Ricognizione Vallepietra – 24/02/2024

Con Gabriele alla ricerca di nuove e vecchie grotte nei pressi di Vallepietra. Una valle incantata dove, in mille piccole sorgenti che si uniscono a formare rivoli tumultuosi, nasce il Simbrivio, uno degli affluenti dell’Aniene.

Ancora una volta Gabriele ed io ci troviamo a girovagare, catasto alla mano, per cercare di rintracciare grotte esplorate almeno vent’anni fa se non di piu’. Naturalmente non tralasciamo mai la speranza di trovare grotte nuove quindi i nostri spostamenti in auto sono solitamente interrotti piu’ volte per verificare qualche ghiotto buco su strada.

Per la prima grotta, POZZO BASSICONTE(LA361), da cercare Gabriele ha ricevuto precise indicazioni da Nerone: “dopo il parcheggio per Mora di Cavorso continua sulla strada fino a incontrare un muro. Alla fine del muro si puo’ salire. Torni indietro fino a meta’ muro, sali una cinquantina di metri e la’ c’e’ la grotta.”.

Noi, armati di fiducia e buona volonta’ seguiamo le indicazioni di Nerone. Arrivati al muro cerchiamo parcheggio e subito sembra che la fortuna sia dalla nostra parte. A bordo strada troviamo subito un buco interessante.

Dentro anche se c’e’ qualche concrezione non si avverte aria ne’ sembrano esserci prosecuzioni percorribili senza opera di scavo. La salutiamo con rammarico e proseguiamo per la ricerca di Pozzo Bassiconte.

Saliamo da dove termina il muro, torniamo indietro circa a meta’ muro e iniziamo a salire. I numerosi sassi, le foglie, i rami e il fango non rendono semplice la salita, ma pian pianino prendiamo quota.

La foto a questo albero c’entra nulla, pero’ mi piace perche’ mostra l’immensa forza paziente delle piante.

Come sempre succede dopo un po’ Gabriele ed io ci perdiamo di vista, ognuno impegnato a seguire chissa’ quale ipotesi o traccia di grotta. Io per esempio ad un certo punto della salita trovo un accenno di sentiero e provo a seguirlo andando verso sinistra.

Dopo una camminata di almeno mezz’ora mi dichiaro sconfitto e faccio per tornare indietro. Mi squilla il telefono, e’ Gabriele che mi avverte che anche lui sta tornando verso la macchina con le pive nel sacco. Ci incontriamo nei pressi del muro e insieme scopriamo un cippo di cui non riusciamo ad interpretare il significato.

Tornati all’auto dobbiamo decidere come proseguire la giornata. Io avevo proposto di fare un salto all’Abisso Nessuno per fare un lavoro sotto al primo pozzo ma a Gabriele non sorride troppo l’idea quindi fa orecchie da mercante, o meglio fa finta di dimenticarsene e propone di andare a ricercare alcune grotte vicino Vallepietra. Visto che il tempo non promette bene e visto che la zona di Vallepietra mi piace, non faccio obiezioni. Partiamo verso Vallepietra facendo le solite, frequenti soste quando incontriamo buchi notevoli. Questo per esempio e’ uno.

Prima di dirigerci a Vallepietra Gabriele decide di fare una deviazione verso Trevi per dare l’ennesimo sguardo inconcludente al “Ponte Vado Sacco” che dal nome nemmeno si direbbe una grotta ma e’ in catasto col numero LA1437. Come tutte le altre volte non lo troviamo e risalendo in macchina Gabriele commenta ancora una volta che pero’ dalle foto dell’epoca sembra sia una cosa notevole. Chissa’, magari un giorno lo troveremo.

Altra sosta intermedia la facciamo in localita’ “Ponte Castello”, “Castiju” in dialetto locale. L’informatissimo Gabriele mi comunica che qua ci sono ben 2 grotte da rivedere. La prima e’ GROTTONE DI PONTE CASTELLO(LA1105) e la seconda, con notevole sfoggio di fantasia e’ stata chiamata GROTTA SOPRA PONTE CASTELLO(LA1103).

Ecco Gabriele che attraversa il Ponte Castello. Sulla sinistra dovremmo trovare il grottone.

Eccolo. E’ un po’ una delusione e secondo i canoni attuali non sarebbe nemmeno catastabile.

Entriamo dentro, il grottone e’ stato trasformato in deposito per varie robe tra cui tavolini e sedie che probabilmente nella bella stagione vengono portati nel prato antistante per i picnic.

Una rapida verifica sul fondo dello sgrottamento non sembra dare risultati. Chiude senza possibilita’. Gabriele decide comunque di fare il rilievo 3D col Lidar del suo nuovo cellulare.

Mentre lui opera io vado a fare un giro nella speranza di trovare qualche altro buco. Davanti a noi scorre allegramente il Simbrivio.

Questo e’ il pratone per i picnic.

Un tubo di plastica pesca l’acqua dal Simbrivio e la porta a questa fontana.

