Campocatino – Campo speleo – 01/08/2024

Una tre giorni di grotte e amicizia resa possibile dal grande impegno di tante persone che hanno contribuito a renderlo possibile e piacevole.

Sicuramente non puo’ mancare un ringraziamento a Gioia, Presidente della sezione CAI di Frosinone che ha partecipato attivamente e allegramente al campo. Ma soprattutto a tutta la sezione che ci ha concesso in uso lo splendido rifugio Calderari permettendo che il campo diventasse realta’.

Non da meno sono stati Patrizio e Tarcisio che hanno passato lunghe giornate a sistemare il rifugio, e Gabriele che ha orchestrato magistralmente il ricevimento di chi e’ intervenuto e ha fatto la supervisione su tutto per tutta la durata del campo.

Menzione speciale a Virginia e Claudio e a tutti coloro che hanno sgobbato in cucina per sfamare una torma di speleo famelici.

Grazie a Maria che con la sua presenza ci aiuta a mantenere vivo il ricordo di Gianni.

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato, anche venendo da lontano, come Giuseppe e i suoi amici.

Indistintamente a tutti, anche a chi non e’ potuto venire, un brindisi!

2 agosto – Apertura del campo

Noi, Gabriele, Alessia ed io arriviamo a meta’ mattina e troviamo gia’ il rifugio aperto e pronto ad accoglierci. Ci mettiamo comodi ad attendere che i partecipanti a questo campo arrivino a popolarlo.

Mentre si avvicina ora di pranzo e nel rifugio si inizia a sentir parlare di amatriciana e altre leccornie Alessia ed io decidiamo di sfuggire alla tentazione e iniziamo a prepararci per andare in grotta agli “Urli”. Spargiamo la voce delle nostre intenzioni tra i convenuti ma nessuno pare interessato. Iniziamo a prepararci ma solo dopo un bel selfie.

Facciamo l’avvicinamento sotto un sole rovente col miraggio del sicuro fresco della grotta.

Ecco l’ingresso della grotta.

Iniziamo a prepararci, Alessia stoicamente si prepara completamente prima di entrare, io invece mi vesto in maniera minimale e poi mi butto giu’ per il primo pozzetto per terminare di prepararmi al fresco.

Un paio di farfalle nere riposano vicino a me. Alessia mi raggiunge e le passo la fotocamera per riprenderle. Saranno farfalle trogofile o solo accaldate?

Quando termino di prepararmi vado avanti ad armare il primo pozzetto, sistemo la corda in partenza su un “naturale”, ovvero un anello di roccia che sembra essere robusto poi scendo il paio di metri che mi separano dal breve scivolo che precede il P7. Mi affaccio alla partenza del pozzo e Alessia mi raggiunge. Mentre sono impegnato a sistemare la corda, da bravo cicerone la intrattengo raccontando che mia cugina, Daniela, e’ stata una delle prime esploratrici di questa grotta e che purtroppo ha avuto un incidente proprio mentre saliva questo pozzo per il cedimento di un attacco, un racconto sicuramente rilassante per lei!

Voglio fare le cose per bene e quindi cerco di sistemare due attacchi prima di mettere la corda. Il primo attacco ha un fix in buone condizioni e quindi nessun problema, nel secondo invece hanno messo un multiMonti, uno di quelli con la “testa” da 10mm. Naturalmente non ho con me una chiave da 10mm e quindi devo faticare e imprecare parecchio per poter sistemare l’attacco.

Mentre sistemo e sacramento rendo edotta la povera Alessia circa la mia scarsa considerazione e stima per chi utilizza attacchi che prevedano l’utilizzo di chiavi differenti da quella da 13mm normalmente utilizzata per i fix da 8mm e gli spit.

Mi sembra assurdo che per andare in grotta in sicurezza ci si debba portare dietro una mezza ferramenta, quindi almeno una chiave da 13mm, quella “canonica”, una da 10mm, una da 17mm per chi ama i fix da 10mm, oltre naturalmente a placchette col foro di dimensioni adeguate, almeno una manciata di bulloni per i pochi spit ancora operativi e un numero congruo di dati per ovviare alla cleptomania di alcuni speleo che se li portano sistematicamente a casa. Per questi ultimi non ho particolare simpatia, pero’ sarei curioso di chiedere loro che cosa mai ci facciano con tutti i dadi che recuperano.

