Grotta Chiara – 15/11/2025

A fare speleologia escavatoria con Chiara, Irene, Giorgio e Mauro.

In realta’ prima di oggi il buco trovato da Chiara anni fa non poteva chiamarsi grotta e inoltre la grotta non avra’ questo nome quando la inseriremo a catasto, pero’ l’avevo chiamata cosi’ sul mio GPS e in attesa del nome definitivo penso possa andare.

La mattina, dopo tutte le soste canoniche, arriviamo alla fine della strada sterrata che ci permettera’ di arrivare alla nostra meta con un minimo di salita in meno. In una mezz’ora siamo pronti a partire.

Affrontiamo con baldanza il primo tratto di sentiero che procede quasi in piano per un lungo tratto, fino alla confluenza con quello che passa per la captazione di acqua di mezzavalle.

Arrivati alla confluenza dei sentieri inizia un tratto in salita che ci portera’ prima fuori dal bosco e quindi alla sella dell’Ardicara o Mezzavalle (cosi’ recita la palina informativa a inizio salita).

I miei amici avanzano a un passo decisamente troppo spedito per le mie possibilita’ attuali, quindi mi ritrovo a seguirli a distanza. Sono sempre stato fiero del mio passo “da montanaro” ma sempre di piu’ devo prendere atto che col passare degli anni molto e’ cambiato, devo adattarmi. Questo toglie nulla alla gioia di una bella passeggiata tra i boschi in montagna e per di piu’ alla ricerca di grotte. Rimane il fatto che devo rassegnarmi a fare l’ultimo della fila ma posso sopportarlo, anzi forse e’ pure meglio.

Usciti dal bosco incontriamo il tronco cavo dove e’ tradizione fare una foto, ne ho tante e di tanti amici, una volta di queste ne faro’ un collage.

Dopo la gradita sosta per le foto riprendiamo il cammino.

In breve riprendo il ritardo sul gruppo che avevo in precedenza ma, come ho detto, non me ne faccio un cruccio. Devo anche imparare a fermarmi quando voglio guardarmi attorno alla ricerca di buchi, per consultare il GPS o per fare una foto. Questo porta via altro tempo ma e’ diventato indispensabile perche’ altrimenti rischio rovinose cadute.

Alla sella Mauro ci saluta, lui non e’ interessato alle grotte quindi salira’ sul Semprevisa poi ci raggiungera’ alla grotta, un bel giro. Ci lasciamo con la raccomandazione di prendere il punto di eventuali grotte o buchi promettenti che dovesse incontrare.

Noi svoltiamo a destra ricordo che in questo tratto di bosco una volta con Cristian, persi nella nebbia, abbiamo trovato una possibile grotta. Ho scritto tutto nella relazione scritta a quel tempo “Grotta Pedroni – 07/02/2016“, tra l’altro ci sono anche un paio di foto della supposta grotta. Naturalmente mentre salgo non riesco a trovarla. Propongo ai miei amici di riprovarci al ritorno.

Siamo quasi in cima alla salita. Noi continuiamo a seguire il sentiero che piega a sinistra.

Mi fermo a dare uno sguardo verso destra, verso Grotta Pedroni. Solo il tempo di un rapido ricordo di quando venni qua con Gianni e Maria che mi mostrarono vari buchi, tra i quali anche quello che diventera’ grotta Pedroni (Grotta Pedroni – 11/05/2014).

Dopo la breve sosta in ricordo di Gianni riprendo il cammino, ho gia’ accumulato un buon ritardo rispetto ai miei amici e inoltre camminando mi fermo spesso ad ammirare le possenti formazioni rocciose alla mia destra. Tenendo fede al proposito di fermarmi quando osservo qualcosa, rapidamente vedo che il gruppo scompare dietro la prima curva del sentiero.

Li ritrovo che sono gia’ al buco da esplorare oggi, impegnati nei preparativi. Il punto GPS che mi aveva dato Chiara punta al lato opposto dell’ampia conca dove siamo. Commento questa cosa mentre posiziono il GPS nei pressi dell’ingresso per riprendere il punto con maggiore precisione nella speranza che da buco diventi grotta.

Ancora con la stessa speranza prendo una foto dell’ingresso.

Quella panoramica non lo e’ per niente, dovro’ rifarla.

