Una nuova puntata in questa grotta con Luca, Nerone e Luca.
Stavolta con noi ci sara’ Luca, un altro Luca che e’ speciale poiche’ e’ uno dei soci storici del gruppo, un socio fondatore. Oggi e’ riuscito a liberarsi dagli impegni e venire con noi. Ne ho sentito parlare dai racconti di Nerone ma questa e’ la prima volta che lo incontro. Speriamo possa liberarsi piu’ spesso.
La mattina Con Luca (junior, direi, per non fare confusione!) ci incontriamo al bar da Cicchetti e poi proseguiamo per Livata dove per una volta arriviamo prima di Nerone e Luca (senior). Dopo i saluti proseguiamo verso lo spiazzo dove parcheggiamo di solito.
Iniziamo a prepararci al tiepido sole che ci regala la giornata.

Carichi come muli ci avviamo.

Stavolta l’avvicinamento lo facciamo seguendo il sentiero, sara’ un tragitto poco piu’ lungo ma molto piu’ comodo.

Una palina che indica i sentieri disponibili, peccato non ce ne sia uno che passa per la nostra grotta e quindi a questo punto dobbiamo deviare e proseguire a senso d’orientamento.

Nerone apre la strada.

Con Luca facciamo una breve deviazione per fotografare l’ingresso di un’altra grotta, probabilmente POZZO SILVIO GIZZI(LA1569), da guardare…chissa’ quando.


Ancora un paio di saliscendi e siamo nei pressi della grotta.

Scendiamo l’ultimo tratto e ci siamo. Iniziamo subito a liberare l’ingresso e a prepararci.

Oggi l’obiettivo principale e ‘ rendere piu’ facilmente transitabile il pozzo d’ingresso. Luca al momento e’ l’unico del gruppo abbastanza smilzo da poterci lavorare quindi si prepara alla svelta.

Nerone con fiducia si e’ portato sulle spalle il non indifferente peso del generatore che dovrebbe aiutarci parecchio nel lavoro che vogliamo fare.

Prima di accenderlo Nerone ci dice con aria soddisfatta: “L’ho provato al magazzino e andava benone”. Purtroppo pero’ ora il generatore fa le bizze. Si accende subito ma appena si cerca di usare il trapano il motore si spegne. Nerone e Luca iniziano a fare varie prove ricoprendo il povero generatore recalcitrante di improperi fantasiosi…ma lui si guarda bene dal funzionare.

Per fortuna abbiamo portato anche il trapano a batteria cosi’ quando Luca e’ pronto puo’ entrare per iniziare a lavorare.



Luca lavora con impegno, io termino di prepararmi poi gli faccio assistenza da fuori dandogli consigli non necessari. Nel frattempo Nerone e Luca continuano i tentativi per far funzionare il generatore recalcitrante. Dopo un paio d’ore Luca si e’ stancato per bene ma ha ricavato uno spazio utile vicino al punto stretto affinche’ anche io ci possa lavorare.
Luca ed io ci scambiamo di posto, entro e inizio a lavorare col trapano. Prima pero’ facciamo pausa pranzo, io mangio il tramezzino preso stamane al bar che Luca integra con il suo pane e salame, un po’ di formaggio e un pezzo di cioccolata. Si, speriamo proprio riesca a venire piu’ spesso!
Oggi mi sono scordato i guanti, o meglio, ne ho solo uno, il sinistro. Entro sperando di riuscire a non farmi male. Dopo una mezz’ora trovo finalmente un punto di roccia che si lascia aggredire. L’augurio silenzioso sul non farmi male, come sempre, per la legge di Murphy, viene prontamente disatteso. Poco prima di posizionare il trapano in un punto scomodo della parete penso: “Qua se mi scappa via la punta mi faccio del male”. Nemmeno a dirlo, succede quel che temevo, la mano destra, senza guanto, sbatte con forza contro la parte scabrosa. Mi ferisco malamente un paio di dita e inizio a sanguinare a profusione. Passato il dolore e maledetta la mia sbadataggine pero’ continuo il lavoro, sono a un passo dal rendere transitabile il pozzo e non posso rinunciare. Ci lavoro ancora con accanimento e, dopo un’altra mezz’ora in cui il sasso riottoso mi da’ filo da torcere, finalmente crolla giu’ e con lui un bel pezzo di parete. Ora il passaggio del pozzo appare agevole, posso uscire.
Mentre io sono dentro la grotta, Nerone e Luca continuano con i test sul generatore. Quando io esco sembra siano riusciti a farlo funzionare per bene…peccato che ora non serva piu’!
Luca nel frattempo si e’ riposato e torna giu’. Ci conferma che ora il pozzo e’ comodo, solo che i sassi tirati alla base del pozzo hanno ostruito il passaggio per arrivare al secondo pozzo. Dobbiamo liberarlo tirando fuori un poco di sassi. Da fuori approntiamo il necessario e poi passiamo a Luca la cofana legata a una corda. Passiamo cosi’ almeno un’altra ora a tirare fuori sassi finche’ non ripristiniamo il passaggio. Il generatore e’ tristemente abbandonato al suo destino.



Per oggi la giornata e’ terminata. Nerone decreta: “Facciamo i ferri” quindi Luca esce e tutti iniziamo a prepararci per il ritorno.

Raduniamo il materiale da portare via, disarmiamo le corde e poi, come al solito, chiudiamo l’ingresso della grotta.

Sono pronto per primo, mi carico lo zaino in spalla e inizio a salire lentamente. Faccio una foto al panorama che si gode dalla grotta.

Anche i miei amici sono quasi pronti.

Lassu’ in cima dove si vede l’antenna e’ grossomodo dove dobbiamo tornare.

Faccio ancora una foto panoramica, ora si intravede anche il mare.

Nerone, Luca e Luca mi raggiungono, Nerone fa strada.

Quando arriviamo sul sentiero Luca prende la testa della fila.

La salita si sente ma gia’ molto meno rispetto alla volta scorsa.

Siamo all’ultimo tratto in salita, ora dobbiamo solo scendere alle auto.

Finalmente l’ultimo tratto, in discesa.

Altra foto panoramica in direzione di Pozzo Doli.

Siamo sulla sterrata che ci porta alle auto.

Strada facendo ci fermiamo un attimo a cercare per l’ennesima volta POZZETTO FRANSUA'(LA1560). Nerone ci dice subito che il punto in cui cerchiamo e’ sbagliato. Il pozzetto era parecchio piu’ avanti.

Dopo essermi cambiato indossando abiti asciutti vado a vedere dove Nerone ha indicato l’ingresso del pozzetto, si tratta dell’albero dietro la casupola abbandonata. Faccio un largo giro di ricognizione senza trovare alcun buco. Un’altra grotta dispersa o “appilata” come dice Nerone. Annoto le coordinate indicate da Nerone magari in futuro potrebbero essere utili: 41.933064, 13.151499.

Torno dai miei amici con le pive nel sacco. Dopo i saluti non rimane altro che andare.

Un’altra giornata infrasettimanale, “da pensionati”. Se solo fossi riuscito a non farmi male e se il generatore avesse fatto il suo dovere, sarebbe stato meglio. Siamo comunque riusciti a raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissi e gia’ quello puo’ bastare. Alla prossima.