Prosegue l’esplorazione con mezzi “radiologici” tecnologicamente avanzati. Stavolta siamo Fabrizio, Nerone, Gabriele ed io.
La mattina dopo tutte le soste canoniche arriviamo alla grotta verso le 11. Nerone e’ la che ci aspetta dalle 8, lo troviamo avvolto da una nuvola di fumo, ha quasi consumato la pipa a forza di ricaricarla con la mistura infernale che lui chiama tabacco.

Ecco qua il nostro squadrone odierno. Nerone, che gia’ vi ho presentato, l’intramontabile Gabriele e il nostro “radiologo” di fiducia, Fabrizio.

Iniziamo i preparativi. Oggi avremo una giornata dedicata agli esperimenti. Proveremo subito gli esoterici attrezzi da rabdomante portati da Fabrizio e poi qualcosa di piu’ scientifico con emittenti radio e sensori riceventi.

Iniziamo subito col pendolo. Nerone ed io ci mettiamo comodi ad osservare Fabrizio e Gabriele che girano per il bosco nei dintorni della grotta col pendolo in mano commentando entusiastici ogni oscillazione.

I resti del passaggio di qualche fungaiolo.

Dopo qualche giro sembrano aver individuato un altro possibile ingresso. Anche Nerone viene coinvolto nell’esperimento.

E anche con lui il pendolo sembra indicare il punto trovato prima da Fabrizio e Gabriele.

Dopo Nerone provo anche io ma con me il pendolo sembra fare le bizze, forse perche’ prima di farlo oscillare faccio qualche giro su me stesso a occhi chiusi. Dopo il pendolo passiamo alle bacchette metalliche. Anche queste sembrano comportarsi bene. In pratica queste possono oscillare orizzontalmente e si incrociano in corrispondenza di un vuoto, si aprono quando il vuoto non c’e’.

Attendiamo trepidanti il responso delle bacchette. E loro giustamente si incrociano decisamente in corrispondenza del vuoto che sappiamo essere subito sotto di noi, vicino dell’ingresso. Con noi intendo Gabriele ed io perche’ Fabrizio non conosce la grotta quindi non poteva sapere.

Con le bacchette termina la parte “fantastica” della giornata, c’e’ solo una breve parentesi con un ramo a “Y” di ulivo ma Fabrizio ci dice subito che con lui questo metodo non porta alcun risultato. Non e’ dato sapere se questi oggetti siano veramente influenzati da qualcosa di esterno o sia solo la suggestione involontaria anche se genuina dell’operatore, pero’ provare costa nulla ed e’ anche divertente!
Ora passiamo a strumenti piu’ scientifici, Gabriele mostra l’emittente di segnale che io portero’ in grotta.

Poi, mentre termino di prepararmi, giochiamo con l’aggeggio, tutto auto-costruito da Fabrizio che credo faccia da ricevente del segnale che l’aggeggio emittente inviera’ dalla grotta.




Eccomi pronto a partire. Ho centellinato al grammo i pesi da portare, ma nonostante questo il mio zaino e’ bello pesante e gia’ inizio a rimpiangere l’assenza per motivi di studio del nostro baldo Luca, a cui solitamente affibbio le robe pesanti.

Oggi per la fotocamera sara’ una giornata leggera, non avendo soggetti da infastidire con le foto mi ricordo di rado di metterla in funzione. Pero’ in compenso oggi posso provare a togliermi la curiosita’ di dare uno sguardo al passaggio stretto a meta’ del P25. Uso la corda del pozzo per dondolare fino al terrazzino e poi mi ancoro alla meno peggio. Il terrazzino sembra piu’ robusto di quello che sembrava da lontano, sotto il primo strato di fango c’e’ roccia dall’aspetto solido. Mi avvicino al buco e provo a vedere meglio, cerco anche di togliere del fango per allargare il buco ma sto troppo scomodo e anche il fango si rivela piu’ tenace del previsto. Provo a scrutare dentro ma non ho allargato abbastanza. Rimando ad una prossima volta ulteriori indagini. Perdo ancora qualche secondo per studiare come ancorare la corda per stare comodi a lavorare e poi proseguo la discesa.

Arrivo alla partenza del P50. Devo verificare se la corda rossa sia rimasta lesionata dopo la disavventura occorsa a Linda la volta scorsa.