Quando Gabriele termina il rilievo possiamo dedicarci alla seconda grotta. Traversiamo la strada e prendiamo un accenno di sentiero. Seguo Gabriele ma dopo qualche metro mi accorgo che il GPS indica che mi sto allontanando dalla grotta. Faccio un urlo a Gabriele, che probabilmente non mi sente, e giro verso destra. Dopo una salita di una ventina di metri di dislivello riesco ad intravedere qualcosa di interessante nonostante il fitto intreccio di rami.

Aumento il passo, vado nella direzione che mi pare promettere e infatti trovo la grotta. Per prima cosa urlo un paio di volte a squarciagola per avvertire Gabriele, ma senza effetti avvertibili.

Si tratta di un altro sgrottamento iniziale ma questo e’ sicuramente piu’ interessante. A sinistra ci sono dei buchi da investigare.

A destra un ambiente evidentemente trasformato in chissa’ quale epoca, in rifugio.

Entro per prima cosa nel rifugio. A parte lo stillicidio non mi sembra ci siano prosecuzioni.

Il muretto a secco che protegge l’ingresso.

Terminata l’indagine al rifugio mi fermo un attimo per prendere il punto della grotta anche se quello a catasto pare esatto. Subito dopo vado a curiosare nell’altro buco. Appena mi avvicino e inizio ad arrampicarmi sento sfiorarmi da qualcosa e la sorpresa per poco mi manda a gambe all’aria. Mi giro a guardare e vedo un uccello di dimensioni notevoli che plana placidamente nel cielo a poca distanza. Non mi lancio in tentativi di riconoscimento ma pensi si tratti di un qualche “falconiforme” termine che ho imparato andando a consultare, in seguito, un documento dell’Ispra di cui vi lascio il link.

Passata la sorpresa vado a curiosare nella grotta. Non mi sembra ci sia traccia di nidi, magari il mio falchetto si stava solo riposando dalle fatiche della caccia.

In compenso pero’ la grotta pare proseguire piu’ avanti. Ma nonostante la curiosita’ non vado a vedere, non ho la tuta e non posso sporcare gli abiti “buoni”.

Per stavolta mi accontento di qualche foto. In alto c’e’ un altro buco da vedere.

Dalla grotta riesco a vedere la strada subito sotto di me. La discesa e’ un po’ ripida ma non impossibile. Prima di andare urlo di nuovo per richiamare il mio amico, ma di lui nessuna traccia. A meta’ discesa trovo queste fauci di roccia. Mentre faccio la foto sento chiamare dall’alto. E’ Gabriele che mi urla un “Trovata!”. Gli rispondo che l’avevo gia’ trovata anche io e che sto tornando alla macchina. Lui si ferma per guardare la grotta e fare il rilievo 3D anche di lei.

Continuo a scendere e sono quasi alla strada.

Come sempre succede da sotto della grotta non appare traccia.

Per ingannare il tempo mentre attendo Gabriele, vado avanti sulla strada e trovo una sorpresa, un’altra forse-grotta.

Mi affaccio dentro, in fondo si intuisce un ambiente ma per arrivarci c’e’ da scavare. Peccato.

Mi fermo nei pressi ad aspettare Gabriele. Quando lo vedo spuntare sulla strada lo chiamo e gli mostro la mia scoperta. Dopo torniamo alla macchina per proseguire il viaggio. In corrispondenza del sentiero che porta alla diga del Simbrivio facciamo un’altra sosta.

Andiamo per il sentiero verso la diga e camminando vediamo dei buchi interessanti, peccato siano dall’altra parte del fiume. Torniamo sui nostri passi e cerchiamo un punto dove scendere verso i buchi visti. Non e’ semplice trovare la via ma in un paio di tentativi ci riusciamo. Naturalmente le nostre attese si risolvono in un nulla, i buchi erano solo illusioni.

Tornando indietro Gabriele mi mostra la Risorgenza ponte Simbrivio(LA2242), grotta che ha trovato lui durante uno dei soliti spostamenti verso Vallepietra.

Mi affaccio a guardare, e’ stretto ma praticabile, ma non sara’ oggi che provero’ ad entrare.

Accanto alla grotta noto un altro buco e ci fermiamo a dare uno sguardo anche a lui. Sembra esserci una piccola sala. Da vedere.

Arriviamo a Vallepietra verso le 2 del pomeriggio. Abbiamo fame e ci dirigiamo al solito bar per un panino. Purtroppo, ci dicono, oggi la cucina e’ chiusa perche’ avranno una festa di battesimo e tutto il locale e’ dedicato a questo evento. Ci suggeriscono pero’ di provare al vicino ristorante “La brace”, ritornando di poco indietro sulla strada.