Dopo un buon quarto d’ora in cui la povera Alessia deve sopportare le mie esternazioni termino di sistemare la corda. Scendo e la attendo documentando la sua discesa.

Dopo il P7 passiamo velocemente la strettoia successiva e dopo un paziente strisciare arriviamo alla partenza del P25.

Anche in questo caso passo prima io e poi attendo l’arrivo di Alessia.

Recuperata la corda e gli attacchi necessari parto per armare il pozzo. Alessia si chiede perche’ non utilizzare le corde gia’ presenti ma illuminando meglio davanti a noi le mostro che quelle sono corde fisse che non scendono ma bensi’ vanno dall’altro lato del pozzo dove e’ in esplorazione una diramazione.

Quando sono pronto inizio a scendere e ne approfitto per una foto al “canapone”, quello che leggenda narra sia stato utilizzato dal primo esploratore, speleo improvvisato, per scendere il pozzo a forza di braccia. Naturalmente non posso esimermi dal raccontare la cosa ad Alessia, che ascolta con pazienza infinita i miei sproloqui.

Passo il frazionamento e aspetto che Alessia parta e lo affronti a sua volta prima di scendere.

Arrivo svelto alla base del pozzo e mentre riprendo fiato faccio una foto alla partenza della famosa galleria Andrea Doria che percorreremo a breve.

Mentre aspetto trovo nulla di meglio da fare che documentare la discesa di Alessia.

Dopo trovo anche un ragno da disturbare e passo del tempo nel cercare di riprenderlo in maniera chiara anche se lui non collabora muovendosi in continuazione.

Alessia arriva. Lei vorrebbe arrivare alla fine della galleria, al salone del trentennale e proseguire verso la Santa Barbara e oltre. Le devo dare una, spero, piccola delusione dicendole che non me la sento, siamo all’inizio del campo e vorrei conservare qualche energia anche per le attivita’ dei giorni seguenti.

Lei annuisce a malincuore e inizia a levarsi l’attrezzatura poiche’ per la nostra passeggiata non servira’ piu’.

Per farmi perdonare pero’ le propongo di andare a visitare i rami laterali che troveremo lungo la galleria, quelli che ricordo io sono almeno un paio. Iniziamo a scendere la galleria fino alla strettoia intermedia.

Subito dopo, sulla destra trovo una freccia disegnata a vernice sulla parete che mi invita a guardare in basso verso uno stretto pertugio che sembra interessante. Provo a passarlo ma lo trovo troppo stretto per i miei gusti e quindi ne esco proponendo ad Alessia di tentare anche lei il passaggio. Lei riesce senza difficolta’ e sparisce qualche minuto in esplorazione. Tornata mi racconta che c’e’ un ambiente che continua sia in salita che in discesa ma giustamente da sola non si e’ addentrata troppo. Successivamente, guardando il rilievo abbiamo ipotizzato che l’infido pertugio fosse la partenza del ramo laterale chiamato “dei nuovi cavalieri”.

Alessia esce dal pertugio infangata ma contenta e proseguiamo la discesa. Scendo lentamente cercando possibili punti interessanti da guardare. Sulla sinistra, vicino la parete della galleria, vedo un piccolo buco che mi incuriosisce. Mi avvicino per sbirciarci dentro e trovo con sorpresa che avanti sembra esserci un piccolo ambiente a misura d’uomo.

Inizio a spostare sassi per procurare un passaggio e Alessia mi raggiunge incuriosita e quando vede cosa c’e’ dopo il pertugio inizia a spostare sassi come un piccolo bulldozer. L’occasione e’ ghiotta per rovinarle l’entusiasmo con una breve ma intensa lezione sulla attenta valutazione della situazione e di quali sassi spostare per non minare la stabilita’ dei massi di crollo che ci sovrastano. Dopo un intenso lavoro per crearci un passaggio ancora una volta lascio andare avanti Alessia ma stavolta non la lascio sola, passo anche io. Verso l’alto l’ambiente prosegue poco, solo alcuni metri. Verso il basso c’e’ ancora da spostare sassi ma poi si intravede un buio interessante. Ci dedichiamo con entusiasmo a creare un passaggio e ancora una volta Alessia passa a vedere. Dopo il suo passaggio faccio ancora qualche aggiustamento ad un sassone che intralcia assai e poi passo anche io.

