Pozzo della faina – 08/03/2025

Con Luca e Alessio per far conoscere loro una grotta interessante, con una storia esplorativa di parecchi anni che sembra iniziare a dare dei frutti.

La mattina dopo una sana colazione al solito bar Semprevisa, saliamo alla grotta. Ecco i miei amici, Luca si riconosce dalla barba e dal sorriso.

Prima di vestirci andiamo a curiosare una grotta segnata proprio vicina alla strada. Alessio trova subito un buco che sembra interessante, sara’ lei la grotta che cerchiamo? Visto l’ingresso e confrontato col nome: POZZO ALBERTA(LA571), immaginiamo di no.

Infatti poco sopra il piano strada Luca si inerpica e trova un pozzo dalle dimensioni generose. Penso sia proprio lui

Dopo la doverosa visita al POZZO ALBERTA(LA571), torniamo alla macchina per vestirci da grotta e dare inizio alla visita di POZZO DELLA FAINA(LA1172).

Durante la vestizione faccio il cambio dal vecchio discensore, oramai ridotto ai minimi termini con il nuovo. Come sempre faccio fatica ad abbandonare il vecchio attrezzo e lo faccio con un sospiro, tra noi non poteva durare oltre!

Tutti pronti? Inizia la salita.

L’indicazione che ricordo e’ quella di salire fino al terzo tasso e poi proseguire in quota sulla destra. Salendo l’aspra erta verifichiamo con fatica che l’indicazione era fallace. I tassi da contare non sono tre ma bensi’ quattro, con una sofferta differenza di almeno 20 metri di altitudine. Tra l’altro, leggendo la cartina a casa, mi sono accorto che trattasi di tassi monumentali, rispetto a loro!

Mentre recupero il fiato inizio a imperversare sui miei amici. Tiro fuori la corda che useremo per il primo pozzo e spedisco Luca all’albero che sovrasta l’ingresso della grotta perche’ lo utilizzi come partenza per l’armo.

Messa la corda vado a cercare come mettere il deviatore a livello ingresso che evita alla corda di strusciare troppo. Mi accorgo solo ora che l’armo del deviatore e’ su spit…serve un bullone. Una rapida verifica con Luca ci permette di accertare che non ne abbiamo. Ma nessuna paura, i miei amici sono giovani e forti, subito si offrono di riscendere all’auto per recuperare trapano e fix per ovviare.

Io non ce la farei a sostenere un’altra salita come quella appena fatta, dopo tutto, cerco di consolarmi, sono ancora convalescente da influenza+bronchite. Mentre li aspetto torturo una radice di belle dimensioni per farci passare sotto un cordino. In ogni caso un deviatore alternativo lo ricavo.

Tempo nemmeno venti minuti e i nostri eroi sono di ritorno con tutto il necessario. Saggio la roccia e trovo dove piantare il fix. Sistemato l’attacco armo il deviatore e siamo pronti per iniziare finalmente la nostra visita.

Per primo scendero’ io, mi seguira’ Alessio, a una delle sue prime grotte serie e chiudera’ la fila il buon Luca. Faccio una foto prima di scendere.

Il pozzo d’ingresso lo ricordavo ma una foto gliela faccio ugualmente.

Al frazionamento mi metto al riparo meglio che posso e aspetto che scenda Alessio.

Arrivato Alessio aspetto che anche Luca parta poi affronto il secondo pozzo, o meglio la prosecuzione del primo. La partenza non e’ agevolissima quindi mi perdo in raccomandazioni per Alessio. In fondo al pozzo cerco un punto con meno stillicidio possibile e attendo che arrivino i miei amici.

Alla partenza del pozzo successivo c’e’ il teschio che e’ messo come guardiano della grotta. Nella mia ignoranza abissale ho stimato possa essere il teschio di una faina, a cui si deve il nome della grotta.

Mentre aspetto faccio esperimenti. Discesa buia.

Scendendo il pozzo successivo incontro un un pipistrello con le orecchie, mi incuriosisce quindi gli faccio velocemente una foto cercando di non infastidirlo piu’ di tanto.

Andiamo avanti in fila indiana per i pozzi successivi. Qua sono dietro la pedana di legno messa a protezione dei sassi che arrivano dall’alto. La prudenza non e’ mai troppa ma devo dire che la discesa di Alessio provoca la caduta di solo un paio di sassolini.

