Con Linda, Silvana, Angelo, Luciano e Luca per proseguire le esplorazioni. Supporto esterno di Laura, Martina, Gabriele, Claudio alla ricerca di pozzo Pasqualitti. Nerone macchina rotta.
Come sempre anche oggi entreremo in grotta insieme, siamo in 6, dividendoci poi in tre squadrette da due, ognuna in un posto differente perche’ cosi’ si evita di stare inattivi e prendere freddo. Luca ed io andremo a terminare l’allargamento del P20 nuovo, Silvana e Luciano proseguiranno il lavoro alla risalita delle stalattiti di fango mentre Linda e Angelo saranno impegnati alla risalita Tommolino.
Visto che faremo piu’ attivita’ in posti differenti, vedremo anche cose differenti, per questo motivo ho estorto ai miei amici la promessa di una breve relazione da inserire nella mia, qui presente. Le troverete continuando nella lettura!
Con una giornata cosi’ bella cosa puo’ andare storto? Qualcosa di sicuro, iniziamo subito bene, mentre facciamo colazione al bar Cicchetti mi telefona Nerone dicendo che e’ fermo con la macchina alla prima curva dopo l’ospedale perche’ il motore ha iniziato a fumare.
Noi della macchina di Claudio, cioe’ Martina, io e Claudio terminiamo velocemente la colazione e lo raggiungiamo. Purtroppo per la macchina si puo’ fare nulla, Nerone e’ in attesa del carro attrezzi per portarla dal meccanico.
Prendiamo in consegna il materiale per la giornata che ci stava portando alla grotta e a malincuore lo lasciamo.


Altro appuntamento lo facciamo a Livata per prendere del cibo.

Alla grotta troviamo il mitico quartetto GsCaiRoma che vi presento in ordine di apparizione, abbiamo Linda, Angelo, Silvana e Luciano. Sono arrivati prima di noi e sono gia’ pronti.




Senza perdere altro tempo ci prepariamo anche noi e nel termine di una mezz’ora siamo pronti, nel frattempo il resto del gruppo, formato da Martina, Laura, Gabriele e Claudio, che andranno alla ricerca di Pozzo Pasqualitti, sono arrivati e si godono il bel sole chiacchierando vicino l’ingresso della grotta in attesa che anche Luca ed io entriamo.



Scendiamo velocemente e raggiungiamo i nostri amici alla partenza del P50, ovvero raggiungiamo Silvana proprio mentre sta partendo.


Scendo in parallelo con Silvana godendomi insieme a lei l’intenso stillicidio che ci dona oggi il P50, per fortuna che anche oggi ho indossato il fido impermeabile.
Arrivo alla base del P50 che Angelo e Linda sono gia’ andati avanti verso la risalita ma in tempo per salutare Luciano che si appresta a salire per raggiungere la risalita delle stalattiti di fango.

Arriva anche Silvana che a breve raggiungera’ Luciano.

Come sempre mi prendo un momento per una foto alle stalattiti di fango.

Mentre mi diletto, arriva anche Luca.


