Bucio felice – 20/01/2024

Con Gabriele e rivedere un paio di grotte esplorate da Nerone circa 20 anni fa, Bucio a ore otto (LA1557) e Buco felice (LA1626).

La mattina dopo tutte le soste di rito andiamo al magazzino dove, gradita sorpresa, troviamo Nerone ad aspettarci. Ci saluta e poi, pipa in bocca, borbotta qualcosa che traduco in: “Vi ci accompagno io alle grotte, altrimenti non le trovate”. Molto bene, almeno stavolta non torneremo con le pive nel sacco.

Da Subiaco prendiamo la strada per Jenne e dopo qualche tunnel, proprio all’uscita di uno di essi, prendiamo per una sterrata carrabile in salita. Saliamo incontrando ogni tanto quei pochi escursionisti che hanno avuto voglia di sfidare il freddo umido di questa giornata.

Poco prima di arrivare Nerone si ferma a salutare un paio di persone, amici suoi. Passiamo qualche minuto con loro prima di iniziare a prepararci.

Una volta pronti andiamo a prendere il sentiero che parte vicino a dove abbiamo parcheggiato ma lo abbandoniamo subito per andare verso sinistra, verso la prima grotta: Bucio a ore otto (LA1557).

Non c’e’ molto da camminare, ma il vento gelido rende poco piacevole percorrere anche questi pochi metri.

Ecco l’ingresso della grotta, chiusa con un vecchio cartello, giustamente e’ un divieto d’accesso!

Mentre Nerone ci spiega che si tratta di uno scivolo lungo 5 o 6 metri che termina con sassi vari, io mi affretto a sgombrare l’ingresso, curioso come una gazza, come al solito. In effetti non sembra andare oltre i pochi metri dichiarati da Nerone.

Rimettiamo tutto a posto e riprendiamo il sentiero che subito inizia a scendere dentro un fosso.

Guardo con timore la ripida discesa che penso ci attenda ma sono fortunato, dopo pochi metri Nerone prende a sinistra e prosegue in quota. Ecco l’altro ingresso.

Questo non e’ stato sigillato, per come e’ sistemato e’ poco probabile ci venga a cadere dentro qualche bestia. Questa e’ la seconda grotta, Buco felice (LA1626). Mentre siamo la’ ad ammirarla Nerone ci racconta che la grotta “ore otto” prende il nome dagli orientisti che passavano di la’ e hanno segnalato il buco come, appunto, a ore 8 rispetto al sentiero. La seconda grotta invece deve il suo nome alla persona, di nome Felice, che l’ha trovata e segnalata.

E’ arrivato il momento di entrare in azione e visitare le grotte, Nerone ci avverte che per lui si e’ fata ora di tornare a casa e in men che non si dica, scompare. Prima di tornare alla macchina perdiamo una buona mezz’ora a curiosare nei dintorni con la speranza di trovare qualcosa di nuovo e magari anche un’altra grotta di cui pero’ non troviamo traccia.

Questa e’ la palina del sentiero da cui partiamo.

Io sono gia’ vestito da grotta quindi mi sbrigo, lascio Gabriele a prepararsi e mi avvio verso Bucio a ore otto con lo zaino delle corde. Mentre cerco l’ingresso noto una pallina di fango secco che pende da un lembo strappato della tuta e perdo quasi un minuto per provare a fotografarlo ma la fotocamera e’ decisa a non collaborare e questo e’ il meglio che riesco a fare.

Trovato l’ingresso lo libero nuovamente e aspettando Gabriele scelgo un albero, il piu’ vicino e’ a circa 7 metri e ci lego la corda che useremo per scendere.

Uso il plurale a sproposito, infatti il cunicolo e’ stretto e corto, Gabriele mi cede l’onore di scenderlo.

Alla prova dei fatti, come si intuiva, e’ stretto, ma non impossibile. Dopo circa 5 metri di scivolo c’e’ un saltino di meno di 2 metri che e’ facilmente disarrampicabile.

