Con Vittorio, Luca, Gabriele. Una visita a questa interessante grotta per fare un poco di pratica.
La mattina Gabriele ed io, dopo tutte le soste canoniche, arriviamo alla fontana del gatto e una volta tanto non siamo gli ultimi e ci tocca aspettare l’arrivo di Luca e Vittorio.

Ecco i nostri giovani amici, sorridenti e pronti a tutto. Per Vittorio e’ la prima esperienza in grotta, un’occasione preziosa per fare pratica con l’attrezzatura. Luca invece si cimentera’ con l’armo.

Ho piacere che chi incontra le grotte per le prime volte racconti le proprie impressioni, quindi a fine giornata ho chiesto a Vittorio di scrivere di questa uscita. Lascio quindi la parola a lui prima di proseguire col mio racconto:
—————————————– Relazione di Vittorio ————————————————–
In data 12/01/2025 ho conseguito la mia prima uscita in grotta col Gruppo Shaka Zulu.
Eravamo in 4 io, Luca, Fabrizio detto Bibbo e Gabriele e la grotta nella quale siamo discesi è quella dell’arcaro.
Ci siamo incontrati alla fontana del Gatto verso le 10 del mattino e subito si è iniziato a scaricare e predisporre l’attrezzatura, il compito assegnatomi da Bibbo in questo frangente, vista la mia totale mancanza di esperienza, è stato quello di sciogliere 3 nodi su un cordino praticamente pietrificati, operazione poi completata e conclusa da Luca.
Una volta predisposto il tutto ci siamo avviati e sul tragitto Gabriele ha risposto in maniera molto esaustiva a diversi dubbi e domande che avevo e ci ha tenuto a spiegarmi in maniera precisa e dettagliata diverse nozioni geologiche e di speleologia, cosa che poi è continuata con mio grande interesse e piacere per tutta l’uscita anche all’interno dell’ ipogeo.
Arrivati dinanzi all’entrata Luca ha iniziato ad “armare” la nostra via di entrata, il primo pozzo era di circa 4 metri e anche qui Gabriele e Bibbo sono stati molto esaustivi nello spiegare come si può armare una via, facendomi vedere come sia possibile anche tramite altri metodi rispetto a quello messo in opera da Luca.
Una volta armata la via ci siamo preparati alla discesa, non so bene spiegare le mie sensazioni al momento, sicuramente c’era molta curiosità e voglia di conoscere e vedere, ma anche una specie di timore, quasi reverenziale per la grotta, la curiosità era tanta ma anche il pensiero di ciò che sarebbe potuto andare storto mi ha sfiorato diverse volte prima di entrare. Luca è stato il primo a scendere, io il secondo, montato il discensore con la supervisione di Gabriele e Bibbo ho effettuato la mia prima discesa in un vero pozzo, molto meno spaventoso e più semplice di quanto pensassi. Smontato il discensore e accesa la luce mi sono messo ad osservare il luogo in cui mi trovavo, una grande spaccatura sotto terra, costituita interamente da colate di sedimento che andavano a creare tra le più particolari conformazioni.
Luca e Bibbo hanno iniziato ad armare la seconda discesa mentre Gabriele mi istruiva sulla differenza tra stalattiti e stalagmiti, come tali conformazioni si formassero, del perché esse assumessero colori diversi in base alle impurità e alla profondità, sugli animali che vivono nella grotta e altre nozioni interessanti. Armata la seconda discesa, ci siamo calati nel secondo pozzo e qui le conformazioni diventavano sempre più presenti e tendevano a schiarire e diventare più bianche, qui abbiamo visto anche le prime vele o “fette di prosciutto”; delle conformazioni che spuntano dalla roccia, di forma piatta e larga, le quali sono quasi trasparenti se illuminate e che se colpite molto delicatamente emettono un suono molto particolare quasi come se si andasse a colpire una lastra di vetro. Anche qui le spiegazioni sono state numerose e ricordo di essere rimasto affascinato dal fatto che un ambiente così ostile e apparentemente morto sia in realtà pieno di vita, non solo per i numerosi residenti tra insetti e pipistrelli, ma anche perché esso cresce, si espande, muta e come se fossimo entrati in un enorme organismo con le sue regole e i suoi processi vitali nel quale anche il tempo sembra seguire le proprie regole.
Superato il secondo pozzo abbiamo camminato per un po’ tra spaccature e conformazioni di concrezioni sempre più chiare e incredibili. Effettuata l’ultima discesa siamo arrivati al punto più basso della grotta. Il punto dei “tortellini in brodo” come lo ha chiamato Gabriele ricordando un aneddoto molto divertente.
Qui io e Luca siamo stati invitati da Bibbo a salire in una saletta piena di cristalli, alla quale si accede salendo con delle corde già presenti. Abbiamo montato croll e maniglia e siamo saliti fino a un “piano” intermedio dal quale siamo scesi nella sala dei cristalli; qui per la prima volta ho avuto qualche problema a montare il discensore. Essendo seduto lateralmente rispetto alla corda infatti, non riuscivo a montarlo da una prospettiva diversa da quella frontale. Per fortuna grazie alle indicazioni di Luca alla fine sono riuscito a montarlo e siamo entrati nella sala più meravigliosa della grotta. Completamente ricoperta da sedimentazioni di cristalli e di vele enormi che si estendevano dalla parete per diversi centimetri. Una vista incredibile e sicuramente insolita.
Il mio stupore è stato interrotto da Bibbo che non ci aveva seguito sulla stessa via bensì aveva esplorato alcune aperture alternative sbucando da una fessura al lato opposto rispetto a quello da cui eravamo entrati. Qualche risata e qualche altro minuto ad osservare i cristalli e siamo scesi dalla saletta iniziando così la risalita verso la superficie.
Avevo timore che le risalite dai pozzi tramite il croll e la maniglia sarebbero stati sfiancati ma non è stato così, certo non è sicuramente un attività riposante ma non è così distruttiva come avevo immaginato.
Io ho proseguito seguendo Bibbo mentre Gabriele e Luca smontavano le corde dai vari pozzi. Alla penultima corda invece Bibbo e Luca si sono fermati a smontare mentre io e Gabriele abbiamo effettuato l’ultima risalita essendo così i primi ad uscire seguiti poi da Bibbo e Luca.
Insomma un’esperienza unica, all’insegna della conoscenza, della meraviglia e della passione per le grotte, lo studio e l’esplorazione.
———————————— FINE della relazione di Vittorio ——————————————-
Ringrazio Vittorio per aver condiviso le sue impressioni e proseguo con la mia relazione…dove ci eravamo lasciati? Ah si, Luca e Vittorio sono appena arrivati alla Fontana del Gatto…e’ la prima volta che si si vede dall’inizio dell’anno quindi ci soffermiamo per qualche chiacchiera ci sta sempre bene.