Una volta assieme salutiamo Silvana e Luciano e andiamo alla risalita Tommolino dove andremo a scendere il P20 per finire di allargarlo.
Da questo momento in poi mi dimentico completamente della fotocamera, sempre assediati da uno stillicidio intenso lavoriamo alla strettoia che ci impedisce la discesa.
Qua sospendo il racconto del nostro lavoro sulla strettoia per inserire la relazione di Angelo e Linda di cui anche io sono curiosissimo, loro sono andati al culmine attuale della risalita Tommolino…vediamo com’e’ andata…
———————————————Relazione di Angelo e Linda ———————————————
Nuovo sabato nuova punta a Piccola Creta.
Questa volta il team GSCAI Roma non è composto solo da me e Angelo, ci sono anche Silvana e Luciano con noi. Gli abbiamo talmente parlato di questa esplorazione che li abbiamo incuriositi.
La mattinata è tra le più fredde degli ultimi giorni e non parte bene per tutti: raggiunto il bar in cui ci ricongiungiamo con Bibbo scopriamo che Nerone, e tutto il suo materiale, sono fermi poiché la macchina ha avuto un guasto.
Loro faranno una sosta per dare sostegno a Nerone e recuperare il materiale, noi intanto ci avviamo alla grotta, ci piace cambiarci con calma. Arrivati affrontiamo il freddo e ci cambiamo, nel mentre arrivano anche Bibbo e Luca, ormai coppia di lavoro inseparabile, con loro anche Gabriele e nuovi amici che conosciamo proprio mentre ci cambiamo.
I compiti sono chiari: a me e ad Angelo tocca terminare la risalita Tommolino, Silvana e Luciano vanno alla risalita delle stalattiti di fango, Bibbo e Luca procedono con i lavori sul P20 stretto.
Entriamo! Questa volta sono la prima a scendere, mi fa quasi sentire la padrona di casa! Dietro di me Luciano che non è mai venuto in questa grotta, allora piano piano, come saggiamente insegnato da Bibbo, gli mostro qualche “trucchetto” per affrontare al meglio le strettoie e qualche passaggio su cui invece bisogna essere un poco più attenti per evitare di lanciare sassi a quelli sotto di noi.. meno male che io sono la prima!
Come da prassi scendiamo il P25, il P50 e arrivati alla base di quest’ ultimo ci separiamo. Aspetto l’arrivo di Angelo e ci avviamo al nostro posto di lavoro.
Mentre iniziamo la risalita sentiamo che anche Bibbo e Luca ci hanno raggiunti, ci siamo proprio tutti ormai.
Mentre risaliamo noto con piacere che i nostri cari amici Giulio e Alessio la scorsa volta hanno proprio fatto un bel pezzetto nuovo e si sono intrufolati in quella fessura che l’ultima volta che ci sono stata mi ispirava tanto. Arriviamo dove sono arrivati i nostri amici l’ultima volta e facciamo una piccola pausa prima di cominciare a lavorare: io non ho dubbi, attacco subito due dei tre panini che mi ero portata.
Mi metto il mio caro amico piumino e addirittura mi cambio i guanti!!! Niente potrà fermarmi questa volta. Il mio caro Angelo, più sportivo, decide che sta bene cosi (ricordatevi di queste parole più avanti) e si infila subito nel buchetto che Giulio aveva intravisto l’ultima volta. A parte qualche bella concrezione, purtroppo chiude!
Iniziamo allora la risalita, notando che a destra comunque c’è un bel pozzetto che la prossima volta potremmo provare a scendere. Inizio a far sicura ad Angelo che si muove lento lento perché la roccia non è delle migliori, scavalca l’arco di roccia sopra la mia testa e lo perdo per qualche istante mentre cerca una buona base per mettere il primo fix. Piazzato l’armo in sicurezza lo raggiungo anche io cosi da potergli fare più comodamente sicura.
