Con Luca in grotta a proseguire l’esplorazione. Supporto esterno di Gabriele e 2 amici di Luca.
La mattina arrivo con Gabriele in zona grotta e subito dopo veniamo raggiunti da Luca e i suoi amici, Lorenzo e Luca, in ordine di apparizione!

Mentre Luca ed io ci prepariamo Gabriele intrattiene gli amici con racconti e aneddoti delle grotte nei dintorni. Quando finalmente siamo pronti andiamo tutti assieme all’ingresso.

Il tempo di mettere la corda e partiamo.

Luca va avanti e affronta il primo pozzetto.

Pochi minuti e posso riprenderlo mentre affronta la strettoia di partenza del P25 (vedo dal rilievo che in realta’ e’ un P28 ma oramai l’ho in mente cosi’, speriamo la grotta non si offenda!).

Il primo tratto del P25, sul terrazzino a meta’ pozzo ricevo la libera da Luca.

Arrivo sul terrazzino in tempo per costringere Luca a fare una sosta per la foto del secondo tratto del P25.


Siamo alla partenza del P50 (anche qua ho approssimato, sarebbe un P52, ma non stiamo a sottilizzare.). Visto che Luca sta portando il peso maggiore, porta tra l’altro anche 2 bei trapani, gli lascio la scelta della corda. Prende quella rossa.

Eccolo al frazionamento iniziale.

Faccio appena a tempo a montare il discensore sulla mia corda che lui e’ gia’ partito per la discesa.

Nell’ultimo tratto del pozzo c’e’ solo una corda, quella dove sto scendendo io. Quella di Luca c’era ma e’ stata tagliata per poter fare una delle risalite, quella fatta con Elisa anni fa. Mando un saluto silenzioso a Elisa, impegnatissima col suo nuovo lavoro, mentre fotografo la corda della risalita alla base del P50.

Urlo la libera ed ecco arrivare Luca.



Senza soffermarci troppo scendiamo subito alla partenza del cunicolo dove parte la diramazione con la risalita da finire.

La corda del primo tratto di risalita.

Anche Luca esce dal cunicolo, lo aiuto col passaggio dello zaino, pero’ me ne pento subito, e’ troppo pesante!

Mentre mi sistemo Luca inizia a salire, dobbiamo cambiare gli attacchi della risalita, che ora sono in alluminio, con dei nuovi in acciaio che abbiamo portato. Un poco di esercizio con i frazionamenti non fara’ poi male al mio volenteroso ed energico amico.

Eccolo all’opera mentre io termino di sistemare le robe da portare su.



Salendo c’e’ da aggiustare l’armo fatto, togliere gli attacchi oramai inutili e proseguire la risalita fino al terrazzino che c’e’ poco piu’ in alto. Ripongo la fotocamera e mi dedico a quel che c’e’ da fare. Nel frattempo Luca termina di sistemare l’armo della parte gia’ fatta.
Arrivo fino all’attacco dove mi ero fermato la volta scorsa e mi guardo attorno, Il terrazzino dove voglio arrivare e’ un metro piu’ in alto e a 2 metri di distanza alla mia destra. Uno bravo se la caverebbe con un’arrampicata in libera, io mi accontento di sporgermi il piu’ possibile e mettere un multifix sulla parete subito sotto il bordo del terrazzino. Una volta sistemato il nuovo attacco mi sposto su di lui, mi sistemo un poco e valuto la situazione. Ci sono appigli sicuri per arrampicare fino al terrazzino, ce la posso fare. Sistemo le mie robe per minimizzare i danni nel malaugurato caso di una caduta e poi salgo i pochi centimetri che mi separano dal terrazzino. Eccomi arrivato!
Per prima cosa pianto un multifix, tanto per avere un attacco sicuro su cui allongiarmi. Ho la mia bella difficolta’ nel metterlo e, purtroppo, anche per staccare l’attrezzo con cui li avvito nella roccia. Ho fatto talmente fatica che multifix e attrezzo si sono uniti strettamente e non riesco piu’ a svitare l’attrezzo dal multix. Dopo vari tentativi inutili devo togliere il tutto dalla roccia, prendere a martellate il multifix fino a piegarlo a “L” per poi finalmente poterlo svitare dall’attrezzo. Con il successivo multifix utilizzo anche un controdado per evitare altre disavventure simili. Ho imparato una nuova cosa su come gestire questi aggeggi.
Risolto con il multifix impertinente, riprendo con l’armo. Ho fatto la cavolata di lasciar cadere la corda di risalita che ora pende sconsolata in corrispondenza del penultimo attacco messo. Per fortuna Luca viene in mio aiuto, sale, recupera la corda e me la tira.
Mi guardo attorno. L’ambiente dove siamo ha una forma che possiamo immaginare come un occhio stretto e allungato in direzione NordEst-SudOvest. Il terrazzino e’ nella parte a NordEst. Quello che la volta scorsa mi era sembrata la partenza di un meandro da vicino si rivela la punta dell’occhio che chiude. C’e’ solo una possibile prosecuzione, sulla punta dell’occhio, in fondo al terrazzino. Mi ci avvicino, e’ un buco impraticabile ma interessante. Sento chiaramente arrivarmi aria in faccia. Lo lascio a Luca per un approfondimento.
Torno al bordo del terrazzino e indico a Luca che puo’ salire, visto che e’ “di strada” gli chiedo di togliere gli ultimi 2 attacchi, che ora non servono piu’. Intanto io torno alla punta dell’occhio e faccio una breve risalita di un paio di metri, ma trovo nulla di interessante. Fisso comunque la corda su un attacco naturale nel caso anche Luca avesse curiosita’ di salire a vedere.
Nel frattempo Luca e’ salito a raggiungermi, gli racconto cosa ho scoperto finora e lo aggiorno sulla mia intenzione di chiamare questo primo tratto di nuova grotta: “Risalita Tommolino” in onore del mio nipotino che proprio stamane deve subire una piccola operazione.
Luca inizia subito lo scavo alla punta dell’occhio. Mentre lui si accanisce sulla roccia tenace io pianto un fix per doppiare l’armo di arrivo al terrazzino. Completo l’opera scendendo a recuperare gli altri attacchi intermedi non piu’ necessari e recuperare cosi’ della corda, sempre utile.