Scendo e sono sul fondo della grotta. Questa e’ la situazione. Forse togliendo qualche quintale di sassi si potrebbe trovare una prosecuzione, ma non sara’ oggi che ci butteremo in questa avventura.

Ora a vedere il cunicolo da risalire inizio a fare scorta di sbuffi e imprecazioni da consumare uscendo.

A meta’, mentre riprendo fiato, vedo una chiocciolina incastrata tra i sassi. Faccio qualche foto mentre cerco di recuperare un ritmo respiratorio dignitoso.

Appena fuori relaziono Gabriele, riprendiamo le nostre cose, richiudiamo a dovere l’ingresso e ci spostiamo all’altra grotta, Buco Felice.

Anche a questa Gabriele mi cede l’onore di entrare per primo, non mi dispiace per nulla perche’ ho gia’ sudato il giusto e il vento freddo che c’e’ fuori mal si sposa con la mia maglietta umidiccia. Velocemente sistemiamo la corda e vado. La situazione in questa grotta sembra una replica identica alla precedente. Un cunicolo stretto di circa 6 metri e un fondo di sassi. Mentre sto sul fondo sassoso trovo compagnia, alcune dolicopode spaventate dal mio invadente rumore iniziano a muoversi per cambiare aria.

Il fondo di sassi e’ compatto e non fa pensare a possibili prosecuzioni, pero’ per questa grotta sappiamo che Nerone l’ha esplorata fino a -60 quindi il fondo compatto dove poggio ora i piedi va solo smontato con pazienza.

Questo e’ il mio pensiero iniziale, pieno di fiducia. Da Gabriele mi faccio passare lo zaino legato alla corda e, sfruttando il pochissimo spazio che ho inizio a raccattare sassi da mettere nello zaino che poi Gabriele issa fuori. Praticamente per ogni sasso devo prima spingerlo in avanti con i piedi fino ad arrivare sopra uno dei piedi, dopo chinarmi, abbrancare alla cieca il sasso e metterlo nello zaino. Dopo circa un’ora di questo divertimento ho tolto la maggior parte dei sassi piccoli e medi, ne rimane solo uno, enorme che da solo chiude buona parte del passaggio. La consolazione e’ che ora la prosecuzione si vede e si avverte anche un piacevole soffio d’aria. Lavoro duramente per restringere un poco il sassone ma e’ troppo massiccio e resiste strenuamente. La svolta arriva quando finalmente si smussa la punta e riesco a farlo scendere di qualche centimetro. Con il poco spazio guadagnato riesco a fare un foro e piantarvi parzialmente, non piu di 2 giri, un multiFix. Naturalmente l’aggeggio che utilizzo per piantarlo rimane solidamente incastrato e non riesco a toglierlo quindi dopo un numero imprecisato di tentativi e altrettante imprecazioni decido di lasciarlo la’ sperando di poterlo recuperare dopo. Mi faccio passare da Gabriele un capo di corda, spreco ancora un cestino pieno di imprecazioni per legarla all’attacco e poi finalmente possiamo provare. Mi sistemo alla meno peggio e con Gabriele iniziamo a tirare la corda. Gabriele da fuori fa la fatica maggiore, pero’ in compenso sta piu’ comodo di me. Nonostante la mia sfiducia il multiFix sembra reggere…Ecco che il sasso si muove! Ancora un poco di fatica e finalmente si sblocca definitivamente dalle pareti. Lo lasciamo pendente per qualche concitato secondo per cambiare direzione e poi lo caliamo quel tanto che basta per liberare il passaggio. La fortuna poi e’ dalla nostra parte, sotto l’ambiente si allarga parecchio e il nostro sasso trova il posto per incastrarsi comodo comodo. Sistemato lui non ci resta altro da fare che sistemare la corda e scendere. Inizia l’esplorazione!