Dopo esserci reciprocamente aggiornati circa gli accadimenti dallo scorso anno ad oggi illustriamo brevemente ai nostri amici cosa faremo e iniziamo a prepararci.

Vittorio si cimenta con la sistemazione dell’imbrago, si e’ un poco intrecciato e gli serve impegno e tempo per renderlo indossabile.

Mi sono completamente scordato di dover cambiare il discensore. In verita’ gli avevo promesso di cambiarlo al termine della esplorazione di Piccola Creta, ma dalle sue condizioni credo dovro’ abbandonarlo prima.

Lo confronto con uno nuovo, quello di Vittorio e la differenza sembra evidente.

Una volta pronti partiamo per raggiungere l’ingresso della grotta. Alla prima salita fatico un po’ ma raggiunto il falsopiano successivo recupero. Luca va avanti di buon passo.

Come sempre me lo sono detto ma poi non l’ho fatto. Dovevo portare delle forbici per potare eventuali rovi fino all’ingresso e me ne sono dimenticato. Per fortuna qualche anima buona lo ha fatto per noi abbastanza di recente.

Ecco l’ingresso basso, quello da cui entriamo solitamente.

Poggiamo le nostre robe nel cunicolo d’ingresso e poi Luca inizia ad armare. Per prima cosa sposta un multifix (lo avevo piantato io una delle volte scorse) da destra a sinistra.

Mentre Luca opera Gabriele intrattiene Vittorio con qualche nozione di base, poi mi impossesso della sua attenzione per fargli serrare i dadi delle due piastrine di partenza dell’armo.

Sistemo la corda per permettere a Luca di proseguire con l’armo. La corda messa in questa maniera, oltre a non toccare la parete penso sia utile come sbarramento, o punto di “allongiamento”, per chi si volesse affacciare sul pozzo.

Dopo Luca parte Vittorio, cosi’ veloce che non faccio a tempo a fargli una foto. Rimedio quando oramai e’ arrivato.

Ora scendo io, Gabriele intanto fa gli ultimi preparativi.

Mentre scendo il P6 d’ingresso, il nostro armatore, seguito dal suo allievo, scende verso il pozzo successivo.

Arrivato alla base del pozzo urlo la libera a Gabriele e poi aspetto che mi raggiunga.