Arriviamo in un ambiente piu’ piccolo di quanto sperassimo, avanti, sempre tra massi di crollo forse si potrebbe andare avanti ma non sembra un lavoro ne’ fattibile ne’ consigliabile per via dei massi di crollo che ci sovrastano. Con un poco di delusione prendiamo la via del ritorno e ritorniamo alla galleria.

Sara’ che sono oramai tre settimane che non vado in grotta per fare il nonno (ciao Tommaso, spero un giorno i miei racconti ti appassionino e ti facciano venire voglia di essere speleo anche te!). Magari sara’ che sono sotto antibiotici per una fastidiosa otite, ma inizio gia’ a essere stanco quindi dopo un altro tratto di galleria propongo ad Alessia di fare ritorno. Per alleviare la sua delusione pero’ le propongo una perlustrazione per i due rami laterali che troveremo sulla destra salendo.

Si tratta di diramazioni ampie ma sicuramente poco frequentate poiche’ di solito le si passa di fretta per andare verso la fine della galleria e oltre. Una delle due termina con la solita frana, l’altra con un muro levigato di terra, fangosa in basso e piu’ sabbiosa in alto. Proviamo anche a grattare via un po’ di quella terra ma dopo una mezz’ora desistiamo.

Tornando indietro da una delle diramazioni rimaniamo incuriositi da una colata di calcite che ha rinsaldato fortemente un cumulo di breccia. Ancora una volta sfrutto ignobilmente l’entusiasmo di Alessia per convincerla a salire verso l’alto per vedere se ci siano condotte percorribili dove si origina la colata.

Mentre lei sale io cerco di fotografare alcune concrezioni visto che in questa parte di grotta sono assai rare.

Alessia scende con un nulla di fatto, riprendiamo per la galleria e saliamo fino alla strettoia intermedia.

Eccoci in vista del P25.

Iniziamo a rivestirci…

…e quindi saliamo, io come al solito sbuffando come un mantice e Alessia senza nemmeno la traccia di un poco di fiatone.

Solo ora mi accorgo che in salita l’uscita dal pozzo sarebbe stata piu’ agevole se avessi lasciato un lasco maggiore. Tanto, penso tra me, sicuramente nei prossimi giorni la grotta sara’ frequentata e ancora piu’ sicuramente l’armo verra’ modificato, quindi non me ne preoccupo e vado su ad attendere Alessia.

Urlo la libera e inganno il tempo fotografando la salita di Alessia.

Dopo il pozzo rifacciamo all’indietro le simpatiche strettoie, che tanto amo e apprezzo.

Pero’ devo dire che stavolta mi risultano meno strette, sara’ magari che qualcuno ci abbia dato una levigata in vista delle nuove esplorazioni in atto? Dalla base del P7 attendo che anche Alessia passi la strettoia.

Una volta di nuovo assieme proseguo salendo il P7 non senza annoiare la mia amica con alcune raccomandazioni tecniche. Arrivato sopra al pozzo mi metto comodo ad attenderla.

Siamo in vista della saletta d’entrata. Salgo l’ultimo passaggio e attendo Alessia.

Gia’ il caldo ci aggredisce quindi saliamo il pozzetto d’ingresso consapevoli dell’imperversare del sole. Ma questo non ci toglie il sorriso.

Ci svestiamo piu’ svelti possibile, una foto al tramonto e siamo pronti per il ritorno al rifugio.

Alessia parte come un camoscio e io le arranco dietro.

Al rifugio iniziamo a incontrare facce nuove di chi e’ arrivato mentre eravamo in grotta. Salutiamo tutti con allegria.

Sorpresa! E’ arrivato anche Giuseppe. Lui, Gabriele ed io siamo stati un trio affiatatissimo finche’ ha potuto rimanere a Roma. Ora da qualche tempo e’ tornato nella sua regione, in Puglia. Devo dire che ancora ci manca e ho proprio piacere di rivederlo.

