Una gelida uscita infrasettimanale insieme a Nerone per recare visita a pozzo Silvio Gizzi.
Ma il titolo indica un’altra grotta! No, e’ solo il soprannome della grotta che ho coniato una delle volte scorse. Passandoci accanto per andare a pozzo degli spari avevo chiesto a Luca come si chiamasse quella grotta. La risposta che ho inteso era “pozzo egizio”, mi sembrava un nome fuori luogo, ma oramai sono abituato ai nomi fantasiosi delle grotte quindi non me ne sono curato piu’ di tanto. In seguito Nerone mi ha chiarito il nome corretto della grotta, ma il soprannome mi e’ rimasto in mente e continua a piacermi…quindi lo uso. Spero che Silvio, ovunque sia, non se ne abbia a male!
La mattina alle 8.30 sono da Nerone. Ha gia’ caricato la sua auto col materiale necessario quindi dopo i saluti non rimane altro che parcheggiare la mia, traslocare il mio zaino e salire in macchina.
In una mezz’ora siamo a Livata, oggi parcheggiamo vicino alla chiesa perche’ Nerone ha timore di rimanere bloccato in caso di nevicata nel parcheggio solito. Fa nulla, si tratta solo di un duecento metri in piu’ di passeggiata.
La giornata pare bella ma fa freddo e c’e’ un bel vento gelido a tenerci compagnia mentre ci cambiamo. Io mi allontano per cercare un posto sgombro dalla neve. Mi cambio prima che posso, Nerone e’ piu’ veloce e dopo un poco lo vedo fare capolino per vedere cosa sto combinando.
Termino la vestizione e finalmente partiamo.

Nel tratto in piano ci sono numerose pozze d’acqua ghiacciate in cui il ghiaccio ha prodotto dei bei disegni.

Eccoci arrivati allo spiazzo che solitamente usiamo come parcheggio.

Prima di affrontare la salita devo fare una sosta per un controllo nello zaino, mi e’ venuto il sospetto di aver dimenticato qualcosa. Sospetto infondato, pero’ poi devo correre un po’ per riacchiappare Nerone che nel frattempo ha proseguito.

In cima al sentiero lo raggiungo ma poi devo regolare meglio il passo per diminuire il fiatone.
Proseguiamo vicini e quasi sempre in silenzio, in effetti non siamo propriamente quelli che si possono dire dei chiacchieroni pero’ il nostro e’ un silenzio d’intesa, non c’e’ bisogno di tante parole per passare piacevolmente del tempo insieme.

Siamo alla palina che indica sentieri, punti di arrivo e tempi di percorrenza, oramai e’ tradizione che io gli faccia una foto quindi eccola qua.

Passiamo accanto all’albero di Corrado, che scordo di fotografare in questa mise invernale e poi deviamo dal sentiero per arrivare alla grotta.

Eccoci arrivati. Nerone ispeziona la grotta.

Eccola qua, libera dai tronchi che la difendevano. L’ingresso non e’ esaltante ma dal rilievo sembra essere una grotta interessante, che puo’ nascondere sorprese..

Poco piu’ avanti c’e’ un altro buco, mi affaccio per vedere dentro ma sembra essere solo una sala dalle dimensioni non catastabili.

Quando ritorno alla nostra grotta trovo che Nerone ha gia’ terminato di indossare l’attrezzatura, per non farlo aspettare troppo vado subito pure io ad attrezzarmi. Una volta pronto sistemiamo la corda per scendere e poi vado avanti io.
La grotta, dopo un primo tratto verticale di un paio di metri diventa un pozzo inclinato molto scivoloso perche’ alla base e’ praticamente tutto fango. Dopo 5 metri, o forse 4, di discesa in equilibrio precario mi devo accucciare perche’ il soffitto si abbassa bruscamente per poi rialzarsi subito dopo. Un altro paio di metri in verticale, sempre su fango concludono la discesa.

Sono in una sala in discesa di 3×5 metri. Di lato trovo il simbolo del nostro gruppo dipinto sulla parete.

Per terra un pallone finito qua chissa’ quando, chissa’ come.

Questo e’ il fondo della sala e della grotta.

Urlo la libera a Nerone poi mi metto al riparo per non prendere sassi mentre lui scende.

La grotta sembra formata in rocce pronte a franare, anche delle spaccature tra le concrezioni “fresche” testimoniano degli assestamenti.

Nerone e’ quasi arrivato, scendo a dare uno sguardo al fondo della grotta.

Dopo aver spostato qualche sasso Nerone mi raggiunge e lascio a lui la fatica e l’onore di proseguire.

Mentre osservo quello che fa, sotto un insistente stillicidio, inganno il freddo facendo qualche foto a quanto mi circonda.





Dopo una seria e scrupolosa scavata di sassi e terra dobbiamo convenire che probabilmente la grotta prosegue in quel punto ma la sua conformazione a scivolo porta tutti i detriti ad accumularsi da sempre proprio in quel punto. Potrebbe essere necessario scavare per anni! Aggiungendo che il soffitto della sala sembra voler crollare da un momento all’altro ci convince a decidere che e’ meglio abbandonare la grotta al suo destino. Ancora una foto a un Nerone da esplorazione e salgo.

Una volta fuori, mentre Nerone “fa i ferri”, ovvero rimette a posto gli attrezzi, io sposto la corda e vado a dare uno sguardo al buco vicino. Prima di tentare la discesa ne allargo un poco l’ingresso, butto giu la corda e vado. Sotto trovo la saletta non catastabile, e’ formata da terra pronta al crolla e l’unica prosecuzione che individuo, e scavo brevemente, sembra essere contornata solo da terra. Unendo l’instabilita’ al fatto che sembra essere proprio sulla verticale della sala della nostra grotta mi convince a desistere.

Risalgo e vado subito a togliere l’attrezzatura mentre Nerone disarma la corda. Il freddo intenso consiglia di ottimizzare i tempi per minimizzare i tempi. Quando esco vengo accolto da una sorpresa, ha iniziato a nevicare.

Ricomposti gli zaini ci spostiamo velocemente a pozzo degli spari per un saluto e per vedere che aria tira…in tutti i sensi.

Eccoci arrivati. Aria non ne soffia tanta ma il vento freddo all’esterno non aiuta nel valutare.

Salutiamo la grotta, recupero un palo districandolo dal filo spinato e lo porto al pozzo egizio per proteggere il nuovo buco.

Al pozzo egizio sistemo il palo nel nuovo buco poi proseguiamo per tornare alla macchina. Il cielo e’ scuro, nessuna traccia del sole che ci aveva accolti stamane pero’, almeno, ha smesso di nevicare.

La salita e’ sempre faticosa, ma inizio ad abituarmi.

Sono all’ultimo tratto, le salite impegnative sono terminate, mi fermo a riprendere fiato. Non lontano il vento soffia con violenza facendo oscillare e ululare gli alberi.

Dall’altro lato sembra tutto tranquillo, la minaccia di nebbia che ci aveva preoccupati al pozzo degli spari sembra essere passata.

Finalmente arriviamo sulla “strada delle antenne”. Qua il vento ci investe, freddo e teso.

Mi fermo per aspettare Nerone.

La piana del parcheggio, oggi l’auto e’ alla chiesa, peccato!

Le pozzanghere ghiacciate continuano ad avere disegni originali.

All’auto ci cambiamo veloci e in una decina di minuti siamo pronti per partire. Una giornata fredda, anzi gelida, pochi risultati ma comunque una giornata ben spesa. Alla prossima.