Pozzo degli spari – 18/10/2025

Con Martina, Nerone, Luca ed Emilio a rivedere il pozzo degli spari e il pozzo degli scordati.

Stavolta, visto che siamo tanti, tutti agguerriti e desiderosi di esplorare, faremo due squadre, Luca ed io al pozzo degli spari, Martina, Nerone ed Emilio a quello degli scordati.

La mattina dopo tutte le consuete soste per colazioni e spuntini vari arriviamo al prato dove parcheggiamo le macchine. E’ quello che usavamo per andare a pozzo Doli…prima che un altro gruppo iniziasse a lavorarci…con le nostre corde…

Il materiale da portare e’ veramente tanto e pesante. Cerchiamo di ripartirlo equamente tra tutti. Naturalmente la parte piu’ pesante va a Luca, che deve fare allenamento!

Si parte.

Nerone guida il gruppo e io gli arranco dietro. Ho il mio zaino sulle spalle e un secondo lo porto sul davanti, quando iniziamo a fare saliscendi su un prato sassoso me ne pento perche’ per evitare cadute devo poter guardare a terra spostando di continuo lo zaino davanti e questo porta a una doppia fatica.

Saliamo e scendiamo tra sassi malfermi svalicando almeno tre volte, al secondo svalico vediamo in lontananza qualcuno che cammina spedito in direzione della grotta, altri non e’ che Luca, evidentemente deve aver preso un’altra strada, migliore quasi sicuramente. Alla fine Nerone si ferma e mi indica la grotta, il pozzo degli spari, mancano solo pochi metri di discesa e ci siamo. Luca e’ gia’ la’ e ha provveduto a liberare l’ingresso dai rami che lo proteggono.

Eccolo in tutta la sua grandezza. Mi avevano detto che il pozzo iniziale e’ stretto, ma non mi aspettavo lo fosse in maniera cosi’ decisa.

A guardarlo meglio sembra fattibile anche se di stretta misura.

Inizio a prepararmi e subito mi accorgo di aver perso un guanto. Faccio allora un tratto di strada a ritroso per cercarlo. Il guanto non lo trovo ma in compenso posso ammirare ben 4 funghi, sono mazze di tamburi in pieno rigoglio. Quando torno indietro Emilio mi mostra il guanto perso, lo ha trovato vicino la grotta…con un poco di attenzione mi sarei risparmiato il supplemento di passeggiata. Riprendo la vestizione.

Nel frattempo Luca ha terminato di prepararsi e, insieme a Emilio e Nerone, ha completato l’armo del primo pozzo. E’ pronto a entrare.

Quando Luca urla la libera prendo lo zaino dei materiali e lo raggiungo. Il pozzo, dopo il primo metro relativamente comodo si restringe decisamente. La fatica che faccio a passare il successivo metro, anche con l’aiuto della gravita’, mi fa presagire che la salita sara’ tutt’altro che semplice.

Arrivato alla base del pozzo trovo un ambiente poco spazioso, al massimo puo’ contenere due persone affiancate. Atterro su un cono detritico di terra che digrada verso la successiva saletta dove Luca e’ in attesa. Per raggiungerlo devo stendermi, passare sotto un basso diaframma e trovare a tentoni (e l’aiuto di Luca) il punto dove poggiare i piedi senza finire in una buca.

Una volta insieme, Luca mi racconta questo punto della grotta, ci sono alcune diramazioni laterali non praticabili, la buca a cui accennavo prima e’ la prosecuzione piu’ abbordabile. E’ stretta ma la roccia e’ fortemente fratturata, dovrebbe essere abbastanza facile allargare.

Passiamo l’ora successiva a lavorarci con martello e scalpello, ci viene in aiuto il fatto che gli strati sembrano disposti praticamente in verticale, questo fa si’ che se si individua il punto giusto con pochi colpi viene via una bella fetta di roccia.

Il lavoro procede ma e’ ben faticoso. Ci diamo il cambio almeno un paio di volte prima di essere soddisfatti. Organizziamo l’armo piantando un fix (stortissimo!) e sfruttando un arco di roccia. Bene! La corda “spiomba” a dovere. Offro a Luca di scendere per primo ma lui declina, vado prima io che sono avanti cosi’ non dobbiamo fare contorcimenti per scambiarci di posto.

Quando arrivo alla base del pozzo mi ritrovo su un cumulo di sassi, purtroppo e’ formato dai sassi che abbiamo buttato giu’ aprendo il pozzo. Ora dovremo fare pulizia. Urlo la libera a Luca e mentre lui raduna il materiale prima di scendere io inizio a sistemare i sassi per fare spazio.

Quella che sembra la prosecuzione e’ quasi occlusa da questi sassi, ci sara’ parecchio da fare prima di poter vedere cosa ci riserva di nuovo questa grotta. Sbuffo pensando a quanto siano sempre avare di spazio le nostre grotte, sembra una gara a chi sia piu’ cocciuto, noi o loro. Nella maggior parte dei casi sono loro a vincere ma ogni tanto ci concedono qualche soddisfazione. Speriamo che stavolta la grotta sia benevola.

Quando Luca arriva ho gia’ spostato i sassi piu’ grandi e ora posso entrare in una nicchia dove la grotta sembra proseguire, strettissima.

Iniziamo subito a lavorare spostando sassi. Alla base del pozzo ne ricaviamo un paio di muretti a secco che formano altrettanti gradoni.

Luca scavando trova un frammento adorno di “broccoletti”.