Sorpresa, Giuseppe ha portato dal suo paese un bel caciocavallo. E’ uno di quelli che si gusta “impiccato”. C’e’ tutta una storia che va avanti da anni sul celeberrimo quanto gustoso “caciocavallo impiccato”. Dovete sapere che anni fa andammo a Ruvo di Puglia per fare il gemellaggio tra il gruppo nativo di Giuseppe e quello acquisito, lo Shaka Zulu. La sera prima della nostra partenza Giuseppe e gli altri soci del gruppo ruvese organizzarono una cena. Quando arrivammo c’era a tavola ogni bendidio. Noi, pensando che quella fosse la cena iniziammo a mangiarne in abbondanza e con gusto…solo per scoprire poco piu’ tardi che quello era solo un magro antipasto! La serata prosegui’ con una carrellata infinita di squisitezze alla brace che noi sprovveduti riuscimmo a malapena ad assaggiare. A completamento della prima parte della cena era previsto il caciocavallo impiccato ma noi oramai eravamo boccheggianti e satolli. Facemmo loro quasi pena e i nostri ospiti si decisero, benche’ a malincuore a non preparare anche il caciocavallo. La cena termino con un’abbondante carrellata di dolci vari che riuscimmo appena ad assaggiare. L’allegria e il piacere di stare in ottima compagnia ci aiutarono a sopportare il disagio dello stomaco gonfio a dismisura e ricordo ancora con piacere quella bella cena e la cortesia dei nostri amici. L’unico rammarico fu quello di non poter assaggiare il famoso caciocavallo impiccato. Giuseppe, memore di questo mio cruccio, ha avuto il pensiero stupendo di portarlo con se’ come graditissimo regalo per tutti noi.

La foto riporta il montaggio del trespolo che deve ospitare il caciocavallo da impiccare.

Mentre i preparativi per la cena fervono arriva un bel tramonto a completare il meraviglioso panorama di cui si gode da qua.

Virginia tra poco sara’ impegnata in cucina e cosi’ le rubo una foto al tramonto.

Tra i nuovi arrivati c’e’ anche una simpaticissima bimba, Anna, che cattura l’attenzione di tutti.

Arriva la notte, Patrizio si occupa della cottura della carne alla brace.

Intanto nella sala comune del rifugio si inizia a mangiare qualcosa di antipasto. Ho una bella fame, quindi mi approprio subito di pane, formaggio e pomodori in quantita’ sufficiente a placare il mio stomaco. Soddisfatto questo bisogno primario faccio un bel giro di foto per la tavolata.

Fuori intanto Giuseppe si e’ nominato officiante al caciocavallo impiccato e distribuisce questa delizia paradisiaca man mano che il fuoco fa il suo dovere rendendo il caciocavallo caldo e filante.

La serata e la cena proseguono e io faccio la spola tra dentro e fuori facendo foto a casaccio.

Una foto non potevo non dedicarla alla simpaticissima Anna e alla sua mamma, Federica.

Nel post cena si iniziano festeggiamenti vari. Per prima cosa viene proiettato un video con i saluti di tutti gli amici e parenti di Nerone con i migliori auguri per il recente pensionamento e il felice inizio di una nuova fase della sua vita.

Come intermezzo una foto ad Alessia e Gabriele.

La cucina ora, dopo cena, tornata calma.

Si prosegue di fuori con il festeggiamento a sorpresa dei compleanni di Flavia e di Giorgio.

Finiti i festeggiamenti, soddisfatta la fame con un buon pasto, ora sento proprio che e’ l’ora della nanna. Anche il resto del gruppo sembra essere della mia idea quindi pian pianino la compagnia si scioglie e ognuno si avvia al proprio giaciglio.

3 agosto – In ricordo di un amico

Dopo una bella dormita mi sveglio pronto per un’altra intensa giornata di questo campo speleo. Visto che sono le 5.30 e ancora quasi tutti dormono vado in giro silenzioso a fare qualche foto. La prima la dedico alla targa che ricorda il rifugio che ci ospita.

La sala comune e’ ancora deserta e silenziosa, quasi non si riconosce.

Esco fuori a vedere l’alba e trovo Marione che se la dorme della grossa su un letto improvvisato.

Panorama con bandiera.

Il bel rilievo artistico del complesso del Vermicano.

Passo almeno un’ora a gironzolare finche’ non ricapito nella sala comune che nel frattempo si e’ popolata.

La giornata parte ufficialmente e vari gruppetti iniziano ad organizzarsi. Un gruppetto si organizza per un giro agli Urli. Alessia e Mariella organizzano un giro dalle parti di Campovano per rivedere gli ingressi di alcune grotte. Anche io nel frattempo mi sono organizzato e ho deciso di andare a lavorare alla grotta Gianni Mecchia. Subito trovo gradita compagnia in Fabio e Giuseppe. Nerone da bravo pensionato rimane al rifugio con Virginia.