Ecco la corda rossa, la volta scorsa mentre Linda saliva era rimasta incastrata su uno spuntone costringendola ad un elaborato cambio corda per evitare problemi peggiori.
Prima di partire sistemo a portata di mano i materiali che potrebbero servirmi. Nella speranza che la corda non sia lesionata voglio sistemare un deviatore anche sulla corda rossa per evitare il ripetersi di episodi spiacevoli come quelli occorsi alla mia amica.
Affacciandomi sul pozzo vedo un attacco alla parete opposta, non lo ricordavo ma sembra proprio fare al caso mio. Mi preparo della corda, un moschettone e vado a verificare lo stato della corda rossa scendendo sulla bianca. La controllo per un buon paio di metri e per fortuna sembra essere integra, nemmeno la calza esterna sembra usurata. Bene. Mi sistemo piu’ comodo possibile e metto in opera il nuovo deviatore. Lascio che la corda rossa sia deviata di pochissimo dalla verticale, il deviatore serve solo ad evitare spostamenti accidentali quando qualcuno esce dal pozzo dopo averlo risalito.
Soddisfatto riprendo la discesa, ho ancora un lavoretto da fare.

In teoria avrei voluto sistemare anche i deviatori intermedi che al momento sono su un attacco unico ma avrei dovuto prepararmi prima l’occorrente e poi, visto che il moschettone che li regge ha la ghiera bloccata, avrei dovuto tagliare uno dei cordini e questo detesto farlo…ma lo faro’ una di queste prossime volte.
Al frazionamento di meta’ pozzo mi fermo di nuovo per sistemare una situazione anomala. La corda bianca, che al momento e’ l’unica ad arrivare fino in fondo al pozzo e’ su uno solo degli attacchi, quello piu’ in alto sulla sinistra. La corda rossa, che dopo pochi metri ha un altro frazionamento utilizza invece entrambi gli attacchi. Visto che sono in vena, sistemo questa stortura. Con un po’ di fatica e qualche mala parola nei confronti delle maglie rapide che non si vogliono aprire, sfilo la corda bianca, rifaccio il nodo e lo sistemo sugli attacchi. Dato l’intrico di corde in gioco non faccio un ottimo lavoro ma decido che lo sistemero’ poi al ritorno. Gia’ comunque e’ meglio di prima. Proseguo la discesa.

Anche al deviatore sotto dovrei piantare un fix e separare le due corde ma tanto quella rossa al momento termina qua, quindi per ora lascio cosi’.
Alla base del P50 faccio sosta per la solita foto alle stalattiti di fango, tanto per non perdere l’abitudine.

Passo il cunicolo e mi fermo giusto qualche secondo a riprendere fiato prima di affrontare la salita.

Ecco la salita che mi attende.

Al passaggio stretto ma non troppo che porta al camino che stiamo risalendo, riesco finalmente a togliere qualche decina di sassi in bilico, finora l’ho detto a tutti coloro che sono passati per ultimi ma senza esito. Oggi che sono sia primo che ultimo posso finalmente farlo e togliermi il pensiero. Quando finisco sono talmente soddisfatto che dedico una foto al punto che ho ripulito.

Ancora un tratto di salita e sono al nostro “campo base” dove da un lato prosegue la risalita mentre dall’altra inizia il pozzo nuovo che stiamo allargando.

Mi metto comodo e svuoto lo zaino mettendo tutto il necessario alla risalita attaccato alla bandoliera. Prendo anche l’emittente per i test “radiologici” e lo attacco al portaoggetti dell’imbrago. Non tralascio di prendere con me la radio che mi ha gentilmente fornito Fabrizio, la accendo e provo a mandare un messaggio radio ai miei amici all’esterno. Purtroppo la radio rimane muta, siamo ancora troppo lontani.
Una foto alla parte di risalita gia’ fatta e poi inizio ad andare per raggiungere il punto dove Angelo e Linda si sono fermati la volta scorsa.

Eccomi arrivato al nuovo armo doppio. Come mi aveva raccontato Angelo poco piu’ in alto vedo un attacco singolo con il resto della corda ammatassato.

Raggiungo il limite attuale della risalita e valuto la situazione. In pratica in questo punto la sezione del camino e’ una specie di “8”. L’occhio sinistro dell'”8″ e’ quello dove sono io ma sulla sommita’ non sembra essere interessante. Dall’altra parte invece sembrano esserci dei punti interessanti.
Decido che vale la pena spostarsi a destra prima di proseguire la risalita. Mi guardo attorno e con un poco di disappunto vedo alla mia destra un fix senza piastrina. Linda aveva detto di aver fatto un traverso peccato che poi lo abbia disarmato completamente. Un buon lavoro e della fatica perse per nulla.
Con pazienza mi attrezzo per armare di nuovo il traverso. Raggiungo il fix e mostro un attacco, ci metto la corda e mi affaccio sull’occhio di destra. Trovo un altro fix e rimonto anche qua un attacco. Ora posso riprendere la risalita, cosa che faccio senza indugio. Purtroppo non posso salire molto, appena due fix riesco a mettere poi la corda di risalita termina.
Impiego qualche minuto per attrezzare un attacco doppio da cui si potra’ ripartire la prossima volta poi mi dedico alla fotografia per cercare di carpire in anticipo i segreti che la grotta ancora cerca di nascondere. Il gioco di luci e ombre che si vede in alto e’ affascinante e riempie di curiosita’, ma per oggi non ci sara’ modo di andare oltre. Concludo con un nuovo tentativo via radio ma senza successo.
Scendo con calma disarmando gli attacchi intermedi e poi ritorno al campo base.