Arrivo su e quello che trovo è un bel fuso di almeno una ventina di metri sopra di noi con un abbondante stillicidio e un Angelo infreddolito che appena arrivo mi dice “piove troppo torniamo giù”.
Io ero pronta con il mio assetto da guerra con piumino e guanti e di tornare giu proprio non avevo voglia, allora gli dico “ ma mettiamo almeno un paio di fix, cosi da non buttare la giornata!!”.
Mi da ascolto, inizia la risalita, ma al secondo fix lo vedo ormai zuppo. Decidiamo che non possiamo continuare, si torna indietro.
Lenti lenti eravamo arrivati e lenti lenti ce ne andiamo fino ad incontrare una bella scenetta:
all’inizio della risalita ( che ora stavamo ripercorrendo al contrario) sentiamo Bibbo e Luca che lavorano per allargare il loro P20… ma li sentiamo troppo….vicini!! sono praticamente sopra le nostre teste! Ahime, il P20 ricollega proprio sopra l’inizio della risalita.. un bel po di lavoro vano, ma vabbe’! Sarà per il prossimo pozzo!!
Riprendiamo il nostro percorso verso l’uscita, ad attenderci fuori qualche grado sotto lo zero, non ricordo di aver mai avuto cosi freddo fuori da una grotta. Ci cambiamo più in fretta che possiamo e nel mentre escono anche i nostri compagni. Qualche minuto di convivialità bevendo del buonissimo vin brulè e ci avviamo, prima verso l’aperitivo, e poi verso le nostre case.
Mio caro Angelo, la prossima volta avrai bisogno di un bel piumino!!!
——————————————-Fine relazione di Angelo e Linda ——————————————
Ora che sappiamo cosa e’ successo ai nostri amici possiamo riprendere col mio racconto.
Quando finalmente siamo pronti per tentare il passaggio della strettoia, Luca mi ferma perche’ ha sentito delle voci da sotto. Faccio silenzio e mi affaccio nel passaggio appena allargato. In effetti, si sentono voci. Proviamo a chiamare e…ci risponde Angelo! Linda e Angelo stavano scendendo e arrivati alla base della risalita ci hanno sentito distintamente parlare. Incuriositi sono andati verso la fonte delle nostre voci arrivando fino a quella risalita da fare in arrampicata che avevo fatto io senza poter passare e che poi avevo fatto ripetere sia a Luca che ad Angelo. In pratica il nostro P20 arriva proprio la’. Una delusione tremenda!
Preso atto della deludente realta’ con Luca ci siamo guardati in faccia poi abbiamo salutato i nostri amici di sotto e abbiamo subito iniziato a sbaraccare completamente il “cantiere”.
Raccogliamo la poca “monnezza” prodotta, riprendiamo gli attrezzi. Sistemiamo alla meno peggio tutto quel che entra nello zaino e il resto, sostanzialmente l’enorme telo che avevamo messo a protezione, lo portiamo su legato alla corda. Mentre Luca sale io disarmo i due attacchi di stazionamento che avevamo messo ad inizio lavori. Quando Luca urla la libera, salgo anche io. Vicino all’uscita passo a Luca la corda e gli faccio tirare su il telo legato in fondo, quindi esco a mia volta, non senza aver disarmato il deviatore. Come saluto di commiato smonto anche le due placchette di partenza e ammatasso la corda che sara’ sicuramente utile per altro.
Per attenuare il pizzico di delusione causato dall’inaspettata quanto indesiderata conclusione della esplorazione del pozzo, prima di rifare gli zaini facciamo un veloce spuntino e beviamo qualche sorso d’acqua. Facciamo poi uno zaino pesantissimo per Luca con trapano, batterie e ferraglia varia e uno solo voluminoso per me con il telo e poco altro.

