Di nuovo a scavare cercando di convincere la grotta a svelarsi. Stavolta siamo Nerone ed io, un selfie alla partenza ce lo meritiamo.

Si scende alla grotta.

Nerone entra, io aspetto qualche minuto per terminare di prepararmi e anche perche’ mi fermero’ al pozzo per mettere un deviatore.

Eccomi al pozzo. Nerone urla la libera e cosi’ mi attrezzo per sistemare il deviatore. Cerco di fare in maniera che faccia il suo lavoro senza rompere troppo le scatole. Vedremo al ritorno.

Arrivati al “campo base” mi tolgo l’attrezzatura e raggiungo Nerone che sento gia’ rumoreggiare col demolitore. Sistemiamo le nostre cose nell’esiguo spazio che abbiamo, mostro a Nerone il lavoro fatto con Luca settimana scorsa alla diramazione laterale e poi decidiamo il da farsi. Presto fatto, io prendero’ il demolitore e andro’ avanti ad allargare la “via dell’acqua”, quella che sembra piu’ promettente. Nerone restera’ sul posto ad allargare ancora il meandro “neronando”.
Con qualche difficolta’ riesco a portare tutto il necessaire al di la’ del meandro ed inizio subito a lavorare. Nerone inizia la sua parte e per un po’ restiamo impegnati e senza comunicare. Durante una pausa Nerone mi urla di fare una pausa ogni tanto cosi’ posso sentire se lui ha qualcosa da dirmi. Da quel momento cerco di rispettare le “pause comunicative”, cosi’ che anche il demolitore possa avere una breve tregua.
Lo scavo procede e mi prende parecchio, sono curioso di verificare se i pozzetti visti da Luca la volta scorsa esistono davvero. Di prendere delle foto mi scordo proprio!
Allargo per bene la curva dove eravamo fermi, mi faccio prima spazio per i piedi poi con calma e pazienza allargo l’immancabile stretto dopo la curva. Dopo una mezz’ora e’ ancora stretto ma lo valuto passabile. Provo una prima volta ma la fotocamera si vendica e si posiziona a far spessore dove proprio non serve. Riesco fuori sacramentando e la sistemo dove non puo’ nuocere…e alla fine passo.
Lo spazio dopo non e’ tanto e ci metto un poco per trovare la posizione giusta per girarmi. Verifico meglio, sotto i piedi ho un vuoto al momento non ispezionabile, pero’ sicuramente e’ stretto. Oltre il vuoto sento uno spazio dove infilare i piedi, bene, ora posso girarmi verso l’ingresso di questo piacevole e confortevole ambientino e recuperare il demolitore con il quale, per prima cosa allargo la via di ritorno…per assicurarmi di poter uscire.
Dopo aver provveduto a un sicuro ritorno cerco di ricavarmi un poco di spazio per potermi muovere piu’ agevolmente. Inizialmente devo tenere la punta del demolitore vicina al corpo, ma la roccia decide di collaborare e in qualche minuto riesco a girarmi e osservare la prosecuzione.
Il vuoto sotto di me forse era un pozzo ma uno di quelli stretti non piu’ di 20 centimetri. Ora e’ parzialmente ostruito dalle rocce che mi ostacolavano fino a poco fa. Di fronte a me la grotta prosegue ma naturalmente con una leggera curva a sinistra che al momento, date le scarse possibilita’ di movimento non mi permette di vedere oltre.
Inizio ad allargare. Ancora una volta sono fortunato, la roccia si rivela ben disposta nei miei confronti e in un quarto d’ora o poco piu’ riesco a dare uno sguardo.
Avanti a me si presenta un piccolo ambiente oblungo e obliquo rispetto alla direzione della grotta. Ancora qualche ritocco e riesco a passare.
L’ambiente non e’ grande ma almeno posso stare in piedi, cosa gia’ notevole. C’e’ un altro pozzetto, questo e’ abbondantemente largo, e’ almeno di 30 centimetri e scende almeno di 5 metri. Lo guardo sconsolato perche’ a prima vista non mi sembrano esserci altre vie e solitamente l’allargare uno spazio in discesa e’ un lavoro lento e faticosissimo.
Mi guardo attorno con piu’ attenzione. In effetti in corrispondenza della direzione della grotta, in quello che a prima vista sembrava solida parete, ci sono una serie di piccoli buchi e affacciandomi riesco a vedere un altro ambiente.
Senza voler togliere meriti al pozzetto, con un sospiro di sollievo inizio a lavorare ai buchetti, prima attacco quello sotto e quando lui sembra voler opporre strenua resistenza porto la mia attenzione verso quello piu’ in alto.


