Una bella giornata passata con i nuovi corsisti a rivedere, sempre volentieri, l’ovito di Petrella, sopra Tagliacozzo.
La mattina mi incontro con Blaise e Angelica, sistemiamo armi e bagagli nell’auto di Angelica e partiamo per l’appuntamento successivo a La Rustica.
A La Rustica ci incontriamo con Salvatore e Giovanni. Visto che li informo subito della mia intenzione di fare sosta a Tagliacozzo per un’ottima colazione ci accordiamo, Giovanni si aggreghera’ nella nostra macchina che partira’ subito mentre Salvatore rimarra’ ad aspettare il resto del gruppo.
A Tagliacozzo ci godiamo una meritata colazione con solo un piccolo dispiacere, il forno che produce una favolosa pizza e’ chiuso per ferie! Al bar ci incontriamo con Erika e alcuni allievi che hanno avuto la nostra stessa idea.
Dopo la pausa per la colazione riprendiamo l’auto e andiamo difilati al parcheggio vicino la grotta dove iniziamo a prepararci.

Praticamente insieme a noi arrivano anche le altre auto.

Giulio lo troviamo gia’ in loco e quasi pronto.

Mi metto d’impegno e anche io in breve sono pronto. Chiedo conferma a Giulio che Luciano e’ gia’ arrivato e che e’ alla grotta ad armare. Mentre il resto del gruppo termina i preparativi e la verifica delle attrezzature degli allievi io avverto e mi dirigo verso la grotta con tutte le mie carabattole.

Percorro con calma e gustandomi parecchio la strada che porta alla grotta. Alla scaletta la saluto come una vecchia amica.

Passando noto che il solito, enorme tronco incastrato inizia a sentire anche lui il passare del tempo, ha un aspetto un poco malandato. Pero’ penso che resistera’ ancora parecchi decenni prima di cedere. Saluto anche lui passando.

L’ultimo tratto di scala, dopo inizia il buio quindi accendo la luce del casco prima di scendere.

Passo lo stretto, poi la saletta buia, giro a sinistra, scendo ancora qualche gradino e vado al terrazzino che si affaccia sul maestoso pozzo d’ingresso della grotta. Guardo sotto e vedo Luciano che si muove tra varie corde. Le vie, due, per scendere fino a lui sono gia’ a posto, un buon lavoro.
Lo saluto per avvisarlo che sono arrivato e lui dopo aver ricambiato mi chiede di portargli giu’ altre corde e degli attacchi. Avrei voluto aspettare gli allievi ma in definitiva mi costa nulla scendere col necessario per dare una mano a Luciano quindi termino di sistemare la mia attrezzatura, prendo il materiale richiesto e scendo.

Una volta alla base del pozzo rinnovo i saluti a Luciano, un po’ meno urlati e poi gli passo quanto aveva chiesto. In pochi minuti lo vedo scomparire nel buoi del secondo pozzo.
Non faccio nemmeno a tempo ad annoiarmi che da sopra sento arrivare gente. A breve inizia la discesa di istruttori e allievi.

Quando i primi istruttori sono scesi vedo ricomparire anche Luciano, da bravo Direttore del corso e’ risalito dal secondo pozzo per dare disposizioni su come desidera si svolga la successiva discesa.

Nell’attesa che il serpentone parta io mi diletto a fare qualche foto, oramai rassegnato ad averle tutte decisamente sfocate, la mia povera fotocamera non ce la fa proprio piu’.

Una foto sorridente. Oggi ho imparato un nuovo termine: “campanari”, ne sentivo parlare in continuazione senza capire, quindi ho chiesto spiegazioni. In pratica sono speleo esperti che pero’ non hanno (ancora) qualifica CAI. Partecipano al corso esclusivamente per fare sicura sotto i pozzi senza interferire con gli istruttori o interagire con gli allievi. Una buona cosa per far partecipare il gruppo.

Gli istruttori iniziano a disporsi lungo il secondo pozzo.

Col supporto dei campanari i primi allievi arrivano alla base del primo pozzo. Approfitto della momentanea calma per spogliarmi e indossare un paio di magliette aggiuntive. Ora il caldo esterno e’ svanito e inizio a sentire freddo.

Quando alla base del primo pozzo ci sono abbastanza allievi e istruttori inizia anche la discesa del secondo pozzo.

Sotto il primo pozzo restano le campanare, io mi sistemo alla partenza del secondo.

Ecco un allievo pronto per la discesa del secondo pozzo, osserva con interesse chi lo sta precedendo nella discesa.

Tra poco tocchera’ a lui, il primo frazionamento e’ praticamente libero.

In una breve pausa provo a fare una foto del terrazzino usando lo zoom. Non ottima ma nemmeno troppo male. Un allievo scende sulla via di destra accompagnato da un istruttore sulla via di sinistra.

Eccoli mentre scendono.

Allievo arrivato.

Subito seguito dall’istruttore.

Nel frattempo il serpentone, la fila ordinata di discesa, si e’ mosso. Erika, che era al primo frazionamento e’ scesa al successivo e il suo posto e’ stato preso da Giulio. Io rimango dov’ero.

Giovanni viene a prendere il mio posto mentre gli ultimi allievi arrivano per cimentarsi col secondo pozzo.