Dagli scavi di Luca arrivano notizie confortanti…ma non troppo. Mi conferma l’arrivo di aria, infatti lamenta che la polvere del trapano gli arriva in faccia mentre lo usa. Inoltre spostando i primi sassi ritrova un mucchietto di ossa. Purtroppo la roccia e’ molto compatta e il trapano puo’ poco o nulla. Ma lui continua a provarci con impegno.




Breve pausa di riposo durante lo scavo. Io nel frattempo mi dedico a proseguire la risalita. Prendo quel che mi serve e parto. Sistemo la nuova corda che abbiamo portato sul doppio attacco che ho appena sistemato e poi mi sposto verso sinistra mettendo un nuovo fix. Noto che fatica non poco ad entrare nella roccia e la testa del fix si deforma parecchio, ma per ora non me ne preoccupo e proseguo.

Con l’aiuto della luce di Luca illuminiamo piu’ possibile il pozzo da risalire. E’ un bel pezzo da fare, ci vorra’ pazienza. Inizio a spostarmi lateralmente piantando altri fix, sempre piu’ a fatica. Penso sia colpa mia per non pulire a dovere i fori prima di metterci il fix dentro. Non mi fa sospettare nulla nemmeno il fatto che per ogni foro impiego un paio di minuti per completarlo.
Arrivo al bordo opposto dell’occhio, ora devo salire. Inizio a fare un buco in alto, tento poi di metterci un fix. Nulla da fare, per quanto io martelli con passione e accanimento lui entra per un paio di centimetri poi rimane inamovibile. Dopo almeno 5 minuti di estenuanti tentativi rinuncio e provo a fare un altro foro. Metto un altro fix…stesso risultato. Ancora non capisco quale sia la causa di questo inconveniente, la attribuisco a una mia imperizia. Chiamo Luca, distraendolo dallo scavo, e gli chiedo per piacere di passarmi la sua mazzetta. Con i metodi forti riesco a piantare finalmente il secondo fix e mi ci appendo. Sono sfinito.
Finalmente mi convinco a guardare con tutta l’attenzione del caso quale possa essere la causa di queste difficolta’, troppe per essere causate solo dal mio operato. Si tratta della punta del trapano. Guardandola con attenzione mi accorgo (finalmente) che alla punta…manca la punta! In pratica stavo facendo buchi da 7mm o anche meno, per forza che i fix non entravano.
Con l’aiuto dell’iper-paziente Luca faccio il cambio della punta e proseguo. Ora in effetti fare il foro e’ questione di un attimo e i fix entrano che e’ un piacere, purtroppo sono le mie braccia ad aver terminato la carica. Arrivo per tigna fino a una minuscola cengia dove stare comodo e sistemo 2 fix con altrettanti attacchi da cui ripartiremo la prossima volta.
Scendo cercando di liberare gli attacchi intermedi ma purtroppo il martellio selvaggio ha rovinato l’impanatura dei fix e tentando di svitare il dado quello si blocca e il fix a girare su se stesso. Risultato, 2 piastrine perse. Con le pive nel sacco scendo a raggiungere Luca.

