Addirittura tre gruppi per proseguire una esplorazione che si dirama sempre piu’. Con Barbara, Giuseppe, Giulio, Alessio ed io.
Arrivati al giorno designato siamo una squadretta di 5 persone ma di ben tre gruppi speleo. Ci sono Giulio e Alessio del GSCaiRoma, Barbara e Giuseppe del GSCaiOrvieto e io in rappresentanza dello Shaka Zulu Club Subiaco. Vista la verticalita’ della grotta siamo gia’ un buon numero, ma in zona lavori ci sara’ da fare per tutti.
Arrivo in macchina con Giulio e Alessio e iniziamo subito a prepararci.

Qualche minuto piu’ tardi arrivano anche Barbara e Giuseppe, in giustificato ritardo visto da quanto lontano arrivano. In breve siamo tutti pronti.

Prendo il mio zaino, oggi particolarmente pesante e mi avvio alla grotta. Oggi in mezzo alle foglie c’e’ un vasto e abbondante assortimento di funghi, a conoscerli sarebbero un buon bottino. Prendo solo una foto di questo simpatico trio.

Come padrone di casa faccio le presentazioni tra la grotta e i miei amici, le ultime raccomandazioni sui punti dove fare attenzione poi iniziamo a scendere. Per primi entrano Giulio e Alessio, poi va avanti Barbara.

Subito seguita da Giuseppe. Mentre si avvicina all’ingresso lo aiuto con lo zaino e devo sicuramente ricredermi circa la pesantezza del mio zaino. Il suo non riesco nemmeno a sollevarlo!

Dopo entro io a chiudere la fila. Al primo pozzetto, quello che chiamo P10, con Giuseppe attendiamo la libera da Barbara. Giuseppe vedendo l’accesso angusto al P10 decide che forse e’ meglio alleggerire il proprio zaino quindi lascia alcune cose nella saletta. Dico nulla pero’ mi sembra una scelta saggia.

In una veloce fila indiana arriviamo alla partenza del P25. Giulio e’ gia’ sceso mentre Alessio inizia ora a impegnare la strettoia iniziale. Quando sentiamo la sua libera al primo frazionamento Barbara inizia la sua discesa.

Se preso nella maniera dovuta non e’ un passaggio complesso quindi seguo il passaggio di Barbara cercando di dargli utili consigli su come affrontarlo.

Il nostro “serpentone” speleo si snoda lungo la grotta. In breve con Giuseppe siamo al frazionamento intermedio del P25. Giulio, Alessio e Barbara sono gia’ alla partenza del P50.

Una delicatissima trama di calcite che mi diverto a fotografare in attesa del mio turno per scendere.

In un paio di minuti siamo tutti assiepati nel minuscolo spazio alla partenza del P50. Ho talmente martoriato le scatole ai miei amici che parlano addirittura sottovoce per evitare il pericolo di far cadere sassi!
Quando arrivo io Alessio e Giulio sono gia’ sulle corde e iniziano a scendere. Appena passano il primo frazionamento, una trentina di metri piu’ in basso, danno la libera in maniera che Barbara e Giuseppe possano partire.

Barbara sceglie la corda rossa quindi Giuseppe avra’ la bianca. Ho spiegato a tutti loro il perche’ del deviatore apparentemente inutile sulla corda rossa, messo per evitare che la corda si incastri sugli spuntoni di roccia mentre si manovra per uscire dal pozzo, al ritorno. L’ho messo dopo la disavventura di Linda qualche uscita fa.

Alla libera scendo anche io. Lo stillicidio c’e’ ma non troppo abbondante. Arrivo fino al punto in cui le due corde diventano una sola. Stavolta ho tenuto fede al proposito di rimettere la corda mancante e a tal proposito ho portato una corda da 25m. Impiego qualche minuto a togliere la corda vecchia e mettere la nuova, ad attrezzare il secondo rinvio e nel frattempo mi ricredo un poco sullo stillicidio. Infatti quando arrivo alla base del P50 sono ben fradicio.
Nella sala d’aspetto trovo Barbara e Giuseppe che gia’ stanno iniziando a lavorare, si vede che le mie descrizioni sono state abbastanza precise. Consegno a Giuseppe la corda appena recuperata. Loro oggi saliranno alla saletta con l’arrivo d’acqua, sistemeranno l’armo per arrivare alla saletta e poi valuteranno se vale la pena iniziare la risalita del camino.
Alessio e Giulio attendono pazienti. Pochi minuti ancora per mostrare a Giuseppe come eventualmente raggiungerci e poi andiamo, tanto “lavoro” ci attende.

