Abisso veramente – 28/12/2025

Con la “compagnia Lothar” a scavare una grotta che non conoscevo. Stavolta oltre a me c’erano Laura, Laura, Marco, Federico, Fabio e Massimiliano.

Compagnia Lothar e’ il termine di comodita’ con cui ho appena deciso di chiamare l’eterogeneo gruppo che si e’ formato per l’esplorazione della grotta della Faina, di recente rinominata in Abisso Lothar, dopo aver superato la profondita’ di -150 con stimolanti prospettive di ulteriori esplorazioni.

E’ la quarta o quinta volta che mi aggrego al gruppo e ogni volta i partecipanti cambiano, l’unico “punto fisso” che ho notato e’ costituito da Marco, che credo abbia inizialmente deciso di riprendere l’esplorazione e quindi nel seguito gli e’ rimasto il compito di coordinare le attivita’ del gruppo spontaneamente formatosi.

Visto che in questo periodo l’abisso Lothar e’ molto “bagnato” la compagnia Lothar ha spostato i suoi interessi alla ricerca di un ingresso alto per l’abisso. Hanno gia’ fatto una ricognizione qualche settimana fa individuando alcuni buchi soffianti nei pressi della verticale dell’ingresso dell’abisso Lothar. Uno di questi e’ l’abisso Veramente, dove abbiamo intenzione di scavare oggi.

La mattina arrivo al parcheggio di pian della faggeta, lo spiazzo e’ quasi vuoto e la giornata appare splendida. Mi metto in tranquilla attesa di Marco che al momento e’ il mio unico punto di contatto con la compagnia Lothar, e’ infatti lui ad avvertirmi di volta in volta.

In pochi minuti il parcheggio si riempie di macchine e persone che si preparano a qualche escursione per sfruttare adeguatamente questa bella giornata.

Verso le nove vedo avvicinarsi allo spiazzo il furgone di Marco. Visto che oramai lo spiazzo e’ ingombro di persone, Marco si ferma a un centinaio di metri da me, mi avvicino per salutarlo. E’ in compagnia di volti che mi sembrano noti, ma ancora non distinguo chi siano. Quando le portiere del furgone si aprono vedo finalmente che si tratta di Laura e Laura, amiche che non vedo da un po’ e saluto con molto piacere. Dopo i saluti vado in macchina a prendere il mio zaino e salgo sul furgone. Marco subito riparte prendendo la strada carrabile che ci portera’ all’attacco del sentiero per la grotta.

Come ho gia’ detto il mio unico contatto col gruppo e’ Marco, quindi non avevo notato le altre macchine che ci avevano preceduto sulla strada. Me ne accorgo quando arriviamo ad uno spiazzo dove parcheggiare, circa un chilometro piu’ avanti rispetto al parcheggio utilizzato di solito per andare all’abisso Lothar. Solo ora infatti noto che ci sono altre due macchine, in una vedo Federico e Fabio, nell’altra c’e’ Massimiliano da solo.

L’aria qua e’ frizzante assai, ci prepariamo alla svelta e con qualche brivido per la lunga passeggiata di avvicinamento che ci aspetta.

Abbiamo parcheggiato in corrispondenza alla partenza di un sentiero segnato che passa nei pressi della grotta. Visto che probabilmente sale con un pendio dolce e visti gli zaini carichi di materiale, decidiamo di seguirlo anche se e’ prevedibile che ci fara’ fare molta strada in piu’. Il sentiero, da quel che vedo sul GPS, ha lunghi tratti dritti e alcuni tornanti, a uno di questi i piu’ aitanti del gruppo tentano di deviare per quella che definiscono “scorciatoia”. A vedere la strada che propongono noto dei saliscendi impegnativi, dico loro che continuo a preferire il comodo sentiero. Con sollievo noto che tutto il gruppo decide di seguirmi, meno male, altrimenti rischiavo di ritrovarmi sperduto nel bosco a ricercare la grotta nostra meta, l’esperienza mi ha insegnato che anche avendo le coordinate dell’ingresso non e’ scontato trovare una grotta.