In un paio di minuti siamo tutti all’inizio della spaccatura dove inizia il pozzo successivo, non ricordo quanto sia profondo ma diciamo sia un P12. Gabriele continua ad istruire Vittorio con nozioni di tecnica e aneddoti speleologici vari, io vado a seguire Luca nel suo operato.

Luca ha gia’ armato il traverso iniziale e ora e’ sulla verticale del pozzo per sistemare gli attacchi e la corda per poterlo scendere. Dopo un paio di metri gli dico di cercare un posto comodo dove posizionare il deviatore e dopo aver scrutato la parete per un poco trova un attacco naturale che sembra fatto apposta per i nostri bisogni.

Sistema il cordino, ci mette un moschettone a completare il deviatore e poi prosegue fino alla base del pozzo. Anche se Luca e’ gia’ stato nella grotta dice di non ricordarla per nulla. Lo dimostra subito scendendo il pozzo tenendosi sempre sulla verticale fino ad arrivare alla base in un punto stretto senza sbocchi. Pone rimedio alla cosa risalendo qualche metro e spostandosi poi lateralmente fino all’approdo solito. Completa l’armo legando il finale della corda a una concrezione compiacente. Dopo di lui scende Vittorio che si districa, anche col deviatore, senza problemi.

Quando siamo nuovamente radunati ci spostiamo al pozzetto successivo, un P10, diciamo, avanzando di una ventina di metri nella frattura che compone la grotta. Qua troviamo quella che penso sia un’antica testimonianza dei primi esploratori.
L’armo del pozzo in se’ non porta via molto tempo, pero’ Luca e io impieghiamo almeno mezz’ora di fatica e impegno per togliere un attacco alla partenza del pozzo con un fix ballerino che gira su se stesso. Dopo aver lottato a lungo entrambi, io tenendolo fermo attacco e fix e Luca cercando di togliere il dado, finalmente veniamo premiati. Recuperiamo la piastrina facendola nostra come “premio di guerra” e con molta soddisfazione mi occupo di martellare il fix malandrino dentro la parete in maniera che a nessuno possa riuscire di utilizzarlo di nuovo.

I nostri amici infreddoliti dall’attesa accolgono con sollievo il nostro trionfo e con esso il termine dell’armo del pozzo. In pochi minuti Luca, Vittorio ed io siamo alla base del pozzo e proseguiamo. Gabriele si attarda un poco nella discesa.

Passando Luca mostra a Vittorio una stalattite in formazione, gliene aveva parlato poco prima Gabriele. Ne approfitto per farle una foto.

Mentre proseguiamo nella frattura per arrivare alla piccola risalita R2 armata con corda fissa sento il rumoreggiare di Gabriele mentre scende il pozzo. Tutto bene quindi. Proseguiamo lungo la frattura. Dopo la R2 noto, girandomi nella direzione da cui provengo un buio interessante. “Un giorno o l’altro dovro’ andare a vedere dove porta” mi dico.

Ancora una decina di metri di frattura e siamo alla base della risalita R15 (stimata) che porta alla parte alta della frattura con ambienti molto concrezionati. Gabriele ci raggiunge ma decide di fermarsi alla base della risalita per riposare. In effetti anche io mi sento un poco stanco oggi, sara’ il tempo. Senza troppo sforzo, in verita’, convinco Luca e Vittorio a salire per non perdersi lo spettacolo della parte alta della frattura. Io decido di fermarmi a fare compagnia a Gabriele e per fare uno spuntino.

Mentre mi rifocillo con i bocconcini di parmigiano e coppiette scatto foto ai nostri giovani amici che salgono alla parte alta.

Faccio una foto alla parete della frattura in questo punto. Mi incuriosisce perche’ si tratta di un mucchio di piccoli sassi (clasti?) che sembrano pronti a cadere ma sono immobilizzati in questa posizione apparentemente instabile da un successivo concrezionamento, avvenuto chissa’ quando. La frattura si e’ auto-riparata, mi sembra affascinante.

Termino le mie speculazioni speleo-filosofiche, e finisco lo spuntino. Mi impegno anche a fotografare una simpatica muffa che si e’ sviluppata qua, magari grazie a qualche briciola di cibo lasciata in passato da chissa’ chi.

Vedo che Gabriele si e’ appisolato, Luca e Vittorio sono arrivati sani e salvi in cima alla risalita…quasi quasi vado a vedere il pertugio individuato poco prima. Dico a Gabriele che torno subito, dubito mi abbia sentito, ma meglio cosi’.
Torno indietro di qualche metro fino al punto che voglio investigare. In pratica e’ un nuovo punto in cui la frattura si divide in due parti. Parte con una salita facile e piu’ avanti diventa verticale ma arrampicabile, mi sembra.
Ripongo la fotocamera e vado alla ventura. Sono sicuro che anche questo punto sia gia’ stato visto, ma per me e’ un’esplorazione nuova, la cosa mi affascina e mi incuriosisce.
Salgo facilmente la prima parte e arrampico la parte verticale senza troppe difficolta’.

