Con Maria, Martina, Gabriele e altri amici del posto in giro per i boschi nei pressi di Ischia di Castro a cercare alcune grotte. (gabriele e francesco(bimbo), Andrea, Vittorio rimane all’auto)Grotta Baragliu(LA2466)-GROTTA DI CARLI(LA1650)-grotta nuova.
La mattina verso le 10.30 arriviamo finalmente al luogo dell’appuntamento e ritroviamo i nostri amici del posto che per diletto girano per questi boschi. Oggi hanno da mostrarci delle grotte, un paio conosciute e una nuova. Dopo i saluti ci prepariamo svelti e poi facciamo un paio di foto di gruppo. Oggi Vittorio purtroppo non potra’ accompagnarci, pero ‘ ci lascia nelle capaci mani di Gabriele, Andrea e Francesco che ci guideranno in questo dedalo di sentierini.


Si parte!

Passiamo un primo cancello in legno, un cartello ci informa che la zona era in via di riqualificazione. Opera meritoria che forse, viste le condizioni del cartello, e’ gia’ terminata!

Ad ogni modo il sentiero e’ in buone condizioni e soprattutto in buona parte all’ombra. Ogni tanto passiamo dei ponti in legno che ci evitano di traversare dei piccoli corsi d’acqua.

Arriviamo alla parete dove cercheremo le grotte. A sinistra il sentiero porta ad un eremo che magari andremo a visitare dopo. Noi proseguiamo a destra per poi prendere per il bosco e salire sopra alla parete.

Qua il sentiero e’ appena accennato e qualche volta nemmeno quello. Per fortuna pero’ almeno abbiamo l’ombra che limita un poco, ma non troppo, il caldo di questa giornata.

Cammina cammina arriviamo a un primo buco che da lontano sembra interessante.

Da vicino pero’ si rivela non percorribile senza uno scavo preventivo.

Martina, che oggi e l’esploratrice titolare, cerca di verificare una eventuale prosecuzione. Purtroppo trova nulla. Peccato, l’aria fredda che esce da questo buco sembrava promettere bene.

Proseguiamo fino alla prima grotta obiettivo della giornata, la 1650.



Entriamo a dare uno sguardo.

Ci sono due livelli, dal piano all’ingresso si scende di circa tre metri per arrivare al secondo. Andiamo a vedere cosa ci riserva.

Non troviamo prosecuzioni interessanti ma almeno qualche insetto buono per alimentare la nuova scheda fauna in catasto.





Rimango un poco a vedere i nostri nuovi amici che si ficcano con entusiasmo in tutte le possibili prosecuzioni ma senza trovarne.


Alla fine usciamo tutti ad acclimatarci di nuovo al caldo dopo il fresco quasi eccessivo trovato nelle parti interne della grotta.

La grotta successiva, la 2466 e’ piu’ piccolina infatti io entro per poco ma poi esco quasi subito per fare spazio al resto del gruppo. Per ultimo entra Gabriele per fare il rilievo con il suo fido lidar.

Ora abbiamo collezionato gia’ due successi sui tre che avevamo. Manca solo l’ultimo, la possibile grotta nuova. Una volta riuniti Maria ci annuncia che per lei la salita e’ terminata, ha un ginocchio dolorante e preferisce non sforzarlo troppo. Rimaniamo d’accordo che ci aspettera’ nei pressi del primo buco con aria, quello che ci ha illuso poco fa.

Mentre aspetto che il gruppo riparta io vado un poco piu’ in alto e mi fermo incuriosito a vedere delle simpatiche bacche dall’aspetto invitante. Mi guardo bene dall’assaggiarle, pero’ son proprio carine e meritano una foto.

Il gruppo riparte ma segue un sentiero piu’ in basso rispetto a quello preso da me. Alla fine pero’ mi raggiungono quando siamo nei pressi di un pianoro. Fuori dal bosco c’e’ un’ampia radura da cui si sentono arrivare rumori di un trattore. La cosa e’ curiosa non pensavamo di essere su un terreno privato. Ci avviciniamo circospetti, anche perche’ improvvisamente sentiamo un cane che inizia ad abbaiarci contro.
Torniamo indietro di qualche metro per concertare il da farsi. Stiamo ancora la’ a parlarne quando dalla radura vediamo sbucare un ragazzo che si presenta come il proprietario del terreno dove siamo. I nostri amici del posto lo conoscono gia’ e infatti si riconoscono reciprocamente.
In breve gli spieghiamo che stiamo cercando una grotta e lui replica che non sa di grotte nei dintorni. Pero’ per fortuna si dichiara anche disponibile a farci dare uno sguardo.
Prendiamo coraggio e si addentriamo nella radura sotto un sole cocente.

Inizialmente seguo la direzione puntata dal GPS di Gabriele, verso destra, pero’ quando mi accorgo che il Gabriele locale, ovvero colui che ha trovato la grotta, prende decisamente a sinistra cambio anche io direzione e lo seguo insieme al resto del gruppo.
Siamo in una zona che e’ stata disboscata da poco e si iniziano a vedere dei buchi dall’aspetto interessante.

A un certo punto i due Gabriele si addentrano in una zona ancora da disboscare mentre io rimango nella zona assolata ma pulita a guardarmi attorno. Tra un buco e l’altro trovo anche questo che e’ palesemente stato riempito con un tronco e coperto con svariati rami.