Alla fine Barbara e Giuseppe decideranno che la risalita valeva la pena farla. Approfitto ora per mostrarvi un paio di foto regalatemi da Giuseppe, le ha scattate dopo una ventina di metri di paziente salita, sembrano interessanti.


Salutati i nostri amici riprendiamo le nostre robe e andiamo verso la risalita nuova. Vado avanti per primo per mostrare la strada ad Alessio e Giulio. Arrivato alla cengia dove facciamo “campo base” aspetto i miei amici e riprendo la loro salita.
Qua abbiamo Giulio.



E subito di seguito Alessio.

Qua anche le nostre strade si dividono. Io andro’ sul fondo del pozzo laterale a scavare per ricavare un passaggio mentre loro andranno ad affrontare la risalita cercando di arrivare in cima e vedere come prosegue. Con disappunto scopro che Alessio ha lasciato il suo zaino alla base del P50. Nel suo zaino c’era una parte della attrezzatura che mi serviva per lavorare. Il mio borbottio contrariato lo induce subito a proporsi per tornare a prenderlo pero’ nel frattempo ho verificato di avere anche altro materiale utile al mio lavoro quindi gli evito questa fatica aggiuntiva. Speriamo pero’ che questo inconveniente gli serva di “lezione”, lasciare uno zaino con materiale comune senza avvertire puo’ vanificare un’intera uscita. Stavolta si poteva rimediare ma non sempre e’ possibile.
Radunate le mie cose saluto Alessio e Giulio con le ultime raccomandazioni, un sentito augurio di trovare cose belle e poi mi ficco nell’angusto pertugio che porta al pozzo. Il passaggio della strettoia mi convince che la prossima volta dovremo allargare il passaggio prima di proseguire sotto, cosi’ com’e’ ora e’ quasi punitivo!
Scavo in solitaria per circa tre ore e alla fine il risultato non e’ da disprezzare. Ancora una giornata e si potra’ passare. Cerco di affacciarmi sotto ma ancora riesco a vedere poco. Mi sembra di intravedere un pavimento di roccia a una decina di metri ma non ve lo do’ per certo.


Risalgo avendo l’accortezza di slegare la corda e togliere tutti i nodi per poterla poi recuperare. Anche l’uscita dal pozzo e’ assai laboriosa ma alla fine riesco, ansimante ma vittorioso. Una volta al campo base lancio un urlo ai miei amici. Di rimando loro mi rispondono che sono arrivati in cima alla risalita, che ci sono belle novita’ e che ora stanno attrezzando una calata. Questa ultima parte me la faccio ripetere piu’ volte in quanto mi sembra ovvio debbano avere una “calata” se vogliono tornare a casa! Alla terza volta che chiedo, un “vaffa” di Alessio mi convince che stavano proprio parlando di di calata.
Li aggiorno dicendo che sto per spostarmi a vedere come stanno Barbara e Giuseppe poi mi occupo di recuperare la corda del P20, rifare lo zaino e poi scendere verso la base del P50.
Strada facendo trovo un cristallo di mica che mi piace assai quindi mi fermo a fotografarlo. Purtroppo il brilluccichio dorato non riesco a catturarlo, ma il cristallo ve lo propino lo stesso.

Quando arrivo alla base del P50 noto per prima cosa che lo stillicidio e’ passato da moderato a intenso, cosa non buona. Trovo poi Barbara sotto al telo termico e semi-assiderata. Purtroppo per vari motivi che cerca di spiegarmi le mi ripetute esortazioni a non stare troppo fermi sono servite a poco e ora Barbara e’ quasi al limite di sopportazione del freddo…e devo dire che anche io inizio ad avere dei brividi.
Per porre rimedio alla situazione prima che diventi pericolosa decidiamo che la cura migliore possibile al momento e’ la salita di un bel P50, che casualmente abbiamo disponibile. Avvertiamo Giuseppe che e’ ancora impegnato con la risalita e poi partiamo.
Ora abbiamo il lusso di ben due corde complete per la salita del P50. Faccio solo attendere un poco Barbara perche’ devo regolare meglio il deviatore messo all’andata. Fatto quello che dovevo la avverto che puo’ salire. Al primo frazionamento la aspetto, oramai lo stillicidio somiglia piu’ a una doccia fredda quindi mi inzuppo ancora di piu’. Quando inizio a sentire acqua scivolarmi lungo la schiena decido di proseguire lentamente verso l’alto. Barbara mi segue gia’ meno infreddolita rispetto alla partenza.
Quando arrivo in cima al pozzo mi metto comodo per fare un reportage della salita di Barbara. Mentre Barbara esce dal pozzo veniamo raggiunti dal fulmineo Giuseppe. E’ salito come un razzo e portandosi dietro ben tre zaini!