Un’altra testimonianza dei primi esploratori.

Sono attorniato da concrezioni di un bianco candido appena screziate da poche righe di fango testimonianza di pochi passaggi pregressi. La salita prosegue facile ma sempre piu’ stretta, sopra di me vedo delle righe nella concrezione, probabilmente lasciate dallo sfregamento del croll di un qualche speleo che mi ha preceduto. Il punto e’ alquanto stretto e sono quasi tentato di mollare e tornare indietro quando in alto alla mia sinistra vedo il bagliore di luci. Valuto velocemente le posizioni dei miei amici, concludo che possono essere solo quelle di Luca e Vittorio. Alla fine decido di imitare chi mi ha preceduto e tento il passaggio stretto. Anche il mio croll lo sento raschiare sulla concrezione mentre forzo per passare.


Strada facendo trovo anche un millepiede. Non credo che questo sia il suo ambiente ma ad ogni modo cerco di dargli il meno fastidio possibile nel passare.

Quando sono in un punto non larghissimo ma decisamente piu’ comodo chiamo i miei amici. Mi rispondono subito, non mi ero ingannato, sono proprio loro. Guidato dalle loro voci mi avvicino fino ad incontrarli e in pochi minuti siamo insieme. Ho appena (ri)trovato un bypass alla risalita.

Scambio qualche parola con loro mentre diamo uno sguardo attorno. Troviamo una serie di graffiti che troviamo sinceramente evitabili e ne prendo una foto.

Le spettacolari concrezioni impreziosite di cristalli, le trovo bellissime anche se la foto non rende loro giustizia.

Da sotto sento Gabriele chiamare, forse e’ preoccupato dalla mia sparizione. Lo chiamo per fargli sapere che va tutto bene e poi scendo a raggiungerlo lasciando Vittorio e Luca a godersi la zona alta della grotta.

Da sopra sentiamo i nostri amici che si apprestano a raggiungerci. Urlo a Luca qualche consiglio per sorvegliare la discesa di Vittorio, che si e’ dimostrato bravo, ma e’ pur sempre alla sua prima grotta.

Dopo qualche minuto ecco Vittorio che scende sotto il vigile sguardo di Luca dall’alto…

…e Gabriele che gli fa sicura dal basso.

Eccolo che arriva.

Quando Vittorio e’ a un metro da terra Gabriele tira la corda per fargli provare come funzioni la sicura dal basso.

Corda libera, Luca ci raggiunge velocemente.

Una volta riuniti Vittorio e Luca reclamano una sosta per rifocillarsi. Anche io mi associo terminando le mie scorte di viveri. Dopo lo spuntino riprendiamo le nostre cose e ci avviamo per ripercorrere la strada percorsa e raggiungere l’ingresso. Visto che Luca e’ addetto anche al disarmo e Gabriele evitera’ P12 prendendo per il bypass, siamo Io e Vittorio ad andare avanti.

Arriviamo ancora tutti assieme alla base del P10 e ci apprestiamo a salirlo.






Dopo il pozzo Gabriele prende per il bypass.


Mentre Luca sale il pozzo e si appresta a disarmarlo noi proseguiamo verso il P12.

Eccoci arrivati. Salgo prima io e poi sale Vittorio.

Quando Vittorio arriva su alla partenza del P12 viene preso in consegna da Gabriele che intanto e’ arrivato dal bypass. Ci ha messo piu’ tempo del previsto perche’ il passaggio era ostruito da sassi.
Insieme si avviano verso il pozzetto d’uscita.

Io aspetto Luca, che intanto e’ arrivato e sta disarmando il P12. Come si dice: “Io amo il lavoro, starei ore a guardare le persone che lavorano!”.

Mentre attendo che Luca finisca, da lontano fotografo Gabriele che esce.

L’ultima fatica per Luca, il disarmo del pozzetto d’ingresso.

Vittorio e Gabriele attendono pazientemente commentando la giornata.

Disarmo terminato. Luca finisce di sistemare la corda nello zaino, Vittorio e Gabriele si avviano.

Fuori c’e’ foschia ma e’ ancora chiaro, sono passate le 5 da poco.

Quando Luca e’ pronto raggiungiamo gli altri.

E tutti insieme riprendiamo la sterrata che ci riportera’ alle macchine

La giornata si chiude qua, un bel giro in grotta che spero sia stato proficuo per Vittorio e Luca. Alla prossima.