Corso Gambero Rosso – 28/06/2025

Si tratta di un corso per istruire gli speleologi su come trattare con il gambero rosso della Louisiana, un animale che rischia di azzerare la fauna delle nostre grotte.

Io ho partecipato parzialmente al corso poiche’ ho evitato la parte pratica di cattura del gambero che si e’ tenuta alla grotta degli Ausi. Al corso hanno partecipato anche tre ragazze del Kosovo, dipendenti di uno dei loro ministeri.

27.06.2025 – Preparativi

Per me questa avventura inizia qualche ora prima, il venerdi’ 27 poiche’ decido di partire il pomeriggio dopo pranzo. Forse non e’ stata una scelta felicissima in quanto percorro tutta l’autostrada a passo d’uomo, sono iniziati i trasferimenti per i fine settimana estivi.

Comunque, nonostante il traffico, alla fine arrivo al rifugio Calderari a Campocatino che sara’ la sede del corso. Ad aspettarmi trovo Patrizio, lui gestisce il rifugio per conto della sezione CAI di Frosinone ed e’ gia’ qua, pronto a fare gli onori di casa.

Visto pero’ che sono le 5 del pomeriggio e che i primi ospiti sono attesi per non prima delle 19, con Patrizio decidiamo per una passeggiata nei dintorni. Con la mia macchina scendiamo fino a un grande bivio sulla destra che porta a un impianto di risalita, triste ricordo di quando a Campocatino d’inverno c’era la neve. Parcheggiamo davanti all’impianto e Patrizio mi guida per una passeggiata a vedere gli ingressi di alcune grotte.

La prima sosta la facciamo a una grotta scoperta di recente e tuttora in esplorazione. Pare non abbia ancora un nome ufficiale. Visto che e’ stata trovata durante una ricognizione fatta dal gruppo sabino (G.S.S.) come appendice del corso appena terminato, tanto per fissare le idee la chiameremo “Grotta del corso GSS”.

Ci fermiamo giusto il tempo per fare qualche foto e poi proseguiamo.

Patrizio prosegue sul sentiero parlandomi delle grotte attorno, alcune semplici buchi altre di notevole interesse vista anche la vicinanza con la grotta degli Urli che sta vivendo un nuovo, intenso e proficuo periodo di esplorazione.

Un poco arrancando seguo Patrizio che cammina di buon passo tra questi sentierini che evidentemente conosce molto bene. Arriviamo infine a un’altra grotta. Patrizio mi annuncia che siamo al cospetto della Grotta dell’orso, anche questa in esplorazione e non in catasto.

Anche qua ci fermiamo giusto il tempo per farmi raccontare il perche’ del treppiede e del lungo lavoro di scavo fatto. Dopo averla ammirata riprendiamo la strada per il rifugio, gli ospiti saranno oramai in arrivo e poi si deve anche pensare alla cena.

Tornati al rifugio, prima di dare una mano a Patrizio per preparare la cena mi soffermo ad ammirare il nuovo rilievo della grotta degli Urli dove in rosso si vede la parte “vecchia” e in blu la parte nuova. Gia’ solo confrontando le dimensioni e sapendo quanto sia ampia la parte rossa si puo’ immaginare la vastita’ degli ambienti nuovi.

Dopo essermi goduto il rilievo vado in cucina a dare una mano. Insieme a Patrizio prepariamo il sugo per la pasta alla puttanesca, le salsicce affogate nel vino e una montagna di pomodori.

All’ora che ci avevano detto, i primi ospiti, tra cui Franz, arrivano al rifugio. Arriva anche Tarcisio che anima il rifugio con la sua energia.

Arriva anche Luca, con lui domani andremo a grotta Mecchia a scavare un poco mentre il resto del gruppo andra’ alla grotta degli Ausi a catturare gamberi.

Tarcisio vuole fare gli onori di casa e mostrare ai nuovi arrivati le bellezze nei dintorni del rifugio, anche Luca ed io ci aggreghiamo. Accompagnati da un vento abbastanza forte facciamo un giro ascoltando Tarcisio che racconta aneddoti di cose passate e recenti successe qua vicino.

