Piccola Creta – 17/11/2024

Ancora una volta a Piccola Creta a continuare l’avventura, stavolta con Giuseppe.

La mattina verso le 10 arriviamo alla grotta. Subito metto in azione la fotocamera per riprendere il cordiale saluto di Giuseppe.

Appena pronti lo costringo anche a un selfie prima di entrare in grotta.

Ci avviamo alla grotta e, dopo aver affrontato l’arduo avvicinamento di quasi 20 metri, io inizio a mettere la corda per il saltino d’ingresso mentre Giuseppe controlla di non aver dimenticato qualcosa. Grazie al controllo trova che non ha preso il martello quindi fa un salto in macchina a prenderlo.

Ecco il meraviglioso, nuovo recinto della nostra grotticella. La corda e’ pronta, dobbiamo solo andare.

Un saluto al bel sole di questa fredda giornata e via, si entra. La corda del primo pozzo, il P10 e’ molto secca. Ipotizzo che nei giorni scorsi la grotta abbia aspirato aria secca dall’esterno. Ora sembra in stallo.

Alla partenza del P25 mi fermo un attimo, giusto il tempo di fare una foto.

Alla partenza del P50 aspetto Giuseppe e lo importuno di foto mentre passa il punto critico per la caduta sassi.

Appena arriva sul terrazzino vado avanti sulla “mia” corda, quella bianca. Aspetto con pazienza che Giuseppe si sistemi sulla corda rossa e intanto tento l’ennesima foto al sottilissimo strato di calcite che adorna la parete accanto a me.

Eccolo che arriva.

All’ultimo tratto di discesa del P50 mi fermo qualche minuto per mettere un altro fix e disaccoppiare i deviatori delle due vie che ora insistono su un attacco solo.

Giuseppe intanto prosegue e quando arrivo alla base del P50 faccio appena a tempo a salutarlo e fargli un paio di foto mentre scompare nella sala sospesa per proseguire la risalita che ha iniziato la volta scorsa.

Da questo momento in poi ci separiamo, io saliro’ fino alla cengia nella parte nuova, oggi lavorero’ la’.

Vi anticipo la foto che ho ricevuto da Giuseppe, che ringrazio. In pratica alla fine della sua salita ha trovato un qualcosa di interessante che sicuramente valuteremo meglio durante le prossime uscite.

Foto di Giuseppe Paolini

Come detto, dopo aver salutato Giuseppe scendo il saltino che porta al cunicolo scomodo, lo passo con qualche sbuffo a contorno e finalmente mi affaccio alla risalita.

Oggi il mio obiettivo e’ quello di allargare la partenza del pozzo P20 nuovo. La volta scorsa, anzi due volte fa, ho predisposto tutto togliendo la corda dal pozzo. Ora sono pronto a cominciare il lavoro di aggiustaggio.

Dopo un paio d’ore di lavoro ho terminato la prima batteria e ho fiaccato parecchio la seconda. Ho anche le braccia a pezzi ma in fin dei conti posso ritenermi soddisfatto. E’ sempre un buco infame, ma molto meno di prima.

Con molta calma sistemo le mie cose, mangio un boccone veloce a base di frutta secca e rifaccio lo zaino con quanto devo portare indietro. Concludo con un sorso d’acqua e poi mi muovo per andare a curiosare dove sta lavorando Giuseppe.

Qualche minuto dopo sono alla base del P50 in vista della breve risalita che porta alla base del camino dove sento Giuseppe lavorare alacremente.

Prima di andare poggio a terra tutto il materiale che non mi serve e poi salgo. Passando una volta tanto vicino alle stalattiti di fango ne approfitto per omaggiarle come si deve.