Lo trovo impegnatissimo a scavare. Lo sento sbuffare perche’ la roccia in quel punto e’ molto compatta e se ne frega altamente delle sue martellate. In compenso pero’ ha liberato abbastanza per attivare la sonda speleologica per eccellenza, il lancio del sasso in un sospetto pozzo. Gliene fornisco un paio abbastanza grossi e tondi e lui esegue il lancio. Silenzio assoluto mentre contiamo secondi e rimbalzi del sasso sulle pareti del presunto pozzo…1…tump…2…3…tump…tump…4. Visti i rimbalzi sulle pareti (che ho cercato di rendere con “tump”), Luca ed io ci guardiamo con soddisfatta sorpresa. Luca tenta con altri sassi e abbiamo circa lo stesso riscontro. Soddisfacente, direi. Fatta la tara dei vari rimbalzi stimiamo un pozzo abbastanza ampio da almeno 20 metri, se non 30.
Luca prende un attimo di riposo mentre vado pure io a curiosare nel buco. Provo col martello, provo col trapano, ma anche io risolvo nulla, mi devo accontentare di urlarci dentro per sentire un bel rimbombo. Sappiamo oramai che il rimbombo di un urlo non e’ conclusivo, ma aggiunto alla prova del sasso fa ben sperare.



Dopo il mio tentativo di scavo lascio di nuovo il campo a Luca e vado a terminare con il recupero del materiale usato per la risalita e la sistemazione della corda. Provo a togliere l’ultimo attacco non piu’ utile ma nulla da fare, anche lui con la filettatura rovinata. Provo a svitare sforzando molto con la chiave, finche’ il fix incredibilmente si spezza. Rimango senza parole per qualche secondo poi documento facendo una foto al moncone di fix che mi e’ rimasto in mano, una cosa bruttissima da vedere. Pero’ almeno ho recuperato la piastrina!

Siamo stanchi tutti e due, si e’ fatto tardi, e’ decisamente l’ora di ritornare. Sistemiamo quello che dobbiamo riportare indietro, facciamo qualche altra foto al pozzo che prima o poi risaliremo e poi andiamo.



Vado avanti per primo, Luca mi segue. Facciamo sosta alla base della risalita per bere e fare un veloce spuntino, poi proseguiamo.


Dopo il cunicolo che ci riporta alla base del P50 ricordo di fotografare il punto “31” del rilievo, mi sara’ utile per agganciare al rilievo vecchio la nuova parte. Nel passare il cunicolo Luca sposta il mio zaino e si meraviglia perche’ e’ leggero. In effetti il suo e’ molto piu’ pesante, ma e’ normale lui ha un terzo della mia eta’ quindi deve portare un peso almeno il triplo del mio, per fare allenamento!

Il P50 inizio a salirlo io, al frazionamento urlo la libera cosi’ Luca puo’ salire. Come penso sempre, dobbiamo portare uno spezzone di corda per doppiare anche gli ultimi metri di pozzo. Un giorno lo faremo. Sopra al P50 mi fermo un attimo a riprendere fiato e aspettare Luca ma dopo nemmeno 5 minuti inizio a sentire freddo, faccio una foto ai sassolini neri che adornano la grotta, dicono essere i residui di una qualche attivita’ vulcanica di chissa’ quando.

Il freddo mi convince a ripartire. Mi sono anche ricordato che salendo ci sono un paio di punti da rivedere con piu’ attenzione. Il primo sembra nulla di che.

Il secondo sembra essere piu’ interessante ma tocco nulla perche’ eventuali sassi andrebbero dritti addosso a Luca.

Alla fine del P25 urlo la libera a Luca che oramai sento sotto di me. Visto che tutto procede continuo a salire senza fretta fino ad arrivare all’uscita dove, con disappunto, trovo a d accogliermi la pioggia con un’aria calda e umida. Per fortuna la pioggia non e’ fortissima e poi i nostri amici sono gia’ qua di ritorno dalle loro passeggiate.
Recupero i miei vestiti e inizio a cambiarmi. Tempo un quarto d’ora arriva anche Luca. Ha imprecato a lungo contro il suo zaino che, ci racconta, si incastrava dappertutto.




Una foto alla punta del trapano maledetta. Non e’ a fuoco, ma nemmeno quello si merita!

La pioggia si placa mentre terminiamo di cambiarci, sistemare e suddividere il materiale e raccontarci vicendevolmente cosa e’ successo in questa giornata. Loro che sono rimasti fuori hanno potuto fare ben poco a causa della pioggia, ma si sono consolati con un buon pranzo. Noi li aggiorniamo delle novita’ della grotta, poca roba per ora, ma interessante.

Come sempre la grotta si concede poco per volta, ma noi abbiamo pazienza. Alla prossima.