Rimediamo il materiale che serve rompendo le scatole a Nerone che ha portato buona parte del magazzino del gruppo nel suo camper e poi partiamo verso la grotta.

O meglio, Giuseppe parte, Fabio si attarda leggermente al rifugio per i preparativi e io faccio avanti indietro piu’ volte perche’ mi scordo pezzi. Alla fine riesco ad avere con me tutto il necessario e raggiungo Giuseppe all’ingresso della grotta.

Il tempo di sistemarci e arriva anche Fabio. Ora la squadra e’ al completo e si puo’ andare. Io come al solito mi vesto alla meno peggio e vado avanti fino alla partenza del pozzo dove col fresco finiro’ di vestirmi.

Almeno questa era l’intenzione…fatto sta che quando arrivo al passaggio strettino prima dello scivolo che porta al pozzo lascio andare lo zaino senza ricordare che non avendo indossato l’imbrago non l’ho assicurato a nulla. Lui si lascia andare allegramente e altrettanto allegramente rotola fino al bordo del pozzo e poi lo discende precipitevolissimevolmente!

Oggi decisamente non e’ la mia giornata migliore. Guardo sconsolato il mio zaino in fondo al pozzo con tutta l’attrezzatura e intanto penso a come togliermi da questa situazione imbarazzante. Visto che i miei amici sono ancora presi nei preparativi mi prendo del tempo per studiare bene il pozzo. In effetti non mi ero mai reso conto che con la dovuta attenzione lo si puo’ scendere per buona parte in contrapposizione tra le due pareti. Solo l’ultimo mezzo metro non offre appoggi ma non dovrebbe essere un problema. Lo studio e lo ristudio fino a convincermi che la “discesa in libera” e’ fattibile. Giuseppe e Fabio ancora non si vedono, decido di provare.

Vado, in effetti non e’ cosa difficile e in breve sono alla base del pozzo. Mi metto comodo e sistemo l’attrezzatura dove la lascio di solito visto che, per fortuna o purtroppo, per il resto della grotta ancora non serve.

Dopo qualche minuto ho terminato i preparativi e vedo arrivare Giuseppe.

Subito dopo arriva anche Fabio e insieme proseguiamo. Al campo base anche loro si disfano dell’attrezzatura. Nel meandro neronato ci mettiamo scaglionati per passare gli zaini senza fare troppa fatica. Nel frattempo io chiacchiero a ruota libera facendo da cicerone ai miei amici che visitano la grotta per la prima volta.

Arrivati sul fronte di scavo troviamo il nostro cunicolo stretto e in discesa che vorremmo tanto allargare. Iniziamo a lavorare alacremente. All’inizio utilizziamo il trapano a batteria poiche’ per quello elettrico dovevano ancora portare il generatore. Siamo rimasti d’accordo di attaccarlo comunque alla linea provandolo ogni tanto. E in effetti la nostra pazienza viene premiata perche’ dopo nemmeno un’ora di tentativi anche il trapano elettrico prende vita.

Riusciamo a lavorare senza problemi e lo facciamo con entusiasmo ma solo per poco, il trapano elettrico senza preavviso diventa inerte e inutile. Tentiamo piu’ volte ma lui rimane sempre tristemente silente. Quando sembra oramai certo che il generatore esterno si e’ spento mi armo di santa pazienza e di buona volonta’ per tornare fuori a vedere cosa e’ successo. Con un sospiro lascio i miei amici a proseguire il lavoro col trapano a batteria e lemme lemme tornoo verso l’ingresso.

Percorro a ritroso la grotta facendo sosta alla base del pozzo per indossare l’attrezzatura che finora pensava di essersela cavata. Salito il pozzo inizio a sentire voci venire dall’esterno. Incuriosito mi affretto verso l’ingresso e quando mi affaccio trovo un sacco di amici in quieta chiacchiera. C’e’ Max, Gabriele, Luca, Giorgio e Patrizia. In particolare sembra che Giorgio e Patrizia si stiano preparando per venire in grotta con noi. Ora il generatore ronfa bonario facendo allegri borbottii quando da dentro i nostri amici gli richiedono sforzo per azionare il trapano.

