Pozzo degli Spari – 14/12/2025

Si continua a scavare a Pozzo degli spari, con Luca, Nerone, io e la partecipazione straordinaria di Luna.

La mattina Io e Luna ci incontriamo da Cicchetti con Luca e poi saliamo a Livata a raggiungere Nerone. Sono appena le 8.30, quasi un record. Raggiunto il parcheggio ci prepariamo svelti, anche perche’ stamattina l’aria e’ ben frizzante. Una volta pronti, zaini in spalla e partiamo. Nei punti in ombra uno strato di brina simula la neve.

Come sempre passiamo vicini alla grotta Silvio Gizzi, che oramai chiamo confidenzialmente “egizia”.

Proseguiamo per l’ultima collinetta da salire, ci siamo quasi.

Eccoci arrivati, Nerone predispone il necessario mentre Luca ed io ci prepariamo. Siamo un po’ a corto di partecipanti oggi, per fare tutto quel che volevamo servivano almeno altre 2 persone quindi abbiamo ridefinito e adeguato i nostri programmi. Luca andra’ solo soletto in fondo al secondo pozzo a scavare la strettoia mentre io mi fermero’ alla base del primo pozzo per riempire la cofana di terra e sassi, che Nerone provvedera’ a tirare fuori.

Prima di iniziare pero’ sistemiamo Luna, le ho portato la sua cuccia cosi’ almeno aspettera’ comoda.

Per primo scende Luca poi Nerone gli cala giu’ lo zaino con i ferri.

Dopo Luca scendo io e, come deciso, mi fermo alla base del primo pozzo dove inizio nel faticoso e ripetitivo lavoro di riempire la cofana di terra e sassi, dare l’ok a Nerone per tirarla su, attendere che la cofana ritorni vuota e ricominciare. Perche’ tanta fatica, direte voi. E’ un misto di speranza e curiosita’, la volta scorsa abbiamo visto un piccolo vuoto aprirsi tra la terra, vogliamo vedere se si tratta di qualcosa di promettente.

Ogni tanto mi prendo una gradita pausa dallo sterro per andare a dare una mano a Luca. Eccolo laggiu’ che sposta sassi per cercare di ricavarsi spazio per continuare a scavare.

Dopo almeno 3 ore di intenso lavoro con Nerone abbiamo tirato fuori almeno una cinquantina di cofane di terra e abbassato il livello del fondo del pozzo di almeno mezzo metro. Il buchetto che ci da’ speranza e’ sempre la’ che aspetta per vedere cosa riusciremo a combinare.

Alle 2 del pomeriggio mi dichiaro finito, tra l’altro ho un fastidioso mal di schiena che mi limita i movimenti. Chiedo a Luca di venire a darmi il cambio, cosa che fa in poco tempo, anche perche’ dice che sotto non aveva quasi piu’ spazio per lavorare.

Quando Luca arriva io me ne salgo su e vado a salutare Luna. Sia io che lei beviamo un poco d’acqua mentre Luca e Nerone continuano il lavoro.

Mentre Luca scava, Nerone non perde tempo, sta costruendo un muretto a secco per avere uno spiazzo comodo davanti l’ingresso della grotta.

Dopo un’altra mezz’ora anche Luca si dichiara stanco, ricompone lo zaino dei materiali e Nerone lo tira su. Una volta che siamo tutti fuori commentiamo il lavoro fatto oggi e gia’ programmiamo il prossimo. Nel frattempo ci leviamo le attrezzature e rifacciamo gli zaini per il percorso di ritorno alle auto.

Facciamo una doverosa sosta ai “tre buci” che ci ha presentato Nerone la volta scorsa. Li guardiamo solo come esercizio di curiosita’, per ora non abbiamo ne’ le forze ne’ la voglia di fare di piu’.

Anche questa volta il tratto fuori sentiero lo facciamo a casaccio, ovvero senza mai passare per la stessa via della volta precedente. Pero’ alla fine riusciamo sempre ad intercettare il sentiero e a seguirlo per tornare alle auto.

L’ultimo tratto in salita prima della discesa verso le macchine.

Ci cambiamo svelti perche’ le auto sono in una conca senza sole e con i vestiti bagnati di sudore non e’ molto rilassante stare.

Una volta cambiati e sistemati gli zaini in macchina non rimane altro che salutarci e riprendere la via di casa. Una bella giornata nonostante il mal di schiena. Alla prossima.

Avatar di Sconosciuto

About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.