In particolare ci racconta di quando il bacino sotto di noi non era altro che una dolina, di come il piazzale sia stato costruito colmando la valle con migliaia di metri cubi di terra e sassi. Racconta anche che ogni edificio costruito qua intorno nasconde qualche grotta. Neanche lui ha potuto vederle personalmente ma ci riporta i racconti di suoi compaesani che hanno lavorato qua per costruirli. In alcuni casi, ci racconta, loro si dovevano mettere addosso vestiti pesanti per poter lavorare nei pressi di buchi nella roccia che buttavano aria gelida. I suoi racconti mi riportano alla mente le grotte di un’altra cittadina, Cesi, nei pressi di Terni, dove usavano questi soffi gelidi per rinfrescare le case d’estate.

Durante il giro incontriamo una grotta chiusa da una grata, anche questa in esplorazione e non in catasto, deve essere una tradizione del posto.

Dopo il giro turistico andiamo a prepararci per la cena. Io torno in cucina per dare una mano a Patrizio per preparare la pasta mentre i nostri ospiti sono a tavola a consumare un allegro antipasto.

La cena prosegue poi con la pasta e quindi le salsicce e i pomodori. Tarcisio ce la mette tutta per rallegrare la cena proponendo brindisi e facendo allegria nella sua maniera.

Io intanto, prosciolto dal ruolo di aiuto-cuoco faccio giri per la tavolata a fare foto ai miei nuovi amici. Loro gia’ sanno che, anche se sono nel mio cuore, non posso ancora sperare di ricordare i loro nomi. Sono convinto pero’ che avremo altre occasioni per iniziare a impararli.

Terminata la cena facendo onore a tutto il cibo, fatte tante chiacchiere e qualche brindisi, mi accorgo che e’ quasi l’una. Visto che stamane mi sono svegliato alle 4 inizio a pensare sia opportuno che io vada a letto…domani andro’ in una grotta “vera” dopo tanto tempo.

28.06.2025 – La grotta

La mattina dopo mi sveglio alle 5 ma con un poco di sforzo riesco a rimanere a letto fino alle 7. Quando mi alzo sono ancora tutti tra le braccia di Morfeo. Per non disturbare, passare il tempo e fare qualcosa di utile vado in cucina a vedere di preparare un caffe’. Mentre sono ancora sul punto di selezionare la moka arriva Luca e mi da’ una mano. Prendo la caffettiera gigante che stava in bella vista e mentre la lavo incarico Luca di cercare il caffe’. Per prima cosa la facciamo “acclimatare” facendola bollire una prima volta con poco caffe’, tanto per farle ricordare il mestiere. Dopo la puliamo di nuovo e la carichiamo a dovere. In una decina di minuti il caffe’ e’ pronto. Patrizio arriva con puntualita’ cronometrica portando cornetti caldi e una boccia di latte. Ora si che abbiamo tutto il necessario per la colazione.

Forse svegliati dall’odore del caffe’ tutti gli ospiti pian piano si svegliano e vengono in sala per fare colazione. La caffettiera finisce in un attimo e subito la rimettiamo a lavoro per la seconda ondata.

Luca ed io saremmo pronti per andare in grotta Mecchia, pero’ ci manca il materiale, lo deve portare Nerone che solitamente arriva sempre prestissimo. Anche stavolta non si smentisce, verso le 9 lo vediamo arrivare con la sua flemma presidenziale (e’ da sempre il presidente del gruppo Shaka Zulu Club Subiaco, da lui fondato). Luca gli va incontro per prendere in consegna il materiale mentre io termino di vestirmi.

Quando abbiamo finalmente tutto il necessario salutiamo il resto del gruppo in partenza per la grotta degli Ausi e ce ne andiamo senza fretta alla grotta Gianni Mecchia.

Tanta e’ l’emozione del ritornare in grotta che porto tutta l’attrezzatura ma dimentico la mia fida fotocamera. Me ne accorgo solo dopo aver sceso il P5 iniziale quando cerco la fotocamera per fare una foto a Luca che scende. Disdetta e maledizione! Non potro’ mostrarvi le fantastiche immagini di questa uscita. Ve ne dico comunque un paio di parole.