Mi fermo con loro a scambiare qualche parola finche’ il caldo diventa asfissiante. Entro di nuovo in grotta e mi fermo al fresco ad attendere che Giorgio e Patrizia mi raggiungano. La cosa sara’ lunga perche’ Giorgio vuole fare delle belle foto (non raffazzonate come le mie!) e la cosa richiede tempo e pazienza. Mentre lui opera con l’aiuto di Patrizia io scendo il pozzo e aspetto che mi raggiungano.

Quando siamo insieme alla base del pozzo spiego loro brevemente come prosegue la grotta e poi scappo avanti a raggiungere Fabio e Giuseppe, sono curioso di vedere cosa hanno combinato.

Quando arrivo mi infilo nello stretto ambiente dove si attende il proprio turno per scavare. Il buco e’ sempre stretto e sempre fastidiosamente in discesa. Al momento c’e’ Giuseppe al lavoro.

Quando chi e’ nello stretto si dichiara stanco ci si avvicenda con qualche contorsionismo. E infatti dopo poco tocca a Fabio e poi entro anche io nel giro.

Di Giorgio e Patrizia non vediamo traccia, pero’ dopo un poco arriva Max, magari si e’ incuriosito della grotta dedicata al nostro comune amico ed e’ venuto a dare uno sguardo. Aumentando non di poco i contorsionismi per l’avvicendamento in zona scavo accogliamo ben volentieri anche lui.

Proseguiamo di buona lena fino a quando il generatore ci tradisce di nuovo. Facciamo ancora qualche tentativo col trapano a batteria ma la verita’ e’ che siamo tutti stanchi. Anche stavolta, come sempre e la grotta che ha vinto. Con un pizzico di tristezza per non poter portare buone nuove al campo, proprio stasera che si ricordera’ Gianni, riprendiamo le nostre cose e facciamo ritorno.

Il momento piu’ difficile della grotta in questo periodo e’ quello in cui si deve portare il generatore fin su alla strada. Per fortuna che Giuseppe e Fabio hanno ancora qualche energia per sopportare egregiamente anche questa fatica.

Il rifugio ci attende con la promessa di cibo, bevande fresche e tanti amici.

Foto panoramica con il lago di Canterno. Non so perche’ l’ho fatta, ma c’e’ e ve la mostro.

Al rifugio trovo una bella sorpresa. Come aveva promesso Giuseppe, del gruppo di Orvieto, e’ riuscito a raggiungerci al campo. Sono proprio felice di poterlo abbracciare dopo un lungo periodo in cui non ci siamo visti.

Anche Tarcisio viene subito conquistato dalla simpatia di Giuseppe.

Ecco qua la fantastica Virginia che devo inquadrare di nascosto poiche’ detesta le foto e il neopensionato Nerone che si gusta la sua pipa.

Giro in giro facendo foto a casaccio. Qua abbiamo Valentina, Max, un simpatico ragazzo che conosco ma di cui non ricordo ancora il nome e quindi Claudio.

Con il ritorno delle varie squadre dalle grotte e luoghi visitati oggi il rifugio si anima di speleo affamati di cibo e di notizie. Si formano e si disfano capannelli spontanei dove circolano le informazioni su quanto fatto oggi. Ma quando si viene chiamati per la cena ci precipitiamo in blocco nella sala comune.

La sera di questa giornata e’ dedicata interamente al ricordo del nostro amico Gianni Mecchia. Dopo cena viene proiettata una serie di foto che lo ritraggono in vari anni e diverse situazioni. Seguono poi i ricordi di Max e Nerone che aiutano a farlo sentire ancora tra noi. Un saluto Gianni, ovunque tu sia.

Dopo la commemorazione del nostro amico, forse per spezzare la malinconia viene proiettato un film che imita 007 ma in versione speleo. Cerco di seguirlo ma improvvisamente mi sento piu’ che stanco, faccio quasi fatica a camminare. Decido che devo andare a letto. Cosi’ termina per me la seconda giornata del campo.

4 agosto – Ultimo giorno del campo

La mattina mi sveglio tardissimo, alle 7.30! Faccio una bella colazione assaggiando il caffe’ alla cicoria di Netta e una bella fetta di pane con la nutella, erano anni che non ne mangiavo.

Oggi mi sento di non avere abbastanza forze per andare in grotta e quindi decido di fare ricognizione. Ancora non so dove ma esterno la mia intenzione per raccogliere suggerimenti. Purtroppo devo deludere Giuseppe che voleva andare a visitare la grotta degli Urli, mi dispiace proprio tanto ma oggi rischierei di rimanerci dentro se andassi con lui. Giuseppe, cerchero’ di fare meglio la prossima volta, promesso.