I pozzi si susseguono, Alessio va lentamente ma senza problemi.

Un inizio di capello d’angelo che non ce l’ha fatta, l’acqua lo ha abbandonato prima che potesse formarsi completamente.

Scendendo ancora incontriamo altri pipistrelli, questi pero’ sono quelli piccini che conosco. Alla fine credo ce ne siano almeno una quindicina.

La discesa prosegue. Ho preso l’impegno con Marco di pulire dai sassi pericolanti dove ne avrei trovati e ogni tanto facciamo pausa per fare pulizia. In particolare una lunga sosta di pulizia la facciamo al pozzo dopo la sella franosa. Mentre scendo rivedo un blocco di parete formato da sassi e fango che si muove pericolosamente. Con un poco di fatica riesco a toglierlo e a pulire nei dintorni.

A luca non garba molto l’armo stile “esplorativo” che troviamo nella grotta. Addirittura mi propone di tornare una prossima volta per doppiare la partenza dei pozzi e verificare le corde. Non e’ una pessima idea, magari la proporro’ a Marco appena possibile.

Pozzo dopo pozzo arriviamo alla base di quello che fino a poco tempo fa costituiva il fondo della grotta.

Alessio mi raggiunge e gli faccio un rapido spiegone di dove siamo. Parte subito per la prosecuzione che gli indico.

Nel frattempo Luca inizia a scendere il pozzo per raggiungerci.

Mentre Alessio gironzola nella zona dove lavorai con Marco la prima volta che venni in questa grotta, con Luca cerchiamo tracce di risalita per arrivare ad un buco in alto di dimensioni generose. Dopo tanto sbirciare troviamo dei fix sul lato destro. Era un buco troppo evidente perche’ fosse rimasto da vedere.

Una volta riunito il nostro gruppetto li guido fin dove avevo lasciato la volta prima. Stavolta scendo fino alla base del meandro dove mi affaccio sul fronte esplorativo attuale. E’ ancora stretto ma urlando si sente un rimbombo che rianima.

La corda che scende alla base del meandro poi risale fino a 4 o 5 metri di altezza dove c’e’ un altro passaggio possibile.

I miei amici scendono e mostro loro il fronte esplorativo. Alessio dopo qualche minuto decide di iniziare a risalire.

Io invece rimango e convinco Luca a tentare il pertugio in alto.

Lui entra senza problemi ma poi una doppia curva a “S” lo convince a desistere. Aspetteremo nuove dagli altri amici che verranno domani a lavorare.

Con Luca torniamo indietro al vecchio fondo. Vorrei andare a visitare anche l’altro ramo, quello di destra ma Alessio si dichiara stanco quindi prendiamo la via del ritorno.

Mi fermo ad aspettare pazientemente alla sala della faina (insomma quella del teschio) e qua inganno il tempo fotografando animaletti vari.

Quando sento che i miei amici sono nei pressi parto verso l’uscita perche’ sinceramente inizio a sentire freddo e ancora non posso permettermelo.

Scendendo verso l’auto faccio foto ai tassi, monumentali di nome e di fatto. Il quarto, quello in cima, me lo scordo proprio, rimediero’ la prossima volta.

Alla macchina mi cambio indossando abiti asciutti e caldi, poi vado a passeggio lungo la carrabile a vedere di ritrovare altre grotte che mi ero segnato mentalmente. Purtroppo trovo solo un buco che non sembra interessante e poi devo tornare all’auto perche’ i miei amici sono arrivati. Contando che Luca doveva anche disarmare la corda d’ingresso non hanno impiegato molto.

Eccoli qua mentre iniziano a cambiarsi.

Strada facendo, mentre scendiamo verso Carpineto con Luca ci fermiamo a vedere un buco che mi aveva segnalato tempo fa.

Lo ritrova e insieme lo guardiamo. Mi ricordo vagamente di averlo visto anche io molti anni fa, pero’ ora sembra quasi praticabile. Ci si potrebbe tornare per ripulire l’ingresso e vedere meglio. Vedremo.

Una visita che spero restera’ memorabile per Alessio, sicuramente con armi da brivido secondo Luca e interessante per me che gia’ inizio ad immaginare future esplorazioni. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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