Con Alessandro, Luca e Gabriele e rivedere una grotta esplorata molti anni fa dallo Shaka Zulu.
Stavolta abbiamo preso la mia macchina. Da Roma partiamo Con Alessandro e Gabriele, Luca lo dobbiamo recuperare dalle parti di Arcinazzo, agli altipiani per la precisione.
Passiamo al magazzino a prendere il necessario e proseguiamo decisi e compatti verso Trevi nel Lazio per poi arrivare a Filettino dove troveremo la nostra grotta di oggi.
Agli Altipiani di Arcinazzo Luca non lo troviamo, visto che tardavamo ha deciso di avviarsi a piedi. Lo raggiungiamo quasi a Trevi, carica tutte le sue cose in macchina e ripartiamo verso la nostra meta.
Passato Filettino proseguiamo per la strada seguendo le indicazioni per Campo Staffi. Dopo una consistente razione di curve finalmente ci fermiamo in uno spiazzo e iniziamo a prepararci.

Ecco Alessandro il nostro ospite per questa giornata.

Io sono ancora a meta’ vestizione quando gli altri sono pronti, tanto per perdere altro tempo provo a fare un selfie.

Alla fine ce la faccio anche io e possiamo partire per la grotta.

Gabriele, che ha studiato la zona ci dice che sulla paretina che abbiamo sulla sinistra dovrebbe esserci un riparo da controllare. Ma per ora lasciamo stare, la grotta ci attende.

Pochi metri di sentiero ci portano a un altro spiazzo. Di lato, nascosto tra la rada vegetazione invernale, si apre l’ingresso della nostra grotta.

Luca si prepara, oggi tocca a lui armare.

Mi affaccio a dare uno sguardo, come ci aveva raccontato Nerone, la grotta inizia con un bel pozzo. Per armare vedo solo un fix su una roccia bassa, sicuramente scomodo da utilizzare durante la progressione. Visto che abbiamo portato tutto il necessario e’ presto deciso, rifacciamo l’armo, almeno per la partenza.
Osservata la roccia nei pressi troviamo un tratto di roccia buono per i nostri scopi. Luca si arma di trapano e buona volonta’ e inizia il suo lavoro.

Sistemata la partenza con due attacchi Luca si cala un poco e prosegue mettendo un deviatore che dovrebbe permetterci di scendere tutto il pozzo senza altro lavoro.

Dopo Luca scendo io, il bel pozzo termina in una grande sala e si atterra su un cono di detriti condito con molte ossa. Subito mi viene da pensare che Aurora sarebbe stata contentissima di esserci e poter selezionare ossa per la sua collezione, peccato non abbia potuto, ma bisognera’ portarla alla prima occasione.
Per quanto riguarda l’armo forse sono stato ottimista, la corda nella parte finale della discesa ogni tanto va a strusciare contro la roccia, probabilmente in salita dovremo attrezzare un altro frazionamento, mi segno mentalmente la cosa per quando sara’ il momento di uscire.

Mentre aspettiamo che il resto del nostro gruppetto scenda, con Luca iniziamo a girare per la sala.

Luca trova e mette assieme in bella esposizione vari crani destinati ad arricchire la collezione di Aurora.

Io invece me ne vado in giro a fare foto.

Girando attorno all’imponente cono detritico, lungo il bordo della sala troviamo quello che sembra un arrivo di acqua.

Anche qua ossa varie decorano il pavimento.

Micro-laghetti di concrezione.

Questo deve essere uno dei punti di assorbimento dell’acqua, altre minuscole ossa ne decorano il fondo.

Un piccolo cranio di chissa’ quale animale.

Qualche altro osso tanto per gradire.

Arriva Alessandro. Al termine della discesa poggia la mano su una roccia, o almeno cosi’ crede. Sentendola morbida al tatto controlla meglio e scopre che roccia non e’ ma un infastidito rospo gli si palesa. Urla per metterci al corrente della sua scoperta e io salgo in cima al cono a vedere.

Dopo aver omaggiato il rospo con alcune foto lo salutiamo e proseguiamo con la scoperta della grotta. Scendendo sul lato piu’ fondo del cono si vede una prosecuzione, vado a vedere. Entrando si entra in un’altra sala, piu’ piccola della principale, col pavimento formato da massi di crollo che digradano verso la fine della sala. Guardando verso l’alto si vede un ampio camino che si perde nel buio. In fondo, sulla sinistra si vede un pertugio parzialmente ostruito dai massi. Ne sposto alcuni e riesco a passare. Mi ritrovo in un piccolo ambiente molto concrezionato. Poco piu’ avanti restringe e sul pavimento c’e’ molto fango. Sul fango ci sono chiare impronte lasciate da chi ha esplorato la grotta prima di noi e ci sono anche un paio di sassi messi ad arte per poggiare le ginocchia e dare uno sguardo senza infangarsi. Ringrazio e li uso. Non sembra ci siano prosecuzioni percorribili.