Dopo una lunga ma piacevole sgambata arriviamo in cresta dove il nostro sentiero prosegue in direzione di monte Pizzone. In terra ci sono delle chiazze di neve ma ora c’e’ anche un bel sole a riscaldare il nostro cammino.

Il gruppo si e’ un poco sfilacciato cammin facendo, davanti ci siamo solo Laura ed io. Ci fermiamo ad aspettare gli altri.

Il GPS mi indica che nelle vicinanze c’e’ una grotta (II OUSO A COLUBRELLA(LA795)), mentre aspetto decido di andare a cercarla tanto per riprendere il punto e fare le foto all’ingresso che poi mettero’ in catasto.

Il tempo di prendere i dati che mi servivano e il resto del gruppo arriva. Grido loro della grotta ritrovata ma sono determinati a non farsi distrarre dalla meta decisa quindi anche io recupero lo zaino e li seguo. Come scopriro’ in seguito guardando meglio la cartina, siamo vicino alla cima di monte la Croce (1431m).

Percorriamo ancora qualche centinaio di metri sul sentiero quando i miei amici deviano decisamente a destra. Dicono di aver riconosciuto il punto in cui girare perche’ poco piu’ avanti c’e’ un capanno di caccia. Non riesco a vederlo pero’ mi fido.

Evidentemente avevano ragione, pochi metri di discesa e siamo alla grotta.

Ci fermiamo un attimo per riprendere fiato, noi poggiamo tutto per restare mentre Fabio, Federico e Massimiliano a breve riprenderanno il cammino per andare a una nuova grotta che per ora hanno chiamato scherzosamente “buco di Max”.

Ed ecco a voi il celeberrimo ABISSO VERAMENTE(LA1700), a vederlo cosi’ non sembra granche’ ma con le grotte non si puo’ mai sapere, la fantasia della natura va oltre la nostra immaginazione. Anche se l’ingresso non impressiona piu’ di tanto. In compenso c’e’ da dire che, come aveva anticipato Marco, la grotta soffia allegramente.

Ci cambiamo al piacevole sole che ci ha regalato questa giornata. Laura ci guarda con tristezza perche’ ha dimenticato di portare l’imbrago quindi non potra’ entrare. Si consola dicendo che andra’ in cerca di un buon posto per meditare.

Laura al contrario della sua omonima e’ stata previdente, ha portato tutto il necessario ed e’ gia’ pronta. Marco ed io siamo ancora dietro nei preparativi.

La filosofia di Marco e’ che se si deve lavorare a una grotta, si deve stare comodi per risparmiare le gia’ poche energie disponibili. Iniziamo quindi allargando a dovere l’ingresso. Una volta raggiunto un risultato accettabile c’e’ da scendere un poco per proseguire con l’allargamento. Scendo io facendo pulizia dei sassi che si sono incastrati lungo la discesa. La corda messa termina prima del dovuto quindi mi metto comodo mentre Marco cambia corda. Mi fermo a cinque metri dall’ingresso, in corrispondenza di un frazionamento. C’e’ anche una corda in buono stato, sembra quindi che la grotta sia stata frequentata abbastanza di recente, peccato che nessuno abbia documentato la cosa, un vero peccato.

Visto che a breve dovro’ allargare il passaggio provo a tirare su la corda per toglierla di mezzo ed evitare che si rovini. Nulla da fare, piu’ in basso, in un punto non visibile, ci deve essere un altro frazionamento. Provo ad aprire la maglia rapida che tiene la corda ma questa e’ ben arrugginita e non si apre. A mali estremi, estremi rimedi, tolgo l’intera placchetta e mando giu’ la corda. Scompare dalla vista quindi spero si salvera’ dalle possibili lesioni per caduta di sassi.

Metto un’altra placchetta tanto per avere un punto di sicura dove allongiarmi (termine del gergo speleo per dire che mi assicuro agganciando la longe!). Dopo un’oretta di lavoro la situazione sembra nettamente migliore, e’ anche il momento per dare spazio agli altri.