Ne faccio anche una dentro al buco. Ci sono molte foglie e rami che intralciano il passaggio. Mentre vado a prepararmi anche io chiedo loro se intanto possono iniziare a dare una pulita.

Subito Chiara raccoglie l’invito entra e, con l’assistenza esterna di Irene e Giorgio, in breve rendono pulitissimo l’ingresso.

Dopo la pulizia Chiara valuta di poter passare oltre il punto stretto per vedere meglio il pozzetto che si intravede oltre. Esce un attimo per indossare l’imbragatura e rientra. Con pazienza e determinazione passa lo stretto e arriva al pozzetto, non sapendo come possa essere le facciamo sicura con una corda assicurata al vicino albero. Purtroppo l’esplorazione di Chiara non porta informazioni confortanti. Il pozzetto e’ abbastanza stretto da essere disarrampicabile, scende di circa 3 metri e poi sembra chiudere. In fondo al pozzetto Chiara trova traccia di qualcuno che ha gia’ lavorato a questo buco abbandonandolo pero’ al suo destino, ci informa anche che sul fondo un minuscolo buco soffia aria. Ci sara’ tanto lavoro da fare, ci consoliamo col fatto che almeno e’ gia’ catastabile, anche se con la misura minima.

Dopo Chiara entro io per tentare di allargare il punto stretto e renderlo piu’ comodo. Trovo quasi tutta roccia compatta, difficile da attaccare con la mazzetta. Riesco a trovare delle rocce abbastanza fratturate sulla sinistra. Saggiando con la mazzetta suonano “vuote”, le attacco usando mazzetta, scalpello e piede di porco. Riesco a staccarne alcun pezzi. Il grosso si muove ma serve ancora allentarlo meglio per riuscire a toglierlo. Mi fermo dal proseguire perche’ in uno dei tentativi mi cade a terra il piede di porco e non riesco a piegarmi abbastanza per riprenderlo. In fondo questo non e’ un male perche’ se lo tolgo dalla sua sede non e’ detto che si riesca poi a estrarlo da dove cadra’, e’ troppo grosso. Visto che ho piacere che anche Irene e Giorgio vadano a visitare la nuova grotta me ne esco con le pive nel sacco per fare posto ai miei amici.

Entra per primo Giorgio, gli cedo la fotocamera perche’ documenti il pozzetto. La strettoia lo impegna un poco ma alla fine passa.

Dopo di lui entra Irene, non credo si accorga nemmeno della strettoia! Anche a lei cedo la fotocamera per fare qualche foto.

Ecco Irene che esce sorridente dalla sua, credo, prima esplorazione in grotta.

Mentre Giorgio e Irene erano in esplorazione io me ne sono andato a fare un breve giro nei dintorni, ci sono molti punti che mi incuriosiscono. La mia curiosita’ viene premiata poiche’ trovo un buco promettente. Peccato che non ho con me la fotocamera.

Quando Irene esce sono tornato alla base e convinco tutti a venire a dare un’occhiata. Il nuovo buco appassiona anche loro, li lascio che iniziano a scavare per ripulire il buco dalle foglie e da alcuni sassi che intralciano la visuale.

Nel fare il primo giro ho trovato anche una grotta, gia’ conosciuta, a pochi passi da questo nuovo buco. Chiara mi dice che poco piu’ avanti, sul sentiero ce ne sono altre, riprendo il mio giro per vedere se le trovo.

Arrivo avanti nel sentiero per almeno 200 metri ma senza trovare alcunche’. Quando arrivo al punto piu’ in alto e vedo che il sentiero prosegue in discesa, abbandono la ricerca e torno indietro.

Ho in mente di far esercitare un poco Irene e Giorgio con l’attrezzatura e la grotta che ho trovato sembra adatta allo scopo. Giorgio ha fatto una grotta dopo aver finito il corso ma Irene ancora no, in ogni caso un ripasso non fara’ loro del male. Li chiamo entrambi e mostro loro la grotta. Chiara e Mauro, che nel frattempo ci ha raggiunti, proseguono con lo scavo di pulizia del nuovo buco. Io, mentre li aspetto, riprendo il punto di questa grotta col GPS.

Mentre Irene prende in prestito l’attrezzatura di Chiara e inizia a indossarla, mostro a Giorgio alcune cose utili per armare. Quando Irene torna tutta bardata la metto subito al lavoro per fare un bolina attorno all’albero per partire con l’armo.