Mi rimane solo un dubbio da togliere, guardando a sinistra verso l’alto sembra esserci qualcosa ma non riesco a girarmi abbastanza da guardare con la dovuta attenzione. Allora chiamo Luca a gran voce e lui gentilmente viene a raggiungermi. Gli faccio spazio e lui va a dare uno sguardo seguendo le mie indicazioni.

Anche all’esame di Luca il pertugio che avevo visto non risulta essere troppo interessante. Usciamo per osservare meglio il camino.

Alla base del camino nel frattempo ci ha raggiunto anche Alessandro. Ci aggiorna sul fatto che Gabriele sta ancora scendendo. Va molto lento perche’ vuole fare la scansione del pozzo con il Lidar del suo nuovo cellulare.
Decidiamo di andare a guardare piu’ da vicino la prosecuzione del camino. Visto che nessuno di noi e’ un gran arrampicatore decidiamo di fare una risalita. Per questa opera si propone Alessandro, io rimango sotto a fargli assistenza. Mi agito, a torto, perche’ penso non sia stata portata giu’ la corda di servizio. Ma poi la corda arriva e chiedo mentalmente scusa per aver pensato male.
Inizia la risalita. Il primo pezzo Alessandro lo sale arrampicando in opposizione ma dopo un paio di metri preferisce mettersi in sicurezza e pianta un MultiFix con un attacco in cui assicurarsi. Sale ancora un metro abbondante e ne pianta un altro. Alla fine riesce ad affacciarsi e vedere il camino con chiarezza. E’ di forma quasi circolare e sale per almeno 20 metri. Alla sommita’ si vede un soffitto a cupola che sembra formato da terra. Sulle pareti non ci sono tracce di possibili prosecuzioni. Peccato.
Con un poco di pazienza Alessandro col trapano “fabbrica” un armo naturale e vi posiziona la corda per calarsi con un nodo tampone che ci permettera’ poi di recuperarla. Ancora un poco di ginnastica per togliere i MultiFix e non lasciare inutili tracce del nostro operato poi il nostro scalatore torna alla base.


Ritorniamo alla sala principale e troviamo che nel frattempo Gabriele e’ arrivato e, forte dei suoi studi catastali, ha trovato una prosecuzione conosciuta e debitamente “firmata” col consueto omino stilizzato. Ce lo mostra prima di entrare nel nuovo ambiente attraverso uno stretto pertugio.

Entriamo tutti. E’ un’altra sala dal soffitto basso e il pavimento ingombro da quello che sembra un cono detritico che mi lascia interdetto. Probabilmente e’ solo parzialmente di formazione naturale, in buona parte e’ costituito da sassi ammucchiati la’ dai primi esploratori.

Faccio un giro per controllare e ne approfitto per qualche foto alle stalattiti in formazione.

Su un lato si apre un altro pertugio chiaramente scavato per permettere il passaggio. Non si riesce a capire se dopo lo stretto ci sia un pozzo o meno.

Nel dubbio Luca, che si e’ “spintaneamente” offerto per scendere per primo, lo assicuro con la corda di servizio montata nel mio discensore. Pian piano lo calo ma e’ solo per poco, passato lo stretto e allungate le gambe arriva a terra e si accorge che puo’ fare a meno della corda. Passiamo anche noi per ritrovarci tutti assieme, dopo un ripido scivolo su colata calcitica, in una sala a camino, una cosa simile a quello visto da Alessandro con la risalita. Anche qua non sembrano esserci prosecuzioni possibili.
Faccio qualche foto poi ritorno indietro.





Nella saletta col cono detritico inizio a cercare altri possibili pertugi non ancora visti. Trovo un punto interessante, sembra addirittura arrivi un filo d’aria, pero’ non ci passo. Ancora una volta chiedo a Luca il piacere di infilarsi al mio posto.

Mentre attendo il suo responso proseguo con qualche foto alle concrezioni candide quanto minuscole.

Anche Gabriele e Alessandro son tornati e riprendono fiato dopo aver affrontato l’impegnativo pertugio in salita.