Anche il buco sopra sembra non volersi concedere. Un po’ sconsolato mi fermo a riposare e approfitto per fare una foto alla via di ritorno che forse mi tocchera’ prendere a breve.

Dopo aver ripreso fiato mi giro di nuovo verso l’ostacolo attuale e me lo studio per bene…possibile che debba averla vinta lui? Alla fine trovo il suo punto debole! Tra i 2 buchi quella che sembra essere solida roccia e’ invece un piccolo diaframma che nasconde un riempimento di sassi levigati, sembrano di fiume, e fango. Con solerzia e allegria tolgo il diaframma e ripulisco il tutto da sassi e fango. Ora i 2 buchi sono collegati da una spaccatura che si rivela estremamente semplice da allargare.
Mi ci metto con impegno e in un’altra intensa mezz’ora ottengo uno spazio bastevole per affacciarmi avanti. Come sempre succede una leggera curva, a sinistra, mi ostacola la visuale ma anche lei capitola in poco tempo.
Mi stendo in avanti per vedere cosa ci offre la grotta. Non riesco a vedere molto perche’ ora davanti a me c’e’ una finestrella di roccia a occultare la prosecuzione. Inizio ad allargare anche la finestrella ma vengo richiamato all’ordine da Nerone che inizia a sentire stanchezza. Sarei stanco anche io, ma le novita’ vissute me l’hanno fatto dimenticare…per ora.
Prima di lasciare provo a fare qualche foto che non rendono troppo l’idea. In pratica subito avanti a me ho un saltino di meno di un metro, andando avanti con lo sguardo si vede il tondo di una “pignatta” che potrebbe essere un pozzo. Provo a lanciare qualche sasso ma non raccolgo rumori che facciano pensare ad una verticale. Vedremo.



Prima di andare faccio una foto ricordo all’ex-muro.

Anche il pozzetto, che ho quasi riempito con le macerie del muro, merita una foto.

Una foto di commiato al tratto che ancora ci nasconde la grotta.

In pratica questo e’ il nuovo tratto di grotta esplorato oggi.

Con molti sbuffi e poche imprecazioni faccio a ritroso il percorso appena allargato. Mi fermo solo qualche minuto a rendere “neronabile” lo scivolo iniziale.

Neronik! Solo al suo provvidenziale aiuto riesco a passare il meandro “neronando”. Infatti al momento di passare tenendo sollevato lo zaino coi materiali mi accorgo di avere le braccia distrutte, praticamente senza forza residua. Nerone si veste da supereroe e viene a salvarmi recuperando lo zaino e portandolo in salvo.

Il meandro neronando in tutta la sua belta’.

Una volta riuniti facciamo un veloce spuntino poi impieghiamo le ultime energie per fare qualche lavoro utile prima di riprendere la via di casa. Nerone va ad allargare la diramazione laterale mentre io mi tengo al caldo andando a dare il mio contributo al meandro neronando.


Impiegate anche le ultime energie rifacciamo gli zaini raccogliendo tutti i materiali e ci dirigiamo all’uscita. Per fortuna ancora per uscire da questa grotta serve poco piu’ di un quarto d’ora. Tra l’altro, in salita del pozzo proviamo il deviatore. Funziona ma rompe un poco le scatole. La prossima volta sistemeremo.
All’uscita trovo che la grotta ha voluto regalarci delle belle fragoline e subito ne approfitto.

Ecco il nostro supereroe che esce, stanco ma contento.


Il ritorno, con la compagnia di Nerone fino a Subiaco e poi solitaria fino a casa e’ tranquillo e senza problemi. Una bella giornata, quasi emozionante. Alla prossima.
Ma siete speleologi o semplici esploratori? Avete anche dei video di questi scavi?
Gli speleologi sono esploratori del buio, quindi credo la risposta sia: entrambi. No, non ho video perche’ non li faccio mai.