Tanto per cambiare oggi si va con Nerone e Gabriele a scavare Pozzo Pasqualitti, una grotta che Nerone ed Elia esplorarono piu’ di 20 anni fa.
La mattina verso le 11, dopo tutte le soste canoniche Gabriele e io arriviamo allo spiazzo in curva sulla strada per Jenne, vicino a Piccola Creta. Nerone e’ gia’ li’ da almeno un’ora e ci ha aspettati godendosi il sole e appestando l’aria con la sua pipa nuova.

Al piacevole tepore del tiepido sole di oggi iniziamo a prepararci.

Appena pronti Nerone col suo zaino autocostruito ci fa strada verso la grotta.

Cammina cammina arrivo nel punto dove ricordo di essere passato tempo fa (un paio d’anni?) durante una passeggiata con Alessia, Luca e Corrado. Passiamo accanto al buco che avevamo erroneamente scambiato per Pozzo Pasqualitti e proseguiamo fino a trovare il vero ingresso. A dire il vero questo buco lo aveva trovato Alessia anche al tempo della nostra passeggiata ma non ci era sembrato degno di nota…mai sottovalutare una depressione nel terreno da queste parti!

Nerone si avvicina al buco apparentemente insignificante e ci fa notare un foro nella terra da cui in effetti tira un filo d’aria.
Subito ci prepariamo e iniziamo a scavare via terra e sassi per fare spazio.

Gia’ dopo nemmeno un’ora di scavo e tanti sassi tolti il buco assume delle dimensioni confortanti anche se non ancora umanamente percorribili. Si inizia ad intravedere un pozzo che scende e alla prova dei sassi sembra piu’ lungo di una decina di metri.

Visti i bei risultati gli scavi proseguono con impegno e, dopo un’altra ora di scavo, l’ingresso appare stretto ma praticabile.

Oggi sono stato l’unico del trio a portare l’attrezzatura quindi, anche se non ho tanta voglia di lasciare il bel sole odierno, inizio a prepararmi per esplorare la ritrovata grotta. Nerone non ricorda bene ma sembra che ci fosse un pozzo di circa 6 metri. Per l’occasione ho portato la tuta “bella” e appena indossata mi faccio fare una foto per documentare.

Riprendo la fotocamera e noto che la mia bussola, quella che tenevo legata al filo della fotocamera…non c’e’ piu’. Devo averla inavvertitamente strappata via durante l’ultimo giro a Piccola Creta. Peccato. Una foto ai miei amici prima di andare.

Finisco di sistemare la corda armando fuori su un sassone e appena sulla verticale del pozzo con un fix. Entro. Il passaggio iniziale per me e’ impegnativo, ma la gravita’ aiuta, vedremo al ritorno quante imprecazioni mi fara’ consumare. Il pozzo scende verticale, inizialmente stretto ma non troppo. Dopo circa 5 metri si allarga, non in maniera eclatante ma sicuramente diventa molto piu’ comodo. Scendendo, come sempre, faccio cadere eventuali sassi pericolanti o instabili.

Alla base del pozzo un piccolo cono di terra fresco fresco, tutta roba caduta durante il nostro scavo. Il resto del piano e’ ingombro di sassi sia caduti ora che nei tempi andati. Sulla parete trovo un simpatico ragnetto che cerco di fotografare mentre lui scappa precipitosamente dalla mia luce.


Non mi sembra di sentire aria venire tra i sassi della base del pozzo. Forse in un paio di punti potrebbe esserci un buco interessante. Provo a scavare nel primo ma senza trovare alcunche’ di interessante.

Anche il secondo dopo un rapido scavo non sembra poter dare soddisfazione immediata.


Mentre sono li’ sconsolato a guardare il cumulo di sassi e terra che dovremmo tirare fuori per verificare l’esistenza di una prosecuzione sento qualcosa cadermi addosso. Con le imprecazioni adeguate al caso mi rivolgo ai miei amici fuori per raccomandare loro, con parole fiorite, di fare attenzione a non tirarmi roba da sopra. Mi risponde la vocina di Gabriele spiegando che mentre tentava di fare il rilievo col Lidar del suo fantastico cellulare gli sono caduti gli occhiali. Sono loro ad essermi caduti addosso, causandomi piu’ spavento che danno. Guardo in giro nel paio di metri quadri che sono la base del pozzo e in effetti trovo gli occhiali di Gabriele. Manca una lente. Guardo ancora con maggiore attenzione ma trovo nulla. Ripongo quel che resta degli occhiali nel taschino per riportarli al proprietario.
Avverto fuori che inizio a salire e che, una volta nei pressi dell’ingresso dovranno darmi una mano. Salgo controllando le pareti per togliere eventuali sassi pericolanti che mi fossero sfuggiti durante la discesa. Nemmeno due metri dalla base del pozzo, su una sporgenza di roccia trovo anche la lente mancante, ripongo anche lei nel taschino.
A un metro dall’ingresso trovo una bella sorpresa, una spaccatura laterale sembra portare ad un pozzo parallelo. Alla prova del sasso sembra profondo almeno come quello gia’ sceso. Cerco di dargli una allargata col mio fido martello ma ben poco riesco a fare. Anche affacciarmi sulla verticale del pozzo risulta difficile quindi mi astengo. E’ sicuramente interessante perche’ l’aria sembra uscire da la’. Per ora mi limito a fare una foto all’imboccatura del pozzo. Lo ispezioneremo la prossima volta.

Prima di sistemarmi per tentare l’uscita faccio anche una foto a un altro ragno con i suoi bozzoli, magari a qualche appassionato possono interessare.

Prima di affrontare lo stretto per uscire chiedo l’aiuto dei miei amici. Nerone si affaccia sul pozzo e gli spiego che voglio passargli tutti gli ingombri possibili prima di uscire. In rapida successione gli passo gli occhiali di Gabriele, la fotocamera e la bandoliera con gli attrezzi.
Senza orpelli addosso l’uscita e complicata ma non scomodissima, qualche sbuffo e sono fuori.
Aggiorno per bene i miei amici poi propongo un’ultima fatica, l’ulteriore allargamento dell’ingresso. La proposta viene accolta e sbrighiamo la faccenda in pochi minuti. Subito dopo iniziamo la raccolta di rami (“filagne” in sublacense) per coprire l’ingresso e fare in maniera che gli animali al pascolo evitino di caderci dentro…e anche per evitare che pastori prudenti possano decidere di chiudere di nuovo la grotta.

Fatto il nostro dovere al meglio delle nostre possibilita’ iniziamo a ricomporre gli zaini. Recuperando la corda diamo una misura approssimativa della profondita’ del pozzo sceso oggi. Si tratta di un P16.

Un ultimo saluto alla grotta riscoperta e ora di nuovo celata.

Nerone ci guida verso le auto, sinceramente non ricordo piu’ la direzione migliore da prendere per tornare indietro. So all’incirca dove troverei la strada ma sicuramente allungherei il percorso, meglio seguire Nerone.

Una veloce sgambata e siamo alla strada.

Una foto agli amici ci sta sempre bene.

Eccoci alle auto.

Visto che devo appartarmi un attimo ne approfitto anche per un saluto a Piccola Creta. Ciao, ci si vede presto.


Mentre mi cambio Nerone si gusta una pipata. Insieme commentiamo la proficua giornata odierna, ben contenti dei risultati.

Il ritorno e’ tranquillo anche se, essendo domenica, con un po’ piu’ di traffico rispetto al solito. Alla prossima.