Con Nerone a predisporre la grotta per i prossimi lavori.
Di buon mattino ci si vede a casa di Nerone e insieme saliamo a Livata. Per il timore di una nevicata improvvisa lasciamo la macchina alla chiesa, un 200 metri prima dello spiazzo dove parcheggiamo di solito.
Dopo i preparativi, come sempre Nerone mi deve attendere pazientemente almeno un quarto d’ora, ci armiamo di buona volonta’, gli zaini ben pesanti e partiamo.

Qualcuno si e’ divertito a costruire dei pupazzi di neve, li saluto con allegria.

Superiamo il parcheggio dove con la bella stagione lasciamo le auto e ci avviamo ad affrontare la prima salita. Un bel sole ci accompagna.

Il panorama lascia a bocca aperta. La camminata e’ molto piacevole, la temperatura, fredda ma non troppo, la neve e’ alta non piu’ di 10 centimetri e non e’ ghiacciata, insomma e’ proprio una giornata azzeccata.

Dopo la prima salita si scende fino alla palina con le indicazioni dei sentieri…

Si prosegue sul sentiero fino “all’albero di Corrado” e poi si prende a destra, ora fuori dal sentiero.

Passiamo accanto alla grotta Silvio Gizi, quella che ho ribattezzato “Pozzo egizio”, dove abbiamo lavorato la volta scorsa.

Ancora una foto panoramica, anche se non rendono l’idea.

L’ultimo tratto di strada prima del cambio di pendenza dove si trova l’ingresso della grotta.

Vista panoramica della vetta dove sono le antenne.

Uno dei buchi lungo strada che magari un giorno vedremo meglio.

A pochi passi dal cambio pendenza.

Al bordo iniziamo a procedere verso sinistra fino ad arrivare alla grotta. Nerone provvede a togliere i rami messi a protezione dell’ingresso.

Un bucaneve! Ma non e’ un poco presto per questi fiori?

Nerone prima di vestirsi ha tutto un suo rituale tra cui ci sta anche una bella fumatina di pipa ammirando il panorama. Io sono meno meditativo quindi almeno stavolta riesco a essere pronto prima di lui. Sistemo la corda per scendere, prendo lo zaino con parte del materiale e mi infilo in grotta dove mi accoglie un bel tepore.

Alla base del primo pozzo trovo lo scavo iniziato la volta scorsa, e’ promettente ma c’e’ ancora un cumulo impressionante di terra da tirar via. Passo avanti per fare spazio a Nerone.

Arriva anche Nerone. Come altre volte, quando iniziamo a lavorare, mi scordo completamente di scattare foto quindi riassumo a parole quel che facciamo. Per prima cosa sgombriamo i sassi dalla saletta dove parte il secondo pozzo e li ammucchiamo all’arrivo del primo pozzo. In pratica andiamo a coprire completamente lo scavo iniziato la volta scorsa pero’ poi, con l’arrivo della buona stagione, li toglieremo per riprendere. In questa maniera abbiamo guadagnato un poco di spazio da una parte e coperto lo scavo in maniera che non vada a ostruirsi con sassi e terra caduti dall’alto.

Un altro lavoro consiste nel togliere un leggero diaframma nella saletta alla partenza del secondo pozzo che, oltre a impedire l’accesso a una diramazione, era anche poco stabile e rischiava di caderci addosso.
Una volta liberato l’accesso alla diramazione con l’aiuto di Nerone vado a darci un’occhiata. Nulla da fare, dopo un paio di metri c’e’ un piccolo ambiente che sembra chiudere. Aria non ce n’e’ quindi lo abbandoniamo al suo destino. Girandomi per uscire vedo un’altra diramazione nascosta che sale obliqua, probabilmente verso un’altro ingresso.


Dopo questi lavori preparatori Nerone decide di provare la discesa del secondo pozzo. Purtroppo dopo un paio di metri dei 4 da scendere si trova in difficolta’, il passaggio e’ troppo stretto. Ritorna su e subito decidiamo che bisogna allargare. Iniziamo a fare senza altre esitazioni. Lavoriamo con impegno e almeno in un’ora otteniamo un buon risultato, ora il pozzo risulta “neronabile” e pronto per le future discese.
E’ ora di “rifare i ferri”. Ricomponiamo gli zaini e Nerone passa alla base del primo pozzo per salire.

Mentre lo aspetto faccio ancora una foto alla diramazione della falsa speranza.

Nerone urla la libera, mi affretto ad andare alla base del primo pozzo per agganciare alla corda gli zaini che poi Nerone tira su. Dopo gli zaini tocca a me. Inizio a salire portandomi appresso il piede di porco, c’e’ una fessura nella roccia che vorrei far saltare per rendere piu’ agevole il passaggio.
Nulla da fare, neanche la potenza del piede di porco puo’ nulla per vincere la tenace resistenza della roccia. Peccato. Abbandono il piede di porco facendo lo cadere giu’ e proseguo la salita.

Fuori c’e’ ancora un bel sole anche se la differenza di temperatura col tepore della grotta si avverte subito, non appena ci si affaccia all’esterno. Sono fradicio e con la tuta infangatissima. Nerone al mio confronto e’ quasi pulito e, soprattutto asciutto. Vado di corsa alle mie cose per cambiarmi con maglie asciutte prima che il freddo l’abbia vinta.

Tento anche un selfie ma e’ il sole a farla da padrone.

Il bucaneve intanto si e’ beato del bel sole e inizia ad aprirsi. Merita un’altra foto.

Una foto la merita anche Nerone mentre si concede una pipata prima di partire.

Zaini in spalla e partiamo. Strada facendo faccio una foto a un altro buco che magari un giorno vedremo con maggiore attenzione.

Andiamo senza fretta per quella che sta diventando una piacevole passeggiata, inizio ad abituarmi al percorso e faccio meno fatica rispetto alle prime volte.

Ripassiamo al pozzo egizio…

…e quindi all’albero di Corrado.

La palina ci indica l’inizio dell’ultima salita.

Arrivo in cima per primo e mi fermo ad aspettare Nerone.

Ancora pochi passi e siamo alla strada carrabile, quella che porta dal “solito”parcheggio” fino alle antenne.

Passando vicino ai pupazzi di neve chiedo a Nerone di farmi una foto con loro, col caldo sono un poco pencolanti ma fanno allegria lo stesso.

Sono vicino alla macchina, incontro un’altra palina e la fotografo. La neve qua e’ molto pasticciata, come avevamo visto all’andata, deve essere partito un gruppone di ciaspolatori, a occhio almeno una cinquantina, per godere di questa bellissima giornata.
Mi affretto ad arrivare alla macchina perche’ il riverbero della neve inizia a darmi fastidio agli occhi, ho scordato di portare con me un paio di occhiali da sole, errore che cerchero ‘ di non ripetere.

Alla macchina ripetiamo l’usuale rito del cambio abiti riprendendo con piacere quelli caldi e asciutti.
Una bella giornata, senza risultati eclatanti ma passata comunque con molto piacere, la speleologia e’ anche questo. Alla prossima.