Alla fine e’ Alessia a fare la proposta giusta, ritornare dalle parti di Campovano e scendere le piccole grotte (ri)trovate da lei e Mariella. La cosa mi alletta e la sento alla portata delle mie poche forze. Il nostro gruppo di ricognizione prende forma, almeno sembra. Alcuni si aggregano ma poi cambiano idea. Alla fine dovermmo essere in cinque e preso da Nerone il materiale necessario facciamo gli zaini e partiamo.

Sulla piana di Campocatino troviamo altri amici in passeggiata. Li convinciamo a salire con noi lameno fino alla vela.

La piana assolata di Campocatino.

La attraversiamo a passo allegro, tanto e’ in piano e non si fatica. Ad Alessia, che e’ sicuramente piu’ allenata di me ho affibbiato lo zaino pesante con il trapano e la ferraglia. Lei lo porta con noncuranza.

Inizia la salita.

A meta’ salita incontriamo un alpinista, che col suo zaino di ben 30 kg sta andando a attrezzare una falesia. Facciamo chiacchiera con lui fino a scoprire che e’ una vecchia conoscenza di Max.

La salita continua a salire ma noi la affrontiamo senza paura, giusto un po’ di sete.

In cima, alla vela, troviamo tra gli altri anche Max.

Cosi’ posso riavvicinare il nostro amico alpinista e Max.

Ci fermiamo alla vela a riprendere fiato, a bere e a scambiare qualche parola prima di riprendere il cammino.

Un bel sasso con tanti fossili.

Intanto arriva anche il resto del nostro gruppo misto, queste vicine sono Cecilia e Netta.

Anche Barbara arriva a chiudere la fila.

Quando ripartiamo ognuno prende per la propria meta. Noi rimaniamo ancora in cinque e pensavo che il gruppo fosse oramai consolidato. Invece avevo capito proprio nulla perche’ al bivio per il “Pozzotello” (che non conosco), Mariella e gli altri due amici prendono quella direzione lasciando Alessia e me soli soletti a proseguire per Campovano.

Dopo i saluti, proseguiamo spediti. Visto che non abbiamo tantissimo tempo prendiamo la strada piu’ veloce per raggiungere le grotte che vogliamo rivedere. Per questo motivo mi devo accontentare di vedere il rifugio Enel solo da lontano. Lo saluto con una foto.

Panoramica della piana di Campovano.

Andiamo avanti fino a raggiungere il Passo del diavolo dove ricominciamo a salire.

Questa e’ una zona dove arrivo per la prima volta, quindi mi perdo ad ammirare questi stupendi panorami.

Una zona che mi piacerebbe guardare bene, ma non oggi.

Un selfie ogni tanto ci puo’ stare.

Finalmente arriviamo alla prima delle grotte da vedere. In totale sono tre, una di esse ancora da rintracciare.

Facciamo le foto di rito per il catasto e poi iniziamo a prepararci. O meglio, Alessia inizia a prepararsi, visto che io non ho portato l’attrezzatura!

Approfittiamo del fatto di doverla armare ex-novo per uno spiegone su come funziona un fix e come si pianta. Dobbiamo penare un po’ a trovare un posto dove piantarlo perche’ qua gli strati di roccia sono orizzontali e molto sottili. Alla fine pero’ riusciamo e Alessia scende per esplorare.

Mentre e’ giu’ a scavare sassi le passo anche la fotocamera cosi’ puo’ documentare quello che trova. La sento che lavora con accanimento per spostare delle pietre che sembrano nascondere una prosecuzione. Trova anche le immancabili ossa di qualche povero animale.

Mi stufo presto di stare senza far nulla quindi avverto Alessia che vado a fare un giro. Sono fortunato perche’ appena tornato sul sentiero che corre in cresta e affacciato dal lato opposto scorgo in lontananza un paio di buchi che sembrano interessanti. Scendo nella valletta sottostante per verificare. Le mie speranze sono deluse. Forse erano grotte ma sono malamente ostruite da massi enormi e non si sente un filo d’aria. Li lascio al loro destino e ritorno verso la “nostra” grotta.

