Una veloce visita a grotta Miesole con Giuseppe. Continuiamo con le uscite speleo poco impegnative, ottime per un periodo di vacanza.

Dopo esserci preparati, si parte con i gesti di pace e saluto da parte di Giuseppe.

Siamo qua per scendere il pozzo, ma anche per rivederne l’armo dopo il crollo dell’enorme albero da cui si faceva partire di solito. Faccio subito il prepotente quindi rubo gli attacchi a Giuseppe mentre lui sistema la corda all’albero per il traverso e vado. Nel frattempo lo vedo che armeggia col GPS per riprendere il punto della grotta.

Armo il traverso e do anche una ripulita sul camminamento togliendo una grossa radice marcia e ricoperta di muschio. La partenza della discesa non presenta problemi, ci sono giusto 2 fix dal bell’aspetto e li utilizzo. I guai vengono dopo, nel cercare un armo che vada sulla verticale. Dopo una lunga ricerca col martello con le rocce intorno a me che suonano “fesso”, trovo un angolino che sembra buono e lo uso. Il secondo attacco sara’ l’albero a “L”, quello solito. Ho voluto doppiare l’albero perche’ Giuseppe lo ha visto muoversi eccessivamente, meglio non rischiare.
Una volta ottenuta una buona partenza, metto via la corda di Giuseppe e prendo la mia, nuova nuova. La usero’ oggi per la prima volta.
Dopo aver risolto la partenza scendo difilato fino alla sella dove mi sembrava ci fossero degli attacchi comodi. Ho qualche difficolta’ per scendere perche’ la corda , filata nello zaino, e’ al suo primo utilizzo e ne esce tutta aggrovigliata. Sciolta la matassa intricatissima che si e’ formata la tiro fuori tutta dallo zaino e la lascio pendere per il pozzo. Ora posso proseguire la discesa. Arrivo alla sella ma evidentemente ricordavo male perche’ alla sella non trovo alcuna traccia di attacchi. Con un sospiro avverto Giuseppe di portare pazienza e risalgo fino a raggiungere 3 fix in linea che avevo visto qualche metro sopra.

Sotto di me vedo che la corda passa vicino ad altri attacchi. Quasi sicuramente quelli che sto mettendo ora si possono evitare, ma li metto ugualmente cosi’ da permettere anche a Giuseppe di fare qualcosa.

Sistemo 2 attacchi sui primi 2 fix e metto la corda. Vorrei mettere un attacco di servizio sul terzo fix ma lui decide di girare su se stesso mentre tento di stringere il dado. Per fortuna riesco a recuperare la placchetta e poi batto il fix dentro la roccia per impedire ad altri di vivere la mia stessa disavventura.
Una volta sistemato tutto per bene urlo a Giuseppe di raggiungermi e proseguire lui con l’armo, cosi’ mi sentiro’ meno egoista. Pochi istanti e lo vedo arrivare.




Gli passo il materiale e lui prosegue andando a sistemare il fix subito sotto.


Dopo aver sistemato il frazionamento, Giuseppe prosegue con la discesa. Arrivato quasi in fondo pero’ mi urla che ha il dubbio che la corda non arrivi in fondo al pozzo. Continua la discesa per andare a verificare. Qualche secondo e sembra arrivare a toccare terra. Arriva a malapena, ma arriva. Parto per raggiungerlo lasciando tutta la roba pesante agganciata ai moschettoni dell’armo. Arrivato al frazionamento sotto, per sicurezza recupero qualche centimetro di corda e poi proseguo la discesa.

Un saluto al pozzo e al caldo esterno. Ora qua e’ ben fresco.

La sella vista dal basso, senza gli attacchi che ero sicuro ci fossero.

Giuseppe intanto e’ gia’ in perlustrazione nell’ampia sala alla base del pozzo. Mentre scendo alcuni tuoni annunciano la pioggia, che inizia a cadere vigorosamente mentre vado giu’.

Arrivo a terra e scendo l’imponente cono detritico per arrivare alla base della sala. Vado a dare uno sguardo alla nicchia dove dovrebbe arrivare la seconda diramazione del pozzo. Di solito qua, quando e’ periodo, si possono incontrare centinaia di pipistrelli. O almeno era cosi’ una decina d’anni fa, ora non se ne vede traccia, se non per lo spesso strato di guano per terra..

Esco dalla nicchia e raggiungo Giuseppe.


Iniziamo a fare un giro tutto intorno al bordo della sala. Sfrutto la luce di Giuseppe per ricavare qualche foto.

Il cono detritico su cui si arriva.

Una zona di concrezioni con una bella colonna.




Fango lavato via dallo stillicidio rivelando le pietre sotto.

Tracce di uno scavo, fatto chissa’ da chi. Magari porta da qualche parte, in una zona nuova ma oggi non lo scopriremo. Passiamo oltre.

La partenza dei cunicoli fangosi che portano alle zone nuove.


Ancora foto al cono detritico da varie angolazioni.


Ritorniamo nei pressi della nicchia.

Giuseppe va a buttarci un occhio.

Io inizio a sentire freddo, posso scegliere tra cambiare maglia o iniziare a risalire. Scelgo la seconda opzione e inizio a risalire il cono detritico. A meta’ incontro un ranocchio…sara’ mica quello di Grotta Scura che mi ha magicamente seguito?!? Non faccio a tempo a chiederglielo che quello salta via sdegnosamente e scompare in un buchetto. Lo lascio in pace.

Mi preparo a salire.


Giuseppe mi raggiunge sopra al cono e io ne approfitto.


Passato il frazionamento urlo la libera e Giuseppe arriva fulmineo.

A qualche metro dal secondo frazionamento il caldo mi avvolge nella sua morsa facendomi rimpiangere il leggero freddo accusato qualche momento fa. In compenso pero’ ora non piove piu’.

Giuseppe attende con pazienza che io liberi la corda.


Ecco il “nuovo” armo del pozzo. Va ancora bene, ma ad essere scrupolosi il nodo della fionda andava tirato su di qualche centimetro.

Passo il frazionamento poi mi metto comodo per riprendere la salita di Giuseppe.



Vado avanti uscendo dal pozzo e lo aspetto mentre disarma.

Fuori da pozzo sistemiamo le corde e poi saliamo all’auto. Un’uscita tranquilla e rilassante, ho rivisto con piacere questa grotta. Alla prossima.