Bucio Felice – 10/02/2024

Con Gabriele a vedere il fondo della grotta.

Il meteo dava pioggia per oggi e il cielo sembra intenzionato a mantenere la previsione. Ma noi, nonostante la defezione delle nostre forze giovani, decidiamo di andare a Bucio Felice. Il programma del giorno e’ vario, per prima cosa allargheremo il passaggio iniziale approfittando del fatto che vogliamo provare il demolitore nuovo. Dopo proseguiremo la discesa, magari rivedendo l’armo, per arrivare a scendere l’ultimo pozzo e vedere cosa ci riserva.

Quando, dopo tutte le soste di avvicinamento necessarie, arriviamo al parcheggio dove lasceremo la macchina e iniziamo a prepararci approfittando del fatto che la pioggia non e’ tanto forte.

Di roba da portare ne abbiamo a iosa. Io mi carico degli zaini mentre Gabriele, che ha piu’ equilibrio di me, portera’ lo scomodo generatore. Per fortuna l’avvicinamento e’ relativamente breve.

Appena arrivati alla grotta ci diamo da fare per sistemare il generatore ben lontano dalla grotta, posizionare il cavo e mettere una corda per scendere fino al punto da allargare.

Il nuovo demolitore inizia la sua carriera, sperando sia lunga e proficua. Dopo un paio d’ore di lavoro la strettoia sembra migliorata abbastanza quindi esco e do’ una mano a Gabriele per sistemare il materiale che non serve piu’ e insieme lo riportiamo in macchina.

Al ritorno sistemiamo la corda per scendere ci armiamo di un pesante zaino per uno e partiamo.

La volta prima avevamo stabilito che per il tratto iniziale serviva una corda da 40m, ma in magazzino non ne abbiamo quindi all’ingresso mettiamo una 30m e mi porto dietro una corda da 10m per fare la giunta e arrivare alla partenza del 3° pozzo, quello “lungo”.

Mentre aspetto che Gabriele scenda lo sento parlare, ci sono solo io con lui quindi gli rispondo dicendogli che non ho capito. Lui continua a parlare senza dare impressione di avermi sentito. Inizio quasi a preoccuparmi ma poi avverto un’altra voce in lontananza e capisco. Nerone aveva promesso di passare per un saluto, deve essere lui!

Quando Gabriele mi raggiunge, porta con se’ lo zaino con le corde, mi passa quella da 50m con cui armo il pozzo e subito inizio la discesa.

Questo che scendiamo e’ il pozzo piu’ lungo, da circa 25m con una cengia a due terzi della discesa.

Mentre aspetto che Gabriele mi raggiunga faccio qualche foto. Come nota Gabriele, questa grotta pur essendo di “modello simbruinico”, quindi impostata su pozzi verticali ampi intervallati da brevi strettoie, a differenza di altre fa mostra di molte concrezioni.

Sempre nell’attesa sistemo l’armo per il pozzetto successivo da circa 6m.

Poi continuo a prendere foto di qualche concrezione.

Ecco che arriva il mio amico e affidabile compagno d’avventura. Non gliel’ho mai detto espressamente ma avere vicino una persona con gli stessi miei interessi e che non mi dia buca all’ultimo momento e’ molto importante per me.

Alla base del pozzo lungo c’e’ una diramazione ma ne rimandiamo la visita al ritorno, anche la volta scorsa abbiamo detto la stessa cosa ma stavolta ho intenzione di mantenere il proposito.

Scendiamo il pozzetto e siamo alla partenza del pozzo successivo, l’ultimo per arrivare al punto della volta scorsa. La partenza del pozzo e’ stretta e scomoda, soprattutto in uscita. Ci armiamo quindi del nostro demolitore a batteria e diamo un’allargata anche a lui.

Vorrei anche cambiare l’armo ma Gabriele mi comunica che ci siamo dimenticati i MultiFix in macchina, quindi rinuncio per causa di forza maggiore.

Quando la strettoia del pozzo sembra migliorata rimetto il demolitore al suo posto nello zaino e inizio a scendere. All’andata la gravita’ e’ d’aiuto e passo facilmente arrivando fino agli attacchi dove sistemare la corda e scendere. Purtroppo la 50m che ho utilizzato finora termina prematuramente e non potrei arrivare al fondo del pozzo. Per fortuna Gabriele nel suo sacco ha un’altra corda da 30m cosi’ me la passa e posso proseguire. Scendo il pozzo e urlo la libera a Gabriele.

