Con Nerone e Tarcisio a rivedere alcuni ingressi dalle parti dell’Innola (o fosso di Capo Cosa, credo).
Quella che vi mostro e’ la traccia “semplificata” del giro che abbiamo fatto, Dal parcheggio in basso a destra siamo scesi per 200 metri e poi li abbiamo risaliti. Il tutto cercando grotte vecchie e nuove.

Si parte.

Passiamo vicino a tanti tanti buchi ma i miei amici spengono il mio entusiasmo per loro anticipandomi che sono gia’ visti e non proseguono. Nonostante i loro avvertimenti ogni tanto mi avventuro a vederne qualcuno.

Iniziamo a camminare lungo il fosso, ogni tanto il cammino e’ ostacolato dai tronchi di alberi caduti.

Funghi d’albero!

Dopo un primo tratto di sentiero nel fosso ne saliamo il lato destro. Le grotte che cerchiamo, quelle vicine alla Verdecchia, si trovano su questo lato. Come scopriro’ piu’ avanti il fosso tende a “inforrarsi”, ovvero a diventare profondo e in alcuni punti risulta complicato passare da un lato all’altro.

Eccoci alla nostra prima “preda”, la grotta Verdecchia 2. Sono anni che e’ conosciuta ma non ancora in catasto. Prendo la posizione e le foto per colmare questa lacuna.







Tarcisio mi spiega che la loro speranza e’ che questa grotta vada a congiungersi con la grotta Verdecchia ma dopo i sifoni che ne rendono difficoltosa l’esplorazione. L’ipotesi sembra ghiotta e da verificare.

Proseguiamo il nostro giro.

Andando verso la Verdecchia passiamo al lato sinistro del fosso dove trovo un buco che sembra interessante ma per ora completamente ostruito da terra e radici. Gli affibbio il nome temporaneo “Verdec3” come incoraggiamento perche’ si sforzi a diventare grotta nel prossimo futuro.


Eccoci di fronte alla grotta Verdecchia

Il fosso in questo punto e’ attraversabile, cosa che facciamo subito.

Eccoci all’ingresso della grotta.

Con Tarcisio diamo uno sguardo all’interno mentre intanto mi racconta un poco delle esplorazioni, come detto rese complicate dalla presenza di almeno 3 sifoni.




Nerone ne approfitta per una fumatina, tanto per riprendere fiato.

Tarcisio intanto raccoglie un poco di spazzatura da dentro la grotta.


Dopo aver preso il punto GPS anche di questa grotta proseguiamo tornando di nuovo sul lato sinistro. Qua, a mezza costa troviamo un paio di buchi che a dire di Tarcisio sono stati trovati da Stefano, l’attuale presidente del CSR. Prendo il punto e proseguiamo.




La risalita verso il sentiero e’ abbastanza pendente, anche Luna col 4×4 ha la sua bella difficolta’ a salire.

Ci siamo meritati una breve sosta per un sorso d’acqua, Luna apprezza.

Proseguiamo con la nostra passeggiata.

Cammin facendo arriviamo a delle captazioni, un cartello ci informa che siamo alla sorgente Capo Cosa.


Facciamo ancora una sosta per mangiare un boccone e bere dell’acqua poi Tarcisio controlla l’orologio e ci dice che sono le 14. Propone di iniziare a tornare indietro poiche’ la salita sara’ impegnativa. Mi manca di individuare la grotta di Capo Cosa ma per questa volta e’ meglio rinunciare. Prendiamo la via del ritorno, stavolta seguendo il sentiero segnato, senza troppe deviazioni.
Camminando vedo una briglia poco sopra la sorgente di Capo Cosa, serve a rallentare l’acqua di superficie…quando ce n’e’.

Stavolta i buchi mi limito a fotografarli da lontano!

Come preannunciato da Tarcisio la salita e’ ben impegnativa.

Seguiamo sempre il sentiero segnato scavalcando i numerosi tronchi che cercano di sbarrarci il cammino.



Dopo abbondanti 3/4 d’ora di cammino il sentiero continua a sinistra ma Tarcisio mi avvisa di prendere a destra se voglio tornare alla macchina. Ancora qualche minuto di cammino nel bosco e ci siamo.

Con la macchina torniamo indietro lungo la strada bianca fino al ponticello che ricordo essere il punto dove si sale per andare all’abisso del monte Vermicano, semplicemente “Vermicano” per gli amici!
Qua costringo i miei amici a una ulteriore scarpinata per andare a rivedere l’ingresso del Vermicano, grotta che ho frequentato spesso negli anni ’80.

Lasciata l’auto provo a convincere Luna a venire, quando nonostante l’incitazione a scendere rimane a fissarmi sul sedile della macchina, capisco che e’ stanca e la lascio a riposare. Noi invece saliamo verso la grotta facendo a zigozago poiche’ l’erta non e’ banale. Per chi ce la fa la grotta si trova camminando sulla massima pendenza costeggiando il fosso che ci si ritrova sulla destra. Dopo una cinquantina di metri di dislivello finalmente si incontra l’ingresso della grotta.

Eccolo, non sembra granche’ a vederlo, pero’ si tratta di un rispettabilissimo pozzo da 115 metri circa.

Tarcisio ci racconta che questa e’ stata una delle sue prime grotte subito dopo il corso, una foto ci sta bene.

Nerone ne approfitta per una fumata.

Scesi nuovamente alla macchina provo di nuovo a far uscire Luna ma nulla da fare. Io voglio fare ancora un breve giro per visitare gli ingressi di altre due grotte, la tana degli Eretici e l’abisso Gianfranco Trovato (gia’ tana degli Erotici)


Tarcisio e Nerone fanno il giro lungo passando sotto al ponte, mi sembra un poco scomodo come giro ma se preferiscono cosi’…

Dopo gli Eretici andiamo agli Erotici, la grotta e’ stata dedicata, e quindi rinominata, a Gianfranco Trovato dopo la congiunzione con il complesso del Vermicano che ora conta 5 ingressi.

Eccolo la’…



Dopo un rapido saluto alla grotta facciamo ancora un giro nei dintorni prima di tornare alla macchina.

Tornando indietro, poco prima della sbarra si incontra una grotta. Non sono sicuro di quale grotta si tratti, forse e’ la GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638) oppure la GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314).



Consultando il catasto e la speleometria delle grotte propendo per la seconda. Chissa’, visto quanto sono vicine potrebbero essere la stessa grotta.

Continuiamo a scendere in macchina ma dobbiamo fare sosta ad un buco che si e’ aperto di recente a bordo strada.

Eccolo. Tarcisio non e’ sicuro sia di dimensioni tali da essere catastabile quindi lasciamo perdere.

Continuiamo a scendere. Lungo strada altro buco, altra sosta.

Nerone ci si tuffa dentro per vedere di cosa si tratta ma poi rimanda a tempi migliori.


Tornato a casa ho sistemato i dati presi prima di dimenticare quanto fatto. Con un poco di fatica ho anche estratto la traccia del nostro giro in zona “Verdecchia”. Ora ci sono due nuovi “punti verdi” che indicano altrettante grotte le cui coordinate d’ingresso sono state prese col GPS.

Una bella passeggiata con i miei amici in un posto magico e pieno di possibili grotte, quasi un paese della cuccagna per speleologi! Alla prossima.