Giuseppe ci aggiorna del fatto che prima di partire ha scambiato qualche frase smozzicata con Giulio e Alessio. Anche loro sono sulla via del ritorno.
Il passaggio successivo e’ l’uscita dal P25. Salgo per primo e mi fermo ad aspettare Barbara per darle qualche consiglio. Quando arriva al frazionamento le dico: “passalo come al solito ma poi non salire, spostati invece all’indietro dove potrai salire con piu’ facilita’” al suo “ok” mi metto in attesa di eventi. Barbara dopo aver passato il frazionamento come prima cosa inizia a salire ma un urlo ben assestato la ferma prima che vada ad incastrarsi! Dopo questo aggiustamento passa la strettoia senza problemi, mi passa il suo zaino e mi raggiunge.

Pur iniziando a tremare per il freddo, aspetto con pazienza Giuseppe che a sua volta cerca di contattare Giulio e Alessio di cui abbiamo perso traccia. Inganno il tempo e il freddo facendo una foto ad una goccia.

Quando Giuseppe arriva su propino anche a lui le stesse istruzioni e poi recupero i suoi tre zaini. Finalmente riuniti tutti e tre insieme proseguiamo la salita. A ogni salto successivo facciamo passamano con gli zaini fino a fuori.


Esco per secondo, dopo Barbara. Avvicinandomi all’uscita vengo investito dal freddo esterno e comprendo di aver commesso un errore madornale. I miei vestiti asciutti sono nella macchina di Giulio, Giulio e’ ancora in grotta e io non so dove siano le chiavi della sua auto!
Per ingannare il freddo faccio un salto alla vicina Creta Rossa dove lo SCR sta concludendo una allegra uscita di corso. Li raggiungo per un saluto e aggiorno Andrea sui nuovi sviluppi della grotta. Dopo un paio di minuti pero’ devo rinunciare alla loro compagnia, mi risulta difficile parlare con i denti che battono come nacchere! Torno alle auto dove Barbara e Giuseppe stanno iniziando a cambiarsi. Mi ricordo che per fortuna ho con me un pile di ricambio e una giacca a vento smanicata. Le recupero dallo zaino di grotta e mi cambio velocemente. La situazione migliora notevolmente.
Una volta placato il freddo posso tornare all’ingresso della grotta dove con piacere noto la corda tesa. Qualcuno sta salendo. Lancio un paio di urla ma non ho risposta. Riprovo dopo un paio di minuti e stavolta Giulio mi risponde. Appena fuori lo fotografo subito, se l’e’ meritato.

Per Alessio devo accontentarmi di una foto durante il cambio abiti, mi sono perso in chiacchiere con Giulio e mi son dimenticato di lui.

Tutti cambiati, tutti riconciliati col freddo sistemiamo gli zaini in auto e partiamo alla volta di Livata alla ricerca di un bar. Li troviamo tutti e due chiusi ma in quello in basso accettano ordinazioni le pizze tonde da asporto. Con una occhiata Giulio ed io siamo d’accordo per ordinarla. Alessio decide che preferisce cenare a casa mentre Barbara e Giuseppe, che devono fare tanta strada per tornare a casa, decidono di avviarsi. Ci salutiamo ringraziandoli e poi ci dedichiamo alla pizza.


Una giornata interessante in buona compagnia e con confortanti risultati che fanno venire voglia di tornare alla grotta gia’ domani, e questo nonostante le condizioni che promettono di diventare ancora piu’ severe andando avanti con l’inverno. Devo prendere delle maglie ancora piu’ calde! Alla prossima.