Nel frattempo i rumori e il vocio dei nostri amici si e’ spento, probabilmente stanno risalendo il P50 per uscire. Anche per noi e’ ora di andare, siamo bagnati fradici e Luca, che e’ stato piu’ fermo di me inizia ad avere brividi per il freddo.
Senza fretta scendiamo alla base della risalita e passiamo il cunicolo. Quando arriviamo alla base del P50 troviamo solo il silenzio e uno stillicidio se possibile ancora piu’ intenso che all’andata. Urliamo verso l’alto ma ci arrivano solo delle voci indistinte. Dopo alcuni tentativi in cui non ci capiamo a vicenda, da sopra arrivano 3 fischi. Al mio sorriso Luca rimane interdetto cosi’ gli spiego che 3 fischi stanno a sostituire le 3 sillabe di “Li-Be-Ra” e si utilizzano quando non si riesce a comunicare altrimenti.
Qua sospendo di nuovo il mio racconto della nostra uscita per inserire la relazione di Luciano e Silvana che sono andati alla risalita delle stalattiti di fango…anche per loro vediamo com’e’ andata…
——————————————–Relazione di Luciano (e Silvana)——————————————
Dopo un anno speleologico dedicato quasi interamente alla didattica, finalmente, torno in grotta a fare la cosa più bella: trasformarmi in un essere fangoso alla ricerca di nuove possibilità!Tra l’altro dovevo anche “varare” il nuovo imbrago, quale migliore occasione?
Come tutte le giornate speleo c’è l’appuntamento al “solito bar” dove, dopo il terzo caffè e i saluti, si fa un primo briefing e, puntualmente, ci si accorge di aver dimenticato qualcosa. Inaspettatamente abbiamo con noi tutto ma… paghiamo il prezzo di tanta precisione scoprendo che Nerone ha avuto un problema con l’auto, ancora non sappiamo che la cosa gli imporrà di non potersi unire a noi. Bibbo e Luca corrono a tentare di assisterlo e io, Silvana, Angelo e Linda, ci avviamo alla grotta.
La mattina è fredda. Ci cambiamo rapidamente e, nel frattempo, ci recuperano Bibbo con Luca seguiti da Gabriele ed altri amici che faranno un giro esterno. La macchina dei Nerone, come anticipato, non ce l’ha fatta e ha dovuto aspettare l’assistenza stradale. Purtroppo non sarà dei nostri.
Formiamo le squadre: Bibbo e Luca allo scavo, Linda e Angelo andranno a completare una risalita mentre io e Silvana proveremo a farci strada sulla sommità del pozzo delle stalattiti di fango, sulla cui testa sembra esserci un passaggio “che va verso il basso”. Ognuno prende il materiale per la propria avventura. Mobilis in mobile.
Bibbo mi avverte di una insidiosa strettoia all’imbocco del pozzo: lo ha costretto, nelle scorse puntate, a passare togliendosi l’imbrago. Essendo di corporatura simile ma avendo, lui, molta più esperienza di me, mi preparo all’idea che sarà un passaggio “divertente”.
Partiamo. Linda, da prima, attrezza velocemente l’ingresso e mi ritrovo, dopo tante uscite in cui il cicerone tessitore delle vie sono stato io, ad essere felice di vedere che è lei, come Silvana e Angelo, ad essere diventata a sua volta guida e tessitrice.
Superiamo i primi pozzetti: “passa di qui”, “metti il piede là”, “occhio che questo scarica” sono le indicazioni che ricevo da Linda, che mi precede. Dietro di noi, Angelo e poi Silvana.
In breve ci troviamo all’attacco del P50.
Con poca sorpresa accettiamo che il pozzo sia percorso da un pesante stillicidio: la discesa sarà almeno umida e la risalita sarà più che bagnata. Nei nostri discensori si alternano i frazionamenti ed i deviatori del pozzo e, quando tutti e 4 siamo “piedi a terra”, ci salutiamo per andare alle nostre aree di lavoro.
Qualche minuto dopo aver salutato Angelo e Linda, arriva Bibbo. Lo informo che ragazzi sono andati avanti e in cambio mi indica la nostra risalita e la sua strettoia ad attenderci. “Ho dovuto togliere l’imbrago”, ripete nel breve racconto del suo primo passaggio attraverso l’ostacolo, mi indica le graziose piccole stalattiti di fango che danno nome all’area, ci da l’appuntamento di fine giornata e ci salutiamo.