Nel punto in cui ho chiesto a Luca di scavare troviamo una dolicopode. Fosse di buon auspicio?

Purtroppo il passaggio si rivela stretto anche per Luca e dopo qualche tentativo infruttuoso lasciamo perdere.


Mi sembra non ci sia altro da fare quindi recupero le mie robe e annuncio ai miei amici che ho deciso di uscire. Prima di iniziare a salire un doveroso saluto al rospo che intanto si e’ messo comodo su un sasso.

Mentre inizio la salita sento i miei amici raggiungere la sala principale. Meglio perche’ salendo la corda struscia troppo sulla roccia, e’ necessario mettere un frazionamento. Per prima cosa tento di trovare un attacco naturale, ne trovo uno e ci sistemo intorno il cordino per farne un frazionamento. Lo guardo con attenzione ma non mi convince troppo. Con Alessandro che si appende alla corda ne proviamo anche la tenuta. Tiene, ma continua a non piacermi. E a ragione, pulendo meglio dal fango mi accorgo che la roccia che ho usato non e’ per nulla buona. Gabriele mi urla di guardare piu’ in alto perche’ lui scendendo e’ sicuro di aver visto un fix. Salgo a cercarlo e in effetti lo trovo, grazie Gabriele!
Scendo a smontare il frazionamento fasullo e recuperare il materiale, quindi risalgo, recupero un dado dal taschino e monto la piastrina. Non penso funzioni, l’angolo e’ sbagliato, ma decido comunque di provare a fare un deviatore invece che un frazionamento. Avverto sotto di controllare come funzione il deviatore e in caso trasformarlo in frazionamento.
A meta’ salita mi fermo per riprendere fiato, c’e’ una diramazione che sarebbe interessante vedere, pero’ magari andremo la prossima volta.

Fuori il sole ci attende.

Continuo a salire senza fretta e prendendo il tempo per qualche foto.

Un ragnone nero.

Esco fuori e come si intuiva trovo un bel sole confortevole ad accogliermi. Urlo la libera e aspetto i miei amici. Il primo ad arrivare e’ Alessandro il quale mi conferma che il deviatore serviva a nulla e che lo ha trasformato in frazionamento.

Nel farlo pero’ ha lasciato poco lasco di corda e se ne accorge ora che deve togliere il moschettone del deviatore e passarlo per uscire, deve penare un poco per riuscire ma alla fine eccolo alle ultime pedalate.

Mi passa lo zaino, dentro ci trovo il rospo che Alessandro ha deciso di salvare.

Aspetto che l’Alessandro rospo-salvatore esca. andremo a liberarlo lontano dalla grotta in modo che non vada a cacciarsi di nuovo nei guai.

Eccolo finalmente libero.

Mentre attendo il resto del nostro gruppetto faccio uno spuntino e poi decido di scavare un buco accanto all’ingresso che mi incuriosisce parecchio. Purtroppo mazzetta e trapano sono ancora in grotta con Luca e Gabriele quindi posso far poco piu’ che dare una pulita alla zona che vorrei scavare.

Attendo con impazienza l’arrivo dello zaino coi gli attrezzi.

Una capelvenere, piantina tenace che mi piace un sacco.

Usando un altro sasso come martello riesco ad allargare il buco, dopo sembra esserci un ambiente.

Faccio una foto dentro ma si capisce poco.

Arriva Gabriele. Ha dovuto perdere tempo a modificare il frazionamento per allentare un poco la corda.

Anche lui termina le sue fatiche uscendo.

Quando arriva anche Luca con lo zaino posso finalmente lavorare con piu’ incisivita’ e lo scavo prende forma. Anche Alessandro mi da’ una mano.

Quando Luca termina di disarmare la grotta e recuperare il materiale lo chiamo per dare una mano nello scavo nei punti piu’ stretti.


Il sole inizia a scendere e il freddo inizia a farsi sentire. Gabriele ci comunica di essersi stufato di attendere e decreta cosi’ il termine dello scavo. Alla fine sembra che quelli appena scavati siano tutti ambienti collegati al pozzo principale, infatti ogni tanto tirando dentro sassi si sentono cadere anche dal pozzo principale.

Ci avviamo verso la macchina. Foto artistica di Alessandro.

Ci cambiamo veloci, il freddo ora si sente nettamente.

Il ritorno e’ funestato dal mal d’auto di Gabriele purtroppo il mio stile di guida non si adatta ai gusti del suo stomaco. Nonostante questo inconveniente riusciamo a tornare a casa soddisfatti per la giornata passata. Alla prossima.