Sceso il P5 ci togliamo l’imbrago che tanto non servira’ piu’ per oggi. Proseguiamo fino all’inizio del “meandro neronato” (l’abbiamo chiamato cosi’ perche’ Nerone l’ha allargato con pazienza certosina e non l’ha affrontato prima che fosse di dimensioni adeguate), per terra si vedono tracce di un consistente scorrimento d’acqua. All’inizio del meandro neronato facciamo sosta per mettere una corda sul soffitto, una sorta di traverso per appendere gli zaini e portarli avanti senza doversi preoccupare che cadano giu’ nello stretto. Cerco di piantare un fix ma con mio stupore e scorno quando vado a stringere il dado l’intero fix esce dalla roccia. Una roba mai accaduta prima, roccia infida. Per fortuna guardando meglio troviamo un appiglio naturale a cui legare la corda. Lo stesso facciamo dall’altro lato del meandro neronato. Facciamo anche una prova di carico appendendoci lo zaino…diciamo che non e’ l’ottimo ma un piccolo aiuto lo riesce a dare. Bene.

Ora dovremmo solo scegliere dove andare a lavorare. C’e’ il fondo dove rimane da allargare un cunicolo in discesa. Un lavoro sicuramente scomodo e faticoso. Lo scarto, oggi non posso fare una fatica eccessiva, dopotutto sono convalescente. Potremmo andare al cunicolo di Luca, pero’ l’idea non mi sorride, e’ molto stretto e l’ultima volta che ci ho provato mi sono incastrato gia’ alla prima curva. In alternativa ci sarebbe il cunicolo subito prima del meandro neronato, ma anche quello si presenta come un lavoro immane, meglio rimandare.

Visto che siamo fermi al termine del meandro neronato, per armare il traverso da sacchi, mi ricordo di un altro arrivo che mi incuriosisce da sempre. Ce l’ho qua a sinistra, e’ un buco di un 50 cm di diametro parzialmente occluso al centro da una colonna di roccia dall’aspetto poco robusto, sembra piu’ una breccia tenuta su per scommessa che roccia compatta, insomma il distruggere questa colonna e vedere cosa c’e’ dopo potrebbe essere il lavoro giusto per questa giornata. Subito propongo la cosa a Luca che, anche se poco convinto, acconsente.

Iniziamo a lavorare col demolitore ma dopo il primo strato di roccia cedevole ne troviamo altra piu’ consistente, cosa che ci rallenta assai. Ma non ci lasciamo scoraggiare e in un’ora di buon lavoro della colonna non rimane traccia. La prima delle due batterie presto termina la sua carica, prendiamo la seconda e proseguiamo il lavoro. Ora che la colonna non c’e’ piu’ si vede avanti, pero’ dopo un metro circa la grotta sembra fare una brusca curva a sinistra e naturalmente, come sempre, non si riesce a capire come continui. Dandoci il cambio spesso con Luca ci incastriamo in avanti nel buco per allargare il passaggio e riuscire almeno ad affacciarci a vedere. Purtroppo anche la seconda batteria ci abbandona troppo presto. Mancherebbe un nulla per poter passare ma quel nulla ci frega…dovremo rimandare la verifica di come continua ad una prossima uscita.

Con le pive nel sacco rifacciamo lo zaino con gli attrezzi e passiamo in senso inverso il meandro neronato. Il traverso, come pensavamo, non fa scorrere lo zaino fino all’arrivo ma almeno impedisce che cada giu’ e lo si puo’ spingere con meno fatica. Non risolutivo ma comunque utile. Al P5 rivestiamo le attrezzature e saliamo a risentire il caldo torrido dell’esterno. Una volta fuori possiamo rallegrarci del forte vento che accompagna queste giornate poiche’ in questo frangente e’ utile per non sentire troppo il caldo.

Ritornati al rifugio lo troviamo deserto, come c’era da aspettarsi. Con calma prepariamo qualcosa da pranzo, riscaldando le salsicce avanzate da ieri e poi ce le gustiamo chiacchierando del piu’ e del meno in versione speleo.

Dopo pranzo la tentazione di andare a dormire e’ forte ma alla fine decidiamo per una passeggiata per sgranchire i muscoli. Una volta presa la decisione, partiamo. Andiamo giu’ all’osservatorio e lasciamo le auto. Prendiamo la strada sterrata che porta alla grotta del Vermicano e iniziamo a percorrerla.

Un selfie non poteva mancare a dimostrazione che la fotocamera l’ho recuperata.

Strada facendo diamo uno sguardo a ognuno degli innumerevoli buchi che incontriamo lungo la strada. Intanto allieto Luca con aneddoti e ricordi su questa strada, sul Vermicano e le grotte nei dintorni. Questa e’ proprio lungo strada e come da sigla e’ stata scoperta ed esplorata dal GSG, ovvero Gruppo Speleologico Grottaferrata.