Chiedo a Gabriele se vuole andare avanti lui ma ancora una volta mi lascia l’onore di andare avanti.

Devo dire che il passaggio liberato dal sassone per me e’ veramente al limite, per fortuna la gravita’ mi aiuta. Scendo a faccia in avanti e dopo lo stretto mi ritrovo su uno scivolo di terra che scende verso destra trasformandosi in breve in un pozzo. Davanti a me c’e’ un’ampia nicchia che non sembra avere sbocchi. Ritrovo subito gli attacchi lasciati circa vent’anni fa da Nerone durante l’esplorazione.

Per prima cosa libero il valoroso ed eroico multiFix dal peso del sassone. Recupero tutti i pezzi e poi con un calcio ben assestato faccio rotolare giu’ il malefico pietrone. Sentire che una pietra di quelle dimensioni rotola e tonfa giu’ per parecchi secondi e’ musica per le orecchie, vuol dire che la grotta c’e’ e continua larga per un bel po’.

Avverto Gabriele che c’e’ un pozzo da scendere e mi faccio passare dei moschettoni per armare. Prima di usare le placchette me le guardo con attenzione e provo a stringere i fix che le tengono per essere sicuro di non avere spiacevoli sorprese. Solo una e’ troppo rovinata e rugginosa quindi la cambio.

Una delle mie amiche dolicopode era scesa giu’ sperando di essere lasciata finalmente in pace ma ora ci si rivede di nuovo con suo sommo disappunto.

Inizio a sistemare la corda per scendere il pozzo.

Una foto al buco appena stappato e faticosamente passato.

Il pozzo e’ di circa 8 metri e termina con uno scivolo che a sua volta termina con la partenza di un altro pozzo. I pozzo successivo posso ammirarlo solo da lontano perche’ la corda da 30 metri che ho utilizzato termina a un paio di metri dal bordo. A questo punto non mi rimane altro da fare che mettermi comodo e avvertire Gabriele di scendere portando l’altra corda, una 50 con tutto il materiale che abbiamo.

Mentre aspetto con pazienza l’arrivo di Gabriele faccio un giro di foto intorno a me. Ci sono concrezioni non proprio giovanissime ma comunque interessanti.

Ecco che arriva Gabriele. Per un attimo mi spaventa perche’ quando deve passare il punto stretto mi urla: “non ci passo”. Per fortuna la mia replica: “ma ci sono passato io!” lo convince a forzare quel tanto che basta a vincere la strettoia e proseguire. Visto che ci sono riprendo tutta la sua discesa.

Ora ho la corda, possiamo proseguire. Mi avvicino finalmente alla partenza del nuovo pozzo e lo ammiro con occhio goloso. Ci sono 2 attacchi in discrete condizioni, la partenza non e’ larga ma poi allarga abbastanza. Ci saranno almeno 10 metri, se non 20, da scendere. Sistemo la corda e vado.

A meta’ pozzo, i 10 metri che vedevo, trovo una cengia dove ritrovo un vecchio amico, il sassone che ostruiva il passaggio. Aspetto che Gabriele mi raggiunga per mostrarglielo, poi lo salutiamo dandogli un’altra spinta e fargli continuare la discesa con gran frastuono.

Qua gia’ le concrezioni sembrano meno polverose.

Alla base del pozzo c’e una diramazione che lasciamo da vedere in un’altra uscita. Proseguendo si arriva ad un pozzo. Mi affaccio a curiosare mentre aspetto Gabriele.

Eccolo che arriva portando avanti la corda e il materiale che serve.

Sistemata la corda per scendere valuto il pozzo. Saranno una dozzina di metri. La partenza di questo pozzo e’ strettina e uscirne sara’ scomodo assai. Recupero la corda e lavoro un po’ la roccia col trapano demolitore per togliere qualche spuntone fastidioso.

Fatto il meglio che potevo tiro un sospiro di rassegnazione e vado per scendere. Passato lo stretto il pozzo si allarga e diventa comodo. Dove scendo c’e’ roccia compatta e bianchissima, ai lati e’ tutta una colata di concrezione parzialmente “mangiata” dall’acqua.