Una corta cordella in salita, poco più di un paio di metri, consente di raggiungere un primo terrazzino e poi, pochissimo più su oltre, la strettoia. Lì per lì la mia attenzione non è per l’angusto passaggio ma per il buon flusso d’acqua che, con fare sbarazzino, fuoriesce dalla crepa che dobbiamo attraversare. Aggiungo mentalmente “interessante” all’aggettivo “divertente”.
Proteggo il trapano e approccio la prima breve risalita per fare in modo di non toccare, neanche per sbaglio, le delicate stalattiti di fango. E poi eccola lì: una crepa diagonale poco più larga dell’asse maggiore di un casco, dal profilo sbeccato e contorto e da affrontare arrampicando aiutati da una corda. Ci ostacola per una buona metrata. Sono evidenti i segni del duro lavoro di cesello fatti dal primo che è passato per portarla ad una dimensione “umana”.
Ricerco il punto dal quale avrei più facilità a passare e, sfruttando come sicura mentale la corda che l’attraversa, tento.
Passo per qualche decina di centimetri ma mi blocco contro una spalla di roccia che se la prende con il mio imbrago. Forzo un po’ ma la strettoia non mi vuol lasciar passare. Cocciutamente, senza retrocedere e senza togliere l’imbrago, decido di muovermi meno di velocità e più di pazienza.
Con l’aiuto di qualche orazione supero con velocità centimetrica lo sperone che mi bloccava e salgo oltre il punto peggiore.
Silenziosamente Silvana mi aveva ben osservato. Ci passiamo i sacchi, che si incastrano dispettosamente non appena deviano di poco dal percorso ideale, poi si approccia anche lei.
Primo tentativo nulla…
Secondo tentativo, provo a sistemare la corda di aiuto spostandola in avanti e collocandola per quanto possibile sullo stesso asse del “punto buono”. Nulla…
Terzo tentativo, si aggiunge qualche orazione e un maggior lavoro di pazienza, nulla…
Lei purtroppo non passa. La crepa ha parlato. Nonostante sia fradicia marcia e nonostante il mio invito a non prendere freddo, mi aspetterà giù mentre vado a vedere il passaggio “verso il basso”.
Raccolgo le mie cose e risalgo velocemente il pozzo sulla cui sommità c’è il passaggio da ispezionare. Un lato del pozzo è sotto una caduta di acqua, la stessa che poi alimenta il flusso che attraversa la strettoia, ma la risalita è stata fatta dal lato opposto.
Sulla sommità del pozzo cerco il passaggio che mi avevano indicato e del quale mi erano state mostrate delle foto. Lo trovo: una crepa, laterale al di sotto del pozzo non più larga di una spanna nei suoi primi 30-40cm di sviluppo, che continua allargandosi a dimensioni quasi umane per zigzagare via nel buio dopo un paio di metri, lasciando supporre che oltre ci sia un altro piccolo ambiente.
È da dove arriva tutta l’acqua: di sicuro non va verso il basso, di sicuro va cesellata la frattura di ingresso – mentre rifletto Silvana è al freddo che mi aspetta – di sicuro non è il giorno giusto per forzare il passaggio che è praticamente a tetto, approcciandolo dal basso e in solitaria.
Prima di tornare giù mi fermo ad ascoltare l’acqua. Se ci fosse qualche rumore di scroscio… ma percepisco solo il gorgogliare dell’acqua che scorre su una superficie irregolare. Qualunque altra cosa di eventualmente praticabile è al di là della portata dei miei sensi. Scendo.
In breve tempo torno alla strettoia, devo dire che è più facile superarla in salita che in discesa, e racconto ad una infreddolita Silvana quanto ho visto.
Come ci fossimo dati appuntamento, Angelo e Linda ci precedono di pochissimo sulla risalita di uscita e dal fondo percepiamo che anche Bibbo e Luca stanno impacchettando le loro cose.
Dalla cima del P50 arriva il libera. Delle due linee di salita, per motivi affettivi scelgo quella sotto lo stillicidio – non che l’altra fosse di molto più asciutta – e vengo premiato con la rottura improvvisa, con un botto clamoroso, del laccio che regge il croll.
Segue una colorita imprecazione, il confezionamento di un pettorale di emergenza e il recupero dallo spavento improvviso. Il tutto sotto la parte peggiore dello stillicidio.