Sento rumori vari e qualche sbuffo provenire dall’alto. Dopo qualche minuto mi arriva la voce di Gabriele che, tra uno sbuffo e l’altro, dice che lo zaino si e’ incastrato sopra di lui e non riesce a scendere. Dovendo fare fatica per risolvere l’incastro decide di tornare indietro e mi dice di proseguire da solo.

Prendo atto della sua decisione e lo lascio alle sue pene. Inizio a guardarmi attorno per trovare un armo naturale per poter, finalmente, scendere il pozzo successivo, con la speranza non sia l’ultimo. L’unica cosa utile che trovo e’ l’arco di roccia con la sigla “G.L.” di autori sconosciuti. Lego li’ la corda che viene dall’alto, passo sotto l’arco e vado avanti. Il primo tratto di un paio di metri in orizzontale per arrivare sulla verticale e’ abbastanza stretto. La corda struscia su uno spigolo di roccia che mi piace per nulla. Cerco di nuovo un qualcosa dove fare un razionamento o magari un deviatore ma trovo nulla. Alla fine decido…torno indietro a prendere la mazzetta e ne faccio buon uso.

Passano alcuni martellanti minuti, nel frattempo Gabriele mi avverte di essere riuscito a raggiungere la partenza del pozzo e che mi attendera’ la’. Lo spuntone di roccia smette di esistere. Inoltre, tolto lo spigolo si e’ formata una base di roccia liscia dove posso appoggiare la corda e scendere sulla verticale, una sorta di deviatore posticcio. Non e’ una cosa bellissima ma ho solo quella e la uso.

Alla base del pozzo, circa 7m di discesa, trovo i resti di precedenti esplorazioni. Sono degli zaini malridotti, provo a sollevarli ma sono pieni di fango e pesano qualche chilo. Oggi abbiamo gia’ abbastanza pesi. Li lascio dove sono con l’intenzione di prenderli la prossima volta quando, speriamo, saremo in piu’ persone.

Guardo attorno con curiosita’ golosa. A destra, risalendo un metro c’e’ un anfratto che sembra promettere bene.

Alla mia sinistra la grotta sembra proseguire in un meandro fangoso e non molto largo.

Decido di andare prima dove e’ largo quindi mi arrampico superando il metro di dislivello che mi porta nella saletta sopraelevata dove trovo un pozzo molto concrezionato che pero’ sembra terminare dopo meno di 4 metri.

Cerco di muovermi senza sporcare troppo, infatti il pavimento della saletta e’ formato da concrezioni a “bolla” di un bel bianco candido con qualche variazione eccentrica ogni tanto.

Una futura micro-colonna di almeno 4 centimetri!

Questo e’ il pozzo, sul fondo tanta ghiaia, lo guardo da lontano con un sospiro, per oggi non posso scenderlo.

Riscendo alla base del pozzo e guardando attorno trovo altre tracce di presenza umana. La candela in particolare mi strappa un sorriso, indica che Nerone e’ stato qua. La prossima volta portero’ un accendino per ridarle vita.

Scendo al meandrino fangoso. Il passaggio iniziale e’ strettino ma non impossibile. Subito dopo allarga un poco e dopo un metro gira a destra facendo quasi un tornante. Mi pare di intuire tracce di martellate ma non ho voglia di infilarmi nello stretto. Sul pavimento del punto comodo c’e’ tanta breccia mista a fango. Uno stretto pertugio potrebbe rivelare cose interessanti, provo ad allargare un poco a martellate ma alla fine rinuncio, non e’ lavoro da poco ed e’ meglio che ora ritorni da Gabriele.

Ancora una foto al meandrino da scavare e poi vado.

La risalita del pozzo mi impegna parecchio ma facendo attenzione riesco ad arrivare su senza che la corda scavalli dal mio “deviatore su roccia”. Tolgo il nodo alla corda, sistemo lo zaino e salgo a raggiungere Gabriele. Il passaggio della strettoia d’arrivo e’ impegnativa, del mio lavoro per allargarla non si percepisce l’effetto. Prima di disarmare la corda dalla verticale e impegnare la strettoia passo a Gabriele il mio zaino e un cordino in kevlar che lui usa per un deviatore su naturale in modo da far tirare la corda senza strusciare.