La nostra passeggiata continua, arriviamo alla tana degli eretici e proseguiamo fino al punto dove ricordo si sale per andare al celeberrimo Abisso di monte Vermicano, o semplicemente “Vermicano” per gli amici. Quando arriviamo pero’ devo confessare a Luca di non avere energie bastanti per salire fino all’ingresso. Quindi desistiamo e prendiamo la via del ritorno. Strada facendo troviamo i poveri resti di un animale.

Questa potrebbe essere la “GROTTA SULLA STRADA PER SORGENTE VERMICANO(LA638)”, ma visto che proprio accanto sembra ce ne sia un’altra “GROTTA PRESSO COLLE PANUNZIO(LA1314)”, tralascio di prendere le coordinate e ora me ne pento.

Ritornati alle auto saluto Luca che se ne torna a casa. Io, in compagnia di tutti i dolori muscolari possibili e immaginabili, me ne torno al rifugio, che trovo ancora deserto. Dopo aver provato il sole e trovatolo troppo intenso deciso di andare a letto per un riposino. Faccio appena a tempo a stendermi quando sento un vocione familiare echeggiare nel rifugio. Svelto scendo a vedere e mi ritrovo davanti Mario e Laura. Nella confusione da quasi sonnellino scordo di usare la fotocamera quindi risparmio loro la foto ricordo. Sono capitati qua per un giro al fresco e sono passati al rifugio pensando di trovarci Patrizio. Scambio con loro qualche chiacchiera e poi se ne vanno lasciandomi l’incarico di salutare tutti da parte loro.

Oramai l’idea del sonnellino e’ andata, vago per il rifugio per passare il tempo.

Fortunatamente dopo qualche minuto sento arrivare una macchina, sono i primi a tornare dalla grotta degli Ausi.

Sono i miei amichetti del GSCAIROMA e una foto la meritano tutta.

Assisto anche al loro tentativo di stendere i panni di grotta bagnati nonostante il tremendo vento che tira.

Pian pianino il rifugio si ripopola. Ecco Tarcisio e Giulio.

Arrivano anche due ragazzi che sono venuti apposta per mostrarci il sistema che hanno ideato per censire tutti i ritrovamenti di gambero rosso attraverso la lettura di dati online da un paio di siti (Inaturalist?) e una macchina di Intelligenza Artificiale creata da loro appositamente per gestire i dati e tentare previsioni.

Quando arrivano tutti e si accomodano in sala i nostri amici iniziano la loro presentazione. Lo fanno parlando in inglese in onore delle ragazze del Kosovo. Non posso dire di aver capito ogni parola, ma il almeno il senso del discorso penso di averlo colto. Molto interessante.

Dopo lo spiegone AI andiamo tutti a prepararci per la cena, saremo al ristorante sul colle di fronte al nostro. Il sole sta calando ma il vento non accenna a diminuire e ci accompagna facendoci freddo lungo la camminata fino al ristorante.

Dopo aver ammirato il panorama da questo nuovo punto di vista saliamo al ristorante. E’ ora di cena!

Prendiamo posto in una tavolata enorme e diamo inizio alle danze. Si mangia per niente male, devo solo chiedere un’aggiunta alla mia misera porzione di “finifini”, una fettuccina fina fina, appunto.

Dopo cena sento la stanchezza crollarmi addosso come un macigno. Pare ci sia qualche problema di pagamenti con le ragazze del Kosovo ma non riesco a seguire la cosa. Saluto chi riesco e mi dirigo al rifugio dove mi metto a letto prima che posso. Sono gia’ al primo sonno quando una decina di persone entra nella sala dormitorio accendendo la luce, incuranti della mia presenza. Anche Gabriele fa parte del gruppetto disturbatore e non sembra notare il mio sguardo di rimprovero. Fanno i loro comodi con comodo e dopo qualche minuto escono seguiti dal mio monito: “Spegnete la luce!”.

La mattina alle 4 quando mi sveglio avrei quasi l’idea di ripagare tutti con la stessa moneta per lo sgarbo della sera prima pero’ alla fine decido di fare il bravo. Mi preparo al buio per tornare a casa, la vacanza e’ terminata, oggi vado a fare il nonno. Il resto del gruppo tornera’ di nuovo alla grotta degli Ausi a caccia di gamberi per concludere degnamente il corso. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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