Continuano i lavori in questa grotta, importante per molti motivi sia affettivi che di aspettative. Stavolta con Nerone, Luca e il prezioso supporto esterno di Tarcisio e Patrizio.
La mattina ci incontriamo a Guarcino per un veloce saluto a Tarcisio poi ci stipiamo tutti e tre nella macchina di Nerone e saliamo a CampoCatino dove, per fortuna, oltre alla neve un vento gelido e un freddo considerevole, ci attende Patrizio per ospitarci nel rifugio CAI. Potersi cambiare al caldo non ha prezzo. Ci cambiamo nella sala dei letti perche’ quella principale e’ gia’ occupata, oggi il rifugio ospita anche un corso di sci di fondo.

Una volta cambiati, salutiamo il nostro amico, l’allegra comitiva del corso e partiamo alla volta della grotta. Appena fuori dal rifugio mi accorgo di un errore madornale, non ho indossato il cappelletto e mi ritrovo in un secondo con le orecchie ridotte a due ghiaccioli. Nerone che e’ piu’ previdente ha il passamontagna, gli faccio una foto per invidia! Quando le orecchie iniziano a dolere per il freddo mi decido e tolgo il casco recuperando il cappelletto che custodisco dentro e me lo metto con molto sollievo. Litigo quasi un minuto per riallacciare il casco ma ora va molto meglio.

Iniziamo a scendere nel canalone dove si trova l’ingresso della grotta. Dobbiamo stare attenti, sotto un apparentemente innocente straterello di neve fresca c’e’ un solido quanto insidioso strato di ghiaccio. Andiamo avanti a piccoli passi saggiando la tenuta del piede prima di avanzare.

L’ingresso e’ laggiu’, con la neve si intravede appena.

Eccoci arrivati, da vicino e’ meno peggio di quanto non sembrasse da lontano.

C’e’ neve ma la grotta si e’ fatta valere e di lato l’ha sciolta.

Togliamo il cancello di protezione per controllare meglio. C’e’ neve solo per il primo metro, non male.

Mentre Nerone termina i preparativi per l’ingresso inganno il tempo facendo una foto a Luca che riesce a sorridere nonostante il vento ghiaccio che ci fustiga con insistenza.

Tutto pronto. Si entra. Andiamo in fila indiana verso il primo (e per ora unico) pozzo. Nerone per primo, io lo seguo e Luca chiude la fila.

Guardando Nerone affrontare il pozzo mi viene da pensare che forse ci sara’ bisogno di dargli ancora un’allargata. Nerone infatti ci si deve infilare a forza.

Alla fine il peso e l’esperienza hanno la meglio e Nerone scompare verso la base del pozzo.

Subito lo raggiungo e nell’attesa di Luca lo importuno con una foto.

Alla base del pozzo togliamo l’attrezzatura che per ora (solo per ora, speriamo!) non serve piu’. Ancora un poco di strisciare e divincolarsi nello stretto e siamo al trivio dove Luca prendera’ per la diramazione sinistra e noi quella destra. Luca si prepara per portare lo stretto necessario, dove andra’ lui lo spazio e’ ancora piu’ esiguo di quello dove staremo noi…che vi assicuro non e’ molto.

Nerone ed io arriviamo in zona scavo. Il lavoro si presenta arduo, esattamente come l’avevamo lasciato, nessun miracolo e’ occorso nel frattempo. Sistemiamo le nostre cose e iniziamo.

Nerone prova a infilarsi di testa ma dopo pochi secondi deve rinunciare, troppo faticoso.

Nelle pause di lavoro sentiamo distintamente il rumore del trapano di Luca, sembra vicinissimo ma la grotta inganna e illude. Dopo circa tre ore di lavoro siamo ben stanchi, anche Luca ha abbandonato il suo cantiere e ci ha raggiunti. Visto che ho fame e che serve posto per far entrare Luca in zona lavori io me ne torno indietro e gli faccio spazio. Lui e’ lo smilzo del nostro gruppetto e magari riesce ad affacciarsi avanti e vedere se c’e’ un ambiente disposto ad accoglierci. Passando mi approprio del suo trapano e lo porto con me. Dopo il frugale pasto a base di cubetti di coppiette e di parmigiano annaffiati con una gradevolissima acqua gelida metto mano al trapano e cerco di rendere piu’ confortevole, ovvero “nerorato”, il passaggio per tornare indietro.

Ogni tanto interrompo il lavoro per dare una voce ai miei amici e sentire cosa combinano, pero’ poco capisco, mi rassegno ad aspettare un altro momento per avere aggiornamenti. Dopo un’altra mezz’ora li sento avvicinarsi, e’ l’ora di tornare al gelo esterno. Mi raggiungono e insieme in fila indiana prendiamo la via per uscire.

Stavolta sono io ad aprire la fila, Nerone in mezzo e Luca ancora a chiudere. Sono quindi il primo a godere del gelo che viene dall’esterno quando sono nel cunicoletto iniziale.

Per non prendere troppo freddo stando fuori aspetto che NErone mi raggiunga prima di prendere coraggio e uscire.

Fuori vento e freddo non sono cambiati per nulla, il vento anzi sembra rinforzato sia in velocita’ che come “gelidezza”. Arrivo in cima piu’ veloce che posso e mi riparo vicino al muro che costeggia la strada…ancora una volta ho scordato di indossare il cappelletto. I miei amici arrivano in un paio di minuti, giusto il tempo di iniziare a sentire freddo.

Ecco una piacevole sorpresa, Tarcisio era al rifugio ad aspettarci e ora ci ha raggiunti.

Il piacere di vederlo e’ doppio, sia per la simpatia sia perche’ questo significa che il rifugio e’ aperto e potremo cambiarci al caldo.

Dopo aver salutato Tarcisio Luca ed io ci avviamo a piedi verso il rifugio mentre Nerone e Tarciso vengono con le auto.

Nella sala principale del rifugio, ora libera, ci aspetta il caminetto acceso, una delizia incommensurabile!

Fuori anche il gelo ha invidia di noi!

Un paio di minuti per riprendere fiato sono necessari.


Metto anche la tuta accanto al fuoco e la viziosa prende a fumare come non mai, tanto che devo riprenderla severamente!

Dopo il cambio con gli abiti asciutti e l’aiuto del caminetto facciamo un poco di relax mentre Tarcisio si alterna tra il parlare con noi e alimentare le stufe che aiutano a stemperare il gelo.

Quando siamo adeguatamente scongelati e rifocillati con uno spuntino dobbiamo prendere la decisione di tornare verso casa. Esco all’esterno ma stavolta non ho scordato di indossare il cappelletto quindi il vento gelido non mi disturba piu’ di tanto. Una foto al panorama cupamente bello e poi ci avviamo alle macchine per dare via al ritorno a casa.

A Guarcino salutiamo Nerone e poi andiamo con Tarcisio al bar per un caffe’ prima di prendere commiato. Recuperata l’auto prendiamo anche noi la strada di casa, lascio Luca a meta’ strada e proseguo.
Guidando in solitaria ripenso a questa giornata. Ancora tanto lavoro ci attende in questa grotta caparbia che promette ma senza concedere piu’ di tanto. Noi abbiamo pazienza, speriamo la grotta apprezzi e si conceda, finalmente. Alla prossima.