Il ristorante lo troviamo, ma da fuori e anche entrando sembra tutto tranne aperto. Facendo un poco di rumore pero’ riusciamo a far uscire qualcuno da quella che sembra la porta della cucina. Un ragazzo giovane che si presenta come il gestore del locale e poi anche sua madre. La cuoca non si palesa ma rimane confinata in cucina. Prima chiediamo per un panino ma poi Gabriele propone un piatto di pasta, subito variamo la richiesta che con nostro sommo piacere viene accolta dalla cuoca. Ci accomodiamo e in capo a una decina di minuti abbiamo davanti a noi un fumante piatto di fettuccine all’amatriciana. Avrei qualche rimostranza da fare per lo spiccato sapore di pomodoro crudo nel condimento, ma la fame e’ tanta e non stiamo a guardare troppo per il sottile.

A fine pasto facciamo una decina di minuti di chiacchiera con il gestore e la sua mamma. Parliamo loro di quello che facciamo e delle grotte nei dintorni. Alla fine ci indicano alcuni buchi da vedere e ci scambiamo i numeri perche’ possano inviarci altre informazioni. Simpatici e ospitali, nonostante qualche pecca sulla cucina della amatriciana, sicuramente torneremo a trovarli.

Dopo il pranzo, come avevamo deciso, cerchiamo di dirigerci verso le sorgenti del Simbrivio. Sbagliamo un paio di volte strada e dobbiamo tornare sui nostri passi. Ogni tanto pero’ incontriamo una sorgente d’acqua. Ce ne sono veramente tante, come potro’ constatare piu’ tardi.

Alla fine del nostro girovagare imbocchiamo una stradina che indica per un ristorante: “Il fagiolone”. Nonostante i dubbi di Gabriele la strada stavolta sembra quella giusta. Ci fermiamo piu’ volte per vedere dei buchi che ci sembrano, falsamente, promettenti.

Lungo la strada troviamo una sorpresa, una cascatella che sembra terminare dentro una grotta.

Alla base della cascata ci sono dei bambu’ che sembrano destinati ad essere concrezionati. Dietro di loro un laghetto che scompare nel buio. Molto interessante.

Gabriele si ferma a studiare la grotta, io sono incuriosito da un rivolo d’acqua incanalato e provo a seguirlo fino alla fonte.

Il paesaggio e’ costellato da tracce di crolli imponenti, forse provocati proprio dall’incessante scorrere dell’acqua in mille rivoli nemmeno troppo piccoli.

Quando decido di tornare indietro senza aver trovato quel che cercavo, trovo Gabriele ancora intento a controllare la grotta.

Sembra stia pescando, mi sembra a prima vista. Ma non e’ cosi’, si e’ armato di un bastone estensibile e sta facendo il rilievo 3D anche di questa cavita’.

Fatta la scansione della forse-grotta della cascata, proseguiamo con la macchina lungo la strada. Ad un bivio dobbiamo scegliere se andare a ricercare prima il POZZO DELLA RIMESSA(LA1307) o la Risorgenza Gronda A(LA928). Alla fine visto la condizione apparentemente pessima della strada decidiamo di lasciare la macchina parcheggiata al bivio e di proseguire a piedi. Per prima cosa andremo alla “rimessa”.

Anche qua, siamo sul sentiero che porta alla SS. Trinita’, c’e’ un susseguirsi di sorgenti d’acqua e tracce di travertino. Un posto veramente spettacolare.

Il pozzo della rimessa non lo troviamo cosi’ facilmente. Trovo un buchetto nei pressi di dove puntano le coordinate ma non sembra proprio quello che cerchiamo.

Gabriele mi chiama. Stavolta e’ lui ad aver trovato la grotta. Lo raggiungo.

Si tratta di un pozzo che inizia molto largo ma per oggi non possiamo fare altro che provare a tirar giu’ qualche sasso che pero’ si ferma subito, catturato dal fitto tappeto di foglie subito sotto.

Il sole inizia a tramontare nella valle e la temperatura scende bruscamente.

Nonostante il sopraggiungere della sera decidiamo di tornare all’auto e quindi proseguire, sempre a piedi, verso la gronda A.

Incontriamo una costruzione da cui diparte una condotta forzata. Fosse lei la Gronda A? Le coordinate ci dicono di no.

Sopra di noi troneggia il santuario, incastonato alla base di una imponente parete.

Proseguiamo attraversando un ponte che ci permette di passare un vivace corso d’acqua.

A quanto risulta a Gabriele la grotta che cerchiamo e’ all’interno di una centrale idroelettrica. La costruzione che abbiamo davanti sembra proprio fare al caso nostro.

Solo dopo essere saliti assai ci accorgiamo di aver preso la strada sbagliata. Per fortuna un ponticello ci permette di tornare sulla retta via.

Siamo davanti alla centrale. Pero’ le coordinate portano da un’altra parte. Proviamo ad andare a vedere.

Entriamo in un terreno recintato e quasi mi emoziono vedendo un buco che pero’ si rivela artificiale, una sorta di cantina in disuso.

Le nostre coordinate puntano poco piu’ in la’ del recinto. Usciamo fuori e proviamo a raggiungere il punto ma i rovi e la sera che scende ci fanno desistere. Un ultimo sguardo alla centrale che dovrebbe nascondere la grotta…

…e riprendiamo la strada per la macchina.

Un giro interessante in un posto fantastico. Lo consiglio vivamente. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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