Arrivo al fondo del pozzo “modello torrentista”, nel senso che la corda termina un metro e mezzo prima di toccare terra…naturalmente essendomi premurato di togliere per tempo il nodo di fondo. Mi ritrovo in un ambiente che sembra partire a meandro, su un arco di roccia c’e’ segnata a nerofumo una sigla che non riconosco, chissa’ di chi sara’. Urlo la libera a Gabriele che mi risponde dicendo che preferisce aspettare su.

Vado avanti ma il meandro e’ quasi finto, superato l’arco di roccia e fatta la prima curva inizia un altro pozzo.

Purtroppo la corda e’ terminata e non mi sembra il caso di tentare la disarrampicata, quindi mi limito a fare qualche foto.

Anche qua c’e’ qualche bella concrezione.

Tornato alla base del pozzo appena sceso recupero il capo della corda e con un minimo di fatica monto gli attrezzi per salire.

Dopo un corposo numero di sbuffi e imprecazioni riesco ad averla vinta sulla perfida uscita dal pozzo e posso salutare ansimando il buon Gabriele.

Gabriele risale per primo il pozzo successivo. Mentre aspetto la libera trovo delle simpatiche muffe e passo del tempo con loro per fotografarle.

Gabriele e’ arrivato, ora tocca a me. A scendere mi era sembrato piu’ corto questo pozzo.

Vado.

Salendo ritrovo una dolicopode, faccio una sosta per riprendere fiato e intanto la fotografo.

Altra sosta tattica per fotografare delle concrezioni e fare in maniera che il fiatone si riduca un po’.

Al penultimo pozzo prendo in carico lo zaino e vado avanti io per primo. Una volta arrivato mi metto comodo, prima di muovermi su questo fondo ingombro di sassi e’ meglio attendere che Gabriele mi raggiunga.

Pochi minuti e arriva.

Salgo il pozzo successivo e inizio ad organizzarmi per fare quel che voglio fare, allargare il passaggio stretto meglio che posso. Per prima cosa pianto un multiFix e ci monto un attacco nel tentativo di migliorare l’armo, altrimenti la corda tocca troppo.

Gabriele mi raggiunge, gli dico di mettersi comodo e al sicuro perche’ faro’ cadere parecchi sassi, o almeno lo spero.

Lavoro ad allargare la strettoia fino a che la batteria del trapano ce la fa poi ripongo tutto e provo il passaggio. Ora sicuramente e’ piu’ largo di prima ma per me rimane stretto. Peno almeno un quarto dora per districarmi e passare oltre. Gabriele invece passa in un paio di minuti con tutta la mia invidia.

Lo aspetto nella parte terminale del cunicolo d’entrata perche ho provato a mettere il naso fuori e ho provato subito una spiacevole sensazione di gelo. Quando dobbiamo uscire la sensazione e’ confermata, fa un freddo becco come direbbe qualcuno.

Disarmiamo velocemente e andiamo di buon passo fino alla macchina. La vedo accendersi con molto piacere!

Come scopriamo subito la causa della nostra sensazione di gelo e’ dovuta alla temperatura, siamo a -2 gradi. Ci cambiamo con qualche tremore e ci chiudiamo in macchina per iniziare il ritorno a casa. L’ultima emozione della giornata ce la procura un cancello chiuso che troviamo lungo la strada, e pensare che all’andata lo avevamo appena notato. Per fortuna e’ chiuso solo da uno spago e quindi possiamo passare per poi richiuderlo alle nostre spalle.

Visto che abbiamo fatto ora di cena e abbiamo una fame indiavolata, il ritorno a Roma e’ preceduto da una ghiotta sosta a Marano al ristorante “Da Antonia” dove recuperiamo, se non le forze, almeno il buonumore con delle ottime fettuccine. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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