Con Giuseppe a prendere una bagnata epica. All’esterno Fabrizio e Gabriele per manovrare gli strumenti “radiologici” inventati da Fabrizio per individuare il secondo ingresso della grotta.
La mattina arriviamo sperando in una temperatura ghiacciata per poter sperare in un po’ meno acqua nella grotta. Purtroppo quando arriviamo al parcheggio troviamo che i 10 cm di neve raccontatici da Nerone nei giorni scorsi sono solo un ricordo, pessimo indizio. Ma Giuseppe ed io, sprezzanti della situazione avversa iniziamo a prepararci.

All’ingresso si vedono bene i pochi rimasugli di neve rimasti.

Finiamo di prepararci, Fabrizio ci fa uno spiegone su come usare gli strumenti “radiologici”, una scatola con un filo che fa d’antenna e una radio. Terminiamo mettendoci d’accordo che accenderemo scatolo e radio per le una, diciamo tra le una e le una e trenta. Giuseppe regola il suo orologio, una foto insieme e poi si entra.

Prima di entrare col mio zaino enorme e pesantissimo recupero la fotocamera e faccio una foto di saluto ai miei amici.

Non mi viene di fare foto oggi. Questa grotta oramai l’ho fotografata in ogni centimetro, penso che possiamo fare a meno di altre. La sfodero alla partenza del P25 mentre Giuseppe passa la parte stretta.

A meta’ pozzo mi urla la libera, l’ho avvertito di fermarsi perche’ altrimenti potrebbe avere una brutta sorpresa, la corda che si interrompe a 5 metri dalla base! Appena arrivo tiro fuori la corda portata per sostituire quella lesionata e armeggio per sistemarla. Quando il risultato mi soddisfa lascio il passo a Giuseppe per proseguire. In corrispondenza dello sperone di roccia che ha lesionato la corda mi fermo a sistemare meglio il deviatore aggiuntivo messo la volta scorsa. Lo osservo terminando la discesa, ora mi sembra vada bene, la corda non tocca piu’.

La pigrizia da foto che mi ha preso oggi mi fa dimenticare anche di salutare Giuseppe che si ferma alla risalita delle stalattiti di fango per allargare la prima parte, quella dove l’altra volta ho avuto difficolta’ a salire.
Io lo saluto e proseguo per la risalita. Passo il solito cunicolo con qualche sbuffo perche lo zaino non vuole proprio collaborare e si incastra dovunque. Mentre lo maledico a gran voce formulo il pensiero: “Mai piu’, va bene uno zaino pesante ma non cosi’ largo e ingombrante”.
Mentre salgo incontro un pipistrello che riposa. Per non disturbarlo troppo passo velocemente facendogli una foto con meno illuminazione possibile. Non viene granche’ ma almeno il pipistrello non sembra dare segni di stress.

Alla cengia che chiamo pomposamente “campo base” svuoto lo zaino di tutto quello che posso lasciare. Da lontano mi arriva l’urlo di Giuseppe, e’ l’una quindi accendo gli attrezzi “radiologici” e li sistemo per portarli con me. Lo scatolo me lo appendo all’imbrago, con la radio provo a trasmettere un messaggio ai miei amici e poi la attacco al porta-materiali.
Quando mi sembra di avere tutto, inizio a salire. Dopo tante pedalate sotto l’acqua inizio a vedere la meta. Sono sotto al restringimento dove tolsi il cordino in kevlar di Giulio.

Passandolo rammento l’avvertimento di Angelo, in effetti nel primo tratto la corda tocca. In effetti con molta attenzione lo si potrebbe evitare, ma dopo l’episodio della corda lesionata sul P25, giudico che e’ meglio non rischiare. Passo il punto critico guardandomi attorno per vedere come risolvere. Uno dei fix della risalita sembra fare al caso mio. Proseguo ma col proposito di sistemare l’armo al ritorno.
Alla cengia di Giulio mi fermo a prendere fiato. Decido di salire il passaggio stretto sopra di me usando la corda e non arrampicando. Lo faccio ma con difficolta’, quindi una volta sopra metto un nuovo attacco per rendere piu’ agevole il passaggio.
Avanti a me, a circa 3 metri vedo l’anello messo da Angelo per la salita. Mi viene da sorridere, e’ sotto una fontana di pioggia che vien da sopra, non ci penso nemmeno ad avvicinarmici.
Prima di proseguire mi fermo a spostare i massi pericolanti che sono tra me e la prosecuzione della risalita. In qualche minuto di fatica riesco a spostarli dove no posso far danno. Mentre termino di sistemare i massi in uno spiazzo alla mia destra noto un buco a un metro da terra. Mi affaccio me non mi sembra nulla di che. Proseguo.

Guardo il tratto da risalire. Il punto centrale scelto da Angelo la volta scorsa non e’ certamente praticabile, pero’ spostandomi sulla sinistra si puo’ salire stando relativamente asciutti. “sbambolino” la corda lasciata da Angelo e inizio. Vado avanti senza particolari problemi e salgo mettendo i cinque attacchi che avevo portato. Solo ora mi accorgo di una “piccola” dimenticanza…non ho portato altri fix oltre quelli che avevo predisposto sulle piastrine. Poco male, mi dico, inizio ad essere stanco, bagnato e infreddolito. Con un sospiro guardo la parte di risalita che rimane da fare e provo a fare qualche foto per documentare.

