Con Elena, Paola, Francesco, Emanuele e Giulio a rivisitare la grotta Stoccolma. Una visita di cortesia, tanto per mantenersi attivi. La mattina parto da Anzio e mi reco al parcheggio Metro di La Rustica dove mi incontro con Paola, Francesco ed Emanuele. Giulio ci attende gia’ in loco. Fatte le debite valutazioni su chi dopo la grotta rimarra’ per un aperitivo e chi no, facciamo 2 macchine, io in macchina di Emanuele e Francesco in macchina di Paola.

Giulio ci aveva avvertito di una interruzione sulla strada principale e ci aveva anche detto che era di pochi metri e aggirabile, quindi quando il navigatore ci indicava un’enorme deviazione passando per Livata noi, Emanuele ed io, semplicemente lo ignoriamo e in breve arriviamo a destinazione dove possiamo salutare Giulio.

Non sapevo che oggi ci sarebbe stata anche Elena ma la saluto comunque con un allegro “buongiorno” e una foto.

Anche Paola e Francesco sapevano della interruzione “aggirabile” quindi diamo per scontato di vederli apparire da un momento all’altro…ma dopo un buon quarto d’ora d’attesa capiamo che forse non era cosi’ scontato. Per fortuna i cellulari prendono quindi possiamo contattarli. Loro si sono fidati del navigatore e ora sono a Livata! Spieghiamo loro come prendere la sterrata che porta a Campaegli e rimaniamo d’accordo di attenderli.
Dopo alcuni minuti di attesa vana ci richiamano loro lamentando il pessimo stato della sterrata che abbiamo indicato loro. Noi trasecoliamo, io soprattutto visto che la percorro spesso con Gabriele quando andiamo a visitare la grotta Stoccalma. Alla fine Elena si offre volontaria e, con la macchina di Giulio li va a prendere.
Mentre attendiamo che arrivino noi, oramai tutti bardati nonostante il caldo torrido, decidiamo di andare alla grotta per armare almeno il primo pozzo. Avevo detto a Giulio che il primo pozzo puo’ essere armato in 2 punti differenti e quindi lui, previdente, ha portato una corda in piu’.
Alla grotta iniziamo con l’armo della prima via. Giulio fa e noi commentiamo.

Emanuele, fa da raccordo tra la sacchetta dei materiali d’armo e il Giulio armatore…io guardo loro che lavorano.

Dopo un poco mi stufo di stare a guardare quindi agguanto la corda in piu’, un paio di attacchi, qualche dado e me ne vado dalla parte opposta del pozzo ad armare la seconda via.
Giulio ed Emanuele nel frattempo terminano l’armo della loro via, mi avvertono che stanno per scendere e che proseguiranno con l’armo della grotta. Li saluto e torno a quanto stavo facendo.
Oggi la mia attrezzatura e’ in gentile prestito dal magazzino del gruppo, la tuta me la presta Paola che pero’ deve ancora arrivare. Inizio ad armare la partenza con un doppio naturale/fix poi metto un altro attacco un paio di metri piu’ sotto. Il mio armo termina qua poiche’ non ho piu’ materiali per proseguire e inoltre mentre ero intento sono arrivati Elena, Paola e Francesco e con loro anche la tuta in prestito. Interrompo quindi le mie fatiche armatorie e risalgo a prendere possesso e indossare la tuta.

Mentre inizio il completamento della vestizione Paola prende il mio posto per proseguire l’armo della seconda via.

Ecco Francesco, anche lui pronto al cimento.

La driver Elena, anch’essa pronta e decisa.

Terminata la vestizione della tuta e rimontata l’attrezzatura sono pronto anche io. La tuta e’ bellissima e immacolata…non so perche’ mi faccia difetto sulla parte bassa del torace, quella che viene detta comunemente pancia, non riesco proprio a chiuderla in quel punto!
Per qualche minuto importuno Paola e Francesco dando loro consigli inutili su come armare la seconda via pero’ il caldo ora e’ opprimente, devo entrare in grotta prima di subito quindi saluto e vado per la corda sistemata da Giulio.
Subito dopo di me scende Elena, cosi’ mi metto comodo per aspettarla.

Il secondo pozzo lo troviamo gia’ armato quindi scendiamo senza indugi. Anche il successivo meandro in discesa ripida ma non troppo e’ armato. In fondo, al pozzo successivo troviamo i nostri amici intenti a decidere come armarlo. Come al solito mi impiccio e propongo di utilizzare un fix piuttosto in alto, anzi faccio sfoggio di voglia di collaborare andando a mettere l’attacco anche se in posizione disagiata. Giulio conclude l’armo ridendo sotto i baffi mentre pensa alla reazione di Paola quando si trovera’ a disarmare questo pozzo.
Sceso il pozzo appena armato proseguiamo il meandro fino al pozzo successivo. Prima c’e’ un saltino di un metro dove Giulio non trova attacchi adeguati. Io ho la sensazione di dover sapere come armare ma non ricordo come e perche’. Alla fine qualcosa ci inventiamo per proseguire fino al pozzo successivo, il penultimo.

