annuncio ad Aurora che devo camminare per non freddarmi troppo cosi’ torniamo indietro alla piana a cercare Gabriele. Facciamo anche un giro largo in cerca di altri buchi, ogni tanto urliamo un richiamo per Gabriele, ma nulla. Dopo una mezz’ora torniamo alla macchina e lo troviamo la’. Ben fradici ed infreddoliti entriamo in macchina a riscaldarci. Per oggi la ricerca delle grotte termina qua. Andiamo alla grotta da esplorare.

Giusto il tempo di riprendere temperatura in macchina che siamo alla grotta nuova, dobbiamo lavorarci un po’ per rendere passabile la strettoia anche per chi e’ piu’ “corposo” di Aurora. Stavolta pero’ ci prepariamo da “grotta” con la tuta, il casco e le attrezzature necessarie a scavare.

Eccoci in fase di scavo, Gabriele sperimenta il suo nuovo cellulare provando a prendere delle misure.

Dopo un’ora abbondante di scavo finalmente riesco a passare anche io. Con Aurora scendiamo fino a dove e’ possibile e scaviamo ancora un poco.

Alla fine dello scavo Aurora riesce ad intrufolarsi ancora un poco piu’ in giu’…c’e’ ancora da scavare. Una leggerissima corrente d’aria solletica la nostra curiosita’

Iniziamo a fare il rilievo alla “vecchia”. E’ Aurora a comporre il foglio di campagna con l’aiuto di Gabriele.

Anche io faccio la mia parte seguendola e reggendo un capo del metro per prendere le lunghezze dei segmenti. Una volta terminato il rilievo, usciamo.

Ecco la strettoia nella sua nuova forma dopo l’allargamento.

Usciamo di nuovo all’aperto. Per fortuna la pioggia ha deciso di darci requie.

Torniamo alla macchina per cambiarci e quando mi apparto un attimo vicino alla riva del fiume trovo un altro buco per il quale, appena terminato quel che dovevo, chiamo i miei amici per visionarlo. Non sembra granche’ quindi lo lasciamo riposare e torniamo alla macchina.

Anche se abbiamo preso tanta pioggia la giornata e’ stata piacevole e proficua. Come sempre, alla prossima e buon anno!

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Ricognizione Trevi nel Lazio – 30/12/2023

Con Aurora e Gabriele a riscoprire buchi. Trovata una nuova grotta.

La giornata e’ uggiosa ma non non ci lasciamo scoraggiare per cosi’ poco. La mattina ci incontriamo e andiamo verso Trevi nel Lazio a ricercare alcuni ingressi per aggiornare le coordinate. Strada facendo ci fermiamo spesso a vedere buchi lungo strada che sembrano interessanti pero’ ogni volta mi scordo di prendere con me la fotocamera quindi per tutto questo daffare rimangono solo queste poche parole.

La prima sosta per ritrovare grotte e’ nei pressi di uno spiazzo imprecisato. Gabriele parte spedito seguendo le indicazioni del suo fido GPS, io preferisco rimanere nei dintorni della macchina e cercare qualcosa di nuovo.

Nei pressi della macchina un imponente cartello ci annuncia che siamo i benvenuti nel Parco dei Simbruini.

Girando per un po’ a casaccio trovo un buco interessante cosi’ richiamo i miei amici perche’ mi raggiungano. Eccoci qua tutti assieme a valutare il buco.

L’esploratrice del gruppetto e’ sicuramente Aurora quindi e’ lei che va a dare uno sguardo, persino armata di sigaretta per rilevare eventuali correnti d’aria. Il responso e’ negativo non si tratta di un buco “grottabile”.

Ci spostiamo verso le cascate, anche la’ ci sono grotte da rivedere. Arrivati scendiamo dall’auto e ci sparpagliamo, io me ne vado solo soletto ad ammirare l’Aniene.

Gabriele e Aurora intanto sono in giro a cercare le grotte. Li raggiungo e insieme rimaniamo ad ammirare le cascate, non si puo’ fare molto di piu’. Tra l’altro dal nome sembra che chiamarle grotte sia un’iperbole, si tratta infatti di ponti naturali come testimoniano i nomi, questo e’ uno dei tre: PONTE CENTRALE DELLA MOLA(LA1440)

Dopo aver ammirato le cascate e immaginati i ponti naturali risaliamo in macchina per ricercare un’altra grotta: INGHIOTTITOIO DELLA CAPRARECCIA(LA1058). Gabriele e Aurora partono sparati seguendo il GPS. I miei amici scompaiono tra la vegetazione, io rimango un poco indietro guardando nei dintorni. Il nome della grotta, in particolare il termine “caprareccia”, mi fa pensare ad un sentiero, quindi quando vedo un accenno di sentiero alla mia sinistra lo imbocco senza esitazione e lo seguo salendo per qualche metro.

Sono fortunato, ecco qua l’ingresso.

Torno indietro e chiamo a gran voce i miei amici e poi rimango nei pressi finche’ mi raggiungono.

Aurora, la nostra esploratrice deve tornare un attimo alla macchina a prendere il casco. Gabriele intanto controlla la grotta e fa qualche prova con il Lidar.

Torna Aurora e subito entra a visitare la grotta.

L’ingresso e’ un poco angusto ma poi c’e’ spazio per stare seduti, anche comodamente, sembra.

Aurora ci racconta la grotta, Gabriele confronta quel che dice col rilievo e sembra corrispondere. Per lei foto prima di uscire.

Torniamo all’auto, strada facendo trovo un ramo con un bel fungo e mi fermo per fotografarlo.