Superiamo il P50, affrontiamo i diaframmi e i restringimenti da li all’uscita della grotta. La mia sacchetta personale, di sua spontanea volontà, si allea con il sacco trapano per incastrarsi ovunque. Non capisco cosa gli abbia fatto per ricevere un simile trattamento…
Ancora un po’ e siamo fuori. Angelo e Linda si sono già cambiati e il freddo è sufficientemente intenso da ghiacciare le tute bagnate in pochi minuti.
Rapidamente ci cambiamo, e quando anche Bibbo e Luca sono pronti recuperiamo Gabriele e gli altri, rimasti in esterno, per andare a scambiarci le informazioni davanti ad una cioccolata calda (troppo freddo per la classica birra).
Ci scambiamo le informazioni e ci si comincia ad organizzare per cenare “al solito posto”, nota località presente nei pressi di ogni grotta. Per questa volta decliniamo l’invito a cena, Linda e Angelo sono in macchina con noi e devono tornare per prepararsi ad un’altra giornata di esplorazione l’indomani. Promettendo battaglia alla prossima occasione, salutiamo la compagnia.
——————————————Fine relazione di Luciano e Silvana —————————————-
Terminato il loro racconto possiamo riprendere col mio.
La salita del P50 e’ letteralmente una doccia fredda, nonostante l’impermeabile sono fradicio fino alle mutande inoltre ho la scarpa sinistra zuppa d’acqua, un altro regalo del P20 inutile.
Nonostante la mia lentezza in risalita salgo il P50 piu’ velocemente di Luca. Lui da’ la colpa a me che gli rifilo sempre zaini pesantissimi che lo rallentano troppo. Questo mi convince ancora di piu’ sul fatto che faccio bene, il ragazzo ha bisogno di allenarsi!
Alla base del P25 inizio subito a salire per non far aspettare troppo Luca ma dopo pochi metri decido che devo assolutamente spostare piu’ in alto il deviatore messo frettolosamente la volta scorsa. Metto subito in azione il mio proposito, ma lo faccio male poiche’ mi faccio cadere di mano il kevlar del deviatore. Per evitare di dover scendere mi sistemo su una cengia poco sopra di me e chiedo a Luca il piacere di recuperarlo e portarmelo.
Arrivando alla cengia noto la corda con la calza severamente lesionata, si vede che mettere il deviatore non e’ bastato, qualcuno e’ salito senza l’accortezza di tenere la corda lontana dalla roccia. Mea culpa, avrei dovuto mettere meglio il deviatore gia’ la volta scorsa, non sempre chi sale si accorge di sfregamenti evitabili ma da’ completa fiducia all’armo. Tra l’altro ho pure dimenticato di avvertire preventivamente i miei amici di fare attenzione in questo punto.
Come dicevo, mi sistemo comodo sulla cengia e libero la corda. Mentre aspetto che Luca mi raggiunga col cordino scelgo il nuovo anello naturale di roccia dove posizionare il deviatore. Ne trovo uno ottimo, me lo segno mentalmente per poterlo ritrovare e poi volgo la mia attenzione a Luca che in questo momento transita nel tratto di corda lesionato. La maniglia passa oltre senza problemi ma poi lo vedo che si blocca con uno sguardo preoccupato. “Si e’ rotta la calza della corda” mi dice. Gli dico di continuare a salire facendo chiudere il croll sui trefoli, dovrebbe tenere ugualmente. Lui esegue ma lo fa frettolosamente e un po’ troppa energia. Un paio di trefoli si tranciano aumentando notevolmente l’ansia del mio amico che si appende con decisione alla sola maniglia. Un paio di secondi di stordimento per la situazione incresciosa poi Luca si riprende e cerca appoggi per i piedi sulla parete togliendo il peso dalla corda e riuscendo poi a spostare il croll sopra la parte lesionata e raggiungermi.
Passato il momento di crisi, in pochi secondi Luca e’ accanto a me e mi restituisce il cordino caduto, che pero’ a questo punto serve a ben poco, oramai questa corda e’ da cambiare. Per fargli riprendere fiato e coraggio distraggo il mio amico facendogli delle foto con la corda lesionata che ha attentato alla sua vita.

