Irene ed io a esplorare la nuova grotta trovata questa estate. La giornata e’ stata completata con una visita alla “Bucia dell’ortaia”.
Oggi e’ una bella giornata, resa ancora piu’ speciale dal fatto di andare in grotta con Irene in uno dei pochi giorni in cui riesce a essere libera dal lavoro.
La mattina ci incontriamo al bar “Cicchetti” per poi proseguire verso Canterano. Trovato parcheggio andiamo a prendere il sentiero che porta alla falesia vicino alle mura ciclopiche. Con cinque minuti di cammino di buon passo siamo alla falesia.

Con altri cinque minuti siamo infine alla nostra grotta. Subito vado a sentire l’aria ma rimango un poco deluso, rispetto a questa estate ce n’e’ appena un accenno. L’unica consolazione e ‘ che la poca aria, come atteso, viene aspirata.

Stavolta sono io piu’ veloce a preparami, sistemo la corda sul tronco dell’albero e vado mentre Irene prosegue la vestizione.

Questa e’ la prima parte della nostra grotta.

Un bel ragnone sorveglia l’ingresso.

Dopo qualche metro nella frattura si deve passare un punto stretto e alto una sessantina di centimetri, leggermente in salita. Subito dopo si scende tra i sassi di crollo di circa un metro e quindi si arriva ad affacciarsi al saltino visto e annunciato da Luca dopo la sua esplorazione.
Quando Irene mi raggiunge con gli attrezzi piantiamo un fix per scendere il pozzo. Prima di scendere faccio pulizia e lascio cadere una quantita’ di sassi in bilico o poco stabili.
Scendo e vado a vedere ma le mie speranze non vengono esaudite dalla grotta, ci sono forse delle prosecuzioni ma c’e’ da spostare un mare di sassi di crollo e sicuramente un masso che ostacola l’ingresso.
Mentre sono impegnato in queste verifiche Irene sopra aspetta il suo turno per scendere. Mi dice che sul masso piatto di fianco alla partenza del pozzo ci sono delle incisioni. Me le legge, sembrano essere un “DSD” o forse un “ESD”…non siamo i primi esploratori di questa grotta, dobbiamo accontentarci del primato di aver sceso per primi il pozzetto.
Avverto Irene che puo’ scendere. Lei si fa avanti e, mentre cerca di prendere la corda per metterla nel discensore avverte un movimento nella roccia dove poggia i piedi. Subito si ritrae preoccupata e mi avverte. Mi preoccupo pure io, la roccia in questione pesa almeno dieci volte me e se cade non avrei spazio per mettermi al sicuro. A scanso di problemi risalgo in fretta a raggiungerla.
Quando sono sul masso verifico la situazione e mi rassicuro, “lui” e’ tenuto al suo posto da un altro masso che ne rende improbabile, se non impossibile il crollo. Provo a mettermi sul bordo e anche saltellandoci sopra nulla si muove. Mi tranquillizzo e vorrei scendere di nuovo ma Irene si dice impressionata e preferisce lasciar perdere.

Visto che comunque oggi non potremmo fare molto con tutta la quantita’ di pietre da spostare, concordo con lei, raccogliamo gli strumenti e in pochi minuti siamo fuori.

Prima di tornare all’auto per proseguire la giornata Irene da’ sfogo al suo estro artistico disegnando il simbolo del nostro gruppo sulla parete d’ingresso.

Fatto quanto si doveva prendiamo la via del ritorno.

Sorriso a occhi chiusi….

Il nostro prossimo obiettivo e’ la “Bucia dell’ortaia” a Rocca di mezzo, si tratta di poche case poco sopra Rocca Canterano ma mentre ci prepariamo noto che almeno ci arrivano i pullman.
Una volta pronti prendiamo la stradina dietro la chiesa che presto diventa un sentiero tra i rovi. Purtroppo un breve tratto del sentiero e’ allagato e bisogna bagnarsi un poco per poter passare.

