Gita a caccia di gamberoni della Louisiana con Claudio, Valentina, Gabriele,Claudio e Mauro. Con la partecipazione concomitante di Fabio con i suoi allievi nonche’ Tanit e Federico che gli hanno dato una mano.
Tempo fa Gabriele e’ venuto a conoscenza di un avvistamento del temutissimo gambero della Louisiana nella grotta dell’arco in quel di Bellegra. Presi accordi e avuti i permessi necessari, oggi siamo qua per mettere le trappole e catturarne un po’.
Quando Gabriele ed io arriviamo al parcheggio davanti all’ingresso turistico della grotta troviamo tutti i nostri amici e una moltitudine di ragazzi. Subito intuisco trattarsi degli studenti di geologia di Fabio. Aveva detto che li avrebbe accompagnati in visita alla grotta ma avevo obliato la cosa.

Tanto per iniziare faccio un giro di saluti con foto. Qua abbiamo Valentina, Mauro, Claudio, Claudio e uno dei gestori della grotta di cui purtroppo non conosco il nome.

Ecco Claudio, gia’ pronto a entrare, come al solito ha molteplici impegni per questa giornata quindi si deve sbrigare.

Io, ricordando nulla della grotta, nei giorni scorsi avevo chiesto lumi a Gabriele il quale mi aveva detto: “Non ti preoccupare non ci si bagna, non servono gli stivali di gomma”…e cosi’ faccio. Qualche dubbio inizia a venirmi quando lo vedo indossare gli stivaloni da pescatore, quelli alti fino all’ombelico! Magari aveva solo quelli, penso.

Mentre io mi vestivo il gruppo dei ragazzi si e’ spostato all’ingresso vero e proprio della grotta. Li raggiungiamo mentre le loro guide stanno dando loro le ultime istruzioni su come comportarsi in grotta.

Il minuscolo laghetto all’ingresso.

Ecco il buon Fabio che chiude la fila dei suoi studenti. Lo saluto e poi svicolo avanti al gruppone.

Vado avanti svelto sulla passerella della parte turistica seguito dai miei amici.

Alla fine della passerella inizia la parte speleologica. Da qua in poi iniziamo a cercare punti buoni dove mettere le trappole. Ne troviamo subito uno e iniziamo il paziente lavoro per installare la trappola. Per ancorarla abbiamo scelto i multiFix cosi’ a lavoro terminato li potremo togliere senza lasciare traccia.




Mentre Claudio opera col trapano il suo omonimo prende il valore del PH dell’acqua.

Nerone intanto torna dalla sua perlustrazione…

…e illumina d’immenso la grotta!

Messa la prima trappola ci spostiamo con tutto l’armamentario. Poco piu’ avanti troviamo un’altro punto buono e Claudio si attiva di nuovo.


Mentre i miei amici lavorano alacremente io vado un poco in giro a curiosare.

Quando torno indietro hanno quasi finito di posare la seconda trappola.

Piu’ avanti il livello dell’acqua sale e mi devo bagnare leggermente i piedi. Inizio a capire che Gabriele stavolta mi ha fregato, gli stivali avrebbero fatto comodo eccome.

Messa la seconda procediamo in avanti. Alla curva successiva del meandro troviamo il punto buono per mettere la terza. E’ sempre Claudio ad operare.



Proseguendo in avanti troviamo una serie di corde che partono dall’alto. Mi incuriosiscono parecchio ma non ho con me l’attrezzatura quindi posso solo ammirarle.

In un anfratto i Claudii trovano il punto buono dove posare la quarta trappola.

E’ ancora Claudio a operare.

Nerone prepara i cordini.

Valentina fa da cavalier servente a Claudio.

Mentre io ancora una volta mi trovo disoccupato e vado in giro a casaccio a far foto.




La quarta trappola e’ quasi pronta, i “trappolai” si radunano ad ammirarla.

Si sentono voci avvicinarsi. Il tempo di girarsi a guardare e siamo raggiunti dal gruppo degli studenti di Fabio. Un saluto fugace, una foto a Fabio, e gia’ scompaiono dopo la curva successiva del meandro.

Poco piu’ avanti l’acqua diventa decisamente troppo alta per chi, come me, non aveva intenzione di bagnarsi troppo. Decido quindi che la mia esplorazione oggi termini qua. Trovo un punto piu’ in alto, mi metto comodo e saluto chi passa.

Pian piano mi sfilano davanti studenti e amici.

Rimasto solo inizio a tornare indietro incontrando studenti ritardatari.

Non li avevo notati prima, sulle pareti ci sono dei punti di rilievo appena accennati!

In un’ansa del meandro trovo anche tracce di “paleospeleologia” sotto forma di un mucchietto di polvere di carburo esausto.

Tanto per rendere piu’ interessante il ritorno indietro cambio l’impostazione della fotocamera e metto quella per scattare foto con tempi di esposizione lunghi. Per farle bene ci vorrebbe il cavalletto ma riesco a divertirmi ugualmente.