Dopo la breve risalita c’e’ ancora un metro da salire, vedo che Giuseppe ha messo la corda quindi mi ci appendo fiducioso e inizio a salire. Ho fatto male, anzi malissimo i calcoli! Il passaggio e’ stretto, troppo stretto per me. Mi incaponisco a provare pensando tra me: “se Giuseppe e’ passato devo riuscire anche io”. Provo e riprovo fino a che prendo una decisione, scendo giu’, recupero il trapano, risalgo e allargo il passaggio. In qualche minuto metto in atto il mio proposito ma dopo nemmeno 5 minuti di lavoro il trapano mi lascia, anche la seconda batteria e’ andata. Provo di nuovo a salire ma senza riuscire. Non posso dargliela vinta quindi mi levo da dosso tutta l’attrezzatura e riprovo.

Senza attrezzi riesco finalmente a passare! Ho le braccia distrutte e sono sudato come una spugna immersa nell’acqua, pero’ ce l’ho fatta. Resto fermo qualche secondo per riprendere fiato e godermi il successo.

Avverto Giuseppe del mio arrivo in modo che eviti di tirarmi robe addosso. Con qualche passo, ancora incerto per la fatica, raggiungo la sala alla base del camino. Su, su in cima, vedo la luce di Giuseppe.

Ha ancora un poco da fare, mi aggiorna su cosa ha trovato ma poco ci capisco. Mi chiede di passargli i due attacchi per chiudere in sicurezza il nuovo tratto di risalita e prontamente glieli passo legandoli alla corda.

Giuseppe come al solito e’ organizzatissimo, ha con se’ il necessario per fare il caffe’. Quasi mi tenta, ma il freddo la stanchezza iniziano ad avere il sopravvento. Faccio una foto al piccolo ambiente da cui sembra uscire l’acqua poi avverto Giuseppe che inizio a tornare indietro e che probabilmente mi fermero’ a piantare ancora un fix sul frazionamento del P50.

Scendo alla base del P50, provo a vedere se una delle due batterie ha ancora qualcosa da dare ma loro si negano recisamente. Rassegnato ricompongo nuovamente lo zaino e inizio a salire. Appena inizio mi accorgo che rispetto a stamane lo stillicidio e’ aumentato di molto.

Al deviatore doppiato oggi mi fermo a fare una foto ricordo.

Salgo ancora verso il frazionamento. Salendo mi accorgo per la prima volta di un buco. Dall’altra parte, sono quasi certo, affaccia sul camino dove sta lavorando Giuseppe. Probabilmente ora lo vedo meglio rispetto al solito perche’ e’ rischiarato dalla luce di Giuseppe. Tento di fare un esperimento chiamando Giuseppe e chiedendogli di spegnere la sua luce e osservare se vede la mia. Ottengo nulla, magari riprovero’ la prossima volta.

Nel primo tratto del P25 mi fermo di nuovo per sistemare (finalmente!) un deviatore che eviti alla corda di strusciare sulla roccia. E’ anche un’ottima occasione per prendere fiato. Ma non posso attardarmi molto, gia’ sento Giuseppe che armeggia al frazionamento iniziale del P50 (quando poi mi raccontera’ che prima di partire si e’ fatto anche il caffe’ mi sono sentito meno di un bradipo!).

Tra ansimi, sbuffi e soste per riprendere fiato arrivo al P10. Anche qua mi fermo, ufficialmente per una foto al deviatore. Sorrido tra me ripensando a quando, eravamo nel 2016, l’ho montato. Uno speleo che era con me ebbe a dire che un simile deviatore, montato su una concrezione cosi’ malmessa, sarebbe durato da Natale a Santo Stefano. Ogni volta che vedo il deviatore ancora la’ a fare il suo mestiere, ignaro della scarsa fiducia accordatagli, mi viene spontaneo sorridere.

Usciamo che e’ ancora giorno, non male. Lascio a Giuseppe l’onore di togliere la corda e lui imperturbabile come sempre opera svelto e preciso.

Una foto di saluto a Piccola Creta, prendo nota mentalmente che ora la grotta soffia decisamente.

Visto che comunque la sera e’ in arrivo e con lei un brusco calo della temperatura, iniziamo a cambiarci senza perdere tempo.

Giusto una brevissima sosta per un selfie simile a quello fatto all’ingresso.

Ancora una giornata con un lavoro preparatorio per me e una piccola esplorazione per Giuseppe.

Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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