A me sembra un buco comunque interessante, peccato per il tronco, dall’aspetto pesantissimo, che ostruisce il passaggio.
Insieme a Martina, che nel frattempo mi ha raggiunto, chiamiamo a gran voce i Gabriele perche’ ci raggiungano a vedere quello che abbiamo scoperto. Quando Gabriele locale arriva riconosce nel buco la grotta che aveva trovato tempo fa.
Valutiamo se vale la pena tentare di estrarre il tronco che ostruisce l’ingresso. Io sono scettico ma Gabriele non si da’ per vinto e inizia a spostare i rami. Io cerco di dare una mano ma riesco solo ad ottenere di cadere di nuovo e procurarmi l’ennesimo quanto indesiderato livido.
Quando Gabriele prova a smuovere il tronco ci accorgiamo con sollievo che e’ molto meno pesante di quanto non sembrasse. Tanto leggero che Gabriele riesce a sollevarlo da solo.
Finalmente l’accesso alla grotta e’ libero!

Martina, la nostra esploratrice titolare inizia a prepararsi mentre il “nostro” Gabriele recupera una corda da assicurare al vicino albero per facilitare ingresso e uscita dalla grotta.

Ecco il buco in tutta la sua maestosita’ e avvenenza!

Alla fine non resisto e decido di scendere a dare uno sguardo, ne approfitto per fare qualche foto.




Nel frattempo Martina ha terminato di prepararsi e puo’ entrare. Esco cosi’ da non intralciarla, nel frattempo le chiedo di osservare con cura alcune zone che ho visto da lontano.

Durante la nostra esplorazione ci raggiunge anche il ragazzo proprietario del terreno cosi’ il “nostro” Gabriele puo’ entrare in modalita’ public relation e spiegargli nei minimi dettagli cosa stiamo facendo.

Terminata l’esplorazione con l’uscita di Martina dalla grotta ricopriamo nuovamente la grotta con tronco e rami, salutiamo il nostro gentile ospite e riprendiamo la via del ritorno per poter recuperare Maria.
Stavolta prendiamo un sentiero che passa leggermente piu’ in basso rispetto a quello dell’andata e, strada facendo, vediamo altri buchi dall’aspetto interessante pero’ Gabriele locale ci dice di averli gia’ visti lui e che non sono realmente interessanti. Visto il caldo opprimente e la sete incombente, ho terminato l’acqua che mi ero portato, evito di fare faticose deviazioni per verificare, anche la mia curiosita’ ha un limite.

Vicino al punto convenuto ritroviamo Maria e insieme scendiamo la china fino al sentiero attrezzato da cui siamo partiti.

Al bivio salutiamo i nostri amici che vanno a riprendere Vittorio in paziente attesa alle auto mentre noi facciamo un’ulteriore deviazione per andare a visitare l’eremo di Poggio Conte. Questo il cartello che ci avvisa della sacralita’ del luogo.

Ecco Maria che arriva, ha gia’ visitato l’eremo ma lo rivede volentieri.

Traversiamo ancora qualche ponte di legno che facilita il transito.

Fino ad arrivare allo spiazzo dove inizia la salita verso l’eremo vero e proprio. Maria prosegue mentre io decido di fermarmi qua alla base, la mancanza di acqua e l’abbondante sudore versato hanno ridotto al lumicino le mie forze, non me la sento proprio di affrontare quest’ultima salita.

Anche Gabriele si ferma con me, Martina invece segue Maria nella salita fino all’eremo.
Inganno l’attesa facendo qualche foto, In alto a sinistra si intravede l’eremo, sulla destra la formazione nera tra il verde della vegetazione segna il passaggio dell’acqua. Gabriele mi conferma che nei periodi meno caldi da li’ scende una bella cascata.

Un albero che ha fatto di tutto per cercare l’acqua spedendo le sue radici a cercarla per metri e metri.

Faccio un breve giro per passare il tempo e intanto faccio foto per documentare questo bel posto.



Quando Maria e Martina scendono dalla visita all’eremo torniamo insieme alla nostra macchina. Prima di partire recupero la bottiglia d’acqua da 1,5 litri che avevo lasciato in auto e me la scolo quasi tutta di un fiato. Mi sento subito meglio, dovevo proprio reintegrare i liquidi.
Sono le 14.30 passate, non sara’ facile trovare qualcuno che ci faccia da mangiare…Comunque ci proviamo. Andiamo decisi verso Ischia di Castro perche’ Gabriele vuole visitare il locale museo. Visto che apre alle 15 siamo giusti giusti in orario.
La fortuna aiuta gli audaci, appena entrati nella cittadina nostra meta troviamo l’insegna di un ristorante. Ci fermiamo ed entro a chiedere se possiamo mangiare qualcosa, la risposta e’ un inaspettato quanto ben accolto “si”.
Pranziamo in allegria quindi andiamo anche a visitare il museo. Qua, durante la visita, vengo anche edotto circa il significato dell’arcano termine “sincretismo”. Una parola che sinceramente non conoscevo e che colpisce molto la mia fantasia. Cosi’ inizio a usarla a sproposito in ogni frase, fino al sopraggiungere di esplicite minacce da parte dei miei esasperati amici.
Una giornata caldissima ma in buona compagnia e allietata dalla “nascita” di una nuova grotta. Alla prossima.
piacevolissima avventura con gli amici dello Shaka Zulu Club! grazie Federico del simpatico (e fedelissimo!) resoconto e alla prossima esplorazione insieme! ciao
piacevolissima avventura con gli amici dello Shaka Zulu Club! grazie Fabrizio per il simpatico (e fedelissimo!) resoconto e alla prossima esplorazione insieme! ciao