La prima uscita in grotta per i nostri ardimentosi allievi. Con Aurora, Lino, Marco, Netta, Stefano, Fabio e Massimiliano.
Di buon mattino esco da casa col mio maxi-zaino e arrivo con la metro a Garbatella dove vengo prelevato da Stefano. Insieme arriviamo a Pian della Faggeta dove incontriamo il resto del gruppo. Purtroppo ci sono state alcune defezioni e dei sei allievi che ieri hanno imparato i rudimenti della progressione su corda ne son rimasto solo tre, Aurora, Lino e Marco.
Col caldo sole primaverile di questa giornata iniziamo a prepararci. Stefano ed io, che ancora non conosciamo gli allievi andremo avanti ad armare lasciandoli alle amorevoli cure di Netta, Fabio e Massimiliano.

In breve siamo davanti alla grotta, la solita, insostituibile Pozzo Comune. Pensate che Stefano in piu’ di 40 anni di speleologia ha contato di aver percorso i suoi vuoti almeno 90 volte!

Subito dobbiamo risolvere il problema della mancanza di dadi e bulloni. Qualcuno si diverte sistematicamente a toglierli. Per fortuna che Stefano se ne e’ portato una discreta quantita’ da casa. Iniziamo ad armare.

Sistemata la prima corda entro nel salone principale e faccio la foto di rito all’ingresso visto da dentro.

Stefano mi raggiunge e in pochi passi siamo alla partenza del P19. Lascio a lui l’onore di armarlo.

Anche stavolta mettiamo il deviatore che tanto imbarazza gli allievi, e’ una sorta di “battesimo del fuoco” per loro non mi sembra bello che ci rinuncino.

Raggiungo Stefano al restringimento a meta’ pozzo e insieme armiamo il frazionamento. Pochi minuti e sono al salto successivo. Stefano si attarda un po’ perche’ nel frattempo il resto del gruppo e’ arrivato alla partenza del P19. Mi raggiunge alla “pozzetta malefica” che prosegue poi col pozzo che porta alla sala del teschio. Anche qua Stefano va avanti e sistema l’armo. Visto che abbiamo abbastanza corda predispone una corda tesa a fare da teleferica ed evitare l’acqua mentre si scende con l’altra posizionata subito accanto. Non posso che approvare e sfrutto subito l’armo per beffare la pozzetta ed evitare di bagnarmi.

Siamo alla sala del teschio. Non rimane altro che aspettare l’arrivo dei nostri allievi. Stefano si siede a fare uno spuntino.

Io vado in giro a fare qualche foto. Mi incuriosisco di queste escrescenze grigio-violacee sulla roccia. Non saprei dire cosa possano essere.

Intanto prosegue la nostra paziente attesa.


Da sopra si iniziano a sentire delle voci.

Ci sistemiamo per poter fare sicura agli allievi che scenderanno.

Massimiliano si palesa per primo e si mete in corrispondenza del deviatore a meta’ pozzo.

La prima degli allievi a scendere e’ Aurora.





Subito dopo e’ il turno di Marco.




Appena arriva Marco parte Lino.

Riprendo anche la sua discesa.



Ora che siamo tutti riuniti e abbiamo fatto conoscenza e’ arrivato il momento di uno spuntino veloce prima di proseguire.

Approfitto del loro assembramento luminoso per qualche foto della sala del teschio che in alto scompare nel buio.

Ancora una, ci ho preso gusto.

Ci siamo rifocillati, si puo’ ripartire. Visto lo scorrimento d’acqua gia’ alla base del P19 decidiamo che non e’ il caso di scendere il pozzo Marilu’ e quindi lasciamo qua la corda, senza rimpianti. Affrontiamo lo scivolo di fango. In attesa del mio turno faccio una foto alle gocce d’acqua che brillano sul soffitto.

E’ il mio turno, vado.

Inizia il meandro, e’ fantastico e anche dopo tante, tante volte riesce ancora ad affascinarmi.






Arriviamo al pozzo Marilu’, io mi sistemo comodo su una cengia sopra il passaggio. Massimiliano va avanti e sistema una corda per fare in modo che gli allievi possano affacciarsi ad ammirare il pozzo in sicurezza.