La parte finale del sentiero e’ completamente chiusa dai rovi, sinceramente non me lo aspettavo. Senza perdermi d’animo mi armo di un robusto legno e con decisi fendenti riapro la strada fino all’ingresso. In pochi minuti posso mostrare a Irene l’ingresso della grotta.

Entro e aspetto che anche lei mi raggiunga.

All’interno come sempre troviamo in abbondanza ragni e dolicopode.


Camminando a quattro zampe per il meandro iniziale chiacchiero alla rinfusa per aggiornare Irene sulle precedenti visite…anche per distrarla dai vari animaletti che frequentano la grotta, ho l’impressione le diano un po’ fastidio

Procedendo verso il fondo della grotta incontriamo un tratto di roccia che sembra quasi tufo o magari qualche roccia di origine vulcanica, la fotografo per mostrarla a qualcuno piu’ ferrato di me in materia.

Tra i vari abitanti della grotta ritroviamo anche alcuni pipistrelli, in particolare ce n’e’ uno molto piu’ grande degli altri. Gli scatto una foto veloce per non disturbare troppo.

Arriviamo al punto dove vorrei esplorare e mi ci fermo. Irene, che e’ alla sua prima visita fa un giro piu’ avanti dove la grotta prosegue con una sala senza prosecuzioni visibili.

Ecco il punto dove vorrei allargare. Nelle precedenti visite mi ci sono infilato, sono arrivato circa quattro metri piu’ in basso ma la’ e’ talmente stretto che non sono riuscito a controllare la possibile prosecuzione, per ora ostacolata da un cumulo di terra.

Visto che un fastidioso mal di schiena in questi giorni mi limita un po’ nei movimenti approfitto sfacciatamente della buona volonta’ di Irene e la mando giu’ a tentare di allargare il passaggio.

Dopo un’oretta di lavoro, utile ma non risolutivo, decidiamo che per ora non possiamo fare altro, parlandone conveniamo di dover convincere Nerone a venire per un lavoro piu’ incisivo.

Un saluto alla sala terminale mentre sistemiamo gli attrezzi dentro lo zaino.

Un sacchetto di tela di ragno, nella mia immensa ignoranza non so se si tratti di una riserva di cibo o una futura nidiata di ragnetti, propendo per quest’ultima ipotesi ma non ci giurerei.

Irene affronta un passaggio scomodo a mezza via stando sempre attenta ai vari animaletti che popolano le partei.

Mentre aspetto che passi faccio un paio di foto alle firme di alcuni visitatori della grotta, sono visite datate, ipotizzo si tratti di alcuni abitanti di Rocca di mezzo.


Nel tornare indietro e’ Irene ad armarsi del robusto legno per aprire meglio il passaggio. Mena con soddisfazione dei formidabili fendenti contro i poveri rovi…



…e alla fine ne esce vittoriosa!

Del dispiacere di doversi immergere di nuovo nella pozza d’acqua fangosa nemmeno vi parlo. Arrivati alla macchina ci cambiamo velocemente. Sono le 14.30 e il miraggio di un piatto di pasta ci attrae parecchio, se ci sbrighiamo magari al ristorante di Canterano, quello degli amici di Irene, potranno soddisfare la nostra fame.
Ci arriviamo ma le nostre speranze vengono miseramente disattese, il ristorante oggi a pranzo e’ chiuso e non intendono attivare la cucina solo per noi. Salutiamo tristemente.
Irene pero’ non si lascia scoraggiare facilmente, ha detto pasta e pasta deve essere. Lei abita poco lontano e mi invita. Appena arrivati si attiva e in pochi minuti siamo a tavola per una degna conclusione della giornata

Come dicevo, una giornata speciale, interessante e divertente, abbiamo visto ben due grotte anche se poco abbiamo potuto fare per esplorarle ulteriormente. Bisogna sapersi accontentare. Alla prossima.