Le foto non vengono molto bene ma in compenso io finisco di bagnarmi a puntino sotto una doccia d’acqua ghiacciata. Prima di mollare provo di nuovo a trasmettere un messaggio via radio ai miei amici all’esterno ma la radio rimane muta.



Fatto quel che dovevo sistemo la corda per proseguire il lavoro la prossima volta e scendo disarmando gli attacchi, ora superflui, usati per la risalita. Come mi ero ripromesso passando in discesa faccio una sosta per sistemare il deviatore. Non avendo cordini faccio una catena di maglie rapide a cui aggiungo il moschettone per il deviatore. Non bellissimo ma funzionale, la corda ora non struscia piu’. Magari la prossima volta ci metteremo un cordino.
Al campo base rifaccio lo zaino e scendo all’inizio della risalita. Quando arrivo chiamo Giuseppe per sentire come gli va. La sua voce mi sembra arrivare dalla parte opposta da dove dovrebbe arrivare ma immagino sia dovuto alle proprieta’ acustiche della grotta in questo punto. Con qualche sbuffo e molte maledizioni allo zaino, passo il cunicolo in senso contrario. Quando ne esco chiamo nuovamente Giuseppe e invece di vedere la sua luce alla risalita delle stalattiti di fango, me lo ritrovo alle spalle alla partenza del cunicolo. Mentre mi raggiunge mi racconta che finito il suo lavoro alla strettoia e’ venuto a cercarmi. Non ricordando bene cosa gli avevo detto ha dapprima sceso una parte del P65 rendendosi subito conto di aver preso una via sbagliata. Risalendo ha visto il cunicolo e ci si e’ infilato ma senza vedere la corda della risalita. Ha cosi’ seguito il meandro per quei pochi metri fino a dove lo abbandonammo anni fa. Vabbe’, penso, male non fa, ha visto una parte della grotta che non conosceva.
Una volta di nuovo insieme lo saluto di nuovo per iniziare a salire il P50 mentre lui termina di raccogliere le sue robe e ricomporre lo zaino. Appena inizio a salire mi accorgo che, se all’andata l’acqua era molta, ora e’ diventata una cosa incredibile, impossibile da evitare. Con rassegnazione salgo sperando di riuscire a tenere un passo di salita tale da non farmi doppiare da Giuseppe, che e’ molto piu’ allenato di me. Con non poco fatica ma molta soddisfazione ci riesco, anche se proprio al limite. In pratica lui e’ partito un buon 5 minuti dopo di me e siamo arrivati quasi assieme. Posso accontentarmi!
Prima di partire per il P25 faccio un paio di foto al mio amico, lasciandogli poi il compito di “imbambolinare” per benino la nuova corda appena sistemata sul P25.


Alla partenza del P25 la solita strettoia mi fa consumare la scorta annuale di imprecazioni contro il mio zaino mastodontico che ama incastrarsi ovunque. Anche i passaggi stretti successivi prendono la loro robusta razione.
Pero’ alla fine, anche stavolta, ne esco…stanco, bagnato fino al midollo ma soddisfatto.
Un saluto frettoloso a Fabrizio e Gabriele poi corro alla macchina a cambiarmi prima di ghiacciare. Mentre mi cambio i vestiti zuppi Gabriele mi aggiorna sui nostri esperimenti. Il ricevitore “radiologico” che ho portato in giro appeso all’imbrago pare non aver dato segnali al ricevitore all’esterno. La radio da loro si e’ animata un paio di volte ma senza poi riuscire a comunicare. C’e’ ancora da lavorare sullo strumento, mentre per la radio c’e’ da vedere se salendo piu’ in alto dara’ segni di vita.
Dopo esserci cambiati ci muoviamo per fermarci al bar a bere qualcosa di caldo. Mentre sorbivamo le nostre bevande mi capita di vedere persone che si accomodano nella zona ristorante con l’evidente intenzione di mangiare. Chiedo ai miei amici se per caso sono interessati ad uno spuntino e sembrano essere d’accordo. Visto che sono solo le 6 del pomeriggio scateno Gabriele per chiedere se fosse possibile mangiare qualcosa anche per noi. Pare di si, la cuoca ha “solo” polenta con salsicce e spuntature da offrire ma per noi va piu’ che bene. Ci accomodiamo.

Facciamo onore a quanto ci portano chiacchierando della giornata appena trascorsa e dei prossimi esperimenti “radiologici”. La fame e’ tanta e questo e’ quanto rimane della polenta e le spuntature dopo qualche minuto.

Dopo il lauto spuntino arriva il momento del commiato. Ci salutiamo e ognuno va perla propria strada di casa, Gabriele ed io allunghiamo leggermente per passare al magazzino e posare il materiale sopravvissuto alla grotta. Troviamo Nerone ad attenderci e ci soffermiamo con lui per aggiornarci a vicenda, lui oggi e’ andato a Sezze con Elia per un incontro sull’archeologia.
Il ritorno e’ quieto e senza traffico. Ancora una giornata decisamente bagnata ma non senza soddisfazioni. Alla prossima.