Partiamo per le prossime grotte.

Naturalmente durante il tragitto incontriamo buchi piu’ o meno interessanti e ci fermiamo ogni volta per dar loro uno sguardo. Una di queste soste e’ quella giusta. Ci separiamo perche’ in pochi metri ci sono molti buchi interessanti. Quelli in alto li lasciamo alle cure di Aurora, noi guardiamo quelli facili a livello strada. Uno di questi attira la mia attenzione, si nasconde tra i rovi ma sembra inoltrarsi per qualche metro. Con attenzione libero il passaggio dai rami spinosi e andiamo a vedere da vicino.

Sembra proprio grotta! Richiamiamo Aurora per farle dare uno sguardo piu’ attento.

Anche la verifica di Aurora e’ positiva, e’ grotta ed e’ anche catastabile. Prendiamo il punto, le foto e mi invento un nome tutto per lei: “Tanagrande”. Una foto esplorativa ci vuole proprio.

Una foto ad Aurora in versione fotografa.

Aurora insiste per una foto insieme, come dirle di no? Quindi eccoci qua.

Facciamo una rapida sosta con passeggio lungo il fiume per cercare il PONTE VADO SACCO(LA1437).

Riprendiamo l’auto e proseguiamo fino alle cascate, quelle dove inizia il sentiero che porta all’Inferniglio. In verita’ prima facciamo una breve deviazione per cercare un bar e prendere un panino ma le nostre speranze vengono infrante. L’insegna del bar infatti recita “aperto tutto l’anno” ma e’ desolatamente chiuso! Torniamo indietro per proseguire la nostra passeggiata.

Per turismo andiamo a vedere le cascate di Trevi.

Anche qua troviamo vari buchi ma si tratta di robe artificiali, probabilmente un’antica centrale elettrica.

Arrivati alla cascata prendiamo qualche foto e fantastichiamo su improbabili discese seguendo l’acqua.

Dopo qualche minuto riprendiamo il cammino per tornare all’auto.

Noi siamo qui!

Il pomeriggio inizia a lasciare spazio alla sera, abbiamo appena il tempo di fare un ultimo giro a piedi lungo il sentiero che porta all’Inferniglio.

Lo imbocchiamo di buon passo, o almeno cosi’ fanno Aurora e Gabriele. Io sono reduce dalla influenza di Natale e oggi e’ il primo giorno che esco dal 22 dicembre. Anche se oggi ho fatto poco ho le gambe frolle e faccio fatica a seguirli…pero’ mi impegno a fare del mio meglio.

Dopo circa un chilometro sulla strada Gabriele decreta che dobbiamo scendere verso le rive dell’Aniene.

E scendiamo dai! L’acqua e’ sempre una meraviglia, sembra impossibile che sia lo stesso fiume che scorre a Roma.

Seguendo la sponda del fiume arriviamo ad una zona recintata, dovrebbe essere una captazione.

Sembra interessante.

Dopo questa sosta torniamo sui nostri passi e prendiamo a seguire la riva del fiume in direzione opposta.

Purtroppo il sentiero lungo il fiume si interrompe bruscamente.

Proviamo a passare tra i rovi ma dopo un po’ diventa molto difficoltoso, torniamo indietro. Gabriele comunque dice di aver individuato quel che cercava, forse questa: GROTTA DELLE CERRETA(LA1566) ma non ne sono sicuro.

Torniamo indietro, loro sempre di buon passo, io sempre arrancando e sbuffando come un mantice.

Tornati all’auto dichiariamo terminata la nostra ricognizione. Una bella giornata, proprio quel che ci voleva per riprendermi dopo l’influenza. Alla prossima.

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ShakaZuluClub – Assemblea di fine anno – 17/12/2023

L’occasione da raccontare oggi e’ quella della consueta riunione di fine anno del gruppo. Visto che siamo stati recentemente sfrattati dalla sede ne approfittiamo per vederci al ristorante associando una buona mangiata alla riunione.

Parto presto la mattina perche’ ho deciso che oggi e’ il giorno giusto per aggiustare gli stendini a casa di Virginia e Nerone. Alle 10 sono da loro armato del necessario e con l’aiuto di Nerone per mezzogiorno abbiamo terminato. Me ne vado verso il ristorante senza pero’ fermarmi a rimirare la mia opera.

Mi sbrigo ad arrivare da “Cicchetti” dove ho appuntamento con Aurora e Gabriele per un aperitivo veloce, faccenda che disbrighiamo velocemente con successo.

quasi al limite del ritardo arriviamo al parcheggio davanti il ristorante, in tempo per incontrare il buon Luca tornato apposta dal suo giro nella penisola scandinava per questo pranzo.

A tavola troviamo gia’ qualche socio. Nell’attesa hanno fatto aperitivo anche loro. Il pranzo inizia.

…qua si mangia serio, quando riesco a separarmi un attimo dalla forchetta faccio un veloce giro di foto prima di tornare al mio posto.

Cerco di fare del mio meglio anche se a tavola nessuno mi si fila, troppo impegnati con le cose buone che ci sono in tavola.

Ancora una poi cedo le armi. Puo’ bastare.

A fine del lucculliano pasto, aiutati da diverse bottiglie con amaro, limoncello, grappa e chissa’ che altro, iniziamo la riunione, la causa prima di questo bel pranzo. Non penso proprio di annoiarvi raccontandovi della riunione, posso pero’ accennarvi che il Presidente uscente (io) lascia il posto al “nuovo” Presidente (Nerone). Viva il Presidente! Alla prossima.

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