Mentre passo, tra sbuffi e imprecazioni, mi appunto mentalmente che l’armo di partenza di questo pozzo deve essere spostato piu’ in alto. Per ora serve a poco ma mi distrae dalla fatica.

Quando finalmente ne esco saluto Gabriele, riprendo fiato e poi parto per salire il pozzetto successivo mentre Gabriele si occupa di recuperare la corda.

Con l’aiuto della corda del pozzo “lungo” vado finalmente a vedere la diramazione che abbiamo tralasciato finora. E’ una frattura che riprende la direzione della grotta e del pozzo “lungo” ma senza punti di comunicazione visibili. Cammino in salita lungo l’alta frattura per almeno una decina di metri fino a che la vedo stringersi inesorabilmente.

Torno indietro e raggiungo Gabriele che intanto ha recuperato tutto il materiale e sta salendo il pozzetto.

Visto che sono gia’ sulla corda del pozzo “lungo” proseguo la salita fermandomi ogni tanto a prendere fiato con la scusa di una foto.

Manca ancora un po’…

Ecco la partenza del pozzo, la rivedo con piacere!

Arrivo, esco dal pozzo e mi sistemo comodo cercando di non far cadere uno della miriade di sassi che mi circondano. Quando son soddisfatto urlo la libera a Gabriele.

Mentre aspetto che Gabriele salga mi concedo uno spuntino con le coppiette. Sono delle saporite strisce di carne essiccata e condita che non credo siano tra gli alimenti piu’ indicati per la grotta ma sono molto buone! La voglia di mangiarle me l’ha trasmessa Luca che ne e’ un accanito consumatore, le taglia in piccoli bocconi e se le porta dentro delle bustine. Ogni volta non manca di offrire e oggi che non c’e’ l’ho imitato.

Ecco Gabriele che arriva.

Quando Gabriele mi raggiunge riprendiamo la salita. Per terminare degnamente la giornata ci fermiamo entrambi prima della strettoia d’uscita e le diamo un’ulteriore allargata.

Quando la batteria del trapano si esaurisce diamo fine al lavoro. Vado avanti lasciando a Gabriele anche il mio zaino, li recuperero’ tutti una volta messo comodo.

Non esco fuori perche’ piove a dirotto e fa ben piu’ freddo che qua dentro la grotta. Non avro’ molto spazio di manovra ma almeno non mi ghiaccero’. Mentre aspetto che Gabriele sistemi tutto per il recupero degli zaini faccio delle foto a qualche “bacarozzo” che mi tiene compagnia.

Il recupero del primo zaino, quello verde che portavo io non e’ semplice ma tutto sommato va. Una volta arrivato lo isso verso l’esterno e lo lascio buono la’. Lo zaino di Gabriele, quello grigio, si rivela un vero problema. Tiro come un forsennato ma ottengo solo di farmi male ad una mano. Anche tirando con l’aiuto della maniglia il dannato si rifiuta di salire. Gabriele si sistema alla meno peggio e spinge lo zaino da sotto. Alla fine con una fatica immane tiriamo su anche lui.

Quando esco vedo lo zaino grigio con l’attacco del cordino messo in maniera errata. Mi spiego perche’ lo zaino non salisse, ad ogni mio tentativo lui si metteva di traverso. Vado letteralmente su tutte le furie e il povero Gabriele deve subire le mie veementi rimostranze. Alla fine questa distrazione quasi insignificante, come ho scoperto il giorno dopo, mi costa un bel livido su una mano e un leggero stiramento alla schiena. Per fortuna eravamo praticamente usciti.

Dopo essermi sfogato prendo le chiavi della macchina e vado lasciando Gabriele a rifare la corda. Le mie sfuriate sono come temporali estivi, intense ma che dopo non lasciano traccia di se’. Anche in Gabriele la cosa sembra non lasciare traccia. Meglio cosi’, anche se spero che la prossima volta se ne ricordi e stia piu’ attento. Una bella giornata con finale agitato. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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