Strada facendo vengo raggiunto da due ragazze. Una di queste e’ una delle guide. Visto che facciamo la stessa strada inizio ad andare con loro e intanto scambiamo qualche parola. Le spiego che facevo parte della “squadra gamberoni” e che mi sono fermato per la mancanza degli stivali di gomma. Lei allora mi dice: ” ma potevi dirlo all’ingresso, possiamo dartene noi un paio”. Rallegrato dalla possibilita’ di proseguire l’esplorazione della grotta raggiungendo i miei amici arriviamo all’ingresso dove posso indossare con soddisfazione un bel paio di stivali di gomma.

Soddisfatto mi avvio per rientrare in grotta. Sono camminando mi accorgo di aver chiesto un numero di stivale un poco troppo grande. Non sono scomodi ma sento che gli stivali potrebbero anche scivolarmi via dal piede. Fa nulla, andiamo.

La ruota da mulino all’ingresso.

Oramai ho la fotocamera impostata per i tempi lunghi, nel primo tratto di grotta ho pure dove poggiarla in maniera stabile, rallento per fare qualche foto.









Gia’ che ci sono rifaccio una foto alla quarta trappola.

Anche il telefono, questa grotta ha tutte le comodita’!

Ho perso troppo tempo, sono ancora a meta’ strada quando incontro i miei amici che stanno tornando indietro. Li saluto, mostro loro gli stivali e li avverto che intendo proseguire per andare a vedere piu’ avanti. Ci salutiamo nuovamente e proseguo facendo foto.

Lungo la strada verso il fondo (ma sara’ il fondo?) della grotta incontro gruppetti di studenti che fanno ritorno.

Passo il punto con l’acqua alta e vado avanti. Attraverso punti del meandro veramente maestosi ed enormi che mi lasciano a bocca aperta, non ricordavo e non mi aspettavo uno spettacolo simile. Proseguendo il meandro inizia a restringersi fino a diventare impegnativo. Incontro Tanit e Federico che tornano proprio dallo stretto. Ci salutiamo e proseguo.

Il primo tratto anche se stretto non e’ troppo scomodo, vado avanti. Poco piu’ avanti dovrei impegnarmi di piu’. L’acqua sotto di me e’ torbida, provo ad immergere uno stivale, l’acqua e’ sicuramente piu’ fonda di quanto lui possa sopportare. Forse potrei passare senza fatica e senza bagnarmi…oppure no. Gli stivali mi sono larghi e potrebbero scivolare via stando in acqua. Non sono i miei, meglio non rischiare. Inoltre una raffica di starnuti mi ricordano che se non mi bagno troppo e’ meglio anche per me. Con un sospiro torno indietro, rimandando mentalmente la prosecuzione a tempi migliori.

Visto che son qua e la fotocamera collabora, strada facendo faccio altre foto.

Una curva del meandro, non riuscitissima, ma interessante.

Vermicolazioni giganti?

Una scritta incomprensibile.

Anche altre scritte, ne faccio foto per Gabriele che ha fatto il corso per eliminarle e da allora e’ accanito sul tema.

Dopo l’ennesima curva trovo un gruppetto fermo. Vado subito a curiosare.

Sono Tanit e Federico con un paio di studenti di Fabio che hanno trovato dei reperti, un dente di un ruminante e forse altre ossa. Lasciano una freccia per indicare il punto del ritrovamento.

Quando ripartono mi aggrego a loro per il ritorno all’ingresso.

Faccio ancora qualche foto ma poche e frettolose.

Eccoci all’ingresso.

Ciao grotta dell’arco, questo e’ un arrivederci.

Fuori trovo tutti, chi cambiato chi no. Gabriele sta commentando con entusiasmo quanto fatto in grotta oggi, con chiunque gli dia retta.
Io dopo aver restituito gli stivali vado a cambiarmi, come mio solito ho sudato tantissimo e sono fradicio. Valentina e Claudio sono gia’ partiti per altri lidi, per fortuna ci siamo gia’ salutati in grotta.

Alla fine dopo aver degnamente commentato la nostra avventura Gabriele si lascia convincere da Mauro e Claudio ad andare a pranzo. Io non posso far altro che seguirlo. Questi fiori c’entrano nulla ma son proprio belli.

Cosi’ la giornata del gamberone termina degnamente a tarallucci e vino, o meglio a fettuccine. Il ristorante “Trattoria da Emilio”, sulla strada per tornare a Bellegra paese non e’ per nulla male, forse appena un pelino troppo caro ma diciamo che si tratta di un peccato trascurabile.

Sarei voluto andare a scavare a Bucio Nero’ quindi la visita alla grotta dell’arco a Bellegra e’ stato un ripiego. Devo dire pero’ di essermi ricreduto. Una bella giornata e una bella grotta. Alla prossima.