Sistemo comunque il cordino del deviatore, servira’ sicuramente in futuro. Cerco il coltellino e con un sospiro taglio la corda in maniera che a nessuno venga in mente di utilizzarla cosi’ malridotta. Il capo a valle lo attacco al cordino del deviatore, al capo a monte faccio un bel nodo per impedire che chi dovesse scendere termini la discesa con una caduta.
A questo punto manca solo di riprendere la salita. Luca, ancora un poco scosso, reclama il diritto di partire per primo. Non glielo posso negare. Mi risistemo comodo e aspetto che arrivi al frazionamento successivo per salire a mia volta.


Dopo questo “piccolo” incidente il nostro viaggio verso l’aria aperta prosegue senza altri problemi. Dalla partenza del P25 in poi la nostra uscita e’ accompagnata da una forte corrente di aria gelida che proviene dall’esterno, una vera manna per noi che siamo completamente zuppi e gia’ infreddoliti. Oramai anche io tremo senza ritegno per il freddo. Gli ultimi metri fino a fuori li facciamo praticamente insieme. Appena fuori togliamo la corda d’ingresso e prendiamo un’ulteriore dose di freddo per un paio di foto, prima a Luca, poi all’ingresso, quindi a me.



Salutata la grotta, probabilmente ci si rivedra’ in primavera, andiamo alle auto dove ci attendono i nostri amici ma soprattutto vestiti asciutti.
Mentre ci cambiamo tremando come foglie arrivano anche le macchine dei nostri ricognitori cosi’, anche per ingannare il freddo che ci attanaglia, iniziamo a scambiarci informazioni su com’e’ andata la giornata
Ancora una volta sospendo il mio racconto per inserire la relazione di Martina. Lei con Laura, Gabriele e Claudio sono andati comunque alla ricerca del pozzo Pasqualitti senza l’aiuto di Nerone…per loro vediamo cosa ci racconta Martina…
——————————————– Relazione di Martina ——————————————-
Siamo partiti da Roma Io Bibbo e Claudio, e ci siamo incontrati lungo la strada per una prima tappa al bar con tutti gli altri. Poi siamo andati a prendere i materiali dallo sventurato Nerone che è rimasto con la macchina in panne. Comunque il punto di ritrovo proprio con tutti è stato davanti a piccola Greta, dove c’erano già Linda, Angelo, Luciano e Silvana che si stavano cambiando.
Successivamente sono arrivati anche Gabriele Laura e Luca. Abbiamo atteso che Luca, Bibbo e il gruppo CAI entrassero in grotta.
Ci siamo divisi in due gruppi, uno esplorativo in grotta e uno esplorativo in superficie, infatti io Claudio Gabriele e Laura siamo andati a fare una ricognizione superficiale per trovare una grotta segnalata da Nerone che sarebbe stata da ricontrollare anche per fare il rilievo.
Siamo stati prima a Pozzo della neve, accompagnati anche da Elia che nel frattempo passava in bicicletta. Claudio e Laura sono scesi fino all’entrata principale ma c’era troppo ghiaccio e quindi Claudio ha valutato che non fosse il caso di scendere anche perché non avevamo corde dietro.
Siamo poi andati a cercare questo famoso pozzo Pasqualitti indicato da Nerone, con tanto di GPS. Abbiamo girato per circa 4 ore e 5 km di doline su e giù non trovando niente. Nerone avrebbe dovuto indicarci il punto esatto ma la sua assenza ha determinato il fallimento della nostra missione.
Noi però non ci lasciamo mai prendere dallo sconforto e ovviamente ci siamo imbattuti in altre grotte che non c’entravano nulla con quella che stavamo cercando, come per esempio il sud di Pozzo Pasqualitti, e pozzo Saverio.
Comunque è stata una bellissima passeggiata nella faggeta, tutta ghiacciata, in cui ci siamo divertiti più che altro a scivolare sul ghiaccio delle pozzanghere come i bambini.
A fine giro siamo tornati dai ragazzi, che nel frattempo erano usciti dalla grotta, e con loro abbiamo condiviso un bel bicchiere di vin brulè per scaldarci dal gelo. Poi siamo andati anche a bere qualcosa di caldo al Livata, concludendo la serata da Antonia con un bel piatto di fettuccine, ovvero il giusto lieto fine di una giornata impegnativa.
Come sempre ci siamo divertiti tantissimo, la compagnia è stata super piacevole è la giornata fantastica all’insegna dell’amicizia e dell’esplorazione.
——————————————– Fine relazione di Martina ——————————————-
Grazie a tutti i miei amici per il loro contributo, ma ora riprendiamo col mio racconto.
Una volta cambiati anche Luca ed io, passiamo a sistemare i materiali da riportare indietro poi prendiamo le auto dirigendoci decisi e compatti a Livata per una sosta al bar. Urge bere qualcosa di caldo. Strada facendo Claudio si ferma per ammirare il tramonto e scattare qualche foto, lo imito.




Al bar ci sediamo dopo aver ordinato ognuno quello che desidera. Personalmente mi prendo conforto con una tisana bollente, c’e’ chi va sulla cioccolata calda con panna e i piu’ arditi si rifocillano con birra e patatine.



Tra una chiacchiera e l’altra terminiamo di aggiornarci reciprocamente sulla giornata appena passata. In questo momento approfitto per estorcere le promesse di una relazione. Rimane solo da decidere come concludere la giornata. Gira insistente la proposta di andare a Marano Equo al ristorante da Antonia ma Linda e Angelo andranno in grotta anche domani quindi rinunciano, di conseguenza devono rinunciare a malincuore anche Silvana e Luciano poiche’ sono in una sola macchina, peccato. Il resto del gruppo pero’ decide compatto, concluderemo con un bel piatto di fettuccine!

Prima di uscire dal bar telefoniamo al ristorante e prenotiamo il tavolo quindi usciamo al gelo, salutiamo i nostri amici rinunciatari e partiamo verso il ristorante. Gabriele e Luca fanno una deviazione al magazzino a posare il materiale. La cena come sempre e ‘allegra e ottima. Sazi e soddisfatti torniamo a casa gia’ pensando ai prossimi impegni. Alla prossima.