E’ sempre Giulio che va avanti ad armare il pozzo. Mentre attendiamo che termini sentiamo arrivare anche Paola e Francesco. In pochi minuti Giulio finisce il suo lavoro e scende. Lo seguo.
Ora manca solo l’ultimo pozzo, ne parliamo un poco prima di armarlo poi decidiamo di partire da un naturale in alto, un frazionamento a meta’ pozzo termina il lavoro. Quando anche l’ultimo pozzo e’ armato iniziamo la discesa. Siamo tutti qua tranne Paola e Francesco, loro si sono fermati al pozzo precedente e stanno decidendo come migliorare l’armo fatto da Giulio.
Lascio scendere in sequenza Giulio, Emanuele ed Elena. Dopo inizio a scendere anche io. Dopo il frazionamento pero’ mi accorgo di sentire un gran freddo quindi avverto sotto che inverto la marcia e inizio a risalire. Al frazionamento mi incontro con Paola che ci stava raggiungendo. Mi fermo sulla comoda cengia subito sotto il frazionamento per farla passare. Paola pero’, confusa dalla mia sosta sotto di lei scende troppo e deve fare qualche manovra aggiuntiva per riguadagnare il frazionamento. nulla di male, una buona occasione per scambiare qualche parola.
Terminata la mia salita incontro nuovamente anche Francesco. Ci salutiamo e proseguo.
Al pozzo successivo posso ammirare l’armo modificato da Paola e Francesco. Hanno sostituito l’armo singolo di Giulio con una fionda su due attacchi, il secondo su naturale con l’immancabile cordino in kevlar. Abbastanza buono, giusto un poco basso come armo. Manca anche un moschettone al vertice del nodo per facilitare il passaggio del frazionamento. Ne ho uno in piu’ nella mia attrezzatura, ce lo metto.
Nel punto subito dopo, per l’uscita dal pozzo mi accorgo che ora la corda struscia sulla roccia. Mi guardo in giro e scopro perche’. Probabilmente per recuperare un attacco per la fionda Paola e Francesco hanno smontato un deviatore che evitava proprio lo strusciamento. Poco male, ma non troppo bene.
Salito il saltino da un metro mi fermo a riposare, il freddo e’ passato ma sento una spossatezza innaturale per la poca fatica fatta. Guardandomi intorno finalmente ricordo…tempo prima, durante un’altra uscita in questa grotta avevo creato un armo naturale per poter doppiare il fix utilizzato da Giulio. Ora che ho ricordato tutto si sistema nella mia testa e quasi tornerei indietro per aggiornare tutti ma poi mi dico che non e’ cosi’ importante e decido di proseguire.





Risalito il pozzo successivo mi fermo nuovamente a riprendermi da questa spossatezza innaturale. Mentre mi guardo attorno cercando non so cosa trovo in effetti qualcosa. In alto, sulla verticale del pozzo c’e’ un arrivo che sembra interessante. Devo proporre a Luca una visita per una risalita.

Percorrendo il meandro ripido mi fermo a fare foto cercando di cogliere qualche animaletto da riportare nella scheda fauna in catasto. Faccio una foto anche a un grosso osso tutto nero.


Ancora un pozzo e sono in vista della luce.

Esco al caldo asfissiante utilizzando la corda della via approntata da Paola e Francesco. Appena fuori cerco un riparo con un poco di ombra e mi sistemo per attendere l’uscita degli altri. Mi metto tranquillo ma non riesco a rilassarmi sento nausea e nella pancia mi fa male assai.
Dopo una ventina di minuti di dolorante attesa i miei amici iniziano a fare capolino.

Pian pianino e disarmando escono tutti.

A Francesco piace particolarmente la via del pozzo d’ingresso che ha armato insieme a Paola quindi si inventa di lasciare il suoi averi alla base del primo pozzo per poterlo scendere e salire ancora una volta!


Quando siamo tutti e il materiale e’ stato sistemato e contato dall’inflessibile Giulio, ci avviamo per andare alle auto. Io arranco con fatica, ho sempre piu’ nausea e un inferno nella pancia. Decisamente mi sento poco bene. Mi cambio in qualche maniera ma nulla cambia, anzi. Alla fine anche se a malincuore devo chiedere a Emanuele di rinunciare all’aperitivo promesso da Giulio per portarmi al piu’ presto a casa prima di collassare. Emanuele capisce quindi salutiamo e andiamo. Passo il viaggio di ritorno in quasi silenzio e gran disagio. A casa scopriro’ di avere anche la febbre a 38 e mezzo. Una bella influenza intestinale ci voleva proprio. Almeno pero’ sono riuscito ad andare in grotta. Alla prossima…sicuramente migliore.