Prima di risalire faccio una foto alla lumachella che mi ha tenuto compagnia.

Quando esco, Marco entra. Trova l’ingresso ancora un poco angusto quindi, dopo aver visto il lavoro fatto sinora decide che dobbiamo lavorare di nuovo per rendere comodo l’ingresso. Le Laure seguono il lavoro godendosi il sole.

Proseguiamo con l’allargamento fino a quando i prodi esploratori del “buco di Max” tornano e ci raccontano soddisfatti di aver esplorato la grotta fino ad esaurimento delle corde. Hanno sceso un P15, quindi un altro P15, poi un P5 e si sono arrestati su un pozzo stimato P40. La contentezza per l’esplorazione e’ leggermente sfumata dalla scoperta che la grotta era gia’ armata e quindi precedentemente esplorata da altri. Anche questa meritevole attivita’ purtroppo non e’ stata assolutamente documentata, tanto che la grotta non risulta censita a catasto. E’ veramente un peccato sprecare tanto ottimo lavoro senza approfittare per alimentare la comune conoscenza del territorio.

In mancanza di informazioni hanno deciso che inseriranno la grotta in catasto col nome, almeno temporaneo, di “catravassetto del barbanera” con la speranza che prima o poi i primi esploratori si rivelino per completare la documentazione della grotta con un nome definitivo, le date di prima esplorazione e altri dati.

Ecco l’ingresso dell’abisso veramente dopo le amorevoli cure di Marco, ora sicuramente l’accesso e’ molto piu’ comodo.

Ecco Fabio e Federico, ancora presi dall’allegria dell’esplorazione.

Anche noi “del veramente” siamo curiosi di conoscere la nuova grotta quindi si decide di allungare la via del ritorno per andare a conoscerla.

Proseguiamo sul sentiero, i nostri esploratori pur essendoci appena stati fanno fatica ad orientarsi e ritrovare la grotta.

Ad un certo punto decidono che si deve uscire dal sentiero e prendere a sinistra, li seguiamo con fiducia.

Eccoci alla grotta. Qualche minuto per salutarla poi proseguiamo.

Stavolta non seguiamo alcun sentiero ma tagliamo in diagonale procedendo verso il punto dove abbiamo lasciato le auto. Secondo me scendiamo troppo di quota ma sono altri in testa al gruppo quindi lascio fare, la camminata sara’ un poco piu’ lunga ma non per questo meno piacevole, Laura sembra condividere.

Continuiamo a scendere fino ad arrivare in vista dello spiazzo su strada dove c’e’ segnato il POZZO DELLA RUSPA(LA672). Di questa grotta abbiamo il punto, abbiamo il rilievo, sappiamo che scende fino a -35 ma…l’ingresso non e’ rintracciabile. Tempo fa andai a ricercarla con Maria e lei mi racconto’ che la grotta si apri’ durante i lavori per la strada. Eravamo nel 1973, gli operai stavano appunto lavorando con la ruspa quando trovarono l’ingresso della grotta. Non so come, ne’ perche’ ma alla fine furono chiamati Alberta e Giulio a esplorarla. Con la loro solita precisione ne fecero il rilievo quindi la grotta fu richiusa per creare lo spiazzo che vediamo oggi.

Dallo spiazzo della ruspa in poi dobbiamo proseguire sulla strada per circa un chilometro.

Quando arriviamo alle auto la notte inizia a calare e il freddo a mordere con decisione.

Ci cambiamo velocemente, io troppo velocemente poiche’ mi scordo di ridare del materiale a Marco, poi salutiamo Massimiliano, Fabio e Federico che riprendono la strada di casa mentre noi della macchina di Marco andiamo al ristorante a rifocillarci con un buon piatto di fettuccine. Al ristorante incrociamo un folto gruppo dello SCR, sono andati a visitare l’abisso Pretator e ora anche loro anelano il conforto di un buon pasto. Ne approfittiamo per salutarci e farci gli auguri per il capodanno.

Una bella giornata in tutti i sensi, degna di essere il suggello di questo 2025. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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