Ora e’ di nuovo il mio turno per incunearmi nella nicchia, ora comoda, per spostare sassi e trovare il modo di allargare avanti. Dal piccolo buco che alimenta le nostre speranze arriva una decisa aria fredda.

Un animaletto cerca rifugio sulla mia tuta, non sa che cosi’ rischia lo schiacciamento, lo metto in salvo prima di proseguire. In mezzo ai sassi troviamo anche un piccolo rospo, vorrei portarlo fuori ma lui va a nascondersi in fondo al pietrame e devo abbandonare il mio proposito di salvezza.

Ora tocca a Luca. Dopo un paio d’ore di mazzetta e scalpello la stanchezza inizia a farsi sentire, decidiamo che faremo ancora un cambio e poi inizieremo a salire verso l’ingresso.

Come stabilito faccio ancora un “turno di scavo” e poi, come dice Nerone, “facciamo i ferri” per tornare fuori. La prosecuzione e’ stretta, strettissima direi, sembra un nuovo pozzo. Comunque l’aria continua ad uscire fredda e “speranzifera”.

Salgo il pozzo per primo senza incontrare difficolta’. Mentre aspetto Luca faccio una foto all’armo cosi’ da ricordarmi per la prossima volta.

So che oggi Martina e’ andata a grotta degli scordati anche per le dolicopode, ne trovo un po’ incastrate in una crepa. Provo a far loro una foto ma non si capisce molto di loro…in compenso la crepa si vede bene!

Luca e’ quasi su, io passo il diaframma stretto e sono sulla verticale del pozzo d’ingresso. Da fuori sento delle voci. Mi faccio sentire e Nerone mi risponde che sta’ per tirare giu’ una corda di servizio per issare lo zaino dei materiali.

Luca e’ arrivato in cima al secondo pozzo e inizia a disarmarlo. Lo avviso della corda viola dove legare il sacco e poi proseguo la salita.

Arrivato al punto stretto iniziano i guai. Oltre allo stretto mi capita l’impensabile (in tanti anni e’ la seconda volta), il cordino del pedale mi entra nel croll e blocca tutto. Non posso andare in su, non posso aprire il croll e sono tutt’uno con la roccia, un bel caos insomma. Con molta pazienza tolgo il cordino del pedale dal moschettone che lo lega alla maniglia, fatto questo trovo un appiglio per i piedi e mi sollevo a togliere il peso dal croll. Accompagnando il tutto con qualche insolenza riesco a liberare finalmente il cordino e rimetterlo al suo posto nel moschettone della maniglia. Ora potrei uscire ma sono decisamente stanco, soprattutto ho le braccia sfatte dopo ore di mazzettate. Sono sempre ben incastrato, si tratta di pochi centimetri e con un poco di riposo so per certo che ce la farei a salire. Pero’ sotto di me c’e’ Luca che aspetta e mi si e’ messo sotto ai piedi per aiutarmi a spingere, sopra di me ci sono Nerone ed Emilio che vogliono aiutare e propongono di tirarmi su di peso. Alla fine mi arrendo e acconsento a che mi recuperino. Come pensavo la loro fatica dura per circa mezzo metro, superata la parte strettissima urlo a Nerone ed Emilio che posso continuare in autonomia. Dopo aver assaggiato il mio dolce peso li sento tirare un sospiro di sollievo mentre smontano le loro maniglie dalla corda e mi consentono di completare la salita. Comunque grazie a loro e a Luca per l’aiuto.

Dopo un paio di minuti dal mio “libera” arriva anche Luca, fresco come una rosa. Mi comunica che sono salito dal verso sbagliato, lui di solito sale il pozzo ruotato di 180 gradi rispetto a come stavo io e trova tanti appigli per i piedi. Gli credo sulla parola ma, appigli o meno, non credo che quel punto stretto lo rimarra’ ancora per molto. Mi riprometto di “addolcirlo” alla prossima occasione.

Mi allontano di qualche metro per fatti miei e trovo anche il quinto fungo, sempre una mazza di tamburo, questa non completamente schiusa.

Quando torno sono quasi tutti pronti, Luca termina di disarmare la corda esterna e poi partiamo a seguire Martina ed Emilio che hanno superato la prima breve erta e ci aspettano.

Anche al ritorno ho due zaini di rispettabile peso ma stavolta sono piu’ accorto e sistemo il secondo di traverso sopra al primo, li lego bene tra loro e li metto in spalla. Il peso si sente ma almeno cammino vedendo dove metto i piedi.

Mi faccio attendere qualche minuto perche’ ho uno scarpone pieno di terra e sassolini appuntiti.

Al ritorno facciamo il sentiero, lo riconosco, e’ quello che passa vicino a pozzo Doli, lo abbiamo fatto spesso, anche in inverno con la neve (se a Corrado capitera’ di leggere, se ne ricordera’ sicuramente).

Strada facendo incontriamo dei simpatici escursionisti che vedendoci carichi come somari si offrono di portare qualche zaino anche loro, tanto hanno la macchina nello stesso punto in cui abbiamo lasciato le nostre. Martina ed Emilio ne approfittano con piacere.

Eccoci in vista delle auto.

La foto per chiudere questa uscita non poteva essere altra se non questa, con Martina che sorride.

Chiudo invece la relazione con un rilievo “esplorativo” (ovvero non strumentale, fatto a memoria) della grotta che con Luca abbiamo esplorato oggi.

Mi piacerebbe inserire anche una relazione di Martina ed Emilio su pozzo degli scordati e non e’ detto che non ci riesca prossimamente. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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