Scendo saltando la fila degli istruttori e arrivo fino all’ultimo frazionamento dove la corda e’ impegnata da un allieva. Quando mi affaccio per vedere questo tratto in verticale mi accorgo che non sono sull’ultimo frazionamento ma sul penultimo. A meta’ pozzo ce n’e’ un altro che, vedo, rimane alquanto ostico da passare per gli allievi. Con l’aiuto di Paola allora sistemiamo alla meno peggio una corda di servizio per seguire da vicino gli allievi sul frazionamento difficoltoso. Visto che l’idea di mettere la corda e’ stata mia, mi tocca anche provare se regge, quindi monto il discensore e vado. Mi fermo a seguire un corsista al frazionamento e poi scendo a mia volta seguito dalle urla di chi mi avverte che la corda tocca sulla roccia. Scendo con tutta la delicatezza del caso valutando che comunque la corda tocca appena e su un tratto piano di roccia, valuto che non dovrebbe rovinarsi piu’ di tanto per una singola discesa.

Sono nella grande sala alla base del secondo pozzo. Subito faccio una foto verso l’alto, si vedono anche le corde del primo pozzo.

In fondo alla sala vedo altre corde che portano verso il fondo della grotta.

Una foto la faccio anche a chi e’ rimasto al frazionamento da cui sono appena sceso.

Visto che nessuno richiede i miei servigi ne approfitto per fare un giro turistico per la sala. Nonostante le numerose visite fatte a questa grotta, ammetto di essere sempre passato velocemente per la sala, oggi finalmente me la posso guardare con calma. Inizio il giro costeggiando i bordi della sala, ci sono tante rientranze nella roccia, interessanti ma senza prosecuzioni visibili o immaginabili. Nel completare il giro passo dietro al cono detritico del pozzo e con sorpresa mi accorgo che e’ costituito da una massa inestricabile di rami concrezionati tra loro, in pratica una futura formazione di travertino.

Nel finire il giro arrivo alle corde che portano avanti. C’e’ Erika che segue un allievo.

A questo punto vengo ingaggiato per portare Angelica avanti per la grotta. Angelica altri non e’ che la simpatica “driver” che oggi mi ha dato un passaggio, ora in sembianze da allieva speleo. Pensavo di portarla fino al fondo della grotta ma con mia delusione trovo che le corde si interrompono prima del traverso sul laghetto.

Pensavo di poter arrivare al fondo anche per dare uno sguardo alla prosecuzione che trovai un paio di anni fa. Peccato, sara’ per il prossimo anno. Mi consolo rubando una foto sorridente ad Angelica.

Dopo la breve visita verso il fondo ce ne ritorniamo alla sala dove altri allievi sono in paziente attesa.

Intanto la discesa degli allievi prosegue, al momento sono seguiti nientemeno che da Luciano.

Io impiego il tempo facendo uno spuntino e cercando foto da fare. Trovo un fungo “muffoloso” e non me lo faccio scappare.

Luciano scende quando anche l’ultimo allievo ha passato il frazionamento. Mi aveva chiesto di fare una breve chiacchierata sul rilievo e me lo ricorda proprio quando iniziavo a pensare di averla scampata!
Con qualche fatica otteniamo un poco di silenzio e l’attenzione degli allievi. Non ho preparato una lezione quindi vado a braccio. A vedere le facce degli allievi non devo essere troppo convincente, anche Luciano e Giulio devono essere dello stesso avviso poiche’ vengono in soccorso con un esempio pratico fatto con la fettuccia metrica. In qualche maniera completo il sommario spiegone sul rilievo in grotta e lascio che i nostri aspiranti speleo si riprendano. Annuncio anche che potrei fare loro una lezione in sede sul catasto. L’idea c’e’, vedremo.
A proposito di rilievo, Luciano oltre alla fettuccia metrica ha anche portato il suo disto autocostruito. Essendo un prototipo e’ di forma un poco massiccia ma sembra comunque funzionale. Oggi purtroppo non riusciamo a vederlo per bene a causa della batteria quasi scarica.

Sul cono detritico troviamo una rana, una foto la merita anche lei.

Dopo le fatiche per tenere la mia lectio magistralis sul rilievo seguo Giulio per andare a visitare la parte alta della sala, parte che mi mancava. Salendo su una enorme colata di calcite, alta quasi 10 metri dal livello base della sala si trova un cunicolo che continua verso l’alto per alcuni metri. Vistala grandezza della colata questo dovrebbe essere un arrivo oramai fossile. Diamo un rapido sguardo al cunicolo che sembra chiudere.

Nessuna novita’ eclatante, pero’ da qua in alto si vede bene la sala, ne approfitto per qualche foto panoramica.

Mentre ero nel mio gironzolare ozioso il serpentone e’ ripartito in direzione inversa, verso l’uscita.

Scendo a raggiungere il gruppo. Ora Luciano e’ di nuovo al frazionamento a sorvegliare che tutto proceda per il meglio.

Quando e’ il mio turno di lasciare la sala vedo che gia’ qualcuno e’ impegnato nella salita del primo pozzo.

Valeria rimane per ultima, Luciano rimane con lei per darle consigli e supporto.

Li lascio mentre Valeria cerca la posizione migliore per disarmare l’armo del pozzo che e’ un poco esposto.

Prendo posizione in mezzo al serpentone e attendo il mio turno per salire fino alla base del primo pozzo. Quando ci arrivo trovo ancora una bel numero di speleo in attesa, sara’ cosa lunga, mi metto comodo.

Inganno l’attesa con qualche foto.

Mi chiamano, tocca a me. Vado. a quasi meta’ con la scusa di una foto mi fermo a prendere fiato.

Al terrazzino trovo Giulio e Salvatore che danno una mano e tanti consigli agli allievi che salgono. Dopo qualche minuto inizio a sentire freddo allora prendo con me una corda, tanto per dare un contributo nel trasporto materiale, e torno alla macchina per cambiarmi.

Una bella giornata, spero che agli allievi del corso sia piaciuta almeno quanto e’ piaciuta a me. Alla prossima.