Mostro poi a tutti e due il celeberrimo “nodo delle guide con frizione” detto anche “nodo Savoia” o, per gli amici, semplicemente “otto”. Spiego loro che come nodo puo’ essere ritenuto il “coltellino svizzero” per l’armo, ci puoi risolvere la gran parte delle esigenze d’armo. Mostro loro come confezionarlo e poi spedisco Giorgio in grotta a proseguire l’armo. Abbiamo solo una corda da 30 m quindi non andremo lontani, pero’ immagino che sara’ comunque una bella esperienza per loro.

Mentre sono dietro a seguire l’operato di Giorgio Irene mi chiede la fotocamera e mi scatta una foto. La ringrazio cosi’, almeno per stavolta, figuro anche io.

Giorgio scende, sistema un deviatore alla sua destra perche’ la grotta prosegue alle sue spalle piegando a sinistra.

Chiara termina il lavoro di scavo e pulizia del buco nuovo. E’ entrata a faccia in avanti con una corda legata al piede affidando la sua uscita alle capaci braccia di Mauro. Il buco, come sempre, stringe e curva a sinistra. Sembra soffi aria.

Quando Chiara ci raggiunge siamo al punto in cui Giorgio ha armato un frazionamento in cui potersi fermare in sicurezza e lasciare la corda libera per Irene. A breve potra’ scendere anche lei.

Chiara inizia a seguire le avventure dei nostri due amici e io volentieri le lascio il mio posto in prima fila perche’ possa dare una mano a Irene nella discesa. Io mi sgranchisco un poco le gambe facendo un altro rapido giro di perlustrazione.

Quando torno trovo che Irene ha fatto la sua discesa ed e’ pronta per risalire, le faccio un paio di foto ricordo.

All’ingresso della grotta c’e’ un sacchetto di carboni attivi. Probabilmente un tentativo di tracciamento fatto da chissa’ chi. Per sicurezza indico a tutti di non toccarlo per evitare di “contaminarlo”.

Ora e’ il momento di Giorgio di risalire. Lui impiega piu’ tempo perche’ deve anche disarmare.

Quando e’ quasi arrivato gli consiglio, prima di disarmare gli attacchi iniziali di provare a tirare su la corda, fosse mai si dovesse incastrare. Giorgio ha fatto tutto a puntino e in pochi altri minuti e’ fuori.

Prima di tornare alla base passo a dare uno sguardo al buco nuovo scavato da Chiara. Devo dire che ha fatto un ottimo lavoro, quasi non si riconosce. Vedremo in futuro cosa ne sara’ di lui.

Alla base Irene e Giorgio festeggiano la discesa in grotta con uno spuntino.

Sono almeno le 15.30, l’aria inizia a farsi fresca assai. E’ tempo di prepararsi per la passeggiata di ritorno alle auto.

Arrivati al tratto di discesa che porta alla sella ricordo ai miei amici il proposito di cercare “il buco della nebbia” percorrendo la cresta a bordo bosco. Evidentemente non sono stato molto chiaro perche’ loro, arrivati alla cresta come desideravo, proseguono dritti. Li guardo con un poco di disappunto, provo a chiamarli ma proseguono nella direzione per me sbagliata. Alla fine mi rassegno e scendo lungo la cresta in buona solitudine…e ancora senza trovare il buco cercato.

Quando arrivo nei pressi della sella giro verso sinistra per ritrovare i miei amici. Per fortuna non vedendomi arrivare si sono fermati ad aspettarmi altrimenti non li avrei mai ripresi. Riprendiamo a camminare e anche se non li raggiungo riesco a rimanere a vista.

Alla confluenza dei sentieri riprendiamo per quello che porta alle auto. I miei amici sostano piu’ di una volta per aspettarmi quindi l’ultimo tratto di sentiero lo percorriamo assieme.

Una volta alle auto, dopo esserci cambiati con abiti caldi e asciutti scatto una sfocatissima foto finale di questa bella giornata.

Arrivati a Carpineto Romano concludiamo la giornata bevendo qualcosa assieme prima di prendere la via di casa. Veramente una bella giornata. Alla prossima.

Avatar di Sconosciuto

About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.