Mi e’ successo raramente perche’ ho sempre avuto un buon senso dell’orientamento ma stavolta succede. Torno indietro ma la grotta non la trovo piu’! Inizio a girare prima lungo il sentiero guardando in basso poi scendo a valle e cammino parallelamente al sentiero guardando in alto, ma della grotta dove Alessia sta lavorando nessuna traccia.

In compenso nel girovagare trovo le altre due grotte e prendo mentalmente nota della loro posizione. Torno di nuovo nella zona del sentiero da cui ero partito e riprendo la ricerca. Sono un poco preoccupato per aver lasciato Alessia da sola per troppo tempo quindi, anche per sentire che va tutto bene, inizio a chiamarla a gran voce. Per fortuna Alessia mi sente e risponde, con questo aiutino in un minuto ritrovo la grotta e raggiungo Alessia che nel frattempo ha concluso i suoi scavi ed e’ pronta ad uscire.

La grotta potrebbe dare qualche sorpresa ma sicuramente c’e’ tanto da scavare. Per il momento l’esplorazione termina cosi’.

Prendiamo le nostre cose e ci spostiamo alle altre grotte. La seconda di questo gruppetto purtroppo ha subito un crollo importante ed e’ completamente ostruita. Ci limitiamo a farle qualche foto.

La terza va meglio, e’ frequentabile e gia’ parzialmente armata con un attacco. Alessia si prepara a scendere.

Sembra uno scivolo ripido, al limite del verticale.

Le faccio sicura per il primo tratto fino a che raggiunge l’attacco e sistema la corda. Scende un poco, potrebbe scendere ancora ma il cunicolo si stringe. Le passo la fotocamera per documentare l’interno ma lo spazio e’ esiguo e non si capisce molto. Pero’ alla fine questa sembra essere la piu’ promettente del trio odierno.

Terminata anche questa visita possiamo ritenerci soddisfatti. Ricomponiamo gli zaini e nel farlo annoio Alessia con un altro spiegone, stavolta su come rifare una corda in “modalita’ speleo”.

Da questo punto il lago di Canterno si vede molto bene. Senza che me lo chieda spiego ad Alessia che sono affezionato a quel lago perche’ da bimbo ci andai a pesca alcune volte. Allora era una vera avventura col trenino Roma-Fiuggi e qualche chilometro a piedi per arrivare al lago. In pratica tra andata e ritorno quasi 9 ore di viaggio per pescare meno di un’ora.

Ecco Alessia col suo zaino pesanterrimo. Da un calcolo spannometrico abbiamo valutato che pesa circa 10 kg.

Riprendiamo la strada per il rifugio. A Campovano faccio questa foto dove indico il punto dove c’e’ il pilone numero 61 che da’ il nome alla grotta.

Al bivio per il Pozzotello tiriamo dritti con cautela poiche’ c’e’ una mucca che ci squadra con diffidenza.

Alla vela iniziamo la discesa per Campocatino. Alessia, che ha l’occhio allenato, avverte che e’ meglio affrettarsi perche’ sembra debba iniziare a piovere.

Nemmeno a dirlo a meta’ della piana di Campocatino iniziano a scendere giu’ dei bei goccioni d’acqua che in breve tempo ci inzuppano come pulcini.

Arriviamo al rifugio che ora sembra deserto. Quasi tutti i convenuti sono oramai partiti o sono in procinto di farlo. Solo nella sala comune troviamo un po’ di amici ancora a tavola a condire con qualche chiacchiera uno spuntino aperitivo. Con la fame e la sete che ho non mi faccio pregare e approfitto mischiando pezzi di torta a bocconi di formaggio col pane e un paio di bicchieri di vino. Mentre ci rifocilliamo ci aggiorniamo reciprocamente sugli accadimenti odierni e qualche primo commento sulla bella riuscita di questo campo.

Dopo aver soddisfatto fame e sete vado verso il mio letto per mettermi vestiti asciutti e sistemare le mie cose. Il campo e’ terminato e si deve tornare a casa. Passando faccio una foto al profilo dei monti, magari riuscissi a imparare qualche nome.

Ancora qualche saluto con Patrizio poi Gabriele, Alessia ed io terminiamo di caricare la macchina e siamo pronti a partire.

Chiudo con questa foto regalatami da Martina, che ringrazio.

Una bella esperienza, faticosissima ma altrettanto intensa. Un grazie tutti coloro che hanno partecipato e tanta riconoscenza per tutti coloro che lo hanno reso possibile. Grazie e alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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