Li facciamo passare uno per volta, Fabio li aiuta e consiglia nel passaggio della pozza d’acqua da superare per poter ammirare Marilu’. Il primo e’ Marco.

Lo segue Aurora che guarda con diffidenza la pozza d’acqua.

Io intanto passo il tempo a fotografare una minuscola stalattite in formazione.

Quando tutti hanno fatto conoscenza con Marilu’, torniamo indietro. Mi fermo a fare una foto di resti archeo-speleologici di carburo esausto abbandonati tanti anni fa da un ignoto visitatore. La grotta diligentemente, con i suoi tempi, li sta riconvertendo in candida calcite.

Ancora qualche foto al tratto di meandro che mi affascina di piu’, sembra fatto da un paziente scalpellino invece che da semplici gocce d’acqua.




Proseguiamo spediti tra queste meraviglie. I nostri allievi magari le avranno notate ma penso le apprezzeranno davvero in occasione di prossime visite, quando saranno piu’ esperti.

In breve siamo vicini allo scivolo di fango.

Un attimo di riposo alla sala del teschio, ma non troppo, per non sentire freddo ci si deve muovere.

Aurora si prepara a salire il pozzo.

Eccola che va.

Massimiliano la segue per fermarsi al frazionamento.



E’ il turno di Lino.

Quindi salgo io e prendo il posto di Massimiliano.

Aspetto che Marco arrivi e poi lo assisto nel passaggio del semplice frazionamento.

Nel frattempo Lino arriva su e libera la corda per Massimiliano.

Sale anche Netta, per ultima poiche’ si e’ offerta per fare il disarmo di questo pozzo.

Mentre il resto del gruppo si avvia verso il P19 io rimango a far compagnia a Netta che disarma.

Sono velocissimi! Quando arrivo con Netta e’ rimasto solo Marco. Mi chiede delle foto della sua salita e io ci provo volentieri ma senza grandi risultati.




E’ il mio turno, mi fermo al restringimento a meta’ pozzo. Netta sale ancora per ultima.

Da sopra sentiamo Massimiliano che impreca contro il deviatore. Probabilmente Marco ha avuto difficolta’ a passarlo pero’ ora sembra tuttto andato per il meglio.

Stavolta e’ Stefano ad offrirsi per disarmare il P19. Quindi Netta sale subito seguita da me che rimango a far compagnia anche a Stefano.Eccolo impegnato nel rendere inoffensivo il deviatore nefasto.

Rifatte le corde e sistemate negli zaini ci avviamo all’uscita. Stefano disarma anche l’ultima corda.

Si esce. Al bordo esterno della grotta si viene subito catturati da una sensazione di caldo asfissiante. Quasi da rimpiangere il freddino della grotta.

Fuori troviamo i nostri amici che si cambiano. Consegniamo loro gli zaini del materiale per un controllo veloce che ci sia tutto.

Fabio si cambia nella sua mitica Jimny.

I nostri allievi, in “borghese” quasi non li ricooscevo.

Sistemato tutto il materiale senza alcuna perdita Massimiliano telefona speranzoso a Luca, il gestore della Sbirra. Nonostante siano quasi le 5 del pomeriggio Luca accetta di nutrirci dopo le fatiche ipogee quindi scendiamo veloci in paese spinti dalla dolce prospettiva di un buon pasto.

Come sempre faccio foto al paese durante il tragitto, questa e’ la piazza principale.

Fine della piazza e inizio del vicolo che porta alla Sbirra.

Altra foto alla piazza con i nostri in arrivo.

L’ingresso della mitica e salvifica “la Sbirra”.

Ed ecco Luca, sorridente nonostante gli facciamo fare gli straordinari.

Arriva anche la sua sorellina, Floriana. E’ lei che cucina, il mio vero mito!

In meno di un minuto siamo a tavola e ordiniamo. Le facce gia’ sorridenti anticipano le delizie che gusteremo.

A fine pasto, dopo caffe’ e ammazza-caffe’ andiamo alla cassa per il conto e per i saluti. Grazie anche alle ragazze che lavorano qua e nonostante l’ora tarda ci hanno sfamato col sorriso.

La piu’ classica uscita di corso e’ terminata anche questa volta, e non ha deluso. Alla prossima.