Dopo una pausa per bere e mangiare rifaccio lo zaino e con un silenzioso saluto alla grotta riprendo la strada verso l’uscita. Faccio sosta alla base del P50 per una foto alla risalita delle stalattiti di fango, anche la’ un giorno si dovra’ andare a riguardare con attenzione.

Inizio la risalita del P50 e al frazionamento sistemo meglio il nodo della corda bianca, quando riparto finalmente lo lascio ordinato come deve.

Arrivato quasi alla sommita’ del P50 faccio delle foto verso l’alto come confronto visivo con la sommita’ della risalita. In effetti anche qua, se non ci fossero le corde a guidare lo sguardo, non si potrebbe dire che la’ sopra la grotta prosegue. La cosa fa ben sperare.

Dopo il P50 passo alla base del P25 e mi fermo per bere un goccio d’acqua. Mi cade l’occhio su un “bacarozzo” che si aggira nei pressi e lo riprendo nel caso qualche amante del genere volesse un giorno dirmi di che animale si tratta.


Dopo il P25 continuo con la salita dei saltini successivi con una breve pausa per fotografare un ragno.

Al P10 mi fermo a meta’ pozzo e recupero il martello da armo passando poi una ventina di minuti a smartellare tutti gli spuntoni dove si appiglia la corda. Quando riparto la situazione sembra migliorata.
Fuori ritrovo i miei amici. Per sopperire alla mancanza di foto degli speleo che hanno partecipato alla odierna discesa in grotta mi faccio scattare una foto da Gabriele.

Ecco qua i nostri eroi “radiologici”, Fabrizio e Gabriele. Ci sono solo loro due perche’ Nerone e’ dovuto tornare a casa.
Mentre mi cambio mi raccontano l’esito del test con l’aggeggio che mi sono scarrozzato su e giu’ per tutta la grotta. Risultati parzialmente positivi, diciamo. Hanno potuto seguire dall’esterno la mia discesa per la prima mezz’ora poi il silenzio tecnologico e’ sceso inesorabile. Da un primo esame sull’emittente che avevo nello zaino risulta che le batterie non hanno retto il superlavoro e si sono scaricate troppo presto.
Fabrizio non si perde d’animo e annuncia che lavorera’ ad un nuovo aggeggio piu’ potente come durata delle batterie e programmato per usare delle frequenze piu’ consone. Dovremo fare una nuova sessione di test.

E’ nostra ferma intenzione andare a cena assieme per chiudere degnamente la giornata, pero’ sono appena le 5 del pomeriggio e dobbiamo passare un paio d’ore a bighellonare. Decidiamo quindi di passare a Campo dell’Osso e proseguire fino a Campo Minio. In vista dell’osservatorio ci fermiamo.

Con Gabriele andiamo a ricercare una grotta, il pozzo di Campo Minio dove eravamo gia’ stati anni fa in occasione di un corso pratico sull’utilizzo del GPS.

Come diceva De Andre’: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Che questi siano funghi nulla toglie.

Il bosco e’ disseminato di queste allegre famigliole di funghi. Ne fotografo alcuni mentre ci aggiriamo cercando la grotta.

Dopo aver svalicato un paio di volte finalmente ritrovo l’ingresso della grotta e ne approfitto per qualche foto.



Compiuta la nostra missione torniamo indietro.




Ripassando a Campo dell’Osso costringo Gabriele ad una sosta per vedere meglio i buchi lungo strada che da anni decorano questo punto della piana. Addirittura in uno trovo un fungo porcino che pero’ lascio a chi se ne intende.

Nel recinto piu’ grande il buco mi sembra interessante e mi ripropongo nel prossimo futuro di venire a darci uno sguardo piu’ da vicino.

Tra un giro e l’altro arriviamo ad ora di cena quindi scendiamo verso Subiaco con la speranza di trovare ospitalita’ presso il nostro solito ristorante da Antonia a Marano. Telefono loro per avvertirli, mi risponde Pamela ma con una brutta notizia, oggi sono chiusi. Proseguiamo la ricerca. Anche il secondo ristorante e’ chiuso, ma per ferie. Al terzo siamo piu’ fortunati e possiamo quindi coronare il nostro desiderio di una cena assieme. Una giornata interessante e particolare sotto molti punti di vista. Alla prossima.